ROOSTERS99 Posted December 27, 2009 Author Posted December 27, 2009 Un po' sì, perchè continui a confondere il meteo (oggi a casa mia fa freddo) con il clima (il mondo si sta riscaldando).Differenza tra meteo e clima Meteo Le condizioni atmosferiche osservabili in una località in un determinato momento consentono di elaborare una previsione meteo valida per i giorni immediatamente successivi. In questi casi, si prendono in considerazione le condizioni meteo delle regioni vicine, la dinamica delle zone di alta e bassa pressione atmosferica, la temperatura, le precipitazioni, l'irradiazione solare, i venti, la nebulosità, l'igrometria, la morfologia del territorio ed ulteriori fattori di breve periodo. La scienza che studia l'atmosfera terrestre ed i fenomeni meteo del tempo atmosferico è la meteorologia. E' importante sottolineare che lo studio meteo lavora sul presente ed ha una capacità previsionale di pochi giorni o di poche ore. Le informazioni provenienti dai satelliti meteorologici possono modificare il quadro della previsione anche radicalmente nel giro di pochi istanti. Clima Quando si analizzano le condizioni del tempo in una località per molti decenni si determina il clima del luogo. La scienza che ha per oggetto lo studio, la rappresentazione e la descrizione del clima sulla superficie terrestre è la climatologia. Semplificando al massimo, il clima di una località è il valore medio del tempo rilevato nel luogo in periodi di molti anni. La media consente di eliminare i picchi e le condizioni estreme, che possono comunque verificarsi dal punto di vista meteo, allo scopo di elaborare il quadro generale del clima del luogo. In conclusione, la climatologia lavora su periodi di tempo molto più lunghi della meteorologia. In entrambi i casi sono analizzati elementi di studio simili, come la temperatura del luogo, la latitudine, la morfologia del territorio (montagne, pianure, ecc), le regioni confinanti, i venti, la presenza della vegetazione, la vicinanza o la lontananza dal mare ecc. Questa comunanza di elementi può creare talvolta confusione nell'opinione pubblica (e sui mass media) tra le due scienze che, ricordiamo, sono diverse tra loro ed hanno un campo di studio ben differente. Mah.... per amor del vero, la confusione non riguardava certo meteo e clima........
ROOSTERS99 Posted December 30, 2009 Author Posted December 30, 2009 Alluvioni, neve e caldo tropicale: il meteo del 2009 Grandi precipitazioni, neve e un'estate caldissima: il Centro Geofisico tira le somme dell'anno meteorologico Tanto caldo, pioggia e neve. L’anno 2009, dal punto di vista meteorologico, è stato l'ennesimo anno dei record per la provincia di Varese. A spiegarcelo è la sintesi metereologica del 2009, redatta con la consueta puntualità dal Centro Geofisico Prealpino (qui potete scaricare la versione integrale). In questi 12 mesi le piogge sono risultate particolarmente abbondanti rispetto agli anni precedenti, con un totale a Varese di ben 2097 mm. Dalla banca dati meteorologica degli ultimi 44 anni del Centro Geofisico risulta infatti che la pioggia che cade a Varese mediamente in un anno ammonti a 1540 mm (periodo 1966-2009), e dunque nel 2009 si è registrato un eccesso di ben 557 mm. Non è tuttavia un valore record: il 2009 si posiziona solo al quinto posto degli anni più piovosi dopo 2002, 2000, 1979, 1977. Nella pioggia di luglio è stato notevole il contributo del nubifragio del 15 che ha portato a Varese 150 mm e fino a 180 mm in Val Ceresio. Il fiume Olona è straripato rapidamente a Varese, insieme al torrente Vellone. Un secondo nubifragio si è poi abbattuto su Luino spostandosi verso Lugano il giorno 17 luglio. I temporali registrati nel 2009 nella stazione di Varese del CGP sono stati 34, in leggero aumento rispetto alla media di 29 eventi per anno. Diversi temporali sono stati particolarmente violenti, a confermare l'aumento della frequenza di precipitazioni brevi ma intense. L'inverno 2008/2009 è stato anche piuttosto nevoso, tanto da ricordare per andamento climatico gli inverni antecedenti al 1985, quando si cominciò a registrare un brusco calo della neve sia in città che in montagna. Ma è stato un anno caldo o freddo? A Varese la temperatura media dell'anno meteorologico 2009 è stata di 13.9 gradi e il 2009 si posiziona al secondo posto degli anni più caldi dopo il 2003 e davanti al 2007, 1994 e 2006. Si conferma quindi la tendenza al riscaldamento di 0.43 gradi ogni 10 anni. Una tendenza, tra l’altro, sempre più evidente anche a livello globale. Come afferma Paolo Valisa, esperto del Centro Geofisico: «C'è da riflettere…o forse, ancora meglio, cominciare ad agire». 30/12/2009 redazione@varesenews.it
ROOSTERS99 Posted January 7, 2010 Author Posted January 7, 2010 Neve in arrivo da stasera ?? Chissà se il nostro FACHIRO tornerà a deliziarci con le sue (assai precise) previsioni ??
ROOSTERS99 Posted January 11, 2010 Author Posted January 11, 2010 Le autorità spiegano ALLA POPOLAZIONE come salvare i rettili ibernati Florida: fa così freddo che le iguane cadono congelate dagli alberi Registrate le temperature più basse degli ultimi 112 anni. A Key West ci sono solo 8 gradi MILANO - E' superfreddo in gran parte del mondo. Tanto che luoghi solitamente caldi anche in inverno fanno registrare temperature glaciali. E' il caso della Florida dove l’ondata di freddo polare che si è abbattuta da una settimana su gran parte degli Stati Uniti è accompagnata da nevicate abbondanti negli Stati del sud, ha fatto toccare alla Florida temperature storicamente basse. Sono almeno nove le persone morte dall’inizio del maltempo, secondo un conteggio della Cnn. KEY WEST - Key West, l’arcipelago più a sud degli States, in Florida, che, occorre ricordarlo, è soprannominata «The Sunshine State» per il suo clima solitamente subtropicale, non provava una temperatura simile da 112 anni, con 8,2 gradi Celsius. Secondo il meteo, le temperature non dovrebbero risalire nei prossimi giorni. Il servizio meteorologico nazionale (National Weather Service, NWS) ha anche lanciato allarmi per la minaccia di venti forti che potrebbero fare scendere le temperature nel Midwest (Stati Uniti centrali). Il freddo, arrivato dal grande nord canadese e che attraversa gli Stati Uniti con temperature sotto i 28 gradi, può provocare nelle grandi pianure americane del nord, congelamenti in meno di 30 minuti, secondo le autorità. DANNI A FLORA E FAUNA - In Florida invece i produttori di agrumi sono sul piede di guerra per salvare i loro raccolti, un settore che ogni anno genera 9,3 miliardi di dollari di affari. A soffrire è anche la fauna della Florida, abituata a inverni più miti. Le autorità spiegano alla popolazione come riscaldare le iguane congelate. Che cadono, letteralmente stecchite, dagli alberi. A decine. I canali interni della Florida si stanno riempendo poi di tartarughe e mante perchè le acque marine stanno diventando troppo fredde tanto che aumentano i casi di tartarughe marine che devono essere prese e portate in centri specializzati per riscaldarle. 10 gennaio 2010 Articolo Corriere
Maurizio Posted January 11, 2010 Posted January 11, 2010 Strano, più il pianeta si scalda e più sento freddo.....
