ROOSTERS99 Posted June 30, 2009 Author Posted June 30, 2009 (edited) Sì, vabbè.... capisco che toccare la categoria..... Franz e Tricky, capiamoci. Mi rendo conto che fare il reporter oggi, in Iran, vuole seriamente dire rischiare la propria incolumità personale, se non la vita, e non posso certo pretendere che ci siano eroici giornalisti non iraniani disposti a farlo TUTTAVIA non posso fare a meno di ricordare quanto se la sono "tirata" la marea di "reporter", italiani e non, calati in massa in Iraq in occasione della ultima guerra. Indimenticabile la gara tra di essi (con anche risse per il posto/collegamento satellitare) per le dirette dai tetti della città, possibilmente mostrando in diretta esplosioni in lontananza che davano ancor più enfasi al loro coraggio ed abnegazione !! Indimenticabile la Gruber, in diretta, imbellettata, rigidamente con "sciarpetta" etnica al collo, che, una volta rientrata da sì perigliosa impresa, ha immediatamente "sparato" il suo bel libretto da corrispondente di guerra........ Deprecabilissima invece la Sgrena che, alla ricerca dello scoop, si infilò là dove totalmente sconsigliato (ma lei era una reporter d' assalto...) , causando il tragico casino che tutti ben ricordiamo ed uscendone, lei, incolume..... Tutto qui. Mi piacerebbe vedere queste "eroine" sfidare i guardiani della rivoluzione e non solo le truppe USA, ma è di tutta evidenza che ciò non accadrà. Mai. Edited June 30, 2009 by ROOSTERS99
tricky Posted June 30, 2009 Posted June 30, 2009 Sì, vabbè.... capisco che toccare la categoria..... Franz e Tricky, capiamoci. Mi rendo conto che fare il reporter oggi, in Iran, vuole seriamente dire rischiare la propria incolumità personale, se non la vita, e non posso certo pretendere che ci siano eroici giornalisti non iraniani disposti a farlo TUTTAVIA non posso fare a meno di ricordare quanto se la sono "tirata" la marea di "reporter", italiani e non, calati in massa in Iraq in occasione della ultima guerra. Indimenticabile la gara tra di essi (con anche risse per il posto/collegamento satellitare) per le dirette dai tetti della città, possibilmente mostrando in diretta esplosioni in lontananza che davano ancor più enfasi al loro coraggio ed abnegazione !! Indimenticabile la Gruber, in diretta, imbellettata, rigidamente con "sciarpetta" etnica al collo, che, una volta rientrata da sì perigliosa impresa, ha immediatamente "sparato" il suo bel libretto da corrispondente di guerra........ Deprecabilissima invece la Sgrena che, alla ricerca dello scoop, si infilò là dove totalmente sconsigliato (ma lei era una reporter d' assalto...) , causando il tragico casino che tutti ben ricordiamo ed uscendone, lei, incolume..... Tutto qui. Mi piacerebbe vedere queste "eroine" sfidare i guardiani della rivoluzione e non solo le truppe USA, ma è di tutta evidenza che ciò non accadrà. Mai. Ma guarda che non è questione di categoria. È che In Iran non possono entrare giornalisti stranieri per davvero. Detto questo, le testate giornalistiche (e televisive) tendono a non mandare mai per due volte consecutive gli stessi inviati in posti di guerra. Una questione di riposto mentale. La Gruber sta sulle palle anche a me (e molto), ma andare in luoghi di guerra a raccontare (faziosi o meno che siano) le palle, per rimanere in tema, si devono avere per davvero. Fidati. Non in periodo di guerra, ma in zona di guerra ci sono stato... Non ne esci sereno.
ROOSTERS99 Posted June 30, 2009 Author Posted June 30, 2009 Ma guarda che non è questione di categoria. È che In Iran non possono entrare giornalisti stranieri per davvero.Detto questo, le testate giornalistiche (e televisive) tendono a non mandare mai per due volte consecutive gli stessi inviati in posti di guerra. Una questione di riposto mentale. La Gruber sta sulle palle anche a me (e molto), ma andare in luoghi di guerra a raccontare (faziosi o meno che siano) le palle, per rimanere in tema, si devono avere per davvero. Fidati. Non in periodo di guerra, ma in zona di guerra ci sono stato... Non ne esci sereno. Non ne dubito, anzi ne sono certo... Gruber e Sgrena, comunque, come rappresentanti di un "genere" che mi dà il voltastomaco; non ho mai pensato che proprio loro potessero davvero ritornare in zona di guerra... anche se io ce le manderei davvero in Iran.....
