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Mi piace l'idea di vestire i colori del Tibet.

Più che gli atleti infatti, dovrebbero essere gli sponsor a boicottare.

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26 marzo 2008 - ore 12:34

Wei Jingsheng, il dissidente cinese inascoltato da Bonino

Da quando è ministro Emma Bonino si è comportata come se Wei Jingsheng, il più autorevole tra i dissidenti cinesi e premio Sakharov, non fosse anche autorevole membro del Consiglio generale del Partito radicale. Ha sistematicamente ignorato le sue parole sulla Cina. Quando durante la visita di un'ampia delegazione governativa italiana in Cina, nel settembre del 2006, Prodi arrivò persino a garantire al governo cinese il suo appoggio alla richiesta di Pechino di revocare l'embargo europeo sulle armi, in vigore dal massacro di Piazza Tienanmen (quanto sciagurata fosse quella promessa ce ne rendiamo meglio conto oggi), Bonino non fece e non disse nulla, difendendo anche in Parlamento, nei giorni successivi, la posizione espressa da Prodi sull'embargo. Poche settimane dopo, proprio quel suo compagno di partito, Wei Jingsheng, durante la sessione del Consiglio Onu sui Diritti Umani a Ginevra (non proprio il solito convegno di dissidenti) si esprimeva senza mezzi termini contro ogni ipotesi di sospensione dell'embargo europeo sulle armi alla Cina: "La decisione da parte dell'Unione europea di togliere l'embargo avrebbe l'effetto di rafforzare la parte più intransigente ed autoritaria all'interno del Partito comunista cinese, e di incoraggiarlo a continuare la pianificazione della guerra contro Taiwan; un conflitto, quello contro Taiwan destinato a coinvolgere gli Stati Uniti, ma anche la stessa Unione europea e destinato a destabilizzare il continente asiatico", avvertiva il dissidente. Nel dicembre dello stesso anno – il 2006 – Jingsheng interveniva anche al Consiglio generale del Partito radicale per letteralmente scongiurare i compagni radicali di fare tutto il possibile perché l'embargo non venisse revocato. Oggi la crisi in Tibet vede Bonino e Wei Jingsheng ancora una volta di opinioni diverse, sull'opportunità di minacciare il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino. Bonino lo esclude a priori, nascondendosi dietro le parole del Dalai Lama, che per ovvie ragioni non potrebbe in ogni caso incitare al boicottaggio, mentre Jingsheng ritiene che quanto meno minacciare di boicottare i Giochi sia un valido strumento di pressione nei confronti di Pechino, proprio in ragione dell'alto valore propagandistico e politico che il regime ha attribuito all'evento. E ricordando, tra l'altro, che la promessa di progressi nel rispetto dei diritti umani, e di permettere maggiore libertà di movimento ai mezzi d'informazione, faceva parte del patto sottoscritto da Pechino con il Cio per l'assegnazione dei Giochi. In un articolo per Global Viewpoint, tradotto e pubblicato in Italia dal Corriere della Sera, Wei Jingsheng definisce "inaccettabile" il fatto che il presidente del Comitato olimpico internazionale rifiuti di prendere posizione contro la repressione dei tibetani. Il Cio "ha il preciso dovere di agire", "dato che la promessa di migliorare la situazione dei diritti umani è stata una condizione per attribuire i giochi a Pechino". Dunque, conclude Jingsheng, "qualora il Cio e il resto della comunità mondiale non inducano ora Pechino a fermare la repressione e a garantire maggiormente i diritti umani, il boicottaggio dei giochi sarà ritenuto ampiamente giustificato".

di Federico Punzi

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26/3/2008

Tibet, "Rieducazione nei monasteri"

Progetto "culturale" della Cina

Dopo la rivolta scoppiata in Tibet, le autorità cinesi hanno manifestato l'intenzione di "intensificare l'educazione patriottica" nei monasteri. "Lo scopo dell'educazione patriottica - spiega il capo dell'Istituto per gli Studi Religiosi del Centro Cinese per la Ricerca sul Tibet di Pechino - è di contrastare la cricca del Dalai Lama, che cerca con tutti i mezzi di bloccare lo sviluppo del Tibet e di sabotare le normali pratiche del buddhismo tibetano".

