Mangusta Posted October 28, 2010 Posted October 28, 2010 Quinto il tuffo mi ricordava tanto quello di Milito in Champions lo scorso anno che gli valse un giallo. Eppure non ricordo Mangu parlare di un giocatore scorretto, sleale, etc...La differenza fu solo che l'arbitro non ci cascò. Krasci paga e va bene così. Ma niente morali dai nerazzurri, grazie. Sono quattro anni che vi stiamo ascoltando e adesso, lentamente, si sta scoperchiando il pentolone. I-L-L-U-S-I
Silver Surfer Posted October 29, 2010 Posted October 29, 2010 Caso Telecom: Per la gup di Milano i vertici Telecom sapevano. E per la Figc? Nel maggio 2006 Il Giornale pubblica un articolo a firma Gian Marco Chiocci dal titolo "Spiato l’arbitro De Santis: dossier sulla sua vita privata", dove si legge: "Si chiama «Op ladroni» il voluminoso rapporto riservato sulla giacchetta nera Massimo De Santis...", "...sospettano che a richiedere accertamenti sui legami fra Moggi, De Santis e Fabiani fosse stata proprio l’Inter". Chiocci riferisce che il dossier si chiude così: "Riteniamo altresì di dover indicare che, dato il lavoro svolto dai coniugi De Santis, non si rilevano incongruità evidenti con il tenore di vita, fermo restando l’acquisizione, ad oggi in corso, di notizie finanziarie a carico di entrambi". Il 22 giugno 2006, il tenente dei carabinieri Piero Vincenti, interroga Caterina Plateo dipendente Telecom e segretaria di A. Bove. Afferma: "La documentazione che mi mostrate è relativa agli sviluppi del traffico in entrata e in uscita su utenze telefoniche intestate a Federazione gioco calcio, Ceniccola, Football Management, Juventus F.C., Gea World. Mi sono stati richiesti come al solito da Adamo Bove in data 11-2-2003 e dopo la mia elaborazione sono allo stesso stati consegnati. Non so che uso ne abbia fatto e la dicitura "pratica Como" era un promemoria solo a lui noto". Il 31 agosto 2006 il patron dell'Inter Massimo Moratti, in un'intervista concessa a Claudio Sabelli Fioretti, ammette di aver commissionato un'indagine sul conto di De Santis. Sempre Moratti in un'intervista con Beccantini de La Stampa (settembre 2006) ripete: "Ormai è un episodio di dominio pubblico. Le rispondo come risposi a Claudio Sabelli Fioretti: un tizio si offrì di farlo. Era in contatto con persone del ministero presso il quale aveva lavorato De Santis. Potevano offrirci delle informazioni. Risultato: zero su tutta la linea. E comunque, c’è un’inchiesta in corso. Meglio attendere gli esiti". Il 1° ottobre 2006 Repubblica rende noto uno stralcio della deposizione di Tavaroli davanti ai PM di Milano: "Il dossier De Santis fu commissionato dall'Inter". Il Tg5, il 2 febbraio 2007, riprendendo la notizia, intervista l'arbitro De Santis, il quale si dichiara schifato per l'intrusione nella sua vita privata. La gazzetta afferma che il 19 marzo 2007 la Procura di Milano ha inviato alla FIGC la documentazione relativa all'affare Tavaroli-Inter-Telecom. Il 22 giugno 2007 la FIGC emette un comunicato stampa in cui si dice che la Procura federale (Palazzi) in seguito a numerosi articoli di stampa che riferivano di comportamenti di dirigenti dall'Inter verso soggetti tesserati della FIGC non aveva riscontrato rilievi disciplinari. Lo scarno comunicato stampa recita: "Il Procuratore federale, esaminata la relazione dell’ufficio Indagini sugli accertamenti richiesti dalla Procura federale in ordine a numerosi articoli di stampa riguardanti il comportamento di dirigenti della società Internazionale F.C. S.p.A. nei confronti dell’arbitro Massimo De Santis, dei calciatori Christian Vieri, Adrian Mutu, Luis Ronaldo Delima Nazario, Vladimir Jugovic e del tesserato Mariano Fabiani, ha disposto l’archiviazione del procedimento, non essendo emerse fattispecie di rilievo disciplinare procedibili ovvero non prescritte. Dal tenore del comunicato sembra quasi che Palazzi abbia chiesto all'ufficio indagini, guidato dall'ex procuratore capo di Milano Borelli, di indagare sugli articoli di stampa senza fare alcun riferimento alle carte del tribunale di Milano. Carte che la gazzetta afferma essere in possesso dell'ufficio indagini e quindi a disposizione di Palazzi già dal marzo 2007. L'avvocato Morescanti, ora difensore di Bergamo a Napoli ma in precedenza di De Santis, in una recente dichiarazione conferma tale affermazione (min. 3:50): "Borrelli già nel 2007 aveva sicuramente richiesto gli atti alla procura del tribunale di Milano". Ma, nonostante le carte inviate dal tribunale di Milano, Palazzi archivia il caso. Per lui i dirigenti dell'Inter non hanno commesso alcun illecito. La vicenda sportiva sembra chiusa, quella penale segue invece un'altra strada, con tempi e modalità sensibilmente difformi da quelli sportivi. Il 28 maggio scorso il GUP Panasiti, che si occupa dell'udienza preliminare del caso Telecom, emette una sentenza difforme rispetto alle richieste dei PM: gli inquisiti non sono colpevoli di appropriazione indebita, non agirono come schegge impazzite, ma secondo direttive conosciute dal management. Nelle motivazioni pubblicate il 14 giugno si legge: "Che Ghioni avesse agito di sua iniziativa è palesemente inverosimile, che Tavaroli gestisse pratiche di quel genere nel suo interesse è parimenti altamente improbabile. La ricostruzione degli avvenimenti fornita dai pm e da Telecom e Pirelli è risultata nettamente smentita dall'incartamento processuale. Le due aziende sono pervenute a una sostanziale accettazione delle contestazioni accedendo all'applicazione delle sanzioni pecuniarie." "Telecom e Pirelli erano perfettamente consapevoli delle fatture emesse da società estere per un'attività che era formalmente devoluta all'esecuzione di ben individuati, immutevoli e ben conosciuti personaggi come Cipriani e Bernardini". "I bilanci sono stati approvati regolarmente secondo i meccanismi gerarchici fino ad arrivare ai consigli di amministrazione. In questi sedevano il presidente Marco Tronchetti Provera e l'amministratore delegato Carlo Buora. Bilanci approvati senza alcun rilievo di sorta". Appare evidente che la fretta di Palazzi nel procedere all'archiviazione non si concilia affatto con la decisione recente del GUP Panasiti. Analizzando gli stessi documenti, la dottoressa Panasiti ha ritenuto non estranei all'attività di spionaggio i vertici Telecom, Tronchetti Provera e Carlo Buora in primis. Ora caso vuole che i suddetti fossero all'epoca anche nel CDA dell'Inter. Quindi il giudice Panasiti ci dice che Tronchetti e Buora di Telecom avrebbero conosciuto le attività spionistiche della security Telecom. Mentre Palazzi ci dice che Tronchetti e Buora dell'Inter non conoscevano le attività spionistiche della security Telecom. Paradossale vero? A Tronchetti e Buora è bastato indossare la casacca nerazzurra e si sono mondati da ogni macchia. Uno dei due (Panasiti o Palazzi) è evidentemente in errore. E, a scanso di equivoci, noi ci fidiamo dei giudici dei tribunale dello Stato, quelli istituiti dalla Carta Costituzionale. Caso Telecom: fatta la festa, gabbatu lu santu? E' un paese ben strano il nostro. Si sollevano polveroni, si consumano fiumi d'inchiostro, si monopolizzano i TG, si descrive una vicenda quasi fosse l'Apocalisse in Terra e dopo pochi giorni tutto è dimenticato, sparito, cancellato, prendendo a prestito un detto popolare: “fatta la festa gabbatu lu santu”. È quanto è successo anche con l'affare Telecom: tante prime pagine, tante parole e poi quando si arriva ad un primo importante pronunciamento del Tribunale di Milano, tutto tace, come se sulla vicenda un'entità superiore avesse ordinato il silenzio stampa. Eppure la sentenza del Giudice Panasiti del 28 maggio scorso ha messo dei paletti fondamentali per comprendere l'intera vicenda Telecom. La Panasiti era chiamata, tra l'altro, a chiarire se gli spioni avessero agito per interesse personale o nell'interesse di Telecom-Pirelli. E la sentenza, dopo aver analizzato alcuni dei dossier più importanti realizzati dagli spioni (tra cui il dossier Ladroni), afferma che senza ombra di dubbio non si poteva parlare di cani sciolti che agivano per proprio conto: non vi è quindi appropriazione indebita a danno delle aziende. Si legge nella sentenza a pag.192: “….pare univocamente evidenziato che le operazioni complessivamente realizzate in concorso tra i funzionari della security (TAVAROLI,GHIONI, IEZZI) e i titolari delle agenzie investigative (CIPRIANI, BERNARDINI, SPINELLI), lungi dal poter essere riportate ad iniziative esclusive ed autonome dei detti imputati, realizzate, secondo l’ipotesi accusatoria formulata, da una “security impazzita” al fine di “drenare” risorse dalle due società TELECOM e PIRELLI, siano state in realtà eseguite sulla scorta di un interesse aziendale alla esecuzione delle operazioni, talora di un interesse pressoché esclusivo del PRESIDENTE delle due società, in ogni caso nell’ambito di una gestione dei compiti e dei ruoli della security pienamente conosciuta, ma anche condivisa a livello aziendale sia a