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La Corte d’Appello dell’Aquila ha assolto tutti e sette i membri della Commissione Grandi rischi che parteciparono alla riunione 5 giorni prima del sisma del 6 aprile. In primo grado Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Franco Barberi,Enzo Boschi,Mauro Dolce,Claudio Eva,Michele Calvi erano stati condannati a 6 anni per omicidio e lesioni colpose.

cominciamo a risolvere le piccole cose.

Tipo:rinchiudere i coniugi De Bernardinis che hanno chiamato il figlio Bernardo

  • 6 months later...
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Bocassini olè !!

QUEL CHE RESTA DELLE ''CENE ELEGANTI'' – LA CASSAZIONE HA FATTO A PEZZI L’IMPIANTO ACCUSATORIO DELLA BOCCASSINI CONTRO BERLUSCONI – LE FAMOSE CENE ERANO “DISINVOLTE E SPREGIUDICATE”, MA PAPI SILVIO NON SAPEVA CHE RUBY FOSSE MINORENNE – “NON C’È PROVA CHE BERLUSCONI ABBIA ABUSATO DELLA QUALIFICA DI PUBBLICO UFFICIALE”

Filippo Facci: “Non c’è fatto storico appurato dalla Cassazione che non potesse essere valutato nel corso di un’udienza preliminare che però a Milano non è stata fatta perché il gip concesse il rito immediato come se le prove fossero evidenti”….

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Berlusconi non sapeva che Ruby fosse minorenne: già lo suggeriva la logica - che però non fa giurisprudenza - ma ora si può leggerlo anche nella sentenza di assoluzione risalente al marzo scorso, le cui motivazioni sono note da ieri.

1) Secondo la Suprema Corte le cene di Arcore non erano tanto eleganti, anzi, erano «disinvolte e spregiudicate»: ma niente prova che Berlusconi sapesse che Karima El Mahroug era minorenne.

Non prima, almeno, di quel 27 maggio 2010 in cui lui chiamò la Questura di Milano per far presente che la ragazzina (arrestata) era nipote dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak - il che non era. Questo l’aveva già detto la sentenza d’Appello nel luglio 2014: l’aspetto fisico della ragazza e il suo comportamento «non tradivano minimamente l’età effettiva», senza contare che la tizia si attribuiva un’età «di volta in volta diversa, dai 19 ai 27 anni». Per dirla con la Corte d’Appello: la consapevolezza di Berlusconi è «una congettura non riscontrata da dati fattuali di precisa e univoca concludenza».

2) Nelle motivazioni si parla ancora de «l’ambivalenza» dei rapporti tra Emilio Fede e Silvio Berlusconi: «I sentimenti di amicizia che il primo nutriva verso il secondo non erano totalmente disinteressati, ma erano motivati anche da opportunità di ritorno economico, che si materializzavano nell’ambito di quel sistema di spregiudicati intrattenimenti presso Villa San Martino ad Arcore, a margine dei quali si approfittava anche della disponibilità del padrone di casa a soddisfare determinate richieste di aiuto da parte dei suoi amici».

Come a dire che Berlusconi, insomma, non pagava solo le ragazze: da qui «l’interesse personale ed utilitaristico di Emilio Fede ad alimentare e preservare il sistema delle disinvolte e spregiudicatè serate di Arcore», ma anche qui: «Nulla induceva ad accreditare l’ipotesi accusatoria secondo cui, in contrasto con i propri interessi, Emilio Fede avrebbe rivelato a Berlusconi la minore età della giovane marocchina».

tribunale-milano-sentenza-248773_tn.jpg AL TRIBUNALE DI MILANO PER LA SENTENZA BERLUSCONI RUBY

E pare, nell’insieme, un cattivo auspicio per quando il "Ruby bis" andrà in giudicato: i reati di Emilio Fede non vengono messi in dubbio. Ma è un altro processo mentre questo è chiuso, e il ricorso della Procura di Milano viene respinto in quanto «assolutamente generico e assertivo, limitandosi ad affermare che la frequentazione di donne minorenni da parte dell’imputato era notizia di dominio pubblico».