La Cina ha accusato il leader tibetano in esilio di aver organizzato la rivolta nella quale, secondo fonti cinesi, sono state uccise 20 persone (18 civili uccisi dai ribelli e due poliziotti). Fonti tibetane parlano invece di 140 morti, in gran parte manifestanti tibetani. Secondo il capo del Centro Lhagpa Phuntshogs, i monaci che hanno partecipato alla rivolta "vogliono restaurare la teocrazia... loro non sono contenti che la teocrazia sia finita in Tibet... e non sono contenti per il fatto che il Tibet non è più arretrato''.

Presidente in esilio: "I morti sono 135"

Le vittime confermate negli scontri in Tibet sono salite a 135, circa 400 gli arrestati e più di mille i feriti. Sono le ultime cifre fornite da Karma Chopel, presidente del parlamento tibetano in esilio, all'Europarlamento ospite dei radicali. Per Chopel si parla comunque di dati approssimativi, "i numeri potrebbero essere anche dieci volte superiori". La situazione è di grande urgenza ed emergenza" conclude.

:angry::g[1]::pirate::angry:-_-

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29/3/2008

Tibet, ancora tensione a Lhasa

Proteste, polizia circonda un monastero

Il governo tibetano in esilio riferisce di nuove dimostrazioni di monaci buddhisti a Lhasa. Secondo un comunicato, "le manifestazioni si sono tenute davanti al monastero di Ramoche". Migliaia di persone si sarebbero raccolte nelle vicinanze, in particolare nei pressi del tempio di Jokhang: la polizia cinese ha circondato il monastero, erigendo cordoni di sicurezza per impedire ai monaci di uscirne e ai manifestanti di avvicinarsi.

A riferire delle nuove tensioni, fonti della comunità tibetana esiliata a Dharamsala, la cittadina nel nord dell'India in cui dal '59 risiede il Dalai Lama. Le fonti, che hanno preteso di rimanere anonime per proteggere i propri informatori, hanno precisato che la mobilitazione della polizia è stata disposta poco dopo l'inizio delle dimostrazioni di piazza, cui secondo il governo tibetano in esilio si sarebbero "ben presto" unite "migliaia" di persone.

Anche il Dalai Lama ha in qualche modo confermato che nuove proteste di piazza sono scoppiate in giornata a Lhasa, in coincidenza con la visita nella capitale del Tibet di una delegazione di diplomatici stranieri in rappresentanza di quindici Paesi, Italia compresa. "Ho sentito che oggi la gente di Lhasa e' di nuovo scesa nelle strade per protestare", ha dichiarato il leader spirituale dei buddhisti tibetani da Dharamsala.

Il monastero di Jokhang è lo stesso dove tre giorni fa, cogliendo l'occasione offerta loro dalla presenza di un gruppo di giornalisti stranieri, una trentina di monaci riuscirono a eludere la sorveglianza e ad avvicinare gli ospiti, manifestando per circa un quarto d'ora in pubblico e denunciando maltrattementi e pressioni cui sono sottoposti dall'inizio della repressione, in corso da oltre due settimane.

Nel medesimo tempio in giornata hanno compiuto un sopralluogo i rappresentanti diplomatici di una quindicina di Paesi terzi, tra cui Usa, Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Russia, Giappone, Australia e la Slovenia, presidente semestrale di turno dell'Unione Europea. "Ovviamente, è stata una visita altamente orchestrata", hanno commentato in proposito fonti diplomatiche occidentali, che parlavano in via riservata. E' la prima volta dallo scoppio dei disordini in cui il regime della Repubblica Popolare permette a una delegazione ufficiale straniera di recarsi nella regione himalayana; i diplomatici, non più di uno per ciascuna delle ambasciate a Pechino interessate dall'iniziativa, erano stati avvertiti soltanto venerdì, in extremis: la loro missione è durata comunque appena 24 ore.