Franz#12 Posted June 30, 2009 Posted June 30, 2009 Potremmo mandarci Minzolini (a proposito di difesa della categoria). Ma poi ci darebbe le notizie nel 2011, perché non tutto è stato verificato a dovere...
tricky Posted June 30, 2009 Posted June 30, 2009 Non ne dubito, anzi ne sono certo...Gruber e Sgrena, comunque, come rappresentanti di un "genere" che mi dà il voltastomaco; non ho mai pensato che proprio loro potessero davvero ritornare in zona di guerra... anche se io ce le manderei davvero in Iran..... Cn dei distinguo., Sgrena, per quanto non ti piaccia e sappiamo bene il perché, è una giornalista che non si ferma a fare i collegamenti dal balcone dell'albergo messo a disposizione per la stampa. va in strada e raccoglie testimonianze. Se poi le racconta con occhi che non riesci a condividere è un altra cosa, peraltro rispettabile. Ma, ti ripeto, resta una giornalista che va per raccontare e non per riportare le veline che ogni 40 minuti i vertici del Pentagono o chi per esso ti passano
tricky Posted June 30, 2009 Posted June 30, 2009 Potremmo mandarci Minzolini (a proposito di difesa della categoria).Ma poi ci darebbe le notizie nel 2011, perché non tutto è stato verificato a dovere... Ps Peraltro Minzolini è il sosia di Trentalance.... o no?
ROOSTERS99 Posted June 30, 2009 Author Posted June 30, 2009 Potremmo mandarci Minzolini (a proposito di difesa della categoria).Ma poi ci darebbe le notizie nel 2011, perché non tutto è stato verificato a dovere... Certo che sì..... si potrebbe compilare un nutritissimo elenco di "inviabili"... Anche un bel Travaglio (lui sì che ha i maroni !!) lo vedrei bene a confrontarsi coi guardiani della rivoluzione.....
ROOSTERS99 Posted June 30, 2009 Author Posted June 30, 2009 Cn dei distinguo., Sgrena, per quanto non ti piaccia e sappiamo bene il perché, è una giornalista che non si ferma a fare i collegamenti dal balcone dell'albergo messo a disposizione per la stampa. va in strada e raccoglie testimonianze. Se poi le racconta con occhi che non riesci a condividere è un altra cosa, peraltro rispettabile. Ma, ti ripeto, resta una giornalista che va per raccontare e non per riportare le veline che ogni 40 minuti i vertici del Pentagono o chi per esso ti passano Per la Sgrena, non è (ma scrive ancora ??) e non è mai stato un problema di contenuti, bensì della colossale minchiata che ha combinato, con le sue nefaste conseguenze.
