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Fallacci, simulazioni, proteste. Tutto lo sporco di Reggio Emilia


simon89
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Si dice che la miglior difesa sia l’attacco. Si dice. Il principio è stato pedissequamente messo in pratica dal duo Alessandro Frosini-Ivan Paterlini, rispettivamente ds e vicepresidente della Pallacanestro Reggiana, dopo la partita dell’altro ieri tra la Grissin Bon e la Openjobmetis, costituendo la classica goccia capace di far traboccare un vaso già pieno a seguito di quanto accaduto sul parquet.

Parola ai due: «È stata una partita sporca - attacca l’ex lungo di Virtus e Fortitudo Bologna - Loro (Varese ndr) sono una squadra che ti mette le mani addosso...». «E’ stata una partita bellissima - corrobora Paterlini - Rovinata dalla troppa aggressività dei nostri avversari... Mi auguro poi che la commissione arbitrale riveda la gara e tragga le sue conclusioni per migliorare». Addirittura?

Con buona pace della strana coppia (che dovrebbe mettersi d’accordo: partita sporca o bellissima?), i fatti - corroborati dalle immagini televisive - raccontano davvero un’altra storia, scritta dalla palese scorrettezza dei giocatori allenati da coach Max Menetti con la collaborazione di una terna arbitrale inqualificabile e disastrosa.

La sceneggiata di Della Valle

Cinque minuti e 40” sul cronometro del primo quarto. Dominique Johnson riceve palla da una rimessa in attacco, palleggia ma non fa i conti con le rapide mani di Amedeo Della Valle, che gli soffia la sfera e si appresta a correre verso il canestro avversario. La guardia biancorossa, vistosi “scippata” e nell’intento di evitare il contropiede, tira per un nanosecondo la canotta dell’avversario: fallo antisportivo. Sacrosanto, da regolamento.

Della Valle, però, appena percepisce la “tiratina” stramazza a terra, accentuando il tutto con un innaturale movimento della testa, come se fosse stato colpito da un fulmine.

Più che l’errore arbitrale, in questo caso emerge la vergognosa simulazione dell’azzurro di Ettore Messina, un atleta che dovrebbe smettere di rovinare la sua immagine con tali sceneggiate non nuove per il personaggio.

La sberla di Polonara

Quattro minuti e 40’’ sul cronometro del primo quarto. Al culmine di un’azione confusa, Pietro Aradori sbaglia un tiro vicino a canestro: Polonara e Kangur lottano a rimbalzo, l’ala di Ancona prende il tempo all’estone che lo trattiene per un braccio. Proprio mentre gli arbitri fischiano fallo, Polonara dà a Kangur un’autentica e violenta sberla sotto gli occhi dei direttori di gara, senza che il gesto (passibile sicuramente di antisportivo e ai limiti dell’espulsione diretta) venga sanzionato. Anzi: tecnico a Kangur che semplicemente accenna una reazione, venendo subito fermato da Avramovic, e a Caja, che protesta. La conseguenza sono quattro liberi a favore di Reggio che aiutano la formazione di casa a prendere il largo. «Squadra che ti mette le mani addosso...» Già...

Il fallo cattivo di Reynolds

Non è finita, a tal proposito. Cinque minuti e 12” sul cronometro dell’ultimo quarto. Eyenga attacca Della Valle spalle a canestro, si alza per tirare e subisce la manata di Reynolds arrivato in aiuto. L’americano colpisce fragorosamente il volto del congolese, in un gesto palesemente violento che sarebbe stato da punire con un altro antisportivo. Gli arbitri fischiano a malapena fallo. Il lungo reggiano va per scusarsi con Eyenga, che ovviamente non accetta: un intervento così sporco, sul +18 (69-51) Reggio Emilia, risulta assolutamente gratuito.

Tre episodi che hanno favorito la Grissin Bon e che ridicolizzano plasticamente le parole spese dai dirigenti reggiani. Ma c’è dell’altro: il match di domenica è disseminato di continue proteste dei giocatori di Menetti davanti a ogni decisione arbitrale avversa. Nel campo si distinguono per bravura gli italiani De Nicolao, Aradori e Cervi, con l’importante cammeo di Kaukenas che poi risulterà l’unico a vedersi sanzionare un fallo tecnico.

In poche righe ecco il campionario del brutto di essere Reggio, l’isola dei “panda” della pallacanestro italiana. Qualcosa di diverso per definizione, qualcosa cui tutto è concesso. Compresa - purtroppo - anche la possibilità di dire delle sesquipedali fregnacce.

Fabio Gandini

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