Repressione, stragi, propaganda........... ma come si può continuare a sopportare tutto questo ?? :angry:

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Repressione, stragi, propaganda........... ma come si può continuare a sopportare tutto questo ?? :angry:

in kosovo non è stato tanto diverso e pare si riesca a sopportare benissimo...

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in kosovo non è stato tanto diverso e pare si riesca a sopportare benissimo...

Non confondiamo il mungere col tettare.........

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Non confondiamo il mungere col tettare.........

anche se cambiano un po' le circostanze, non è che, in estrema sintesi, si sia trattato di un'operazione così diversa...

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il gesto di protesta e' a favore delle popolazioni del tibet duramente colpite da pechino

Olimpiade, primo boicottaggio

Atleta indiano: non porterò la fiaccola

Il capitano della nazionale di calcio annuncia la sua decisione via fax. La torcia il 17 aprile a New Delhi

NEW DELHI (INDIA) - L'assegnazione dei Giochi Olimpici a Pechino dopo gli scontri in Tibet tra la popolazione locale, scontri che hanno portato ad una dura repressione da parte di Pechino, stanno provocando ancora strascichi in campo internazionale. E tr agli atleti arriva il primo boicottaggio.

BOICOTTAGGIO - Il capitano della nazionale indiana di calcio Bhaichung Bhutia ha infatti rifiutato di portare la fiaccola olimpica quando la staffetta passerà per Nuova Delhi alla metà del prossimo mese. Il calciatore intende così protestare contro la repressione delle autorità cinesi contro le manifestazioni dei tibetani. L’Associazione olimpica indiana (Ioa), che organizza il passaggio della fiaccola nella capitale indiana il 17 aprile, ha invitato diversi atleti a parteciparvi. Bhaichung Bhutia ha faxato lunedì la sua decisione alla Ioa.

01 aprile 2008

:spiteful[1]:

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Il Cio alla Cina: «Serve una soluzione rapida e pacifica della crisi in Tibet»

A Parigi spenta la fiamma olimpica

In seguito alle proteste le autorità hanno deciso di caricarla su un bus e portarla in un luogo segreto

PARIGI - La corsa della fiaccola olimpica diventa sempre più a ostacoli tra le crescenti proteste anticinesi: si è infatti spenta a Parigi, in seguito a una decisione delle autorità per tutelare l'ordine pubblico di fronte alle crescenti manifestazioni nella capitale francese. Come previsto la fiaccola olimpica era partita intorno alle 12, 35 dalla Torre Eiffel ma ha interrotto la sua corsa dopo poche centinaia di metri. La polizia, che inquadrava con un eccezionale dispositivo di sicurezza i tedofori, ha deciso di spegnerla e di interrompere la staffetta a causa del numero di dimostranti che ne ostacolavano il passaggio.

CARICATA SU UN BUS E PORTATA VERSO UN LUOGO SEGRETO - La prefettura della capitale ha dichiarato che si trattava di dimostranti "per il Tibet e filocinesi", aggiungendo che la fiaccola è stata "messa al riparo su un autobus e poi evacuata" verso un luogo imprecisato. Un dimostrante che teneva un estintore e’ stato inoltre fermato e poi rilasciato vicino alla Torre Eiffel, da dove era partita la fiaccola.

IL CIO ALLA CINA: «SERVE UNA SOLUZIONE PACIFICA» - «E ora scende in campo il Cio. Il presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio), Jacques Rogge, ha fatto appello a Pechino invitando le autorità cinesi a cercare una soluzione pacifica della crisi in Tibet e condannando l’uso della violenza che secondo Rogge è incompatibile con i valori olimpici.

L'APPELLO - «Facciamo appello per una soluzione rapida e pacifica della crisi in Tibet, che ha scatenato un’ondata di proteste nel mondo» ha dichiarato Jacques Rogge, che partecipa a una riunione con i responsabili dei comitati olimpici nazionali.

