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Apro questa nuova discussione per rimarcare una tragedia enorme, che potrebbe avere risvolti sulla vita di noi tutti, e che invece passa quasi in secondo piano in' sto paese...... :angry:

A partire da queste pazzesche immagini..... :P

http://www.youtube.com/verify_age?&nex...v%3D9fVyGo7rZUI

(bisogna essere registrati sul tubo)

Edited by ROOSTERS99
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24/6/2009

Iran,candidato Rezai ritira ricorso

"Situazione difficile,meglio per Paese"

Il candidato conservatore alle presidenziali iraniane, Mohsen Rezai, ha deciso di ritirare il suo ricorso contro le presunte irregolarità nello scrutinio. Rezai ha inviato una lettera al Consiglio dei guardiani della costituzione. "La situazione politica, sociale e di sicurezza del Paese è entrata in una fase sensibile e determinante, più importante delle elezione", ha scritto Rezai motivando la decisione.

12.32 - "Non autorizzati raduni di lutto". Il ministero dell'Interno ''non ha concesso l'autorizzazione'' per raduni di protesta che dovessero essere tenuti domani in segno di lutto in Iran per commemorare i manifestanti uccisi nei giorni scorsi. Lo ha detto il ministro, Sadeq Mahsuli, citato dall'agenzia Isna.

12.10 - Teheran: "Rivoltosi" hanno ricevuto soldi dalla Cia. I "rivoltosi" che manifestano contro la rielezione del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad hanno ricevuto fondi dalla Cia statunitense e dall'opposizione in esilio. Lo afferma il ministro degli Interni iraniano, Sadegh Massouli.

11.45 - Khamenei: "Tutti devono rispettare la legge''. La Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ricevendo i membri del Parlamento, ha dichiarato: ''Il sistema islamico e il popolo non accetteranno ad alcun costo l'uso della forza''. Khamenei si è riferito, nei fatti, riferimento alle manifestazioni contro la rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad. "Tutti devono rispettare la legge'', ha detto.

11.09 - "Un dovere continuare le proteste". La moglie di Mousavi ha fatto sapere che è suo "dovere" continuare "legalmente" le proteste per preservare il diritto elettorale del popolo.

09:40 - Mottaki: non andrò al vertice G8 a Trieste. Il ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki ha detto che non ha in programma di partecipare al vertice dei capi delle diplomazie del G8 che si svolgerà a fine giugno a Trieste. Lo ha riferito l'agenzia stampa Isna. "Non prevedo di andare in Italia", ha detto Mottaki ai giornalisti.

08.11 - Arrestati 25 giornalisti. Circa 25 giornalisti e membri del personale del quotidiano Kalemeh Sabz del riformista Mir Hossein Mousavi sono stati arrestati. Lo ha riferito alla France presse un membro della redazione del giornale.

07.44 - Candidato conservatore ritira ricorso. Il candidato conservatore alle presidenziali iraniane, Mohsen Rezai, ha deciso di ritirare ilsuo ricorso contro le presunte irregolarita' nello scrutinio. Lo ha riferito l'agenzia ufficiale "Irna", citando una lettera inviata dal candidato al Consiglio dei guardiani della costituzione. "La situazione politica, sociale e di sicurezza del Paese è entrata in una fase sensibile e determinante, più importante delle elezione", ha scritto Rezai.

01.33 - Ospedali controllati. "Tutti gli ospedali sono circondati dalla milizia per controllare perché la gente ci entra, se per ferita da arma da fuoco o da manganello. Ti arrestato e picchiano", ha scritto un utente di Twitter che ha aggiunto: "Tutte le ambasciate straniere sono circondate dalla milizia per fermare la gente" che cerca di entrarvi.

00.20 - Sul web elenco dei brogli. Uso improprio di fondi pubblici, nomine pilotate tra gli organizzatori della consultazione, schede senza numero di serie, troppi timbri in circolazione, rappresentanti di lista dell'opposizione tenuti alla larga dai seggi dove forse sono arrivate urne già piene di voti: sono queste alcune accuse di brogli lanciate dall'opposizione sconfitta in Iran alle elezioni del 12 giugno. E' quanto emerge da un comunicato di tre pagine pubblicato sul sito del principale candidato sconfitto, il moderato Mir Hossein Mussavi.

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Apro questa nuova discussione per rimarcare una tragedia enorme, che potrebbe avere risvolti sulla vita di noi tutti, e che invece passa quasi in secondo piano in' sto paese...... :angry:

A partire da queste pazzesche immagini..... :P

http://www.youtube.com/verify_age?&nex...v%3D9fVyGo7rZUI

(bisogna essere registrati sul tubo)

guardale bene le immagini: guarda come cerca con gli occhi quello che filma prima di versarsi in faccia una boccetta di sangue finto. segui i movimenti della mano sinistra.

è una montatura.

se mi dici che hanno fatto anche vedere la tomba, ok: è un cumulo di terra.

perché non ci sono immagini dei funerali? sono riusciti a filmare tutto, tranne la cosa più importante...

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In tutto questo dramma , di positivo c'è che anche in Iran esiste gente che non vuole vivere nel medioevo.

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In tutto questo dramma , di positivo c'è che anche in Iran esiste gente che non vuole vivere nel medioevo.

:P

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guardale bene le immagini: guarda come cerca con gli occhi quello che filma prima di versarsi in faccia una boccetta di sangue finto. segui i movimenti della mano sinistra.

è una montatura.

se mi dici che hanno fatto anche vedere la tomba, ok: è un cumulo di terra.

perché non ci sono immagini dei funerali? sono riusciti a filmare tutto, tranne la cosa più importante...

Ci sono state decine, forse anche centinaia di morti, gente ammazzata per strada perchè protesta contro un regime medioevale che ha taroccato il voto popolare..

Non sò se è una montatura ( ame non pare, purtroppo.....)o se stai scherzando; per me sono immagini-simbolo della barbarie....

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Ci sono state decine, forse anche centinaia di morti, gente ammazzata per strada perchè protesta contro un regime medioevale che ha taroccato il voto popolare..

Non sò se è una montatura ( ame non pare, purtroppo.....)o se stai scherzando; per me sono immagini-simbolo della barbarie....

non ti sto dicendo che l'iran è la norvegia.

ti sto dicendo che questo particolare filmato mi sembra un grandioso tarocco.

poi lo so che il 99,99999999% delle persone preferisce credere a quello che crede di vedere perché il commento che accompagna le immagini gli spiega con cura quello che stanno vedendo. io preferisco non crederci mai e cercare dove mi stanno ingannando. qui sono convinto di averlo trovato.

p.s.:

in ogni caso, l'iran non è così medioevale come viene dipinto. è un paese la cui politica è condizionata dalla casta sacerdotale, ma NON è un paese ARABO.

non dimenticatelo.

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in ogni caso, l'iran non è così medioevale come viene dipinto. è un paese la cui politica è condizionata dalla casta sacerdotale, ma NON è un paese ARABO.

non dimenticatelo.

Totally d'accord al ciento pecciento.....

