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La prima “Openjobmetis all’americana”, giocatore per giocatore


simon89
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Dopo aver vissuto due stagioni incredibilmente travagliate, concluse con la salvezza dopo aver temuto a lungo di retrocedere, la Pallacanestro Varese si ripropone al via della Serie A di basket con un impianto societario e tecnico tutto nuovo. La rosa invece è stata rinnovata ma non stravolta, grazie alla conferma del gruppo italiano e di un solo straniero, Justin Reyes.

La Openjobmetis ha dichiarato fin da subito che squadra vuole essere, anzi lo ha fatto già a gennaio quando Luis Scola prese in mano le operazioni ingaggiando il g.m. Michael Arcieri e l’allenatore olandese Johan Roijakkers. Cambiata la guida in panchina (oggi c’è l’americano Matt Brase), non variano le direttive: giocatori rapidi, pronti a correre, aggressivi in difesa e portati a concludere le azioni in pochi secondi, magari in transizione o in contropiede. La coperta si accorcia sul piano fisico e proprio qui starà la scommessa della società e di Brase: far sì che i lati positivi siano superiori ai difetti anche con l’aiuto copioso dei dati, delle statistiche e del lavoro fitto sul miglioramento dei singoli giocatori.

La speranza di tutti i tifosi (e della stessa società) è che la Openjobmetis torni fin da subito ad affacciarsi ai playoff che mancano dal 2018: un’ambizione giusta da coltivare ma tutt’altro che semplice perché, sulla carta, almeno 6 posizioni di vertice sembrano già assegnate. Il primo step è senza dubbio quello di non soffrire come nei due anni recenti, tenersi lontana la zona bassa e cogliere qualche soddisfazione “piratesca” contro avversarie più attrezzate. Ora, però, concentriamoci sui giocatori: ecco il nostro classico schema di inizio campionato nel quale cerchiamo di descrivervi pregi e difetti degli undici uomini in biancorosso.

4 – Colbey ROSS (Play – 1,85 – 1998 – Usa)
▲– Al college di Pepperdine, Colbey ha un passato da leader e da stella. All’esordio in Europa, l’anno scorso, ha vinto il titolo seppure in una lega minore (in Repubblica Ceca). Alla Summer League di quest’estate si è messo in luce con la canotta di Portland proprio davanti agli occhi di Matt Brase. Rapido nel palleggio e nel cambio di velocità, capace anche di attaccare l’area a dispetto della taglia ridotta, abile a cercare il lungo in area, anche sopra al ferro. Il giovane play americano è stato preso “quasi a occhi chiusi” perché considerato adatto per l’impianto della nuova Openjobmetis.
▼– Nel pre-campionato Colbey non ha sempre fatto strabuzzare gli occhi: qualche forzatura, qualche palleggio “pompato” troppo a lungo, un tiro meno affidabile del previsto dall’arco dei 3 punti. Ruggine? Preparazione pesante? Può darsi, e lo speriamo, anche perché per diverse gare gli è mancato il partner in crime prediletto, Tariq Owens.

8 – Tomas WOLDETENSAE (Guardia-ala – 1,96 – 1998 – Ita)
▲– Pescato a sorpresa dall’A2 dove non stava facendo miracoli (a Chieti), “Wolde” si è rivelato un giocatore già pronto per il “piano di sopra” tanto da finire nel giro della nazionale di Pozzecco (ma la prima chiamata fu di Sacchetti). Versatile – può giocare in… tre ruoli e mezzo -, ottimo tiratore dall’arco, dotato di un buon bagaglio tecnico che gli permette di scegliere di volta in volta la giocata giusta, è caratterizzato da occhio e mani rapidissime nella difesa sull’uomo. Citofonare Luka Doncic, “scippato” da Tomas (in Italia-Slovenia) che poi andò a segnare in contropiede.
▼– L’impressione, a fine stagione, è stata che gli avversari abbiano imparato a conoscerlo e che abbiano iniziato a prendergli le contromisure. Dovrà essere pronto a variare e velocizzare il proprio gioco e ridurre ai minimi qualche passaggio a vuoto che talvolta – al tiro, nella gestione della palla, nella concentrazione – c’è stato.

