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Intercettazioni a strascico. Condannato De Magistris

Abuso d’ufficio: 15 mesi al sindaco di Napoli, ex pm dell’inchiesta Why Not
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ANSA

Luigi De Magistris, primo cittadino di Napoli, ha lavorato come magistrato a Napoli e a Catanzaro

25/09/2014

guido ruotolo

Fu questo giornale, il 4 ottobre del 2007, a svelare l’esistenza di un immenso archivio di utenze telefoniche, tabulati, anagrafici, insomma dati sui titolari dei cellulari di mezza Italia che contava.

Si ipotizzavano migliaia di utenze, in realtà ne furono accertate oltre tredici milioni. Ministri, sottosegretari, parlamentari, ufficiali degli apparati di sicurezza, magistrati. Scoppiò uno scandalo, e sul banco degli imputati - alla fine dell’indagine dell’allora colonnello del Ros Pasquale Angelosanto - finirono il pm di Catanzaro Luigi De Magistris, poi diventato sindaco di Napoli, e un vicequestore di polizia, consulente informatico delle procure che contano in Italia, Gioacchino Genchi.

Sette anni dopo, quella che Michele Santoro definì in diretta nella sua trasmissione una «polpetta avvelenata» (lo scoop della Stampa) ha trovato conferma nella sentenza del Tribunale di Roma: un anno e tre mesi di condanna per i due imputati Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi. Accusati di abuso d’ufficio per aver violato la legge Boato, che stabiliva che per avere un tabulato telefonico di un parlamentare occorreva l’autorizzazione del Parlamento. E si sono costituiti come parti civili Romano Prodi, Francesco Rutelli, Sandro Gozi, Clemente Mastella, Giancarlo Pittelli, Antonio Gentile. Tutti parlamentari. Anzi fu proprio l’avvocato Pittelli, allora di Forza Italia, a presentare denuncia alla Procura di Roma depositando le carte della inchiesta «Why Not» di De Magistris.

Sembra passato un secolo. Un pm napoletano in servizio a Catanzaro indaga sui palazzi, sul malaffare tra politica, logge massoniche, faccendieri. Le inchieste in realtà sono due, ma si fondono, si intrecciano almeno nel lavoro di raccolta dati da parte del consulente Genchi: Why Not e Poseidon. Appalti, affari, assunzioni. Ci sono tutti alla festa del malaffare. Anzi, all’inizio De Magistris punta i suoi cannoni sulla giunta regionale di centrodestra dell’ex procuratore generale di Catanzaro, Giuseppe Chiaravalloti. Poi apre il fuoco contro il governatore del centrosinistra, Agazio Loiero.

Why Not arriva a Palazzo Chigi, al premier Romano Prodi. E l’inchiesta che era partita indagando su una società riconducibile ad Antonio Saladino, il braccio imprenditoriale di Comunione e liberazione, decolla creando attese, polemiche. Spaccando il Paese. Tanto teso era il clima, che poi lo stesso De Magistris finì sotto procedimento della Disciplinare del Csm e fu punito. Tanto incomprensibile lo scontro sotterraneo, che addirittura gli strascichi del dopo De Magistris portarono un ufficio giudiziario (la procura di Salerno) a far circondare, perquisire uffici e abitazioni di magistrati del Tribunale di Catanzaro, acquisendo d’imperio gli atti delle inchieste che promettevano sfracelli.

A proposito, le due inchieste si sono perse nel tempo. Molti indagati non sono stati neppure portati a processo. Gli altri in pratica quasi tutti assolti.

L’ex Torquemada-Masaniello, Luigi De Magistris, è sconfortato: «La mia vita è sconvolta. Ho subito la peggiore delle ingiustizie. Rifarei tutto». Si era difeso nel processo, De Magistris. Che sembrava aver convinto il pm Roberto Felici - che aveva chiesto la sua assoluzione quando ha scaricato ogni responsabilità su Gioacchino Genchi. Intanto negando di sapere che quelle utenze per le quali il consulente voleva acquisire i tabulati fossero di parlamentari.

Ricorda un inquirente che ha studiato il «metodo» di lavoro dell’accoppiata Del Magistris-Genchi: «Il consulente inviava via mail una richiesta di acquisizione di dati telefonici senza specificare i motivi della richiesta né le generalità dei titolari delle utenze fisse o dei cellulari. De Magistris firmava e basta». In sostanza, Genchi partendo da una utenza di «interesse» chiedeva i tabulati telefonici degli interlocutori di quella utenza. Insomma, anche l’attuale presidente del Senato, Piero Grasso, è finito sotto la lente di Genchi. Anche l’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu o l’ex sottosegretario all’Interno Marco Minniti. Un elenco sterminato. Un «metodo» di lavoro scoperto anche grazie a questo giornale e adesso censurato da una condanna di primo grado.

lastampa.it

Edited by ROOSTERS99
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Intercettazioni a strascico. Condannato De Magistris

Abuso d’ufficio: 15 mesi al sindaco di Napoli, ex pm dell’inchiesta Why Not
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Luigi De Magistris, primo cittadino di Napoli, ha lavorato come magistrato a Napoli e a Catanzaro

25/09/2014

guido ruotolo

Fu questo giornale, il 4 ottobre del 2007, a svelare l’esistenza di un immenso archivio di utenze telefoniche, tabulati, anagrafici, insomma dati sui titolari dei cellulari di mezza Italia che contava.

