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Openjobmetis Varese 64 - EA 7 Milano 86


Nicolò Cavalli
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Certe domeniche nascono storte e proseguono lungo un percorso minato. È la storia di una Varese che – dopo un avvio di 2016 lusinghiero – concentra in quaranta minuti il peggio a livello tecnico, agonistico e comportamentale. Finendo presto, troppo presto, in una centrifuga di errori, proteste e volti arrendevoli.
Ecco allora Milano, più energica e in forma di quanto lasciato trapelare sotto il velo della pretattica, spiccare il volo verso la vetta della classifica. Jenkins (31 punti con il 75% dal campo) e Simon cuociono a puntino il reparto guardie dirimpettaio, Macvan e Magro predono qualche colpo prima di mettere al guinzaglio i lunghi prealpini. Dall'altra parte la coperta risulta corta, e ad ogni tentativo di cucire ulteriore stoffa le dita escono insanguinate da aghi mal impugnati.
 
[i][b]Percentuali da giorni della Merla. [/b][/i]Le rotazioni ridotte inducono Moretti e Repesa a predicare ritmo contenuto, con il risultato di tiri poco fluidi. La rubata con contropiede di Kangur accende la passione del Lino Oldrini, corroborata dai ciuffi dalla media di Galloway e Davies (10-4). L'EA 7 sperpera diversa possessi – sei in meno di dieci minuti – ma mostra i muscoli in difesa, in particolare con il fattore Macvan, assommando un parziale di 2-9 che manda ai titoli di coda un parziale vissuto sulla tavola da scacchi delle mosse tattiche piuttosto che sulle vibrazioni del parquet.
 
[i][b]Moretti come Pozzecco. [/b][/i]Quando l'arciere Simon pesca dalla faretra un altro dardo pesante (12-18), per l'OJM matura il tempo del primo time-out. La difesa prealpina non risolve in difesa il rebus Jenkins, in doppia cifra in un batter di ciglia, così le [i]scarpette rosse [/i]fuggono sul 18-33 sfruttando l'asfissia di Varese: nessuna conclusione da tre a segno (0/10 a metà gara), accoppiamenti sbagliati, storie tese tra KK e Gallway (reo, come spesso accade, di produrre anarchia). Paolo Moretti spende la carta di un fallo tecnico per provare a scuotere i suoi, poi lamenta le continue ingerenze di Repesa e viene cacciato. Nessuna camicia strappata, ma alcune paroline rivolte al croato non mancano: la tribuna acclama il tecnico aretino e “rompe” il gemellaggio tra ultrà. Beghe di poco conto ai fini del tabellino, perché Cinciarini e Simon rincarano la dose, con un netto 22-40 al riposo.
 
[i][b]Nessun accenno di rimonta. [/b][/i]Vanoncini ripropone lo stesso [i]starting five[/i], Wayns spezza la maledizione dall'arco ma in campo l'impressione è che i giocatori di casa siano più intenti a battibeccare che a eseguire il piano partita (emblematico il [i]missed match[/i] per il 2+1 di Macvan in concomitanza del 29-48). Il “ventello” di Jenkins risuona fragoroso nel silenzio di Masnago, il carattere di Kangur strappa gli applausi dei 4.300 presenti e vale il 36-55. Fuoco di paglia di un terzo quarto condotto da Milano con autorevolezza (+25 all'epilogo) senza necessità di strafare visti gli imminenti impegni di Coppa.
 
[i][b]Decisioni pondetate per un intento comune. [/b][/i]Sprofondate a trentasei punti di distanza (quasi a ricordare un altro derby terrificante, perso sempre a mezzogiorno però contro Cantù), le maglie biancorosse racimolano qualche canestro per lenire le ferite, ma non gli strascichi, di un mezzogiorno senza fuoco nell'animo. C'è lo spazio per un fallo tecnico a Cerella, bersaglio di insulti acri come ad ogni ritorno a Masnago, e per una flebile reazione di orgoglio (bravissimo il giovane De Vita, con una rubata e il centro del 64-86), con il sottofondo dei cori dei tifosi meneghini: [i]la capolista se ne va[/i], affaticata come dopo un pic-nic primaverile.
 
Se da un lato la sconfitta, calcolatrice alla mano, potrebbe non essere inficiante (l'EA 7 con gli innesti di Kalneitis e Batiste rinforzerà l'asse play-pivot riprendendo i galloni di favorita per la lotta al titolo), dall'altro ci auguriamo sia decisiva per una conduzione di mercato più coerente. Moretti ha dimostrato di saper gestire le sfide contro avversarie di pari grado incentivando e iniettando coesione nella mente dei proprio atleti. Elementi come Galloway sono controproducenti e mal compensano le assenza di Campani e capitan Cavaliero. Meglio uno in meno e gli altri più convinti, direbbe qualche vecchio saggio.
Una domenica pomeriggio per meditare, prima di rituffarsi con la testa ai prossimi impegni. Larnaca, in casa, e Pesaro, in trasferta, saranno due viatici decisivi per provare a chiudere la pratiche girone di Fiba Cup e salvezza. Troppo brutta per esser vera, l'Openjobmetis di oggi: a tutto il clan l'onere di confermare la nostra impressione.

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