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Certe sconfitte lasciano delusioni marchiate a fuoco sulla pelle. Creano dissapori, malumori, tensioni. Varese stasera non solo patisce il terzo passo falso consecutivo, ma implode su se stessa subendo una rimonta inopinata.
All'infortunio di Kangur, si aggiunge il forzato passaggio a vuoto di Deane e il deliberato sciopero di Daniel. Prima ancora di fare valutazioni ad ampio raggio, ci auguriamo il pugno duro verso certi atteggiamenti: alla prima ammonizione scatti il precetto, alla seconda si lasci il posto in squadra ad uomini veri.
 
[i][b]Partita a dama. [/b][/i]L'avvio è interlocutorio, in quanto idee logiche di gestione non producono dividendi in termini di punti. Il quintetto di casa sfrutta i raddoppi sistematici su Diawara per liberare al tiro – con alterne sorti – Callahan, Trento si affida alla fisicità di Owens nel pitturato ma sbaglia troppo dalla media distanza: 7-5. All'ennesimo pasticcio offensivo di Robinson, punito dal contropiede ospite, Pozzecco si rifugia nel minuto di sospensione (7-9). Grant e Rautins infiammano la sfida dal perimetro, Kuba si guadagna a spallate un paio di viaggi in lunetta, ma Owens è ficcante in post basso: 18-17, con le difese a prevalere sugli attacchi contro ogni pronostico.
 
[i][b]L'OJM preme sull'acceleratore. [/b][/i]Deane, in campo senza occhiali protettivi nonostante le indiscrezioni della vigilia, perde la maniglia in un paio di frangenti; il Poz smarrisce la compostezza (proteste prolungate) e si vede comminato un tecnico: la terna si dimentica grottescamente del cambio del regolamento e assegna due tiri liberi prima che i 4500 di Masnago inveiscano con avvedutezza. L'ingresso di Okoye dà equilibrio in difesa e a rimbalzo, rasserenando gli animi. Sei punti di Diawara valgono la prima mini fuga – 24-17 – quindi il coach della Dolomiti Energia, Buscaglia, si trova a recapito un fallo tecnico da alcuni strambi postini in grigio. Piombata nelle secche del meno dieci (29-19) e oberata di penalità (sedici a metà contesa), la compagine all'esordio assoluto nella massima serie si deprime più del dovuto regalando alla OpenJobMetis praterie per fare incetta di mele trentine. Solo la tripla di Floccadori, frutto di una ingenuità difensiva, tiene a galla gli ospiti: 40-27 al rientro negli spogliatoi.
 
[i][b]Da mangiarsi le mani. [/b][/i]Pronti via e la Dolomiti assomma in allegria un [i]break[/i] di 2-7. Pascolo rincara la dose con un dardo e un sottomano, restituendo a Varese il suo [i]status [/i]di scialacquatrice di vantaggi: 44-39 con il giallo di una tripla siderale del solito Diawara annullata per presunta infrazione dei 24 secondi. Due canestri pesanti di Rautins, rinvigorenti come uno sciroppo d'acero, ispirano un sussulto prealpino, controbilanciato dall'onnipotenza di Owens sotto le plance (50-45). Il pasticcio di verdure, cucinato con autolesionista perizia, viene sfornato dopo il 3+1 del cecchino Spanghero: il banchetto riparte, gomito a gomito, dal 50-49. La cara, vecchia, zona rallenta l'appetito bianconero. Eppure, di fronte all'inappetenza irritante di Deane e Daniel, Forray risulta il più vorace. Il 56 a 55 chiude lo stomaco al pubblico del PalaWhirlpool.
 
[i][b]Mesto epilogo. [/b][/i]Senza Diawara, a tirare il fiato in panchina per qualche istante, l'attacco casalingo è un pugno in faccia per i cultori della pallacanestro: timido, svogliato, fiacco. Pascolo e Mitchell non si fanno pregare e siglano il 56-63, in concomitanza del quale Pozzecco spende l'ultima sospensione tecnica a disposizione. La Dolomiti Energia lascia sul ferro le due triple del [i]knock out[/i], allora Varese pesca dalla raccolta differenziata (dove non risiede Daniel, spedito nell'indifferenziato assieme ai suoi musi lunghi) un prezioso 6-0. Raggiunta con sofferenza la parità a quota 65, l'OpenJobMetis pecca di lucidità – leggi forzature da tre fuori dagli schemi e i viaggi con mezza gloria dalla linea dalla carità di Robinson e Rautins – e subisce un nuovo contro sorpasso a causa del canestro con fallo di Pascolo. Finisce qui, con i tantissimi tifosi trentini in festa, mentre Varese perde la terza volata consecutiva leccandosi le ferite.
 
Sconfitta pesante, incosciente, ma non sorprendente. Chi si aspettava una stagione di patemi, ha avuto plumbea lungimiranza. Subiti gli scivoloni in questo inizio di Giro d'Italia vissuto senza troppe pressioni, ora arriveranno i tapponi dolomitici. Roma in trasferta, Milano in casa.
Si aspettano segnali concreti dai capitani e dai gregari, dall'ammiraglia e dal direttore tecnico: se si dovesse perdere contatto dal gruppone, le angosce del fuori tempo massimo diverrebbero ostacoli quotidiani. Testa bassa e pedalare.


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