Si ipotizzavano migliaia di utenze, in realtà ne furono accertate oltre tredici milioni. Ministri, sottosegretari, parlamentari, ufficiali degli apparati di sicurezza, magistrati. Scoppiò uno scandalo, e sul banco degli imputati - alla fine dell’indagine dell’allora colonnello del Ros Pasquale Angelosanto - finirono il pm di Catanzaro Luigi De Magistris, poi diventato sindaco di Napoli, e un vicequestore di polizia, consulente informatico delle procure che contano in Italia, Gioacchino Genchi.

Sette anni dopo, quella che Michele Santoro definì in diretta nella sua trasmissione una «polpetta avvelenata» (lo scoop della Stampa) ha trovato conferma nella sentenza del Tribunale di Roma: un anno e tre mesi di condanna per i due imputati Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi. Accusati di abuso d’ufficio per aver violato la legge Boato, che stabiliva che per avere un tabulato telefonico di un parlamentare occorreva l’autorizzazione del Parlamento. E si sono costituiti come parti civili Romano Prodi, Francesco Rutelli, Sandro Gozi, Clemente Mastella, Giancarlo Pittelli, Antonio Gentile. Tutti parlamentari. Anzi fu proprio l’avvocato Pittelli, allora di Forza Italia, a presentare denuncia alla Procura di Roma depositando le carte della inchiesta «Why Not» di De Magistris.

Sembra passato un secolo. Un pm napoletano in servizio a Catanzaro indaga sui palazzi, sul malaffare tra politica, logge massoniche, faccendieri. Le inchieste in realtà sono due, ma si fondono, si intrecciano almeno nel lavoro di raccolta dati da parte del consulente Genchi: Why Not e Poseidon. Appalti, affari, assunzioni. Ci sono tutti alla festa del malaffare. Anzi, all’inizio De Magistris punta i suoi cannoni sulla giunta regionale di centrodestra dell’ex procuratore generale di Catanzaro, Giuseppe Chiaravalloti. Poi apre il fuoco contro il governatore del centrosinistra, Agazio Loiero.

Why Not arriva a Palazzo Chigi, al premier Romano Prodi. E l’inchiesta che era partita indagando su una società riconducibile ad Antonio Saladino, il braccio imprenditoriale di Comunione e liberazione, decolla creando attese, polemiche. Spaccando il Paese. Tanto teso era il clima, che poi lo stesso De Magistris finì sotto procedimento della Disciplinare del Csm e fu punito. Tanto incomprensibile lo scontro sotterraneo, che addirittura gli strascichi del dopo De Magistris portarono un ufficio giudiziario (la procura di Salerno) a far circondare, perquisire uffici e abitazioni di magistrati del Tribunale di Catanzaro, acquisendo d’imperio gli atti delle inchieste che promettevano sfracelli.

A proposito, le due inchieste si sono perse nel tempo. Molti indagati non sono stati neppure portati a processo. Gli altri in pratica quasi tutti assolti.

L’ex Torquemada-Masaniello, Luigi De Magistris, è sconfortato: «La mia vita è sconvolta. Ho subito la peggiore delle ingiustizie. Rifarei tutto». Si era difeso nel processo, De Magistris. Che sembrava aver convinto il pm Roberto Felici - che aveva chiesto la sua assoluzione quando ha scaricato ogni responsabilità su Gioacchino Genchi. Intanto negando di sapere che quelle utenze per le quali il consulente voleva acquisire i tabulati fossero di parlamentari.

Ricorda un inquirente che ha studiato il «metodo» di lavoro dell’accoppiata Del Magistris-Genchi: «Il consulente inviava via mail una richiesta di acquisizione di dati telefonici senza specificare i motivi della richiesta né le generalità dei titolari delle utenze fisse o dei cellulari. De Magistris firmava e basta». In sostanza, Genchi partendo da una utenza di «interesse» chiedeva i tabulati telefonici degli interlocutori di quella utenza. Insomma, anche l’attuale presidente del Senato, Piero Grasso, è finito sotto la lente di Genchi. Anche l’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu o l’ex sottosegretario all’Interno Marco Minniti. Un elenco sterminato. Un «metodo» di lavoro scoperto anche grazie a questo giornale e adesso censurato da una condanna di primo grado.

lastampa.it

Bene così

Rispettiamole sempre le sentenze però...eh? :P

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"Mi attaccano poteri forti, ma non mi dimetto !"

" Lascino i giudici !!"

Mi ricorda qualcuno/qualcosa ..... :g[1]::g[1]::doh[1]:

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De Magistris, la fine di un’epoca

27 settembre 2014

Una prece per il partito giustizialista italiano. Un sentito pensiero per i fanatici della società civile. Un saluto a mai più rivederci per quelli della superiorità morale, delle manette facili, dei processi mediatici. E un consiglio amichevole, davvero, a Marco Travaglio, anche se da un giornale clandestino, come ci considerano lui e D’Alema: torna a fare il tuo mestiere, che lo sai fare bene; perché invece la stagione da regista dei movimenti e da king maker di nuovi leader è finita, ed è finita maluccio. È stato bello finché è durato, con le folle eccitate dal sangue dei politici corrotti e commosse dall’aura di santità dei cavalieri del giusto. Ma è una storia del passato, e quando finirete di accoltellarvi fra voi lì al Fatto quotidiano ripensate a come far rivivere la vostra grande (seriamente, grande) impresa giornalistica su altre basi; meno friabili delle inchieste di De Magistris; meno pompose delle promesse della Spinelli; meno furbe delle buste paga di Maltese; meno gonfie delle ambizioni di Ingroia; meno distratte delle amicizie di Di Pietro; meno schizofreniche dei diktat di Grillo.