C'è una totale mancanza di contraddittorio in quello che sta succedendo in Iran e la censura dei Guardiani aiuta chi vuole dipingere l'Iran come uno stato medievale e troglodita. In realtà, di "saudita", l'Iran ha niente.

Nessuno vuole dipngerlo come la Nazione della Democrazia più evoluta del mondo, ma credo di poter dire che siano molto più "liberali" di tante nazioni islamiche comunemente accettate ad Ovest. Qualsiasi riferimento all'Arabia Saudita è evidente.

- In Iran non si può consumare alcool in pubblico, non è vero che è vietato, solo è considerato deplorevole mostrarsi ubriachi... l'Islam ortodosso vieta il consumo di vino, perchè è considerata bevanda in grado di avvicinare alla divinità attraverso l'ebbrezza e quindi è potere solo di pochi sacerdoti "iniziati", poterlo consumare.

- A Teheran, città di 12 milioni di abitanti, è raro, quasi impossibile vedere accattoni, baraccopoli, prosituzione nelle strade. L'economia è gestita prevalentemente dallo Stato, quasi a guida socialista, coniugando questa espressione in dialetto persiano.

- Non esiste il Burqa, ma solo il Chador, un velo che copre solo i capelli, come fanno le nostre suore o le anziane donnette di una volta.

- Le donne possono studiare, lauerarsi e lavora, addirittura guidare e uscire da sole, senza accompagnamento maschile. Un quarto delle candidate alle ultime elezioni, erano donne. Quante erano le donne nelle liste italiane per le europee??

- La ricerca e lo studio della biologia, è di tipo evoluzionista che, a differenza del creazionismo biblico (cfr.: Genesi), non pone limiti al lavoro deglii scienziati, in particolare sulle staminali: secondo la tesi teologica che va per la maggiore, l’embrione diventa dotato di un’anima in qualche periodo successivo al terzo mese, così che la sperimentazione che coinvolge poche decine di cellule non ha più implicazioni biotetiche di quella che coinvolge qualche cellula di mais transgenico. In Italia, per donare un cordone ombelicale alla ricerca, ti fanno vivere le fatiche di Ercole....

- Se è vero che l'adulterio è punito con la lapidazione, lo è anche che ci si possa sposare a tempo determinato, per esempio per la durata di un week end. Lo scopo (parola non casuale...) è evidente...

- Per divorziare, si può arrivare fino al massimo di un anno di attesa. In Italia ce ne vogliono 3 dalla separazione.

- L'aborto è consentito e libero, purchè praticato in strutture mediche (!!!)...

- Non c'è nessun problema morale sull'uso di contraccettivi.

- il cambio di sesso (!!!!) è una procedura pagata dalla sanità pubblica iraniana, perchè se quella è la “realizzazione della volontà di Allah”, sia fatta la Sua volontà... qui ci "esaltiamo" perchè Luxuria vince l'isola dei fumosi ......

Per approfondire, vi rimando a questo link:

http://www.mirorenzaglia.org/?p=7939

Chi ha scritto l'articolo, non è certo un filo-islamico... ed è stato scritto prima delle elezioni e quindi prima di ciò che sta succedendo ...

Quello che la televisione ci mostra, è la realtà parziale di una rivolta probabilmente ordita anche dai nemici dei Pasdaran e di Ahmadinejad.

Ieri sentendo le notizie tremende, apparentemente tremende, mi chiedevo quale politico irresponsabile possa avere il coraggio di mandare al massacro i propri elettori come Mousavi sta facendo. Sarebbe criminale tanto quanto il comportamento della polizia (condizionali d'obblighissimo!!).

Mi viene il dubbio che ci sia una cabina di regia che varca i confini iraniani, come a suo tempo successe in Nicaragua, per dirne uno a caso...

Sarà che negli ultimi 8/9 anni sono state raccontate un sacco di balle, smentite poi dai fatti e dalle stesse ammissioni dei protagonisti, ma io ci credo sempre meno a quello che mi raccontano...

Do you remember le armi di distruzione di massa di Saddam?? Neanche le fialette puzzolenti di carnevale aveva... parola di Giorg-dabliù Bush.. a Mr Bean Laden che scorrazzava in Afghanistan che fine ha fatto?? Il Mullah Omar che correva nel deserto in motocicletta??

O Gheddafi nemico pubblico numero uno, il finanziatore del terrorismo internazionale ante-litteram?

Forse è vero quello che dice Andreotti: in politica estera c'è sempre un girone di ritorno, che consente di cambiare idea sui nemici e sugli amici.

Io comunque conservo il Dubbio che tutto quello che si vede in televisione non sia che un'inquadratura parziale del mondo su ciò che effettivamente succede nel mondo.

Edited by Ale Div.
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Io comunque conservo il Dubbio che tutto quello che si vede in televisione non sia che un'inquadratura parziale del mondo su ciò che effettivamente succede nel mondo.
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L’esperienza della rivoluzione iraniana

Gian Carlo Caprino

24/06/2009

Il modello politico ideale dell’Islam radicale, come è noto, è quello dell’età dell’oro musulmana, espressa dal governo dei primi successori del Profeta, i Califfi. In tale modello, il Califfo è guida spirituale della comunità (”umma”) ed anche il suo capo politico, governandola in base ai principi della legge religiosa.

Le vicende storiche e la necessità di governare popolazioni sempre più ampie che si convertono all’Islam, le quali conservano però parte delle loro culture originarie, spezzano il concetto di unicità della “umma”, dando vita ad una separazione fattuale tra politica e religione, teorizzata sotto il nome di “quietismo” nell’Islam moderno.

Nella variante sciita dell’Islam, assolutamente prevalente in Iran, vi è poi la strana credenza che la catena dei Califfi (Imam) si sia interrotta nello 874; in quell’anno l’ultimo Imam scompare misteriosamente (senza però morire), dando origine ad un periodo di “Occultazione” che dura tutt’ora. L’ultimo Imam ricomparirà in forma di “Mahdi” (l’Atteso), per restaurare il regno della giustizia e della verità prima del Giudizio. Una visione escatologica non dissimile all’attesa del Messia nelle religioni giudaico-cristiane.

Poiché ogni potere legittimo di autorità sulla “umma” appartiene all’Imam nascosto, i dottori della legge sciiti non possono ricoprire il ruolo di sostituti politici dell’Atteso, per cui il compromesso “quietista” (cioè di non intromissione delle autorità religiose nella politica) sarà ancora più accentuato nel mondo sciita. Il vertice religioso sciita risulta così composto da una serie di clerici, al cui vertice sono gli ayatollah, ai quali gli individui e le famiglie si “affiliano” per avere una guida morale e spirirtuale. Nessun ayatollah è superiore ad altri, se non per scienza o per fama di saggezza.

Quando, nel 1979, l’ayatollah Ruhollah Khomeyni torna dal suo esilio parigino egli compie una rivoluzione essenzialmente contro il clero sciita e non una rivoluzione “conservatrice”, come la hanno sempre rappresentata i media.

