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L'epilogo che avremmo voluto


Nicolò Cavalli
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Ci perdoneranno gli amici di varesefansbasket se per una volta interrompiamo il sacro rito delle pagelle. Peccato per Cuor di Leone Mike Green (un 8 lo avrebbe incassato), invece tirerà un sospiro Dejan Ivanov, un bovino scelto in fretta e furia nel mercato di maggio. Che stasera sarebbe finito al macello con un 4 netto netto.
La lunga cavalcata era cominciata a settembre, con amichevoli vinte a ripetizioni, fucina ideale per preparare un campionato giocato con meravigliosa spigliatezza, esuberanza, solidità. 23 vinte e 7 perse tra andata e ritorno, un primo turno di [i]post season [/i]dominato, una semifinale che ha riacceso l'amore della gente di Varese per la palla a spicchi.

Nelle due settimane della sfida al potere costituito di Siena abbiamo vissuto brividi unici. Il destino sembrava già segnato, instradato nel solco di decisioni arbitrali, di giudizi disciplinari a tavolino, di polemiche. Ci siamo scatenati sui [i]social network[/i], sfogati contro Minucci e Petrucci (tracotanti come non mai), divertiti a coniare slogan. Abbiamo vissuto di squalifiche e deplorazioni, punti esclamativi e puntini di sospensione, crolli clamorose e rimonte. Senza assestare, alla fine, il sorpasso tanto agognato.

Però il pubblico di Masnago si sarebbe dovuto fermare un attimo primo. Potremmo discutere di provocazioni indirette arbitrali e di gesti poco edificanti di alcuni ragazzi di Siena, ma le reazioni non dovrebbero mai travalicare la civiltà. Domani i quotidiani parleranno di gazzarre, spintoni, intimidazioni, tralasciando di dare il sacrosanto tributo alla sublime compagine schierata per mesi dal Generale Vitucci. E questo ci ferisce terribilmente. L'anno prossimo la nuova Varese non potrà cominciare verosimilmente sul parquet amico, alcuni sponsor e consorziati potrebbero decidere di fare un passo indietro per il danno d'immagine subito, la stampa ci amerà ancor meno. Per lustri abbiamo denigrato gli atteggiamenti animaleschi del Pianella e di altri campi, in queste due settimane alcuni hanno deciso di seguire il modello sbagliato.

Nel basket che avremmo voluto, una [i]standing ovation [/i]si sarebbe levata al cielo per applaudire uno ad uno i nostri eroi.
Nel basket che avremmo voluto, Dusan Sakota sarebbe uscito dal campo fiero per aver riconquistato la vita e il grande sport. E non scortato come un leone ferito sotto sedativi.
Nel basket che avremmo voluto, Varese sarebbe diventata Campione d'Italia, contro tutto e tutti. Di sicuro lo avrebbe meritato.

Il prossimo obiettivo sarà trasformare i condizionali in indicativi presenti. In indicativi scudettati, in indicativi civili, in indicativi biancorossi.

Nel basket che avremmo voluto, ci saremmo alzati dal seggiolino del Lino Oldri per riaccomodarci martedì. Senza indugiare lunghi minuti prima dello spegnimento dell'ultima luce. Domattina allo specchio vedremo la barba sfatta e il volto mogio, senza quell'alone tricolore che ci aveva fatto sognare da settembre a stanotte. Rimpianto eterno di una meravigliosa avventura. Grazie di cuore.

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