Noi qui siamo un po’ inquinati, magari corrotti, perché seguiamo da vicino i partiti, i politici di professione, il lavoro la fatica e gli errori di chi amministra e di chi governa. Perché veniamo da un’era (finita, male e meritatamente) di finanziamenti pubblici alla politica e al giornalismo politico, e cerchiamo di uscirne con dignità.

Guarda caso però, proprio la dignità finisce per fare la differenza.

Tra uno come Vasco Errani e uno come Gigi De Magistris, per esempio. Un politico di professione e un eroe delle piazze televisive. Un bravo presidente di Regione e un cattivo sindaco. Il primo colpito da condanna in appello che inverte un’assoluzione, il secondo da una condanna in primo grado figlia della conduzione dissennata di un’inchiesta che ebbe grande impatto sulla politica italiana e sulla carriera del pm, ma zero riscontri penali. Errani se ne va all’istante, nonostante appelli a restare e attestati di onestà. De Magistris fa una figuraccia planetaria, resiste a ogni sollecitazione, rimane attaccato al posto, arriva a chiamare «delinquenti» i suoi ex colleghi. Gli serve a poco il soccorso di Travaglio: ottanta righe per dimostrare che è un perseguitato, dieci per dire che purtroppo deve dimettersi lo stesso.

È la vera fine di un’epoca. Finalmente non contano più le etichette appiccicate a priori sui ladri e sui probi ma i valori personali, i comportamenti concreti, l’onestà profonda non presunta. Stefano Bonaccini, altra vicenda di politico di professione, sa di essere a posto, lo dimostra, non si fa stroncare dal sospetto, se ne libera. Travaglio dopo avergli dato del ladro non gli restituisce l’onore né mai lo farà, ma ci penseranno gli emiliani e questo conta un milione di volte di più.

Lentamente, a fatica, la giustizia può tornare a essere giustizia. Per i giustizieri è ora di tornare a casa.

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De Magistris prima e dopo

3 ottobre 2014

Martedì sera, intervistato da Giovanni Floris su La7, l’ex sindaco Luigi de Magistris ha detto che prima di avviare le sue indagini più famigerate (Why not, Poseidone, Toghe lucane) era un magistrato più che stimato: dopodiché è diventato «il Riina dei magistrati». Ora, qui di seguito, faccio due cose: la prima è una ricognizione in tutti i procedimenti architettati da De Magistris prima appunto delle sue inchieste più note, la seconda è una personalissima sintesi dei suoi primi due anni da sindaco. È parziale come tutte le sintesi, ma almeno c’è, e io, tante altre, non ne ho viste.

***

1) Luigi De Magistris fu nominato magistrato di tribunale l’8 luglio 1996 e giunse a Catanzaro quell’anno stesso. Vi rimarrà 4 anni. Il primo procedimento di cui si ha notizia riguarda una contestazione per evasione fiscale a un impresario funebre che però muore prima del rinvio a giudizio. I parenti si oppongono all’archiviazione e all’udienza preliminare riescono ottenere il proscioglimento: «Il fatto non sussiste».

2) Di seguito De Magistris ipotizza illeciti finanziamenti della regione Calabria per 8 strutture alberghiere: 54 indagati tra i quali vari assessori. C’è anche Giuseppe Nisticò, presidente della Regione, e l’avvocato dello Stato Aldo Stigliano. Quest’ultimo viene prosciolto in udienza preliminare. Per il filone hotel Sibari, vengono prosciolti tutti gli imputati perché «il fatto non sussiste». Nisticò e famiglia sono prosciolti anche loro. Il fratello del presidente regionale viene inquisito da De Magistris anche per falso ideologico e sottrazione di beni sequestrati: prosciolto dal gup. Filone hotel Marina di Bruni e Marina di Marchese, finanziati dall’Unione europea: 18 imputati (compreso un comandante di polizia, un assessore all’ambiente, il capo di gabinetto regionale) vengono assolti in primo grado e anche in Appello, nel 2008.

3) Inchiesta 1471/96 sulla cosiddetta «clinica degli orrori»: ne fanno le spese 21 incensurati di una clinica privata con accuse turpi. Violenza contro un centinaio di malati mentali, omicidio, favoreggiamento di latitanti, falsi certificati per esonerare dei figli di mafiosi dal militare, sequestro di persona. Clamore mediatico, La vita in diretta (Raidue) si sofferma per settimane. Tutto era fondato sulle confidenze rese a De Magistris da un ex infermiere. Tra gli arrestati un primario già medico militare pluridecorato con diverse missioni all’estero alle spalle, medico legale nella stessa Procura che l’aveva arrestato, gravemente infartuato dopo la carcerazione. De Magistris, a un anno dal primo arresto, lo incarcerò una seconda volta e tentò di coinvolgere anche Giuseppe Chiaravalloti, avvocato generale presso la Corte d’Appello e futuro presidente della Regione: ma il procedimento che lo riguarda, dopo varie intercettazioni telefoniche, finirà in nulla. L’udienza preliminare dell’inchiesta «clinica degli orrori» sfocia in una sentenza di non luogo a procedere per tutti: De Magistris impugna la sentenza, ma nel gennaio del 1999 la Corte d’Appello conferma i proscioglimenti. La vicenda si inerpicherà in un totale di 11 processi in 10 anni, e alla fine saranno assolti tutti gli imputati tranne uno: l’infermiere che aveva fatto da confidente di De Magistris. Il cardiopatico Bonura e il trapiantato di fegato Salvatore Moschella, invece, riceveranno 50mila e 180mila euro per ingiusta detenzione. La clinica, sputtanata, sarà ceduta. La Corte d’Appello liquiderà ingenti riparazioni anche per gli altri.