Egli, come prima regola, istituisce per se stesso la figura del “Giusto tra i Dotti” (o Guida Suprema) e restaura a pieno la regola, già presente nel fondamentalismo sunnita, di un Islam a concezione totale, che coinvolge tutti gli aspetti della vita umana. In questo approccio la Guida Suprema rivendica a se stessa l’interpretazione delle Scritture sia per quanto riguarda il campo religioso che politico, così rinnegando, di fatto, la credenza dell’Imam nascosto.

Ma in Khomeyni esiste anche una carica rivoluzionaria che potremmo definire “laica”, intendendo in questo caso per laicismo la ferma convinzione che il consenso della comunità sia anch’esso fondamentale per riconoscere la validità di interpretazione delle Scritture da parte dei Capi spirituali. Insomma, il consenso della “umma” ha pari dignità delle Scritture nella formazione delle leggi politiche. Da qui la necessità della nascita di un regime parlamentare che, sempre nel rispetto della cornice islamica, aiuti la Guida Suprema ed i governanti nella difficile arte della politica.

Sino a quando Khomeyni, dotato di un carisma eccezionale, assomma la doppia funzione di “rivoluzionario laico” e Guida Suprema, il modello regge perfettamente; alla sua morte comincia però a manifestarsi il conflitto tra questi due piani istituzionali.

Secolarizzata, malgrado gli intendimenti iniziali, da un’incessante verifica laica che produce un predominio della politica sulla religione, la società iraniana comincia a contemplare la necessità di un’uscita della forma di governo dalla cornice religiosa islamista.

Sarà il Presidente Kathami, negli anni novanta, ad interpretare questo impetuoso desiderio di cambiamento espresso attraverso le elezioni. Attorno a Kathami si aggregheranno vari attori sociali di cultura medio-alta (la potremmo definire la società civile) disposti ad uscire dal modello rivoluzionario Khomeynista.

Kathami arriverà a teorizzare che il popolo può, se così decide democraticamente, abbandonare definitivamente l’esperienza Khomeynista, scontrandosi così con la Guida Suprema succeduta a Khomeyni, Ali Khamenei, e gran parte del clero conservatore che ha acquisito nei decenni precedenti posizioni di grande rilievo.

L’epoca di Ahmadi Nejad, giusto in questi giorni riconfermato alla Presidenza ed appoggiato da Khamenei, determina la vittoria della parte, chiamiamola così, conservatrice la quale non è però priva di appoggio popolare. Per tale parte votano ed hanno votato in passato sia i tradizionalisti (e non sono pochi) che le masse di poveri le quali hanno visto aumentare a pioggia le sovvenzioni governative; masse di poveri aumentate considerevolmente in questi anni a causa delle sanzioni, imposte in sede ONU dagli USA e da Israele, contro l’Iran per la nota questione nucleare.

In conclusione, l’esperienza rivoluzionaria iraniana, tendente a generare un asse portante del tipo religione-società-politica, non è comunque ancora fallita e potrebbe evolvere verso vari scenarii. Il più ovvio ed auspicabile è una completa laicizzazione della società che releghi la religione al puro ambito privato; ma non è detto che questa sia l’unica soluzione. Un orgoglioso nazionalismo, peraltro figlio della rivoluzione Khomeinista, e reso sempre più vivo dalla sindrome di accerchiamento da parte degli USA (presenti con centinaia di migliaia di militari in Iraq ed Afghanistan), tende comunque a rallentare l’evoluzione naturale dell’attuale regime. Una maggiore serenità ed una maggiore obbiettività di giudizio da parte di quello che viene chiamato “Occidente” (cioè gli USA e la sua nutrita schiera di satelliti) verso un Paese islamico che, comunque, è il più evoluto (politicamente parlando) del medio oriente (compresi quei Paesi detti, ipocritamente, “moderati”), sono e saranno sempre più necessari per far evolvere l’Iran verso una più completa democrazia.

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Un altro articolo molto bello che parla della Rivoluzione Khomeinista di 30 anni fa.

Tanto per cercare di comprendere, attraverso fonti diverse, con chi abbiamo a che fare.

Iran. 30° della rivoluzione

12th gen 2009

Le cause remote della «Rivoluzione islamica» in Iran vanno ricercate nel conflitto culturale (un vero e proprio «scontro di civiltà», giusta la definizione di Samuel Huntington) che contrappone l’Occidente laico, moderno e secolarizzato al mondo arabo-islamico ancora fortemente intriso di senso religioso nelle sue strutture socio-culturali; l’inizio di questo scontro si può far risalire all’invasione napoleonica dell’Egitto nel 1798. Da allora gran parte del mondo arabo ha subito l’occupazione militare e la colonizzazione politico-culturale da parte delle varie potenze occidentali; la cessazione della colonizzazione politica e il conseguimento dell’indipendenza, se hanno di fatto permesso ai paesi arabo-islamici di recuperare la loro indipendenza sul piano politico, non hanno affatto interrotto il processo di colonizzazione culturale da parte dell’Occidente; e questo al di là di qualsiasi esplicita volontà di dominio (che pure è presente, se guardiamo all’attuale politica americana), perché non bisogna mai dimenticare che la civiltà occidentale è costitutivamente imperialista e ha la sua istituzione centrale nel mercato, il quale per sua natura è un’istituzione ecumenica che tende a sottoporre agli imperativi impersonali della logica catallattica tutto ciò che si trova sul suo cammino: istituzioni, valori, norme, consuetudini di tradizione millenaria, tutto viene travolto e rovesciato, tant’è vero che fu proprio Marx a definire il capitalismo una «rivoluzione permanente»: il senso di questa invasione (o piuttosto di come è stata percepita) di tecniche, modi di produzione, valori e idee esogene ed estranee è chiaramente espresso da un articolo apparso sulla rivista egiziana “al-Fath” nel 1930: «Considerato nel suo insieme, il territorio dominato dal colonialismo è piccolo; un giorno verrà in cui il possessore del suolo si troverà in condizione di recuperare ciò che gli è stato rubato. Ma che gli invasori possano colonizzare il cuore degli uomini e delle donne, ecco il danno ultimo, la catastrofe finale. Il pericolo reale ci viene dalla guerra spirituale che l’Europa conduce metodicamente contro l’anima degli Orientali in generale e dei musulmani in particolare, con l’aiuto delle sue opere di filosofia, dei suoi romanzi, del suo teatro, dei suoi film e della sua lingua. Il fine di questa azione concreta è di natura psicologica: strappare i popoli orientali dal loro passato». Poste queste premesse, è ovvio che una reazione di rigetto diveniva tanto più sicura quanto più il processo di occidentalizzazione progrediva e andava a intaccare le radici più profonde della civiltà islamica.