ROOSTERS99 Posted January 11, 2010 Author Posted January 11, 2010 (edited) Strano, più il pianeta si scalda e più sento freddo..... Sarà il "Meteo" gelido, mentre il "Clima" continua il "riscaldamento globale" .... o no ??? Edited January 11, 2010 by ROOSTERS99
corny Posted January 11, 2010 Posted January 11, 2010 Boh, in questa distriba tra catastrofisti e non è sempre più difficile districarsi. Un dato però è certo, l'anidride carbonica in atmosfera negli ultimi anni è cresciuta in maniera esponenziale. Nessuno è in grado di prevedere quello che questo comporta, forse hanno ragione coloro che prevedono catastrofi, forse coloro che continuano a ripetere che non accadrà nulla, io penso che nessuno lo sappia con esattezza. Anche questi picchi anomali di freddo e di caldo che ormai si alternano quasi annualmente sono un anomalia. 30 anni fa, all'epoca della mia giovinezza, le stagioni era scandite in maniera molto più netta e gli episodi di ondate di calore o di freddo molto più rari. Non posso dire se il pianeta si stia riscaldando o meno, di certo qualche cosa è cambiato negli ultimi anni. E questo aumento considerevole della CO2 in atmosfera a me preoccupa .....
ROOSTERS99 Posted January 11, 2010 Author Posted January 11, 2010 A Mente Fredda Scritto da Guido Guidi il 11 - gennaio - 2010 Questi sono probabilmente i tempi giusti per fare qualche riflessione in materia di riscaldamento globale, delle sue cause, dei sui effetti, della realtà molto più locale che globale del suo manifestarsi, dell’approccio che ha avuto sin qui il mondo della ricerca e, ultimo ma non meno importante, del modo in cui esso viene percepito nel sentire comune, nella pancia della nostra società, ovvero quel luogo da dove, piaccia o no, traggono ispirazione e orientamento le decisioni politiche. Lo spunto nasce non senza della facile ironia dall’eccezionale ondata di freddo che sta interessando l’emisfero settentrionale in questa prima parte della stagione invernale. Un’ironia che si potrebbe smontare facilmente con un certo numero di ore di volo, giacché nell’emisfero meridionale l’estate sta per raggiungere il culmine e le temperature sono tornate a salire; per esempio in Australia, dove torna a anche a mostrarsi lo spauracchio degli incendi. Si tratta di tempo dunque, e non di clima, ovvero di oscillazioni di breve periodo proprie della variabilità interannuale, che, dicono sia quelli bravi che quelli che non ci capiscono un tubo, non ha nulla a che fare con il clima, perché quello si misura a scala temporale molto più ampia. Almeno un trentennio, due sarebbe meglio. Il punto è che questa affermazione è vera solo in parte, perché alla fine dei conti, è quello che accade in quel trentennio a definirne il clima e, a volte, il punto di partenza e quello di arrivo non sono più importanti dei punti che stanno nel mezzo o in uno qualsiasi degli intervalli temporali più brevi che si volessero prendere in considerazione. Prendiamo ad esempio le temperature, pur tra le mille incertezze che comportano la loro misura e la loro rappresentazione areale, possiamo dire che abbiano subito un aumento. Nella teoria che individua quasi interamente nel fattore antropico l’origine di questo aumento, non riescono a trovare spazio tutte quelle dinamiche climatiche ad esso correlate che dovrebbero di fatto essere il vettore di questo riscaldamento. Per contro, trovano ampio spazio gli effetti dell’aumento delle temperature, primi tra tutti ad esempio lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello dei mari. Ma questi sono effetti che avremmo comunque e che già si sono manifestati molte volte nella storia del clima, quando di certo le oscillazioni di temperatura non potevano essere imputate alle attività umane. Ne risulta che mentre si continua a sentire da ogni parte che il clima sta cambiando in modo incontrollato e catastrofico, adducendo come spiegazione la variazione di temperatura, non c’è alcuna reale percezione di questo cambiamento, perché gli eventi atmosferici di breve e medio periodo che sommati tutti insieme alla fine compongono il clima nel lungo periodo, sono gli stessi di sempre. Caldo d’estate e freddo d’inverno, ora di più ora di meno. Male fanno quelli che dopo la torrida estate del 2003 (che per inciso ha riguardato solo il vecchio continente), hanno vaticinato che ne avremmo avute altre a ripetizione. Non c’erano e non ci sono assolutamente gli elementi scientifici per dirlo, per cui si trattava e si tratta di pura speculazione o mero sensazionalismo, puntualmente smascherati dal fatto che l’evento almeno sin qui non si è più ripetuto. Altrettanto male sarebbe interpretare le ondate di freddo di questo inverno e di quello passato come segnali di controtendenza. Ancora peggio, confermando la volontà di speculare e fare sensazionalismo, è arrampicarsi sugli specchi per cercare la causa di questi ultimi eventi nel riscaldamento globale, scomodando un’accentuazione della variabilità delle condizioni atmosferiche o dell’intensità dei fenomeni che oltre a non avere alcun fondamento scientifico nel senso stretto delle misurazioni, rappresenta addirittura un controsenso per chi mastica un minimo di meteorologia e circolazione atmosferica. In senso assoluto, l’intensità dei fenomeni atmosferici è proporzionale al gradiente di temperatura tra le alte e le basse latitudini; con il riscaldamento globale, le temperature sono aumentate più alle alte latitudini che non a quelle basse, per cui -perdonate la semplificazione- il caldo è rimasto tale ed il freddo è diventato meno freddo. Ciò che ne risulta è un gradiente meno accentuato, da cui semmai può derivare una attenuazione dei fenomeni, non certo una loro intensificazione. Ma questa, come accennato, è una eccessiva semplificazione, i fattori in gioco sono comunque molto numerosi, per cui qualunque considerazione al riguardo torna a far parte delle sole speculazioni. Il lettore più attento avrà notato che ho usato il condizionale solo nel descrivere brevemente la relazione tra eventi di freddo ed inversione di tendenza del clima. Non è casuale, né credo si tratti di condizionamento ideologico, almeno fino a prova contraria. Mi spiego. Torniamo al concetto di insieme di eventi di breve periodo che sommati anno per anno compongono l’andamento del clima. Quella del 2003 è stata un’estate molto calda, pur se come detto lo è stata soprattutto per l’Europa. L’evento è giunto al culmine di un lungo periodo di riscaldamento, protrattosi quasi per tutte le ultime tre decadi del secolo scorso. Nonostante ciò, l’evento del 2003 è stato eccezionale, nel senso che non si ricordano episodi simili nel periodo appena citato. Dunque non si può certo dire che eventi del genere abbiano caratterizzato il periodo di riscaldamento. Questo sarebbe bene che quanti paventano un futuro di disastri da caldo lo tenesse a mente. Successivamente, e per un periodo che climaticamente è ancora decisamente breve, parecchie di quelle dinamiche che molto più della sola misura della temperatura media superficiale del pianeta sono in grado di caratterizzare il clima, hanno accennato un’inversione di tendenza. Gli indici multidecadali degli oceani hanno virato verso il segno negativo, mentre per le ultime tre decadi del secolo scorso avevano assunto segno costantemente positivo. L’attività solare nel suo complesso, non già la sola radiazione diretta, unico parametro solare ad essere tenuto in considerazione nelle simulazioni climatiche, ha subito una drastica riduzione e, neanche a farlo apposta, le temperature medie superficiali hanno smesso di crescere. Quale la naturale conseguenza? Non certo la cancellazione di tutto quanto è avvenuto nelle ultime decadi, quanto piuttosto la possibilità che comincino ad affacciarsi sulla scena del clima un maggior numero di eventi di raffreddamento a scala spaziale piuttosto ampia ed a scala temporale almeno stagionale. Se questi continueranno a