livello di vertici della azienda, sia a livello dei vari funzionari e quadri". Quindi nessun dubbio vi è sul fatto che gli spioni agissero su ordine e nell'interesse aziendale, o dei vertici aziendali. E non trova riscontro quanto affermato dalle difese di Pirelli e Telecom, che l'organizzazione operava in autonomia sotto la guida del Tavaroli. Scrive a riguardo la Panasiti a pag.193: "Ma qualora si volesse sostenere, come pure è stato sostenuto da taluni dirigenti delle due società, che il vero artefice di tutte le operazioni sia stato Giuliano TAVAROLI, che si era dato un ruolo che esulava dalle mansioni previste, ed in tali ambiti aveva ritenuto di individuare, in via assolutamente autonoma ed autoreferenziale, esigenze delle due aziende, che personalmente ed altrettanto autonomamente aveva ritenuto di perseguire con le attività che hanno costituito l’oggetto di contestazioni nel procedimento, in tal modo finendo con l’interpretare autonomamente ed in via esclusiva possibili esigenze delle due aziende e personali del PRESIDENTE, non può non osservarsi come tutta una serie copiosa di indicazioni acquisite al fascicolo processuale, depongano in senso radicalmente diverso". Ma un'altra circostanza è alquanto singolare in tutta la vicenda: l'appiattimento della Procura sulle tesi delle difese Telecom e Pirelli. Circostanza che è stata segnalata dallo stesso giudice Panasiti quando a pagina 194 scrive: "La tesi sostenuta dai Pubblici Ministeri, dai legali delle due aziende e dal Presidente delle due aziende, è che le indicazioni di tal fatta sono da ricondurre esclusivamente ad una strategia difensiva degli imputati, volta a minimizzare loro esclusive responsabilità. Un tale assunto si è già visto stridere vistosamente con la stessa logica: appare difficilmente sostenibile, invero, la esecuzione di una complessa e capillare attività di accertamento, di acquisizione di informazioni, di intrusione informatica quale quella posta in essere in nome e per conto delle società PIRELLI e TELECOM, tutta realizzata per operazioni alla più apparente evidenza poste in essere nell’interesse delle società medesime o del suo Presidente, senza che le aziende medesime ed i loro dirigenti se ne rendessero mai conto negli anni". In conseguenza di tale impostazione accusatoria la Procura di Milano non ha inizialmente ritenuto di inquisire i vertici aziendali. Il presidente Telecom, Tronchetti Provera, è stato infatti sentito solo in qualità di testimone. Solo dopo la pronuncia del giudice Panasiti il Corriere della Sera ha riportato che il presidente e l'amministratore delegato di Telecom, rispettivamente Tronchetti Provera e Buora, erano stati iscritti nel registro degli indagati da almeno sei mesi. L'impostazione iniziale della Procura era sembrata ai più alquanto strana, ed anche il giudice Panasiti aveva sottolineato questa impostazione della Procura; sempre a pag.194 della sentenza infatti scrive: "Si tenga presente, tra l’altro, che le illecite operazioni investigate nel procedimento iniziarono in PIRELLI e trasmigrarono in TELECOM con riferimenti temporali che coincidono con i nuovi assetti dei vertici aziendali: più chiaramente le attività di investigazioni e la stessa attività di collaborazione del CIPRIANI e della sua agenzia investigativa italiana, la Polis d’Istinto, iniziarono in PIRELLI fin dal lontano 1996/1997, allorquando ai vertici della società sedevano Carlo BUORA, in funzione di Amministratore delegato, e Marco TRONCHETTI PROVERA, in funzione di Presidente. Dopo di che, allorquando il gruppo TELECOM passò al medesimo azionariato e Carlo BUORA e Marco TRONCHETTI PROVERA assunsero anche in TELECOM la veste rispettivamente di AD e di Presidente, la attività del CIPRIANI, e successivamente del BERNARDINI (e di altre agenzie di investigazioni, i cui dirigenti non sono stati comunque raggiunti da contestazione) passarono ( sarebbe più opportuno dire“trasmigrarono”) anche in TELECOM". La sentenza afferma quindi in modo perentorio che gli spioni non agivano per proprio conto ed interesse. Tale decisione è stata contestata in modo alquanto irrituale dall'avvocato difensore di Pirelli, prof. Rampioni, il quale in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera il 29 giugno 2010 ribadisce la teoria difensiva di assoluta estraneità all'attività di dossieraggio da parte dei vertici aziendali. La risposta a tale tesi non tarda ad arrivare: sempre sul Corriere della Sera il 2 luglio viene pubblicata una lettera degli avvocati della parte civile Mucchetti. Gli avvocati Pulitanò e Zanchetti rispondono al prof. Rampioni, sostenendo che la sentenza è ben fondata e ribadiscono che “il cuore della sentenza è che le indagini illegali sono state compiute su mandato e nell' interesse di Pirelli e Telecom, entrambe guidate all'epoca da Marco Tronchetti Provera e da Carlo Buora". I due avvocati non risparmiano critiche, molto dure in verità, ai pm Milanesi, scrivono infatti: “Non è questa la sede per approfondire i fatti del 2004, …....., per quanto le indagini dei Pm Civardi e Piacente siano parse lente e superficiali.” Ed infine scrivono, non senza ironia: "L'ipotesi di un Tavaroli capo supremo della nuova Spectre ha l'attendibilità degli asini che volano". La sentenza della Panasiti è solo un primo passo verso l'accertamento della verità, e la lotta tra le parti processuali si va via via inasprendo, tuttavia un primo punto essenziale è stato segnato: all'interno di Telecom non vi era una struttura che operava clandestinamente e per proprio interesse. Del resto tutti i dossier, così come scritto dalla Panasiti, sono stati realizzati nell'interesse delle aziende o dei vertici aziendali. E tra i tanti dossier realizzati dagli spioni vi è il famoso dossier Ladroni. Esso consiste in accertamenti molto approfonditi nei confronti dell'ex arbitro De Santis, realizzati alla fine del 2002. Tavaroli ha riferito in aula durante il suo interrogatorio di aver incontrato Moratti e Facchetti presso gli uffici della Saras e di aver appreso da Facchetti che un arbitro (sappiamo trattarsi di Danilo Nucini, che al riguardo ha deposto al processo Calciopoli di Napoli, ndr) gli aveva riferito di un sistema Moggi per condizionare le partite di calcio, sistema di cui l'arbitro De Santis era un elemento fondante. Fabio Ghioni, uno degli imputati, in merito al dossier Ladroni riferisce (pag.129): “Tutte le aziende alle quali era interessato, come azionariato, il signor Tronchetti, nel senso che aveva una partecipazione, le consideravamo aziende di Gruppo; tra queste consideravamo anche l’Inter un’azienda di Gruppo”. Ne conseguiva che anche l’Inter, in quanto azienda del Gruppo, veniva tutelata e gestita, esattamente,come se fosse Telecom Italia...” Cipriani riferisce poi che tutte le operazioni svolte per conto dell'Inter per ragioni di opportunità, come ebbe a spiegargli lo stesso Tavaroli, non dovevano essere fatturate dalla Polis d'Istinto direttamente alla società nerazzurra. Il Cipriani riferisce che tramite la società inglese WCS emise fattura consegnata direttamente a Tavaroli. Dice infatti Cipriani (pag.131): “...perché nelle intenzioni dell’INTER così come segnalatomi da TAVAROLI era opportuno che l’investigazione non risultasse o comunque fosse difficilmente individuabile". S'è accertato quindi che il dossier Ladroni è stato commissionato dall'Inter, che è stata realizzata una operazione di controllo a 360° sull'ex arbitro De Santis e che l'Inter veniva considerata una società del Gruppo Telecom da tutelare come ogni altra società del Gruppo. Si aggiunga infine che Tronchetti e Buora erano al contempo al vertice di Telecom e nel CDA dell'Inter. Ma tralasciamo gli aspetti giudiziari e passiamo agli aspetti sportivi. In un precedente articolo avevamo chiarito come la Procura sportiva avesse aperto un'indagine in seguito alle insistenti notizie di stampa, e come poi senza colpo ferire avesse archiviato il fascicolo perché a dire di Palazzi non vi erano fattispecie di rilievo disciplinare. Dopo la lettura delle motivazioni della sentenza Telecom scritte dal giudice Panasiti, ci sembra sempre più singolare l'operato del procuratore Palazzi in merito al dossier Ladroni. E' appurato che i vertici dell'Inter hanno commissionato un'opera di spionaggio ai danni di De Santis, ovvero dei tesserati FIGC hanno fatto spiare un arbitro in attività. Tale circostanza non costituisce illecito secondo Palazzi. Ma ormai non ci sorprendiamo più, quando c'è di mezzo l'Inter le decisioni di Palazzi sono quasi sempre in dissonanza con le sentenze della giustizia ordinaria. Fino a quando la giustizia sportiva può continuare ad ignorare le sentenze della giustizia ordinaria, senza temere alcuna conseguenza? PS. E' proprio di questi giorni la notizia della richiesta di danni che l'ex arbitro De Santis ha presentato nei confronti dei mandanti dell'attività di spionaggio a suo danno, Moratti in primis, ma per carità non fatelo sapere a Palazzi, potrebbe aversene a male.