E’ in questa situazione che si va ad innestare la Rivoluzione Islamica Iraniana, con il suo cascame di conseguenze. Bisogna ricordare che nel paese era in corso un travagliato processo di modernizzazione (i cui prodromi risalgono comunque all’inizio del XIX secolo) che aveva avuto il suo iniziatore nel defunto scià Reza Pahlavi, padre dello scià regnante al momento della Rivoluzione, il più famoso Mohammad Reza Pahlavi [nella foto sopra a destra]: questo processo era stato impostato in maniera verticistica senza tener conto della volontà e delle aspettative popolari, e in più lo scià, infatuato del mito della Persia pre-islamica, dava l’impressione di non nutrire alcun rispetto per l’Islam e di voler re-instaurare l’antica religione zoroastriana (l’attuale Iran è stato islamizzato durante la conquista araba del VII secolo ed era passato dall’Islam sunnita a quello sciita quando la dinastia dei Safavidi aveva preso il potere nel XVI secolo); inoltre sulla legittimità della dinastia Pahlavi gravavano pesanti dubbi per le modalità con cui lo scià Reza aveva preso il potere.

Evidentemente di fronte a una tale situazione era giocoforza che l’opposizione nel paese crescesse a livelli esponenziali, fino a sfociare nella rivolta aperta del 1978, che il 16 gennaio dell’anno seguente costrinse lo scià all’esilio. Alla rivoluzione avevano preso parte una pluralità di forze, dai comunisti, agli islamici di sinistra fino agli elementi fondamentalisti che facevano capo all’ayatollah Ruhollāh Mosavi Khomeini; questi godeva di un ascendente insuperabile sulla popolazione, grazie al suo enorme carisma, così presto gli altri gruppi che avevano contribuito a rovesciare lo scià (liberali, islamici di sinistra, comunisti) vennero presto esautorati e posti fuori legge ed egli poté iniziare a impostare con estrema velocità la struttura della stato secondo i suoi principi di «governo islamico».

Khomeini infatti aveva percepito che la modernizzazione della società iraniana progettata dallo scià con la conseguente importazione della cultura laico-scientifica dell’Occidente secolarizzato avrebbe finito per delegittimare progressivamente la tradizione religiosa, con il risultato che il cuore dell’identità iraniana sarebbe stato aggredito e intaccato in modo irrimediabile. Così egli tentò di arrestare questo processo di intrusione prima che fosse troppo tardi; e gli parve che l’unica strategia idonea a «proteggere l’Islam» e ad allontanare la prospettiva della perdita d’identità del suo popolo fosse quella di elevare un’impenetrabile barriera, di modo che l’intrusione degli elementi culturali alieni risultasse impossibile. In aggiunta poiché l’«infezione occidentale» aveva già colpito la società iraniana (molto più di quanto lui pensasse, come avrò occasione di dimostrare), egli proclamò alto e forte la necessità di una politica di «purificazione spirituale», basata sull’imperativo etico-religioso di punire spietatamente i «portatori del Male», vale a dire gli elementi contaminati dallo spirito occidentale (al riguardo basti pensare che una volta Khomeini affermò che, mentre lo scià aveva bisogno di una polizia segreta, «la Repubblica islamica poteva contare su una nazione composta da 36 milioni di delatori»). Ma ancora di più, Khomeini non si limitava a voler elevare una granitica barriera per evitare la corruzione della Vera Religione e per mantenere intatta la Sacra Immutabile Tradizione (o piuttosto quella che lui pensava essere tale); elaborò anzi il grandioso progetto di sostituire la sua visione dell’Islam politico fondamentalista al comunismo sovietico nella lotta di tutti i «popoli diseredati della terra» contro il capitalismo e il «marcio occidente», che espose in maniera compiuta nella lettera che egli inviò a Gorbaciov poco prima di morire. Vediamo ora in che misura questo progetto è riuscito.

Innanzitutto Khomeini decise di tradurre in una forma istituzionale l’idea di stato e di società islamica frutto delle riflessioni che egli aveva maturato nel corso degli anni e che ora si accingeva a mettere in pratica. Questa forma istituzionale fu definita dalla costituzione approvata il 30 marzo del 1979 (con il 98% dei voti e certamente non in condizioni di libero dibattito, ma questo ha poca importanza in relazione al problema su cui vorrei portare l’attenzione); in essa lo stato iraniano era denominato «Repubblica islamica» e accanto agli organi elettivi assumeva un ruolo preminente il Consiglio dei Guardiani, espressione del clero sciita e in ultima analisi un organo teocratico (che poi il potere di quest’organo sia stato un po’ ridotto con la riforma costituzionale approvata nel 1988 sempre sotto la supervisione sempre di Khomeini che ha istituito l’«Assemblea della definizione delle opportunità» non è un fatto eccessivamente rilevante; d’altra parte la costituzione iraniana non prevedeva procedure di modifica). Ma al di là del contenuto, sarebbe opportuno appuntarsi sulla forma che Khomeini ha voluto, o meglio è stato obbligato a dare al suo tentativo di re-instaurare la piena vigenza della Tradizione, da lui riveduta e corretta, ovviamente, sulla vita pubblica e privata degli iraniani: quella costituzionale.

E’ questo è il punto: l’idea di costituzione come legge fondamentale dello stato nasce inizialmente con la Rivoluzione americana e prosegue con la Rivoluzione francese (estendendosi poi a tutto il mondo) nel momento in cui la Tradizione religiosa ha smesso di agire nella «coscienza collettiva» come una realtà immediata e indiscutibile, è diventata oggetto di critica e quindi le norme che da essa derivano non sono più sentite come cogenti nella loro integrità; il potere, l’autorità, le leggi, anche le norme fondamentali del vivere civile non vengono più da Dio o dagli dei, ma sono espressione della volontà popolare. Khomeini, adottando questo strumento per «risacralizzare» la società iraniana, ha accettato implicitamente di dare un fondamento «desacralizzato» alla sua opera, ammettendo (senza dirlo esplicitamente) la presenza di alcune influenze ineliminabili della cultura occidentale sulla «coscienza collettiva» della Nazione; perché non ha rimesso in vigore le norme che erano in vigore nel paese nel XVIII (prima dell’inizio del processo di occidentalizzazione)? Perché era strutturalmente impossibile e perché egli stesso le sentiva come inadeguate o sbagliate, il che è molto significativo. Se poi procediamo oltre e consideriamo la teoria dello stato e del ruolo dei religiosi al suo interno che Khomeini ha formulato (condensata nella costituzione iraniana) e come essa si situa nel contesto dell’Islam in generale ma anche dello sciismo in particolare, vediamo che anche qui il distacco dalla tradizione è notevole e si potrebbe dire anche netto.

