Scusate se in amichevole abbiamo scherzato. Questo sembra il pensiero unanime di una Varese feroce, folle e geniale, mai misurata. Ad immagine e somiglianza del suo condottiero goriziano. Una squadra che propone gioco ed assist (ben 19), picchia quando c'è da sbarrare la strada all'avversario, si incarta e poi ritrova da sola il bandolo della matassa.
Il popolo biancorosso gremisce Masnago con largo anticipo rispetto alla palla due: è spasmodica l'ansia di assistere all'esordio di Varese in questo anno zero. Nuovo sponsor sulle canotte, nuovi tutti gli effettivi, nuovo il Presidente, nuovo l'allenatore. Già, quel Gianmarco Pozzecco che, rigido nel suo abito d'alta sartoria come un ragazzino al giorno della Cresima, quasi si commuove dinnanzi alla roboante manifestazione d'affetto che si leva dalle tribune. Circa due ore dopo apparirà uno sciamannato che ha vinto la Coppa del Mondo.
[i][b]Strappi e contro strappi. [/b][/i]L'Openjobmetis parte sostentata dalla mano calda di Kangur (due triple per l'8-3), gli ospiti rispondono con Feldeine e Williams assommando un break di 0-7 che induce coach Gianmarco al primo minuto di sospensione. Un ciuffo fortunoso di Daniel a fil di sirena dei 24 secondi rilancia l'entusiasmo dei padroni di casa, lesti a sfruttare le difese poco serrate di inizio campionato. Il quintetto di Sacripanti si incaponisce in soluzioni solitarie e poco proficue in post basso (3 palloni persi in fotocopia), all'altra pare l'asse Diawara – Daniel propizia il primo allungo sul 19-10. La sfavillante schiacciata di Jones e il canestro con passi da ballerino di Gentile sigillano il 21-15 al termine di un primo quarto godibile.
[i][b]Tentativo di fuga rispedito al mittente.[/b][/i]Kuba riapre le ostilità toccando la doppia cifra personale e aizzando il torrido tifo del Lino Oldrini, l'ispettore Callahan fiuta una palla vagante e si appende al ferro in contropiede per il 31-20. L'Acqua Vitasnella riemerge dalla lavata di capo del suo allenatore con due stoppate ad alta quota e un altro numero in stile Fosbury del grillo DeQuan Jones; allora Deane si iscrive al tabellino con sette punti in un amen: 38-26. Pozzecco, imbastendo una selva di sostituzioni pur con soli sette elementi in rotazione, alterna quintetti [i]light [/i]e stazzati, gettando nello scompiglio i suoi ragazzi, gli avversari, il pubblico e pure i fischietti (sono un paio le omissioni evidenti su mannaie prealpine calate sui “mobilieri)”. A time-out terminati le squadra boccheggiano e si sfidano come tori e matador: dalla corrida di fine parziale trae qualche vantaggio Cantù, meno emotiva. Non è un caso che dopo i passaggi a vuoto dalla lunetta di Varese (6/13 all'intervallo), Feldeine sulla sirena timbri dall'arco il 42-38.
[i][b]La zona risolve i problemi. [/b][/i]Il momento che cambia il volto del match è il terzo fallo di Ed Daniel, smodato – nel bene e nel male – per fisicità[i]. [/i]Anche Callahan ha tre penalità, quando Cantù ritorna ad un possesso di distanza (44-41). A questo punto Pozzecco precetta il giovanissimo Balanzoni e comanda la zona. Comincia lo show dell'MVP Diawara, immarcabile e straripante. Deane porta a scuola Stefano Gentile, conquistando canestri e viaggi ai tiri liberi. I biancorossi corrono sul 63-50, nel mentre il mancino Bala fa a sportellate con Williams: il totem di Cantù fa però cilecca dalla linea dalla carità (1/5). I brianzoli, penalizzati da una caterva di palloni mal gestiti (saranno 19 le perse nel computo globale) tentano di riportarsi in scia con il prospetto Buva, ma Diawara brucia la retina da oltre otto metri: 66-55.
[i][b]Finisce l'ossigeno ma è tripudio varesino. [/b][/i]L'ultimo periodo è una maratona di spasmi, di punti (28-29), di gestioni tecniche rivedibili. Quando i padroni di casa parrebbero con la vittoria in ghiaccio – 80-64 grazie alla tripla (4/5 nel fondamentale) dell'estone volante – appaiono i fantasmi delle troppe amichevoli perse in volata. Johnson-Odom si palesa come cecchino dopo trenta minuti di anonimato, Mbodj e Jones danno sostanza al pitturato biancoblù, Feldeine non demorde. Cantù risale prima sul meno otto, poi sul meno cinque (87-82). L'Openjobmetis esagera con i falli ad inizio azione, Robinson non convince per gestione dei momenti cruciali, la tensione cresce. Ma alla fine torna lui, il caro vecchio Yakhuba: l'eroe di Masnago subisce un fallo antisportivo e blinda i due punti con la terza tripla della serata.
A margine di un successo insperato e vitale per dare entusiasmo all'ambiente, rimane da chiederci cosa sia rimasto della rivalità di una volta. Il primo fallo della serata è stato speso dopo oltre cinque minuti, alcuni giocatori parevano a tratti spaesati, l'assenza quasi totale di italiani nelle file di Varese ha partorito 92 su 93 di marca straniera (grazie Balanzoni per aver tenuto alto l'orgoglio locale). Poi mi sono reso conto che i colleghi di Cantù non hanno mai ceduto le loro spine, con batterie cariche dei pc strabordanti mentre altre arrancavano. Forse l'essenza del campanile è questa: vedere mezzo derby con il taccuino in mano e scrivere a penna Varese 93 Cantù 84.
Grazie Masnago, grazie Poz, grazie ragazzi. Con una più efficace espressione dialettale, [i]cata su[/i].

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