homersimpson Posted November 8, 2011 Posted November 8, 2011 Tanto di cappello ad Emaz. Giù di vanga!!! (giorno e.... notte)
ROOSTERS99 Posted November 9, 2011 Author Posted November 9, 2011 (edited) Liguria, il rischio-alluvione poteva essere ridotto con i soldi spesi per l'eolico L'Italia ha investito 70 miliardi per pale e pannelli solari che dovevano servire a "governare il clima". Ma piove come sempre. Era meglio destinare quelle risorse a dighe e opere idrauliche. di Franco Battaglia - 09 novembre 2011, 09:00 I fatti occorsi in Liguria hanno precisi responsabili: i signori del fotovoltaico e dell'eolico. I loro impianti sono non solo una devastazione del paesaggio, come più volte, ma invano, hanno denunciato il professor Vittorio Sgarbi o l'ex ministro dell'Ambiente Carlo Ripa di Meana; gli impianti di quei signori sono non solo inutili come da oltre 10 anni, ma invano, denunciamo su queste pagine. Portano quegli impianti - e i signori che si sono arricchiti con essi - il peso della responsabilità morale di ciò che è successo in Liguria quest'anno, o nel Vicentino lo scorso anno, o altrove in ciascuno degli anni precedenti. Vediamo perché. Come già detto, quegli impianti sono devastanti per il paesaggio e insignificanti alla produzione elettrica (che deve soddisfare la domanda quando essa si manifesta e non quando soffia il vento o brilla il sole). E allora, perché esistono? In nome di cosa sono stati istallati? Sono stati istallati in nome del desiderio di governare il clima. Ricordate il protocollo di Kyoto? O gli impegni del 20-20-20 che irresponsabili burocrati di Bruxells hanno imposto ai Paesi membri dell'Ue? Orbene, sono nati col preciso e dichiarato scopo di voler governare i capricci del clima. Càpita che piove più di quanto gradiremmo, con conseguenti rischi di inondazione? Càpita che piove meno di quanto gradiremmo, con conseguenti rischi di siccità? Comunque la mettiate, dobbiamo - ci si dice da almeno 20 anni - promuovere parchi eolici e tetti fotovoltaici. E lo abbiamo fatto. Abbiamo dato retta a quelli di Legambiente, Greenpeace, Wwf, ai Verdi, ai Kyoto-club, ai Pecoraro-Scani e ai Prodi. Nel 2007 il governo Prodi fece approvare una legge-truffa - si chiama Conto-energia - che consente di remunerare fino a sei volte la quota di mercato il kWh elettrico a chi lo produce col fotovoltaico. Ne è scaturito un circolo vizioso di interessi, non dissimile da quello dei racket della mafia, che ha consentito l'abbondanza di impianti solari che potete ammirare (si fa per dire) se viaggiate per questo disgraziato Paese. Negli ultimi quattro anni, grazie a Prodi e Pecoraro-Scanio, sono stati istallati dieci gigawatt fotovoltaici. I quali producono meno di quanto produrrebbe un singolo reattore nucleare, ma che ci sono costati quasi 70 miliardi (per la cronaca: un reattore nucleare ci sarebbe costato 3 miliardi). Perché lo abbiamo fatto? Perché così avremmo governato il clima, ci è stato assicurato. Il sindaco di Genova avrebbe dichiarato che gli eventi recenti erano inattesi. Inattesi? Se anziché Beppe Grillo o Adriano Celentano avesse avuto come referenti scientifici non dico me, che sono nessuno, ma il professor Fausto Guzzetti, direttore dell'Istituto di Protezione idrogeologica del Cnr, la signora Sindaco avrebbe appreso che negli ultimi 50 sono stati 27 gli anni in cui si è registrato in Liguria almeno un evento di frana o di inondazione che ha causato vittime (morti, feriti, dispersi). Più precisamente, il Comune di Genova è quello che storicamente ha subito il maggior numero di eventi (cinque frane e sei inondazioni) e di vittime (78, di cui 31 causate da frane e 47 per inondazioni). Il 7-8 ottobre 1970 si registrarono piogge localizzate ma molto intense, con più di 900 mm di pioggia in 24 ore, pari al 90% della media annua, che causarono, allora come ora, inondazioni e numerose frane. Quando il 22 ottobre 2000 m'intervistò in seguito ad una serie di articoli (i miei primi) ove denunciavo le panzane dell'ambientalismo, Giancarlo Perna mi chiese se v'era almeno un rischio ambientale che consideravo emergenza. Risposi - è ancora lì, messo nero su bianco - di sì: il dissesto idrogeologico. Non me lo inventavo: erano i geologi che ci avvertivano, i geologi veri, quelli che studiano e ricercano, non quelli che vanno in televisione disposti a raccontare le più improbabili panzane pur di svendere la propria scienza per due tozzi di pane ai mercanti dell'eolico e del fotovoltaico. È possibile affrontare i problemi di quel dissesto? Certo che sì. Sono gli stessi geologi e gli ingegneri idraulici ad assicurarcelo. Ma sistemi di dighe, casse di espansione, opere mirate e studiate per il governo delle acque richiedono un impegno economico. Detto in metafora, dobbiamo decidere se per proteggere dal peso della neve le case che costruiamo in montagna vogliamo spendere il denaro per fare i tetti spioventi o per evitare che in montagna nevichi. È da alcuni anni che stiamo facendo la seconda che ho detto. ____________________________________ Semprepiuttosto radicale il Prof. Battaglia, ma come dargli torto ???? Ricordàtevelo ogni volta che vi capita di vedere un impianto eolico o fotovoltaico. Edited November 9, 2011 by ROOSTERS99
