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Si avvicina l' inverno e molto probabilmente, con buona pace del global warmiong a Varese nevicherà.

E si parte già con le polemiche per la IMHO giustissima idea di prevedere l' obbligo per tutti di gomme da neve o catene a bordo

(sarebbe meglio solo la prima opzione....)

Gomme invernali obbligatorie

Ora tanti Comuni imitano Bodio

28 ottobre 2010

BODIO LOMNAGO Fa discutere e divide i sindaci dei Comuni che costeggiano il Lago di Varese la decisione del sindaco di Bodio Lomnago, Bruno Pavan, di introdurre l'obbligo di gomme da neve o catene a bordo dal 1° novembre. A Bodio si parte d'anticipo rispetto alla provincia di Milano, dove il provvedimento diventerà esecutivo dal 15 novembre, e rispetto a tutti gli altri Comuni della nostra provincia, dove invece il dibattito è ancora aperto.

Un provvedimento che anche il Comune di Varese sembra intenzionato ad adottare, anche se al momento non c'è ancora nulla di definitivo. Una situazione in evoluzione che potrebbe sortire subito un primo effetto: quello di mandare in confusione gli automobilisti. Il rischio è che il provvedimento possa essere assunto a macchia di leopardo: alcuni Comuni potrebbero aderire, altri no. La conseguenza grottesca è che l'automobilista si ritroverebbe a percorrere strade confinanti regolamentate in maniera opposta.

I sindaci dei Comuni dell'hinterland di Varese sono divisi sulle scelte da adottare: «E' un'ordinanza giusta - dice il sindaco di Azzate, Gianni Dell'Acqua - perché accresce la sicurezza degli automobilisti e limita il rischio code. Anche noi ci stavamo pensando e credo che potremmo presto emettere un provvedimento di questo genere». Sulla stessa lunghezza d'onda anche il sindaco di Biandronno Antonio Calabretta: «Già l'anno scorso - spiega - eravamo tentati dal promuovere questo tipo di ordinanza. Molto probabilmente lo faremo quest'anno perché ci sono alcune strade che con il ghiaccio e la neve diventano pericolose». Qualcuno, invece, predilige la prudenza. E' il caso del sindaco di Gavirate Felice Paronelli: «Ci dobbiamo ancora pensare - confida - almeno per il momento non ne abbiamo ancora parlato, ma se tutti i Comuni adotteranno il provvedimento potremmo approfondire la questione. Il termine del 1° novembre mi sembra però eccessivo». A qualcuno, invece, l'idea non entusiasma: «Mi lascia perplesso - dice il sindaco di Cazzago Brabbia, Massimo Nicora - ne capisco le motivazioni, ma mi sembrerebbe di obbligare un cittadino a una spesa». Nicora ragiona sulle ripercussioni che il provvedimento di Bodio potrebbe avere sugli automobilisti provenienti dai Comuni limitrofi: «Un'ordinanza che riguarda anche la Provinciale mi sembra un'eccessiva prudenza. Sono perplesso e lo sarebbe di più l'automobilista che incappa nella sanzione». Contrario anche il vicesindaco di Buguggiate Alessandro Vedani: «C'è una questione di costi a carico dei cittadini - conclude il leghista - che non può essere sottovalutata. Perché si deve costringere un automobilista a spendere dei soldi per un set di gomme da utilizzare poche volte in un anno?».

___________________

Rimarchevole, in NEGATIVO , la boiata dertta dal vicesindaco di Bugugggiate ( in rosso) !!

Già , perchè invece gli ingorghi colossali non sono costi "a carico del cittadino" ??

Ricorderei anche che una semplice tamponatina costa molto più delle catene e facilamente anche dei pneumatici invernali che

caro Vedani, SONO OTTIMI PER 5/6 MESI L' ANNO altro che "da utilizzare poche volte" !!

:rolleyes:

Edited by ROOSTERS99
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Si avvicina l' inverno e molto probabilmente, con buona pace del global warmiong a Varese nevicherà.