10 – Giovanni DE NICOLAO (Play – 1,91 – 1996 – Ita)
▲– Should I Stay or Should I Go? Ha sempre dichiarato di voler restare a Varese per disputare la terza stagione del contratto e alla fine è rimasto con ruoli di responsabilità. Nell’era Roijakkers Denik ha ripagato la fiducia disputando diverse prestazioni ottime grazie alle sue doti di regista e di difensore aggressivo alle quali ha talvolta aggiunto buone prove realizzative. Con Owens, ma anche Caruso, può sbizzarrirsi nel servire palla vicino a canestro e scalare la classifica degli assistmen; con Ross dovrà trovare equilibrio e minuti eventualmente anche in coppia nei quintetti bassi.
▼– Cosa si sia detto con Scola e Arcieri non lo possiamo sapere ma ci pare strano che gli sia stato promesso un “posto da titolare garantito”, vista la presenza di Ross. Importante che Denik non si demoralizzi in questo senso perché il suo ruolo in squadra sarà importante al di là del minutaggio. L’altro tallone d’Achille è il tiro: nei (pochi) allenamenti aperti al pubblico aveva mostrato buone percentuali da fuori; non così però nelle amichevoli. Confidiamo sul player development che la società intende mettere in atto. Se Giovanni raddrizzasse la mira da fuori, moltiplicherebbe la sua pericolosità. 

12 – Justin REYES (Ala – 1,93 – 1995 – Usa/Pur)
▲– È ritornato dai Panamericani e dall’esperienza con la nazionale di Porto Rico tirato estremamente a lucido, come da accordi presi a giugno – ha rivelato Arcieri – con la società. Sa fare canestro in tanti modi: da tre punti, nel traffico, con azioni spettacolari. E sa anche andare bene a rimbalzo, magari senza grande continuità ma con efficacia. Dovrà giocare da ala forte ed è sottopeso per il ruolo, ma dopo aver superato il rapporto con Roijakkers, Justin non si spaventa di certo per qualche chilo in più degli avversari…
▼– La difesa non è solo stare davanti al proprio uomo, piegato sulle ginocchia, per evitare una penetrazione o un tiro frontale. La difesa è fatta di meccanismi, di posizionamento, di intuizioni ma tutte queste cose non sembrano abitare nel bagaglio tecnico di Reyes. Ricordate il canestro subito con Trento a pochi secondi dalla fine? Ecco, qualcosa di simile è avvenuto con Porto Rico, beffata dagli USA a fil di sirena dall’avversario diretto di Justin. Lavoro, insomma, ce n’è parecchio. L’altro dubbio riguarda la tenuta fisica in un ruolo – quello delle ali forti – dove partirà sempre con deficit di chili e centimetri: reggerà l’urto di una intera annata in Serie A?

13 – Matteo LIBRIZZI (Play – 1,80 – 2002 – Ita)
▲– Catapultato all’improvviso nel quintetto base da Roijakkers, Librizzi si è guadagnato minuti veri con la sua difesa aggressiva e sfrontata, anche contro giocatori di taglia ed esperienza ben superiori alla sua. Buon tiratore da fuori (ma ha margini), ha un atletismo notevole e la capacità di limitare errori marchiani e palle perse. In più, nel corso di una stagione infinita, ha fatto anche esperienza internazionale agli Europei U20 dove è stato tra gli azzurri più affidabili.
▼– Nonostante il buon lavoro fisico, il “telaio” di Matteo è per forza di cose ridotto e questo resta un limite sia quando deve contenere playmaker più stazzati, sia – ancora di più – sui tanti cambi difensivi che la Openjobmetis effettua. E poi, impressione personale: ci pare che “Libro” possa essere più efficace se usato “alla Roijakkers” (anche in quintetto, e comunque per mettere pressione pura) piuttosto che come quarto esterno tradizionale, con i suoi minuti da gestire.

18 – Nicolò VIRGINIO (Ala – 2,06 – 2003 – Ita)
▲– Alto, dotato di buona tecnica di base, capace di correre il campo e di colpire dalla distanza. Tra l’altro tira senza tante remore, a differenza di molti coetanei. Caratteristiche che fanno tenere in grande considerazione il giovane di Besozzo, ormai una presenza costante in prima squadra (vedremo se sarà impiegato anche in Serie B dove, nel caso, sarebbe uno dei punti di riferimento).
▼– Deve necessariamente costruire un’alternativa al tiro pesante che non è sempre affidabile, anche perché avvicinandosi a canestro (sui due lati) può migliorare anche il suo impatto a rimbalzo. In difesa paga dazio a livello di chili, con la sua struttura lineare e slanciata. Ha margine, deve lavorare tanto.

21 – Giancarlo FERRERO (Ala– 1,98 – 1988 – Ita)
▲– Bandiera vera, ormai, della squadra e della città dove ha preso casa, Giancarlo è chiamato per l’ennesima volta a fare da uomo spogliatoio ma anche a ritagliarsi spazi di gioco utili all’economia di squadra. In un basket con tanti possessi, avrà a disposizione diversi tiri a partita soprattutto dall’arco, zona dalla quale Gianca può colpire. Lo si è visto in qualche amichevole. Dovrà coprire le spalle a Reyes in ala forte e magari dargli qualche “indicazione pratica” su come provare a difendere contro avversari più grossi.
▼– Avesse un po’ più di continuità con quel tiro di cui parlavamo prima, diventerebbe un pericolo costante. Fisico e velocità sono normali, rispetto agli zompatori che si aggirano dalle sue parti: per contenerli, spesso, l’esperienza e la durezza non sono sufficienti. 