tatanka Posted November 9, 2011 Posted November 9, 2011 Liguria, il rischio-alluvione poteva essere ridotto con i soldi spesi per l'eolicoL'Italia ha investito 70 miliardi per pale e pannelli solari che dovevano servire a "governare il clima". Ma piove come sempre. Era meglio destinare quelle risorse a dighe e opere idrauliche. di Franco Battaglia - 09 novembre 2011, 09:00 I fatti occorsi in Liguria hanno precisi responsabili: i signori del fotovoltaico e dell'eolico. I loro impianti sono non solo una devastazione del paesaggio, come più volte, ma invano, hanno denunciato il professor Vittorio Sgarbi o l'ex ministro dell'Ambiente Carlo Ripa di Meana; gli impianti di quei signori sono non solo inutili come da oltre 10 anni, ma invano, denunciamo su queste pagine. Portano quegli impianti - e i signori che si sono arricchiti con essi - il peso della responsabilità morale di ciò che è successo in Liguria quest'anno, o nel Vicentino lo scorso anno, o altrove in ciascuno degli anni precedenti. Vediamo perché. Come già detto, quegli impianti sono devastanti per il paesaggio e insignificanti alla produzione elettrica (che deve soddisfare la domanda quando essa si manifesta e non quando soffia il vento o brilla il sole). E allora, perché esistono? In nome di cosa sono stati istallati? Sono stati istallati in nome del desiderio di governare il clima. Ricordate il protocollo di Kyoto? O gli impegni del 20-20-20 che irresponsabili burocrati di Bruxells hanno imposto ai Paesi membri dell'Ue? Orbene, sono nati col preciso e dichiarato scopo di voler governare i capricci del clima. Càpita che piove più di quanto gradiremmo, con conseguenti rischi di inondazione? Càpita che piove meno di quanto gradiremmo, con conseguenti rischi di siccità? Comunque la mettiate, dobbiamo - ci si dice da almeno 20 anni - promuovere parchi eolici e tetti fotovoltaici. E lo abbiamo fatto. Abbiamo dato retta a quelli di Legambiente, Greenpeace, Wwf, ai Verdi, ai Kyoto-club, ai Pecoraro-Scani e ai Prodi. Nel 2007 il governo Prodi fece approvare una legge-truffa - si chiama Conto-energia - che consente di remunerare fino a sei volte la quota di mercato il kWh elettrico a chi lo produce col fotovoltaico. Ne è scaturito un circolo vizioso di interessi, non dissimile da quello dei racket della mafia, che ha consentito l'abbondanza di impianti solari che potete ammirare (si fa per dire) se viaggiate per questo disgraziato Paese. Negli ultimi quattro anni, grazie a Prodi e Pecoraro-Scanio, sono stati istallati dieci gigawatt fotovoltaici. I quali producono meno di quanto produrrebbe un singolo reattore nucleare, ma che ci sono costati quasi 70 miliardi (per la cronaca: un reattore nucleare ci sarebbe costato 3 miliardi). Perché lo abbiamo fatto? Perché così avremmo governato il clima, ci è stato assicurato. Il sindaco di Genova avrebbe dichiarato che gli eventi recenti erano inattesi. Inattesi? Se anziché Beppe Grillo o Adriano Celentano avesse avuto come referenti scientifici non dico me, che sono nessuno, ma il professor Fausto Guzzetti, direttore dell'Istituto di Protezione idrogeologica del Cnr, la signora Sindaco avrebbe appreso che negli ultimi 50 sono stati 27 gli anni in cui si è registrato in Liguria almeno un evento di frana o di inondazione che ha causato vittime (morti, feriti, dispersi). Più precisamente, il Comune di Genova è quello che storicamente ha subito il maggior numero di eventi (cinque frane e sei inondazioni) e di vittime (78, di cui 31 causate da frane e 47 per inondazioni). Il 7-8 ottobre 1970 si registrarono piogge localizzate ma molto intense, con più di 900 mm di pioggia in 24 ore, pari al 90% della media annua, che causarono, allora come ora, inondazioni e numerose frane. Quando il 22 ottobre 2000 m'intervistò in seguito ad una serie di articoli (i miei primi) ove denunciavo le panzane dell'ambientalismo, Giancarlo Perna mi chiese se v'era almeno un rischio ambientale che consideravo emergenza. Risposi - è ancora lì, messo nero su bianco - di sì: il dissesto idrogeologico. Non me lo inventavo: erano i geologi che ci avvertivano, i geologi veri, quelli che studiano e ricercano, non quelli che vanno in televisione disposti a raccontare le più improbabili panzane pur di svendere la propria scienza per due tozzi di pane ai mercanti dell'eolico e del fotovoltaico. È possibile affrontare i problemi di quel dissesto? Certo che sì. Sono gli stessi geologi e gli ingegneri idraulici ad assicurarcelo. Ma sistemi di dighe, casse di espansione, opere mirate e studiate per il governo delle acque richiedono un impegno economico. Detto in metafora, dobbiamo decidere se per proteggere dal peso della neve le case che costruiamo in montagna vogliamo spendere il denaro per fare i tetti spioventi o per evitare che in montagna nevichi. È da alcuni anni che stiamo facendo la seconda che ho detto. ____________________________________ Semprepiuttosto radicale il Prof. Battaglia, ma come dargli torto ???? Ricordàtevelo ogni volta che vi capita di vedere un impianto eolico o fotovoltaico. Fammi capire, nonsi sono fatte dighe, argini e l'allargamento del torrente di Genova perchè hanno messo le pale eoliche in Sardegna? Chiedo l'interventodi Totò
ROOSTERS99 Posted November 9, 2011 Author Posted November 9, 2011 Fammi capire, nonsi sono fatte dighe, argini e l'allargamento del torrente di Genova perchè hanno messo le pale eoliche in Sardegna?Chiedo l'interventodi Totò Sbaglio o fingi di non capire ???