E si parte già con le polemiche per la IMHO giustissima idea di prevedere l' obbligo per tutti di gomme da neve o catene a bordo

(sarebbe meglio solo la prima opzione....)

Gomme invernali obbligatorie

Ora tanti Comuni imitano Bodio

28 ottobre 2010

BODIO LOMNAGO Fa discutere e divide i sindaci dei Comuni che costeggiano il Lago di Varese la decisione del sindaco di Bodio Lomnago, Bruno Pavan, di introdurre l'obbligo di gomme da neve o catene a bordo dal 1° novembre. A Bodio si parte d'anticipo rispetto alla provincia di Milano, dove il provvedimento diventerà esecutivo dal 15 novembre, e rispetto a tutti gli altri Comuni della nostra provincia, dove invece il dibattito è ancora aperto.

Un provvedimento che anche il Comune di Varese sembra intenzionato ad adottare, anche se al momento non c'è ancora nulla di definitivo. Una situazione in evoluzione che potrebbe sortire subito un primo effetto: quello di mandare in confusione gli automobilisti. Il rischio è che il provvedimento possa essere assunto a macchia di leopardo: alcuni Comuni potrebbero aderire, altri no. La conseguenza grottesca è che l'automobilista si ritroverebbe a percorrere strade confinanti regolamentate in maniera opposta.

I sindaci dei Comuni dell'hinterland di Varese sono divisi sulle scelte da adottare: «E' un'ordinanza giusta - dice il sindaco di Azzate, Gianni Dell'Acqua - perché accresce la sicurezza degli automobilisti e limita il rischio code. Anche noi ci stavamo pensando e credo che potremmo presto emettere un provvedimento di questo genere». Sulla stessa lunghezza d'onda anche il sindaco di Biandronno Antonio Calabretta: «Già l'anno scorso - spiega - eravamo tentati dal promuovere questo tipo di ordinanza. Molto probabilmente lo faremo quest'anno perché ci sono alcune strade che con il ghiaccio e la neve diventano pericolose». Qualcuno, invece, predilige la prudenza. E' il caso del sindaco di Gavirate Felice Paronelli: «Ci dobbiamo ancora pensare - confida - almeno per il momento non ne abbiamo ancora parlato, ma se tutti i Comuni adotteranno il provvedimento potremmo approfondire la questione. Il termine del 1° novembre mi sembra però eccessivo». A qualcuno, invece, l'idea non entusiasma: «Mi lascia perplesso - dice il sindaco di Cazzago Brabbia, Massimo Nicora - ne capisco le motivazioni, ma mi sembrerebbe di obbligare un cittadino a una spesa». Nicora ragiona sulle ripercussioni che il provvedimento di Bodio potrebbe avere sugli automobilisti provenienti dai Comuni limitrofi: «Un'ordinanza che riguarda anche la Provinciale mi sembra un'eccessiva prudenza. Sono perplesso e lo sarebbe di più l'automobilista che incappa nella sanzione». Contrario anche il vicesindaco di Buguggiate Alessandro Vedani: «C'è una questione di costi a carico dei cittadini - conclude il leghista - che non può essere sottovalutata. Perché si deve costringere un automobilista a spendere dei soldi per un set di gomme da utilizzare poche volte in un anno?».

___________________

Rimarchevole, in NEGATIVO , la boiata dertta dal vicesindaco di Bugugggiate ( in rosso) !!

Già , perchè invece gli ingorghi colossali non sono costi "a carico del cittadino" ??

Ricorderei anche che una semplice tamponatina costa molto più delle catene e facilamente anche dei pneumatici invernali che

caro Vedani, SONO OTTIMI PER 5/6 MESI L' ANNO altro che "da utilizzare poche volte" !!

:rolleyes:

Roo, sei sponsorizzato dalla Pirelli? -_--_-

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Tanto rumore per nulla.

Adesso vado a casa, metto nel baule le catene che ho in garage (di cui alcune rotte ed inutilizzabili) e sono a norma.

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Tanto rumore per nulla.

Adesso vado a casa, metto nel baule le catene che ho in garage (di cui alcune rotte ed inutilizzabili) e sono a norma.