Franz#12 Posted June 30, 2009 Posted June 30, 2009 Ps Peraltro Minzolini è il sosia di Trentalance.... o no? Glielo auguro
ROOSTERS99 Posted July 1, 2009 Author Posted July 1, 2009 mercoledì 01 luglio 2009, 07:00 Iran, quelle torture in carcere di Gian Micalessin Arrestati a migliaia, ammassati come sardine dietro le sbarre, picchiati, torturati, i più fortunati liberati dopo aver ammesso immaginari complotti. La macchina della repressione iraniana lavora di buona lena e non risparmia nessuno. Chi confessa e lascia quell’incubo per far spazio a nuovi ospiti, riferisce storie di violenza e terrore. Come quella di Mohsen, nome di fantasia di un giovane redattore appena rilasciato in cambio di un’ammissione di colpevolezza. Il suo incubo inizia la sera di sabato 20 giugno mentre assiste dall’ufficio alle manifestazioni dell’«onda» verde. L’ordine quella sera è «schiacciare l’opposizione». Mentre Neda Soltani, la ragazza martire, agonizza sull’asfalto le forze di sicurezza battono a tappeto le zone intorno alle dimostrazioni, fermano i passanti, arrestano la gente alle finestre. Come Mohsen. La polizia lo vede e un attimo dopo è dentro la sua casa editrice. «Erano in nero con caschi, visiere e protezioni di plastica... hanno fatto irruzione senza suonare e ci hanno bastonato sulle gambe». Dopo le prime botte l’accusa. «Filmavate non è vero?». Mohsen consegna il telefonino «controllate non c’è niente». Un attimo dopo è nel cellulare. «Il nostro comandante ha le riprese di chi filmava se è un errore vi libererà». L’errore è sperarci. La prima notte la passano ammassati nelle cantine fetide di un posto di polizia. La mattina dopo si ritrovano trasferiti nel cortiletto di un centro di sicurezza intorno al palazzo presidenziale. Lì inizia il supplizio vero. In quell’imbuto di cemento e sbarre senza coperture Mohsen conta duecento disgraziati. Hanno le gambe gonfie di botte come lui, ma a terra non c’è posto. Possono solo attendere in piedi, senza acqua e senza cibo, sotto un sole che brucia le cervella e secca la lingua. L’arrivo di quello che chiamano magistrato è un’altra sgradita sorpresa. Loro gridano «siamo innocenti». Lui tira fuori una pistola la punta sul coro sofferente: «Se alzate ancora la voce vi tiro addosso». L’interrogatorio è una firma su un foglio con una sola domanda «Riconoscete di esser coinvolti nelle manifestazioni e di aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale?». Firmare e confessare è l’unico modo per uscire da quel forno di cemento e sperare in qualcosa di meglio. La speranza dura fin davanti ai due bus per Evin, il carcere sulla montagna sopra Teheran conosciuto dai tempi dello Scia come l’inferno dei dissidenti. Stavolta è peggio, stavolta i suoi gironi sono calca dolente e affamata, sanguinante e disperata. Quanti sono? Un secondino racconta a Mohsen che lui e i suoi compagni sono gli ultimi dei 4.500 ingabbiati in quel sabato di protesta e sangue. Mohsen non stenta a credergli. Nel salone 7, quaranta metri quadrati al massimo, sono in più di un centinaio e fanno i turni per dormire. «Ogni quattro ore la gente si sveglia e lascia posto agli altri, è l’unico modo per avere un po’ di spazio e di riposo. Lì dentro eravamo come sardine. Hanno arrestato intere famiglie, nella mia cella c’erano padri, figli e mariti, raccontavano di avere madri, mogli e sorelle nella sezione femminile«. Il peggio lo scoprono alle 7 di mattina quando gli inquisitori vengono a prendersi le loro vittime quotidiane. «Tornavano dopo 14 ore d’interrogatori, ci mostravano il corpo segnato dagli ematomi e dalle ferite. Alcuni pisciavano sangue a furia di bastonate e calci nella schiena».