tatanka Posted November 9, 2011 Posted November 9, 2011 Sbaglio o fingi di non capire ??? Sta sostenendo che si sono messe le pale eoliche per far piovere meno, magari in 5 anni. Se queste sonole basi non inizio neanche la discussione.
ROOSTERS99 Posted November 10, 2011 Author Posted November 10, 2011 Sta sostenendo che si sono messe le pale eoliche per far piovere meno, magari in 5 anni.Se queste sonole basi non inizio neanche la discussione. Sta dicendo che "...per proteggere dal peso della neve le case che costruiamo in montagna , spendiamo il denaro per evitare che nevichi invece che per fare i tetti spioventi ." Questo sta dicendo !
tatanka Posted November 10, 2011 Posted November 10, 2011 Sta dicendo che "...per proteggere dal peso della neve le case che costruiamo in montagna vogliamo spendere il denaro per fare i tetti spioventi o per evitare che in montagna nevichi."Questo sta dicendo ! Esatto, con quella metafora dice che in passato abbiamo speso soldi per non far piovere invece che mettere in sicurezza i torrenti di Genova. Quindi le pale eoliche sono state messe per non far piovere.
ROOSTERS99 Posted November 10, 2011 Author Posted November 10, 2011 Esatto, con quella metafora dice che in passato abbiamo speso soldi per non far piovere invece che mettere in sicurezza i torrenti di Genova. Quindi le pale eoliche sono state messe per non far piovere. L' "accento" va su "abbiamo speso soldi", buttandoli nel cesso (e regalandonaun po' anche a te.....), BUTTANDOLI NEL CESSO ! Non sul "per non far piovere"...................
ROOSTERS99 Posted November 24, 2011 Author Posted November 24, 2011 (edited) 24 novembre 2011 Climategate 2.0, i guru del riscaldamento globale si fanno beccare ancora Ci risiamo. E questa volta il colpo potrebbe essere quello definitivo: almeno da un paio d'anni il partito di chi sostiene scientificamente fondata la teoria secondo cui il pianeta si sta scaldando per colpa dell'uomo aveva scelto toni meno catastrofisti, ma la nuova ondata di email di climatologi pubblicate sul Web due giorni fa potrebbe portare all'abbandono definitivo della vulgata catastrofista in favore di maggiore realismo. "Che si fa se il climate change si rivela essere essenzialmente una oscillazione multidecadale? Probabilmente ci uccideranno", si chiede con schiettezza uno scienziato in una della email hackerate e finite in rete. Andiamo con ordine: due anni fa, alla vigilia del summit sul clima di Copenaghen che avrebbe dovuto salvare il mondo da distruzione certa, vennero pubblicati su Internet dati e scambi di email appartenenti agli scienziati del Centro ricerche sul clima dell'Università dell'East Anglia (tra i più attivi a sostenere l'origine antropica dei cambiamenti climatici). Da questi documenti emergeva un sistema di gestione dei dati e degli studi sul clima volto a far emergere soltanto una certa linea. Una apposita commissione di inchiesta ha stabilito che non risultavano manipolazioni dei dati, ma lo scandalo ha fatto aprire gli occhi a molti: la comunità scientifica non era affatto compattamente concorde sull'origine del riscaldamento globale, ma le voci non allineate venivano censurate in modo quasi sistematico. La storia i lettori del Foglio la conoscono bene: Copenaghen fu un fallimento, così come i successivi summit, il "riscaldamento globale" diventò "cambiamenti climatici", poi "sconvolgimenti climatici". Il vaso era stato aperto, e sempre meno gente credeva alla storia di un pianeta surriscaldato, soprattutto di fronte a inverni rigidi (la spiegazione "se fa freddo è colpa del global warming" ha retto poco); gli studi pubblicati dall'Ipcc (il panel delle Nazioni Unite creato apposta per studiare il clima che cambia) sono diventati più controllati: dopo alcune magre figure (come la previsione smentita dello scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya entro il 2020), i portavoce del catastrofismo climatico hanno dovuto abbandonare la ribalta del palcoscenico accanto ad Al Gore. Una settimana fa, nel silenzio generale, l'Ipcc ha pubblicato un report rivoluzionario, dati i toni a cui ci aveva abituato. Per la