manifestarsi per un periodo di tempo sufficientemente lungo la loro somma descriverà un tipo di clima diverso e potremo dire che è avvenuta una inversione di tendenza. Tutto questo sarà comunque poco leggibile sulla curva delle temperature medie superficiali globali, perché queste ultime sono fortemente condizionate dalle modifiche ambientali occorse dov’è la grande maggioranza dei punti di rilevamento, ovvero sulle aree soggette a massiccia urbanizzazione. Al contempo, il presunto forcing antropico da incremento dei gas serra ha continuato ad aumentare linearmente. Manca in tutta evidenza la conoscenza di quelle dinamiche che possono tramutare la correlazione tra incremento dei gas serra e temperature in rapporto di causa effetto, così come manca la conoscenza dei fattori di amplificazione delle forzanti naturali come quelle appena enunciate che ne spieghi l’influenza sul clima. Non è detto che le une escludano le altre, ma è probabile che i rapporti di forza tra queste siano diversi da quanto si crede. Con riferimento al forcing antropico sono le simulazioni climatiche a corroborare la tesi, ovvero ad assegnare a questo un ruolo preponderante. Queste simulazioni hanno però molte difficoltà a riprodurre il sistema nella sua complessità dimostrando di non essere ancora attendibili ma, soprattutto, sono basate proprio sul fatto che i gas serra abbiano un ruolo primario; è quindi inevitabile che continuino a considerarlo tale quando le si proietta verso il futuro. E infatti, mentre si prevedeva un innalzamento continuo delle temperature anche per l’ultimo decennio ciò non è accaduto. Per quel che riguarda le oscillazioni di origine naturale sembrano parlare più chiaro le osservazioni. Non solo gli indici oceanici, come già accennato, ma anche il mancato aumento del vapore acqueo in atmosfera, contrariamente a quanto previsto dalle simulazioni, piuttosto che il contenuto di calore degli oceani, anch’esso stabile dai primi anni di questo secolo. Forse queste osservazioni suggeriscono che è giunto il tempo di rivedere il peso del fattore antropico da gas serra nelle simulazioni climatiche, perché magari in questo modo si potrebbero avere anche delle risposte attendibili per il breve e medio periodo, che a livello strategico sono certamente più importante di quello lungo. Una previsione stagionale o annuale attendibile, avrebbe forse fatto comodo per questo inverno. Chissà, magari si potevano approntare dei piani di protezione civile più efficaci, immaginare un diverso approvvigionamento delle merci e delle risorse energetiche, cose utili al nostro benessere, molto, ma molto di più di una paventata serie di estati bollenti attorno al 2050. Allo stesso tempo, previsioni decadali affidabili potrebbero avere una enorme valenza strategica. E tutto questo accade all’indomani di una conferenza mondiale sulle problematiche inerenti al clima che ha dimostrato tutta l’incapacità che le nazioni di questo pianeta hanno nell’affrontare coralmente qualunque genere di argomento. La COP15 di Copenhagen ha infatti seguito di pochissime settimane il vertice della FAO a Roma, altra assise internazionale dai risultati veramente deludenti. Forse, piuttosto che inseguire a tutti i costi un’intesa globale per intervenire in una direzione che intenda mitigare qualcosa che probabilmente non è mitigabile ovvero influenzabile né in positivo né in negativo, l’intesa andrebbe cercata per i tanti, tantissimi mali che affliggono il pianeta e sono noti con assoluta certezza, comprendendo tra questi certamente anche l’ambiente che con il clima ha veramente poco a che fare, ma magari assegnando la priorità a qualcosa d’altro, perché è giusto assicurare a tutte le popolazioni del pianeta un futuro climatico favorevole, ma a chi realmente il futuro non sa cosa sia, temo che le oscillazioni di temperatura interessino assai poco.
ROOSTERS99 Posted January 11, 2010 Author Posted January 11, 2010 (edited) Quandi poi si leggono queste interessanti inchieste su CHI studia l' influenza umana sul clima....... IPCC, GLI SPORCHI AFFARI DEL DOTT. PACHAURI di Christopher Booker e Richard North (Daily Telegraph ) Nessun altro al mondo ha influenzato gli eventi che hanno portato alla conferenza di Copenhagen sul riscaldamento globale quanto il Dott. Rajendra Pachauri, presidente dell'IPCC, la Commissione intergovernativa dell'ONU sul cambiamento climatico (IPCC) e la mente dietro al suo ultimo rapporto nel 2007. Benché il dott Pachauri sia spesso presentato come scienziato (una volta la BBC lo ha descritto come "il principale climatologo del mondo"), egli non possiede alcuna qualifica nel campo delle scienze climatiche, essendo un ex-ingegnere ferroviario con un PhD in economia. Ma quello che è sfuggito all'attenzione di quasi tutti è il modo in cui il dott. Pachauri ha messo insieme uno stupefacente portfolio mondiale di interessi affaristici con realtà che hanno investito e stanno investendo miliardi di dollari in organismi che dipendono dalle decisioni e dalle politiche dell'IPCC. Questi organismi comprendono le banche, le aziende del petrolio e dell'energia e i fondi di investimento pesantemente coinvolti nel "mercato delle emissioni" e nelle "tecnologie sostenibili" che, messi insieme, costituiscono il mercato più in rapida crescita del mondo, stimato prossimo a valere migliaia di miliardi di dollari all'anno. Oggi, oltre al suo ruolo di presidente dell'IPCC, il dott. Pachauri occupa più di una ventina di poltrone simili, fungendo da direttore o consigliere per molti degli enti che svolgono un ruolo leader in quello che oggi è conosciuta come '''l'industria del clima' internazionale". L'incredibile è che la dimensione sconvolgente dei legami del dott. Pachauri con molte di queste entità è venuta alla luce solo di recente, sollevando inevitabilmente degli interrogativi su come possa il più importante "funzionario del clima" del mondo essere anche coinvolto personalmente in così tante organizzazioni che potranno trarre beneficio dalle delibere dell'IPCC. La questione del potenziale conflitto di interessi del dott. Pachauri è stato sollevata pubblicamente per la prima volta solo il 15 dicembre scorso quando, dopo aver tenuto una conferenza all'Università di Copenhagen, gli è stata consegnata una lettera aperta da parte di due eminenti "scettici del clima". Uno si chiama Stephen Fielding, ed è il senatore australiano che ha suscitato la recente rivolta contro il progetto di scambio delle emissioni denominato "cap& trade" del suo governo. L'altro, britannico, è Lord Christopher Monckton, da tempo noto critico della scienza dell'IPCC, che ha svolto di recente un ruolo chiave nel rendere più rigorosa l'opposizione a un simile progetto di legge davanti al Senato USA. Tale lettera aperta iniziava col mettere in dubbio l'onestà scientifica di un grafico usato con grande rilievo nel rapporto IPCC del 2007, e mostrato nel corso della sua relazione anche da Pachauri, chiedendogli di ritirarlo. Ma essi hanno chiesto anche perché il rapporto non aveva reso pubblico il coinvolgimento personale del dott. Pachauri in tante organizzazioni in grado di trarre profitto dalle sue conclusioni. La lettera, che comprendeva informazioni rese pubbliche nel Sunday Telegraph del 13 dicembre, è stata distribuita a tutte le 192 delegazioni nazionali, e chiedeva loro di sollevare il dott. Pachauri dall'incarico di presidente dell'IPCC a causa delle recenti rivelazioni sui suoi conflitti d'interesse. La base su cui il dott. Pachauri nel corso dell'ultimo decennio ha costruito la sua rete di potere nel mondo è l'Istituto Tata Energy Research Institute, con base a Delhi, di cui divenne direttore nel 1981 e direttore generale nel 2001. Oggi questo istituto si chiama The Energy Research Institute (TERI), ed è nato nel 1974 dal più grande impero di affari privato dell'India, il Tata Group, i cui interessi spaziano fra acciaio, auto, energia, chimica, telecomunicazioni