3) Poi c’è la faccenda della famosa telefonata di Berlusconi a Piero Ostuni, capo gabinetto della Questura di Milano (ai tempi) che si adeguò ai diktat del presidente del Consiglio con un atteggiamento «non consono a un dirigente della Polizia», diviso tra «timore riverenziale o autoindotto, timore di non sfigurare, mera compiacenza».

berlusconi-aula-processo-180255_tn.jpg BERLUSCONI IN AULA AL PROCESSO RUBY

La richiesta di Berlusconi di liberare la ragazza è stata vissuta da Ostuni come «un ordine cogente, dal lui avvertito come ineludibile», tuttavia per una condanna per concussione «è necessario dimostrare che il pubblico ufficiale ha abusato della sua qualità o dei suoi poteri, esteriorizzando un atteggiamento idoneo a intimidire la vittima, tanto da incidere negativamente sulla sua integrità psichica e sulla sua libertà di autodeterminazione». Ma di questo abuso «non vi è prova».

ruby-rubacuori-18-637066_tn.jpg ruby rubacuori (18)

4) Infine c’è, ultima ma non ultima, la questione del Berlusconi secondo il quale Ruby era la nipote di Mubarak: episodio celebre e che il pg della Cassazione nel marzo scorso definì «degno di un film di Mel Brooks, tutto il mondo ci ha riso dietro».

E sarà anche vero, ma secondo la Cassazione l’episodio non era una fonte di ricatto bensì una sparata come un’altra: «Non può concretamente ravvisarsi efficacia induttiva nel riferimento fatto dall’imputato all’asserita parentela della giovane con il presidente egiziano, circostanza rivelatasi, nel breve volgere di qualche minuto, falsa e quindi priva di qualunque idoneità ad ingannare il funzionario».

La sciocchezza della nipote - ma questo è fuori dalla sentenza - era dovuta al fatto che Ruby l’aveva sparata come tante altre (tipo cene ad Arcore con George Clooney, con un paio di ministre nude) a un certo punto aveva detto di essere figlia di una cantante che aveva un qualche grado di parentela con Mubarak; tra l’altro capitò per caso che Mubarak, memore della cantante in questione, distrattamente confermò.

Era una chiacchiera da bunga-bunga, non un tema da telefonata in questura: sicuramente. Resta il fatto che cala la tela sul più clamoroso caso di portineria sessuale mai sponsorizzato da una procura, con tutto il corredo di intercettazioni e sputtanamenti non necessari.

Non c’è fatto “storico” che non potesse essere valutato nel corso di un apposita udienza preliminare che a Milano non è stata neppure fatta: il gip concesse il rito immediato - il 15 febbraio 2011 - che di norma andrebbe concesso in base a «prove evidenti»: così evidenti, nel caso di Berlusconi, che n’è uscito assolto. Concussione aggravata: «Il fatto non sussiste». Prostituzione minorile: «Il fatto non costituisce reato». A parte sessanta milioni d’italiani, non l’immaginava nessuno.

Edited by ROOSTERS99
  • 1 year later...
  • 2 months later...
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Si parlava di Woodcock qualche giorno fa...

Facci, con garbo...:o:lol:

 

Woodcock, nemico di politici e vip che colleziona solo flop. E sognava di fare lo stilista...

13 Aprile 2017

Nota preliminare: non è che possono dirmi «occhio alle querele» e poi chiedermi il ritratto di uno come Henry John Woodcock: significa che non hanno capito. Le querele basta farle, e lui le fa. Se un magistrato arresta mille persone per genocidio ma poi ne condannano una sola per divieto di sosta - è solo uno stupido esempio - ufficialmente la sua inchiesta non è stata un flop. Non puoi scriverlo, o meglio: puoi, ma rischi.