prima volta, infatti, ammette che i cambiamenti climatici hanno origine naturale e non per forza antropica, e che non ci sono evidenze del fatto che gli eventi climatici estremi siano causati dal riscaldamento globale. Inutile dire che la notizia non è stata data quasi da nessuno. Due giorni fa, infine, lo scoppio del Climategate 2.0, con la pubblicazione di nuove email (la cui autenticità non è stata smentita dagli autori) già ripresa dai media britannici e americani e in Italia dal blog Climatemonitor: è vero che a una prima analisi non sembra ci sia nulla di nuovo, le lettere sono datate qualche anno fa. Ma tutte confermano il sistema usato da parte della comunità scientifica: tra noi si discute e ci si scanna, ma all'opinione pubblica e ai politici bisogna dare una sola versione, quella catastrofista. "Le osservazioni non mostrano alcun aumento delle temperature lungo la troposfera tropicale, a meno che non si prendano in considerazione un singolo studio e un singolo approccio, trascurandone un mucchio di altri. Questo è davvero pericoloso. Dobbiamo comunicare l'incertezza ed essere onesti", scriveva qualche anno fa in una email lo scienziato Peter Thorne. Erano però ancora i tempi in cui bisognava raccontare che tutta la comunità scientifica era d'accordo, che ormai si era giunti alla certezza delle cause del global warming, e chi osava affermare il contrario era un "nazista", come detto da Al Gore. Lunedì prossimo a Durban comincia la diciassettesima conferenza sul clima, e c'è chi grida al complotto, ché pubblicare queste email pochi giorni prima è volere influenzare i negoziati. Curioso, perché è la stessa tattica usata dai "catastrofisti" fino a che il loro gioco non è stato scoperto. Ora dopo ora, dal malloppo di nuove email escono particolari che non sorprendono chi ha sempre denunciato il problema innanzitutto culturale alla base della frode ideologica sul clima che cambia per colpa nostra. In una email si legge: "Avendone stabilito l'urgenza, la sfida politica è ora di trasfomarla da un argomento che riguarda i costi dei tagli alle emissioni – cattiva politica – a uno concernente il valore di un clima stabile – politica molto migliore […] la cosa migliore da fare è raccontare la storia delle brusche variazioni in modo più vivido possibile". Poca scienza, insomma. Ora che anche le priorità economiche e politiche globali sono cambiate, la speranza è che si cominci a parlare di "adattamento" al clima che cambia e non più di "mitigazione". La realtà è più forte: lo dimostrano gli inglesi, che da anni strepitano di riscaldamento globale e hanno appena acquistato tonnellate di sale per affrontare un altro inverno che si annuncia freddissimo. © - FOGLIO QUOTIDIANO di Piero Vietti Edited November 24, 2011 by ROOSTERS99
Actarus Posted February 2, 2012 Posted February 2, 2012 Roo, the day after tomorrow... Cupola d'acqua dolce sull'Artico minaccia il clima: può fermare la corrente del Golfo
ROOSTERS99 Posted February 2, 2012 Author Posted February 2, 2012 Roo, the day after tomorrow...Cupola d'acqua dolce sull'Artico minaccia il clima: può fermare la corrente del Golfo ......ma non ce l' hanno un minimo di vegogna ??
Virgus Posted February 2, 2012 Posted February 2, 2012 Minxia , la Cupola .... adesso salta fuori Bangusta che da la colpa a Moggi ...
ROOSTERS99 Posted February 2, 2012 Author Posted February 2, 2012 Minxia , la Cupola .... adesso salta fuori Bangusta che da la colpa a Moggi ...
Mangusta Posted February 2, 2012 Posted February 2, 2012 Roo, the day after tomorrow...Cupola d'acqua dolce sull'Artico minaccia il clima: può fermare la corrente del Golfo Guarda cosa ti combina Moggi pur di far vincere la Juve, vedrai che faranno arrivare l'acqua quando la Juve stara' perdendo così da interrompere e rinviare la partita....
tricky Posted February 3, 2012 Posted February 3, 2012 Guarda cosa ti combina Moggi pur di far vincere la Juve, vedrai che faranno arrivare l'acqua quando la Juve stara' perdendo così da interrompere e rinviare la partita.... Oppure giocare il secondo tempo dopo due ore..... Magari all'ultima giornata in trasferta....