e assicurazioni (nel Regno Unito è conosciuto soprattutto come proprietario di Jaguar, Land Rover, Tetley Tea e Corus, la più grossa acciaieria della Gran Bretagna). Benché, da quando ha cambiato nome, TERI abbia esteso le sue sponsorizzazioni, le due entità sono rimaste strettamente collegate. In India, la Tata gestisce un potere politico immenso, dimostrato anche dal modo con cui è riuscita a far sloggiare centinaia di migliaia di poveri abitanti dei villaggi tribali negli stati orientali dell'Orissa e del Jarkhand per fare spazio alle miniere di ferro e ai progetti di fabbricazione dell'acciaio su larga scala. Inizialmente, quando il dott. Pachauri prese la direzione di TERI negli anni Ottanta, i suoi interessi si incentravano sulle industrie del petrolio e del carbone, il che potrà sembrare strano oggi per un uomo che dopo di allora è diventato noto soprattutto per la sua opposizione ai combustibili fossili. Fu, ad esempio, uno dei direttori fino al 2003 della India Oil, la più grossa azienda commerciale del paese, e fino a quest'anno è rimasto direttore della National Thermal Power Generating Corporation, il suo più grosso produttore di energia elettrica. Nel 2005, Pachauri ha fondato GloriOil, un'azienda del Texas specalizzata nella tecnologia che permette alle ultime riserve di essere estratte dai campi petroliferi che altrimenti sarebbero alla fine della loro vita utile. Tuttavia, dato che Pachauri nel 1997 divenne uno dei vice-presidenti dell'IPCC, la TERI ha allargato enormemente la sua sfera di interesse in ogni genere di tecnologia rinnovabile o sostenibile, in molte delle quali sono state coinvolte anche varie divisioni del Tata Group, quali il suo progetto di investire $1,5 miliardi in vasti insediamenti eolici. Anche l'impero TERI del dott Pachauri si è allargato a livello mondiale, con filiali negli USA, nell'UE e in diversi paesi in Asia. La TERI Europe, con base a Londra, di cui egli è consigliere (insieme a Sir John Houghton, una delle pedine chiave degli albori dell'IPCC ed ex-capo del Met Office del Regno Unito) attualmente sta portando avanti un progetto sulla bio-energia, finanziato dall'UE. Un altro progetto, co-finanziato dal Dipartimento dell'Ambiente, dell'Alimentazione e degli Affari rurali e la ditta di assicurazioni tedesca Munich Re, sta studiando come possa l'industria delle assicurazioni dell'India, compresa la Tata, beneficiare dello sfruttamento dei presunti rischi legati al cambiamento climatico. E' proprio per questo che Defra e i contribuenti dell'UK finanzieranno un progetto per aumentare i profitti delle aziende assicurative indiane. Ancora più strano è il ruolo dell'organizzazione non-profit nata da TERI, con sede a Washington, di cui Pachauri è presidente. Situata sulla Pennsylvania Avenue, fra la Casa Bianca e il Campidoglio, questo organismo dichiara candidamente di essere un'organizzazione di lobbying, avente lo scopo di "sensibilizzare chi prende le decisioni nel Nord America alle preoccupazione dei paesi in via di sviluppo riguardo all'energia e all'ambiente". TERI-NA è finanziata da una galassia di sponsor ufficiali e aziendali, compresi quattro rami della burocrazia ONU; quattro agenzie del governo USA; giganti del petrolio come Amoco; due dei principali appaltatori della difesa USA; la Monsanto, il più grosso produtttore dei OGM del mondo; il WWF (il gruppo ambientalista che deriva molti dei suoi finanziamenti dalla UE) e due leader del "mercato delle emissioni" internazionale che gestiscono in totale oltre mille miliardi di dollari (620 miliardi di sterline) di asset. Tutto questo è sicuramente utile agli interessi di Tata in India, che è pesantemente coinvolta non solo nella bio-energia, le rinnovabili e le assicurazioni, ma anche nel "carbon trading", il mercato mondiale delle compravendite dei diritti di emettere CO2. Molto di questo è gestito per lucro dall'ONU ai sensi del "Meccanismo per lo Sviluppo Pulito" (CDM) istituito con il Protocollo di Kyoto, che Copenhagen doveva sostituire con un trattato ancora più lucroso. Ai sensi del CDM, aziende e consumatori del mondo sviluppato pagano per avere il diritto di superare i loro "limiti di emissioni" comprando certificati da quelle azienei di paesi come l'India e la Cina che accumulano "crediti di emissioni " per ogni fonte di energia rinnovabile che essi elaborano - oppure mostrando che hanno in qualche modo ridotto le proprie "emissioni". E' uno di questi affari, come riferito nel Sunday Telegraph del 13 dicembre, che sta permettendo a Tata di trasferire tre milioni di tonnellate di produzione di acciaio dal suo impianto Corus a Redcar a un nuovo impianto nell'Orissa, guadagnando così potenziali £1,2 miliardi di ‘crediti alle emissioni" (e facendo perdere il lavoro a 1700 persone del Teesside). Oltre tre quarti del mercato mondiale delle emissioni beneficiano in questo modo l'India e la Cina. La sola India ha 1455 progetti CDM in atto, per un valore di $33 miliardi (20 miliardi di sterline), molti dei quali sono stati facilitati da Tata - e forse non sorprenderà il fatto che il dott. Pachauri faccia parte anche del Consiglio della Borsa del Clima di Chicago, la più grande e lucrosa borsa di scambi di diritti di emissioni del mondo, che fu anche assistita da TERI nel fondare la borsa di scambi della stessa India. Ma tutto questo è nulla se confrontato con le tante altre poltrone asssegnate al dott. Pachauri negli anni da quando l'ONU lo ha scelto per diventare il principale "funzionario del cambiamento climatico" del mondo. Nel 2007, ad esempio, è stato inserito nel Consiglio di Siderian, un'azienda con sede a San Francisco specializzata nelle "tecnologie sostenibili", a cui Pachauri doveva fornire "accesso, statura e esposizione industriale del più alto livello". Nel 2008 è stato nominato Consigliere per l'energia rinnovabile e sostenibile del Credit Suisse e della Rockefeller Foundation. E' entrato a far parte del Consiglio della Banca Nordic Glitnir nel momento in cui essa lanciava il suo Fondo per il Futuro Sostenibile, mirante a raccogliere 4 miliardi di sterline. Divenne Presidente del Fondo per le Infrastrutture sostenibili dell'Indonesia, il cui Amministratore delegato confidava di raccogliere in breve tempo 100 miliardi di sterline. Lo stesso anno divenne direttore dell'International Risk Governance Council di Ginevra, fondato dalla EDF e da E.On, due delle più grosse aziende europee di elettricità, per promuovere la ‘bio-energia’. Quest'anno il dott. Pachauri è diventato "consigliere strategico" del Fondo di investimenti newyorchese Pegasus e Presidente del Consiglio della Banca asiatica di sviluppo Asian Development Bank, una grossa sostenitrice degli scambi CDM, il cui Amministratore delegato avvertì che se non si arrivava a un accordo a Copenhagen il mercato delle emissioni sarebbe crollato. L'elenco di incarichi ricoperti oggi dal dott. Pachauri, come risultato del suo nuovo status mondiale, è infinito. E' diventato capo dell'Istituto per il Clima e l'Energia dell'Università di Yale, che riceve milioni di dollari di finanziamenti pubblici e privati in USA. Fa parte del Consiglio sul Cambiamento climatico della Deutsche Bank. E' Direttore dell'Istituto giapponese per le Strategie globali sull'ambiente e fino a poco tempo fa era consigliere per la Toyota. Richiamando le sue origini come ingegnere ferroviario, è perfino consigliere per le politiche della SNCF, le Ferrovie dello Stato francesi. Nel frattempo, a casa sua in India, fa parte anche di una serie di organismi governativi importanti, compresa la Consulta economica del Primo Ministro, oltre a occupare varie posizioni accademiche. Ha trovato il tempo perfino di pubblicare 22 libri. Il dott. Pachauri non si tira mai indietro quando si tratta di dare al mondo franchi consigli su ogni questione si riferisca alla minaccia del riscaldamento globale. L'ultima edizione di TERI News lo cita per aver