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Questione Moretti. Il tecnico è ancora in linea col progetto Openjobmetis?


simon89

Esiste un problema Moretti per l'Openjobmetis avvitatasi nella spirale della crisi di gioco che si è riverberata sui risultati alla luce di una fiducia ridotta al lumicino causa improduttività acclarata dell'attacco? Anche dopo la settima sconfitta nelle ultime 8 gare, la società non mette giustamente -in discussione la posizione del coach toscano: il problema da risolvere riguarda la composizione dell'organico e non la gestione degli effettivi, dato che qualsiasi altro tecnico sarebbe incartato - come ora risulta Moretti - negli incastri disfunzionali che paralizzano la squadra quando gioca a difesa schierata.

Evidente però la necessità da parte della dirigenza di riprendere in mano le redini dell'area tecnica, mettendo paletti ben precisi che mettano il coach dell'Openjobmetis nelle condizioni ottimali per lavorare in palestra. Evitando però che il desiderio di sentirsi al centro del progetto permetta all'allenatore di sostituirsi alla società nel dettare linee guida e strategie. Sin dal suo arrivo a Varese, Moretti ha avuto un ruolo importantissimo in tutti gli snodi nevralgici, partendo dall'indicare in Bruno Arrigoni il suo complemento ideale dietro la scrivania senza aspettare ulteriormente lo sbroglio della matassa Alberarli. E di nuovo è stato determinante nel contribuire a disegnare il nuovo modello di governance poi sposato lo scorso maggio dal consorzio, che al nuovo d.g. Claudio Coldebella ha affidato il mandato di mettere il coach nelle condizioni migliori per poter operare. E in estate Moretti è stato il dominus di tutte le scelte di mercato, partendo da quelle legate alla costruzione del roster. Se la decisione di puntare sulla Champions League è stata fortemente voluta dalla società, il 3+4+5 e la squadra con 12 giocatori sono state il contrapasso chiesto - e ottenuto - dal coach per affrontare il doppio impegno. Così come il coach ha chiesto - e ottenuto - una squadra basata sull'usato sicuro di giocatori già rodati in Italia per evitare la lunga gestazione dei Davies e dei Wayns all'esordio in serie A.

Però attribuire implicitamente in sala stampa le ragioni della crisi attuale alla partecipazione alla Champions League vuol dire smarcarsi da una scelta a suo tempo condivisa con la società: se Moretti ritiene che la coppa sia un peso e non un'opportunità di crescita per il club, è lecito che quest'ultima si interroghi se il coach toscano sia ancora in linea con progetto iniziale, e tragga le opportune conseguenze. Doveroso a questo punto un confronto tra dirigenza e allenatore per chiarire le rispettive posizioni: era già accaduto lo scorso anno, dopo la sconfitta interna contro Capo d'Orlando, con la promozione sul campo Max Ferraiuolo da team manager a d.s. che aveva piazzato un filtro più efficace tra allenatore e squadra. Senza arrivare agli estremi "Alleno quelli che il club mi manda in palestra" di dodorusconiana memoria, che sia la società a scegliere il correttivo necessario sul mercato, e rimetta Moretti nelle condizioni di svolgere al meglio quel che sa fare meglio. Cioè allenare, lasciando a Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni le responsabilità strategiche.

Giuseppe Sciascia 


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