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Ho assaggiato il lato oscuro della "FORZA" difficile ora uscirne indenni ...

... comunque si potrebbe trattare ... chiaro che a me toccherebbe una tessera VIP, o GOLD ...

:P

Ciao MC

PS mi sto inguaiando sempre di più !!!

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te sei nei guai fino al collo...stasera ne pagherai le conseguenze.... :lol::lol::P

e prova a entrare nella divisione......prova prova!!! ;)

e poi, ammettilo, il lato oscuro delle FORZA è moooolto affascinante... :ph34r::P:lol:

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te sei nei guai fino al collo...stasera ne pagherai le conseguenze.... :lol:  :lol:  :P

e prova a entrare nella divisione......prova prova!!! :lol:

e poi, ammettilo, il lato oscuro delle FORZA è moooolto affascinante... :ph34r:  ;)  :P

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Theus, ricordati che per i martiri della Divisione, c'è un paradiso di vergini con fiumi di vino che scorrono e montagne di ...polenta che ti aspettano!!!

Abbi coraggio, la Divisione ti aspetta!!!

La Divisione è grande!!!!!

Posted

Percheè non si può fare un copia-incolla? ........io non sono di Varese e non riesco a trovare il giornale.....grazie in anticipo a chi lo farà ...........

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Theus, ricordati che per i martiri della Divisione, c'è un paradiso di vergini con fiumi di vino che scorrono e montagne di ...polenta che ti aspettano!!!

Abbi coraggio, la Divisione ti aspetta!!!

La Divisione è grande!!!!!

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Ueh!!! se le vergini sono meno di sette non se ne parla nemmeno!!! :lol::lol:

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te sei nei guai fino al collo...stasera ne pagherai le conseguenze.... :lol:  :lol:  :o

e prova a entrare nella divisione......prova prova!!! B)

e poi, ammettilo, il lato oscuro delle FORZA è moooolto affascinante... :lol:  :P  ;)

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sì, però adesso non te la tirare eh?!? :lol::P:P

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Ueh!!! se le vergini sono meno di sette non se ne parla nemmeno!!!  :lol:  :lol:

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ti stai scavando la fossa da solo...e ora di sera il badile che hai usato x scavare te lo tirerò sulle gengive!!! :lol:

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Caro Theus, provo una sincera compassione per te.

Certo che per la Divisione saresti un fiore all'occhiello mica male, il fatto é che probabilmente gli unici fiori che vedremo saranno quelli sulla tua fossa.

"Qui giace Theus, martire della moderazione, che fece molte scelte sbagliate, ma venne ucciso per l'unica giusta"

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Caro Theus, provo una sincera compassione per te.

Certo che per la Divisione saresti un fiore all'occhiello mica male, il fatto é che probabilmente gli unici fiori che vedremo saranno quelli sulla tua fossa.

"Qui giace Theus, martire della moderazione, che fece molte scelte sbagliate, ma venne ucciso per l'unica giusta"

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ROTFL!!!

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Caro Theus, provo una sincera compassione per te.

Certo che per la Divisione saresti un fiore all'occhiello mica male, il fatto é che probabilmente gli unici fiori che vedremo saranno quelli sulla tua fossa.

"Qui giace Theus, martire della moderazione, che fece molte scelte sbagliate, ma venne ucciso per l'unica giusta"

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ho le lacrime agli occhi! :lol::lol::lol:

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"Qui giace Theus, martire della moderazione, che fece molte scelte sbagliate, ma venne ucciso per l'unica giusta"

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Andrea Meneghin si racconta

18/11/2005 16:00

- La Provincia di Varese -

VARESE - Esistono persone così. Capaci di diventare grandi, grandissimi, con la potenza del saper restare semplici. Capaci di trasmettere emozioni vere con la contagiosa elettricità di uno sguardo, o con un tiro in sospensione. Esistono persone come Andrea Meneghin, giocatore di basket, campione unico. Assurto ad idolo incontrastato a furor di popolo. Eletto a simbolo dalla sua gente, dalla sua città, dalla sua Varese.

