L’Openjobmetis non impara dai propri errori. Prima sconfitta casalinga nella versione 2.0 con Iroegbu e Stewart per una Varese prima bellissima e poi mollissima, che sfida a “chi-segna-di-più” il miglior attacco della serie A, e chiude inevitabilmente concedendo il massimo bottino del 2025/26.
Davanti agli occhi del commissario tecnico dell’Italbasket Luca Banchi, la squadra di Kastritis ricalca per molti aspetti l’andamento “sinusoidale” della partita di Treviso: esalta e incanta nei 7-8 minuti in cui la difesa graffia e il ritmo si alza, con un break clamoroso di 33-10 a cavallo fra secondo e terzo quarto. Si passa dal 37-41 del 16’ al 70-51 del 23’ quando il ritmo generato dall’aggressività offre palloni d’oro ad Alviti (20 con 6/7 da 3 a metà gara). Ma dallo showtime allo sprofondo bastano due aggiustamenti tattici di Neven Spahija, che adegua l’assetto giocando con due ali e un lungo frontale: Varese smette di attaccare pagando la serata infelice di Iroegbu, ed è Venezia a piazzare un controbreak micidiale di 7-33 nella parte finale del terzo quarto.
Poi non aiuta un metro arbitrale che tutela pochissimo i biancorossi (8-22 in lunetta, primo fallo della Reyer dopo 11’15” del secondo tempo) acuendo gli errori per cattive scelte offensive contro una difesa orogranata senza più il “buco” Wiltjer. Ma è solo uno dei fattori che pesano nell’economia di una partita nella quale Varese paga dazio alla sua insostenibile leggerezza. Fisica prima di tutto, con Venezia che banchetta a rimbalzo e dentro l’area con medi e lunghi, complice l’uscita di scena di Moore (a riposo per tutto l’ultimo quarto) e i soli 9’ di Assui, sacrificato per cercare attacco. Ma anche mentale, perché passare dal più 19 del 23’ al meno 17 del 36’ è un segnale di preoccupante inconsistenza. Giocare solo a ritmo altissimo si può se si difende per 40 minuti; non basta riuscirci per soli 8’, per quanto abbaglianti, se non si possiede la durezza mentale necessaria per non disperdere in pochi minuti il pingue tesoretto costruito.
Il primo impatto contro una big boccia le ambizioni di una OJM che non sembra avere sufficiente consistenza nella sua attuale impalcatura. C’è modo di ripensare qualche strategia vista l’inconsistenza ormai acclarata di Freeman? Il derby di lunedì 26 gennaio al PalaLido contro un’Olimpia in serie positiva da sette turni – presente l’ex di turno Alberto Seravalli per “scoutizzare” gli avversari – dovrà dare qualche segnale diverso rispetto a una Varese che al netto di un arbitraggio poco “amico” si è specchiata troppo presto in se stessa, smettendo di fare quel che chiede Kastritis contro la peggior avversaria possibile. Che infatti ha segnato 53 punti in 12’ (dai 51 del 23’ ai 104 del 35’) quando l’OJM ha smesso di essere se stessa.
Giuseppe Sciascia

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