tatanka Posted July 1, 2009 Posted July 1, 2009 mercoledì 01 luglio 2009, 07:00 Iran, quelle torture in carcere di Gian Micalessin Arrestati a migliaia, ammassati come sardine dietro le sbarre, picchiati, torturati, i più fortunati liberati dopo aver ammesso immaginari complotti. La macchina della repressione iraniana lavora di buona lena e non risparmia nessuno. Chi confessa e lascia quell’incubo per far spazio a nuovi ospiti, riferisce storie di violenza e terrore. Come quella di Mohsen, nome di fantasia di un giovane redattore appena rilasciato in cambio di un’ammissione di colpevolezza. Il suo incubo inizia la sera di sabato 20 giugno mentre assiste dall’ufficio alle manifestazioni dell’«onda» verde. L’ordine quella sera è «schiacciare l’opposizione». Mentre Neda Soltani, la ragazza martire, agonizza sull’asfalto le forze di sicurezza battono a tappeto le zone intorno alle dimostrazioni, fermano i passanti, arrestano la gente alle finestre. Come Mohsen. La polizia lo vede e un attimo dopo è dentro la sua casa editrice. «Erano in nero con caschi, visiere e protezioni di plastica... hanno fatto irruzione senza suonare e ci hanno bastonato sulle gambe». Dopo le prime botte l’accusa. «Filmavate non è vero?». Mohsen consegna il telefonino «controllate non c’è niente». Un attimo dopo è nel cellulare. «Il nostro comandante ha le riprese di chi filmava se è un errore vi libererà». L’errore è sperarci. La prima notte la passano ammassati nelle cantine fetide di un posto di polizia. La mattina dopo si ritrovano trasferiti nel cortiletto di un centro di sicurezza intorno al palazzo presidenziale. Lì inizia il supplizio vero. In quell’imbuto di cemento e sbarre senza coperture Mohsen conta duecento disgraziati. Hanno le gambe gonfie di botte come lui, ma a terra non c’è posto. Possono solo attendere in piedi, senza acqua e senza cibo, sotto un sole che brucia le cervella e secca la lingua. L’arrivo di quello che chiamano magistrato è un’altra sgradita sorpresa. Loro gridano «siamo innocenti». Lui tira fuori una pistola la punta sul coro sofferente: «Se alzate ancora la voce vi tiro addosso». L’interrogatorio è una firma su un foglio con una sola domanda «Riconoscete di esser coinvolti nelle manifestazioni e di aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale?». Firmare e confessare è l’unico modo per uscire da quel forno di cemento e sperare in qualcosa di meglio. La speranza dura fin davanti ai due bus per Evin, il carcere sulla montagna sopra Teheran conosciuto dai tempi dello Scia come l’inferno dei dissidenti. Stavolta è peggio, stavolta i suoi gironi sono calca dolente e affamata, sanguinante e disperata. Quanti sono? Un secondino racconta a Mohsen che lui e i suoi compagni sono gli ultimi dei 4.500 ingabbiati in quel sabato di protesta e sangue. Mohsen non stenta a credergli. Nel salone 7, quaranta metri quadrati al massimo, sono in più di un centinaio e fanno i turni per dormire. «Ogni quattro ore la gente si sveglia e lascia posto agli altri, è l’unico modo per avere un po’ di spazio e di riposo. Lì dentro eravamo come sardine. Hanno arrestato intere famiglie, nella mia cella c’erano padri, figli e mariti, raccontavano di avere madri, mogli e sorelle nella sezione femminile«. Il peggio lo scoprono alle 7 di mattina quando gli inquisitori vengono a prendersi le loro vittime quotidiane. «Tornavano dopo 14 ore d’interrogatori, ci mostravano il corpo segnato dagli ematomi e dalle ferite. Alcuni pisciavano sangue a furia di bastonate e calci nella schiena». Esco un attimo dal seminato. Quando leggo queste cose ripenso a Bolzaneto e all'irruzione alla scuola Diaz. Perchè certe cose possono essere successe anche in Italia in tempi recenti?
ROOSTERS99 Posted July 1, 2009 Author Posted July 1, 2009 Esco un attimo dal seminato.Quando leggo queste cose ripenso a Bolzaneto e all'irruzione alla scuola Diaz. Perchè certe cose possono essere successe anche in Italia in tempi recenti? Sì....non è proprio la stessa cosa.....
tatanka Posted July 1, 2009 Posted July 1, 2009 Sì....non è proprio la stessa cosa..... Non volevo dire questo .....