Il Menego non è soltanto l’uomo con la canottiera numero 11 che ha fatto innamorare di sé chiunque ami la pallacanestro. Che ha fatto vincere e divertire una squadra, una città, un popolo. Il Menego è il Monte Rosa, il Campo dei Fiori, il campanile del Bernascone. Il Menego è Varese, il suo panorama, le sue strade, il suo cielo. E quando le luci del palazzetto si spengono, quando le grida e i cori dei tifosi si affievoliscono, quando i giocatori smettono i loro panni di attori consumati, ecco che arriva il momento degli uomini. E Andrea, uomo, lo è sempre stato. Da quando ha iniziato a farsi largo tra i giganti della pallacanestro italiana, fino ad arrivare a consacrarsi come campione assoluto. Quando con la maglia dei Roosters ha afferrato una stella e con quella della Nazionale si è seduto in cima all’Europa, eletto miglior giocatore del continente. Così come quando un maledetto infortunio all’anca lo ha bloccato, togliendolo dalla sua casa, dal suo parquet. Dagli occhi dei suoi tifosi.

La gente lo rivuole. Lui sta provando a ritornare. E con umiltà e forza, ha scelto di parlarne. «Sto lavorando. Ci voglio provare. Innanzitutto voglio recuperare la piena funzionalità dell’articolazione, per tornare ad avere una completa mobilità. Questo lo faccio per me. Per ritornare a vivere normalmente, senza avere più problemi e dolori che mi limitano nella vita di tutti i giorni. Questa è la prima cosa, quella più importante, il primo passo necessario».

Poi penserai alla pallacanestro?

<>.

Possiamo parlare di tempi? Quanto dovrà aspettare Varese per rivederti?

<>.

Ma tu ti senti ancora un giocatore di pallacanestro?

<>.

La notizia è che hai di nuovo indossato pantaloncini e maglietta. Praticamente, ora, cosa stai facendo?

<>.

Varese ti pretende. Nella nostra redazione, in questi giorni, stanno arrivando un sacco di attestati di affetto nei tuoi confronti. Fax, e-mail, telefonate. Che effetto ti fa tutto questo amore?

<>.

Questa è una città così. Genuina e sincera, ma terribilmente curiosa nelle cose a cui tiene. E Varese, al suo Menego, tiene più che ad ogni altra cosa...

<>.

Intanto, questa Varese, questa squadra, può permettersi di aspettarti. I ragazzi se la stanno cavando benissimo...

<>.

Parlando della Whirlpool, usi la prima persona. Segno che ti senti ancora, a tutti gli effetti, parte di questo gruppo.

<>.

Con Magnano come sei rimasto? Vi parlate?

<>.

Dunque, quello che chiedi, è di lasciarti lavorare in pace.

<>.

Allora proviamo a lanciare un messaggio ai tifosi di Varese e a tutti quelli che trepidano da mesi aspettando qualche notizia sul tuo conto.

<>.

È un ottimismo contagioso, quello del Menego. Non vuole creare false ed eccessive speranze nei cuori dei tifosi, ma li vuole tranquillizzare. Meneghin è ancora un giocatore di pallacanestro, nella testa e nel cuore. Sta provando a tornare tale anche nel fisico. Convinto che l’abbraccio di Varese non si scioglierà comunque andranno le cose. Che la sua gente, i suoi affetti, i suoi amici resteranno. Come resteranno il Monte Rosa, il Campo dei Fiori e il campanile del Bernascone. No, Andrea non s’è perso. Sì, Andrea saprà tornare.

Francesco Caielli

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Andrea Meneghin si racconta

18/11/2005 16:00 

- La Provincia di Varese -

VARESE - Esistono persone così. Capaci di diventare grandi, grandissimi, con la potenza del saper restare semplici. Capaci di trasmettere emozioni vere con la contagiosa elettricità di uno sguardo, o con un tiro in sospensione. Esistono persone come Andrea Meneghin, giocatore di basket, campione unico. Assurto ad idolo incontrastato a furor di popolo. Eletto a simbolo dalla sua gente, dalla sua città, dalla sua Varese.

Il Menego non è soltanto l’uomo con la canottiera numero 11 che ha fatto innamorare di sé chiunque ami la pallacanestro. Che ha fatto vincere e divertire una squadra, una città, un popolo. Il Menego è il Monte Rosa, il Campo dei Fiori, il campanile del Bernascone. Il Menego è Varese, il suo panorama, le sue strade, il suo cielo. E quando le luci del palazzetto si spengono, quando le grida e i cori dei tifosi si affievoliscono, quando i giocatori smettono i loro panni di attori consumati, ecco che arriva il momento degli uomini. E Andrea, uomo, lo è sempre stato. Da quando ha iniziato a farsi largo tra i giganti della pallacanestro italiana, fino ad arrivare a consacrarsi come campione assoluto. Quando con la maglia dei Roosters ha afferrato una stella e con quella della Nazionale si è seduto in cima all’Europa, eletto miglior giocatore del continente. Così come quando un maledetto infortunio all’anca lo ha bloccato, togliendolo dalla sua casa, dal suo parquet. Dagli occhi dei suoi tifosi.