Perfetto.

Non ti far trovare, però, dal sottoscritto impiantato su una rampa, con 2 dita di neve, che blocchi il traffico..... :rolleyes:-_--_-

Posted (edited)
Roo, sei sponsorizzato dalla Pirelli? -_-:rolleyes:

:D:o:o:o ...quelli proprio no, accidenti !!!!

-_-

Edited by ROOSTERS99
Posted
Perfetto.

Non ti far trovare, però, dal sottoscritto impiantato su una rampa, con 2 dita di neve, che blocchi il traffico..... :rolleyes:-_--_-

La mia era una provocazione per dire che la delibera non obbliga alcuno a spese folli.

Io metterò a breve le gomme invernali che ho in garage al posto di quelle estive.

Queste gomme non solo non mi faranno impiantare du un cavalcavia con mezzo dito di neve (cosa che succederebbe effettivamente qualche giorno all'anno) ma soprattutto mi saranno utili per una miglior frenata e tenuta di strada ogniqualvolta la temperatura sarà inferiore ai 7 gradi ed in particolar modo quando ci sarà quella patina di brina gelata che a Buguggiate, con buona pace del sciur Vedani, si verifica per almeno 3 mesi all'anno.

E a marzo rimetterò lòe estive.

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La mia era una provocazione per dire che la delibera non obbliga alcuno a spese folli.

Io metterò a breve le gomme invernali che ho in garage al posto di quelle estive.

Queste gomme non solo non mi faranno impiantare du un cavalcavia con mezzo dito di neve (cosa che succederebbe effettivamente qualche giorno all'anno) ma soprattutto mi saranno utili per una miglior frenata e tenuta di strada ogniqualvolta la temperatura sarà inferiore ai 7 gradi ed in particolar modo quando ci sarà quella patina di brina gelata che a Buguggiate, con buona pace del sciur Vedani, si verifica per almeno 3 mesi all'anno.

E a marzo rimetterò lòe estive.

Tat....molto bene !!!

:rolleyes:-_-

Posted (edited)

Anche il comune di Varese ha deciso :

Gomme da neve e catene

Un passo avanti nella giusta direzione, IMHO.

Vediamo quest' anno come si giusificherà il rimbambito che si "pianta" sul primo pendio, con 3 dita di neve, bloccando tutto !!! :doh[1]:

P.S.: fatevi un giro tra i "commenti" all' articolo........ :lol:

Edited by ROOSTERS99
Posted
Anche il comune di Varese ha deciso :

Gomme da neve e catene

Un passo avanti nella giusta direzione, IMHO.

Vediamo quest' anno come si giusificherà il rimbambito che si "pianta" sul primo pendio, con 3 dita di neve, bloccando tutto !!! :doh[1]:

P.S.: fatevi un giro tra i "commenti" all' articolo........ :lol:

grandissimo quello che dice che le gomme invernali durano un anno!

Certo che l'ignoranza della gente fa paura.

Quest'anno, dopo 4 inverni ho obbligato mia moglie a comprare altre 2 gomme invernali (ne aveva solo 2 ) e spostare le 2 vecchie sul posteriore.

Con la mia macchina ho comprato l'anno scorso le gomme invernali e devo confermare una netta differenza anche solo in condiziononi di gelo o basse temperature.

Prima avevo solo le catene (e della corretta misura :o )

La cosa che effettivamente fa ridere non è tanto l'ordinanza ma la tempistica. O meglio i tempi stretti per permettere alla gente di adeguarsi. Già normalmente le file dai gommisti in questo periodo sono impressionanti figurarsi poi con quelli dell'ultimo momento!!!

Posted
Anche il comune di Varese ha deciso :

Gomme da neve e catene

Un passo avanti nella giusta direzione, IMHO.

Vediamo quest' anno come si giusificherà il rimbambito che si "pianta" sul primo pendio, con 3 dita di neve, bloccando tutto !!! :angry:

P.S.: fatevi un giro tra i "commenti" all' articolo........ :doh[1]:

Ordinanza dovuta.

Perfino molle.