detto all'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente USA di andare avanti nella regolamentazione delle emissioni di CO2 degli Stati Uniti senza aspettare che il Congresso approvi un'apposita legge. Racconta anche come, nei giorni precedenti Copenhagen, egli abbia chiamato i paesi storicamente responsabili per la crisi di riscaldamento globale a prendere "impegni concreti" per aiutare i paesi in via di sviluppo come l'India con finanziamenti e tecnologia - mentre allo stesso tempo insisteva che l'India non avrebbe mai accettato limiti vincolanti alle sue emissioni. L'India, diceva Pachauri, doveva negoziare per avere sussidi su grande scala dall'Occidente al fine di sviluppare il solare, e i fondi occidentali dovevano essere resi disponibili anche per progetti di geo-ingegneria che succhiassero la CO2 dall'atmosfera. Quale indù vegetariano, il dott Pachauri ha ripetuto il suo richiamo al mondo di mangiare meno carne al fine di tagliare le emissoni di metano (come al solito non ha fatto alcun accenno a cosa fare poi dei 400 milioni di vacche sacre dell'India). Dopo ha invitato anche a vietare di servire il ghiaccio nei ristoranti e a mettere un contatore in tutte le camere d'albergo per imporre ai clienti una tassa sul loro uso del riscaldamento e dell'aria condizionata. Su una cosa, però, il ciarliero dott Pachauri rimane zitto: su quanti compensi percepisce per tutti questi importanti incarichi, che ammonteranno sicuramente a milioni di dollari. Non uno degli organismi per i quali presta la sua opera rende pubblici il suo stipendio o i suoi onorari; compresa l'ONU, che si rifiuta di rivelare quanto noi tutti lo paghiamo nella sua qualità di funzionario fra i più anziani. Quanto alla stessa TERI, il principale datore di lavoro di Pachauri da quasi 30 anni, essa è così riluttante a parlare di soldi che non pubblica nemmeno i conti - il bilancio consiste in due diagrammi sulle entrate e uscite che non espongono alcuna cifra nel dettaglio. Del pari riluttante a parlare è il dott. Pachauri riguardo ai legami di TERI con la Tata, l'azienda che l'ha fondata negli anni Settanta e il cui nome ha continuato a portare fino al 2002, quando è stato cambiato semplicemente in The Energy Research Institute. Un portavoce all'epoca disse: "Non abbiamo tagliato i nostri rapporti passati con i Tatas, il cambiamento è solo di convenienza". Ma il vero grande interrogativo riguardo al direttore generale di TERI rimane quello relativo al rapporto fra i suoi posti commerciali altamente remunerativi e il suo ruolo di presidente dell'IPCC. TERI, ad esempio, è entrata nel novero dei migliori offerenti per gli appalti aperti dal Kuwait finalizzati a ripulire i disastri causati da Saddam Hussein nei loro campi petroliferi nel 1991. Il costo di tali appalti ($3miliardi) è coperto dall'ONU. Se vincerà, sarebbe la terza volta che la TERI beneficia di un contratto finanziato dall'ONU. Certamente nessuno apprezza di più i servizi di TERI dell'UE, che ha incluso l'istituto del dott. Pachauri come partner in non meno di 12 progetti miranti ad assistere nelle decisioni sulle politiche UE per mitigare gli effetti del riscaldamento globale predetti dall'IPCC. Chissà se quei 1700 lavoratori nel Teesside il mese prossimo saranno tanto contenti di perdere il posto di lavoro a favore dell'India, grazie ai meccanismi di quel "mercato delle emissioni" internazionale di cui il dott. Pachauri è così entusiasta. (Traduzione di Alessandra Nucci) Inchiesta originale sul D.T: Edited January 11, 2010 by ROOSTERS99
ROOSTERS99 Posted January 11, 2010 Author Posted January 11, 2010 Se poi volete farvi 2 ghignate sulle "certe" previsioni di scomparsa della neve di un importantissimo centro studi climatici inglese, circa 10 anni fà...... Snowfalls are now just a thing of the past By Charles Onians Monday, 20 March 2000 Britain's winter ends tomorrow with further indications of a striking environmental change: snow is starting to disappear from our lives. Sledges, snowmen, snowballs and the excitement of waking to find that the stuff has settled outside are all a rapidly diminishing part of Britain's culture, as warmer winters - which scientists are attributing to global climate change - produce not only fewer white Christmases, but fewer white Januaries and Februaries. The first two months of 2000 were virtually free of significant snowfall in much of lowland Britain, and December brought only moderate snowfall in the South-east. It is the continuation of a trend that has been increasingly visible in the past 15 years: in the south of England, for instance, from 1970 to 1995 snow and sleet fell for an average of 3.7 days, while from 1988 to 1995 the average was 0.7 days. London's last substantial snowfall was in February 1991. Global warming, the heating of the atmosphere by increased amounts of industrial gases, is now accepted as a reality by the international community. Average temperatures in Britain were nearly 0.6°C higher in the Nineties than in 1960-90, and it is estimated that they will increase by 0.2C every decade over the coming century. Eight of the 10 hottest years on record occurred in the Nineties. However, the warming is so far manifesting itself more in winters which are less cold than in much hotter summers. According to Dr David Viner, a senior research scientist at the climatic research unit (CRU) of the University of East Anglia,within a few years winter snowfall will become "a very rare and exciting event". "Children just aren't going to know what snow is," he said. The effects of snow-free winter in Britain are already becoming apparent. This year, for the first time ever, Hamleys, Britain's biggest toyshop, had no sledges on display in its Regent Street store. "It was a bit of a first," a spokesperson said. Fen skating, once a popular sport on the fields of East Anglia, now takes place on indoor artificial rinks. Malcolm Robinson, of the Fenland Indoor Speed Skating Club in Peterborough, says they have not skated outside since 1997. "As a boy, I can remember being on ice most winters. Now it's few and far between," he said. Michael Jeacock, a Cambridgeshire local historian, added that a generation was growing up "without experiencing one of the greatest joys and privileges of living in this part of the world - open-air skating". Warmer winters have significant environmental and economic implications, and a wide range of research indicates that pests and plant diseases, usually killed back by sharp frosts, are likely to flourish. But very little research has been done on the cultural implications of climate change - into the possibility, for example, that our notion of Christmas might have to shift. Professor Jarich Oosten, an anthropologist at the University of Leiden in the Netherlands, says that even if we no longer see snow, it will remain culturally important. "We don't really have wolves in Europe any more, but they are still an important part of our culture and everyone knows what they look like," he said. David Parker, at the Hadley Centre for Climate Prediction and Research in Berkshire, says ultimately, British children could have only virtual experience of snow. Via the internet, they might wonder at polar scenes - or eventually "feel" virtual cold. Heavy snow will return occasionally, says Dr Viner, but when it does we will be unprepared. "We're really going to get caught out. Snow will probably cause chaos in 20 years time," he said. The chances are certainly now stacked against the sortof heavy snowfall in cities that inspired Impressionist painters, such as Sisley, and the 19th century poet laureate Robert Bridges, who wrote in "London Snow" of it, "stealthily and perpetually settling and loosely lying". Not any more, it seems. Articolo sull' Indipendent
Ponchiaz Posted January 12, 2010 Posted January 12, 2010 La migliore risposta a questo articolo credo sia "But also not!"
