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58 minuti fa, Spaten dice:

Magari si ripartisse dal compagno Br1!

https://m.facebook.com/profile.php?id=286914678084046&ref=content_filter

Comunque Milano è il problema minore per la sinistra. Se non sbaglio Tabacci era assessore al bilancio con pisapia. E si parla di due persone capaci alla prova dei fatti, al di là delle rispettive ideologie che magari cozzano tra loro. Il problema semmai è riuscire a traslare tale modello su scala nazionale. che poi sarebbe in generale la chiave di volta per i politici di qualsiasi colore, visto l'efficienza media che c'è a prescindere da chi governa. Infatti a Milano il voto di protesta non attecchisce molto.

Esattamente come nella ex DDR, dove non erano i tedeschi dell'est di Berlino e delle zone ai confini con la BRD a volere l'unificazione, bensì quelli delle aree più remote e con meno contatti con il paradiso occidentale, sono le aree dell'Italia settentrionale meno colpite dal fenomeno immigrazione quelle in cui la Lega ha colto maggiori successi. Milano che è oggettivamente molto più interessata al fenomeno (per dire) della Val Trompia, ha visto prevalere il centro-sinistra. Questo è un altro punto su cui meditare.

Posted
3 hours ago, Bluto said:

Esattamente come nella ex DDR, dove non erano i tedeschi dell'est di Berlino e delle zone ai confini con la BRD a volere l'unificazione, bensì quelli delle aree più remote e con meno contatti con il paradiso occidentale, sono le aree dell'Italia settentrionale meno colpite dal fenomeno immigrazione quelle in cui la Lega ha colto maggiori successi. Milano che è oggettivamente molto più interessata al fenomeno (per dire) della Val Trompia, ha visto prevalere il centro-sinistra. Questo è un altro punto su cui meditare.

 

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Posted
1 hour ago, hammer70 said:

 

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questo post fa molto leghismo 1.0

comunque penso sia più che altro una sfiducia verso tutto e verso tutti, classe politica in testa. al di la del fatto che la gente fin troppo spesso si dimentica di fare parte essa stessa del sistema che poi va a condannare (leggi: ci meritiamo i politici che ci governano, a prescindere).

Copio e incollo un ottimo articolo di GA Stella, riguardante i motivi del successone al sud dei grillini:
 

«Avimmo ‘a sfucà tutt’ ‘o tuosseco ca tenimmo ncuorpo»: ecco l’aria che annusavi al Sud. Una collera tossica per l’impoverimento, la disoccupazione, i bambini (uno su sei) afflitti dalla miseria assoluta, il degrado delle periferie, stava lì lì per sfogarsi. Unico dubbio: chi avrebbe premiato? La risposta, salvo sorprese, si è profilata nella notte. Successo dei grillini. Trascinati dal Masaniello in giacchetta e cravattina.

E più cresceva l’impressione di uno sfondamento della destra al Nord, più aumentava la probabilità parallela, se non proprio la certezza, di un analogo sfondamento del M5S nel Sud. Segno appunto di quello «sfogo» atteso nella scia di un malessere economico, sociale, sanitario sempre più diffuso. Lo aveva spiegato a novembre il rapporto Svimez: «L’occupazione è ripartita, con ritmi anche superiori al resto del Paese, ma mentre il Centro-Nord ha già superato i livelli pre crisi, il Mezzogiorno che pure torna sopra la soglia “simbolica” dei 6 milioni di occupati, resta di circa 380 mila sotto il livello del 2008, con un tasso di occupazione che è il peggiore d’Europa (di quasi 35 punti percentuali inferiore alla media UE a 28)». Lo aveva ribadito poco dopo il Censis ricordando che sì, l’Italia va meglio ma dopo il «vero tracollo» delle aree metropolitane meridionali «non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore».

Un’ondata di rancore attesa e temuta. E destinata ad abbattersi sulla nave ammiraglia e sul timoniere della flotta che a novembre governava ancora non solo a Roma ma in tutte le Regioni del Sud: dalla Puglia alla Sardegna, dalla Calabria al Molise, dalla Basilicata alla Sicilia. Perduta male, ma proprio male, da un Matteo Renzi che alle Europee aveva preso il 35% e in tutta la campagna per le regionali si è fato vedere solo di sfuggita, «’na’ffacciata, currennu currennu»…

Dice tutto un sondaggio del dossier Eurispes 2018. Alla domanda «quali di questi elementi rappresentano un vero pericolo per la vita quotidiana sua personale e della sua famiglia?» le risposte degli italiani erano centrate (più che sull’immigrazione!) su tre temi legati (soprattutto) al Mezzogiorno: la mafia, la corruzione e «i politici incompetenti». Colpevoli di aver buttato via per decenni decine e decine di miliardi di fondi europei. Pochi dati: usando meglio quei soldi sprecati in regalie clientelari a pioggia (alla macelleria Ileana di Tortorici, alla trattoria «Don Ciccio» a Bagheria…) tutte le regioni della Repubblica Ceca hanno oggi un Pil pro capite superiore a tutto il nostro Sud e così l’intera Slovenia e l’intera Slovacchia. La regione bulgara Yugozapaden, poi, ci umilia: nel 2000 aveva un Pil al 37% della media europea e in tre lustri di rincorsa ha sorpassato tutto il Mezzogiorno, arretrato fino a un disperato 60% della Calabria, mangiando 50 punti alla Campania, 56 alla Sicilia, 64 alla Sardegna. Insomma, han fatto di tutto le classi dirigenti del Sud, per guadagnarsi (salvo eccezioni, ovvio) la disistima se non il disprezzo dei cittadini. Aggravando la crisi.

Destra e sinistra, sia chiaro: dal 2008 al 2014 il Mezzogiorno, accusa un’inchiesta del Mattino, ha perso 47,7 miliardi di Pil, 32 mila imprese e 600 mila posti lavoro. E tra il 2010 e il 2013 la classifica del European Regional Competitiveness Index ha visto ruzzolare di 26 posti la Campania, 29 la Puglia, 30 la Sicilia. Al punto che il divario Nord-Sud si è ancor più allargato. Sinceramente: cosa ha fatto la politica per scrollarsi di dosso la mala-reputazione? Manco il tempo d’insediarsi all’Ars e Gianfranco Micciché si tira addosso le ire dei vescovi siciliani dicendosi «assolutamente contrario al taglio degli stipendi alti» che quando passano i 350.000 euro valgono 24 volte quello di un agrigentino. Manco il tempo di aprire la campagna elettorale e nelle liste, da Marsala al Volturno, spuntano impresentabili, figli di papà e (sintesi) figli di papà impresentabili. Per non dire della scelta di candidare qua e là notabili dal passato fallimentare legato alla clientela. C’era poi da stupirsi se nella pancia del Mezzogiorno, quella da cui erano già uscita tra le altre la sommossa dei forconi, covava un sentimento di rivolta? Quanti errori hanno fatto, i partiti tradizionali dell’una e dell’altra parte, per accendere un simile falò?

 

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