ROOSTERS99 Posted July 1, 2009 Author Posted July 1, 2009 Iran, perché non sia tutto inutile Toni Capuozzo a ilsussidiario.net Toni Capuozzo, vicedirettore del Tg5, analizza la rivolta iraniana contro i brogli che avrebbero dato la vittoria elettorale al presidente uscente Ahmadinejad. "Stiamo assistendo ad una vera e propria guerra civile - dice - ma questo rende tutto molto più imprevedibile e dall’esito incerto. Esso può dipendere molto dal tempo che impiega la base di consenso della dittatura a sgretolarsi. E non è detto che questo avvenga". Intanto, la repressione continua. Alla luce degli ultimi fatti noti, il movimento popolare di contestazione del regime ha qualche probabilità di successo? È difficile da lontano dare una valutazione, ma ci sono comunque alcuni elementi su cui ragionare. Il primo è che sembrava non esserci una leadership autentica, perché tutti i candidati che si opponevano ad Ahmadinejad in realtà erano e sono parte dell’aristocrazia politica iraniana; ma il movimento pare in grado di cambiare i suoi stessi leader, colmando i vuoti di leadership. Non è però una garanzia di vittoria. La repressione avrà l’effetto di rafforzarlo o di indebolirlo? È il secondo punto della questione: il movimento continua nonostante una repressione sanguinosa. È un elemento di tenuta, anche se oppressori e oppressi si collocano tutti nel medesimo orizzonte di riferimento, che è quello del mondo sciita. E nel mondo sciita, anche tra i più laici, martirio e spirito di sacrificio sono elementi culturali molto forti. Quella dunque che potrebbe sembrare una tenuta “politica” del movimento, potrebbe anche essere una pura e semplice disponibilità al sacrificio. Non affrettiamoci, in altre parole, a vedervi una contestazione radicale dell’autocrazia sciita. Ci sono timori che la repressione passi nelle mani dell’esercito. Questo è una altro fattore dello scenario. Che l’esercito non sia ancora intervenuto può voler dire che bastano i baiji e i pasdaran, però può anche voler dire che si teme di farlo intervenire: nel ‘79 venne schierato contro i dimostranti ma poi passò dalla loro parte. Ed è in numero uguale ai pasdaran, anche se i pasdaran per fiducia politica hanno le armi strategiche. Staremo a vedere. E infine la composizione sociale della rivolta. Vuole dire che Teheran costituisce un caso a sé, rispetto al resto dell’Iran? Non abbiamo una dittatura fragile e arroccata e un popolo intero che si rivolta, ma una dittatura ancora dotata di una solida base sociale, a fronte della quale si è posto un popolo variegato per ceto e cultura. Assomiglia ad una vera e propria guerra civile, ma questo rende tutto molto più imprevedibile e dall’esito incerto. Esso può dipendere molto dal tempo che impiega la base di consenso della dittatura a sgretolarsi. E non è detto che questo avvenga. È iniziato tutto con la contestazione dell’esito del voto. Poi, quando è saltato il coperchio, il mondo ha potuto vedere un Iran che forse non immaginava. Quanto è moderno l’Iran della contestazione e quanto questo fattore culturale può essere decisivo? L’Iran è uno di quei paesi in cui il fondamentalismo prevale molto di più nell’aristocrazia politica che nel popolo. Diversamente dalle campagne, la capitale è un paese moderno, dove la cultura fondamentalista si ferma davanti alle porte di casa, ma dentro si svolge una vita assai più vicina al nostro modo di concepire di quel che pensiamo. Dell’Iran si diceva un tempo che il barometro di lettura, ancor più dei giovani o della classe media è il bazar, il ceto commerciale. E stavolta il bazar è schierato contro Ahmadinejad. Questo è senz’altro un elemento di speranza. Come giudica la difficile posizione in cui si è venuta a trovare l’amministrazione americana? È indubbio che una cosa sono le campagne elettorali, un'altra l’azione di governo. Bush fece il primo mandato dopo essere stato eletto su un programma tutto interno americano e non certo di “dominio del mondo”. Io stesso ero in Israele e lo sentivo accusare di neoisolazionismo dai palestinesi. È stato l’11 settembre a tirarlo fuori dal guscio e a trascinarlo in un tentativo di mettere ordine nel mondo per il quale non era attrezzato. Obama ha vinto esaltando la giusta idea che bisognasse cambiare volto e immagine dell’America, ma non occorre dimenticare che pochi giorni dopo la sua elezione ci sono