Infatti «la sapienza ereditata dagli ulama prevedeva che essi non fossero troppo legati al governo del mondo; essi dovevano mantenere una distanza morale da esso, pur preservando il proprio accesso ai governanti e la propria influenza su di loro: era pericoloso legare gli interessi eterni dell’Islam al destino di un effimero governante del mondo. Questo atteggiamento si rispecchiava in una certa diffidenza popolare verso gli uomini di religione che svolgessero un ruolo troppo in vista nelle faccende del mondo; al pari di chiunque altro, anche costoro erano suscettibili di essere corrotti dal potere e dalla ricchezza, e forse non costituivano dei governanti molto bravi» (Albert Hourani, Storia dei popoli arabi, Mondadori, 2003, pag. 455). Indubbiamente non è sbagliato dire partendo da questi presupposti che la Repubblica islamica, con l’adottare questo sistema, ha prodotto una novità storica assoluta: il governo teocratico degli esperti della sharia. L’omaggio alla Tradizione quindi si è rivelato puramente formale, dal momento che Khomeini l’ha, nella sostanza, liberamente interpretata; e ha potuto farlo perché egli, uomo di grande carisma, poté presentarsi come precursore dell’«imam nascosto» atteso dagli Sciiti per la Fine del Mondo (anche se le folle in preda all’estasi religiosa andando oltre gridavano: «Khomeini è l’imam!»); tutto ciò rientra nel più generale processo di riescatologizzazione dell’Islam in corso da due secoli, conseguenza dell’angoscia che ha progressivamente invaso le masse musulmane di fronte alla continua avanzata dell’Occidente capitalista e secolarizzato, erodendo via via sempre di più la loro identità culturale.

Se le influenze occidentali sono indubbie sull’ideologia khomeinista sia come apporti diretti sia come risultati indiretti di una reazione di rifiuto, altrettanto certe sono le influenze della teoria e della prassi marxista sulla politica economica del primo periodo rivoluzionario, di cui gli effetti perdurano fino ad oggi. In ogni modo voglio sgombrare immediatamente il campo da qualsiasi equivoco: non sto dicendo che Khomeini, fosse comunista (non lo era affatto, anche se ara solito invitare ai convegni che organizzava economisti marxisti e su di lui aveva esercitato non poca influenza il pensiero di Alì Shariati, non a torto definito un «marxista islamico»,) o che volesse abolire la proprietà privata (non lo ebbe mai per la testa), ma piuttosto che recepì alcuni elementi propri dell’organizzazione economica dei paesi del cosidetto «socialismo reale» perché li riteneva utili a realizzare la sua idea di stato e di società, dove il clero sciita doveva esercitare forme molto stringenti di controllo. A questo scopo vennero effettuate vaste nazionalizzazioni (tra cui quella dell’economia petrolifera, che colpì non poco gli interessi americani, il che di per sé non è negativo) e le fondazioni caritatevoli costituite all’epoca dello scià (denominate «Bonyad») vennero super-potenziate e consegnate, come entità semi-statali, nelle mani dei religiosi o di chi era loro vicino (sono tenute infatti a rispondere solo alla Guida Suprema): in questo modo il clero venne ad avere nell’ambito dello stato iraniano una posizione sotto molti aspetti simile a quella che aveva la «burocrazia carismatica» comunista nei paesi dell’est Europa, detenendo insieme il potere politico ed economico (oltre a quello dei mezzi informativi, naturalmente), anche se il suo controllo è molto meno totalitario, dal momento che è presente comunque una larga fetta di economia non nazionalizzata; e il fine era proprio questo, dal momento che Khomeini riteneva necessario che il clero e lo stato da esso diretto dovessero esercitare una vigilanza capillare sulla vita pubblica e privata per evitare il diffondersi dell’«infezione» occidentale: di conseguenza ogni movimento spontaneo dell’individuo e della società andava visto con sospetto (come nei paesi comunisti).

Va anche detto, a onor del vero, che Khomeini, uomo al di là di tutto molto sensibile alla giustizia sociale (il padre venne ucciso, pare, per aver preso le difese di alcuni contadini oppressi dai proprietari terrieri), probabilmente vedeva nel programma di nazionalizzazioni un mezzo per realizzare un miglioramento effettivo delle condizioni di vita delle classi meno abbienti e di concretizzare una progressiva uguaglianza sociale (posto che l’uguaglianza rappresenti in sé un valore, cosa che io rifiuto): ma questo non elimina la matrice marxista di tale concezione (e bisogna dire che i risultati non sono stati affatto eccelsi, né dal punto di vista sociale, né, meno che mai, da quello economico). Tra gli altri elementi che rimandano all’universo comunista potrei citare la cosidetta «Rivoluzione culturale islamica» che riprende fin nel nome la «Rivoluzione culturale cinese» di nefasta memoria: in quel periodo oltre a una purga generalizzata nel mondo culturale ed universitario (di studenti e professori non allineati), venne attuata una politica di sistematica denigrazione del passato della nazione iraniana (fatta eccezione per i momenti di passaggio all’Islam in generale e allo sciismo in particolare), con conseguente maledizione di tutte le dinastie che avevano preceduto la Rivoluzione, rappresentate come governi di tiranni (eccetto gli Zand, che in effetti furono ottimi governanti e non presero neanche il titolo di scià, ma questo non implica che tutti gli altri fossero cattivi); vennero effettuati anche dei cambi di nome di alcune città: ad esempio Kermanshah divenne per un po’ di tempo Bakhtaran (c’è da dire che se i paesi comunisti si riempirono di città dedicate a Lenin, Stalin e agli altri «eroi del proletariato», qui in negativo, ci si limitò a cercare di cancellare una parte del passato). Tra gli aspetti folclorici dell’imitazione si possono poi ricordare le «marce dell’imam» che imitavano pari pari quelle tristi e monotone in uso nei paesi dell’est Europa.

Ma alla fine Khomeini è riuscito a impedire il processo di penetrazione della cultura dell’occidente laico e secolarizzato nell’anima della nazione iraniana? Nella sostanza possiamo dire di no (e forse nella fase estrema della sua vita se ne rese conto) e questo per tutta una serie di riscontri oggettivi che si possono fare osservando i mutamenti intervenuti nella società iraniana dalla Rivoluzione in poi; partiamo da un campo fondamentale, quello dell’istruzione.

Innanzitutto bisogna ricordare che più della metà della popolazione è nata dopo l’avvento al potere del khomeinismo; dal 1979 in poi si sono fatti progressi enormi e innegabili nel campo della scolarizzazione, e in particolare nel campo della scolarizzazione femminile: infatti se prima della Rivoluzione moltissime bambine e ragazze non frequentavano le scuole miste dal momento che provenivano da famiglie tradizionaliste, nel momento in cui (dopo la Rivoluzione) sono state istituite classi rigidamente separate secondo i sessi questo impedimento è venuto meno e la percentuale delle donne istruite, anche a livello superiore e universitario, è cresciuta in modo notevolissimo; tutto ciò sta causando un forte mutamento a livello sociale: se infatti nei primi anni del regime islamico in ottemperanza all’idea tradizionale del ruolo della donna come madre e sposa un terzo delle donne lavoratrici, generalmente impiegate e segretarie, furono licenziate, ora le donne iraniane riconquistano spazio nel mondo del lavoro come ingegneri e professionisti qualificati, e donne a capo di un ufficio o di una banca, in posizioni dove molti dei loro subordinati sono uomini, cominciano ad essere una situazione comune a Tehran.