22 – Markell BROWN (Guardia-ala – 1,91 – 1992 – Usa)
▲– Se il connazionale Johnson è il primo attaccante designato, una sorta di assaltatore, Brown sembra il giocatore destinato a colpire con minore frequenza ma con maggiore peso specifico. In precampionato, ad esempio, si è preso alcune volte il tiro sulle sirene o è stato l’uomo (vedi Urania) che ha provato a dare l’esempio in momenti negativi. Ha una carriera notevole (NCAA di livello, scelta al draft, 113 partite NBA, assaggi di Eurolega ed Eurocup…) che dovrebbe essere una garanzia.
▼– Due cose da tenere d’occhio: Brown in attacco è ottimo se messo in condizione di tirare o di correre a canestro, ma ha poche soluzioni per “mettersi in proprio”. Necessario che Ross e Denik si ricordino anche di lui e non solo dei lunghi. E poi è il più “fumantino” con gli arbitri e già al Trofeo Lombardia ha perso le staffe: speriamo che le amichevoli siano servite a prendere le misure anche sotto questo aspetto.

30 – Guglielmo CARUSO (Pivot – 2,08 – 1999 – Ita)
▲– Lo scorso anno, in questo articolo, lo indicavamo come “ala-centro” perché ha buona mano da fuori e sembrava potersi allontanare dall’area per colpire. Nel frattempo però Willy si è trasformato sempre più in pivot: nel pitturato può sfruttare al meglio il proprio fisico sui due lati del campo e chiudere a canestro gli assist dei compagni, cosa puntualmente avvenuta in precampionato. Ha buon bagaglio tecnico, stazza, gioventù e conoscenza del basket internazionale. Da lui ci si aspetta una gran stagione.
▼– Lo scorso anno collezionò ben due fratture che ne rovinarono la prima annata in LBA. Da migliorare l’impatto a rimbalzo (non è certo un Cain) aggiungendo reattività ai suoi interventi e il posizionamento difensivo perché a differenza di Owens non ha l’atletismo per recuperare ritardi o mancate chiusure. Talvolta commette errori grossolani che sono un po’ tipici dei giovani lunghi e per questo appaiono più evidenti. 

41 – Tariq OWENS (Pivot – 2,06 – 1995 – Usa)
▲– Pivot filiforme ma con garretti esplosivi, dovrà mettere le sue qualità a disposizione della fase difensiva, prima di tutto. Perché “il ballerino” Tariq – appena parte la musica attacca a danzare – ha piedi rapidi per accettare i cambi con i piccoli e la verticalità per proteggere il canestro. Sembra rapido a correre il campo (ottimo, per andare in transizione) e pronto alle giocate sopra al ferro dove i play amano servirlo. Attenzione perché ha anche un’ottima mano al tiro e può colpire dalla media, se lasciato libero.
▼– Il primo dubbio è talmente palese che non serve nemmeno sottolinearlo. Può un pivot di 95-98 Kg reggere l’urto di un campionato tosto come la Serie A? E in seconda battuta: quando sarà a regime il vero Owens, che è rimasto ai box per oltre un anno prima di venire a Varese e che si è fermato per un guaio muscolare durante la preparazione? Da verificare anche il contributo a rimbalzo: dovrà garantire qualcosa in più di quanto fatto in carriera, altrimenti la OJM partirà sempre di rincorsa. Tagliafuori, Tariq, non solo balzi.

92 – Jaron JOHNSON (Ala – 1,98 – 1992 – Usa)
▲– Investimento monetario importante, il treccioluto Jaron avrà probabilmente il compito di essere la prima punta dell’attacco biancorosso. Già inserito nel “sistema Houston” cui si ispira Varese (ha giocato a Rio Grande Valley, squadra di sviluppo dei Rockets), Johnson sembra in grado di fare canestro in molti modi diversi: buon tiro, fisico strano ma movimenti agili, utili anche a cercare la giocata in velocità o a difesa schierata. Viene da un livello superiore (Saratov, Kazan) e dovrà aiutare la OJM ad innalzare il proprio ranking.
▼– Non ha paura a prendersi un certo numero di tiri per partita: bene, ma il rovescio della medaglia insegna che in questi casi c’è pericolo di esagerare (e nelle serate no di far crollare le percentuali). Più portato a seguire l’istinto rispetto alla tattica, potrebbe andare a sbattere in qualche situazione di basket più complessa.

Damiano Franzetti

 

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