Ritengo però che se arriveranno 3 cm di neve tutto andrà comunque in tilt. Il traffico è normalmente alla saturazione. Se piove siamo già oltre, se c'è nebbia siamo al semi collasso. Con la neve è un delirio, sempre e comunqueperchè il traffico esistente non può reggere alla necessità di scendere a 30 all'ora o meno come velocità, all'allungarsi delle distanze fra le auto etc etc.

Se poi ci aggiungi il izio bloccato .....

Posted

Faccio presente comunque che con le catene è altamente probabile che il medesimo tizio comunque si pianti sulla salita dei Ronchi a metterle....le catene.

Nel caso Roo preparati.

Posted
Faccio presente comunque che con le catene è altamente probabile che il medesimo tizio comunque si pianti sulla salita dei Ronchi a metterle....le catene.

Nel caso Roo preparati.

Ne son consapevole (anche se i Ronchi li chiudono.....agli altri.... :doh[1]: ) : infatti sarei per gomme invernali e basta....

Posted
Ordinanza dovuta.

Perfino molle.

Ritengo però che se arriveranno 3 cm di neve tutto andrà comunque in tilt. Il traffico è normalmente alla saturazione. Se piove siamo già oltre, se c'è nebbia siamo al semi collasso. Con la neve è un delirio, sempre e comunqueperchè il traffico esistente non può reggere alla necessità di scendere a 30 all'ora o meno come velocità, all'allungarsi delle distanze fra le auto etc etc.

Se poi ci aggiungi il izio bloccato .....

Concordo, però non scordiamo che non è solo una questione di strade innevate....

Posted

L'inchiesta/Eolico, il vento degli sprechi

Costi alti, affari d'oro e poca energia

di Nino Cirillo

ROMA (10 novembre) - Via dal vento, se ancora si può. Via da questo pazzo vento di incentivi scandalosi per quantità e durata, via da questa corsa forsennata all’ultima pala che qualcosa frutterà anche se per ora non gira, via da questi “sviluppatori” - nuova sofisticata figura di mezzani - che stravolgono e offendono la quieta esistenza dei piccoli comuni giocando a nascondino con le royalties, via da questi sprechi, da queste mafie in agguato, da queste bollette ogni giorno più care perché il Balletto dell’Eolico ha i suoi costi. E che costi, per produrre poco o nulla. Sono installati in questo momento in tutta la Penisola 4.236 “aerogeneratori”.

Le pale eoliche - il 98 per cento al Sud, e questo la dice lunga - producono 4.849 megawatt, tanto da porre l’Italia al terzo posto in Europa, ben distanziata da Germania (25.800) e Spagna (19.100) e inseguita da vicino da Francia (4.500) e Gran Bretagna (4.000). Bene, l’installazione e la manutenzione di una pala media in Danimarca -lo stato che ha investito più sull’eolico- in 15 anni di vita cosa un milioni, mentre da noi, in Sicilia, viene il quadruplo. E sono pale che girano davvero poco: 1.880 ore sempre in Danimarca, 2.000 in Svizzera, 2.046 in Spagna. 2.066 in Olanda, 2.083 in Grecia, 2.233 in Portogallo e da noi soltanto 1.466 ore l’anno. Ma perché? «Una terra di vento e di sole -titolò il Financial Times qualche mese fa la sua inchiesta sull’energia eolica in Italia- ma senza regole adeguate». Nessuno se ne accorse, o forse fecero tutti finta di non accorgersene.

