«La Nazionale? Fiero di esserci Ma sogno di sfidare Harden»
Flaccadori tra la qualificazione ai Mondiali e il fine stagione con l’Aquila «Qui sto bene, il futuro lo valuteremo. E in Cina spero di esserci anche io»
Corriere del Trentino
28 Feb 2019
TRENTO In bilico. Da una parte il colore azzurro della Nazionale, dall’altra il bianconero dell’Aquila. Per la carriera di Diego Flaccadori i prossimi mesi avranno un peso specifico importante: a giugno scade il contratto quinquennale che lo lega alla Dolomiti, a fine agosto ecco i Mondiali in Cina. L’esterno è però giustamente concentrato sul quel presente che potrà garantirgli il futuro migliore.
Flaccadori, cominciamo dalla qualificazione raggiunta con la Nazionale: che esperienza è stata?
«Da un anno e mezzo faccio parte del gruppo che, dopo molto tempo, è tornato ad aggiudicarsi il pass per i mondiali, meglio di così non poteva andare. Sono sicuro che il
Il futuro prossimo Sono arrivato qui che ero un ragazzino, sono cresciuto in tutto: questa è una grande famiglia
nostro risultato farà da traino a tutto il movimento, direi che ci voleva proprio».
A livello più personale che giudizio dà al Flaccadori in maglia azzurra?
«Essere confermato tra i dodici mi ha reso davvero felice soprattutto perché nel mio ruolo la concorrenza era tanta. Sarai falso se non dicessi che con la Lituania pensavo di poter giocare almeno qualche minuto: purtroppo il ct Sacchetti ha deciso diversamente e avrò modo di capire il perché, magari parlandone con Lele Molin».
Ora che i Mondiali sono sicuri i big impegnati in Nba o in Eurolega si stanno affrettando a dare la loro disponibilità. Qual è il suo punto di vista in merito a questa situazione? «Credo che il centro di tutto sarà il commissario tecnico.
Starà a lui valutare e capire sino in fondo quelle che sono le motivazioni di ognuno, chi avrà più voglia di esserci. A livello tecnico-tattico se sei nel giro della Nazionale significa che a basket sai giocare: poi la vera differenza la fa però chi rischia il gomito per gettarsi a terra e provare a recuperare un pallone». Lei si vede già in Cina?
«Io cercherò di finire al meglio la stagione: è chiaro che molto dipenderà da chi ci sarà o meno, lasciatemi dire però che al pensiero che potrei giocare contro James Harden mi viene la pelle d’oca».
Veniamo all’Aquila: ci sono ancora undici partite per centrare i playoff...
«Già, i margini di errore sono sempre di meno. Ho trovato i miei compagni belli carichi e questo spirito dovrà accompagnarci sino alla fine,
prima della pausa avevamo imboccato la strada giusta e non ci resta che proseguire in quella direzione. Se dimostreremo che abbiamo ritrovato l’atteggiamento e l’approccio corretti, sono convinto che anche i nostri avversari torneranno a temerci come nel recente passato». Fisicamente come sta?
«Bene, dopo un periodo abbastanza travagliato a causa della caviglia. Purtroppo ho voluto accelerare il recupero dopo un primo infortunio e ho pagato dazio».
A giugno terminerà il contratto che ha firmato cinque anni fa con la società di piazzetta Lunelli, cosa vede nel suo futuro?
«Sono arrivato a Trento che ero un ragazzino di 18 anni in balia degli eventi, qui sono cresciuto sotto tutti i punti di vista. L’Aquila è una sorta di seconda famiglia, una famiglia che ha voglia e mezzi per confermarsi tra le big a livello nazionale. È ancora presto per potersi sbilanciare, per me è necessario trovarmi all’interno di un progetto che punti comunque a vincere, la sfida è il sale dello sport. Dovrò valutare con attenzione le proposte che arriveranno magari dall’estero e ovviamente dipenderà anche da quello che gli attuali dirigenti decideranno di fare».