La gente lo rivuole. Lui sta provando a ritornare. E con umiltà e forza, ha scelto di parlarne. «Sto lavorando. Ci voglio provare. Innanzitutto voglio recuperare la piena funzionalità dell’articolazione, per tornare ad avere una completa mobilità. Questo lo faccio per me. Per ritornare a vivere normalmente, senza avere più problemi e dolori che mi limitano nella vita di tutti i giorni. Questa è la prima cosa, quella più importante, il primo passo necessario».

Poi penserai alla pallacanestro?

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Possiamo parlare di tempi? Quanto dovrà aspettare Varese per rivederti?

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Ma tu ti senti ancora un giocatore di pallacanestro?

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La notizia è che hai di nuovo indossato pantaloncini e maglietta. Praticamente, ora, cosa stai facendo?

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Varese ti pretende. Nella nostra redazione, in questi giorni, stanno arrivando un sacco di attestati di affetto nei tuoi confronti. Fax, e-mail, telefonate. Che effetto ti fa tutto questo amore?

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Questa è una città così. Genuina e sincera, ma terribilmente curiosa nelle cose a cui tiene. E Varese, al suo Menego, tiene più che ad ogni altra cosa...

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Intanto, questa Varese, questa squadra, può permettersi di aspettarti. I ragazzi se la stanno cavando benissimo...

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Parlando della Whirlpool, usi la prima persona. Segno che ti senti ancora, a tutti gli effetti, parte di questo gruppo.

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Con Magnano come sei rimasto? Vi parlate?

<>.

Dunque, quello che chiedi, è di lasciarti lavorare in pace.

<>.

Allora proviamo a lanciare un messaggio ai tifosi di Varese e a tutti quelli che trepidano da mesi aspettando qualche notizia sul tuo conto.

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È un ottimismo contagioso, quello del Menego. Non vuole creare false ed eccessive speranze nei cuori dei tifosi, ma li vuole tranquillizzare. Meneghin è ancora un giocatore di pallacanestro, nella testa e nel cuore. Sta provando a tornare tale anche nel fisico. Convinto che l’abbraccio di Varese non si scioglierà comunque andranno le cose. Che la sua gente, i suoi affetti, i suoi amici resteranno. Come resteranno il Monte Rosa, il Campo dei Fiori e il campanile del Bernascone. No, Andrea non s’è perso. Sì, Andrea saprà tornare.

Francesco Caielli

45312[/snapback]

Mi dai anche le risposte o è un quiz? :angry:

Posted

Ma sono il solo che lo considera un ottimo giocatore, grandissimo difensore ma che non l'ha eletto ne a idolo ne a propria bandiera?

Felicissimo comunque di rivederlo in campo e pronto ad applaudire.

Posted
Mi dai anche le risposte o è un quiz?  :angry:

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le domande sono scritte benissimo.... chissa come saranno le risposte.. se le metti facciamo il picco dai

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Ma sono il solo che lo considera un ottimo giocatore, grandissimo difensore ma che non l'ha eletto ne a idolo ne a propria bandiera?

Felicissimo comunque di rivederlo in campo e pronto ad applaudire.

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come idolo cestistico ti posso dare ragione (almeno non è il mio..) però come bandiera, senza il cecco, lui è l'elemento che lega territorio-storia-risultati-squadra.

insomma, varese è meneghin, o meglio, meneghin è varese!! :angry:

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le domande sono scritte benissimo.... chissa come saranno le risposte.. se le metti facciamo il picco dai

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provo ad aiutarvi io, ma devo ciopiarle dal giornale, datemi un attimo

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provo ad aiutarvi io, ma devo ciopiarle dal giornale, datemi un attimo

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Qua ci scatta un Brava!! :angry:

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Andrea Meneghin si racconta

18/11/2005 16:00 

- La Provincia di Varese -

VARESE - Esistono persone così. Capaci di diventare grandi, grandissimi, con la potenza del saper restare semplici. Capaci di trasmettere emozioni vere con la contagiosa elettricità di uno sguardo, o con un tiro in sospensione. Esistono persone come Andrea Meneghin, giocatore di basket, campione unico. Assurto ad idolo incontrastato a furor di popolo. Eletto a simbolo dalla sua gente, dalla sua città, dalla sua Varese.

