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Openjobmetis Varese 79 - Umana Reyer Venezia 68


Nicolò Cavalli
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Varese completa la sua settimana perfetta con una prestazione che sancisce il rapporto ritrovato, questa volta definitivamente, con il tifo (quasi 4.000 presenti) e con la pallacanestro intesa in senso corale. Sul ponte di comando incede sorridente Paolo Moretti, soddisfatto nel vedere i suoi ragazzi dediti a difendere in maniera strenua, a selezionare i tiri (solo 13 tentativi dai 6.75 metri, con ben 7 realizzazioni), a fare a sportellate sotto i ferri (41-31 il saldo globale alla voce rimbalzi) contro un avversario più stazzato. Sul fronte opposto la Venezia rimpiange, forse, il repentino esonero di Recalcati, anche stasera presente al Lino Oldrini dispensando saluti e cordialità: troppi primi attori, scontenti di avere a disposizione solo un pallone, finiscono per pestarsi i piedi.
 
[i][b]Reattivi allo start. [/b][/i]Davies, con mano educatissima dalla media distanza, scrive il primo parziale di marca prealpina sul 12-6. Sull'onda emotiva della preziosa affermazione di Coppa contro Anversa, Varese non lesina energie e cerca conclusioni rapide, trovando fortuna dall'arco (con l'arciere Kuksiks) e dentro il pitturato, ancora con il centro in maglia numero zero e con Campani: 21-12. La Reyer, richiamata all'ordine da De Raffaele, si avvicina al ferro e chiude il periodo in scia positiva denotando una profondità di panchina che stona, non poco, con una stagione vissuta a metà gruppo nonostante ambizioni di alta classifica.
 
[i][b]Mosse ragionate. [/b][/i]L'esplosività di Ejim, cliente poco digeribile per le ali piccole biancorosse, e la precisione di Viggiano valgono il pareggio a quota 23, preludio al primo vantaggio lagunare a firma di Mike Green, ex degli “indimenticabili” applaudito con immensa gratitudine dal PalaWhirlpool. Wayns, impreciso in avvio, si redime con due canestri ed un assist, restituendo fiato al quintetto di Moretti (31-26). Con l'alzarsi dei toni difensivi, le percentuali scemano e ogni canestro diviene un'epopea: i guizzi di Wright, seguiti dal duello sotto le plance tra Ortner e Davies, scrivono il 36-31 della pausa lunga.
 
[i][b]La rosa dei venti. [/b][/i]La ripresa riparte con i ferri di Masnago martoriati da ogni angolo: Viggiano e Kuksiks (con cinque punti in striscia per il 41-34) spezzano l'incantesimo dopo quasi quattro minuti. Le saette dal perimetro di Jackson e Bramos animano il vento nel cielo primaverile, allora Moretti sul 43-45 chiama a raccolta i suoi munito di anemometro. Capitan Cavaliero e compagni si dannano l'anima come poche altre volte in difesa, trovando miglior sorte dall'altra parte del campo: ancora [i]Rihardinho [/i]e Wayns timbrano il 55-49 dell'ultimo mini riposo.
 
[i][b]Con il cuore e con la testa. [/b][/i]L'8-2 che inaugura il quarto finale, figlio delle fortune dal perimetro ma anche del lavoro egregio di Campani, suscita la pronta reazione di Green, forse l'unico a crederci veramente tra le fila oro-granata. Kangur sale in cattedra con aneddoti di sapienza a spicchi, Davies è tonico sotto le plance (azione da pura guardia 72-59, schiacciata su rimbalzo offensivo per il 74-61), Masnago può iniziare per tempo le celebrazioni tributando applausi per tutti. Anche Mike Green accetta il “cinque alto” di tutto il palazzetto e presenzia al giro di onore: come a ricordare che a Varese non si vincono Scudetti da anni, eppure si continuano a dispensare sane vibrazioni di basket.
 
Troppo tardi, purtroppo, per credere nei play-off. Pistoia, unica compagine su cui avere mire di aggancio, si sbarazza di una Virtus Bologna con sembianze da zombie; contro l'Umana pesa invece il -26 patito nella ignobile gara d'andata. Erano i tempi delle imbarcate, dei passaggi dietro la testa di Galloway, dello sponsor Rasizza che strigliava una squadra sull'orlo del baratro. Quasi un'altra stagione sportiva.
Gli irriducibili, al commiato, invitano tutti ad andare a Chalon: senza il fattore Masnago, però, servirà una vera impresa nelle [i]final four[/i] di Fiba Cup. Presto per pensarci, mancano tre turni di campionato per tornare a vincere fuori casa e, perché no, per sognare di far planare un aereo sopra il Pianella all'ultima giornata.

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