ROOSTERS99 Posted January 12, 2010 Author Posted January 12, 2010 (edited) E... attenzione attenzione ..... THE MINI ICE AGE STARTS HERE ....vuoi vedere che a furia di gufare col global warming...... Edited January 12, 2010 by ROOSTERS99
Maurizio Posted January 12, 2010 Posted January 12, 2010 E... attenzione attenzione .....THE MINI ICE AGE STARTS HERE ....vuoi vedere che a furia di gufare col global warming...... Tanto ho il climatizzatore con la pompa di calore.....a me nè il freddo nè il caldo mi fanno un baffo! E se mi tagliano la correte mi attacco ai panneli d Tatanka.
ROOSTERS99 Posted January 13, 2010 Author Posted January 13, 2010 (edited) Segnalo la figura barbina del direttore (retribuito pi dl prime minister inglese ) del Met Office che da tempo ha votato la sua opera alla causa del riscaldamento globale di origine antropica. Un' intervista alla BBC ( Andrew Neil IDOLO !!) fantastica !! Per chi conosce l' inglese, vale davvero la pena gustarsela in originale ! Intervista BBC direttore Met Office Per chi avesse problemi con l' inglese, ecco un rapido sunto di Vietti : 12 gennaio 2010 - ore 15:30 L'inverno del nostro scontento A forza di fare i catastrofisti si cominciano a fare brutte figure. Nel video (segnalato anche da Climate Monitor) si vede il direttore del Met Office britannico, l'istituto considerato il più titolato a parlare di tempo e clima e a fare previsioni, messo in difficoltà da un giornalista della Bbc che gli chiede conto delle previsioni alquanto sballate del suo istituto: "Avevate previsto un'estate rovente ('barbecue summer') e nessuno l'ha vista, a fine novembre avete detto che questo sarebbe stato un inverno tiepido (nella foto, la Gran Bretagna vista dal satellite in questi giorni, ndr). Come la mettiamo?". Il direttore del Met Office abbozza dicendo che il suo istituto gode di fama internazionale. Ci mancherebbe. Poi spiega che un conto sono le previsioni sul breve periodo e un altro quelle sul lungo. Bene, incalza il giornalista, e allora com'è che nessun modello aveva previsto che dal 1998 le temperature non sarebbero più salite? La risposta è un capolvaro di faccia tosta: "They did!", lo hanno fatto. Ah sì? E allora com'è che ogni anno ci sorbiamo previsioni catastrofiche su "barbecue summer" e inverni senza ghiaccio e neve? Ci staranno mica prendendo per i fondelli? Non lo so, certo è che un'intervista del genere suona come un sinistro scricchiolio nella grande impalcatura del global warming. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Piero Vietti Edited January 13, 2010 by ROOSTERS99
Ponchiaz Posted January 13, 2010 Posted January 13, 2010 Il paradosso continuo in cui ci muoviamo vuole che, per parlare di un problema sul quale tutti concordiamo come l'inquinamento, si debba per forza trascendere facendo perdere completamente di vista il problema.
ROOSTERS99 Posted January 20, 2010 Author Posted January 20, 2010 (edited) 18 gennaio 2010 Gaffe dell'Onu sullo scioglimento dell'Himalaya Capita, quando si parla di cambiamenti climatici e si criticano alcune "certezze" dei catastrofisti (siano esse lo scioglimento dei ghiacci o la fideistica credenza che la CO2 prodotta dall'uomo causi il global warming), di sentirsi criticare aspramente soprattutto sulla scorta di un ragionamento: se lo dicono gli scienziati dell'Ipcc, che sono tanti e sanno fare il loro mestiere, sarà vero per forza. Insomma, le previsioni sul futuro nero che ci aspetta derivano da studi approfonditi con tanto di peer-review: sono cioè rivisti e controllati da fior di esperti. Quindi, concludono i catastrofisti feriti dalle critiche, o ci dimostrate che c'è il complotto globale, o smettetela di dire che gli scenari che l'Ipcc ci rappresenta sono esagerati, se non falsi. Bene, è di questi giorni una storia che dimostra come, forse, effettivamente non c'è nessun complotto globale, ma che siamo al cospetto soltanto di cialtroni, e cialtroni pericolosi. Mi riferisco a quanto riportato ieri dal Times, e cioè che "l'allarme che il cambiamento climatico scioglierà la maggior parte dei ghiacciai dell'Himalaya entro il 2035 è da far rientrare dopo l'ammissione da parte delle stesse Nazioni unite di una serie di gaffe". In breve, e con ordine: nel 2007 l'Ipcc scrive nel suo report che i ghiacci della catena montuosa più alta del mondo si stanno sciogliendo molto in fretta. Sulla base di cosa viene lanciato questo allarme? Studi scientifici? Misurazioni satellitari? Analisi sul campo durate anni? Niente di tutto questo. La fonte di questa previsione – lo hanno ammesso gli stessi studiosi dell'Ipcc in questi giorni – è un'intervista al New Scientist (una popolare rivista scientifica) di un semi sconosciuto scienziato indiano, tale Syed Hasnain, che da poco ha ammesso che la sua era peraltro una "speculazione" non supportata da "alcuna ricerca formale". L'Ipcc, dopo qualche giorno di silenzioso imbarazzo, ha fatto sapere, per bocca del professor Murari Lal, che il capitolo sui ghiacciai himalayani sarà presto omesso dal report. Intanto però il danno è stato fatto. E' come ci si è arrivati che ha dell'incredibile. Lo stesso Hasnian nell'intervista (datata 1999) faceva riferimento a un report non rivisto da nessuno scienziato, che non parlava della totalità dei ghiacciai himalayani, né menzionava il 2035 come anno limite. Il report è rimasto in sonno fino al 2005, quando il Wwf lo ha citato in un documento sullo stato dei ghiacciai in Nepal, India e Cina. Il documento accreditava l'intervista di Hasnian e nel giro di poco tempo diventava una fonte chiave per l'Ipcc nel momento in cui Lal e i suoi colleghi hanno dovuto scrivere il capitolo sull'Himalaya. Una volta pubblicato, il report diceva che c'erano oltre il 90 per cento di possibilità che i ghiacciai si sciogliessero entro il 2035, se non prima. Come è potuto accadere tutto questo? Cattiva fede? Pigrizia? Non è chiaro. Fatto sta che su giornali e riviste si sono scritte pagine e pagine sull'Himalaya in fase di scioglimento per anni, si sono lanciati allarmi catastrofici e chiesto ai governi di cambiare le loro politiche economiche