«Il passaggio della fiaccola olimpica è sotto mira. Il Comitato olimpico internazionale ha espresso la sua viva preoccupazione e fa appello per una soluzione rapida e pacifica in Tibet» ha detto Rogge. «Quale che ne sia la ragione, la violenza non è compatibile con i valori della fiaccola olimpica o dei giochi olimpici» ha aggiunto Rogge.

LA CONDANNA CINESE - Intanto la Cina ha condannato le «vili azioni» dei manifestanti filotibetani che domenica hanno disturbato il percorso della fiaccola olimpica a Londra. L'agenzia Nuova Cina cita un «funzionario» del Comitato Organizzatore delle Olimpiadi di Pechino (Bocog) che «denuncia con forza» le dimostrazioni di domenica nella capitale britannica, nel corso delle quali almeno 35 persone sono state arrestate. Migliaia di persone hanno partecipato alle proteste, gridando «Cina, vergogna» e denunciando la repressione nel Tibet e la soppressione dei diritti umani. Pechino ha confermato la sua intenzione di far passare la fiaccola da Lhasa, la capitale del Tibet, teatro nelle scorse settimane di manifestazioni sfociate a volte in violenza. Nei disordini avvenuti a Lhasa e in altre zone del Tibet sono morte venti persone secondo il governo cinese a circa 150 secondo il governo tibetano in esilio. Almeno mille persone sono state arrestate. La fiaccola dovrebbe passare da Lhasa il 20 e 21 giugno, dopo essere stata portata da un gruppo di alpinisti sulla cima del monte Everest.

SAN FRANCISCO - Anche San Francisco, dove vive la terza comunità cinese del Nord America, si prepara ad accogliere, fra un paio di giorni, la fiaccola olimpica con manifestazioni anti-cinesi. La città californiana è la prossima tappa della fiamma olimpica, il 9 aprile, dopo Parigi e prima di Buenos Aires (11 aprile). E San Francisco è spaccata sul passaggio della fiaccola: i sostenitori del Tibet, del Darfur e la setta religiosa Falun Gong (duramente perseguitata dal governo cinese) vogliono approfittare dell'evento per manifestare il loro dissenso nei confronti della Cina. Promettono di protestare in modo non violento formando una staffetta di sei miglia in cui 80 volontari mimeranno il passaggio della torcia olimpica con striscioni e cartelli. Il sindaco di San Francisco, Gavin Newson, ha fatto sapere che ha lavorato duramente per fare in modo che San Francisco ricavi dall'evento la migliore pubblicità possibile e ha seguito attentamente il programma per il passaggio della fiaccola che si prevede attraversi il Golden Gate Bridge, raggiunga su una barca il porto e viaggi a bordo dello storico cable car, il piccolo tram tipico della città. «La gente - ha detto Newson - ha il diritto di protestare, ma non ha il diritto di impedire che la fiaccola passi da San Francisco. Così facendo si perde di vista il significato delle Olimpiadi». L'ex sindaco di San Francisco Willie Brown, che ha collaborato all'organizzazione dell'evento, ha inoltre sottolineato come chi intende manifestare il suo dissenso verso la Cina debba farlo in occasione di un evento che riguardi direttemente la Cina, «Le Olimpiadi non rappresentano la Cina - ha precisato Brown - i giochi riguardano tutto il mondo».

07 aprile 2008

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Ragazzi,

scusate non ho letto tutto ciò che avete scritto e quindi non so se qualcuno di voi ha già inserito questa fotografia (e spero di farlo nel modo corretto)

come potete vedere i MILITARI CINESI SI TRAVESTONO DA MONACI BUDDHISTI PER FOMENTARE LA VIOLENZA

fatelo girare il più possibile,

perchè è intollerabile che la cina possa essere, avere, godere e vivere una situazione del genere.

grazie

Ho ricevuto questa mail e prima di farla girare ho chiesto informazioni/verifiche ad un conoscente buddhista, responsabile di un centro buddhista nella provincia di Varese:

"Purtroppo è vero. Abbiamo diverse testimonianze degne di fiducia che poliziotti cinesi si sono infiltrati travestiti tra i veri dimostranti per fare precipitare la situazione. Saluti cari, Roberto".