Silver Surfer Posted October 29, 2010 Posted October 29, 2010 Dossier Telecom: tutta la storia dall'inizio: Scandalo TelecomDossier Telecom/1: tutto quello che c'è da sapere sullo scandalo delle intercettazioni illegali Avvertenza per i lettori: questa ricostruzione dello scandalo Telecom-Spy è da considerare come un semplice riassunto di quanto apparso sugli organi di stampa. Non siamo giornalisti e non abbiamo informazioni privilegiate, quanto da noi scritto è facilmente reperibile leggendo i numeri arretrati de Il Corriere della Sera, La Stampa, La Repubblica, L’Espresso, Panorama e di tutti gli altri giornali e settimanali italiani. La ricostruzione completa conterà di 4 o 5 articoli, che appariranno periodicamente sul sito, con questi titoli: 1) Telecom-spy: la genesi; 2) Telecom-spy: la ragnatela che tutto avvolge; 3) Telecom-spy: lo sviluppo della vicenda; 4) Telecom-spy: Le connessioni con il mondo del calcio; 5) Telecom-spy: Gli scandali “telefonici” degli ultimi anni e gli inquietanti interrogativi ad essi collegati TELECOM-SPY 1° parte: la genesi dell’inchiesta che rischia di sconvolgere l’Italia "L'Italia - e non solo l'Italia del Palazzo e del potere - è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue "contaminazioni" tra Molière e il Grand Guignol" Pier Paolo Pasolini, “Lettere Luterane” Il caso Telecom-spy nasce da una piccola inchiesta, un’indagine riguardante alcune gare d’appalto indette dal Comune di Milano per la “vigilanza privata” dei parchi pubblici. Una classica storia all'italiana a base di malvessazione e corruttela, ma che nasconde inaspettatamente un inquietante risvolto: il 16 novembre 2003, durante una perquisizione, i Carabinieri scoprono con stupore che il presidente della società vincitrice dell'appalto aveva avuto modo di conoscere in presa diretta le mosse della Procura che, in quel momento, ne stava indagando le mosse. Era spuntato il germe del dubbio, il sospetto che la Procura della Repubblica di Milano venisse segretamente spiata. Qualche mese più tardi, il 31 Marzo del 2004, il Presidente di questa società viene arrestato insieme alle sue due insospettabili “talpe”, una cancelliera dell’ufficio dei Gip e (addirittura) un giudice onorario. Al processo le “talpe” si arrendono subito e patteggiano la pena, ma la loro condotta processuale si dimostra quanto mai preziosa per la Procura milanese perché consente ai Magistrati di non svelare tutte le prove che saranno successivamente usate per assestare il primo vero colpo decisivo all’inchiesta. Il 13 maggio 2004, otto arresti scuotono l’intero gruppo Ivri (Istituti vigilanza Riuniti d’Italia), allora numero uno in Italia nel business della sicurezza privata. Anche in questo caso l’accusa, in sostanza, è quella di corruzione nell’ambito di appalti per la vigilanza. Ma vi è una circostanza che sconvolge i Magistrati: le intercettazioni disposte per far luce sul caso dimostrano come gli indagati fossero assolutamente convinti di poter controllare le mosse della Procura. La storia si ripete e i Magistrati acquisiscono la certezza dell’esistenza di una nuova talpa (ancora oggi non individuata) al Palazzo di Giustizia di Milano. L’inchiesta a questo punto sembra improvvisamente rallentare (sarà una costante del modo di operare dei giudici di Milano) ma clamorosi colpi di scena sono alle porte. Il 4 Maggio del 2005 entra infatti in scena il “re delle intercettazioni” Giuliano Tavaroli, ex Carabiniere e capo della security di Telecom Italia. Insieme a lui viene coinvolto anche il suo amico Emanuele Cipriani, massone dichiarato e imprenditore nel settore delle investigazioni private e della security aziendale. Le indagini si infittiscono e vengono perquisiti gli uffici e le abitazioni private dei due, con l’accusa di Associazione a delinquere finalizzata alla violazione del segreto istruttorio. L’inchiesta, che inizialmente sembrava un affare di secondo piano, comincia ad assumere scottanti ed imprevisti risvolti. Questo soprattutto grazie alla figura di Tavaroli, elemento cardine nell’universo Telecom, ma non solo. L’ex Brigadiere dell’antiterrorismo di Milano, infatti, oltre a dirigere la security di Telecom Italia, ricopre un altro, importantissimo, ruolo: responsabile del Centro Nazionale Autorità Giudiziaria (CNAG), ovvero dell’ente che gestisce tutte le intercettazioni richieste dalla Magistratura. A questo proposito, è assai importante ricordare che fu proprio il Tavaroli a spingere affinché questo delicatissimo incarico gli fosse affidato in prima persona, togliendolo dalla competenza dell’ufficio Legale Telecom di Roma. Sui fatti, le circostanze e le fonti di prova che hanno portato alla formulazione della grave accusa summenzionata i Magistrati cercano di mantenere il più stretto riserbo ma alcuni giornalisti riescono però a comprendere che, alla base di tutto, c’è qualcosa di molto grosso: una vera e propria centrale di controllo non autorizzata in grado, quantomeno, di lanciare un allarme “intercettazioni” nel momento in cui l’autorità giudiziaria avesse disposto questo tipo di provvedimento nei confronti di indagati eccellenti. Una sorta di “airbag” a protezione di personaggi di spicco della classe dirigente. Lo stesso Tavaroli in un intervista rilasciata a La Stampa di Torino spiega così l’inchiesta della magistratura milanese: «Tutto nasce da un indagine sull’Ivri, un istituto di vigilanza privata. Durante una telefonata intercettata tra un certo Di Ganci, titolare della Sipro (un'altra società di vigilanza privata, ndr), e un suo interlocutore, viene fuori il mio nome, indicato come quello che poteva avvisarli di indagini in corso». Intanto la Telecom Italia di Marco Tronchetti Provera, alla notizia dell’indagine nei confronti di un suo manager a capo di uno dei settori nevralgici della società, reagisce alquanto ambiguamente: Tavaroli viene rimosso dall’incarico nell’azienda telefonica (con la quale continuerà comunque a svolgere attività di consulenza esterna) ma ne ottiene un altro, sempre internamente al perimetro del gruppo tronchettiano: responsabile della Pirelli in Romania. Il secondo perno sul quale si volge l’attenzione della Procura milanese è Emanuele Cipriani, proprietario della società investigativa Polis d’Istinto. Il suo coinvolgimento nel caso dipende da due circostanze che hanno dell’incredibile: Nel settembre del 2004 un grosso rivenditore di pneumatici di Viterbo riceve la “visita” di due finanzieri, che ne rovistano gli uffici e ne controllano i registri contabili. I modi evidentemente inconsueti dell’ispezione suscitano il sospetto del titolare che si mette direttamente in contatto con la Guardia di Finanza, la quale nega l’esistenza di accertamenti sull’azienda. Il successivo e tempestivo intervento della Polizia riesce a bloccare i due finanzieri fasulli che, si scoprirà poi, altro non erano che “incaricati” della Polis d’Istinto, giunti sul luogo per controllare il rivenditore per conto della Pirelli. Qualche tempo dopo, il pm meneghino Fabio Napoleone ottiene in incarico un’inchiesta giacente da tempo in Procura, riguardante una denuncia sporta da un ex dirigente della Coca-Cola, convinto di essere stato pedinato ed intercettato. La conferma ai suoi sospetti giunge allorché gli viene recapitato un plico con all’interno un Cd-Rom contenente la registrazione (illegale) di molte sue telefonate. Un fatto che si rivelerà cruciale nello svolgimento della vicenda e che sconfessa la strana presa di posizione dell’avvocato Guido Rossi che, dopo aver preso il posto di Tronchetti Provera alla presidenza Telecom (settembre 2006) si affannò a diffidare gli organi di stampa dall’accomunare la vicenda Telecom all’esistenza di intercettazioni abusive (secondo Rossi si sarebbe invece trattato “solo” di un traffico illecito di tabulati). Nel Marzo del 2006, un altro salto di qualità, con l’entrata in scena della politica: da Milano partono 16 ordini di arresto con l’accusa di corruzione di pubblici ufficiali e spionaggio. Tra i fermati figurano anche due “spioni” di società private romane, incriminati per aver tenuto sotto controllo ben 140 utenze telefoniche private e, soprattutto, per aver l’aver disposto uno spionaggio politico ai danni di Piero Marrazzo (candidato per il Centrosinistra) e di Alessandra Mussolini (candidata per Alternativa Sociale). Per Marrazzo i due avrebbero anche tentato di montare uno scandalo a sfondo sessuale (con tanto di reclutamento di un transessuale). Un intrigo che, per l’accusa, sarebbe servito per favorire il candidato del Centrodestra, Francesco Storace, per le imminenti elezioni della Regione Lazio (questo troncone dell’inchiesta, per competenza territoriale, è stato affidato alla Procura di Roma). Dossier Telecom/2: la ragnatela che tutto avvolge. Il clamore dello scandalo “Laziogate” fa passare sotto silenzio un altro rivolo dell’inchiesta