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Eyenga vuole restare «Caja è come un padre»


simon89
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Christian Eyenga spazia tra la stagione appena conclusa e un futuro che spera possa essere ancora biancorosso. L'ala congolese ripercorre le tappe dell' annata dai due volti fresca di "archiviazione", e si aggiunge ad O.D. Anosike e Giancarlo Ferrerò nell'elenco dei giocatori desiderosi di restare a Varese nel 2017-18: «Penso di aver imparato molto da questa stagione così ricca di emozioni, prima negative e poi positive con risultati totalmente diversi tra i primi due terzi e le otto vittorie successive alla pausa per la Coppa Italia. Ci sono stati momenti difficili, però abbiamo sempre continuato a lavorale duro in palestra e i risultati alla lunga si sono visti. Quello che abbiamo espresso negh ultimi due mesi è stato comunque frutto dell' impegno quotidiano nel mettere in pratica le indicazioni del coach».

Le aspettative dell'estate 2016 parlavano di playoff e dunque il bilancio non è positivo, ma a un certo punto le cose potevano andare molto peggio. Condivide? «Sicuramente le cose avrebbero potuto andare molto peggio, ma anche nelle situazioni peggiori abbiamo fatto va- lere la compattezza di un gruppo che è sempre rimasto unito. Ci siamo messi di impegno per fare quelle piccole cose necessarie per migliorare il nostro rendimento comune, e in questo modo abbiamo iniziato a vincere: il finale di stagione ci ha permesso di evitare rischi in classifica».

Negli ultimi due mesi e mezzo Varese si è espressa a livelli da playoff dopo cinque mesi di risultati negativi: come spiega questo cambio di ritmo? «Ci è voluto molto tempo per completare il processo di amalgama: il gruppo è sempre stato unito, in campo abbiamo imparato un po' troppo tardi a integrare le qualità di ciascuno di noi all'intemo del collettivo. I risultati delle ultime 11 gare indicano chiaramente il valore della squadra quando ognuno di noi ha trovato la sua dimensione, purtroppo sono serviti mesi per arrivare a quella chimica così efficace».

Lei è partito da prima punta nella gestione Moretti ed ha chiuso la stagione da stopper difensivo, in quale dei due compiti si sente più a suo agio? «Ritengo di poterli ricoprire entrambi: all'inizio della stagione avevo più responsabilità offensive, poi però coach Caja mi ha parlato chiedendomi specificamente di sacrificarmi di più in difesa per aiutare la squadra. Credo di poter marcare praticamente tutti i ruoli sul campo, ho cercato di seguire le indicazioni dell' allenatore e ho ritrovato una dimensione da stopper che avevo già avuto due anni fa».

La rivedremo il prossimo anno a Varese contando sul suo feeling con l'allenatore (che lo rivorrebbe per il 2017-18, ndr)? «Coach Caja è uno dei migliori d'Italia: ogni giorno dà indicazioni meticolose su cosa fare in attacco e in difesa, è stato colui che mi ha permesso di esprimermi al meglio nel vostro campionato. Abbiamo un rapporto come quello tra padre e figlio, parliamo di tutto e non solo di pallacanestro. Del futuro parleremo nelle prossime settimane, però spero tanto di farne parte: a Varese sono stato benissimo, considererei volentieri la possibilità di restare».

Giuseppe Sciascia

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