4) Prima inchiesta di De Magistris sulla massoneria. Il pm ipotizza che un gruppo di «muratori» si riunisca ogni venerdì per tramare contro la regione Calabria: vengono inquisiti in 31 per violazione della legge Anselmi e truffa e associazione per delinquere eccetera. Poi gli inquisiti restano 6. In udienza preliminare verranno tutti prosciolti perché «il fatto non sussiste».

5) Inchiesta 174/97 contro 5 assessori comunali accusati di abuso d’ufficio, tra essi la madre di un giudice di Catanzaro, dove lavora De Magistris. Vengono tutti prosciolti alla fine del 1997 perché «il fatto non sussiste» e per «assoluta inconsistenza dell’accusa». De Magistris ricorre fuori tempo massimo. Tra le accuse c’era quella di aver fatto una riassunzione in Comune con una delibera irregolare: ma a stabilire che era regolare c’era già una sentenza del Tar del settembre 1995. Ma De Magistris aveva proceduto lo stesso.

6) Inchiesta 609/96 sulla costruzione del nuovo palazzo di giustizia di Catanzaro: 17 indagati e «tentativo di abuso d’ufficio» e «tentativo di truffa aggravata» ipotizzati per tre personaggi che implicano la complicità dei vertici della magistratura catanzarese. Si ipotizza un ruolo della massoneria. Il sequestro del palazzo in costruzione viene subito revocato dal Tribunale della libertà. Viene coinvolto il procuratore Generale Giuseppe Chiaravalloti che sarà prosciolto in udienza preliminare e anche in Appello. Per quanto riguarda l’inchiesta sul nuovo palazzo di giustizia, 14 indagati vengono archiviati e tre (febbraio 1998) vengono prosciolti perché «il fatto non sussiste». De Magistris fa appello: respinto. Allora De Magistris trasmette alla Procura di Messina (competente su Reggio Calabria) una nota dove si ipotizzava che Chiaravalloti avesse rivelato dei segreti d’ufficio: archiviata. Dalla sentenza si evince che le indagini su Chiaravalloti erano cominciate quando era ancora avvocato generale a Catanzaro, cioè nella stessa sede giudiziaria dove operava De Magistris: una procura aveva indagato su se stessa.

7) Breve inchiesta con l’accusa di falso contro alcuni farmacisti comunali che, a dire di De Magistris, non avevano obliterato alcune fustelle, ossia i talloncini dei prezzi presenti sulle scatole dei medicinali: verrà fuori che i farmacisti non avevano potuto obliterare le fustelle perché proprio De Magistris, per un altro procedimento, aveva sequestrato l’apparecchietto per l’obliterazione. Archiviato tutto.

8) Inchiesta Artemide che porta all’arresto per corruzione dell’assessore regionale all’Ambiente. Tre mesi di carcere, ma il processo non ci sarà per intervenuta prescrizione.

9) De Magistris nel settembre 2003 chiude le indagini sul sindaco di Catanzaro (e altri) accusato di svariati reati come falso, abuso d’ufficio e concussione. Nel gennaio 2008 tutti gli imputati (compreso il sindaco e il comandante dei vigili) vengono assolti perché «il fatto non sussiste». Dalla sentenza si apprende che De Magistris ha condotto indagini «in modo poco distaccato e obiettivo… senza procedere ai necessari approfondimenti investigativi». De Magistris ricorre in appello, ma la sentenza viene confermata.

10) Inchiesta su irregolarità negli esami di procuratore legale: risulta evidente che, su 2301 partecipanti, 2295 avevano copiato. De Magistris però non riesce a dimostrarlo e il procedimento finisce in nulla.

11) Inchiesta su due villaggi turistici a Botricello (Catanzaro, 2003) ai danni di 18 persone, 4 anni di sequestro, finanziamento europeo che va perduto. Nel maggio 2007 il gup proscioglie tutti i malcapitati, e ne cita semmai la «condotta corretta e trasparente». Altri due sequestri (2004) riguardano i cantieri per le strutture di Davoli Marina e di Berenice: secondo il pm la concessione edilizia (n. 15 del 23/5/2003) è irregolare, ma il Tribunale della libertà revoca il sequestro per insussistenza dei presupposti e la cosa è definitiva perché De Magistris non ricorre. Rimangono i danni, ma sempre meno gravi di quelli per il sequestro di Marinagri, grande comprensorio che prevedeva un porto marino e imponenti strutture. Il magistrato tenta di sequestrarlo una prima volta nel 2007, ma il Tribunale della libertà e la Cassazione rispondono picche. De Magistris ottiene ugualmente il sequestro ipotizzando violazioni del Piano idrogeologico, anche se la competente l’Autorità di bacino l’aveva ritenuto regolare. 1726 lavoratori devono fermarsi per più di un anno (senza contare i 293 acquirenti italiani ed esteri) ma De Magistris non concluderà l’inchiesta perché si candiderà alle Europee nel 2009. A Policoro, dove vivono centinaia di famiglie investite dal sequestro di Marinagri, si costituisce una «Associazione vittime di De Magistris».