Comunque: Woodcock ha fatto un sacco di flop (lo scrivo, amen) e per il resto è la vanità fatta persona. Tralasciamo i cenni biografici soliti (nato a, figlio di) e diciamo solo che è un napoletano di crescita. La prima volta che lo vidi era al ristorante del lido di Macchiatonda, a Capalbio, alle 13.30 di una domenica del 2007: giubbotto rosso, cappellino da baseball, lo sguardo autoriflesso di chi si sentiva al centro dell’inquadratura. La stampa italiana, che tende a far schifo, aveva appena dedicato ampi servizi alla sua moto, al suo cane e alla bistecca di vitella tagliata grossa, che gli piaceva tanto e che comprava da un certo macellaio di Potenza. A un cronista di Vanity Fair, testata dal nome azzeccatissimo, era bastato chiedere per ottenere, dal riservato Woodcock, immagini posatissime. Sulla copertina di Dipiù comparivano Woodcock e signora (discreto magistrato anche lei) e all’interno eccoti Woodcock in barca, in jeans, in cravatta, in toga, con la mamma, ancora con il cane, col padre, senza padre, sulla slitta. Tutte foto private e il titolo «Woodcock, la carriera e l’inchiesta dell’uomo che sta affascinando l’Italia». Su Panorama lo si vedeva poppante e poi quattordicenne in Croazia, poi ancora col cane.

«STA AFFASCINANDO L’ITALIA»
La stampa italiana è qualcosa che nel 2007 ti faceva sapere che Woodcock mangiava formaggini, arance, banane e soprattutto antipasto con ricotta, salame, mozzarella e caciocavallo. Però secondo Panorama - viva il pluralismo - preferiva fagioli e cozze, mentre Vanity Fair insisteva sugli strascinati e aggiungeva pasta e ceci. A Studio Aperto, su Italia Uno, nell’aprile 2007, Woodcock confessò che da giovane voleva fare lo stilista. Beh, a suo modo ce l’aveva fatta: era indubbiamente uno stilista del diritto come già gli avevano riconosciuto molti tribunali giudicanti. Le sue inchieste più note erano già state state una collezione di incompetenze territoriali, nomi altisonanti assolti, ministri prosciolti, richieste d’arresto ingiustificate, e poi archiviazioni, bocciature per il 70 per cento dei suoi ricorsi, più 6 milioni e 400mila euro spesi per tre anni di intercettazioni a Potenza. E dire che da scriverne seriamente non mancava: il primo flop risaliva al 2000, quando Woodcock imbastì un’inchiesta sulla Banca Mediterranea che diede un nulla di fatto. Poi il più noto “Vipgate” (2003) che coinvolgeva 78 persone e tra queste Franco Marini, Nicola Latorre, Maurizio Gasparri, Francesco Storace, il diplomatico Umberto Vattani, il cantante Tony Renis e la conduttrice tv Anna La Rosa. Accuse di ogni tipo (associazione per delinquere, corruzione, estorsione) ma poi l’inchiesta approderà a Roma e finirà archiviata. Poi l’inchiesta “Iene 2” (2004) su presunte connessioni tra politici lucani e mafia (51 arresti respinti) con tanto di ispezione mandata dal guardasigilli Roberto Castelli: fecero flop entrambe, l’inchiesta e l’ispezione.

Ed eccoci al mitico “Savoiagate”, quello che prese di mira Vittorio Emanuele di Savoia il quale tutto meritava, fuorché uno come Woodcock: finirà in nulla anche questa, e il reale verrà assolto con molti altri imputati. All’ex sindaco di Campione Roberto Salmoiraghi, arrestato e costretto alle dimissioni, fu riconosciuto un risarcimento di 11mila euro, mentre a Vittorio Emanuele, 40mila. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano giunse a chiedere al Csm notizie di questo Woodcock. Uh, abbiamo dimenticato l’inchiesta sull’Inail: furono prosciolti tutti i parlamentari che aveva inquisito e rispediti al mittente una sessantina di arresti, compresi due deputati e il presidente della Camera penale della Basilicata, poi scagionato e uscito di galera in tempo per diventare difensore di Vittorio Emanuele. Là è tutto un po’ aggrovigliato.

