Vi ricordate quei servizi di “Mai dire gol”, trionfali in avvio e malinconici alla fine in cui prima si mostravano le dichiarazioni roboanti del “colpo di mercato”, per poi far scorrere le immagini delle “prodezze” sul campo e infine ironizzare sul mezzo di trasporto usato per l’addio? Ecco, lo stesso si potrebbe fare oggi descrivendo la risoluzione contrattuale tra la Pallacanestro Varese e Stefan Moody.
Il playmaker e la società biancorossa si sono infatti accordati per interrompere un rapporto che ha vissuto momenti davvero difficili sul piano del gioco e dei risultati. Arrivato in estate per sostituire Elijah Mitrou-Long a un costo leggermente inferiore, eroe per una notte nell’amichevole contro Bergamo (squadra però di A2), il Treccia si è dimostrato uno dei peggiori acquisti stranieri dell’ultimo decennio, dove pure la concorrenza è stata parecchia in questo senso.
Il suo score in biancorosso è deprimente: 3,3 punti a partita in 15,3 minuti di media con il 17,9% al tiro da tre punti, 2,9 falli commessi e l’unico dato minimamente positivo alla voce assist (2,6). Numeri da principiante o da vecchia gloria, impastati anche con una certa difficoltà dal punto di vista mentale ad accettare una situazione poco comprensibile anche al giocatore stesso. Il peggio Moody lo ha toccato nel tris di partite Milano-Reggio-Trento quando ha realizzato un solo punto in 49′ totali tirando con 0 su 17 dal campo. E solo i problemi di salute dei compagni (Librizzi, Freeman) e il passaggio ai sei stranieri gli hanno permesso di restare un altro mese a Varese.
Ora la risoluzione permetterà alla Openjobmetis di avere un nuovo “slot” per un giocatore straniero da occupare e di conseguenza re-investire lo stipendio di Moody – si parla di circa 20 mila euro netti al mese, non c’è mai precisione in questi casi – nel nuovo acquisto. Non bisogna però credere che l’addio del numero 42 risolva i problemi, soprattutto all’indomani di una partita – quella con Udine – dove non si è salvato nessuno. La scelta di Moody inoltre rimane come una macchia sul mercato estivo e coinvolge sia i general manager – e la loro collezione di acquisti sballati – sia Kastritis che aveva le chiavi delle scelte al pari di Sogolow e Horowitz. Sta a loro riscattarsi: con Iroegbu hanno piazzato un bel colpo, ora ne serve un altro. Almeno.
Damiano Franzetti

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