Ma questo non è l’effetto più dirompente del processo di alfabetizzazione della popolazione: infatti, per quanto la religione sia una materia fondamentale e per quanto si sia proceduto a un’«islamizzazione» dei libri di testo, resta il fatto che nello studio di pressoché tutte le materie (in particolare quelle scientifiche e tecnologiche) il riferimento alla scienza occidentale è assolutamente ineliminabile; così il modo di pensare ispirate alle categorie laico-scientifiche proprie dell’Occidente è probabilmente più diffuso oggi rispetto a quanto lo fosse trenta anni fa;inoltre agli iraniani non è vietato di studiare all’estero (d’altra parte la lettura non è l’unico mezzo attraverso cui possono essere veicolate notizie, idee e concezioni che mettono in crisi la visione del mondo proposta dal Corano; la censura in realtà in Iran ha effetti molto, molto relativi).

Né la religiosità è cresciuta in Iran in questi anni; l’imposizione della sharia non ha giovato a questo scopo (anzi, forse ha creato una reazione di rigetto): l’Iran infatti ha la più bassa percentuale di frequentazione dei servizi religiosi di qualsiasi paese islamico e i religiosi si sono più volte lamentati che più del 70% degli abitanti non eseguano le cinque preghiere quotidiane prescritte, mentre meno del 2% attende alla preghiera collettiva del venerdì in moschea. Non è quindi fuori luogo dire che il futuro della rivoluzione iraniana, per lo meno nei termini in cui sarebbe piaciuto a Khomeini, si presenta quanto mai nebuloso e incerto.

Se invece prestiamo attenzione all’altro progetto che Khomeini voleva attuare, ossia la sostituzione dell’Islam politico e fondamentalista al comunismo come guida del «proletariato mondiale» nella lotta contro l’Occidente «pagano», materialista e capitalista, il successo è stato indubbio: alla «mondializzazione capitalista» non si sarebbe più contrapposta una «mondializzazione comunista», bensì una «mondializzazione islamista». Una prima ragione di questo successo va certamente ricercata nel collasso del mondo comunista che, mostrando l’inconsistenza dell’alternativa da esso proposta, ha praticamente lasciato libero il campo, ma le ragioni più profonde, come ho già detto, sono certamente intrinseche al mondo islamico. L’atmosfera era già satura da molti anni (l’integralismo era in crescita a partire dagli anni ‘70, da quando i regimi laico-socialisti non si erano dimostrati all’altezza delle aspettative che le masse arabe avevano in loro riposto, nonostante più di qualche successo lo avessero riportato) e la presa di potere da parte di Khomeini ha fatto precipitare gli eventi: mostrando con la sua esperienza politico-istituzionale come si poteva tentare di re-islamizzare una società nel tentativo di sottrarla alle nefaste influenze del «Grande Satana» occidental-capitalista, ha costituito per i fondamentalisti di tutto il mondo musulmano l’esempio che cercavano e che gli mancava (analoga funzione aveva avuto la Rivoluzione russa nei confronti del movimento comunista internazionale e la Rivoluzione francese nei confronti di liberali e giacobini, fratelli-coltelli figli di una medesima borghesia).

Che poi il fondamentalismo e il conseguente terrorismo oggi imperversanti nel Dar al-Islam siano di matrice sunnita e abbiano molto spesso forti coloriture anti-sciite è un fatto secondario, che non inficia il fatto che l’esempio iraniano è stato uno spartiacque il cui impatto psicologico e politico-culturale è stato indiscutibile. Va anche detto che i movimenti fondamentalisti sunniti hanno in genere una posizione molto più rigida e aggressiva di quelli sciiti nei confronti della civiltà occidentale nel suo complesso: e questo per tutta una serie di ragioni che vanno ricercate nelle peculiarità della dottrina teologica sciita da una parte (che si è sempre connotata per essere stata, sotto alcuni aspetti, più aperta ad apporti di tipo razionale, per l’influenza che in essa hanno avuto le dottrine mutazilite), dall’altra nelle basi dottrinarie su cui si basano i fondamentalisti sunniti (salafismo, deobandismo e una forma corretta e riveduta in senso politicizzato di wahabismo, che quando nacque, nel XVIII secolo, era indubbiamente un movimento di riforma religiosa).

Prendiamo ad esempio i talebani afghani. Innanzitutto sgombriamo il campo dagli equivoci dicendo che essi non hanno affatto riportato il paese al Medioevo; una visione sommaria del modo di vivere delle varie genti afghane all’epoca smentirebbe questa affermazione banale, scontata e priva di fondamento storico. Eppure essi hanno imposto al paese la loro versione rigidissima e ideologizzata dell’Islam, studiata a tavolino, che prevedeva oltre al burqa per le donne e alla proibizione di prodotti tecnologici d’importazione occidentale ritenuti immorali in sé, come la televisione, anche la proibizione della musica tradizionale e di varie usanze profondamente radicate nel folclore afghano (come ad esempio i combattimenti di galli; tralascio per carità di patria la distruzione del patrimonio culturale nazionale tra cui spiccavano i Buddha di Bamiyan). E il perché abbiano fatto questo può essere ricercato, tra le altre cose, principalmente nel fatto che essi (o meglio, la loro dirigenza, che era comunque di gran lunga inferiore a Khomeini per cultura e visione politica) avevano capito che le chiusure attuate da Khomeini non erano sufficienti a impedire la contaminazione del paese da parte della civiltà occidentale e bisognava attuare qualcosa di più radicale: solo che così facendo non si resero conto che condannavano comunque il paese, bloccandone lo sviluppo scientifico e tecnologico, a diventare alla fine una ipocolonia dell’Occidente. D’altra parte il loro potere, lungi dall’appoggiarsi sulla Tradizione (la cultura tradizionale afghana ha ricevuto un colpo durissimo durante l’invasione sovietica e la guerra civile che ne è seguita, ma era già stata intaccata, come in Iran, da due secoli di contatto con l’Occidente e di tentate riforme ad esso ispirate), si fondava, esattamente come quello di Khomeini, sul carisma personale dei capi, tra cui spiccava il mullah Omar (il quale sapeva sì il Corano a memoria, ma era digiuno, oltre che del resto, di qualunque cultura teologico-giuridica degna di questo nome).

Le conclusioni che si possono trarre da tutti questi fatti sono univoche: ogni tentativo di re-instaurare la piena vigenza della «Sacra Immutabile Tradizione» (Max Weber) con mezzi umani (perché di questo si tratta: con tutte le loro pretese di trascendenza i fondamentalisti delle varie religioni cercano nell’ambito del mondo moderno di «fare Dio attraverso la prassi») è destinata al fallimento. Questo non significa ovviamente che non ci sia più spazio nel mondo attuale per la religione, anche nelle sue forme autenticamente tradizionali, anzi; ma il fatto è che da quando la cultura laica e illuminista ha messo in crisi la Fede come fatto collettivo ed essa ha smesso di permeare nella sua integrità la vita dei popoli, la religione è diventata una delle tante possibilità che l’uomo ha davanti e un oggetto di elezione, così si è passati dal «religioso per Tradizione» al «religioso per scelta», né questo processo può essere invertito (per lo meno a viste umane, s’intende): ma lo spazio per il mistero è ancora moltissimo, né la «ratio» è in grado di spiegare tutto, e la fede religiosa, nelle sue molteplici forme (io ho fatto la mia scelta), può ancora esistere.

