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Il doppio volto di Varese. Bella in casa, brutta fuori


simon89
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Dottor Jeckill e Mister Hyde in versione cestistica? Signore e signori, ecco a voi la Pallacanestro Varese versione 2017-18. O almeno questo si evince analizzando la differenza nettissima per la squadra di Attilio Caja fra il rendimento al PalA2A e quello esterno. Non si tratta soltanto del ruolino di marcia, confrontando le 3 vittorie casalinghe su 4 impegni a Masnago rispetto alle 3 sconfitte esterne su altrettante partite lontano dalla tana biancorossa. La certezza attorno alla quale Varese costruisce le sue fortune resta la difesa, che non presenta invece alcuno scostamento tra casa e trasferta (70.8 contro 70.7). Ma la qualità del gioco espresso in attacco è diametralmente opposta: davanti al pubblico amico, Ferrero e compagni sono uno dei migliori attacchi della A, il quinto, producendo 82,8 punti di media. Mentre in trasferta i biancorossi segnano solo 67,0 punti (quattordicesima assoluta), viaggiando a quasi 10 punti percentuali in meno nel tiro da 2 (53,6% contro 44,2%).

Quali le ragioni di questo rendimento così differente a seconda del fattore campo? Si tratta di una somma di concause, tra le quali prima di tutto non va sottovalutata la portata delle avversarie affrontate lontano da Masnago. Varese finora ha fatto visita alla prima della classe Brescia, alla seconda forza Milano e alla quinta Avellino, e dunque risultati e fatturato statistico sono logicamente legati al valore delle controparti. Poi c'è un aspetto tecnico indiscutibile: la squadra di Caja utilizza con più continuità e profitto l'arma del contropiede nella sua versione casalinga. Ciò è frutto di un atteggiamento differente nell'attitudine difensiva, ed è interconnesso alla terza ragione che porta ai dati attuali: davanti ai tifosi di casa Varese riesce ad essere più aggressiva e di conseguenza a trovare più occasioni per spingere sull'acceleratore. Fuori casa, invece, l'atteggiamento della retroguardia - a parità di efficacia - è più contenitivo che graffiante; ed allora, con meno opportunità in campo aperto, emergono quei limiti sul piano del talento puro tipici di una squadra operaia. Non a caso il giocatore di maggior classe ma meno "garra", ossia Damian Hollis, viaggia in assoluta controtendenza tra rendimento interno (8,0 punti in 18,5 minuti) e quello esterno (13,7 punti - top scorer assoluto - in 23,3 minuti).

D'altra parte Varese è una squadra nuova e con tanti giocatori all'esordio in Italia o in serie A; per certi versi naturale dunque che la spinta del PalA2A possa aumentare certezze ed energia di elementi che invece fuori casa hanno un approccio meno "ringhiante". E commettono errori banali - come accaduto domenica ad Avellino - per poca esperienza o precipitazione anche nelle poche occasioni in cui il motore del contropiede era riuscito ad accendersi. È un problema grave o irresolubile? Non in assoluto, considerando che l'obiettivo salvezza tranquilla andrà conquistato principalmente in casa. Certo, la sconfitta del PalaDelMauro lascia rimpianti per l'occasione perduta; se però Varese farà tesoro della lezione di domenica, i prossimi viaggi a Pesaro, Reggio Emilia e Brindisi - ad oggi le ultime tre della classe - potranno garantire risultati differenti rispetto alle sconfitte sui campi delle big per un totale di 11 punti di scarto in tre partite.

Giuseppe Sciascia

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