corny Posted June 9, 2011 Posted June 9, 2011 Con tanti cervelli che fuggono , finalmente uno che torna a casa . Quoto
joe Posted June 9, 2011 Posted June 9, 2011 Ho pensato molto al momento in cui avrei scritto questo messaggio. Ci ho pensato molto, due anni fa, poi per fortuna non ci ho pensato piu’. Chi mi conosce sa che la Cina non e’ mai stata nei miei sogni, quindi non vi faro’ perdere tempo spiegandovi che nel frattempo mi sono innamorato di questa gente splendida e di questa loro cultura millenaria: perche’ non e’ successo. Io ho vissuto in una megalopoli modernissima, abitata da una genìa di persone dai caratteri somatici orientali ma che di tradizionale e millenario non ha nulla. E, oserei dire, meno male. Allo stesso tempo e’ stata una esperienza umana e personale eccezionale ed anche totalizzante. Un breve percorso di analisi in cui scoprire molte cose e ridiscuterne mille altre, ma dentro di noi piu’ che intorno a noi stessi. Giunti al termini di questa esperienza, a nostro avviso rinvigoriti e con qualche nuovo superpotere, mi piace condividere alcune situazioni ed esperienze che hanno fatto di questo periodo un periodo speciale. Comincio dall’ovvio. Non c’e’ stato giorno in cui la prima cosa che ho fatto aprendo gli occhi non sia stata guardare VFB sul blackberry. Come e meglio di ogni altro mezzo, questo spazio virtuale e’ stato per me “Casa” in questi mesi. Siccome siete dei vanitosi ed anche dei montati, non staro’ a dirvi quanto siete stati importanti per sfogare la pressione, per farmi due risate, per tenere un piede virtuale nella terra dei mie avi. Non staro’ a dirvi quante volte ho fatto refresh per vedere se qualcuno aveva replicato all’ennesima boutade o postato due faccine ad una mia battuta. Non ve lo diro’, no. Ma se ve lo avessi detto, vi avrei anche dovuto dire che il pop up di Skype “Roosters99 e’ in linea” alle 07.30 precise ora italiana mi ha dato ogni giorno il segnale “Non siamo soli”. Perche’ Roosters99 ragazzi, ve lo ripeto, non si discute: si ama. Anzi, da quando e’ diventato interista, “Amalo, pazzo Roosters amalo”. Di questa grande citta’ mi manchera’…il costo di alcune cose. Come la cancelleria, I vestiti su misura, il calzolaio (!!!). banalita’ forse, ma gran comode. Capiamoci, Shenzhen e’ stata veramente casa mia per due anni. Mi ci sono sentito bene, ho girato per i suoi sterminati viali, ammirato i pazzi grattacieli dalle forme imprevedibili e ne ho osservato la indescrivibile estensione, abbacinato come un bambino tante e tante volte. Ho giocato a basket in un campetto letteralmente incastrato tra due palazzi di cristallo I cui colori cambiavano ritmicamente di notte, ho visto la gigantesca ala del civic center svilupparsi allegramente con I suoi colori sgargianti. Non mi sono mai abituato alla velocita’ dei suoi cambiamenti, al vedere un viale alberato che la sera prima non c’era, a trovarmi dieci chilometri di pali adornati con le lanterne rosse in occasione delle feste nazionali comparire e sparire, alle gigantesce costruzioni febbrilmente in crescita con Ie luci dei saldatori visibili ad ogni ora del giorno e della notte. Soprattutto mai, ripeto mai, mi sono annoiato. A Shenzhen, se non lo si vuole, non ci si annoia: mai. C’e’ sempre un parco da visitare, un quartiere assurdo (quello degli artisti, quello dell’elettronica, quello dei sarti, quello dei…) da sperimentare, un qualche ristorante che inaugura da provare. E questo, lo so, talvolta mi manchera’. Perche’ a Luvinate c’e’ un bar solo, e fa pure cagare. Mi rendo conto che non sono stato flashato dalla Cina tradizionale e culturale, ma vorrei mettere in prospettiva la cosa: io capisco che chi viene dall’Iowa possa venire colpito dalla magnificenza di certe architetture o dai colori di certe opere antiche. Pero’, signori, noi veniamo dall’Italia. Diciamo che si guarda tutto con il giusto rispetto, ma essere sconvolti dalla citta’ proibita dopo che hai visto Venezia o Firenze secondo me proprio non e’ possibile. Quello che certamente segna e’ la gradiosita’ dimensionale di certe opere. In questo I cinesi non sono cambianti tanto: size matters. Ieri c’era da “tirar su un muro” o da “far giu’ un po’ di statue” oggi c’e’ da “spostare due o tre montagne” o “metter li’ un ponte” ed inevitabilmente I risulultati fanno parlare il mondo. Questo rimane per me il