FAN DI PASOLINI E SALINGER
Forse è per questo che, più di queste cose, nel 2007, la stampa italiana spiegava che quando c’era Montalbano in tv, la sera, Woodcock usciva anzitempo dall’ufficio. Spiegava che gli piaceva anche Distretto di Polizia. Che sul suo comodino c’erano libri di Salinger, Pasolini ed Erri de Luca. Che il rapporto tra Woodcock e la giornalista Federica Sciarelli (con la quale fu immortalato in varie situazioni) era solamente di tipo professionale. Notizie importanti. E le ispezioni ministeriali, spedite a Potenza dall’allora guardasigilli Clemente Mastella, in fondo, di notizie non ne trovarono molte di più. I giornali invece sì, anche perché la nuova inchiesta glamour “Vallettopoli” era fantastica: la soubrette Elisabetta Gregoraci, il portavoce di Gianfranco Fini Salvatore Sottile, e Lele Mora, Fabrizio Corona, l’allora ministro Alfredo Pecoraro Scanio, poi vabbeh, l’inchiesta approdò a Roma per legittima competenza e videro che non c’era nulla: però c’eravamo divertiti, no? Morto un processo nel silenzio, tanto, i giornali già si lanciavano su sempre nuove inchieste: allora come oggi. Woodcock fece anche un’inchiesta sulla massoneria (mancava) ma per una volta fu lui stesso a fare marcia indietro per inconsistenza dell’accusa. Miracolo. Sta di fatto che Woodcock aveva raggiunto la quota di 210 innocenti accusati senza fondamento - fu calcolato - con una media di 15 all’anno a partire dal 1996.

Poi si trasferì a Napoli (2009) e con lui il suo metodo. Nel 2011, quando uscì il primo numero del Fatto Quotidiano, il primo titolo di prima pagina fu: «Indagato Gianni Letta»: e naturalmente era innocente. Indovinate di chi era l’inchiesta. Fecero rumore, dunque, le intercettazioni dell’indagine cosiddetta P4, un «sistema informativo parallelo» allestito dal mediatore Luigi Bisignani. Alfonso Papa (Pdl) fu clamorosamente svenduto dal Parlamento e divenne il primo parlamentare italiano a finire in carcere per dei reati non violenti: anche se, dopo 157 giorni di galera, fu scarcerato dal Tribunale del Riesame e poi anche dalla Cassazione, che di passaggio sancì che l’associazione P4 non esisteva.

Poi? Poi è finito lo spazio - qui - ma non i flop - ovunque. Ci sarebbe da dire anche sull’inchiesta sulla Guardia di Finanza avviata da Woodcock nel 2014: limitiamoci al destino del generale Vito Bardi, già indagato da Woodcock nell’inchiesta “P4” (innocente) e nuovamente archiviato il 4 aprile scorso per «insussistenza di ogni ipotesi di illecito». Bardi non era neppure stato mai ascoltato né aveva avuto la possibilità di conoscere i suoi accusatori. Carriera distrutta lo stesso: diversamente da quella del magistrato che l’aveva accusato due volte. In tribunale, comunque, Woodcock ha ottenuto anche delle vittorie: per le querele che ha sporto. Eccoci candidati a suoi nuovi mirabolanti successi.

di Filippo Facci

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al di la che facci totalizza un punteggio molto alto nella scala giornalistica che va da zero ad andrea scanzi, cazzodilegno ha portato a casa solo dei gran pali... altro che manie di protagonismo

  • 2 months later...
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Binda ha un alibi, due testimoni confermano.

Saperle prima le cose.

Ohps

Edited by Ponchiaz

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