sul caso “Telecom”, che risulta invece importantissimo per comprendere pienamente il “garbuglio”. Laura Danani, ex legale rappresentante della Tom Ponzi Investigazioni e titolare di una piccola agenzia investigativa, viene arrestata con l'accusa di “spionaggio telefonico”. La donna viene addirittura intercettata dai Carabinieri mentre detta ad un suo collaboratore un vero e proprio tariffario legato alle differenti compagnie. Ma la novità sta da un'altra parte: la Danani è sotto inchiesta, insieme a Emanuele Cipriani (Polis d’Istinto), per un'altra falsa verifica fiscale messa in atto dai soliti due marescialli della GdF (di cui già abbiamo dato conto nella prima parte di questa ricostruzione): questa volta a finire nel mirino una società di consulenza pubblicitaria di Milano. Nell’ambito di questa indagine, durante una perquisizione negli uffici di Cipriani, i Carabinieri scoprono un DVD, il cui contenuto era criptato e protetto da una serie incredibile di password, nel quale sono memorizzati migliaia di dossier su uomini appartenenti al gotha economico, finanziario, politico e, addirittura, sportivo. La prova, in pratica, che molti degli uomini di potere italiani venivano dossierati. Dai giornali si apprende dell'esistenza di dossier su Corrado Passera (Banca Intesa), Cesare Geronzi (Capitalia e, ora, Mediobanca) e le sue figlie (una giornalista Mediaset, l’altra dirigente Figc), Franco Carraro (Presidente Figc e Medio Credito Centrale), Lorenzo Cesa (segretario UDC), Aldo Brancher (personaggio di spicco del partito “Forza Italia”), Roberto Calderoli (Lega Nord), Vincenzo Pozzi (Presidente ANAS). Oltre agli uomini di potere (l'elenco di cui sopra è parziale), gli spioni hanno esteso il “dossieraggio” anche a "voci" ritenute scomode, quali quelle del comico Beppe Grillo e dei giornalisti Marco Travaglio e Davide Giacalone. Ma la cosa forse più strabiliante è il ritrovamento di fascicoli riguardanti calciatori (Bobo Vieri, Adrian Mutu e Vladimir Jugovic), arbitri (Massimo De Santis) e dirigenti, sempre del mondo del calcio, quali Luciano Moggi e il ds del Messina, Mariano Fabiani. Lo spionaggio giunge al parossismo quando a finire sotto "osservazione" è un semplice pensionato, il quale aveva minacciato di manifestare il suo malumore all'assemblea degli azionisti Telecom, dopo i ripetuti capricci della sua linea ADSL che, nonostante le ripetute richieste, non era mai stata riparata. Ormai lo scandalo è di proporzioni enormi. Ed il gioco, infatti, diventa mortale. Ai primi di giugno, Telecom compie un’ispezione interna (internal audit) la quale appura che i sistemi per acquisire legalmente i tabulati telefonici garantiscono anche l'anonimità degli accessi. All’interno di Telecom, insomma, c’era chi poteva spiare i numeri chiamati dai clienti senza lasciare traccia. L’audit è firmato dal responsabile del controllo interno, Fabio Ghioni. Ghioni era il vice della security, quindi, vice di Tavaroli prima e di Bracco poi. Ghioni, successivamente, finirà in carcere con l’accusa di aver capeggiato il cosiddetto “Tiger Team”, dedito a spionaggio e controspionaggio (il tiger team è un gruppo di specialisti della security. A differenza degli altri "addetti alla sicurezza", il tiger team è quello che può accedere a tutte le aree dell'azienda, in tutte le sedi e a tutti i sistemi). Successivamente si apprende che la procedura che permette di introdursi indisturbati nella banca dati del traffico telefonico ha due nomi: Circe e Radar, il primo dedicato alla magistratura e il secondo all'antifrode. Sistemi particolari poiché consentivano l'accesso incontrollato a dati riservati. Nomi che vengono accompagnati anche da quelli di altri sofisticati cervelloni in grado di svolgere lo stesso lavoro, quali il famoso S2OC. La Telecom stessa a questo punto sporge regolare denuncia, senza tuttavia fornire indicazioni su chi abbia potuto farne utilizzo. Di questa denuncia rende conto il settimanale “L’Espresso” che indica in Adamo Bove (capo sicurezza TIM) la persona che ha deciso di fare piena luce sulla vicenda vuotando il sacco di fronte ai Magistrati. Ma chi era Adamo Bove? Difficile rispondere a questa domanda, di sicuro si può dire che era un ex dirigente della DIGOS che, nel 1998, aveva deciso di mettere la propria esperienza a disposizione di aziende private. Per comprendere a fondo il rischioso lavoro che questa persona svolgeva è illuminante un episodio: Bove (che gestiva il contratto coperto da segreto di Stato sui cellulari Telecom del Sismi) nell'aprile 2006, dietro regolare richiesta della Magistratura, fornisce alla Digos di Milano i numeri telefonici riservati di Mancini e degli altri funzionari del servizio, indagati per il caso del sequestro Abu Omar (gli sviluppi di questa inchiesta condurranno Mancini in carcere). Ormai, la partita è pericolosissima e Bove viene indicato come il responsabile dello spionaggio. Notizia poi ripresa da alcuni quotidiani come Il Sole24Ore che, il 10 giugno, parla di Bove come del Dominus della rete spionistica. A detta di familiari e amici, da quel momento, Bove si sarebbe sentito vittima di un raggiro nel quale avrebbe dovuto fungere da “agnello sacrificale” per la salvaguardia di qualcuno più potente di lui. Il 21 luglio 2006 Adamo Bove muore, precipitando da un viadotto della tangenziale di Napoli. Dossier Telecom/3: gli sviluppi della vicenda Prima di continuare a illustrare la storia del caso Telecom è giusto fermarsi un attimo. Nel capitolo precedente abbiamo visto che si è verificato qualcosa di grave e irreparabile, la morte di Adamo Bove, ma è opportuno a questo punto spiegare adeguatamente le varie posizioni. Innanzitutto è necessario dire che i familiari di Adamo Bove non credono al suicidio, sanno che Adamo soffriva di vertigini e che sospettava di essere pedinato. Bove, inoltre, aveva la certezza che qualcuno, all’interno dell’azienda, volesse scaricare su di lui le responsabilità dello spionaggio Telecom, probabilmente per “salvare” qualcuno di molto potente. Al contrario la testimonianza della dipendente Telecom, Caterina Plateo, alle autorità giudiziarie («A un certo punto cominciai a nutrire perplessità circa le richieste del dottor Bove su elaborazioni dati, in particolare quelle che mi venivano fatte telefonicamente o su biglietti... per utenze che risultavano poi in contatto con personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport o di enti locali, quali il Banco di Roma») sembra far ricadere ogni responsabilità su Bove stesso. Interessante anche ricordare come, nella sua deposizione, la dott.sa Plateo abbia parlato dell’esistenza di una macchina per le intercettazioni vocali uguale a quelle in uso alle forze dell’ordine: l’RT6000. Noi vi sono elementi per stabilire se Bove fosse realmente complice del network spionistico di Telecom o se fosse una persona giusta e onesta che aveva intenzione di smantellare il network stesso. Sarà compito dell’autorità giudiziaria scoprire la verità e, fino a quel momento, ci limiteremo a registrare tutte e due le tesi, senza esprimere giudizi di merito. Fatta questa doverosa premessa possiamo continuare con il nostro racconto. L’11 Settembre del 2006 Marco Tronchetti Provera rassegna le sue dimissioni dalla presidenza di Telecom, ma questa improvvisa svolta non viene messa in relazione allo scandalo delle intercettazioni e dei dossier illegali, quanto ad una polemica tra Tronchetti e il Governo, nella quale quest’ultimo avrebbe fatto pressioni per convincerlo a cedere il controllo della rete fissa dell’azienda alla Cassa Depositi e Prestiti (ente statale). Tronchetti Provera, in reazione a queste presunte pressioni governative, parla al Corriere della Sera del cosiddetto “Piano Rovati” (da Angelo Rovati, “consigliere economico” del Presidente del Consiglio), una sorta di Business Plan sulla sostenibilità finanziaria della suddetta operazione. Ma, dietro questa mossa, secondo alcuni, si celerebbero motivazioni diverse. Pochi giorni dopo (20 di Settembre del 2006), infatti, il Giudice per le Indagini Preliminari di Milano emette 21 ordinanze di custodia cautelare, per associazione a delinquere finalizzata allo “spionaggio illegale” e alla corruzione. Finiscono in manette un commercialista (accusato di aver organizzato la galassia di finanziarie estere attraverso le quali gli spioni facevano perdere le tracce dei milioni di euro spesi dalla Telecom per i dossier), undici uomini di Guardia di Finanza e Carabinieri, oltre che un dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Firenze. Secondo gli inquirenti, questa organizzazione sarebbe stata capeggiata da Giuliano Tavaroli (ex capo della security Telecom e del CNAG), Pierluigi Iezzi (security della Pirelli) ed Emanuele Cipriani (Polis d’Istinto), con la presunta complicità di Marco Mancini, alto esponente del Sismi già indagato in relazione