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Il ritorno del capitano


simon89

Giancarlo Ferrero non vede l’ora di tornare in campo dopo lo stop forzato a causa dell’infortunio alla caviglia destra riportato durante la pausa per Coppa Italia e Nazionali. Il capitano biancorosso vede finalmente la luce in fondo al tunnel dopo le assenze contro Pistoia e Trento. «Stare fuori è stato bruttissimo, ma finalmente è finita: la settimana scorsa avevo fatto qualcosina ma la caviglia era ancora un po’ gonfia e per Trento non ero arruolabile. Ora la penitenza si è conclusa: sto riuscendo ad allenarmi con gli altri e sarò pronto per domenica. Tengo a ringraziare i dottori, i fisioterapisti e il preparatore Marco Armenise per l’aiuto e la disponibilità che mi hanno dimostrato in questo periodo».

La sua assenza è risultata fatale nelle ultime due trasferte.

«Ma alla fine erano due partite difficili contro squadre che in casa danno il meglio; Pistoia è un ambiente caldissimo mentre Trento è in ottima forma come dimostrano le 4 vittorie consecutive. Mi sarebbe piaciuto dare un contributo, non è stato possibile ma non sono comunque state partite negative, anzi in diversi sprazzi ci siamo espressi a buon livello e siamo sempre stati attaccati».

Domenica torna Ferrero, ma soprattutto torna il fattore campo del PalA2A a ben 5 settimane dal trionfo contro Brescia: quanto è mancata la spinta dei tifosi?

«Il PalA2A ci è mancato tantissimo e non vediamo l’ora di ritrovare la sua atmosfera. Quando il palazzo è caldo e pieno ci divertiamo noi in campo e si diverte la gente in tribuna; cinque settimane di digiuno state lunghe, io poi avrò ancora più adrenalina con la voglia di rientrare. Si è creato un clima positivo con la squadra che gasa il pubblico e viceversa; la “Ola” che ho visto contro Brescia mi è rimasta impressa, l’avevo vista solo una volta in tre anni a Varese e mi dà ancora grande carica».

Varese lavora da lunedì per preparare l’impegno, la Sidigas ha giocato ieri a Minsk una dura battaglia in FIBA Cup: può essere un vantaggio?

«Concentriamoci su noi stessi pensando a giocare con il coltello tra i denti: se scendiamo in campo con la giusta fame ed aggressività sia in attacco che in difesa possiamo dire la nostra contro chiunque. Pensare ad una Avellino stanca per la coppa sarebbe presuntuoso; dedichiamoci alla necessità di mettere in campo le nostre energie. Vincere in casa dà una goduria particolare e ci darebbe energia per le ultime 8 partite; di certo non siamo appagati perché non c’è motivo per esserlo, il campionato è aperto in tutte le direzioni e vogliamo dare il massimo fino alla fine».

Intanto la conferma di Attilio Caja è stato un segnale evidente che l’identità attuale basata su intensità ed aggressività resterà tale anche nelle prossime due stagioni.

«Il messaggio è stato chiaro: ogni società attraversa periodi storici diversi, il marchio di fabbrica attuale della Pallacanestro Varese è basato su energia e voglia di lottare. Qui quando dai tutto sul campo la gente ti applaude anche se non vinci; personalmente sento mio questo tipo di identità, la risposta del pubblico e l’attaccamento che ha mostrato nei confronti della squadra indica che i tifosi hanno capito la situazione ed apprezzano il nostro stile di gioco».

Giuseppe Sciascia

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