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27 gennaio 2010

Ben scavato, vecchia mela

L’iPad della Apple è il primo passo della rivoluzione per rilanciare l’editoria

E’ nato l’iPad, l’oggetto elettronico ideato dalla Apple e atteso come l’ultimo tentativo tecnologico per salvare il giornalismo e l’industria editoriale. In occasioni simili, Apple ha lanciato l’iPod e l’iPhone, i due gadget che nel 2001 e nel 2007 hanno rivoluzionato e rivitalizzato l’industria discografica, quella telefonica e della navigazione Internet on-the-go. L’iPad presentato ieri da Steve Jobs è un iPhone gigante, leggermente più grande di un libro, capace di navigare sulla rete, di ricevere e inviare email. Come l’iPhone e l’iPod, l’iPad consente di scaricare e sentire musica e vedere film in alta definizione. La tavoletta si collega a Internet via Wi-fi e con la rete 3G (a pagamento). Il prezzo è inferiore rispetto alle indiscrezioni (da 499 a 829 dollari).

A prima vista è solo un computer superportatile con tastiera virtuale. Sottile, leggero e molto cool. Niente di rivoluzionario, ma Jobs ha mostrato anche due applicazioni decisive: iBooks e quella del New York Times. Con iBooks si leggono i libri meglio che sul Kindle, il gadget di Amazon che oggi domina il mercato dei lettori digitali. I grandi editori americani, tranne Random House, hanno già messo a disposizione il loro catalogo. Apple prova a scardinare la posizione dominante del Kindle offrendo agli editori il 70 per cento del prezzo di copertina, invece che il 50. L’applicazione creata dal New York Times consente di accedere, a pagamento, ai contenuti del giornale cartaceo. E’ un tentativo, può funzionare.

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e di qualche giorno prima....

13 gennaio 2010

Così Apple si avvicina al santo Graal del terminale unico

L’offerta nel settore Ict sta convergendo verso “hypercom”, inteso come terminale unico che possa integrare le funzioni di telefonia, gestione immagini, televisione, computer, browser su Internet, Gps, mezzo di pagamento, lettore di libri e quotidiani, ecc. Un solo gizmo portatile multifunzionale che sia l’interfaccia tra un individuo e qualsiasi sistema accessibile per via elettronica. La tecnologia sta arrivando al punto di rendere possibile tale evoluzione. Le reti e i nuovi servizi su queste si stanno moltiplicando, ampliando i volumi di business. Già è avvenuta l’integrazione tra computer palmare e telefonino con accessi al Web. Ora l’ultima frontiera per arrivare ad hypercom è quella di rendere il telefonino anche lettore di libri, giornali e video. Molti in competizione per offrirlo, Apple in testa. Ma per questo ultimo passo c’è un problema ergonomico: la leggibilità implica dimensioni più grandi di quelle accettabili per una comoda portabilità.

Tre scenari: (a) gli utenti si adatteranno a un hypercom più grande dei telefonini classici; (:mellow: molti non ci staranno e l’industria sarà stimolata a continuare la ricerca di una soluzione in unico microggetto; © i consumatori rinunceranno a hypercom adottando strumenti differenziati per dimensione. Il primo e il terzo comportano una depressione dello sviluppo dei gizmo lettori e relativo business. La difficoltà di integrare la lettura e la digitazione comode in un unico hypercom portabile, quindi piccolo, riduce il business che richiede leggibilità, cioè l’accesso totale e interattivo a stampa, libri e tv/video, il vero affare del futuro perché ingigantisce l’infomercato.

La portabilità di un terminal con funzioni totali aumenta la domanda di servizi. Se quelli che richiedono dimensioni maggiori degli schermi non diventano portabili, il potenziale di loro domanda non verrà saturato. C’è quindi una relazione tra portabilità, comodità, connettività integrata dei terminali e crescita dell’infomercato. Proprio per questo la rubrica ritiene più probabile lo scenario (:huh:: l’ossessiva continuazione della ricerca di un hypercom a portabilità comoda che permetta di fare, ricevere, trasmettere e leggere tutto. Per esempio, terminali capaci di proiettare testi e tastiere in forma di immagini od ologrammi toccando i quali, con microappendici sulle unghie, si possa digitare o comunque interagire con il testo. In sintesi, il Tablet di Apple sarà un’evoluzione importante, ma, poiché non comodamente portabile o leggibile, non chiuderà la ricerca di hypercom, il “graal” che mette il mondo in mano. Ma la stimolerà.

© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

di Carlo Pelanda

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Ho appena comprato il kindle: settimana prossima vado a prenderlo.