Viceversa a coloro che si ostinano a voler «reincantare» il mondo con il mezzo profano dell’azione politica (specie se «rivoluzionaria») non posso che ricordare le parole del grande Al-Ghazali: «Una volta abbandonata la fede tradizionale, non sperare più di tornarvi, perché la condizione essenziale di quella fede è che tu non sappia di essere un tradizionalista».

Francesco Ferrari

Posted

forse la sindrome da accerchiamento dell'Iran si attenuerebbe se il suo presidente la smettesse di sostenere che Israele vada trasformato in un parcheggio...

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Giornataccia oggi..... :lol::lol: , ma butto lì a tutti voi una domandina:

dove sono le Sgrena e le Gruber così pronte ed "eroiche " in Iraq a "documentare" e garantire il "diritto" di informazione ??

Bah !!!

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forse la sindrome da accerchiamento dell'Iran si attenuerebbe se il suo presidente la smettesse di sostenere che Israele vada trasformato in un parcheggio...

Quoto.

Vanno bene tutti i distinguo del caso sulla rivoluzione Komeynista, però se il tuo presidente è un farneticante negazionista anti-ebraico ......

Posted

Nessun giudizio Ahmadineijad, lo scopo era solo quello di far notare che l'Iran non è una Nazione nel medio-evo come molti lo dipingono. Anzi, direi che proprio la giunta oscurantista dei Guardiani, ha fatto riforme che sono avanti di qualche secolo rispetto alla democratica ed evoluta Italia (vedi ricerca sulle staminali e divorzio, ma anche ruolo della donna).

Per cui quando si sentono dei giudizi, sarebbe bene provare a verificare se effettivamente è così.

Io ignoravo tantissime cose che invece ho scoperto in queste ultime settimane e alcune (vedi sopra, appunto) mi hanno molto stupito.

Posted
Quoto.

Vanno bene tutti i distinguo del caso sulla rivoluzione Komeynista, però se il tuo presidente è un farneticante negazionista anti-ebraico ......

Esatto ! :(:cry:

Posted
Quoto.

Vanno bene tutti i distinguo del caso sulla rivoluzione Komeynista, però se il tuo presidente è un farneticante negazionista anti-ebraico ......

Sì ma attenzione... L'Iran non ha nessuna intenzione di scatenare un olocausto nucleare su Israele, anche perchè sono perfettamente consci del fatto che, se ci provassero, verrebbero piallati via in un nano-secondo da Israele stesso e dagli USA. Ahmadinejad, semplicemente, usa la "ferita aperta Israele" per dirottare l'attenzione dell'opinione pubblica dai problemi interni verso il nemico comune del mondo islamico in medio oriente. Con questo non lo voglio assolutamente difendere, sia chiaro, ma concordo con Ale Div quando dice che la situazione è "forse" un pochino più complessa di come viene dipinta. In effetti, l'Iran è molto più democratico (non nel senso occidentale del termine) di tanti presunti paesi "amici" come la wahhabista Arabia Saudita.

Quoto chi ha fatto la distinzione, prima, tra iraniano e arabo: attenzione, se date ad un iraniano dell'"arabo", gli state dando dello scemo, del limitato, perchè loro usano questa parola con tale accezione, tanto per farvi capire quanto siano lontani...

Posted
sicuri che sia antiebraico e non antisionista? no, perché c'è una bella differenza...

Differenza che tu, in max 2 righe, ci riassumerai nel tuo prossimo post.

Grazie Alberto

Posted (edited)

29/6/2009

- IL PAESE NEL CAOS

Iran, parte il riconteggio dei voti

Il governo libera cinque ostaggi

Cinque dei nove addetti iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran arrestati ieri sono stati rilasciati. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri britannico, mentre in 22 distretti elettorali di Teheran e in altre province dell’Iran è cominciato un nuovo spoglio su un campione casuale del 10% delle schede delle elezioni presidenziali del 12 giugno scorso.

Quella di ieri è stata una giornata nuovamente segnata dalle proteste di piazza e dalla repressione sanguinosa. Iraniani che lavorano per l’ambasciata britannica a Teheran sono stati arrestati, stando all’agenzia Fars: avrebbero avuto «un ruolo attivo e importante» nei disordini seguiti alle elezioni presidenziali del 12 giugno. Per il governo inglese, che ha chiesto l’immediato rilascio dei funzionari, si tratta di «minacce e intimidazioni».

La guerra diplomatica fra Teheran e Londra era iniziata già una settimana fa, quando il ministro degli Esteri iraniano Manucher Mottaki aveva accusato il Regno Unito di aver ordito un complotto contro il governo iraniano per manomettere il risultato delle elezioni. Poi l’espulsione da parte della Repubblica islamica di due diplomatici britannici, seguita a ruota da un analogo provvedimento di rappresaglia da parte del primo ministro Gordon Brown.

Gli ayatollah avevano anche allontanato dalla capitale il corrispondente della Bbc John Leyne, sospettato di sostenere le manifestazioni contro il governo di Ahmadinejad. Nei giorni scorsi il ministro dell’Intelligence, Gholamhossein Mohseni-Ejei, aveva affermato che tra gli identificati come fomentatori dei disordini vi erano alcune persone con passaporto britannico. Una fonte vicina all’ambasciata britannica a Teheran ha detto che l’arresto dei funzionari dell’ambasciata risale a sabato. Alla rappresentanza diplomatica lavorano più di 100 persone, fra cui 70 dipendenti locali.

«L’idea per cui l’ambasciata britannica sarebbe in qualche modo dietro le manifestazioni e i movimenti di protesta che si sono verificati a Teheran è totalmente priva di fondamento» ha commentato il titolare del Foreign Office, David Miliband. Dall’avvio della crisi post-elettorale in Iran, il regime dei mullah accusa l’Occidente di aizzare la contestazione e denuncia apertamente Londra e Washington per ingerenze. I ministri degli Esteri dell’Unione Europea, che hanno discusso del dossier a Corfù a margine di una riunione Osce, hanno espresso il loro sostegno agli inglesi con una dichiarazione comune che «riafferma la solidarietà fra Paesi membri».

«Non possiamo accettare l’arresto dei funzionari di un’ambasciata» ha osservato il ministro degli Esteri Franco Frattini. Mentre un portavoce del Foreign Office ha avvertito che qualsiasi altro incidente di questo tipo comporterà una «risposta forte e unita da parte dell’Unione Europea». Per il momento non è chiaro se Londra richiamerà o meno l’ambasciatore nella Repubblica islamica.

In ogni caso, l’Europa intende lasciare la porta aperta alla ripresa del dialogo sul nucleare, cercando di mantenere il delicatissimo equilibrio di questi giorni fra le critiche davanti alle violenze di Teheran e la necessità di evitare l’isolamento dell’Iran a livello internazionale. «Vorremmo tanto avere la possibilità di riavviare al più presto colloqui multilaterali con l’Iran sulle importanti questioni nucleari» ha spiegato, sempre da Corfù, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera Ue Javier Solana.