stati gli attentati agli alberghi di Mumbai. Finora ha teso le mani, ma la dirigenza iraniana gli ha rinfacciato di fare gli stessi discorsi di Bush. Ora sta attuando una linea prudente, realista e pragmatica. A suo avviso come ha reagito nel complesso quel mondo occidentale che dal regime iraniano viene puntualmente indicato come la causa di tutti i mali? Il problema che puntualmente sfugge al pacifismo in servizio permanente effettivo è che nessuno ha una formula per rendere credibili le politiche incruente, come l’isolamento e la proposta di trattative, se si esclude in linea di principio l’uso della forza. Il silenzio di buona parte della comunità internazionale, Obama compreso, nei primi giorni di Teheran, ha finito per incoraggiare chi vuole la repressione. L’Ue non ha avuto una posizione univoca e ferma. L’unico ad alzare la voce è stato Sarkozy, gli unici due paesi che hanno convocato gli ambasciatori iraniani sono stati Ungheria e Romania. L’Europa, dove ognuno è preso dal proprio interscambio commerciale e dalle proprie previsioni politiche, di fatto ancora una volta non è esistita. Realismo contro realismo. E Israele? Israele in questo momento non pensa alle masse di Teheran, ma ai reattori nucleari iraniani. Il ricorso ad un’azione di forza è da escludere, perche significherebbe ammazzare la rivolta: sarebbe come mettere ai manifestanti l’etichetta di servi degli Usa e di Israele, facendo il gioco del regime. I manifestanti sono un prodotto interno del paese, non sono figli di nessun servizio segreto e questo va a tutto orgoglio dell’Iran. Quello che sappiamo della crisi dipende in larga parte non dai mezzi di informazione tradizionali, ma da una modalità di comunicazione pressoché nuova per il giornalismo: i dimostranti usano Twitter, l’ultimo nato dei social network. Qual è la tua opinione, come giornalista e inviato? Sono abbastanza pessimista sul fatto che sapere, anche in tempo reale e “senza filtro”, cambi effettivamente le cose. Benvenuti i mezzi, ma dubito che questo possa creare un approccio diverso alla situazione, specie in Italia. Perché l’Italia? Perché l’Italia si muove non appena ha capito da che parte sta la vittima. Penso alla Bosnia, per averla vissuta come testimone sul campo… nessuno da noi faceva manifestazioni. Se in questo momento le vittime in Iran fossero vittime di incursioni Usa, avremmo piene le piazze, invece molti vedono in Ahmadinejad certamente un pazzo, ma anche l’amico di Hugo Chávez, l’esponente di quella parte antiamericana del mondo povera, ma ricca di petrolio. Il che spiega le posizioni di tanti governi.
Ale Div. Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Apro questa nuova discussione per rimarcare una tragedia enorme, che potrebbe avere risvolti sulla vita di noi tutti, e che invece passa quasi in secondo piano in' sto paese...... A partire da queste pazzesche immagini..... http://www.youtube.com/verify_age?&nex...v%3D9fVyGo7rZUI (bisogna essere registrati sul tubo) Visto che raramente credo a ciò che i giornalisti raccontano, perchè troppo spesso appiattiti sul conformismo istituzionale e sulla necessità di creare guelfi e ghibellini per fare audience, cerco sempre di approfondire le notizie, guidato dalla mia curiosità... e ... toh! cosa si scopre, partendo dalle pagine internet più facili da consultare ........ Ecco chi è il moderato riformista Hussein Moussawi....... moderato???? Mpuahhahauhauhauahhauahauhau!!! http://it.wikipedia.org/wiki/Mir_Hosein_Musavi Mir Hosein Musavi (Khameneh, 29 settembre 1941) è un politico iraniano, di cultura azera. Di cultura azeri,[1] riformista conservatore, pittore e architetto, Mir Hosein Musavi Khameneh (in persiano میرحسین موسوی خامنه) è stato Primo Ministro iraniano nel quinto e ultimo governo della Repubblica islamica d'Iran, dal 1981 al 1989. È anche membro del Consiglio per il Discernimento e del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale. Tuttavia, dal 2009, egli non ha partecipato alle sue riunioni per un lungo periodo di tempo, cosa che è stata interpretata dagli analisti politici e dai commentatori come un segno della sua contrarietà all'operato del Consiglio. Non è chiaro il ruolo da lui svolto nell'eliminazione nel 1988 di circa 33.000 prigionieri politici detenuti nelle carceri iraniane. In un incontro con studenti universitari iraniani nel corso della sua