al caso “Abu Omar”. Qualche mese dopo (*) finiscono in manette anche Fabio Ghioni, un ex giornalista di Famiglia Cristiana, Sasinini, mentre Giuliano Tavaroli, già incarcerato, viene raggiunto da un nuovo ordine di custodia cautelare. Il primo viene accusato di essere a capo di una speciale struttura di Telecom, denominata Tiger Team, accusata di condurre attacchi informatici a siti di aziende concorrenti (Vodafone, per esempio) e di riuscire a scardinare le difese delle caselle di posta elettronica di personaggi ritenuti scomodi. Il secondo invece, avrebbe avuto il compito di redigere delle analisi su persone precedentemente dossierate dalla Polis d’Istinto di Cipriani. Nel Novembre 2007 vengono arrestati altri componenti: Alfredo Melloni (del Tiger Team) e Roberto Preatoni. In seguito anche Angelo Iannone, ex carabiniere e appartenente alla divisione brasiliana di Telecom, finisce nell’occhio della giustizia, aprendo un altro capitolo della vicenda: una “guerra” che vedrebbe contrapposta l’agenzia spionistica americana Kroll (assoldata dal nemico storico di Telecom, Dantes) e la Telecom per il controllo di Telecom Brasil (chi volesse approfondire i risvolti legati a questo episodio può fare riferimento agli articoli del giornalista Davide Giacalone su www.davidegiacalone.it). Ma chi erano i mandanti di questa gigantesca azione di spionaggi che, secondo la stampa, supererebbe per gravità persino i dossier illegali dell’epoca del Sifar del Gen.De Lorenzo? Noi non ci azzardiamo a dare giudizi, che potrebbero essere smentiti, essendo l’inchiesta della Non essendoci giudizi certi e definitivi ci limitiamo a menzionare quanto scritto in un’Ordinanza dal Giudice delle Indagini Preliminari, Giuseppe Gennari: «Siamo di fronte a una parte di attività che nulla ha a che fare con gli scopi aziendali e quindi con gli interessi dei soci ai quali è necessario guardare per verificare se il denaro della società venga impiegato da chi ne ha la disponibilità in conformità alle ragioni per le quali il potere stesso e' attribuito». Secondo il Gip, quindi, l’opera di spionaggio avrebbe avuto interessi in gran parte slegati da logiche di tipo concorrenziali/aziendali, trovando invece motivazione negli interessi di singole persone che, essendo a capo della società, avrebbero fatto uso di queste facoltà per scopi privati. Più avanti, nell’Ordinanza, si legge che «quando si parla di appropriazione indebita la persona offesa è il soggetto giuridico società dietro cui si collocano i soci azionisti che della società sono proprietari e non certo l'amministratore della società e il vertice». In questa ottica, andrebbero nettamente separate le posizioni dell’azienda in quanto tale da quelle dei suoi amministratori: in sostanza, l’azienda (e i suoi azionisti, che non hanno voce in capitolo nella gestione) potrebbe essere considerata vittima del reato di appropriazione indebita, dunque della distrazione di fondi, utilizzati non per fini “istituzionali” ma per perseguire obiettivi addirittura illeciti, dei quali gli autori sarebbero stati pienamente consapevoli. Gennari chiude accennando ad una pen drive in possesso di Tavaroli, sulla quale sarebbero state memorizzate una serie di comunicazioni intercorse tra funzionari dell’Antitrust, che testimonierebbero lo spionaggio dell’Ente da parte della rete spionistica Telecom. Questo fatto manifesterebbe «l'eccezionale gravita' del comportamento della Security di Telecom, la quale era in grado di mettere nelle mani dell'azienda (perché è ovvio che le notizie prelevate non fossero appunto di utilizzo da parte della Security) elementi di conoscenza potenzialmente in grado di interferire, gravemente e illecitamente, nell'operato di un soggetto istituzionale che dovrebbe essere massima espressione di autonomia come il Garante per il Mercato e la Concorrenza». Fabio Ghioni, in una recente intervista, ha dichiarato che i vertici aziendali erano, perfettamente al corrente delle azioni illecite commesse in Brasile nell’ambito della “guerra” per il controllo di Telecom Brasil: «Inizialmente sulla vicenda sudamericana la security venne coinvolta solo marginalmente. Le strutture più impegnate erano l’ufficio affari legali internazionali, il top management della Telecom Italia Latino-America, dalla presidenza in giù, il general counsel, l’ufficio legale. Senza dimenticare i vari centri di costo. La security è entrata in gioco successivamente, quando ci è stato richiesto di trovare le prove dell’attività di spionaggio della Kroll e di rispondere. Tavaroli ha capito che era una grande occasione per tutti noi». Insomma, non solo i vertici telecom conoscevano il comportamento della security ma lo incentivavano. Nota (*): 19 gennaio 2007 alle 16:16 — Fonte: repubblica.it Caso Telecom, altri quattro arresti. Attaccarono il computer di Colao - Oltre a Tavaroli, in manette o arresti domiciliari Fabio Ghioni e Rocco Lucia, dipendenti del gruppo, e l’ex giornalista di Famiglia Cristiana Guglielmo Sasinini. Accusati di aver tentato di introdursi nel pc dell’amministratore delegato Rcs e in quello di Massimo Mucchetti, giornalista del Corriere della Sera. 23 marzo 2007 alle 10:40 — Fonte: repubblica.it Dossier illegali Telecom, nuovi arresti - Tredici ordinanze di custodia cautelare notificate a uomini delle forze dell’ordine ed ex manager. Avrebbero ricevuto denaro per raccogliere informazioni riservate raccolte in 30 archivi. Nei guai Tavaroli, Ghioni, Iezzi e l’ex giornalista di Famiglia Cristiana, Sasinini”. Ghioni: “Licenziato senza giusta causa” Fabio Ghioni, ex responsabile del Tiger Team di Telecom Italia, si racconta in un’ intervista a Radio24 (ascolta l’audio) E’ un torrente in piena e pronto a straripare, Fabio Ghioni , ex dipendente della Augusta Westland (società di Finmeccanica), ex partner della Ikon Corp. (oggi ceduta con un gioco di scatole alla stessa Finmeccanica), ed ex responsabile del team di micioni che aveva il compito di proteggere i sistemi e le infrastrutture di Telecom Italia. Lui, che tanto ha dato a Telecom Italia, oggi si sente tradito. Parla di un licenziamento ingiusto e non dovuto - come si potrebbe supporre - al suo coinvolgimento nel caso Pirelli/Telecom bensì al sospetto che abbia comunicato informazioni sensibili di Telecom Italia a Mucchetti, proprio quel Mucchetti violato, pedinato e dossierato per conto di Telecom Italia ma non - almeno così sostiene - da Fabio Ghioni. Il trattamento che il top management ha riservato alla sua security, creata e coltivata negli anni, con l’aiuto di Giuliano Tavaroli, è un rospo che non ha mai ingoiato: "non è che una security si sveglia un giorno e decide di ottenere delle cose a vantaggio dell’azienda, senza avere nessun mandante. Quindi io so perfettamente che certe cose mi sono state chieste, anzi, erano ordinate e che dovevo dare queste informazioni ad un determinato numero di persone che non erano sotto di me". Ma chi poteva dare ordini a Ghioni? - Tavaroli (a cui succederà Bracco), suo diretto superiore - Focaroli, l’ex responsabile audit, oggi fondatore della JFc&Partners insieme a Jannone (altro coinvolto nella storia di spie ed ex capitano del comando dei Carabinieri di Corleone, in piena era Riina) - Buora, a cui la security doveva rispondere - Ruggiero, l’ex amministratore delegato - Tronchetti Provera, l’ex presidente a cui succederà il versatile Guido Rossi. Quindi è a questo “circolo ristretto” di persone che Ghioni si riferisce quando dice di aver ricevuto degli ordini precisi. Ed è a loro che si riferisce quando confessa di aver ricevuto delle richieste non solo nel dopo-Tavaroli ma persino dopo i primi arresti, presumibilmente tra il settembre del 2006 ed il 17 gennaio del 2007, giorno precedente al suo di arresto. Ghioni svela quello che è stato l’ultimo lavoro, un’attività di “vigilanza” nei confronti della Angra Partners (società brasiliana che gestisce fondi di private equity): " c’era interesse a sapere se queste persone erano in buonafede con Telecom Italia". Non svela invece quali erano le richieste che non è riuscito a portare a termine a causa dell’arresto, ma afferma di averne già parlato con i PM e che c’è un’inchiesta in corso. KROLL Lungo è l’approfondimento sul caso Kroll, a cui la giornalista, Raffaella Calandra, concede maggior spazio e sui cui Ghioni è maggiormente disposto a chiacchierare. Il caso Kroll - dice Ghioni - nasce dal sospetto che l’agenzia, ingaggiata dal Governo italiano, attraverso Enrico Bondi, per rintracciare il celebre “tesoro di Tanzi”, stesse usando i fondi del Governo per svolgere lo stesso lavoro su Telecom Italia, mischiando in qualche modo le carte tra Telecom e Parmalat. La faccenda si portava avanti ormai da diversi anni e Tavaroli - sempre secondo Ghioni - capì subito quanto fosse importante risolvere questo caso e quanto il top management tenesse alla