Ma non s’è levato un moto di reazione neppure il 18 settembre scorso -quaranta giorni fa- quando il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, parlando da Cortina, ebbe a dire: «Il business dell’eolico è uno degli affari di corruzione più grande e la quota di maggioranza francamente non appartiene a noi». Silenzio. E invece lo sconcio è sotto gli occhi di tutti. Uno sconcio che provocherà guasti anche sociali -non solo economici-, stravolgerà l’esistenza di borghi preziosi e di colture rare, produrrà un punto di non ritorno per questa nostra Italia con cui bisognerà fare i conti. Per comodità di ragionamento, lasciamo per un attimo da parte il primo dilemma -piace, non piace-, facciamo finta che questi giganti abbelliscano davvero l’Appennino Dauno e la piana di Mazara, le più belle zone archeologiche della Puglia e le gole più nascoste delle Marche. E passiamo ai dilemmi successivi: chi ci guadagna, come ci guadagna, se questi benefici arrivano in tutto o in parte al Paese Italia. Le prime cifre sono sconvolgenti, purtroppo. Ci sono domande di connessione alla rete -oggi, nel 2010, in Italia- pari a 88.171 megawatt. L’Anev, l’Agenzia che raggruppa le aziende del settore dell’Energia del vento- stima che entro il 2020 -cioè fra dieci anni- la produzione potrà raggiunge al massimo 16mila megawatt. Che senso ha quindi -se non quello di puntare a una spaventosa speculazione- presentare domande per una quantità di energia cinque volte superiore? Il mercato dell’eolico è anche e soprattutto un mercato di carta, il mercato dei famigerati “certificati verdi”, che possono essere comprati dalle grandi aziende al piccolo produttore se queste grandi aziende non hanno prodotto, di loro, la percentuale di energia rinnovabile prevista dalla legge.

Che poi queste aziende continuino con le vecchie produzioni inquinanti, questo sembra non interessare davvero a nessuno. Di fatto, con i certificati verdi si fanno grandi cose. Lo dice l’Authority per l’energia, rivelando che nel solo 2008 il Governo ha sborsato 1.230 milioni in certificati verdi -pagati grazie all’addizionale sulle nostre bollette- e che la metà di questa somma è stata tirata fuori per rimborsare un «eccesso dell’offerta». Ecco cosa vuol dire: che si produce più energia di quella che si vuole immettere o si riesce a immettere e che questo surplus viene comunque pagato. E ovviamente le nostre bollette restano le più care d’Europa. Ci sono studi recenti anche sui posti di lavoro, ventottomila nell’eolico nel solo 2008. Considerando che i sussidi erogati sono stati pari a 2,3 miliardi di euro ogni posto di lavoro creato è costato 55mila. Un altro calcolo: comprendendo tutte le energie rinnovabili-quindi anche il fotovoltaico, si calcola che un nuovo posto di lavoro venga a costare almeno sette volte di più rispetto all’industria. C’e da rimanerci seppelliti sotto questa valanga di cifre. Se non ci fosse da rimettere insieme, ancora, alcune tessere del mosaico. A cominciare dagli incentivi sulla produzione di energia, garantiti per quindici lunghi anni come le pale e i più alto d’Europa come come le bollette. Partiamo dal fatto che un kwatt di energia al povero cittadino costa oggi 6,5 centesimi. Ebbene, chi produce eolico ne intasca intorno al doppio -dipende dai valori un poco oscillanti della Borsa elettrica- e chi invece si butta sul fotovoltaico, che poi è la vera nuova inesplorata- può arrivare a cinque sei volte il valore iniziale, intorno ai 39-40 centesimi di euro. Il nostro Governo, in estate, ha approvato le linee guida di questo settore.

Ma perché il Far West dell’eolico conosca uno stop, ci vogliono almeno i piani regionali, tutti ancora da approvare, attesi con un eccesso di ottimismo entro la fine dell’anno. Per ora, chi si alza per primo mette la pala. Per sfuggire persino alla Valutazione di impatto ambientale, tedeschi, spagnoli e americani hanno già scoperto il trucco: spaccano un progetto di parco eolico in quattro-cinque spezzoni, scendono sotto la soglia prevista, e così se la cavano con una semplice, unilaterale Dichiarazione di impatto ambientale al comune che li ospita. Non c’è piano regolatore da rispettare, c’è solo da avvicinare il famoso “sviluppatore” in loco, che ha già scelto l’area, ha già valutato i vincoli paesaggistici e soprattutto ha già contattato gli amministratori locali. E comincia così il valzer del terreni scelti, quello sì, questo no, per distese infinite come solo il nostro Appennino regala. Ma la gente si ribella. Contro i parchi eolici spuntano comitati a ogni piazza, a ogni tavolino di bar, a Nardò, a Mazara, a Cosenza, a Crotone, a Otranto. E con i comitati spuntano le inchieste delle magistratura. A parte quella famosa aperta in Sardegna -quella di Flavio Carboni, per intenderci- è tutto un fiorire di nuovi fascicoli: ancora a Crotone, a Sant’Agata di Puglia, in Molise, a Trapani, dove allo “sviluppatore” Vito Nicastri, re del vento di Sicilia e Calabria e ritenuto longa manus del boss Matteo Messina Denaro, hanno sequestrato un patrimonio di 1.5 miliardi. E’ un mare di sporco che avanza, non se ne vede la fine.(1-continua)

