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Matteo01

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  1. Dopo 5 anni di attesa, l’Openjobmetis conquista i playoff con una meritata vittoria: la squadra è riuscita ad interpretare con la giusta intensità ogni situazione, spinta dai tifosi del PALA2A. Ottima partita per Avramovic, autore di una prestazione da 17 punti, 3 assist e 3 rimbalzi, che gli è valsa il titolo di MPV. Non passano in secondo piano i 22 punti dell’americano Okoye e i 16 dell’estone Vene. I 21 assist di Varese rappresentano la forte coesione e il profondo legame tra i giocatori e a nulla sono serviti i 23 punti di Johnson-Odom, che ha cercato di motivare i suoi fino alla fine. Dopo l’ultimo secondo di partita, l’entusiasmo del pubblico del PALA2A è esploso di fronte a questo risultato tanto atteso, non solo dai giocatori, ma anche e sopratutto da tutti noi tifosi. Solo la grinta e la “ferocia” dei nostri giocatori, come è stata definita dall’allenatore, hanno reso possibile il realizzarsi di questa impresa, ma ora la squadra di Attilio Caja non dovrà montarsi la testa, arrivando ben preparata ai playoff e non dimenticando l’ultimo impegno di campionato con il Torino. Tuttavia, in questo momento, è anche giusto festeggiare un fantastico fine di stagione e complimentarsi con i nostri giocatori per il loro impegno. Durante la conferenza stampa, l’allenatore del Cremona ha sottolineato la resistenza della sua squadra, ma allo stesso tempo la potente aggressività dei giocatori di Varese, che gli ha permesso di vincere, perché nel basket come negli altri sport è solo la squadra più energica a trionfare sull’avversario. Inoltre, Romeo Sacchetti ha assicurato che Ruzzier Michele, il numero 10 dei suoi giocatori si sta riprendendo dalla botta, ma che ha preferito non rimetterlo in campo e lasciarlo a riposo. Attilio Caja invece ha l’impressione di essersi appena risvegliato da un sogno: è ancora incredulo dell'eccellente risultato raggiunto dai suoi giocatori, che ha definito “feroci e solidi” e ha ricordato a noi tifosi di essere soddisfatti del loro lavoro, ringraziarli per questo e mettere da parte ogni altra aspettativa. Matteo Molinari, Elisa Romano, Luca Gigliotti e Margherita, progetto liceo classico "E. Cairoli" con Varesefansbasket PALA2A Masnago - VA, 06-05-2018
  2. 1) Oltre al basket hai qualche altra passione e come riesci a conciliarla con il basket e la tua vita privata? FERRERO: Una mia grande passione è il tennis, fino a tre o quattro anni fa lo guardavo semplicemente e poi durante un’estate con un maestro e qualche amico “scarso come me” ho iniziato a giocare. Ovviamente posso giocare a tennis soltanto durante l’estate per evitare infortuni, ma quando pratico anche quest’altro sport mi diverto moltissimo e è un modo per trascorrere del tempo con i miei amici. Il tennis quindi è per me un piacevole svago. Per riuscire a conciliare sia il basket che quest’altra mia passione all’interno della mia vita privata ho capito che ci vuole molto equilibrio ed una persona che stia accanto a te, sostenendoti emotivamente e nel mio caso posso ritenermi fortunato perché accanto a me ho la mia ragazza. Dopo una partita, non si ritorna a casa sempre con il sorriso, è quindi importante tenere a mente un obbiettivo fisso e saper mantenere il giusto equilibrio anche nei momenti difficili. Oltre alla mia ragazza, molto importante per me è anche la mia famiglia, che mi permette di “performare” nel modo migliore la partita della domenica, che è solo l’ultima parte di una lunga preparazione vista e attesa dai tifosi. Ho scelto queste persone, perché con loro sto molto bene e riescono a capirmi, aiutandomi nei momenti pre e post partita, che sono importanti come la partita vera e propria della domenica. NATALI: Su questa domanda ho molti aspetti simili a lui, che ha fatto il modesto ma in realtà si sta laureando e deve trovare il tempo anche per questo; anche io mi sono laureato due anni fa e ora sto continuando un altro percorso di studio, perché mi è sempre piaciuto imparare cose nuove e lo uso anche come svago, che posso quindi considerare come una passione. Nel momento in cui non sono in palestra, mi piace utilizzare il tempo libero per imparare, leggere e guardare video e posso ritenermi fortunato perché con il lavoro che faccio ho molto tempo a disposizione, visto che non devo stare otto ore al giorno in ufficio. Altre mie passioni sono il marketing e la lettura di biografie; è importante per coltivare queste passioni trovare il tempo, senza sottrarre energie all’allenamento e sopratutto alla partita. Queste mie passioni, come il basket, le ho coltivate sin da quando ero più giovane e dal liceo, io ho fatto quello scientifico, in cui ho iniziato ad organizzarmi per riuscire sia a giocare a basket che a portare avanti lo studio, svegliandomi il mattino presto per ultimare gli ultimi compiti (ne sappiamo qualche cosa anche noi del classico!). Tornando alle biografie, sono molte e diverse quelle che ho letto: l’ultima è stata l’autobiografia di Nelson Mandela, ma anche di alcuni personaggi del business e del marketing e è difficile per me trovarne una migliore dell’altra. 