faccenda. Difatti pare ci tenesse talmente tanto da promettere un lungo viaggio premio in Polinesia per tutto il team a caso risolto. Ma la Kroll non era certo un osso facile da masticare e i nostri micioni, probabilmente, non sapevano da dove iniziare. Così la fatina buona, un bel dì, decise di aiutare loro facendogli scoprire che, per pura coincidenza, uno degli agenti più importanti della Kroll alloggiava proprio nello stesso albergo in cui loro stavano pernottando. Perché si trovavano in Brasile proprio quel giorno? Sempre per coincidenza! Dovevano svolgere dei normali controlli di routine su Brasil Telecom e, per pura casualità, qualcuno del team ha violato il sistema dell’hotel, s’è garantito l’accesso al registro delle presenze ed ha notato che era presente questo agente che non solo non aveva coperto il suo nome ma si era anche premurato di dire per chi lavorava. Però il lavoro della fatina non finisce qui, infatti il nostro buon 007 brasiliano è stato così gentile da collegare il proprio notebook alla rete dell’albergo e di loggarsi agli archivi della Kroll senza prendere alcuna misura di sicurezza. Così i micetti ottengono, senza nessuna fatica, i dati d’accesso e li usano allegramente per circa un anno. Ghioni sostiene di essere riuscito ad entrare in possesso solo di una piccola parte del gigantesco archivio e che già questa piccola parte fosse composta da circa 5 dvd compressi. Che fine hanno fatto questi dvd? Cosa è rimasto di questo materiale? Ghioni afferma di aver distrutto i dvd quando ha saputo dell’inchiesta, un po’ per paura e un po’ perché non sapeva cosa farsene, ma non tutto è andato perduto. Dopo la sua scarcerazione, infatti, dice di aver ripescato nel suo borsone una chiavetta USB da 4GB, sfuggita alla perquisizione, contenente tutto il materiale che riguardava le parole chiavi inerenti a Telecom Italia e Parmalat. Tale chiavetta è stata da lui consegnata ai PM poche settimane fa. Un’ultima importante affermazione sul caso Kroll è la consegna di parte di questo materiale, quello che dimostrava la scorrettezza dell’agenzia nell’uso dei fondi del Governo, da Tavaroli a Gianni Letta, il quale informò subito Bondi. Che qualcuno, già allora, abbia chiesto a Tavaroli la reale provenienza di tutto quel materiale riservato? DOSSIER AVARIATI RCS: Ghioni precisa che tale inchiesta non sia nata a causa di problemi personali con Colao, né per dissonanze col Gruppo RCS. Tra il 2003 ed il 2004, in TIM si accorsero che Vodafone Italia stava contattando tutti i clienti gold della rivale per convincerli a cambiare gestore. Sospettando che Colao avesse ancora rapporti con la sua ex società, lo “attenzionarono”. Dove sta il nesso tra un’operazione di Vodafone e lo spiare un suo ex dirigente che, in ogni caso, si occupava di altre faccende? Chiedetelo a Fabio Poppins, magari il vero motivo l’ha dimenticato nel borsone. ANTITRUST: avendo multato Telecom su segnalazione di Fastweb, i micioni sospettarono che la persona denunciante fosse in stretti rapporti con il capo dell’authority e vollero verificare se tale sospetto fosse fondato o meno. Per farlo si limitarono a monitorarne le email e, ovviamente, fu solo un buco nell’acqua. BRIDGESTONE: l’ordine giunse da Pirelli, che allora era considerata parte integrante del gruppo, e l’obiettivo era quello di avere maggiori dettagli su un componente che garantì alla Bridgestone di essere il fornitore della Ferrari. Che la Pirelli stesse manovrando da tempo per rientrare in F1, già si sapeva, ora conosciamo anche con che tipo di manovre. A questo punto Ghioni parla di un ennesimo buco nell’acqua, poiché il team non conosceva la lingua giapponese. E ciò suona molto strano visto che sono vari i giapponesi che collaborano col “gruppetto allargato” di Ghioni e Preatoni. Tra questi ci sono addirittura due del Defence Institute di Tokyo! Che parlino solo l’ osakano stretto? TELEFONICA: era nel loro interesse dossierare gli affari che Telefonica, come altri concorrenti di Telecom, svolgeva in Brasile. Era solo una delle tante, dice Ghioni, che però accenna anche a recenti richieste riguardanti sempre lo stesso gruppo. Cioè nel periodo in cui Telecom Italia stava cercando un acquirente e Telefonica mostrava un certo interesse. ABU OMAR: su questo caso sembra cascare letteralmente dal pero. Dice di non sapere nulla del suo rapimento e che si è occupato di Abu Omar solo come consulente della procura che indagava su di lui mentre era ancora in moschea. INTERCETTAZIONI: anche Ghioni nega che qualcuno della security abbia mai fatto intercettazioni telefoniche. Per sostenere tale tesi, scivola sulla buccia di banana e afferma che servirebbero molte persone per portare a termine delle intercettazioni. Il nostro amico dimentica due cosucce: 1. Sono molte le persone coinvolte; 2. I sistemi di Telecom dovrebbe conoscerli bene e sa benissimo che da alcuni di essi è possibile “aprire” direttamente la linea d’interesse o reindirizzarla in un punto d’ascolto. TABULATI: Conferma la versione di Tavaroli, ovvero che Telecom Italia si batteva da anni per denunciare il traffico dei tabulati telefonici. Suoi compagni di battaglia erano Bernardini e Cipriani a questo punto. PAGAMENTI OCCULTATI: Ghioni ammette l’esistenza di due linee di pagamento. La prima, ufficiale, tramite l’ufficio acquisti, ed è da lì che dice di aver sempre ricevuto i suoi compensi. La seconda, non ordinaria, che veniva usata sa un suo collega. VALUE PARTNERS: Nuovo messaggio sibillino per la Value Partners, da anni consulente strategico del Top Management di Telecom Italia. Ghioni afferma che, per i servizi forniti, erano troppo cari… eppure il management continuava a servirsi di loro… perché? FIDEL, MIO CARO FIDEL: Il micio continua a sostenere di aver lavorato per diversi governi, anche se, a quanto risulta, le sue sempre più brevi collaborazioni hanno riguardato il solo governo italiano. Di certo non è la fantasia a venir meno, così Ghioni ci onora col racconto della sua collaborazione con Cuba: “C’era una volta un governatore preoccupato della veemenza con cui i suoi sostenitori intendevano lanciare dei piccoli attacchi informatici agli USA. Così, in una notte di luna piena, decide di offrire qualcuno dei suoi pregiati sigari ad un celebre esperto italiano, Fabio Ghioni, che, data la sua immensa caratura, gli sistema in un batter d’occhio l’infrastruttura nazionale in modo che i cari compatrioti non possano più violentare telematicamente il nemico statunitense”. CONCLUSIONI FINALI Aldilà dello psico-dramma, vero o presunto che sia, vissuto da Ghioni durante la sua permanenza in carcere, talmente grave da portarlo presto ad un urgente ricovero presso una struttura ospedaliera, il nostro micio non sembra soffrire più di tanto le accuse che gli vengono mosse e, anzi, vorrebbe che qualcuno riconoscesse la sua bravura e lo stimasse un po’ di più. Forse è proprio l’orgoglio che lo sta portando a parlare, quell’orgoglio per cui, come riferiscono dei suoi ex colleghi, diventava incontrollabile e “pericoloso”. Forse è per questo che non è stato fatto nessun riferimento alla trappola, fatta scattare dalla Kroll, in cui tutti i mici sono cascati (tanto va il tigrotto al lardo…). Forse è per questo che non si è accennato al curioso appellativo affibbiato dagli investigatori: tonno-team. Certo è che, micetto o pesciolino che sia, il caro Ghioni ha mandato un messaggio forte e chiaro ad ex-collaboratori e all’ex top management. Fabio Ghioni è abituato ad altri ambienti e ad altro tipo di trattamento, la sua miscela di rancore e orgoglio potrebbero portarlo a fare nuove ed interessanti scoperte in quello stesso borsone della meraviglie da cui, improvvisamente, è spuntata la prima chiavetta. Chissà che non riguardi proprio dei dossier ordinati in altre “sedi”, in Via Durini, per esempio. Cerca Fabio… cerca…