ilmessaggero.it

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L'inchiesta/Eolico, il vento degli sprechi

Costi alti, affari d'oro e poca energia

di Nino Cirillo

ROMA (10 novembre) - Via dal vento, se ancora si può. Via da questo pazzo vento di incentivi scandalosi per quantità e durata, via da questa corsa forsennata all’ultima pala che qualcosa frutterà anche se per ora non gira, via da questi “sviluppatori” - nuova sofisticata figura di mezzani - che stravolgono e offendono la quieta esistenza dei piccoli comuni giocando a nascondino con le royalties, via da questi sprechi, da queste mafie in agguato, da queste bollette ogni giorno più care perché il Balletto dell’Eolico ha i suoi costi. E che costi, per produrre poco o nulla. Sono installati in questo momento in tutta la Penisola 4.236 “aerogeneratori”.

Le pale eoliche - il 98 per cento al Sud, e questo la dice lunga - producono 4.849 megawatt, tanto da porre l’Italia al terzo posto in Europa, ben distanziata da Germania (25.800) e Spagna (19.100) e inseguita da vicino da Francia (4.500) e Gran Bretagna (4.000). Bene, l’installazione e la manutenzione di una pala media in Danimarca -lo stato che ha investito più sull’eolico- in 15 anni di vita cosa un milioni, mentre da noi, in Sicilia, viene il quadruplo. E sono pale che girano davvero poco: 1.880 ore sempre in Danimarca, 2.000 in Svizzera, 2.046 in Spagna. 2.066 in Olanda, 2.083 in Grecia, 2.233 in Portogallo e da noi soltanto 1.466 ore l’anno. Ma perché? «Una terra di vento e di sole -titolò il Financial Times qualche mese fa la sua inchiesta sull’energia eolica in Italia- ma senza regole adeguate». Nessuno se ne accorse, o forse fecero tutti finta di non accorgersene.

Ma non s’è levato un moto di reazione neppure il 18 settembre scorso -quaranta giorni fa- quando il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, parlando da Cortina, ebbe a dire: «Il business dell’eolico è uno degli affari di corruzione più grande e la quota di maggioranza francamente non appartiene a noi». Silenzio. E invece lo sconcio è sotto gli occhi di tutti. Uno sconcio che provocherà guasti anche sociali -non solo economici-, stravolgerà l’esistenza di borghi preziosi e di colture rare, produrrà un punto di non ritorno per questa nostra Italia con cui bisognerà fare i conti. Per comodità di ragionamento, lasciamo per un attimo da parte il primo dilemma -piace, non piace-, facciamo finta che questi giganti abbelliscano davvero l’Appennino Dauno e la piana di Mazara, le più belle zone archeologiche della Puglia e le gole più nascoste delle Marche. E passiamo ai dilemmi successivi: chi ci guadagna, come ci guadagna, se questi benefici arrivano in tutto o in parte al Paese Italia. Le prime cifre sono sconvolgenti, purtroppo. Ci sono domande di connessione alla rete -oggi, nel 2010, in Italia- pari a 88.171 megawatt. L’Anev, l’Agenzia che raggruppa le aziende del settore dell’Energia del vento- stima che entro il 2020 -cioè fra dieci anni- la produzione potrà raggiunge al massimo 16mila megawatt. Che senso ha quindi -se non quello di puntare a una spaventosa speculazione- presentare domande per una quantità di energia cinque volte superiore? Il mercato dell’eolico è anche e soprattutto un mercato di carta, il mercato dei famigerati “certificati verdi”, che possono essere comprati dalle grandi aziende al piccolo produttore se queste grandi aziende non hanno prodotto, di loro, la percentuale di energia rinnovabile prevista dalla legge.