dato che segna: con I cinesi non si puo’ lottare, si puo’ collaborare. Perche’ sono tanti, orgogliosi ed hanno menti plasmate da secoli all’agire senza discutere, tutti insieme. Noi siamo pochi, individualisti e palsmati da secoli di chiagni e fotti. Tuttavia, I cinesi come noi sono anche uomini di grandi passioni ed amicizie. Che “Business is business” lasciamolo credere agli americani, qui senza la tua brava “guānxī” , la relazione, non fai affari neanche con quello che vende I pomodori in strada. Per contro, se la curi e la sviluppi, la tua guānxī ti puo’ portare a risultati del tutto insperati. Perche’ tante cose si possono dire della Cina, ma una e’ sicuramente incontrovertibile: in Cina tutto e’ possibile, ma niente e’ semplice e nel senso piu’ letterale. Per altro, chi fa business coi cinesi lo sa, la firma di un contratto e’ l’INIZIO della negoziazione. E siccome noi italiani questo lo capiamo benissimo, lasciamo I germanici e gli anglosassoni ad impazzire e vediamo di trarne il massimo. Staccando gli ormeggi dal porto ed osservando “La bocca del serpente” che e’ stata casa nostra allontanarsi nella foschia, passeranno certamente lunghi minuti anche di tristezza, pensando alle persone che hanno condiviso il nostro percorso alle loro arzigogolate provenienze. Ma soprattutto la mente volera’ a quelle quattro persone che sono arrivate due anni orsono e che sono rimaste idealmente li’. Sul traghetto, assorte nei loro pensieri ci saranno quattro persone diverse, gia’ voltate a guardare felici le luci di Chep Lap Kok avvicinarsi. Il capitolo si chiude, si torna a casa. profonda stima!!! ma come si fa a mettere quell'accento sulle "a"?
Actarus Posted June 10, 2011 Posted June 10, 2011 Sempre emozionante il Chronicles. Ci piace così tanto che abbiamo chiesto ai suoi superiori di mandarlo per un po' alla scoperta di un'altra civiltà lontana... gli Umpa Lumpa... Scherzi a parte bentornato! Il Wild West ti attende... anche perchè siamo stufi di aspettare Virgus che non arriva mai...
Leasir Posted June 12, 2011 Posted June 12, 2011 era ora che tornassi ai campetti, sfaticato che non sei altro.
Maurizio Posted June 23, 2011 Posted June 23, 2011 Cina/ 4000 lavoratori in sciopero nel Guangdong. Pare rivogliano indietro Ponchiaz......
ROOSTERS99 Posted June 23, 2011 Posted June 23, 2011 Cina/ 4000 lavoratori in sciopero nel Guangdong.Pare rivogliano indietro Ponchiaz...... 4000, è una fabbrichetta che non conta un cazzo........
Ponchiaz Posted June 23, 2011 Author Posted June 23, 2011 Bboni, bboni, state bboni... Rileggevo il mio post di addio e mi sono scoperto quasi nostalgico. Poi oggi andando al lavoro ho visto il Lago ed il Sacro Monte dalla sponda sud, appena dopo il temporale. "E va bene così Senza parole"
Mangusta Posted June 23, 2011 Posted June 23, 2011 Ho pensato molto al momento in cui avrei scritto questo messaggio. Ci ho pensato molto, due anni fa, poi per fortuna non ci ho pensato piu’. Chi mi conosce sa che la Cina non e’ mai stata nei miei sogni, quindi non vi faro’ perdere tempo spiegandovi che nel frattempo mi sono innamorato di questa gente splendida e di questa loro cultura millenaria: perche’ non e’ successo. Io ho vissuto in una megalopoli modernissima, abitata da una genìa di persone dai caratteri somatici orientali ma che di tradizionale e millenario non ha nulla. E, oserei dire, meno male. Allo stesso tempo e’ stata una esperienza umana e personale eccezionale ed anche totalizzante. Un breve percorso di analisi in cui scoprire molte cose e ridiscuterne mille altre, ma dentro di noi piu’ che intorno a noi stessi. Giunti al termini di questa esperienza, a nostro avviso rinvigoriti e con qualche nuovo superpotere, mi piace condividere alcune situazioni ed esperienze che hanno fatto di questo periodo un periodo speciale. Comincio dall’ovvio. Non c’e’ stato giorno in cui la prima cosa che ho fatto aprendo gli occhi non sia stata guardare VFB sul blackberry. Come e meglio di ogni altro mezzo, questo spazio virtuale e’ stato per me “Casa” in questi mesi. Siccome siete dei vanitosi ed anche dei montati, non staro’ a dirvi quanto siete stati importanti per sfogare la pressione, per farmi due risate, per tenere un piede virtuale nella terra dei mie avi. Non staro’ a dirvi quante volte ho fatto refresh per vedere se qualcuno aveva replicato all’ennesima