Silver Surfer Posted October 29, 2010 Posted October 29, 2010 Bilanciopoli: mah...segue testo di citazioni da TuttoSport, quindi giornale di parte...però, qualche lecito dubbio sui fatti... Bilanciopoli, la trave nell'occhio di Palazzi Giovedì 13 Dicembre 2007 01:51 Continua lo slalom del Super Procuratore Palazzi che schiva “Bilanciopoli” con una abilità che avrebbe fatto invidia al miglior Alberto Tomba. Palazzi deferisce il Manfredonia, poi Ambrosini per l’esposizione dello striscione “Lo scudetto mettilo nel … “, pensa a togliersi le pagliuzze dall’occhio nel quale ha una trave, Bilanciopoli, che attende le sue decisioni ed i deferimenti da 6 mesi. Riviviamo alcune fasi e denunce di "voci fuori dal coro” dei media che VOGLIONO la normalizzazione invocata da Matarrese quando ha, praticamente, chiesto di usare il guanto di velluto con Inter e Milan perché queste due società “ci mettono i soldi”. Anche questo, poi, sarebbe da discutere perché l’Inter i soldi li porta soprattutto in campionati e paesi esteri, dai quali compra giocatori stranieri. L’Inter non fa girare i suoi soldi sul mercato italiano come la Juve, per esempio, che acquista italiani da squadre dei nostri campionati: nel circuito italiano di soldi dell’Inter se ne vedono pochi. Forse Don Tonino pensava alla Telecom, sponsor del campionato, quando parlava di “metterci i soldi”? Torniamo alle “voci fuori del coro” e prestate attenzione alle date. Tuttosport del 21-06-2007 MEGLIO TARDI CHE MAI di Giancarlo Padovan Quando molti ormai dubitavano – e anche noi cominciavamo a temere che il grande silenzio stesse inghiottendo tutto, dopo aver appannato gli occhiali di troppi mezzi di informazione –, una notizia ufficiale ha confermato che l’attesa, la pazienza, la fiducia collimano, a volte e fortunatamente, con il lavoro di un giornalismo vigile, puntuale, documentato: il nostro. La notizia è questa: l’indagine per falso in bilancio su Massimo Moratti e Adriano Galliani è stata chiusa e il pubblico ministero, Carlo Nocerino, così si esprime a proposito della situazione dell’Inter, ricollocandola nel periodo tra il 2003 e 2005: «L’equilibrio finanziario sarebbe saltato se la società avesse evidenziato le perdite connesse alle plusvalenze fittizie e l’Inter non avrebbe superato i parametri chiesti dalla Covisoc per l’iscrizione al campionato 2005-2006». Ora che l’Inter sia formalmente accusata di aver alterato il proprio bilancio per ottenere l’iscrizione ad un campionato di serie A dal quale invece sarebbe dovuta essere esclusa e che, l’estate scorsa, Guido Rossi l’abbia decretata meritevole di ottenere lo scudetto vinto dalla Juve sul campo, appartiene alla tragedia di uno sport appaltato alle lobby e dilaniato dalle lotte tra sistemi di potere. La deflagrazione del caso-Inter è, dunque, un evento tardivo (Federcalcio e Ufficio Inchieste avrebbero dovuto muoversi prima), incompleto (manca ancora il profilo del coinvolgimento nerazzurro nel filone-Telecom con relative attività illecite di controllo) e, ovviamente, controverso per non dire contraddittorio. Perché esso nasce sul filo della prescrizione (il dibattito è aperto, anche se tra gli esperti prevalgono nettamente i contrari) e perché solo adesso, ed è la prima volta in assoluto, si ritiene l’illecito amministrativo per iscriversi ad un campionato cui non si ha diritto un reato gravissimo, secondo solo alla corruzione di un arbitro. Cinque mesi fa lo scrivevamo noi, oggi lo ripetono avvocati e uomini del diritto sportivo. Una volta accertate le responsabilità, le pene sarebbero durissime: da uno a più punti di penalizzazione, esclusione dal campionato di competenza, non assegnazione o revoca dello scudetto; fino a 5 anni di squalifica con proposta di radiazione per i dirigenti. Sembra Calciopoli un anno dopo, stavolta però a parti rovesciate. La fine non è nota, solo perché dalla fine si comincia. Ma se qualcuno pensa di chiudere questa vicenda in fretta o, secondo costume, senza equità, sbaglia di tanto. Soprattutto perché pensa di poter sbagliare ancora. Articolo del Professor Bertinetti su Tuttosport, il 25 agosto 2007: “A me, per esempio, è subito stato chiaro che cosa fosse e che cosa fosse chiamato a fare il procuratore Palazzi. I suoi atti successivi ne furono conferma. E le sue ultime decisioni hanno chiarito a tutti la caratura della sua figura. Naturalmente sulle sue decisioni è lecito dissentire. L’ex-capo dell’ufficio inchieste De Biase sostiene, ad esempio, che le intercettazioni interiste erano da radiazione, non da archiviazione. E a proposito di Collina qualcuno pensa che le sue chiacchierate con Meani siano la cosa più grave di Calciopoli. Ma queste sono solo opinioni. Da settimane il superprocuratore Palazzi legge scrupolosamente gli atti riguardanti le plusvalenze interiste. Perché un magistrato che si era mosso con grande rapidità a partire da intercettazioni telefoniche illegalmente rese pubbliche, è ancora chino sulle carte che riguardano una faccenda dove c’è l’inchiesta conclusa di un magistrato e il parere della Covisoc? Perché Palazzi è sì severo; ma sa anche quali conseguenze avrebbe riconoscere la colpevolezza dell’Inter: illegittima iscrizione al campionato, durissima penalità e la Figc con due campionati da riscrivere.” Scriveva Alvaro Moretti, su Tuttosport, il 25 agosto 2007: Dimenticati gli altri scandali, ha pagato solo la Juve. Plusvalenze Inter, arbitri, Gea: Palazzi sprinter per Calciopoli adesso dorme “L’emergenza di Calciopoli e quello tsunami sono lontanissimi non nel sentimento popolare, dunque, ma nell’intensità e velocità con cui la Federcalcio riesce ad affrontarne i postumi, i rigagnoli giudiziari successivi, le ulteriori “ scocciature” di giustizia sportiva. S’è celebrato “in tempi utili” il processo al sistema Moggi e alle costellazioni attigue, per il resto sono arrivate rivoluzioni telluriche, rivolgimenti nelle strutture (sono cambiati regolamenti e statuti) e negli uomini (da Pappa alla Procura targata Palazzi, passando per Borrelli). Perché quella dopo Calciopoli nei giorni dei commissari Rossi e Pancalli e la presidenza Abete, con mille giustificazioni, è una giustizia così lenta da sembrare immobile, dimezzata. Quante indagini aperte. E allora eccoci fermi al punto di partenza o quasi: ci sono indagini che possono portare a deferimenti e processi sportivi che possono influenzare la classifica di A e B in piena stagione. Pensiamo alle plusvalenze per le quali Borrelli, lasciando l’incarico di capo Ufficio Indagini, stabilì uno stralcio e un approfondimento sui bilanci più recenti di Inter e Milan: dicono che il pool di tre superesperti milanesi dell’ex ufficio indagini sia al lavoro. Quell’iscrizione interista al campionato a colpi di plusvalenze resta avvolta dal mistero. Per certi reati ci potrebbero anche essere punti di penalizzazione. ………… S’è deferito il Castelnuovo (altri club di C seguiranno) per ritardi nelle prassi d’iscrizione, però... Di grandi udienze all’orizzonte non se ne vedono, ragazzi. E considerando come vanno le cose dalle parti dell’ultimo giudice, la Camera di Conciliazione e arbitrato appena terremotata e in fase di riforma, l’ottimismo è esercizio da sciocchi. E il senso di una giustizia sminuzzata per chi l’ha “subita” in giorni di grande forma agonistica nel 2006 è sempre più forte. …………. Abete sa che servono tempi e modalità di comunicazione diversi (se si vogliono archiviare i casi sulle plusvalenze, si forniscano motivazioni chiare e intellegibili, insomma. Palazzi il 30 ottobre dice a Repubblica: «Non teniamo la roba chiusa nel cassetto, ma c´è una grande difficoltà tecnica. L´inchiesta sportiva va preparata con prudenza perché può incrociare indagini penali, diritto amministrativo, la legge sulla privacy. E ci vuole tempo perché i club usano i migliori professionisti d´Italia». Per ultimo registriamo questo articolo di Fulvio Bianchi per la rubrica Spy Calcio di Repubblica del 10 dicembre 2007: L'Agenzia delle Entrate e quell'accordo scomparso La Figc di Franco Carraro e Francesco Ghirelli aveva studiato un accordo, di durata annuale, con l'Agenzia delle Entrate per monitorare i club di calcio, a volte assai restii nel pagare le tasse. L'accordo è scaduto nel febbraio di quest'anno, e pare proprio non sia stato rinnovato dalla nuova Figc. "Chiediamo al presidente della Lega Calcio, Abete, e alla ministra Melandri di far ripristinare i controlli incrociati Agenzia delle Entrate-Covisoc, misteriosamente interrotti, sui bilanci dei club e di vietare l'iscrizione ai prossimi campionati a tutte quelle società non in regola con il fisco", sostiene Antonio Ferraro di Rifondazione. Durante il loro breve periodo commissariale, quattro soli mesi, non erano stati Guido Rossi e Paolo Nicoletti a voler bloccare questo accordo Figc-Agenzia Entrate, anche se nei progetti del commissario e del suo vice c'era una rivisitazione totale del progetto-calcio, lavoro come si sa lasciato a metà, con non pochi rimpianti. Intanto stupisce sempre di più questa "nuova" giustizia sportiva: è arrivata praticamente alla paralisi, per un deferimento ci vogliono sei mesi (quando va bene). Qualcosa non funziona nella Superprocura del superprocuratore Stefano Palazzi. Inoltre, il Palazzi “prudente” del 2007 è lo stesso magistrato che lo scorso anno imbastì un maxi-processo (con atti di 7.500 pagine da leggere) in pochi giorni e anticipò le conclusioni prima che parlassero le difese? Se la “roba” non è chiusa nel cassetto, chissà dov’è … da oltre 6 mesi. Dai silenzi delle Istituzioni e dei vertici di CONI e FIGC, se paragonati ai comportamenti e alle dichiarazioni dell’estate 2006, dobbiamo dedurre che a loro va bene così, va bene “un campionato in attesa di giudizio” con una classifica, chissà per quanto ancora, “virtuale”. Qualcuno può affermare senza tema di smentita che questo è un “campionato regolare”?
