Jump to content

NiKk

vfb.it
  • Posts

    103
  • Joined

  • Last visited

Everything posted by NiKk

  1. addio..
  2. L'appello di Arjian Komazec a Varese: 'Mi piacerebbe allenare i tuoi giovani' 24/11/2005 16:19 - La Provincia di Varese - Arjian Komazec Cosa significa "casa" per te, Arjian Komazec? Ti senti un uomo di Zara, figlio della città che ti ha visto nascere e che ti ha riabbracciato a trentadue anni? Oppure ripensi alla Varese che è stata tua, alla città in cui sei stato un Numero Uno oltre che un lavoratore? La sensazione che si ha parlando con Arjian Komazec è quella di un uomo sospeso tra due realtà, tra un passato ormai tramontato e un futuro quanto mai incerto. Lui, Arjian Komazec, a tre anni dall’addio alla pallacanestro mostra il volto malinconico di un uomo di trentacinque anni che con il ritiro ha perso il lavoro e insieme la passione di una vita. E che ora, un po’ perso, fatica a trovare un punto da cui ripartire. Gli telefoniamo poco dopo pranzo nella casa di Zara che divide con la moglie e le due figlie. Arjian risponde a voce bassa, con tono grave e inflessione incostante. Pronto, Arjian? Vorremmo chiederti come stai e cosa hai fatto dopo aver lasciato Avellino. Insomma, cosa stai facendo in questi mesi. Cosa faccio? Niente. Anzi, come dite voi in Italia? Ah sì… "il casalingo". E il basket? Non ti manca il basket? A dire la verità no. Non so perché, però non ho voglia di giocare. No, neanche al campetto. Ho un canestro qui in giardino, e quando ho voglia scendo a tirare. Solo una cosa non è cambiata: quando tiro segno, quasi sempre (ridendo, ndr). Pensi mai a Varese, ai tuoi anni da giocatore in Italia? Sì, certo, Varese è stata la parte migliore della mia carriera. Sono capitato in città nel momento giusto e la gente mi ha dato tanto. I varesini mi hanno amato e stimato, io ho solo restituito una parte di quell’affetto. Ho un bel ricordo sia dei cittadini che dei compagni di squadra, in quel clima giocar bene era normale. Con Menego e Poz univamo il lavoro allo scherzo: io prima di conoscerli ero un professionista e basta, loro mi hanno insegnato a giocare divertendomi. Sì, vincere allora era naturale. Non fai differenze tra la prima e la seconda esperienza varesina? Dopo il tuo passaggio alla Virtus qui in città c’è chi si è sentito tradito… No, non direi. La gente, quella che incontri per strada durante la settimana, mi ha sempre voluto bene. E poi richiamandomi dopo l’infortunio Varese mi ha restituito tutto quello che le avevo dato negli anni della Cagiva. Nonostante il cambio di allenatore le capacità realizzative e il gioco senza palla non ti sono mai mancate. Il gioco senza palla è stato insegnato a me e a tutti i croati della mia generazione quando eravamo piccoli. Io ci ho lavorato sopra tantissimo, e sono stato aiutato da Rusconi, che disegnava giochi per me. Uscite dai blocchi, dai e vai, cose così. Anche per questo ho sempre potuto segnare in tanti modi diversi, senza forzare. Sempre senza forzare sei arrivato a un passo dalla NBA… È vero, nell’estate ’95 ho provato con i Nets. Lì non mi conosceva nessuno e io, reduce dalle vacanze, non toccavo palla da due settimane. Mi chiedevo cosa ci facessi lì, con addosso pantaloncini trovati in magazzino e un paio di scarpe che mi avevano dato dieci minuti prima, di due numeri più grandi. Ero ridicolo. Eppure, non so come, ho fatto 20/25 da tre. Io ero sorpresissimo, loro abbastanza contenti: mi hanno offerto un quinquennale, prendere o lasciare. E tu hai lasciato. Sì, non me la sono sentita. In quei momenti non c’è tempo per pensare. Tre squadre mi offrivano un contratto: Varese, la Virtus e i Nets. E io ho scelto la Buckler. Hai scelto la Buckler evitando New Jersey e i paragoni con Drazen Petrovic, che coi Nets aveva giocato e a cui molti ti paragonavano. Per tutta la nostra generazione Drazen è stato un punto di arrivo, copiarlo era normale. Lui per noi era quello che ce l’aveva fatta, era il massimo. Eppure il destino per me ha scelto Bologna. Parliamo del futuro: come ti piacerebbe vivere, adesso? Non lo so, davvero. Forse facendo lo scout, forse allenando i bimbi. Mia figlia più alta gioca a pallavolo: cosa posso insegnare, a lei? Sì, ecco, mi piacerebbe allenare i bimbi, magari lì da voi. Quindi vorresti tornare a Varese? Mah, non ci ho mai pensato seriamente, però non sarebbe per niente male. Perché no? Mi potrei mettere a disposizione, se alla società serve aiuto. Qualcosa credo di poterlo insegnare, se c’è qualche bimbo che vuole imparare. Io sarei contento, ma c’è solo una cosa che non so: a Varese c’è bisogno di Arjian Komazec?
  3. non avevo molto tempo..in effetti dovevo almeno rileggerlo..apprezzate però almeno l'impegno