12) All’inizio del 2004 De Magistris prova a sequestrare un intero ospedale regionale, il Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, ma il gip respinge la richiesta. Il pm chiede l’arresto di 10 persone per associazione per delinquere in relazione a un appalto di lavanderia: il gip concede le manette solo per 3. Il 24 febbraio De Magistris si dispone da solo il sequestro, facendolo controfirmare a un altro magistrato. Arrivano le telecamere di Ballarò (11 marzo) e al caso è dedicata quasi un’intera puntata. Poi il Tribunale della libertà revoca il sequestro ed evidenzia macroscopici errori di diritto: De Magistris non ricorre neppure. Il procedimento finirà a Roma per competenza, e nel luglio 2007, dopo aver giudicato inutilizzabili tutte le intercettazioni, è non luogo a procedere per tutti. Prosciolti. Altri due filoni sanitari finiranno con archiviazioni.

13) Inchiesta sul presidente della regione Agazio Loiero, accusato di vari reati legati a forniture mediche all’ospedale di Catanzaro. Nel febbraio 2008 è accolta la richiesta di non luogo a procedere avanzata da un pm che ha sostituito De Magistris, che è in ferie. La sentenza non viene impugnata.

14) De Magistris manda ad arrestare 57 persone con un’accusa da brivido: associazione per delinquere finalizzata all’introduzione di clandestini da avviare alla prostituzione e al traffico d’organi. Gli arresti, d’urgenza, non passano neanche dal giudice. Tra gli ammanettati una stimata professoressa catanzarese già protagonista di iniziative nel mondo del volontariato: l’accusa si tradurrà nell’aver assunto una badante clandestina per la madre morente, eventuale reato che, notò il gip, non prevedeva neppure il carcere. Manco a dirlo, le assoluzioni con formula piena furono la regola per «totale assenza di prove».

15) Nel 2004 De Magistris arresta 6 persone (anche due ex deputati e un giornalista) e ne indaga 34 tra prefetti, sottosegretari, assessori, consiglieri, magistrati e quant’altro. Accusa: associazione mafiosa, violenza, minaccia a corpo giudiziario. Finisce sequestrato anche un giornale che avrebbe ordito per delegittimare dei magistrati di Reggio Calabria. Il Tribunale del riesame annulla molti arresti perché tra gli intercettati c’erano dei parlamentari. Il presidente dei gip archivia tutto e denuncia violazioni costituzionali nel comportamento di De Magistris, che intanto è stato trasferito a Napoli. Un altro filone vede l’assoluzione per tutti gli imputati. La corte d’Appello di Catanzaro s’incaricò di versare i danni a tutti gli innocenti arrestati.

16) Inchiesta Drug off del 2006: 477 capi d’imputazione e 70 fermi per traffico di droga e traffico di auto rubate. Molti arrestati vengono subito liberati dal gip e dalla Cassazione. De Magistris in seguito viene trasferito a Napoli. In 18 scelgono il rito abbreviato: il gup decide per il non luogo a procedere. Un altro imputato muore. Tutti gli altri 51, otto anni dopo, sono assolti con formula piena.

Dicevamo che, in tutto questo, le inchieste Why not, Poseidone e Toghe lucane non erano ancora incominciate.

Ora passiamo all’attività da sindaco.

Il 30 maggio 2011 Luigi De Magistris diventa primo cittadino di Napoli, lasciamo perdere come e perché. Il suo motto è subito questo: rivoluzione. Da allora ci ritroviamo un sindaco pluricommissariato, sospeso, privo di una maggioranza stabile, privo di un partito, privo di un movimento, privo di consenso, condannato alla galera (con la condizionale) in compagnia di un vice-sindaco condannato oppure lui.

Ripartiamo da quel giorno, dalla vittoria. Disse subito: «Spero che il vicesindaco sia una giovane donna». Sarà un uomo, un vecchio ex senatore comunista, Tommaso Sodano, già condannato dalla procura di Nola per aver strattonato una vigilessa durante un’occupazione; due anni dopo, nel 2013, finirà invece sott’inchiesta per abuso d’ufficio in relazione a una consulenza da 40mila euro affidata a una docente bergamasca. Ma vediamo altri campioni della squadra. Il Welfare è affidato a Sergio D’Angelo, presidente del Consorzio che raggruppa le cooperative che lavorano con il comune di Napoli e che vanta 60 milioni di euro di crediti dall’amministrazione, ma questo palese conflitto d’interessi non indigna nessuno. C’è una rivoluzione in corso. D’Angelo purtroppo sarà condannato in primo grado a quattro mesi di carcere (pena sospesa e commutata) per induzione a manifestazioni violente.

La rivoluzione, già. «Ho un sogno che potrebbe concretizzarsi: portare il presidente degli Stati Uniti d’America per Natale in città. Negli States sono molto attenti a questo fenomeno napoletano del movimento civico che mi sostiene, i contatti sono frequenti». Obama sorveglia Napoli. Forse coi satelliti: perché non verrà mai. E neanche Al Pacino verrà mai: ma su YouTube c’è ancora il leggendario video in cui De Magistris invita l’attore in città: «ellò, Al. Aimm Luigi De Magistris, de megior ov Neipols». Non andrà meglio con Bruce Springsteen, che a fine maggio 2013 terrà un concerto ma scapperà via subito.