Cristina

www.thelivingspirits.net

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Ecco i monaci che hanno causato le violenze a Lhasa!!!

http://wpop18.libero.it/cgi-bin/webmail.cg...sconosciuto.jpg

--------------------------------------------------------------------------------

Per favore, fate girare il più possibile questa foto, per far in modo che arrivi anche a giornalisti di TV pubbliche

e private, giornali ecc affinchè possano pubblicarla.

Pechino orchestrava la rivolta nel Tibet'

Canada Free Press [Venerdi, 21 Marzo, 2008 10:20] spie britanniche confermano la denuncia del Dalai Lama sulle violenze inscenate

di Gordon Thomas

Londra, 20 Marzo - Britain's GCHQ, l'agenzia governativa delle comunicazioni che controlla elettronicamente mezzo mondo dallo spazio, ha confermato la rivendicazione del Dalai Lama che agenti dell'Esercito Popolare di Liberazione, l'EPL, travestiti da monaci, hanno innescato le rivolte che hanno lasciato dietro di sé centinaia di morti e feriti tibetani.

Gli analisti della GCHQ ritengono che la decisione fosse deliberatamente calcolata dalla leadership di Pechino per fornire una scusa per schiacciare il malcontento che ribolliva nella regione, che sta già attirando la sgradita attenzione del mondo proprio durante la corsa alle Olimpiadi di questa estate.

Per settimane c'è stato un crescente astio a Lhasa, la capitale del Tibet, contro azioni minori compiute dalle autorità cinesi.

I monaci hanno guidato sempre più azioni di disobbedienza civile, chiedendo il diritto di compiere il tradizionale rito d'incensi bruciati. Alle loro richieste si unisce il grido per il ritorno del Dalai Lama, il 14esimo a tenere la massima carica spirituale.

Impegnato ad insegnare i punti fermi della sua autorità morale--pace e compassione--il Dalai Lama aveva 14 anni quando l'Esercito Popolare di Liberazione invase il Tibet nel 1950 e fu costretto a fuggire in India da dove ha condotto senza sosta una campagna contro la durezza del dominio Cinese.

Ma i critici hanno obiettato sulla sua attrazione per le star dei film. Il magnete dei giornali Rupert Murdoch l'ha definito: "un monaco molto politico con scarpe Gucci"

Scoprendo che i suoi sostenitori dentro il Tibet e la Cina sarebbero divenuti ancora più attivi nei mesi precedenti le Olimpiadi di quest'estate, I funzionari della British Intelligence a Pechino hanno compreso che il regime avrebbe cercato una scusa per muoversi e schiacciare l'attuale malcontento.

Questo timore è stato pubblicamente espresso dal Dalai Lama. I satelliti del GCHQ, geo-posizionati nello spazio, erano incaricati di monitorare da vicino la situazione.

Il complesso a forma di ciambella, vicino all'ippodromo di Celtenham, è situato nel piacevole Cotswords ad ovest dell'Inghilterra. Con 700 dipendenti, include i più grandi esperti elettronici e analisti del mondo. Tra di loro si parla più di 150 lingue. A loro disposizione ci sono 10.000 computers, molti dei quali sono stati appositamente costruiti per il loro lavoro.

L'immagine che hanno scaricato dai satelliti ha fornito la conferma che i Cinesi hanno usato agenti provocatori per iniziare le rivolte, cosa che ha dato all'EPL la scusa per muovere su Lhasa e uccidere e ferire durante l'ultima settimana.

Ciò che il regime di Pechino non si aspettava era che le rivolte si sarebbero diffuse, non solo attraverso il Tibet, ma anche nelle province del Sichuan, Quighai e Gansu, trasformando una larga parte della Cina occidentale in una zona di battaglia.

Il Dalai Lama lo ha chiamato "genocidio culturale" e si è offerto di dare le dimissioni come capo delle proteste contro il governo cinese al fine di portare la pace. L'attuale agitazione è cominciata il 10 Marzo, segnando l'anniversario della rivolta del 1959 contro il regime cinese.