per impedire che questa meraviglia della natura scomparisse. Tutto inutile. Un'ultima curiosità: lo stesso Murari Lal, lo scienziato dell'Ipcc che ha supervisionato il capitolo sull'Himalaya, ha ammesso di non sapere molto sull'argomento: "Non sono un esperto di ghiacciai – ha detto – non ho visitato la regione e quindi ho dovuto contare su una pubblicazione credibile. I commenti nel report del Wwf erano fatti da un rispettabile scienziato indiano e pertanto era ragionevole pensare che lui sapesse di cosa stava parlando". Peccato che alla fine della storia si è capito che NESSUNO sapesse di che cosa stava parlando. Solo che il frutto di questa serie di errori è finita in un documento ufficiale delle Nazioni Unite sulla base del quale si porta avanti tutta la campagna contro l'uomo causa dei cambiamenti climatici. Quante altre cialtronerie contengono quei report che sono considerati il testo sacro di ogni catastrofista che si rispetti? © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Piero Vietti Olè !! Edited January 20, 2010 by ROOSTERS99
ROOSTERS99 Posted January 20, 2010 Author Posted January 20, 2010 mercoledì 20 gennaio 2010 Le Maldive affondano? Una bufala, ma la prova dell’inganno sparisce di Rino Cammilleri Terrorismo climatico. Un albero dimostrava che il mare in 50 anni non si era alzato di un centimetro. Un gruppo di ambientalisti australiani lo sega Piatto ricco, mi ci ficco. Deve aver pensato questo il presidente delle Maldive quando, il 17 ottobre 2009, ha tenuto - in mondovisione - una riunione di governo sott’acqua, con tanto di maschera da sub e bombole, per richiamare l'attenzione planetaria (e soprattutto gli aiuti della comunità internazionale) sulla fine prossima ventura, come Atlantide, delle sue isole. Già: dice che si inabisseranno per via dell'ineluttabile innalzamento degli oceani. Il quale è colpa del famoso riscaldamento globale. Il quale è responsabile (così dicono gli «esperti») della glaciazione che non ha ancora finito di mettere in ginocchio Europa e Usa. Com'è noto, qualunque cosa succeda, caldo, freddo, terremoti, tsunami, è colpa del Global Warming (qui in Italia del governo Berlusconi). Certe bufale (ricordate l'influenza suina?) hanno le gambe corte, ma certe altre le hanno così lunghe da meritare Oscar e Nobel. Come questa del disastro climatico imminente. Per fortuna esistono, qua e là, molte filiali del celebre e antico club degli «apoti» (coloro che non la bevono). In Italia a guardia delle bufale climatiche abbiamo - oltre alla nostra firma Fancesco Battaglia - la benemerita agenzia SviPop.org (Sviluppo & Popolazione), diretta da Riccardo Cascioli. Nel suo numero 120 (16 gennaio u.s.), a firma di Luigi Mariani, riporta una lettera aperta inviata (vanamente) da un fior di scienziato al citato presidente delle Maldive, Mohamed Nasheed, nella quale si prega il destinatario di smetterla di terrorizzare il suo popolo a scopi elettorali e/o finanziari. Lo scienziato è lo svedese Nils-Axel Mörner, già a capo dell'Istituto di Geofisica e Geodinamica all'Università di Stoccolma, già presidente della Commissione Inqua sulle variazioni del livello del mare e l'evoluzione costiera, già leader della Maldive Sea Level Project e già presidente del progetto Intas su Geomagnetismo e Clima. Lo scienziato ricorda di essere stato nelle Maldive per un decennio e di avervi studiato proprio i livelli del mare. Nel 2001 il suo gruppo di ricerca trovò «prove schiaccianti» del non aumento del livello del mare; anzi, una stabilità almeno trentennale. Il Mörner annunciò la rassicurante notizia in un'intervista a una televisione locale ma il predecessore di Nasheed ne impedì la diffusione. Salito al potere Nasheed, il Mörner scrisse per due volte a quest'ultimo, senza mai ricevere risposta. Il fatto più sconfortante è però legato a un albero. Già. Nel 2007, alla tivù svedese, il Mörner denunciò lo scandalo: nel 2003 certi attivisti ambientalisti australiani segarono quell'albero e lo fecero sparire. Perché? Perché era la prova provata che il livello del mare alle Maldive non si era mosso di una virgola almeno dagli anni '50. Poiché quelle isole erano state una colonia penale, le testimonianze su tale albero che svettava vicinissimo alla costa abbondavano. Il Mörner lo aveva tenuto d'occhio negli anni, proprio perché il mare non l'aveva mai neanche sfiorato. Stando agli allarmismi, sarebbe dovuto rimanere sommerso già da quel dì. Invece no, sempre là, sempre all'asciutto. Lo scienziato svedese riferiva nella sua lettera di ben cinque incontri internazionali sulla stima dei livelli marini. Risultato: i cambiamenti di livello attesi per il 2100 variano da più 5 cm. a circa 15 cm., «un valore che comporterebbe effetti di entità assai ridotta se non trascurabile per gli abitanti delle aree costiere di tutto il pianeta». Il professor Mörner prega dunque sentitamente il presidente maldiviano di smetterla di terrorizzare la sua gente con bufale che non sono altro che «frutto di simulazioni avventate svolte al computer e costantemente smentite dalla meticolosa osservazione del mondo reale». Vale la pena di riportare per intero la piccata chiusura della lettera: «La sua riunione di Gabinetto sott'acqua non è dunque nient'altro che un espediente e una trovata pubblicitaria del tipo di quelle di cui è maestro Al Gore e configura un comportamento disonesto, del tutto inefficace e certamente non scientifico». Non vorremmo essere cattivi profeti ma temiamo che il presidente della Repubblica delle isole Maldive non risponderà nemmeno a questa terza missiva. ___________________________________________ E riolè !!
Ponchiaz Posted January 26, 2010 Posted January 26, 2010 Sento da piu' parti di incidenti a Varese dovuti a scivolate. Immagino sull'acqua salmastra del mar ligure oramai alle porte. O no? A RIGA', DAJE DE ANIDRIDE CHE N'ARTRO PO' CE TROVIAMO CO' 'E RENNE AR CORZO MATTEOTTI!
ROOSTERS99 Posted January 26, 2010 Author Posted January 26, 2010 Un Gennaio fastidiosamente freddo; la zona malpensa è rimasta per diversi giorni sempre sotto zero. E il mar ligure avanza....
