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Colpa pure del club. E ora in prima linea c'è il d.g.


simon89
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Il commento di Giuseppe Sciascia

 

Diciotto mesi vissuti sull'ottovolante, con 29 giocatori ruotati per un record complessivo di 34 vittorie in 75 partite (27-24 nel 2015/16 ma solo 7-17 nella stagione in corso). Paolo Moretti era arrivato nel giugno 2015 per aprire un ciclo pluriennale, ma dopo neppure metà della seconda stagione è stato accompagnato alla porta sulla scorta di risultati del campo troppo negativi per continuare a dargli fiducia. Purtroppo il coach toscano s'è bruciato il tesoretto di credibilità costruito nella seconda metà del 2015/16 sulla base di scelte estive che alla prova del campo si sono rivelate sbagliate. L'organico attuale, costruito puntando su giocatori esperti e rodati per evitare rischi connessi al doppio impegno accettato obtorto collo in cambio di garanzie costose per un club che vanta un monte-stipendi medio s'è dimostrato troppo ricco di giocatori usurati, ma soprattutto di equivoci tecnici dei quali Moretti si è capacitato troppo poco e troppo tardi.

In quanto artefice primario del mercato estivo, il tecnico ex Pistoia è il primo responsabile dell'attuale crisi dell'OJM. Ma sarebbe ingiusto e ingeneroso attribuirgli tutte le responsabilità della situazione: anche la società ha le sue colpe, soprattutto nell'ultimo mese, quando il coach toscano è stato lasciato in balia di se stesso, a cuocere a fuoco lento fin quando non è scattato un esonero inevitabile ma tardivo nei modi e nei termini. Il cortocircuito sta però a monte, ossia quando la scorsa primavera l'ormai ex coach biancorosso chiese - e ottenne - piena libertà nella direzione dell'area tecnica. E quando fu scelto Claudio Coldebella per il ruolo a tutto campo da direttore generale, la prima raccomandazione dei vertici del club fu proprio quella di mettere Moretti al centro del progetto. Il dirigente veneto ha interpretato il mandato in maniera letterale, lasciando nelle mani del coach ogni decisione strategica.

Ora, però, toccherà proprio al d.g. agire in prima persona - con onori e oneri del caso - per costruire l'identità futura della Varese "modello Udinese" sognata da Alberto Castelli, al di là della riparazione d'emergenza di Attilio Caja. All'atto pratico, per il quarto anno consecutivo, cambiare giocatori e coach a stagione in corso (il counter aggiornato dice 10 tesseramenti suppletivi dal novembre 2013 e 6 allenatori dal febbraio 2014) è la soluzione obbligata utilizzata per salvare il salvabile di una stagione lontana dalle aspettative estive. Stavolta, però, è una sconfitta bruciante che lascia segni profondi nella credibilità di un progetto fallito in soli sei mesi, al punto da sacrificarne la figura più importante.

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