Comunque, I suoi seguaci non stanno ascoltando il suo "messaggio di compassone".

Molti di loro sono giovani, disoccupati ed espropriati di ogni diritto e rifiutano la sua filosofia della non-violenza, credendo che la sola speranza per un cambiamento sia l'azione radicale che stanno portando avanti.

Per Pechino, l'urgente bisogno di trovare una soluzione alla rivolta sta diventando un crescente imbarazzo.

Tra 2 settimane, le celebrazioni nazionali per i Giochi Olimpici inizieranno con la tradizionale accensione della torcia. E' previsto che i teodofori passiono per il Tibet. Ma la torcia potrebbe ritrovarsi ad essere portata dai corridori in mezzo a palazzi e templi in fiamme.

Un segno di questa urgenza è che il primo ministro Cinese ha ora affermato che è pronto ad aprire un dialogo col Dalai Lama. Poco prima di questo annuncio, il primo ministro britannico Gordon Brown ha dichiarato che avrebbe incontrato il Dalai lama durante la sua visita a Londra il prossimo mese. Questa è la prima volta che entrambi I leaders hanno proposto di incontrare il Dalai Lama.

Pechino 2008: Un mondo, Un sogno - Tibet libero

Lhadon Tethong

(tradotto da ery)

Windows Live Messenger Hai già installato il nuovo Messenger? Clicca qui <http://www.messenger.it> Città di Locarno, i nostri messaggi sono garantiti privi di virus e SPAM da PureMessage powered by SOPHOS.

------ Fine del messaggio inoltrato

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Ragazzi,

scusate non ho letto tutto ciò che avete scritto e quindi non so se qualcuno di voi ha già inserito questa fotografia (e spero di farlo nel modo corretto)

come potete vedere i MILITARI CINESI SI TRAVESTONO DA MONACI BUDDHISTI PER FOMENTARE LA VIOLENZA

fatelo girare il più possibile,

perchè è intollerabile che la cina possa essere, avere, godere e vivere una situazione del genere.

grazie

Ho ricevuto questa mail e prima di farla girare ho chiesto informazioni/verifiche ad un conoscente buddhista, responsabile di un centro buddhista nella provincia di Varese:

"Purtroppo è vero. Abbiamo diverse testimonianze degne di fiducia che poliziotti cinesi si sono infiltrati travestiti tra i veri dimostranti per fare precipitare la situazione. Saluti cari, Roberto".

Cristina

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Ecco i monaci che hanno causato le violenze a Lhasa!!!

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Per favore, fate girare il più possibile questa foto, per far in modo che arrivi anche a giornalisti di TV pubbliche

e private, giornali ecc affinchè possano pubblicarla.

Pechino orchestrava la rivolta nel Tibet'

Canada Free Press [Venerdi, 21 Marzo, 2008 10:20] spie britanniche confermano la denuncia del Dalai Lama sulle violenze inscenate

di Gordon Thomas

Londra, 20 Marzo - Britain's GCHQ, l'agenzia governativa delle comunicazioni che controlla elettronicamente mezzo mondo dallo spazio, ha confermato la rivendicazione del Dalai Lama che agenti dell'Esercito Popolare di Liberazione, l'EPL, travestiti da monaci, hanno innescato le rivolte che hanno lasciato dietro di sé centinaia di morti e feriti tibetani.

Gli analisti della GCHQ ritengono che la decisione fosse deliberatamente calcolata dalla leadership di Pechino per fornire una scusa per schiacciare il malcontento che ribolliva nella regione, che sta già attirando la sgradita attenzione del mondo proprio durante la corsa alle Olimpiadi di questa estate.

Per settimane c'è stato un crescente astio a Lhasa, la capitale del Tibet, contro azioni minori compiute dalle autorità cinesi.

I monaci hanno guidato sempre più azioni di disobbedienza civile, chiedendo il diritto di compiere il tradizionale rito d'incensi bruciati. Alle loro richieste si unisce il grido per il ritorno del Dalai Lama, il 14esimo a tenere la massima carica spirituale.

