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Terminati i colloqui di fine stagione con giocatori e staff, è stata la volta dei giornalisti che seguono la squadra e – di riflesso – dei lettori e dei tifosi. Max Horowitz e Zach Sogolow, i general manager della Pallacanestro Varese, e coach Ioannis Kastritis, hanno tracciato il proprio bilancio di fine stagione provando anche a disegnare l’estate e accennando alla squadra che verrà.

Un’estate che inizierà presto – prima di Ferragosto – perché quel brutto avvio di campionato non è stato dimenticato, e perché la partecipazione a una coppa europea (vedremo quale sarà) dovrà essere preparata al meglio, con l’obiettivo di fare bene anche a livello internazionale. Per questo ci sarà la necessità di migliorare una Openjobmetis 2025-26 considerata già positiva («Siamo orgogliosi dei passi avanti e lo abbiamo detto a giocatori e staff») anche se con un esito che non era quello sperato.

Una Openjobmetis che dovrebbe partire fin da subito con la formula del 6+6 e che – parola di GM – lavorerà per ritoccare quegli aspetti che non hanno funzionato. I rimbalzi, certo («anche se le squadre di Kastritis hanno sempre guardato di più a recuperi e stoppate che non a questo aspetto») ma anche l’assenza di un playmaker puro, in grado di passare e muovere meglio la palla.

ITALIAN FIRST

Le decisioni sul blocco italiano sono una priorità immediata, con la necessità e l’obiettivo di avere quattro giocatori pronti a dare un contributo reale. In attesa di capire quale sarà la direzione presa da Librizzi (non ci sono novità: dovesse andare in NCAA si lavora per il ritorno tra un anno), si prosegue a lavorare per provare a tenere Alviti: «Rimaniamo positivi su Davide, ha talento, è cresciuto molto qui – spiega Horowitz – ha giocato bene in questi due anni e ci sono passi avanti che vogliamo fare». Tra le ali prende sempre più corpo l’ipotesi dell’udinese Iris Ikangi ma i gm restano abbottonati a riguardo. Chi potrebbe essere confermato è Max Ladurner, specie con una partecipazione alla coppa che garantisce maggiori minuti di gioco a tutti. «Se qualche giocatore ha già giocato a Varese – spiegano i gm  – non c’è problema a riprenderlo perché chi conosce già il nostro ambiente ci può aiutare anche per iniziare bene la stagione, come non è avvenuto quest’anno. Vale per gli italiani e vale per gli stranieri».

RENFRO, IL ROSTER E L’EUROPA

Uno degli stranieri più vicini alla permanenza è probabilmente Nate Renfro che ha espresso la sua volontà di restare (la palla è in mano al club). «Su Renfro ci pendiamo il nostro tempo, abbiamo già parlato con lui – dice Sogolow – e siamo contenti del suo lavoro ma vogliamo che lui metta in campo la stessa aggressività senza preoccuparsi dei falli commessi. Questo dipende anche dal roster che gli metteremo eventualmente attorno e il fatto che parteciperemo alle coppe è senza dubbio un vantaggio perché è la prima cosa che giocatori e agenti ci chiedono».

Paradossalmente, partecipare alla Champions (più difficile) può essere una soluzione migliore per Varese rispetto alla Fiba Europe Cup (più facile) proprio per la raccolta di fondi e la qualità degli ingaggi. «E comunque – sottolinea Horowitz – la nostra volontà è di prendere parte alla Coppa non solo per partecipare ma anche per provare a fare strada. Lo diciamo fin da subito anche ai tifosi: Varese in Europa vuole recitare una parte seria e dare importanza al torneo cui sarà ammessa».

LA ROTTA DI KASTRITIS

A livello tecnico comunque, più di tutto comanderanno le scelte di Ioannis Kastritis: «Il nostro allenatore ha sempre lavorato per creare una squadra che difenda forte – dice Sogolow – Abbiamo fiducia nel suo sistema e ci confrontiamo per il tipo di giocatori che vuole prendere. La priorità restano le sue scelte: quello che è importante per lui, è importante per noi». Dal canto suo il tecnico greco respinge la domanda sulla “inutilità” di Freeman: «Non credo che Allerik sia stato “un giocatore in meno” e sapevamo bene che veniva da un infortunio. Però non è questo il modo che abbiamo noi di fare le cose. Io non guardo a stranieri o italiani, il gruppo è unico, è un “essere vivente” e ogni giorni migliora, peggiora, cambia. Allerik ha fatto parte delle rotazioni, ha lavorato tanto in allenamento e anche questo è servito per fare sì che avvenissero risultati buoni».

LA PROMESSA DI IOANNIS

«Il nostro – conclude Kastritis – è un processo a lungo termine: non importa quali saranno le risorse a disposizione, quel che conta sono cultura, organizzazione e strutture e ciò è molto più importante. Vi garantiamo che i miglioramenti saranno fatti e voi ne sarete orgogliosi. Vogliamo giocare un basket che sia il più completo possibile».

Damiano Franzetti


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