Ma parliamo di spazzatura, che è il caso. A metà giugno 2011, mentre 10mila tonnellate di pattume marciscono per strada, De Magistris annuncia che risolverà il problema in «quattro o cinque giorni» (la frase è anche diventata un rap musicale) e parla di eventuale piano B e pure C. E annuncia che a capo della partecipata ambientale della città andrà Raphael Rossi, il manager diventato famoso per aver denunciato due imprenditori che gli avevano proposto una mazzetta. Ma il matrimonio durerà poco e finirà male. Dopo cinque giorni ovviamente non succede niente. De Magistris accusa trame oscure: «Napoli sarà liberata dai rifiuti nonostante il tentativo di sabotaggio messo in atto in queste ore da certi ambienti refrattari ad accettare la svolta politica che stiamo attuando». Ma il 23 giugno deve ammettere che la situazione è grave. Nel pieno dell’emergenza, non si perde il Gay Pride: è in testa al corteo con un ombrellino verde a fiori. Due anni dopo metterà due orecchini rossi. Il 12 luglio però la situazione è gravissima. Un gruppo di napoletani scaraventa dei sacchettoni di monnezza contro il municipio. Rivoluzione arancione, sacchi neri e incazzati pure.

Inutile farla lunga: si parlerà tutti i giorni di spazzatura almeno sino a Natale. In quei giorni De Magistris si mette a querelare «coloro che, in questi giorni, a ogni livello, hanno gravemente compromesso l’immagine della città», cioè i giornalisti e i fotografi. Scarafaggi: non i giornalisti, ma le tante Periplaneta americana che intanto stanno invadendo Napoli, le blatte rosse. La cosa fa il giro del mondo. Le Point titola «Uno scarafaggio nella pizza».

Le cose miglioreranno lentamente: ma solo perché apriranno delle discariche (Chiaiano, per esempio) o solo grazie all’aiuto finanziario della Provincia retta dal nemico politico Luigi Cesaro. Poi spuntano le navi olandesi che trasporteranno il pattume nel Mare del Nord, un’assurdità costosissima. In breve: la promessa della campagna elettorale, quella di raggiungere il 70 per cento di raccolta differenziata entro il 2011, non sarà minimamente rispettata. Il tasso rimarrà al 25 per cento, come ai tempi della miglior Iervolino.

Intanto spuntano piccoli o grandi nepotismi. Dagospia rivela che la giovane Lucia Russo, collaboratrice dell’assessore allo Sport, è la cugina di De Magistris. Tra l’altro, durante la campagna elettorale, era stata intervistata come «disoccupata». Poi, nella stanza a fianco a quella del sindaco, spunta anche Claudio De Magistris: è il fratello, un impresario musicale che diventa capo della segreteria politica: a pagarlo è l’Italia dei Valori. Ma neanche il fratello durerà molto. Nel novembre 2012, peraltro, si scoprirà che l’avevano mandato in Grecia al «World Music Expo» perrchè la cosa era «di assoluta importanza strategica per l’amministrazione».

II 2012, per De Magistris, sarà un anno orrendo. Licenziamenti, dimissioni, allontanamenti, litigi. L’aria si fa pesante. Raphael Rossi, l’esperto di rifiuti già glorificato su Report, viene silurato. Motivo: l’assunzione di 23 persone contro il suo parere. «Erano inutili e fuori dal diritto», dice. De Magistris perde anche la presenza di Roberto Vecchioni alla guida del Forum delle Culture, a tre mesi dalla nomina. Gli subentra l’ambasciatore Francesco Caruso che lascia anche lui, subito. Presto si dimetterà tutto il comitato tecnico-scientifico del Forum.

Ma è la perdita di Giuseppe Narducci quella che fa male: è l’ex magistrato di calciopoli e neo assessore trasparenza e legalità. Dimesoos. O silurato, chissà: la trasparenza è poca. «L’impressione che io ne ricavo – dirà – è quella di un clima ostile alla manifestazione delle idee e delle opinioni… ». Ah bè. Poi se ne va l’assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo, economista: silurato nonostante fosse stato tra i primi nomi indicati. Dirà: «È rimasto inascoltato il mio invito a rafforzare la lotta all’evasione». Il sindaco in quei giorni pensa ad altro, e scalda i cuori con le barche della World series 2012-2013 che navigano nel golfo, una vittoria, anche se, di fronte alle inchieste e alle difficoltà, farà un classico passetto indietro: «La Coppa America non l’ho voluta solo io, potrei anche rinunciarvi». La Coppa, comunque, è costata 16 milioni di fondi pubblici. Venezia, per lo stesso evento, di fondi pubblici non ha stanziato nemmeno un euro.

La sagra delle promesse mancate, di qui in poi, è abbastanza comica. Aveva detto: i miei assessori non useranno le auto blu ma andranno in bici. Ma le bici rimarranno in garage, e De Magistris l’auto blu continuerà a usarla. Aveva detto: Napoli avrà la sua moschea entro il 2011. Non c’è. Aveva detto: «Progetto per il nuovo stadio entro il 2011». Non c’è. Ci fu, in compenso, la cittadinanza onoraria al leader palestinese Abu Mazen, e dal porto di Napoli partì una nave di un’organizzazione filopalestinese. Tutte cose che i napoletani attendevano frementi.