boutade o postato due faccine ad una mia battuta. Non ve lo diro’, no. Ma se ve lo avessi detto, vi avrei anche dovuto dire che il pop up di Skype “Roosters99 e’ in linea” alle 07.30 precise ora italiana mi ha dato ogni giorno il segnale “Non siamo soli”. Perche’ Roosters99 ragazzi, ve lo ripeto, non si discute: si ama. Anzi, da quando e’ diventato interista, “Amalo, pazzo Roosters amalo”. Di questa grande citta’ mi manchera’…il costo di alcune cose. Come la cancelleria, I vestiti su misura, il calzolaio (!!!). banalita’ forse, ma gran comode. Capiamoci, Shenzhen e’ stata veramente casa mia per due anni. Mi ci sono sentito bene, ho girato per i suoi sterminati viali, ammirato i pazzi grattacieli dalle forme imprevedibili e ne ho osservato la indescrivibile estensione, abbacinato come un bambino tante e tante volte. Ho giocato a basket in un campetto letteralmente incastrato tra due palazzi di cristallo I cui colori cambiavano ritmicamente di notte, ho visto la gigantesca ala del civic center svilupparsi allegramente con I suoi colori sgargianti. Non mi sono mai abituato alla velocita’ dei suoi cambiamenti, al vedere un viale alberato che la sera prima non c’era, a trovarmi dieci chilometri di pali adornati con le lanterne rosse in occasione delle feste nazionali comparire e sparire, alle gigantesce costruzioni febbrilmente in crescita con Ie luci dei saldatori visibili ad ogni ora del giorno e della notte. Soprattutto mai, ripeto mai, mi sono annoiato. A Shenzhen, se non lo si vuole, non ci si annoia: mai. C’e’ sempre un parco da visitare, un quartiere assurdo (quello degli artisti, quello dell’elettronica, quello dei sarti, quello dei…) da sperimentare, un qualche ristorante che inaugura da provare. E questo, lo so, talvolta mi manchera’. Perche’ a Luvinate c’e’ un bar solo, e fa pure cagare. Mi rendo conto che non sono stato flashato dalla Cina tradizionale e culturale, ma vorrei mettere in prospettiva la cosa: io capisco che chi viene dall’Iowa possa venire colpito dalla magnificenza di certe architetture o dai colori di certe opere antiche. Pero’, signori, noi veniamo dall’Italia. Diciamo che si guarda tutto con il giusto rispetto, ma essere sconvolti dalla citta’ proibita dopo che hai visto Venezia o Firenze secondo me proprio non e’ possibile. Quello che certamente segna e’ la gradiosita’ dimensionale di certe opere. In questo I cinesi non sono cambianti tanto: size matters. Ieri c’era da “tirar su un muro” o da “far giu’ un po’ di statue” oggi c’e’ da “spostare due o tre montagne” o “metter li’ un ponte” ed inevitabilmente I risulultati fanno parlare il mondo. Questo rimane per me il dato che segna: con I cinesi non si puo’ lottare, si puo’ collaborare. Perche’ sono tanti, orgogliosi ed hanno menti plasmate da secoli all’agire senza discutere, tutti insieme. Noi siamo pochi, individualisti e palsmati da secoli di chiagni e fotti. Tuttavia, I cinesi come noi sono anche uomini di grandi passioni ed amicizie. Che “Business is business” lasciamolo credere agli americani, qui senza la tua brava “guānxī” , la relazione, non fai affari neanche con quello che vende I pomodori in strada. Per contro, se la curi e la sviluppi, la tua guānxī ti puo’ portare a risultati del tutto insperati. Perche’ tante cose si possono dire della Cina, ma una e’ sicuramente incontrovertibile: in Cina tutto e’ possibile, ma niente e’ semplice e nel senso piu’ letterale. Per altro, chi fa business coi cinesi lo sa, la firma di un contratto e’ l’INIZIO della negoziazione. E siccome noi italiani questo lo capiamo benissimo, lasciamo I germanici e gli anglosassoni ad impazzire e vediamo di trarne il massimo. Staccando gli ormeggi dal porto ed osservando “La bocca del serpente” che e’ stata casa nostra allontanarsi nella foschia, passeranno certamente lunghi minuti anche di tristezza, pensando alle persone che hanno condiviso il nostro percorso alle loro arzigogolate provenienze. Ma soprattutto la mente volera’ a quelle quattro persone che sono arrivate due anni orsono e che sono rimaste idealmente li’. Sul traghetto, assorte nei loro pensieri ci saranno quattro persone diverse, gia’ voltate a guardare felici le luci di Chep Lap Kok avvicinarsi. Il capitolo si chiude, si torna a casa. Amen ! E adesso ribalta la produttività italiana
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