  4. Andrea Meneghin si racconta 18/11/2005 16:00 - La Provincia di Varese - VARESE - Esistono persone così. Capaci di diventare grandi, grandissimi, con la potenza del saper restare semplici. Capaci di trasmettere emozioni vere con la contagiosa elettricità di uno sguardo, o con un tiro in sospensione. Esistono persone come Andrea Meneghin, giocatore di basket, campione unico. Assurto ad idolo incontrastato a furor di popolo. Eletto a simbolo dalla sua gente, dalla sua città, dalla sua Varese. Il Menego non è soltanto l’uomo con la canottiera numero 11 che ha fatto innamorare di sé chiunque ami la pallacanestro. Che ha fatto vincere e divertire una squadra, una città, un popolo. Il Menego è il Monte Rosa, il Campo dei Fiori, il campanile del Bernascone. Il Menego è Varese, il suo panorama, le sue strade, il suo cielo. E quando le luci del palazzetto si spengono, quando le grida e i cori dei tifosi si affievoliscono, quando i giocatori smettono i loro panni di attori consumati, ecco che arriva il momento degli uomini. E Andrea, uomo, lo è sempre stato. Da quando ha iniziato a farsi largo tra i giganti della pallacanestro italiana, fino ad arrivare a consacrarsi come campione assoluto. Quando con la maglia dei Roosters ha afferrato una stella e con quella della Nazionale si è seduto in cima all’Europa, eletto miglior giocatore del continente. Così come quando un maledetto infortunio all’anca lo ha bloccato, togliendolo dalla sua casa, dal suo parquet. Dagli occhi dei suoi tifosi. La gente lo rivuole. Lui sta provando a ritornare. E con umiltà e forza, ha scelto di parlarne. «Sto lavorando. Ci voglio provare. Innanzitutto voglio recuperare la piena funzionalità dell’articolazione, per tornare ad avere una completa mobilità. Questo lo faccio per me. Per ritornare a vivere normalmente, senza avere più problemi e dolori che mi limitano nella vita di tutti i giorni. Questa è la prima cosa, quella più importante, il primo passo necessario». Poi penserai alla pallacanestro? <>. Possiamo parlare di tempi? Quanto dovrà aspettare Varese per rivederti? <>. Ma tu ti senti ancora un giocatore di pallacanestro? <>. La notizia è che hai di nuovo indossato pantaloncini e maglietta. Praticamente, ora, cosa stai facendo? <>. Varese ti pretende. Nella nostra redazione, in questi giorni, stanno arrivando un sacco di attestati di affetto nei tuoi confronti. Fax, e-mail, telefonate. Che effetto ti fa tutto questo amore? <>. Questa è una città così. Genuina e sincera, ma terribilmente curiosa nelle cose a cui tiene. E Varese, al suo Menego, tiene più che ad ogni altra cosa... <>. Intanto, questa Varese, questa squadra, può permettersi di aspettarti. I ragazzi se la stanno cavando benissimo... <>. Parlando della Whirlpool, usi la prima persona. Segno che ti senti ancora, a tutti gli effetti, parte di questo gruppo. <>. Con Magnano come sei rimasto? Vi parlate? <>. Dunque, quello che chiedi, è di lasciarti lavorare in pace. <>. Allora proviamo a lanciare un messaggio ai tifosi di Varese e a tutti quelli che trepidano da mesi aspettando qualche notizia sul tuo conto. <>. È un ottimismo contagioso, quello del Menego. Non vuole creare false ed eccessive speranze nei cuori dei tifosi, ma li vuole tranquillizzare. Meneghin è ancora un giocatore di pallacanestro, nella testa e nel cuore. Sta provando a tornare tale anche nel fisico. Convinto che l’abbraccio di Varese non si scioglierà comunque andranno le cose. Che la sua gente, i suoi affetti, i suoi amici resteranno. Come resteranno il Monte Rosa, il Campo dei Fiori e il campanile del Bernascone. No, Andrea non s’è perso. Sì, Andrea saprà tornare. Francesco Caielli
  5. un grazie di cuore alla Provincia. Stamattina quando ho letto l'articolo mi è venuto il magone. FORZA Andre non mollare.
  6. pensavo che i posti dati a Varese fossero i numeri laterali per quello ho detto che erano pazzi..
  7. ma sono fuori di testa 25 Euro!!!per una merda di palazzetto se così lo vogliamo chiamare
  8. fantastico!!!!!!!!
  9. no ho parole dopo l'arbitraggio di casa a Napoli ci mancava anche la squalifica di Albano. Sappiamo tutti che ci odiano ma almeno si facessero furbi.. Lega Italiana=Incapaci
  10. mi vengono i brividi..
  11. no perchè è di sabato e molti lavorano.. sabato 12 napoli 26 con cantù ci mancava proprio milano
  12. NUOVE DIRETTE TV PER LA WHIRLPOOL E` stato reso noto il calendario delle dirette tv da qui sino alla fine del girone di andata. Per la Whirlpool due ulteriori dirette: Sabato 7 gennaio nel derby contro Milano (ore 18.30, Sky Sport 2) e Venerdì 20 gennaio a Teramo (ore 20.30, Sky Sport 3). il derby no!!!!!!!!!!!!ca..o
  13. non sbagli anche se non penso che si riuscirà ad organizzare, soprattutto per i prezzi.. comunque forza VARESE
  14. Nicola!!!ma spero vivamente che dopo la prestazione di domenica Magnano abbia cambiato idea..
  15. forza fede..sono troppo contenta.
  16. è blu scura
  17. si in effetti ho fatto un gran casino..
  18. troppo simpatici
  19. un grande uomo e un grande capitano...sei unico Sandro
  20. mi chiedo ma non avete nessun altro argomento su cui parlare?? io direi basta a tutte queste prediche.se uno vuole è liberissimo di cantarla e se a voi non va non fatelo!!!
  21. probabilmente non hanno meglio da fare che insultare gli altri come sempre
  22. Domenica 9-16-23 CASTAGNATA al Sacro Monte..Vi aspettiamo numerosi
  23. addio PROFESSORE sarai sempre nei nostri cuori.
  24. oggi la Prealpina diceva quota 1500
×
×
  • Create New...