ROOSTERS99 Posted February 6, 2012 Author Posted February 6, 2012 (edited) Ma non dovevamo morire di caldo? L'appello di 16 scienziati contro il panico da global warming Questo appello, firmato da 16 scienziati, è stato pubblicato dal Wall Street Journal venerdì 27 gennaio. A un candidato a un incarico pubblico in una qualunque democrazia contemporanea può capitare di dover esprimere una posizione sul "global warming". Sappia che l'affermazione, spesso ripetuta, secondo la quale gli scienziati chiedono decisioni nette e risolute per fermare il riscaldamento globale, non è vera. Di fatto, c'è un numero sempre più largo di ingegneri e autorevoli scienziati che non credono alla necessità di azioni drastiche contro il riscaldamento globale. A settembre, il premio nobel per la Fisica Ivar Giaever, sostenitore del presidente Obama alle ultime elezioni, è uscito dall'American Physical Society (Aps) con una lettera pubblica che inizia così: "Non rinnovo (la mia iscrizione) perché non posso rassegnarmi a convivere con il vostro manifesto: 'Le prove sono incontrovertibili: il riscaldamento globale è in atto. Se non si prendono decisioni per mitigarne gli effetti, si assisterà con ogni probabilità a sconvolgimenti nei sistemi ecologico e fisico della Terra, nei sistemi sociali, nella sicurezza e nella salute degli uomini. Dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica a partire da ora'. Com'è che l'Aps è disponibile a discutere se la massa del protone cambi col passare del tempo o come si comporta un multi-universo ma ritiene le prove del riscaldamento globale incontrovertibili?". Nonostante una campagna più che decennale per far passare il messaggio che l'aumento dell'"inquinante" anidride carbonica distruggerà la nostra civiltà, un largo numero di scienziati, tra cui molti studiosi illustri, sono d'accordo con il professor Giaever. E il numero degli "eretici" scientifici sta aumentando ogni anno che passa. La ragione è presto detta: l'accumularsi di testardissimi fatti scientifici. Forse il fatto più inopportuno è l'effettiva assenza di riscaldamento globale nell'ultima decina d'anni abbondante. Questo è noto anche all'establishment degli allarmisti, come si può vedere in una email del 2009 dello scienziato del clima Kevin Trenberth, all'origine del "Climategate": "Il fatto è che non riusciamo a spiegare l'attuale assenza di riscaldamento, è una farsa che non possiamo reggere". Ma il riscaldamento è assente soltanto se uno crede ai modelli computerizzati dove i cosiddetti feedback che considerano vapore acqueo e nubi esagerano ampiamente l'effetto minimo della CO2. La mancanza di riscaldamento per oltre un decennio, o meglio il riscaldamento inferiore rispetto alle previsioni sull'arco di quei 22 anni da quando la Commissione intergovernativa dell'Onu per il cambiamento climatico sta facendo le sue previsioni, suggeriscono che i modelli computerizzati hanno largamente esagerato l'effetto che la C02 può avere sul surriscaldamento. Di fronte a questi motivi di imbarazzo, i promotori dell'allarme hanno spostato il loro martellamento sugli estremi del clima, cercando di ascrivere alla CO2 qualunque fenomeno inusuale accada nel nostro caotico sistema climatico. Il fatto è che l'anidride carbonica non è inquinante. E' un gas incolore e inodore, esalato in alte concentrazioni da ognuno di noi e componente chiave del ciclo di vita della biosfera. Le piante ricevono talmente tanti benefici dalla presenza della CO2 che nei vivai, spesso, si aumentano le concentrazioni di anidride carbonica di tre o quattro volte, per farle crescere più in fretta. Non è certo una sorpresa, visto che piante e animali si sono sviluppati quando le concentrazioni di CO2 erano almeno dieci volte quelle odierne. Migliori varietà di piante, i fertilizzanti chimici e una sapiente gestione dell'agricoltura hanno permesso il grande incremento dei prodotti agricoli nell'ultimo secolo, ma parte di quell'incremento è certamente dovuto anche alla presenza di maggiore anidride carbonica nell'atmosfera. Anche se il numero degli scienziati che criticano apertamente gli allarmisti sta crescendo, molti giovani scienziati dicono sottovoce che, per quanto abbiano seri dubbi sul messaggio del "global warming", temono di criticarlo in pubblico per paura di non essere promossi (o peggio ancora). Non hanno tutti i torti a preoccuparsi: nel 2003, il professor Chris de Freitas, direttore della rivista Climate Research, osò pubblicare un articolo che arrivava alla conclusione politicamente scorretta (ma fattualmente ineccepibile) che il recente aumento delle temperature non fosse inusuale, nel contesto dei cambiamenti climatici dell'ultimo millennio. L'establishment mondiale del "global warming" organizzò molto rapidamente una campagna per far rimuovere il professor De Freitas dalla direzione della sua rivista e per farlo licenziare dalla sua università. Fortunatamente, il professore è riuscito a mantenere il suo ruolo accademico. Non è così che la scienza