Impegnato ad insegnare i punti fermi della sua autorità morale--pace e compassione--il Dalai Lama aveva 14 anni quando l'Esercito Popolare di Liberazione invase il Tibet nel 1950 e fu costretto a fuggire in India da dove ha condotto senza sosta una campagna contro la durezza del dominio Cinese.

Ma i critici hanno obiettato sulla sua attrazione per le star dei film. Il magnete dei giornali Rupert Murdoch l'ha definito: "un monaco molto politico con scarpe Gucci"

Scoprendo che i suoi sostenitori dentro il Tibet e la Cina sarebbero divenuti ancora più attivi nei mesi precedenti le Olimpiadi di quest'estate, I funzionari della British Intelligence a Pechino hanno compreso che il regime avrebbe cercato una scusa per muoversi e schiacciare l'attuale malcontento.

Questo timore è stato pubblicamente espresso dal Dalai Lama. I satelliti del GCHQ, geo-posizionati nello spazio, erano incaricati di monitorare da vicino la situazione.

Il complesso a forma di ciambella, vicino all'ippodromo di Celtenham, è situato nel piacevole Cotswords ad ovest dell'Inghilterra. Con 700 dipendenti, include i più grandi esperti elettronici e analisti del mondo. Tra di loro si parla più di 150 lingue. A loro disposizione ci sono 10.000 computers, molti dei quali sono stati appositamente costruiti per il loro lavoro.

L'immagine che hanno scaricato dai satelliti ha fornito la conferma che i Cinesi hanno usato agenti provocatori per iniziare le rivolte, cosa che ha dato all'EPL la scusa per muovere su Lhasa e uccidere e ferire durante l'ultima settimana.

Ciò che il regime di Pechino non si aspettava era che le rivolte si sarebbero diffuse, non solo attraverso il Tibet, ma anche nelle province del Sichuan, Quighai e Gansu, trasformando una larga parte della Cina occidentale in una zona di battaglia.

Il Dalai Lama lo ha chiamato "genocidio culturale" e si è offerto di dare le dimissioni come capo delle proteste contro il governo cinese al fine di portare la pace. L'attuale agitazione è cominciata il 10 Marzo, segnando l'anniversario della rivolta del 1959 contro il regime cinese.

Comunque, I suoi seguaci non stanno ascoltando il suo "messaggio di compassone".

Molti di loro sono giovani, disoccupati ed espropriati di ogni diritto e rifiutano la sua filosofia della non-violenza, credendo che la sola speranza per un cambiamento sia l'azione radicale che stanno portando avanti.

Per Pechino, l'urgente bisogno di trovare una soluzione alla rivolta sta diventando un crescente imbarazzo.

Tra 2 settimane, le celebrazioni nazionali per i Giochi Olimpici inizieranno con la tradizionale accensione della torcia. E' previsto che i teodofori passiono per il Tibet. Ma la torcia potrebbe ritrovarsi ad essere portata dai corridori in mezzo a palazzi e templi in fiamme.

Un segno di questa urgenza è che il primo ministro Cinese ha ora affermato che è pronto ad aprire un dialogo col Dalai Lama. Poco prima di questo annuncio, il primo ministro britannico Gordon Brown ha dichiarato che avrebbe incontrato il Dalai lama durante la sua visita a Londra il prossimo mese. Questa è la prima volta che entrambi I leaders hanno proposto di incontrare il Dalai Lama.

Pechino 2008: Un mondo, Un sogno - Tibet libero

Lhadon Tethong

(tradotto da ery)

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Aisha,

per inserire le foto usa il comando dedicato (iconcina con albero), altrimenti non possiamo vederle...

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la mia domanda, da ignorante. cosa c'è in tibet di tanto bello?

la mia domanda..................

cosa c'è di tanto bella in casa tua da non venirtela a bruciare, ad ammazzarti qualche parente???????

se era una battuta,

direi proprio fuori luogo

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