Propositi, questi, condivisi dall’amministrazione americana che attraverso la voce dei suoi più alti funzionari ha ribadito domenica di spingere per sedersi al tavolo con gli iraniani, nonostante gli ultimi attacchi del presidente Mahmoud Ahmadinejad nei confronti di Washington. «Non intendiamo premiare l’Iran. Vogliamo solo sederci e parlare con gli iraniani, per offrire loro due alternative. Una comporta il loro rientro nella comunità delle nazioni, e l’altra ha conseguenze molto dure» ha spiegato il super-stratega di Obama David Axelrod. «Siamo consapevoli - ha aggiunto - del fatto che le armi nucleari in Iran e la denuclearizzazione dell’intera regione sono una minaccia per il Paese, per tutti i Paesi nella regione, e nel mondo. E dobbiamo affrontarlo. Non possiamo lasciar correre».

Nonostante tutto va avanti il processo di normalizzazione, con una nuova manifestazione di 3mila persone repressa dalle forze dell’ordine con bastoni e gas lacrimogeni, vicino a una moschea nel nord della capitale. Mentre le forze di sicurezza cominciavano a sparare i lacrimogeni, i manifestanti hanno risposto urlando slogan come: «Dov’è il mio voto?». Alcuni giovani si sarebbero messi a gridare contro la polizia, prima che l’aggressione di un’anziana signora da parte delle forze dell’ordine scatenasse gli scontri veri e propri. I testimoni raccontano di manifestanti con gambe e braccia rotte dalle percosse della polizia.

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Allora...la Sgrena e la Gruber non sono ancora partite per Teheran ?

Edited by ROOSTERS99
Posted
29/6/2009

- IL PAESE NEL CAOS

Iran, parte il riconteggio dei voti

Allora...la Sgrena e la Gruber non sono ancora partite per Teheran ?

Ma che polemica è?

Posted (edited)
Ma che polemica è?

Polemica verso quei/quelle inviate/i di "frontiera" che in nome del diritto/dovere di cronaca "sfidarono" ogni genere di rischio ;) (inoltrandosi anche là dove ampiamente sconsigliato...) mentre le truppe americane entravano in Iraq.

E via di collegamenti in diretta con tuttti i tg, sotto il fuoco dei cattivoni americani che sparavano anche contro l' Hotel dove c'era la stampa....

Non vedo altrettanto coraggio ed abnegazione per la terribile lotta (con massacri annessi) del popolo Iraniano contro la tirannia del regime islamico degli ayatollah .... forse perchè lì si rischia sul serio ?? O non cisono i satelliti per i collegamenti ?? Dove sono le nostre eroiche inviate di guerra ??

:ike::ike::ike:

Edited by ROOSTERS99
Posted

Iran in fiamme: stanno arrestando tutti i giornalisti e i blogger dell’opposizione

giorgio.levi Lunedì 29 Giugno 2009

Si è dato alla macchia Saeed Valadbaygi, il giovane blogger iraniano che su Revolutionary Road ha contribuito nei giorni scorsi, con foto, testi e video, a tenerci informati su quanto sta avvenendo a Teheran, rompendo la cappa del silenzio calata sui media iraniani dopo l’elezione farsa di Ahmadinejad.

L’ultima volta che lo abbiamo sentito, su Facebook, è stato il 22 giugno. Ci eravamo promessi che ci saremmo sentiti per un’intervista. Poi, più nulla, salvo qualche sporadico messaggio, come questo, postato il 23 giugno su Fb: Gli agenti iraniani hanno fatto irruzione in casa nostra e continuano a darmi la caccia in tutto il Paese. Oggi Ana Darvish, un membro del suo staff, aggiunge: Hanno arrestato suo fratello. La sua vita è in pericolo (…). Non possiamo più aggiornare il suo blog né la sua pagina su Fb.

Il crimine di Saed è stato quello di voler informare, in un Paese dove la tv di Stato sta cercando di far passare i giovani che sono scesi in piazza come dei criminali comuni. Su Twitter, nella sua stanza, prosegue il tam tam dei blogger per non lasciare solo Saed e quelli come lui che già sono stati arrestati. Come Vahid o Ali Mosleh, redattore di The Mailman ring twice, per citare i più noti. Ma sarebbero almeno trenta i giornalisti di opposizionee i cyber dissidenti di cui non si sa più nulla, rinchiusi chissà dove, secondo Reporters sans frontier: da Mohammad Ghochani, sostenitore di Karoubi, all’attivista Shiva Nazar Ahari fino Ali Mazroui, il presidente dell’Associazione dei Giornalisti iraniani. Quando un regime arriva a tappare la bocca ai giornalisti e ai dissidenti ci attendono tempi bui.

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Lì sì che son cazzi....... ;):ike:

Posted
Polemica verso quei/quelle inviate/i di "frontiera" che in nome del diritto/dovere di cronaca "sfidarono" ogni genere di rischio ;) (inoltrandosi anche là dove ampiamente sconsigliato...) mentre le truppe americane entravano in Iraq.

E via di collegamenti in diretta con tuttti i tg, sotto il fuoco dei cattivoni americani che sparavano anche contro l' Hotel dove c'era la stampa....

Non vedo altrettanto coraggio ed abnegazione per la terribile lotta (con massacri annessi) del popolo Iraniano contro la tirannia del regime islamico degli ayatollah .... forse perchè lì si rischia sul serio ?? O non cisono i satelliti per i collegamenti ?? Dove sono le nostre eroiche inviate di guerra ??

:ike::ike::ike:

Quindi fammi capire. Se una come la Sgrena (di cui non sono né lettore né "conoscitore") si prende i rischi e viene rapita è una cogliona. Se non si prende rischi è una cogliona.

Quindi?

Per essere chiari. Stai dicendo che gli inviati sono tutti conniventi con gli Ayatollah? Non trasmettono (ammesso che sia come tu dici) perché a loro fa comodo che il regime massacri la gente? Per curiosità, le notizie che posti te le danno i giornalisti o le hai apprese e scritte di prima persona???

Posted
Polemica verso quei/quelle inviate/i di "frontiera" che in nome del diritto/dovere di cronaca "sfidarono" ogni genere di rischio ;) (inoltrandosi anche là dove ampiamente sconsigliato...) mentre le truppe americane entravano in Iraq.

E via di collegamenti in diretta con tuttti i tg, sotto il fuoco dei cattivoni americani che sparavano anche contro l' Hotel dove c'era la stampa....

Non vedo altrettanto coraggio ed abnegazione per la terribile lotta (con massacri annessi) del popolo Iraniano contro la tirannia del regime islamico degli ayatollah .... forse perchè lì si rischia sul serio ?? O non cisono i satelliti per i collegamenti ?? Dove sono le nostre eroiche inviate di guerra ??

:ike::ike::ike:

Forse perché sono stati espulsi tutti i giornalisti dall'Iran da almeno una settimana?

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