Che poi queste aziende continuino con le vecchie produzioni inquinanti, questo sembra non interessare davvero a nessuno. Di fatto, con i certificati verdi si fanno grandi cose. Lo dice l’Authority per l’energia, rivelando che nel solo 2008 il Governo ha sborsato 1.230 milioni in certificati verdi -pagati grazie all’addizionale sulle nostre bollette- e che la metà di questa somma è stata tirata fuori per rimborsare un «eccesso dell’offerta». Ecco cosa vuol dire: che si produce più energia di quella che si vuole immettere o si riesce a immettere e che questo surplus viene comunque pagato. E ovviamente le nostre bollette restano le più care d’Europa. Ci sono studi recenti anche sui posti di lavoro, ventottomila nell’eolico nel solo 2008. Considerando che i sussidi erogati sono stati pari a 2,3 miliardi di euro ogni posto di lavoro creato è costato 55mila. Un altro calcolo: comprendendo tutte le energie rinnovabili-quindi anche il fotovoltaico, si calcola che un nuovo posto di lavoro venga a costare almeno sette volte di più rispetto all’industria. C’e da rimanerci seppelliti sotto questa valanga di cifre. Se non ci fosse da rimettere insieme, ancora, alcune tessere del mosaico. A cominciare dagli incentivi sulla produzione di energia, garantiti per quindici lunghi anni come le pale e i più alto d’Europa come come le bollette. Partiamo dal fatto che un kwatt di energia al povero cittadino costa oggi 6,5 centesimi. Ebbene, chi produce eolico ne intasca intorno al doppio -dipende dai valori un poco oscillanti della Borsa elettrica- e chi invece si butta sul fotovoltaico, che poi è la vera nuova inesplorata- può arrivare a cinque sei volte il valore iniziale, intorno ai 39-40 centesimi di euro. Il nostro Governo, in estate, ha approvato le linee guida di questo settore.

Ma perché il Far West dell’eolico conosca uno stop, ci vogliono almeno i piani regionali, tutti ancora da approvare, attesi con un eccesso di ottimismo entro la fine dell’anno. Per ora, chi si alza per primo mette la pala. Per sfuggire persino alla Valutazione di impatto ambientale, tedeschi, spagnoli e americani hanno già scoperto il trucco: spaccano un progetto di parco eolico in quattro-cinque spezzoni, scendono sotto la soglia prevista, e così se la cavano con una semplice, unilaterale Dichiarazione di impatto ambientale al comune che li ospita. Non c’è piano regolatore da rispettare, c’è solo da avvicinare il famoso “sviluppatore” in loco, che ha già scelto l’area, ha già valutato i vincoli paesaggistici e soprattutto ha già contattato gli amministratori locali. E comincia così il valzer del terreni scelti, quello sì, questo no, per distese infinite come solo il nostro Appennino regala. Ma la gente si ribella. Contro i parchi eolici spuntano comitati a ogni piazza, a ogni tavolino di bar, a Nardò, a Mazara, a Cosenza, a Crotone, a Otranto. E con i comitati spuntano le inchieste delle magistratura. A parte quella famosa aperta in Sardegna -quella di Flavio Carboni, per intenderci- è tutto un fiorire di nuovi fascicoli: ancora a Crotone, a Sant’Agata di Puglia, in Molise, a Trapani, dove allo “sviluppatore” Vito Nicastri, re del vento di Sicilia e Calabria e ritenuto longa manus del boss Matteo Messina Denaro, hanno sequestrato un patrimonio di 1.5 miliardi. E’ un mare di sporco che avanza, non se ne vede la fine.(1-continua)

ilmessaggero.it

Non conosco la situazione in generale.