dovrebbe funzionare, ma sono dinamiche a cui abbiamo già assistito, per esempio, nel periodo terrificante in cui Trofim Lysenko dirottò lo studio della biologia nell'Unione Sovietica. I biologi sovietici che ammettevano di credere nei geni, che per Lysenko erano un'invenzione borghese, venivano prontamente licenziati. Molti di questi scienziati sono stati destinati ai gulag e alcuni di loro sono stati condannati a morte. Perché c'è così tanta animosità attorno al riscaldamento globale e perché la questione è stata esasperata al punto da portare l'Aps, dalla quale il professor Giaever è uscito pochi mesi fa, a respingere la richiesta apparentemente ragionevole di molti suoi membri, che volevano togliere la parola "incontrovertibile" dalla sua descrizione scientifica? Ci sono molte ragioni, ma un buon modo per cominciare ad affrontarle è la vecchia domanda "cui bono?". O, nella sua riedizione moderna: "Follow the money". L'allarmismo climatico dà grandi benefici a molti, garantisce fondi governativi alla ricerca accademica e offre alla burocrazia statale un pretesto per espandersi ulteriormente. Gli allarmisti offrono anche una scusa per alzare le tasse – per dare sussidi alle aziende che capiscono come lavorarsi il sistema politico – e attirare donazioni sostanziose a fondazioni caritatevoli che promettono di salvare il pianeta. Lysenko e la sua équipe conducevano una vita agiata. Difendevano strenuamente i loro dogmi e i privilegi che gli avevano garantito. Parlando a nome di molti scienziati e ingegneri che hanno affrontato senza costrizioni, con attenzione e dedizione, alla scienza del clima, abbiamo un messaggio per tutti i candidati a cariche pubbliche: non c'è alcun argomento inoppugnabile che motivi la necessità di "decarbonizzare" l'economia mondiale. Anche se si accettassero le previsioni climatiche della Commissione Onu per il cambiamento climatico, le politiche aggressive di controllo delle emissioni non troverebbero alcuna giustificazione economica. Un recente studio di William Nordhaus, economista di Yale, su una larga varietà di politiche, ha dimostrato che il miglior rapporto costi-benefici viene raggiunto dalle strategie che consentono altri 50 anni di sviluppo senza l'impedimento del controllo delle emissioni. Scelte del genere darebbero particolari benefici ai paesi meno sviluppati, che avrebbero la possibilità di partecipare degli stessi vantaggi (in termini di benessere, salute e aspettativa di vita) di cui le regioni più industrializzate godono ora. Molte altre risposte politiche sarebbero destinate a dare un ritorno negativo sugli investimenti. Ed è probabile che un aumento dell'anidride carbonica, con conseguente modesto aumento delle temperature, possano essere di beneficio per tutto il pianeta. Qualora i rappresentanti eletti sentano la necessità di "fare qualcosa" per il clima, raccomandiamo di dare sostegno agli scienziati eccellenti che ci stanno permettendo di capire di più del clima, con strumenti ben progettati a bordo dei satelliti, negli oceani o sulla terraferma, o con l'analisi dei dati raccolti. Più capiremo il clima, più potremo affrontare la natura e i suoi cambiamenti costanti, che hanno complicato la vita dell'uomo nel corso della storia. A ogni modo, buona parte del cospicuo finanziamento privato e statale agli studi climatici necessita quantomeno di una revisione critica. Claude Allegre, former director of the Institute for the Study of the Earth, University of Paris; J. Scott Armstrong, cofounder of the Journal of Forecasting and the International Journal of Forecasting; Jan Breslow, head of the Laboratory of Biochemical Genetics and Metabolism, Rockefeller University; Roger Cohen, fellow, American Physical Society; Edward David, member, National Academy of Engineering and National Academy of Sciences; William Happer, professor of physics, Princeton; Michael Kelly, professor of technology, University of Cambridge, U.K.; William Kininmonth, former head of climate research at the Australian Bureau of Meteorology; Richard Lindzen, professor of atmospheric sciences, MIT; James McGrath, professor of chemistry, Virginia Technical University; Rodney Nichols, former president and CEO of the New York Academy of Sciences; Burt Rutan, aerospace engineer, designer of Voyager and SpaceShipOne; Harrison H. Schmitt, Apollo 17 astronaut and former U.S. senator; Nir Shaviv, professor of astrophysics, Hebrew University, Jerusalem; Henk Tennekes, former director, Royal Dutch Meteorological Service; Antonio Zichichi, president of the World Federation of Scientists, Geneva. © Wall Street Journal Per gentile concessione di Milano Finanza (traduzione di Marco Pedersini) Edited February 6, 2012 by ROOSTERS99
Actarus Posted June 4, 2012 Posted June 4, 2012 Questa poi... Riscaldamento globale: a rischio anche la produzione elettrica
ROOSTERS99 Posted June 4, 2012 Author Posted June 4, 2012 Questa poi...Riscaldamento globale: a rischio anche la produzione elettrica sono senza pudore !!
