Difesa, difesa, difesa. E ancora difesa. Sembra di stare in un’altra sala stampa, in un altro palasport, in un’altra società rispetto agli ultimi tre anni, perché la parola più utilizzata nel corso della presentazione di Elijah Mitrou-Long (il nuovo playmaker della Openjobmetis) è proprio quella, la stessa già risuonata a lungo quando a svelarsi è stato coach Ioannis Kastritis.
Il neo-acquisto biancorosso (vestirà la maglia numero 3) ha giocato proprio per Kastritis in una stagione all’Aris Salonicco ed è chiamato a mettere sul parquet le idee e le indicazioni del tecnico ellenico. «Com’è Kastritis? Beh, è uno che pensa alla difesa come prima cosa – conferma Mitrou-Long, quasi a sottolineare il nuovo corso biancorosso – Costruisce tutto il sistema della squadra sulla retroguardia, poi l’attacco è un riflesso di quel che si produce nella propria metà campo».
E lo stesso giocatore greco-canadese ha questa impronta nel suo DNA. «Nella prima parte di carriera nasco soprattutto come difensore. Poi, con il passare degli anni e con il percorso nel basket professionistico, ho affinato anche le qualità offensive. Sono prima di tutto un playmaker, amo mettere in ritmo i compagni ma se è necessario posso mettermi in proprio; posso giocare anche da guardia come è avvenuto lo scorso anno, e per questo ho segnato di più. Non penso di essere il salvatore della patria ma sono conscio della situazione della squadra e sono pronto ad aiutarla soprattutto per quanto riguarda la fase difensiva».
A proposito di “guardie”, Elijah ritroverà in spogliatoio Jaylen Hands, già suo compagno per una decina di partite al Peristeri l’anno scorso. «Giocare con Jaylen è facile: è un ragazzo di grande talento, che sa leggere il gioco, capisce quando è il momento di tirare e quando di far girare la palla, non è un egoista. Non sarà difficile stare in campo insieme a lui ma nemmeno con gli altri compagni di squadra».
Tra le curiosità legate a “EML” c’è senza dubbio il suo cane, Sage, un american bully con cui è inseparabile, e l’ammirazione per alcuni grandi play del passato (tutti undersize, come lui): Allen Iverson, John Stockton, Steve Nash. Ai quali – nel suo personale Pantheon – Mitrou-Long aggiunge un paio di veterani della NBA di oggi come Chris Paul e Kyrie Irving.
E poi c’è il rapporto (ottimo) con il fratello Nazareth “Naz”, già in LBA con Brescia e con Milano. «Il fatto che Naz abbia giocato in Italia mi aiuta, perché conosco la lega, l’ambiente, e d’altra parte la Serie A, insieme al campionato spagnolo e a quello greco, è quello cui aspiravo a giocare perché è ricco di buoni giocatori, di grandi tecnici ed è molto competitivo. Rispetto a Naz, sono meno forte fisicamente e questo consente a lui di crearsi maggiori soluzioni in attacco rispetto a me. Ma in difesa – ci risiamo – sono più bravo io».
Damiano Franzetti

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