2 anni fà ero in vacanza in Calabria, dopo qualche anno di assenza, ho notato che erano state installate numerose pale eoliche. Commentando con un nativo, ho scoperto che le pale si girano, ma non sono collegate alla rete elettrica. Come mi sono girate le pale, pensando ai soldi spesi al vento.....

Posted

Anche catastrofisti incalliti come quelli di Repubblica si sono finalmente accorti di quanto peggio sia il clamore dei media che non le bizze del meteo..

Ecco, un pezzo apprezzabile (battuta sulla "zoccola" a parte, forse...) di Vittorio Zucconi (col quale condivido da molto la passione per gli indiani d' America...) direttore di Repubblica.it

10 nov 2010

Mamma l’emergenza

Aiuto, il clima è impazzito. E’ novembre in Italia e c’è il maltempo. Noooooo, e chi poteva immaginarlo. Piove, incredibile. E tra qualche settimana, vogliamo scommettere? arriverà la “bianca visitatrice”, che non è l’ennesima zoccola in minigonna (senza i collant, che notoriamente impicciano e ostacolano) a casa del Caro Protettore consegnata a domicilio dal “Fornitore della Real Casa” Lele Mora, ma la neve come la chiamavano una volta le cronache.

Avremo “disagi per gli automobilisti”, inenarrabili casini sulle autostrade di montagna, città che nessuno ripulisce, come l’operosa ed efficiente Milano lo scorso anno.

Poi, reggetevi forte, a primavera arriverà, oddiooddiooddio, aiutooooo, il “disgelo”, con nuove piene, esondazioni, inondazioni, frane, slavine, negozi e case allagate, sequenze tv di inquilini e bottegai che devono asciugare e potrebbero essere le stesse dello scorso anno tanto sono identiche, basterebbe cambiare la provincia.

La fine del mondo deve essere vicina: piove in autunno, nevica in inverno e si sciolgono le nevi in primavera. E mica è finita.

In estate, allentata la “morsa del gelo” (TG) si stringerà la “morsa dell’afa”, signora mia non è la temperatura, è l’umidità.

Con seguito di stanziamenti d’emergenza con soldi che ieri sera non c”erano e questa mattina miracolosamente si trovano, sms per un Euro o due che Dio sa dove vanno e finire, promesse, giuramenti, impegni.

Fino alla prossima emergenza. L’emergenza sta diventano la prima industria italiana.

  • 1 month later...
Posted
Roosters, chiama un tecnico... oggi si deve essere guastato il riscaldamento globale...

Lonate Pozzolo, ore 7.15, -13 !!

Posted
Roosters, chiama un tecnico... oggi si deve essere guastato il riscaldamento globale...

... tecnico che ti dirà, come ho sentito dire ad un metereologo tempo addietro, che a causa del riscaldamento globale in certe zone e in certi periodi farà più freddo... dandomi l'impressione che stavo ascoltando il mago Casanova, più che un sedicente scienziato!

Posted
... tecnico che ti dirà, come ho sentito dire ad un metereologo tempo addietro, che a causa del riscaldamento globale in certe zone e in certi periodi farà più freddo... dandomi l'impressione che stavo ascoltando il mago Casanova, più che un sedicente scienziato!

Vabbè, buffoni e cialtroni abbondano nel settore meteo/catastrofistico, ormai è acclarato.....

Posted (edited)
... tecnico che ti dirà, come ho sentito dire ad un metereologo tempo addietro, che a causa del riscaldamento globale in certe zone e in certi periodi farà più freddo... dandomi l'impressione che stavo ascoltando il mago Casanova, più che un sedicente scienziato!

:rolleyes: Prevedo... prevedo... che dopo l'inverno arriverà la primavera!!! :P:o

Edited by Actarus
Posted (edited)
Io vi dico che a luglio farà caldo , me l'ha detto mio cuggino (noto climatologo esperto di riscaldamento globale, che ha previsto che a partire da marzo e fino a luglio/agosto le temperature sono destinate a crescere sensibilmente dagli attuali -10° C fino a punte di 35° C)...

:rolleyes::P:o

Edited by Actarus

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