campagna elettorale nel giugno 2009, si è rifiutato di rispondere alle insistenti richieste dei giovani che volevano sapere come mai egli non avesse voluto o saputo impedire un simile crimine. È arduo qualificare Musavi come un coerente campione di liberalismo, dal momento che egli ha condiviso in pieno la politica dell'Ayatollah Khomeyni, ivi compresa la prolungata presa di ostaggi statunitensi del 1979 all'interno dell'Ambasciata USA, affermando che essa era stata "utile agli obiettivi della Rivoluzione Islamica". In un'intervista col New York Times del 1981 dichiarò: «è stato dopo di ciò che abbiamo riscoperto la nostra autentica identità islamica». Musavi è anche ricordato positivamente da molti Iraniani per come condusse il Paese durante il conflitto che l'Iraq aveva scatenato contro l'Iran (1980-1988) e per la sua buona conduzione generale per portare l'Iran fuori dai suoi crescenti problemi economici. Musavi ha affermato che i suoi principali obiettivi erano: l'istituzionalizzazione della giustizia sociale, la realizzazione di un'autentica uguaglianza fra i cittadini e dell'onestà, la libertà di espressione, per espellere gli agenti patogeni della corruzione dalla società iraniana e per accelerare l'applicazione della privatizzazione dell'economia dell'Iran, al momento stagnante, e così allontanare l'Iran da quella che egli chiama "un'economia basata sulla carità" Musavi ha in numerose occasioni indicato la sua volontà di cambiare la Costituzione e di rimuovere così l'attuale divieto di acquisto da parte del capitale privato delle stazioni televisive (attualmente tutte le stazioni televisive iraniane sono di proprietà statale), come pure di trasferire il controllo delle forze di polizia al Presidente (dal momento che esse rappresentano il popolo e che il popolo elegge direttamente il Presidente tramite voto popolare), togliendole al controllo della Guida Suprema. Musavi ha dichiarato che "Il problema dell'osservanza delle norme e delle regole iraniane è il maggior problema che attualmente il Paese deve affrontare", dichiarando che la sua volontà era quella di trovare la via per rafforzare ulteriormente la legge e che era anche importante metter fine al fatto di mantenere il popolo all'oscuro sulle questioni governative.
davide Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Visto che raramente credo a ciò che i giornalisti raccontano, perchè troppo spesso appiattiti sul conformismo istituzionale e sulla necessità di creare guelfi e ghibellini per fare audience, cerco sempre di approfondire le notizie, guidato dalla mia curiosità... e ... toh! cosa si scopre, partendo dalle pagine internet più facili da consultare ........Ecco chi è il moderato riformista Hussein Moussawi....... moderato???? Mpuahhahauhauhauahhauahauhau!!! http://it.wikipedia.org/wiki/Mir_Hosein_Musavi Mir Hosein Musavi (Khameneh, 29 settembre 1941) è un politico iraniano, di cultura azera. Di cultura azeri,[1] riformista conservatore, pittore e architetto, Mir Hosein Musavi Khameneh (in persiano میرحسین موسوی خامنه) è stato Primo Ministro iraniano nel quinto e ultimo governo della Repubblica islamica d'Iran, dal 1981 al 1989. È anche membro del Consiglio per il Discernimento e del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale. Tuttavia, dal 2009, egli non ha partecipato alle sue riunioni per un lungo periodo di tempo, cosa che è stata interpretata dagli analisti politici e dai commentatori come un segno della sua contrarietà all'operato del Consiglio. Non è chiaro il ruolo da lui svolto nell'eliminazione nel 1988 di circa 33.000 prigionieri politici detenuti nelle carceri iraniane. In un incontro con studenti universitari iraniani nel corso della sua campagna elettorale nel giugno 2009, si è rifiutato di rispondere alle insistenti richieste dei giovani che volevano sapere come mai egli non avesse voluto o saputo impedire un simile crimine. È arduo qualificare Musavi come un coerente campione di liberalismo, dal momento che egli ha condiviso in pieno la politica dell'Ayatollah Khomeyni, ivi compresa la prolungata presa di ostaggi statunitensi del 1979 all'interno dell'Ambasciata USA, affermando che essa era stata "utile agli obiettivi della Rivoluzione Islamica". In un'intervista col New York Times del 1981 dichiarò: «è stato dopo di ciò che abbiamo riscoperto la nostra autentica identità