2) Qual è la vostra reazione nei confronti degli errori commessi in campo durante una partita e sopratutto sotto gli occhi dei tifosi? FERRERO: Gli errori fanno parte del gioco, però molto spesso quando sbagli sei tu il primo che si accorge di aver sbagliato. Durante la partita non puoi fermarti a pensare, il basket è un sport così veloce, in cui bisogna essere concentrati sulla cosa dopo: hai sbagliato un tiro, ma c’è una difesa da fare, hai sbagliato una difesa ma c’è un attacco o viceversa. L’errore è bello rivederlo in modo positivo durante i giorni seguenti, ma non immediatamente, perché se ti fermi a pensarci non è utile per te. NATALI: Un aspetto “comico” dell’errore è quello durante l’allenamento, in cui si è in circa dieci compagni e ti viene da pensare che nessuno se ne accorga, in realtà anche se è una minima virgola è impossibile. Come diceva lui, non bisogna soffermarsi sull’errore, ma guardare oltre, perché se no continui a farne altri. Matteo Molinari, progetto liceo classico "E. Cairoli" con Varesefansbasket PALA2A Masnago - VA, 28-03-2018
  3. Immancabile secondo protagonista della serata è stato Gianmarco Pozzecco, ex cestista ed allenatore ma anche cronista, insomma un personaggio emblematico di questo fantastico sport. Prima dell’inizio della cerimonia ufficiale anche Gianmarco, come Dino, ha risposto a noi di Varesefansbasket, che immancabilmente siamo andati al palazzetto per assistere a questo evento chiave non solo per i numerosi appassionati di basket, ma anche per l’intera città di Varese. Dopo un iniziale “scontro” con altri cronisti e giornalisti di raisport, skysport e tele7laghi, anche noi di Varesefansbasket siamo quindi riusci ad intervistare Gianmarco, che con la sua spontaneità ed ironia ci ha risposto ad alcune semplici domande. - Inevitabile, è stato iniziare con: “Che sentimenti ed emozioni prova nell’attesa di ricevere la cittadinanza onoraria varesina?” Io sono totalmente, clamorosamente, legato alla città di Varese e da un certo punto di vista mi sono sempre sentito varesino dentro. Da oggi, lo sarà per sempre e questa mia “varesinità” è stata riconosciuta ufficialmente. Questo mi ripaga molto, perché a chi pratica uno sport fa sempre piacere essere riconosciuto come un campione, un fenomeno (… ed ovviamente sto parlando di Dino e non di me!), ma è anche vero che contemporaneamente sei un uomo, un ragazzo che vuole essere apprezzato anche da questo punto di vista. Se nel ‘99 abbiamo vinto lo scudetto, raggiungendo da questo punto di vista un obbiettivo sportivo, oggi invece ricevo un obbiettivo di grande importanza sul piano umano. Un buon sportivo deve essere un esempio anche per i più giovani: io non sono stato un grande esempio per loro, ho fatto anche delle “stronzate” (scusa il termine!), ma alla fine penso ugualmente di esserlo stato. - Di conseguenza, per rimanere in tema con la nostra “città giardino” gli abbiamo chiesto: “Qual è il luogo della nostra città, al quale tu sei maggiormente legato?” Il Sacro Monte, secondo me, è un posto spettacolare, perché mi dava la possibilità di isolarmi: ogni tanto prendevo ed andavo su per (ri)ossigenarmi. Sinceramente però io non sono tanto legato ai luoghi, quanto alle persone ed alle relazioni che ho conosciuto e coltivato in questa città, come i proprietari del ristorante Vela. A me è sempre piaciuto stare in compagnia, socializzare, conoscere persone e trascorre il mio tempo con tutti coloro con i quali mi trovavo bene. - “Quando hai iniziato a giocare a pallacanestro e cosa ti aspetti dal futuro in questo ambito?” A me la pallacanestro piace ed ho iniziato a giocarci a quattro anni; spesso mi fanno questa domanda ed io automaticamente preferisco rispondere da quando ho iniziato a camminare. Ecco, per me la pallacanestro è come camminare, come parlare di mangiare e di bere: la pallacanestro farà sempre parte della mia vita. In questo momento, non so ancora cosa aspettarmi di preciso dal futuro, ma senz’altro la pallacanestro non mi abbandonerà mai. - “Nei giovani di oggi riconosce un "nuovo Pozzecco"?” Secondo me, un nuovo Pozzecco non c’è: oggi purtroppo c’è una sorta di comunismo, in cui tutti i giocatori devono essere uguali. Io invece nel bene e nel male ho sempre cercato di essere un personaggio unico, ecco perché non vedo nessun "nuovo Pozzecco". Matteo Molinari, progetto liceo classico “E. Cairoli” con Varesefansbasket PALA2A Masnago - VA, 30-01-2018
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