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Sono Delas, faccio cose semplici


Mario Delas è pronto a fare la sua parte per cavalcare il momento magico dell'Openjobmetis. Il centro croato che ha preso il posto di Norvel Pelle nelle rotazioni di Attilio Caja, racconta così le sensazioni della sua prima settimana a Varese e le ragioni che lo hanno spinto a cambiare casacca durante la pausa per la Coppa Italia e le Nazionali. «Sapevo di venire in una società ottimamente organizzata e dalle grandi tradizioni - attacca - non ci ho pensato un attimo quando il mio agente mi ha esposto la possibilità di approdare a Varese: Capo d'Orlando ha dato il via libera e ho accettato al volo. Quando sono arrivato ho toccato con mano lo spessore di questo club: la prima settimana è stata utile per fare conoscenza con i compagni o lo staff tecnico. La squadra sta attraversando un ottimo momento, spero di poter entrare in fretta nel sistema e contribuire ad alimentare il momento positivo»

Rispetto a Pelle ha caratteristiche opposte, ma essendo giocatore di sistema inserirsi in una squadra che vive di organizzazione potrebbe essere relativamente facile?

«Sulla carta è cosi, poi non sempre il basket è una scienza esatta, ma farò del mio meglio per rendere le cose semplici. Apprezzo lavorare in squadre che giocano un basket organizzato e di sistema, credo di potermi adattare in fretta alle esigenze del coach: non ci sono state richieste specifiche da parte di Attilio Caja, conosco già quel che gli serve nel mio ruolo, l'unica richiesta è stata quella di integrarmi in fretta».

Cosa è cambiato nel passare dal ritmo di allenamento di una squadra che giocava campionato e coppa come Capo d'Orlando a quello di Varese senza impegni infrasettimanali?

«La prima settimana di lavoro è stata abbastanza diversa da quelle della parte precedente della stagione: giocando due volte a settimana visto l'impegno in Champions League che ci costringeva a viaggiare molto anche per ragioni logistiche era da settembre che non svolgevo una settimana di allenamenti completi. Il ritmo è stato molto intenso, magari servirà un minimo di tempo per adeguarmi ma arriverà anche quello».

Cosa è cambiato invece nel passare da uno spogliatoio dove l'ultima vittoria risaliva al 17 dicembre a quello di una Varese che non perde dal 14 gennaio?

«Ecco, così se poi non vinciamo la colpa sarà mia (in italiano, ndr)... Scherzi a parte, gli ultimi due mesi sono stati molto duri per tutto l'ambiente a causa della mancanza di vittorie; qui il clima è molto diverso ma da domenica vediamo cosa riusciremo a fare, siamo desiderosi di far vedere il nostro valore con l'auspicio di partire subito con un risultato positivo a Pistoia».

Che obiettivi si prefigge e cosa le ha raccontato di Varese Gianmarco Pozzecco suo ex tecnico?

«Gli obiettivi sono quelli della squadra, ma li focalizzeremo una partita alla volta: oggi penso solo alla trasferta di domenica, vedremo dove riusciremo ad arrivare a fine stagione. Il Poz? E stato molto positivo nei confronti di Varese, ma ha esordito dicendomi che per essere al suo livello nel passaggio tra Capo d'Orlando e Varese avrei prima dovuto segnare 30 punti a partita per poterne parlare. Come sempre scherzava...».

Giuseppe Sciascia


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