Ora dobbiamo correre. De Magistris annuncia un intervento immediato per smantellare la favelas di Sant’Erasmo, una bomba sanitaria: è ancora lì, e ci sarà anche un’inchiesta con De Magistris e l’assessore Anna Donati indagati per omissione d’atti d’ufficio e attentato alla sicurezza stradale. Cominciano a mollarlo tutti, in quel periodo, anche perché Napoli è un caso unico in Europa. Per proteggerlo dall’ira dei disoccupati, devono chiamare la polizia: quasi gli sfasciano l’auto a calci e pugni, con lui dentro. Il segretario della Uil Luigi Angeletti commenta che: «Alla fine del suo mandato i disoccupati saranno aumentati». La Cisl regionale: «De Magistris confessi le sue gravi responsabilità». Cioè? «Gare negoziate per gli amici degli amici, spazi pubblici assegnati senza delibere». Il sindaco viene pubblicamente mollato pure da Saviano. L’Espresso lo fa a pezzi con tanto di copertina. De Magistris è crollato dal primo al 17esimo posto nel gradimento degli italiani sui sindaci, rileva il Sole 24ore. E non sono passati neanche due anni. Gian Marco Chiocci e Simone di Meo scrivono per Rubbettino il libro definitivo su De Magistris: Il pubblico mistero, documentatissima summa delle ragioni per cui tanti elettori napoletani finiranno in purgatorio.

Il fallimento, nel 2013, si riversa nelle elezioni politiche: Rivoluzione civile, in cui sono confluiti gli arancioni napoletani, si ferma al 2,25 per cento alla Camera, e all’1,79 al Senato, e nella Napoli rivoluzionaria becca solo il 3,07 per cento. De Magistris incolpa, e scarica, Di Pietro e Ingroia. Non senza charme: «Io non ero candidato: quando in passato ho chiesto i voti, a Bruxelles come a Napoli, sono sempre arrivato primo. È stato Ingroia, a questo giro, a metterci la faccia».

De Magistris, oggi, pensa di averne ancora una.

http://www.ilpost.it/filippofacci/2014/10/03/luigi-de-magistris/

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Perquisizioni in corso negli uffici del giudice di pace di Varese in viale Milano. Gli agenti della polizia di Stato, su mandato della Procura di Brescia, stanno effettuando da questa mattina, giovedì 16 ottobre, perquisizioni al primo piano dell'edificio che ospita il giudice di pace di Varese. Gli uffici sono interdetti agli avvocati: gli agenti della Digos stanno visionando documenti di vario genere. L'inchiesta riguarderebbe gli uffici del giudice di pace e coinvolgerebbe diverse persone del settore. Tra i provvedimenti presi c'è l'arresto ai domiciliari del giudice di pace di Varese Luciano Soma, accusato di abuso d'ufficio e molestie sessuali.

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Perquisizioni in corso negli uffici del giudice di pace di Varese in viale Milano. Gli agenti della polizia di Stato, su mandato della Procura di Brescia, stanno effettuando da questa mattina, giovedì 16 ottobre, perquisizioni al primo piano dell'edificio che ospita il giudice di pace di Varese. Gli uffici sono interdetti agli avvocati: gli agenti della Digos stanno visionando documenti di vario genere. L'inchiesta riguarderebbe gli uffici del giudice di pace e coinvolgerebbe diverse persone del settore. Tra i provvedimenti presi c'è l'arresto ai domiciliari del giudice di pace di Varese Luciano Soma, accusato di abuso d'ufficio e molestie sessuali.

:o:o :o :o

esticazzi xe sta dito ???

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Roo, certe voci giravano da anni: esticaxxi è che non sia successo nulla prima....

Ci sarà da :brr:

OLè !! :doh[1]:

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Si dica che l'arrestato è il giudice del caso pianta che mi affligge.

La buona notizia è che se anche ribaltassero la sentenza, non cambierebbe niente.

Posted (edited)
Varese

"Le avvocatesse venivano molestate dal giudice"

Le accuse a Luciano Soma sono violenza sessuale, abuso d'ufficio, truffa e falso ideologico.
Le donne avevano paura e chiedevano alle colleghe di non lasciarle sole. Indagati gli avvocati che gli scrivevano le sentenze
“La prima volta accadde a Luino: mi sgridò perché ero arrivata in ritardo; mi disse che non mi avrebbe denunciata solo perché gli stavo simpatica. E poi cercò di baciarmi”. Ci sono dichiarazioni di questo tenore, nell'ordinanza che ha portato all'arresto di Luciano Soma, il coordinatore dei giudici di pace di Varese, 57 anni, da circa 15 anni in forza a quell'ufficio. Il giudice onorario è accusato di violenza sessuale, abuso d'ufficio, truffa ai danni dello stato e falso ideologico. I casi di violenza contestati sono quattro, avvenuti tra il 2006 e il 2013, nei confronti in particolare di una avvocatessa di Varese che, esasperata, alla fine lo ha denunciato.


Sulla scorta di questa segnalazione alla questura, la Digos ha interrogato almeno una dozzina di altre avvocatesse che, a vario titolo, hanno parlato dell'atteggiamento di pressione che l'uomo teneva nei confronti, soprattutto, delle giovane ragazze che esercitano la professione forense, contando forse sulla loro paura e vergogna, e sull'omertà di un ambiente che avrebbe accolto, all'inizio, con un certo scetticismo e stupore i primi racconti trapelati già dall'estate del 2013. La donna che ha avuto il coraggio di denunciare ha spiegato, per filo e per segno, al pm Eliana Dolce della procura di Brescia (che indaga per competenza vista la presenza di giudici) che cosa avveniva in alcune udienze: “Di solito accadeva alla fine del processo, quando cercavi di recuperare le tue cose. Lui ti bloccava alla porta, la chiudeva e cercava di baciarti”.