L'Ipad mi sembra un concetto molto interessante, ho solo qualche perplessita' sia sulla luminosita' del monitor (che e' il punto di forza del Kindle) che sulle dimensioni totali.

Detto questo, vedremo: di certo ad Apple in termini di innovazione non la butta in c..o nessuno.

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  • 2 weeks later...
Spettacolare ; ne sentivo parlare stamattina in radio....

Temo solo che a Giugno (mi pare...) quando sarà in Italia, il prezzo si trasformerà in a partire da 499 EURO.......

Vediamo.....

...ma nel frattempo il cambio €/$ sarà sceso a 0,80 e quindi saremo contenti... :D

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  • 2 months later...
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Questa volta Apple dovrà un po' incolpare anche se stessa: dopo aver creato un'attesa con pochi precedenti sul proprio iPad, l'aver posticipato il lancio internazionale della "tavoletta" per mancanza di scorte ha aguzzato l'ingegno, e velocizzato la produzione, dei famosi "copiatori" cinesi. La storia ce la racconta la Reuters, che pubblica anche alcune interessanti immagini del clone pechinese dell'ultimo prodotto Apple. Complice dunque in qualche modo Cupertino, tre settimane dopo il lancio mondiale le versioni clandestine del tablet hanno cominciato a circolare in Cina sia nei negozi di elettronica di Shenzen - famosi per offrire versioni "pirata" di ogni gadget elettronico immaginabile -, sia sui siti di vendita online.

L'agenzia stampa britannica spiega che, dopo aver ricevuto numerose richieste dai negozianti, un produttore pirata, un certo Lin, offre ora con discrezione il prodotto al quinto piano del mercato nella città meridionale della Cina, ben lontano dagli occhi indiscreti. Pesante e spesso, con ben tre porte Usb (particolare che ha fatto dire ad alcuni siti che questo clone è migliore) e una forma più rettangolare rispetto all'originale, la versione cinese dell'iPad funziona ovviamente con il sistema operativo Windows 7. Il massimo dello smacco per Jobs e soci. E costa meno dell'originale, se non proprio poco: 2.800 yuan, cioè circa 350 euro. "Ma questa è solo la prima versione rudimentale", spiega alla Reuters il succitato Lin. "Mentre la struttura non è esattamente la stessa, l'apparenza esterna è molto simile a quella di un iPad, dunque pensiamo che le vendite andranno comunque molto bene". Le differenze di peso e dimensioni sono dovute alla difficoltà di trovare le componenti giuste in tempi stretti. Ma se Apple non si sbriga a recapitare in tutto il mondo l'iPad originale, il rischio che il clone cinese diventi anche migliore di quello vero è dietro l'angolo.

L'"iPad" made in China.

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2800 yuan è poco diverso da 280 euro, 350 sono troppi.

ad ogni buon conto, il vero ipad ha già superato il milione di unità consegnate, in circa un terzo del tempo richiesto dal primo iphone per conseguire lo stesso risultato...

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A breve (credo oggi) la recensione su VN.

Ce ne hanno portato uno in redazione da vedere; posto che a me queste cose estreme non fanno impazzire (ritengo sia giusto che escano, ma preferisco cose più normali per l'uso quotidiano), non mi pare abbia raccolto troppi consensi. Mi sembra che come modello base manchi di diverse cose (es., si collega con il wireless ma non ha porte usb x la chiavetta; credo abbia un hard disk ridottissimo e senza usb non ampliabile...).

Però il recensore è un superesperto di Mac, quindi attendo anch'io di leggere...

ciao

franz

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  • 4 weeks later...
  • 4 weeks later...
  • 1 year later...

Quanti abbracci vale un iPad? E quanti baci un iPhone? Si ricavano più carezze da Facebook o da Twitter?

Jonah Lynch è uno dei pochissimi che in Italia (è un tantino americano ma da tempo vive a Roma) si pone le domande giuste.

Ne inserisce molte nell’ultimo, inedito capitolo de “Il profumo dei limoni” (nuova edizione Lindau) dove scrive della necessità di giudicare le cose con il parametro dell’utilità (anche sentimentale), affinché non si trasformino in idoli indiscutibili: “Si deve guardare innanzitutto a ciò che cerchiamo, non allo strumento.

Ciò che cerchiamo è la comunione, l’amicizia, la profondità”. Lynch ricorda che i padroni della tecnica siamo noi ed è importante che qualcuno lo faccia, in questo mondo di schiavi.

© - FOGLIO QUOTIDIANO

di Camillo Langone

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  • 2 months later...

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