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Brescia scappa, Varese si inchina


simon89

È un meno sei che frega quello con cui la Openjobmetis viene fermata a Montichiari dalla sempre più capolista Germani Brescia. Il parziale contenuto che blocca Varese per la terza volta in stagione è sintomatico dell’unica verità che il match del PalaGeorge sussurra senza remore: la squadra di Attilio Caja non molla mai, non sbraca, cerca di restare con la testa nella partita fino a quando sente l’ultima sirena. Tutto ciò è indubbiamente positivo e servirà in futuro.

Per il resto il dubbio è quello, amletico che Shakespeare spostati, di sempre: quanto Brescia e quanto (quanto poco) Varese in un risultato mai davvero in discussione?

L’analisi in sei punti

Non diamo una sola risposta ma qualcuna in più, senza la pretesa di essere esaustivi.

La prima: i padroni di casa si confermano per la quarta giornata di fila una bellissima e promettente compagine. Il basket creato da Vitali (Luca), il basket segnato da Vitali (Michele), lo strapotere di Hunt, la fastidiosa “giovinezza” anche offensiva di Moss, che dall’altra parte individua in Waller il punto forte e gli tira una riga sopra per diversi tratti di gara.

La seconda: ben al di là degli individui, è la loro somma che intrappola i pretoriani dell’Artiglio, che rimangono invischiati nelle difese aggressive e fisiche, che nel primo tempo a volte si distraggono davanti all’ariosa manovra disegnata da Diana e messa in pratica dal talento dei suoi.

La terza: Varese, nel secondo quarto, si dimentica in panchina le uniche due qualità che gli possono dare qualche chance di successo, ovvero intensità e attenzione. La partita del PalaGeorge viene persa nei secondi 10 minuti, perché contro le squadre forti non puoi permetterti pause.

La quarta: Varese attacca male per almeno 20’, accontentandosi spesso del primo tiro utile trovato e mettendo in soffitta la pazienza. Ed è un male.

La quinta: con solo 5 conclusioni segnate su 28 da tre in 36 minuti, non vinci nemmeno contro il Casbeno.

La sesta e ultima: in un collettivo che prima cade insieme e poi tutto sommato insieme risorge in un ultimo quarto in crescendo, c’è un’assenza che fa rumore. È quella di Wells, sul parquet bresciano non playmaker, non finalizzatore, non difensore, non leader. In due parole: non utile. Questo, tutto questo, è stata Brescia-Varese 73-67. Punto.

La cronaca

L’inizio che ti aspetti. Brescia, con coach Diana che mette in quintetto Moss al posto di Moore per limitare Waller e Wells con tanta pressione sulla palla, attende Varese con l’alternanza zona-uomo (e Caja nel corso del primo quarto risponde con la stessa moneta) e con una buona dose di fisicità. La Openjobmetis ci mette un attimo ad ambientarsi, poi trova con Okoye, Ferrero e Waller i canestri che la mettono avanti al primo rilevamento (9-10 al 5’).

Dall’altra parte del campo i biancorossi sono come sempre connessi e attenti, anche se emerge il problema Hunt, uso a tirare spesso e volentieri in testa a Cain: quattro canestri del pivot di casa e diverse palle perse degli ospiti (5 in 10’, quasi tutte per infrazioni di passi) permettono alla Leonessa di chiudere il quarto in striscia e con un piccolo margine (17-13).

Non che la truppa di Caja si spaventi, o almeno sembra. Il rientro sul parquet dopo la pausa breve vive, per i biancorossi, della verve di un secondo quintetto (Pelle, Natali, Tambone, Hollis e Avra) che resta incollato alla Germani (21-21 al 13’). È che a poco a poco le sliding doors della partita lasciano sfuggire delle spifferi piuttosto indicativi: una bomba di Michele Vitali presa allo scadere dei 24” dopo una gran difesa, tanti rimbalzi offensivi rubati sotto il naso dagli avversari semplicemente perché la palla gli cade in mano, contropiedi buttati al vento dai viaggianti con palle perse banali.

Qui Wells e compagni hanno il torto marcio di fermarsi ad osservare la sfiga incombente senza porvi rimedio, venendo letteralmente travolti. In 7 minuti il parziale scritto da Brescia è di 20-4: Moss, Landry, Luca Vitali che trova quattro bombe per lui inusuali, e ancora Hunt piallano la Openjobmetis, anche perché Wells e sodali vengono completamente anestetizzati quando vanno sotto il canestro avversario, tra tiri sul ferro e azioni che si concludono con infrazioni di 24”. Al 20’ il tassametro è corso eccome: 45-27, -18.

Il fatto che il terzo quarto arresti l’emorragia (17-17 il parziale dei terzi dieci minuti) non significa che il paziente sia fuori pericolo. Ri-pronti e ri-via e Luca Vitali ri-prende ad insegnare basket, armando alternativamente il fratello Luca, Hunt e Landry: stavolta Varese (che si ripresenta senza Wells, bocciato da Caja) non resta a guardare, ma il massimo che riesce a fare è stare a consuntivo a ruota con le estemporaneità di Tambone, Natali e Okoye e purtroppo anche con un tiro dalla lunga che continua pesantemente a latitare (5/22 al 30’) e non permette nemmeno di sognare una vera rimonta ( 62-44 segna il tabellone alla terza sirena).

Nonostante l’esito della contesa ormai poco incerto, gli Artiglio Boys hanno il merito di non mollare sfruttando anche l’impercettibile calo degli avversari. Ne viene allora fuori un’ultima frazione tutto sommato positiva, che inizia con gli unici due segni di vita dell’intera partita di Wells e finisce con la scarica di punti di un Waller che finalmente trova spazio per segnare (8 punti in fila).

Lo fa quando è troppo tardi e senza che davvero sul palato sovvenga l’acquolina in bocca del recupero. Varese arriva lentamente fino a -6, ma lo fa solo quando suona l’ultima, inesorabile sirena.

Fabio Gandini

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