ROOSTERS99 Posted January 26, 2010 Author Posted January 26, 2010 (edited) Al Gore, l’edera velenosa, la meningite e l’antrace Scritto da Claudio Costa il 24 - gennaio - 2010 Al Gore nel suo libro “La scelta” ipotizza che il riscaldamento globale porterà alla diffusione di infestanti, insetti dannosi e edera velenosa. Cito: Ci si aspetta che, in un mondo più caldo, anche la minaccia all’agricoltura delle infestazioni degli insetti sia destinata a crescere…..Inoltre il CO2 stimola di più la crescita delle piante infestanti piuttosto che di quelle alimentari, e le rende più resistenti agli erbicidi. Una delle specie indesiderate che prosperano in ambienti ricchi di CO2 è l’edera velenosa, che con l’aumento del biossido di carbonio non solo si sviluppa, ma produce un tipo molto più potente di urusciolo, veleno a cui è vulnerabile l’80% delle persone. Il programma di ricerca globale sul cambiamento climatico GCRP infatti dichiara: “Stando al continuo aumento delle emissioni di CO2, si prevede che l’edera velenosa in futuro si moltiplicherà e diventerà più tossica.” Siccome l’affermazione mi ha particolarmente divertito perché neanche Ermione della saga di Harry Potter poteva inventarsi una minaccia planetaria dal mondo vegetale così terrificante, ho approfondito l’argomento cercando le fonti di Al Gore. L’edera velenosa o edera del canada, (Toxicodendron radicans o Rhus radicans)1 è estremamente comune in alcune aree del Nord America e dell’America centrale ed è stata segnalata anche in Europa. Negli Stati Uniti cresce in tutti gli stati eccetto l’Alaska, le Hawaii e la California, ma è molto meno comune della quercia velenosa. L’edera e la quercia velenose contengono una resina urticante a causa di una sostanza idrorepellente chiamata urusciolo che provoca una dermatite da contatto caratterizzata da eritema, vescicole, prurito e bruciore2. L’edera velenosa è detta anche l’ortica dei rocciatori, perché cresce anche sulle falesie e sulle rocce. La rimozione della resina va effettuata con acqua e sapone, e la dermatite si può curare eventualmente con antistaminici e cortisonici3. Nel libro del politico americano non ci sono i riferimenti, c’è solo un link dove dovrebbero esserci le fonti4 ma è molto indaginoso far combaciare le affermazioni di Al Gore con le fonti. Gore cita il rapporto IPCC AR4 capitolo 4.4 dove però si dice che l’effetto fertilizzante della CO2 sulla vegetazione è incerto, ma verosimile, se confrontato con i dati del paleoclima e riguarda la disponibilità di carbonio e il risparmio di acqua5 . Con un’atmosfera più ricca in CO2 infatti, l’apertura degli stomi per la respirazione è più breve e quindi la pianta perde meno acqua per evaporazione. Nel dire che il CO2 favorisce le erbe infestanti, Gore cita gli studi di L. Ziska6 il quale afferma che nella competizione tra le colture e le infestanti, l’aumento della CO2 favorirà le infestanti che saranno più vigorose e in numero maggiore e quindi più difficili da controllare, come di fatto avviene attualmente nelle zone tropicali. Ovunque ci siano più nutrienti e fattori di crescita come: luce, acqua, sali di azoto, fosforo e potassio, CO2 e temperature ottimali, come nelle serre, tutta la vegetazione è più rigogliosa e sono favorite le piante a ciclo breve, a rapida crescita e ad alta riproduzione come molte delle infestanti, ma non solo. Ho pensato che l’incremento di CO2 dovrebbe favorire anche i funghi, chissà quindi cosa potrebbe dire Al Gore sulla diffusione planetaria dell’amanite falloide, su quel poco della terra che non sarà diventato deserto al raddoppio della concentrazione di CO2 e a tutti i rischi che potrebbe correre la popolazione del pianeta nel fare risottini e frittatine ai funghi. Pensavo di fare una battuta, ma per scrupolo ho fatto una piccola ricerca e ho scoperto che lo hanno già detto: l’aumento del CO2 favorisce lo sviluppo di alcuni funghi patogeni per l’uomo7! Perché solo quelli patogeni non è dato a sapere, ma un dubbio ce l’ho: l’articolo è pubblicato su “Le Scienze” dell’Ing. De Benedetti che sulle rinnovabili di Sorgenia sta costruendo una fortuna. In realtà parlano solo dei patogeni perché stavano studiando solo quelli. Su “Le scienze” si dice anche che l’aumento di CO2 favorisce la crescita di batteri patogeni come quello della meningite e dell’antrace. Dopo le bufale sulle armi di distruzione di massa irachene, io, ingenuo come Remì, pensavo di non sentire più scemenze sull’antrace e sulla meningite. Tornando ad Al Gore, resta per me un mistero il meccanismo che rende le infestanti più resistenti agli erbicidi in un ambiente arricchito di CO2. Una vegetazione più rigogliosa non vuol dire che è più resistente ad una sostanza chimica. Infatti nel rapporto di ricerca globale sul cambiamento climatico GCRP8 che cita Al Gore c’è scritto che ad una concentrazione di CO2 di 680 ppm e ad una temperatura più alta, servono più dosi di erbicida perché a parità di superficie ci sono più infestanti, non perché le infestanti diventino magicamente più resistenti. Sul fatto che un aumento di CO2 determini una maggiore diffusione di edera velenosa con una tossicità più accentuata il GCRP, citato da Al Gore, si basa sulla solita ricerca di ricerca di L. Ziska che però clamorosamente nel 2007 smentisce tutti9, perché dice che la concentrazione e la tossicità di urusciolo non aumenta con il CO2, che fa aumentare solo la biomassa dell’edera, come quella di tutte le altre piante. Ritengo la minaccia dell’edera velenosa poco preoccupante, ci sono moltissime piante velenose nel mondo, ad esempio le bacche dell’edera europea, ma non per questo ci sono stati avvelenamenti da marmellata di bacche di edera. Ci sono pure moltissime piante urticanti: fin da bambini si impara a stare attenti alle ortiche, così pure chi fa roccia e trekking in Nord America deve imparare ad evitare il contatto con l’edera velenosa. L’IPCC, L. Ziska, e il GCRP affermano che l’aumento delle temperature causerà un aumento delle popolazioni di insetti. E’ presumibile che gli insetti come i batteri, partecipino alla demolizione di grandi stock di carbonio contenuto nella sostanza organica che sarà sempre più disponibile con l’aumento delle temperature, specie nelle zone umide e nelle aree di disgelo. Questo determinerà perturbazioni aggiuntive di CO2 ma anche di metano. E pensare che ad un’affermazione simile del prof. Battaglia seguirono polemiche molto ironiche. Come già detto in altri articoli, l’edera velenosa, la malaria, la febbre emorragica, la meningite, l’antrace, la siccità e gli uragani sono gli strumenti che Al Gore e altri usano per far paura alla gente e creare consenso attorno ai politici e ai movimenti che propongono la riduzione delle emissioni. Edited January 26, 2010 by ROOSTERS99
Long Leg Posted January 26, 2010 Posted January 26, 2010 Un Gennaio fastidiosamente freddo aggiungerei anche inspiegabilmente!!! Continuo a lasciare la porta del frigo aperta nella speranza che il buco dell'ozono si squarci e finalmente arrivino i tanto agognati 30° a gennaio anche qui!!!!
tatanka Posted January 26, 2010 Posted January 26, 2010 aggiungerei anche inspiegabilmente!!! Continuo a lasciare la porta del frigo aperta nella speranza che il buco dell'ozono si squarci e finalmente arrivino i tanto agognati 30° a gennaio anche qui!!!! Roo dice già abbastanza cazzate senza bisogno del tuo supporto.
Ponchiaz Posted January 26, 2010 Posted January 26, 2010 Sicuramente. Ti prenoto un ombrellone vicino al mio ai Bagni "Stella marina" di Ovada.
ROOSTERS99 Posted January 26, 2010 Author Posted January 26, 2010 Roo dice già abbastanza cazzate senza bisogno del tuo supporto. Grazie, ma resto sempre molto distante da te, maestro...
Long Leg Posted January 26, 2010 Posted January 26, 2010 Sicuramente. Ti prenoto un ombrellone vicino al mio ai Bagni "Stella marina" di Ovada. chiedi un buon prezzo, mi raccomando! Poi, se fai il bravo, ti invito alla mia casa al mare a Courmayeur
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