ROOSTERS99 Posted August 6, 2012 Author Posted August 6, 2012 (edited) Non ne dubitavo....ma avere la certezza del recupero quaso completo delle 5 Terre mi riempie di gioia ! (e a fine mese, visita sicura....) Cinque terre La rinascita di Monterosso e Vernazza I due paesi colpiti dall'alluvione il 25 ottobre del 2011 sono rinati e conservano solo alcune delle terribili ferite di quei giorni. "È stata una gara di solidarietà" Di quei due metri di fango e detriti sono rimaste solo le foto e i segni sulle pareti delle case. Il ricordo è ancora vivo e con questo più che la paura, la consapevolezza della precarietà, ma anche dell'energia che trasmette la solidarietà. Claudio Valerani lavora per il Parco delle Cinque terre. Lo fa con l'orgoglio di chi appartiene a questa striscia di mare e pietre, che ha dato modo a cinque piccoli borghi di rubare metro su metro per consentire di costruite poche case. Lui controlla che vengano rispettate le norme in acqua perché il parco delle Cinque terre non riguarda solo il suolo, ma anche il mare. Si capisce così come sia possibile ammirare un'acqua così limpida e cristallina anche in piena estate. "Quel 25 ottobre ce lo ricorderemo bene perché l'alluvione ha fatto danni terribili, ma guardi come abbiamo reagito. Pensavamo fosse impossibile sistemare i nostri paesi in questi tempi e invece grazie al lavoro di tutti e anche della solidarietà di chi non vive qui, siamo riusciti a fare quasi un miracolo". Furono colpite solo Monterosso e Vernazza. "Già a Corniglia quasi non pioveva - racconta Andrea, proprietario di uno dei piu bei bed & breakfast della zona - da noi invece un delirio. La mia auto, come quella di tanti altri, è andata distrutta. Sono stati mesi durissimi, ma ora stiamo riprendendo la vita di sempre, anzi, troverete tutto piu bello perché abbiamo dovuto ricostruire i locali distrutti dalla furia dell'acqua e del fango". A Monterosso i segni piu evidenti sono lungo una delle strade centrali, dove la pavimentazione è ancora in legno. A Vernazza le ferite sono state piu profonde e molti esercizi all'ingresso hanno le foto dei giorni dell'alluvione con il fango e i detriti che raggiungono il primo piano delle case. Un disastro che venne subito descritto come "la morte delle Cinque terre". Parole eccessive, come spesso succede alla stampa dai toni apocalittici. La ferita fu profonda, ma oggi percorrendo quelle stesse stradine, se non ci fossero quelle foto, non ci si accorgerebbe nemmeno della furia di quel terribile giorno. Un fatto che testimonia la forza di volontà di chi ha la consapevolezza della ricchezza che non è solo propria ma di tutta l'umanità. 5/08/2012 Marco Giovannelliredazione@varesenews.it Edited August 6, 2012 by ROOSTERS99
SteveNashaVarese Posted August 6, 2012 Posted August 6, 2012 Non ne dubitavo....ma avere la certezza del recupero quaso completo delle 5 Terre mi riempie di gioia ! (e a fine mese, visita sicura....) Cinque terre La rinascita di Monterosso e Vernazza I due paesi colpiti dall'alluvione il 25 ottobre del 2011 sono rinati e conservano solo alcune delle terribili ferite di quei giorni. "È stata una gara di solidarietà" Di quei due metri di fango e detriti sono rimaste solo le foto e i segni sulle pareti delle case. Il ricordo è ancora vivo e con questo più che la paura, la consapevolezza della precarietà, ma anche dell'energia che trasmette la solidarietà. Claudio Valerani lavora per il Parco delle Cinque terre. Lo fa con l'orgoglio di chi appartiene a questa striscia di mare e pietre, che ha dato modo a cinque piccoli borghi di rubare metro su metro per consentire di costruite poche case. Lui controlla che vengano rispettate le norme in acqua perché il parco delle Cinque terre non riguarda solo il suolo, ma anche il mare. Si capisce così come sia possibile ammirare un'acqua così limpida e cristallina anche in piena estate. "Quel 25 ottobre ce lo ricorderemo bene perché l'alluvione ha fatto danni terribili, ma guardi come abbiamo reagito. Pensavamo fosse impossibile sistemare i nostri paesi in questi tempi e invece grazie al lavoro di tutti e anche della solidarietà di chi non vive qui, siamo riusciti a fare quasi un miracolo". Furono colpite solo Monterosso e Vernazza. "Già a Corniglia quasi non pioveva - racconta Andrea, proprietario di uno dei piu bei bed & breakfast della zona - da noi invece un delirio. La mia auto, come quella di tanti altri, è andata distrutta. Sono stati mesi durissimi, ma ora stiamo riprendendo la vita di sempre, anzi, troverete tutto piu bello perché abbiamo dovuto ricostruire i locali distrutti dalla furia dell'acqua e del fango". A Monterosso i segni piu evidenti sono lungo una delle strade centrali, dove la pavimentazione è ancora in legno. A Vernazza le ferite sono state piu profonde e molti esercizi all'ingresso hanno le foto dei giorni dell'alluvione con il fango e i detriti che raggiungono il primo piano delle case. Un disastro che venne subito descritto come "la morte delle Cinque terre". Parole eccessive, come spesso succede alla stampa dai toni apocalittici. La ferita fu profonda, ma oggi percorrendo quelle stesse stradine, se non ci fossero quelle foto, non ci si accorgerebbe nemmeno della furia di quel terribile giorno. Un fatto che testimonia la forza di volontà di chi ha la consapevolezza della ricchezza che non è solo propria ma di tutta l'umanità. 5/08/2012 Marco Giovannelliredazione@varesenews.it Mah...non capisco il senso di questa notizia. Cosa c'é di allarmistico e catastrofistico nel recupero delle 5 Terre? Devono essersi sbagliati.
