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Openjobmetis Varese 77 - Grissin Bon Reggio Emilia 69


Nicolò Cavalli
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Con il rischio di apparire ripetitivi, l'attacco al commento risuona noto. Varese regala ai suoi 4500 fedelissimi la migliore prestazione dell'anno, distribuendo punti, energia, giocate come se fosse una squadra di alta classifica. Questa volta il carico da 11 scende sul tavolo con il nome dell'avversario, i vice-campioni d'Italia di Reggio, in versione quasi completa dopo un'annata di infortuni – assente il solo Lavrinovic – ma in grado di restare a contatto solo per venti minuti o poco più. Perché poi cresce, inesorabile, la spinta dell'OJM, migliore nelle percentuali, nella grinta, nel controllo delle plance. Il neo, a dire il vero nemmeno così piccolo, sta nella [i]post season [/i]oramai sfumata (servirebbe una concomitanza nell'ultimo turno che coinvolga anche Nostradamus, l'aurora boreale e un paio di U.F.O.). Testa a cuore quindi a Chalon, dove al cospetto dei padroni di casa serviranno i biancorossi a livello di questa sera per arrivare all'atto conclusivo delle finalissime.
 
[i][b]Girandola di sorpassi. [/b][/i]Il sette pari che lancia la sfida di Masnago ha le sembianze di un derby baltico tra Kaukenas e Kangur. Due canestri pesanti dell'ex Polonara, rebus di ardua risoluzione per la difesa OJM, chiamano la risposta di Campani e Kuksiks: 14-15. L'ingresso di Della Valle – che con il suo [i]mocio vileda[/i] in testa da sempre lucida i parquet nelle sfide contro Varese – crea qualche grattacapo e coincide con il vantaggio timbrato, sul finale di periodo, da Aradori per il 18-20.
Una formazione operaia, con Varanauskas, Cavaliero e Ferrero, tiene botta ad avvio secondo quarto con lodevolissima abnegazione (28-27 al 14' con un assist delizioso di Wright per Giancarlo) nonostante qualche fischio poco gradito alla truppa di Moretti. La partita incede punto a punto, con la Grissin Bon abile a rifugiarsi sotto l'ombra dei lunghi tentacoli di Veremeenko (32-33) quando i prealpini asfissiano, con colpi al limite della legalità, le guardie avversarie. L'accelerazione di Varese, risultato di un paio di diavolerie di Wright, trova puntualmente le contromosse della formazione di Menetti, ricchissima di alternative in ogni reparto. Così, dopo gli ulteriori punti del play ex Pesaro, è Golubovic a issare il tabellone sul 44-43 della pausa lunga.
 
[i][b]Varese famelica. [/b][/i]Una ridda di palloni persi malamente e di tiri sbilenchi accomuna le contendenti ad inizio ripresa. Il quarto fallo di Davies, mai lucido nelle esecuzioni e nella scelta dei tempi, obbliga agli straordinari gli effettivi di Moretti, eppure grazie all'ennesimo recupero capitan Cavaliero può travestirsi da Alberto Tomba per lo slalom del 52-46. L'OJM spende energie a profusione, forse troppe, sublimandosi con il dardo di Wayns del +10; lo stesso Maalik, poco dopo, infierisce su Della Valle lanciato in contropiede. Sarebbe antisportivo, ma la spinta emotiva di un PalaWhirlpool cattivo come ai tempi gloriosi induce la terna a concedere solo un fallo “normale”, cui segue il tecnico per proteste della panchina emiliana (60-48). La gara diventa ancora più spigolosa e governata dagli umori, con le ultime spallate assestate dai 6 metri e 75 da Polonara e Ferrero: 67-55.
 
[i][b]Maledetti cellulari. [/b][/i]La Grissin Bon prova a forzare dalla lunga distanza (bottino complessivo, misero, di 4/18), l'Openjobmetis indugia con il cronometro alternando fortune, come il ciuffo di Cavaliero per il 74-59, a nefandezze: Kangur commette la quarta penalità, subito tramutata in quinta per una parola di troppo ai suscettibilissimi direttori di gara. Poco dopo anche Veremeenko saluta la contesa, e non è un caso che dal tap-in di Campani arrivi il massimo vantaggio casalingo: 77-60, con una nuova [i]standing ovation[/i]. Varese (pur con una fisiologica stanchezza) appare in controllo, Aradori e compagni risucchiano qualche punticino ma senza la verve di chi intende davvero riprendere le redini della contesa.
 
Tuttavia il bello e il brutto delle ultime giornate risiede nella contemporaneità di emozioni tra ogni palazzetto. Storie che si incrociano, in un groviglio simile al DNA, sommando scatti e passi falsi maturati nella lunga corsa a tappe del campionato. Nell'epoca degli s[i]martphone[/i] basta una connessione per leggere delle vittorie di Pistoia e Venezia al cospetto, rispettivamente, di Sassari e Trento. Saremmo bugiardi se dicessimo, nella cavalcata avvincente di questa sera, di non averci creduto almeno un attimo.
 
Il giro di campo racchiude comunque la fierezza di aver completato l'opera fino all'ultima goccia. Nove vittorie di seguito maturate in casa, tra campionato e Fiba Cup, non scriveranno pagine degli annali ma hanno contribuito, senza ombra di dubbio, a riscoprire entusiasmo, convinzione, tifo.
Varese dovrà incanalare tutte le forze mentali nella tre giorni di Chalon: un'intera città spingerà le vele dei ragazzi di Moretti dal vivo o dagli schermi dei pc. Qualche mese fa, seguire le vicende dello Openjobmetis era un doloroso atto di fede; oggi, a lungo, si è sognato di strappare un tuffo nei playoff. Grazie lo stesso.

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