Di questi racconti ne sono arrivati molti, tanto che la procura ha ottenuto gli arresti domiciliari. La Digos ha cercato riscontri in tutti gli ambienti giudiziari. Tra le testimonianze c'è chi ha spiegato che a certe udienze era sempre meglio andare in compagnia per evitare guai, c'è chi ha affermato che il giudice onorario amava solo fare il “piacione”, e chi invece ha raccontato, in lacrime, episodi sconcertanti: come quello di una sgridata in corridoio che, di nascosto, si sarebbe trasformata, in un attimo, in un colloquio privato in ufficio e in una esplicita molestia.
(foto, il giudice Soma)

image_9391.jpg
Ma come è stato possibile arrivare a questo punto? L'unica spiegazione che trasparare dai comunicati degli inquirenti è la seguente. Il giudice Soma, secondo le accuse, era diventato il promotore di una gestione personalistica dell'ufficio del giudice di pace in viale Milano. Oltre alla spregiudicatezza sul versante sessuale, l'indagato aveva “appaltato”, a persone di sua fiducia, la scrittura delle sentenze per le multe stradali, o per altre piccole cause, pagate a gettone. Una pratica illegale, poiché sarebbe stata gestita aggirando le leggi. In particolare, sono accusati di aver scritto delle sentenze per suo conto, l'avvocato Davide Toscani, che a Varese svolge funzioni di viceprocuratore onorario, e l'avvocato di Varese Patrizia Taiana. Inoltre è indagata anche Cinzia Martinoni, un altro giudice di pace di Varese, e Priscilla Albé, una collaboratrice del giudice Soma, che per qualche anno è stata presentata agli avvocati come la sua addetta stampa. Per loro, a vario titolo, gli inquirenti ipotizzano reati, quali il falso ideologico e la truffa verso lo stato.

Nell'inchiesta sono state utilizzate delle telecamere nascoste per raccogliere prove. In una immagine in particolare si vedrebbe uno degli indagati portare le sentenze già scritte al giudice onorario. Nelle quattro perquisizioni effettuate sono stati acquisiti documenti cartacei e informatici ed è persino stato trovato mezzo chilo di marijuana, nella camera da letto del figlio 22enne di uno degli indagati. Il ragazzo è stato arrestato. Nelle prossime ore si vedrà se le accuse agli indagati saranno confermate anche dopo che i difensori avranno fatto istanze e ricorsi. Ma intanto si apprende che gli indagati sarebbero molti di più, e che dietro alla tranquilla vita di provincia del tribunale di Varese cova una cenere che scotta.
16/10/2014
Roberto Rotondo - Twitter: @robertorotondoroberto.rotondo@varesenews.it

:o:o

Edited by ROOSTERS99
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Varese

Nell'inchiesta sono state utilizzate delle telecamere nascoste per raccogliere prove. In una immagine in particolare si vedrebbe uno degli indagati portare le sentenze già scritte al giudice onorario. Nelle quattro perquisizioni effettuate sono stati acquisiti documenti cartacei e informatici ed è persino stato trovato mezzo chilo di marijuana, nella camera da letto del figlio 22enne di uno degli indagati. Il ragazzo è stato arrestato. Nelle prossime ore si vedrà se le accuse agli indagati saranno confermate anche dopo che i difensori avranno fatto istanze e ricorsi. Ma intanto si apprende che gli indagati sarebbero molti di più, e che dietro alla tranquilla vita di provincia del tribunale di Varese cova una cenere che scotta.
16/10/2014
Roberto Rotondo - Twitter: @robertorotondoroberto.rotondo@varesenews.it

:o:o

Quando le colpe dei padri ricadono sui figli...

  • 2 weeks later...
Posted

Un esposto presentato dalla Rsu dei lavoratori del tribunale di Varese ha dato il via a un'indagine della procura di Brescia sull'utilizzo di alcuni lavoratori nelle cancellerie. Si tratta in particolare di sei dipendenti che però non sono assunti nella pubblica amministrazione, bensì da una società esterna che cura le affissioni delle aste giudiziarie. I dipendenti dovrebbero svolgere mansioni limitate ma con il tempo sono di fatto diventati dei cancellieri a tutti gli effetti ed avrebbero anche accesso agli atti dei procedimenti. I sinadacalisti hanno fatto presente la questione e scritto l'esposto per segnalare l'anomalia. La segnalazione è stata presentata alla Digos della questura di Varese. Il caso sarebbe poi finito sia all'ispettorato del lavoro che alla procura di Brescia, la quale avrebbe persino aperto un fascicolo sulla vicenda. Il caso tuttavia non è isolato, accade in altri tribunali d'Italia e le rappresentanze sindacali starebbero agendo anche altrove.

In questo periodo, non ci facciamo mancare niente.

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Scusa Giulione, ma onestamente le mie aspettative verso chi gira vestito così sono già al minimo per impressionarmi...

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  • 2 weeks later...
Posted

La Corte d’Appello dell’Aquila ha assolto tutti e sette i membri della Commissione Grandi rischi che parteciparono alla riunione 5 giorni prima del sisma del 6 aprile. In primo grado Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Franco Barberi,Enzo Boschi,Mauro Dolce,Claudio Eva,Michele Calvi erano stati condannati a 6 anni per omicidio e lesioni colpose.

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