ROOSTERS99 Posted August 6, 2012 Author Posted August 6, 2012 (edited) Mah...non capisco il senso di questa notizia. Cosa c'é di allarmistico e catastrofistico nel recupero delle 5 Terre? Devono essersi sbagliati. La notizia è in questo 3d perchè qui si parlò ampiamente (basta tornare un pochino indietro) del disastro, in quei giorni. Edited August 6, 2012 by ROOSTERS99
SteveNashaVarese Posted August 6, 2012 Posted August 6, 2012 La notizia è in questo 3d perchè qui si parlò ampiamente (basta tornare un pochino indietro) del disastro, in quei giorni. ...scherzavo
ROOSTERS99 Posted August 30, 2012 Author Posted August 30, 2012 30 agosto 2012 - ore 06:59 Vegetariani per forza nel 2050, anatomia di una boiata pazzesca Mangiatori di carne, pentitevi. Divoratori di hamburger, vergognatevi. Consumatori di pancetta, almeno scusatevi. Dimenticate bistecche e prosciutto, arrosti e cotolette, ma anche latte e, già che ci siamo, uova. Come? Nemmeno una frittata, neanche un ovetto al tegamino? No, rispondono categoricamente gli illustri studiosi dello Stockholm International Water Institute, che dal Guardian hanno annunciato l’apocalisse alimentare entro il 2050, sotto forma di “catastrofica penuria di cibo”, se non ridurremo al minimo (non più del cinque per cento contro il venti per cento di oggi) la quantità di proteine di origine animale nella dieta quotidiana. Meglio ancora, dicono, sarebbe abolire del tutto le proteine di origine animale, solo frutta verdura cereali, tutti vegani (la versione hard del vegetarianesimo) per causa di forza maggiore, se non per animalismo o per gusto personale. A metà del secolo saremo nove miliardi e non possiamo più permetterci di sprecare l’acqua per gli allevamenti di animali destinati all’alimentazione, dice il rapporto firmato dalla professoressa Malin Salkelmark e colleghi, reso noto in occasione della Conferenza mondiale sull’acqua, che si è aperta il 21 agosto nella capitale svedese e che vede riunito il consueto solito circo Barnum di funzionari dell’Onu e di ong, di politici ed esperti. Duemilacinquecento persone, informano le cronache, che omettono però i dettagli sul regime alimentare seguito durante i lavori (bacche e radici?). Rincara la dose su Repubblica il professor Umberto Veronesi, splendido ottantasettenne, vegetariano da sempre per convinzione salutista e per vocazione ideale. Sono, i suoi, argomenti personali e medici rispettabilissimi. Eppure, trasferiti sul piano delle esortazioni universali, trascolorano dalla saggezza alla boiata pazzesca. “I popoli che oggi non mangiano carne, con la crescita economica vorranno allinearsi alla cultura occidentale”, rabbrividisce il professore. E noi ci sentiamo trasportati à rebours nei rimpianti anni Ottanta, in epoca di ecologismo militante. Allora il tema era: vi immaginate che disastro, per il buco nell’ozono, quando tutti i cinesi vorranno un’automobile e un frigorifero? (ora l’ozono sta benissimo e i cinesi decisamente meglio, con molti più frigoriferi e automobili). Ancora prima, all’inizio degli anni Settanta, Aurelio Peccei con la sua accolita di malthusiani travestiti da filantropi chiamata Club di Roma, sulla scia del biologo e demografo americano Paul R. Ehrlich, andava predicando la soluzione più semplice: meno figli. Le persone in carne (pardon) e ossa hanno la pessima abitudine di mangiare, di bere, di respirare, di voler approfittare dell’elettricità: la Terra non se lo può permettere. Meno persone ci sono, meglio vivrà il pianeta (e noi che già ci abitiamo). Anche in quel caso, previsioni tragiche: esaurimento delle risorse petrolifere entro il 1992 (ne avete avuto notizia?) accompagnato dal parallelo esaurimento di quelle alimentari (eppure, secondo la Fao, dal 1961 al 1998 la produzione alimentare pro capite è aumentata del 23 per cento a livello mondiale e del 52 per cento nei paesi in via di sviluppo. Mentre sempre la Fao, nel 2010, ha annunciato che il numero di umani affamati era sceso sotto il miliardo). Uno dei santuari dell’ecologismo duro e puro, il World Watch Institute diretto dall’americano Lester Brown, ha dovuto ammettere che “la carne disponibile per ogni persona a livello mondiale è cresciuta del 122 per cento, passando da 17,2 chilogrammi nel 1950 a 38,4 chilogrammi nel 2000” (da “I padroni del pianeta”, Piemme, di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari). La verità è che gli avanzamenti tecnologici permettono oggi di ottenere più cibo da meno terra coltivata e che, più di un problema di scarsità, esiste un problema di eccesso, di spreco del cibo disponibile e di accesso al medesimo. Bene. Anzi, male. Per i predicatori dello Stockholm International Water Institute, corroborati dal sorriso incoraggiante del professor Veronesi – il quale invita a togliere la carne da tavola “almeno una volta a settimana” per “salvare il mondo” – non saranno né la politica né l’accrescimento delle conoscenze scientifiche né lo sviluppo a trovare soluzione ai problemi. Forse hanno ragione. A occhio e croce, ci pensa già la crisi a togliere la carne di tavola non una ma sette volte a settimana, con gran sollievo del mondo (chissà se anche degli umani). © - FOGLIO QUOTIDIANO di Nicoletta Tiliacos
La Jen Posted August 30, 2012 Posted August 30, 2012 ...mah...saremo in troppi e non avremo carne...un'alternativa alla dieta vegana può sempre essere il cannibalismo....e così ristabiliamo gli equilibri...
Long Leg Posted August 30, 2012 Posted August 30, 2012 io nel 2050 sarò già bella rincoglionita, quindi vado a mangiarmi una bistecca e chissenefrega!!!
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