Finisce nell’afa di un pomeriggio bolognese la stagione della Openjobmetis. Finisce come in tanti – in casa Varese – avevano temuto: contro una Virtus che non fa sconti nell’ultima di regular season davanti ai suoi (pochi) tifosi, mentre 230 chilometri più a Nord a sorridere è Trento, che supera una Milano mansueta e va a prendersi l’ultimo posto valido per i playoff.
Beffa nella beffa: in caso di vittoria Varese sarebbe stata addirittura settima, vista la frenata interna di Trieste, e invece si ritrova al nono posto. Un piazzamento che per certi versi è buono viste le salvezze “acrobatiche” ottenute negli ultimi anni, ma che lascia allo stesso tempo un sapore amarissimo in bocca, accentuato da questo campionato monco che ha tolto a Librizzi e compagni due punti “buoni” (quelli di Trapani) e la possibilità di giocare la scorsa settimana. Cose che purtroppo non si possono controllare, ma che hanno inciso su quel che stiamo scrivendo adesso, dopo aver riposto parole dolci e frasi a effetto che, a un certo punto, sembravano poter accompagnare la fine della regular season.
«Non voglio trasformare questa conferenza stampa in un funerale» dice Ioannis Kastritis in sala stampa, prodigo di (giusti) ringraziamenti a tutti, da chi ha giocato a chi ha lavorato, a chi ha tifato. E ha ragione, pensando a dov’era Varese nei pronostici estivi e pure dopo le prime sette partite. Però da otto anni la società fallisce l’approdo ai playoff e questo è un altro dato di fatto. E averli sfiorati significa che con un passettino in più (magari sostituendo Freeman, ma queste sono analisi da fare più avanti) stavolta ce la si poteva fare. Vedremo se, almeno, questa rincorsa varrà l’iscrizione a una coppa europea: non sarà una consolazione ma almeno rappresenterà un traguardo tagliato.
Sulla partita, Varese non si è mai arresa ma allo stesso tempo neppure è rimasta in corsa: l’impressione è che la Openjobmetis non abbia mai avuto quel guizzo necessario ad aumentare la pressione per costringere la Virtus ad affannarsi. Pesa, senza dubbio, la quasi assenza di Moore: la guardia ha sofferto di un malessere (stomaco) e Kastritis sottolinea che, comunque, Tazé ci abbia provato nonostante fosse davvero in difficoltà fisica. Fatto sta che senza di lui Varese ha perso in atletismo e imprevedibilità, i – soliti – due falli rapidi di Renfro hanno nuovamente inciso in negativo e quindi i biancorossi hanno sempre inseguito.
Quando i bomber hanno acceso il fuoco (Nkamhhoua eccellente in attacco con 30 punti) è arrivata una piccola speranza, ma il tremendo dato dei rimbalzi (54-24…) l‘ha subito spenta. E qui, Varese si deve battere il petto: se pareggiare lo strapotere fisico bolognese era quasi impossibile, almeno sarebbe stato bello vedere un po’ più di lotta. Un tagliafuori fatto bene. Pure qualche spintone nel caso. E invece niente: lì sotto l’Olidata ha banchettato costruendo la vittoria. E costringendo i nostri alla ritirata.
PALLA A DUE
Piuttosto desolante il panorama interno alla Virtus Arena ricavata in fiera: larghissimi spazi vuoti senza nemmeno i tifosi ospiti (trasferta vietata ai residenti in provincia di Varese: presenti alcuni impiegati e collaboratori del club biancorosso) a dare un po’ di colore. In campo tutto più o meno come previsto: lo speaker annuncia Librizzi in quintetto ma è un errore (c’è Iroegbu), Jakovljevic tiene fuori Smailagic oltre a Morgan ma il reparto lunghi non ne risentirà. Moore è in campo ma poco dopo si capirà che non sarà davvero della partita: la società parla di malessere gastrointestinale.
LA PARTITA
Q1 – L’avvio non promette nulla di buono per Varese, che trova qualcosa da Nkamhoua in attacco ma paga la precisione di Vildoza e concede una schiacciata solitaria a Niang, con Kastritis che toglie subito Moore. L’argentino è un fattore ma sono soprattutto i continui rimbalzi d’attacco bianconeri a tenere lontana nel punteggio una Openjobmetis che ha poche idee in attacco. Renfro – due falli in un amen – non aiuta e il primo parziale è già fonte di preoccupazione, 27-17.
Q2 – Pajola dall’arco risponde subito a Librizzi in apertura di quarto, poi Alston un colpo per volta porta la Virtus con il vantaggio in doppia cifra, in uno di quei momenti in cui Varese non trova soluzioni per fare canestro. Kastritis rimanda, al solito il timeout e a metà periodo sembra quasi che i giochi siano fatti. Non è così però, perché con due azioni (tripla Alviti, gioco da 4 di Librizzi) la OJM torna a -7 e pare poter chiudere a ridosso. Poi però un raddoppio improvvido di Libro lascia libero Edwards a 3” dalla fine: tripla e +11 al cambiocampo, 49-38.
Q3 – Dopo la pausa è Olli Nkamhoua a prendere per mano la squadra: il finlandese segna 5 punti immediati e ben 16 nel periodo, contribuendo alla ripartenza biancorossa. C’è anche Iroegbu dopo un primo tempo difficile e Varese vive il momento migliore rientrando sino al -5. Poi però Stewart si fa stoppare il tiro del riavvicinamento ulteriore e in poche mosse la Virtus torna ad allungare col vecchio Hackett: 78-69.
IL FINALE
Da Trento intanto arrivano notizie poco incoraggianti, e mentre l’Aquila allunga su Milano, la Virtus lo fa su Varese tornando a dominare l’area e a guadagnare secondi tiri con i rimbalzi offensivi. Librizzi è l’ultimo ad arrendersi, ma Nkamhoua finisce la benzina, Renfro finisce i falli, Alston trova qualche bel canestro e Kastritis capisce che è fatta. L’ultimo minuto serve a far mettere piede in campo a Bergamin e Villa: un modo per ringraziare tutti, ma i playoff non ci sono: 104-85.
Damiano Franzetti

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