islamica». Musavi è anche ricordato positivamente da molti Iraniani per come condusse il Paese durante il conflitto che l'Iraq aveva scatenato contro l'Iran (1980-1988) e per la sua buona conduzione generale per portare l'Iran fuori dai suoi crescenti problemi economici. Musavi ha affermato che i suoi principali obiettivi erano: l'istituzionalizzazione della giustizia sociale, la realizzazione di un'autentica uguaglianza fra i cittadini e dell'onestà, la libertà di espressione, per espellere gli agenti patogeni della corruzione dalla società iraniana e per accelerare l'applicazione della privatizzazione dell'economia dell'Iran, al momento stagnante, e così allontanare l'Iran da quella che egli chiama "un'economia basata sulla carità" Musavi ha in numerose occasioni indicato la sua volontà di cambiare la Costituzione e di rimuovere così l'attuale divieto di acquisto da parte del capitale privato delle stazioni televisive (attualmente tutte le stazioni televisive iraniane sono di proprietà statale), come pure di trasferire il controllo delle forze di polizia al Presidente (dal momento che esse rappresentano il popolo e che il popolo elegge direttamente il Presidente tramite voto popolare), togliendole al controllo della Guida Suprema. Musavi ha dichiarato che "Il problema dell'osservanza delle norme e delle regole iraniane è il maggior problema che attualmente il Paese deve affrontare", dichiarando che la sua volontà era quella di trovare la via per rafforzare ulteriormente la legge e che era anche importante metter fine al fatto di mantenere il popolo all'oscuro sulle questioni governative. Qualche settimana fa, durante la rivolta, Obama commentò "Moussaui non è molto diverso da Ahmadinejad"....
ROOSTERS99 Posted July 6, 2009 Author Posted July 6, 2009 E' evidente a tutti, ed agli Iraniani in primis, che il loro paese cambierà quando saranno spazzati via i turbantoni neri, da Khamenei in giù.
Ale Div. Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Non credo proprio che gli iraniani vogliano cacciare i turbantoni neri ... ma proprio per nulla ...
Ale Div. Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Qualche settimana fa, durante la rivolta, Obama commentò "Moussaui non è molto diverso da Ahmadinejad"....
ROOSTERS99 Posted July 6, 2009 Author Posted July 6, 2009 Non credo proprio che gli iraniani vogliano cacciare i turbantoni neri ... ma proprio per nulla ... Se tu hai ragione, loro sono senza speranza e io non credo.
alberto Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Se tu hai ragione, loro sono senza speranza e io non credo. ma scusa, roo, speranza di che cosa? di diventare newyorkesi? potrebbe anche essere che non gliene freghi nulla, no? il tutto detto s.p.a.(senza polemica alcuna)...
ROOSTERS99 Posted July 6, 2009 Author Posted July 6, 2009 ma scusa, roo, speranza di che cosa? di diventare newyorkesi? potrebbe anche essere che non gliene freghi nulla, no?il tutto detto s.p.a.(senza polemica alcuna)... Si può essere liberi anche senza essere newyorkesi, non credi ? Non possiamo sapere esattamente a cosa aspiri il popolo Iraniano, ma come sono ora non son messi bene...
alberto Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Si può essere liberi anche senza essere newyorkesi, non credi ?Non possiamo sapere esattamente a cosa aspiri il popolo Iraniano, ma come sono ora non son messi bene... sul concetto di libertà potremmo infilarci in un loop senza fine...
Franz#12 Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Qualche settimana fa, durante la rivolta, Obama commentò "Moussaui non è molto diverso da Ahmadinejad".... Se non ho capito male, per candidarti alle elezioni devi comunque "passare al vaglio" di qualche gran consiglio degli Ayatollah. Quindi Mousavi è comunque stato "certificato" come abile, arruolato e conforme al regime/sistema iraniano. Detto questo, si vede che anche questo non basta...
ROOSTERS99 Posted July 7, 2009 Author Posted July 7, 2009 Se non ho capito male, per candidarti alle elezioni devi comunque "passare al vaglio" di qualche gran consiglio degli Ayatollah. Quindi Mousavi è comunque stato "certificato" come abile, arruolato e conforme al regime/sistema iraniano. Detto questo, si vede che anche questo non basta... ..e questo la dice lunga sullo stato delle cose in Iran.
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