Il Menego non è soltanto l’uomo con la canottiera numero 11 che ha fatto innamorare di sé chiunque ami la pallacanestro. Che ha fatto vincere e divertire una squadra, una città, un popolo. Il Menego è il Monte Rosa, il Campo dei Fiori, il campanile del Bernascone. Il Menego è Varese, il suo panorama, le sue strade, il suo cielo. E quando le luci del palazzetto si spengono, quando le grida e i cori dei tifosi si affievoliscono, quando i giocatori smettono i loro panni di attori consumati, ecco che arriva il momento degli uomini. E Andrea, uomo, lo è sempre stato. Da quando ha iniziato a farsi largo tra i giganti della pallacanestro italiana, fino ad arrivare a consacrarsi come campione assoluto. Quando con la maglia dei Roosters ha afferrato una stella e con quella della Nazionale si è seduto in cima all’Europa, eletto miglior giocatore del continente. Così come quando un maledetto infortunio all’anca lo ha bloccato, togliendolo dalla sua casa, dal suo parquet. Dagli occhi dei suoi tifosi.

La gente lo rivuole. Lui sta provando a ritornare. E con umiltà e forza, ha scelto di parlarne. «Sto lavorando. Ci voglio provare. Innanzitutto voglio recuperare la piena funzionalità dell’articolazione, per tornare ad avere una completa mobilità. Questo lo faccio per me. Per ritornare a vivere normalmente, senza avere più problemi e dolori che mi limitano nella vita di tutti i giorni. Questa è la prima cosa, quella più importante, il primo passo necessario».

Poi penserai alla pallacanestro?

non ho mai smesso di pensarci, nemmeno x un momento. una volta recuperata la mobilità e ricostruita la muscolatura proverò a caricare, a lavorare. Voglio vedere come reagiranno anca e gamba sotto sforzo. Voglio vedere se riusciranno a sopportare lo stress che comporta a livello fisico l'essere un giocatore di basket professionistico.

Possiamo parlare di tempi? Quanto dovrà aspettare Varese per rivederti?

potrei rispondere a spanne, ma nn voglio creare false aspettative. Il mio recupero andrà valutato giorno dopo giorno (...)

Ma tu ti senti ancora un giocatore di pallacanestro?

Io sono un gioctoe a tutti gli effetti. Penso e vivo come un cestista, nn ho mai smesso di farlo. la mia testa è sempre stata lì. Ls voglia di tornare è tantissima. (...)

La notizia è che hai di nuovo indossato pantaloncini e maglietta. Praticamente, ora, cosa stai facendo?

mi sto allenando da solo. lavori individuali, sedute in piscina. certo, la società mi segue e mi è molto vicina. so che posso contare su di loro x qualsiasi evenienza e x ogni problema.Sono seguito da cecco lenotti (...) poi collaboro con lo staff di Varese (...)

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x ora vi ho messo queste, mo trono a lavorare

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provo ad aiutarvi io, ma devo ciopiarle dal giornale, datemi un attimo

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Guardate che anche sul giornale le risposte non ci sono........

Caielli ultimamente vive in un mondo tutto suo..... :angry:

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Anch'io pensavo a quel giorno, difficile sarà non emozionarsi.

Specie per chi l'ha visto ragazzino calcare i primi parquet di serie A.

(...)

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E pure per chi ha visto giocare anke il padre a Varese...

E che qualke annetto dopo notava quel ragazzino lungo lungo in curva a vedere le partite di Korac.

Vai Andrea, non mollare!

Bye,

Mau

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ti stai scavando la fossa da solo...e ora di sera il badile che hai usato x scavare te lo tirerò sulle gengive!!! ;)

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Aspetta fino a domenica please:

prima di allora ci serve vivo......

:D;);)

Bye,

Mau

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Intervista molto bella ed esaudiente...certo che Meneghin potrebbe essere il vero valore aggiunto a questa squadra, ma sopratutto per tutta Varese cestistica.

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