ROOSTERS99 Posted October 29, 2010 Posted October 29, 2010 Un giorno (spero prossimo...) pagheranno. Caro.
Mangusta Posted October 29, 2010 Posted October 29, 2010 Caro Silver e cari voi tutti che sperate...sono solo parole-parole-parole i fatti sono che la juve e il suo compagno di merende il milano HANNO rubato per anni e questo è un dato certo perchè sono state condannate 8poco ma comunque condannate...) il resto sono solo parole-parole-parole. Mina
Silver Surfer Posted October 30, 2010 Posted October 30, 2010 No Mangu, sbagliato. A me frega nulla. Né Inter, né Milan, né Juve, né nulla. Ormai è da tempo che non riesco a tifare nel calcio. Anche a causa di tutti gli scandali passati, forse (ricordi 1980?). E sono rimasto schifato dalle notizie che emersero (fecero emergere?) nel 2006, sebbene fossero contro la Juve in primis, squadra x la quale per lo meno simpatizzavo seppur in modo molto critico (già detto dell'impatto che suscitano i Potenti al Palazzo, anche senza corrompere). Però non metto la testa sotto la terra come gli struzzi per non sentire e vedere... Noto che non hai risposto né a me né a Roo. a tema su certe domande dirette...anzi, hai glissato dicendo che "trattasi di temi troppo importanti", di "cose che non ti interessano", ecc. ecc. Sapevi ad es.anche della richiesta del Bayern contro l'Inter x la questione passaporto dubbio del giocatore dell'Inter, vero?
Mangusta Posted October 30, 2010 Posted October 30, 2010 No Mangu, sbagliato.A me frega nulla. Né Inter, né Milan, né Juve, né nulla. Ormai è da tempo che non riesco a tifare nel calcio. Anche a causa di tutti gli scandali passati, forse (ricordi 1980?). E sono rimasto schifato dalle notizie che emersero (fecero emergere?) nel 2006, sebbene fossero contro la Juve in primis, squadra x la quale per lo meno simpatizzavo seppur in modo molto critico (già detto dell'impatto che suscitano i Potenti al Palazzo, anche senza corrompere). Però non metto la testa sotto la terra come gli struzzi per non sentire e vedere... Noto che non hai risposto né a me né a Roo. a tema su certe domande dirette...anzi, hai glissato dicendo che "trattasi di temi troppo importanti", di "cose che non ti interessano", ecc. ecc. Sapevi ad es.anche della richiesta del Bayern contro l'Inter x la questione passaporto dubbio del giocatore dell'Inter, vero? Sapevo tutto ma uno risulta colpevole se condannato...non se indagato, è bene ricordarselo
Silver Surfer Posted October 30, 2010 Posted October 30, 2010 Sapevo tutto ma uno risulta colpevole se condannato...non se indagato, è bene ricordarselo Giusto. Infatti hanno appena iniziato Però, come è emerso da alcune intercettazioni: i Potenti raramente vengono toccati, salvo in momenti di estremo eccesso. Più volte sentite frasi nelle intercettazioni sul tipo: "Moratti mette troppi soldi nel calcio, come facciamo ad interdirlo?". Cose già trite e ritrite. E probabilmente valide anche ai tempi degli Agnelli (l'Avvocato...). Ed anche nel Basket ai tempi di Porelli, Milano e Roma dei Potenti, oggi Siena della MPS e Milano di Re Giorgio...
Mangusta Posted October 30, 2010 Posted October 30, 2010 Tanto per citare opinioni diverse e che tali resteranno finchè qualcuno non metterà la parola fine effettuando condanne precise (cosa fatta solo a Moggi & Compagni di merende) 1. Sulla vicenda Calciopoli, per quanto riguarda l'Inter, "c'è una strumentalizzazione del nulla e questo è estremamente grave". Lo sostiene Marco Tronchetti Provera, consigliere d'amministrazione dell'Inter, che ne ha parlato a Parma a margine di un convegno di Confindustria "Io credo - ha detto - che in questi giorni non sia emerso assolutamente niente: c'è un'intervista di Moratti del 2006 che dice con chiarezza quello che avveniva e che oggi si cerca di ribaltare come se ci fosse qualcosa di illegale: invece non c'è niente di illegale". Mangusta: "nel punto 2 evidenzio le frasi di chi accusa e le frasi di chi si difende, ora mi chiedo aldilà di avere la propria opinione personale chi può avere argomenti per dire Tronchetti Provera (e quindi l' Inter ) è da condannare...." ecco perchè più di tanto non entro in merito Silver che argomenti potrei avere a difesa o ad accusa ? 2. I dossier illeciti occorrevano a Tronchetti Provera''. Nell'ambito dell'udienza preliminare sulla raccolta illegale di informazioni riservate da parte di Telecom Italia, l'investigatore Emanuele Cipriani accusa l'ex presidente della compagnia telefonica. L'imputato ha spiegato di aver sempre agito "nell'esclusivo interesse di Marco Tronchetti Provera" e che "il motivo delle indagini era quello di fornire elementi al presidente che potessero essergli di aiuto in difficili trattative societarie, in affari che dovevano concludersi e nella gestione delle assemblee". Il presidente di Pirelli, che non è indagato, ha sempre smentito di essere a conoscenza di eventuali attività illecite condotte dalla security dell'azienda. Atti trasmessi alla Procura - Da fonti legali e giudiziarie emerge inoltre che il gup di Milano Mariolina Panasiti, al termine della deposizione, ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica perché valuti l'apertura di un'inchiesta. L'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, difensore dell'investigatore, ha commentato: "Riteniamo che questa iniziativa sia assolutamente corretta in quanto le circostanze lette in aula da Cipriani, se provate, costituiranno certamente motivo di indagine". Il gup ha poi accolto la richiesta del legale, convocando Tronchetti Provera come testimone nell'ambito dell'udienza preliminare il 26 febbraio. Il signore della guerra - Nel memoriale di nove pagine letto dall'investigatore titolare della “Polis d'Istinto” elenca alcune delle attività svolte per conto di Tronchetti Provera, fornendo spiegazioni su una delle tante pratiche «riferibili personalmente al presidente, in particolare dove questi in vacanza a Montecarlo con la moglie Afef frequentava lo yacth (panfilo con elicottero a bordo) del cittadino armeno Manoukian Vatche (amico di vecchia data di Afef), denominato “Il signore della guerra”, essendo noto ai servizi di intelligence di mezzo mondo come tra i più grandi trafficanti di armi pesanti. Situazione che scopriamo nel servizio di protezione in atto (se pur estivo) e che riferiamo puntualmente a Tavaroli che si catapulta dal dottore». La difesa di Tronchetti Provera - Il presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, ha dato mandato ai suoi legali di avviare nei confronti di Emanuele Cipriani, uno dei principali imputati nell’inchiesta sui dossier illegali, azioni legali in ogni sede, civile e penale, a tutela della reputazione sua e dei suoi familiari. E’ quanto rende noto un portavoce del gruppo della Bicocca dopo le dichiarazioni rese oggi dall’ex 007 privato fiorentino nel corso dell’udienza preliminare davanti al Gup Mariolina Panasiti. Cipriani ha accusato Tronchetti di avere agito per suo conto sostenendo di aver preparato i dossier su suo ordine.
Mangusta Posted October 30, 2010 Posted October 30, 2010 Sembra che dietro la litigata tra Cassano e garrone (Presidente Samp) ci sia la Juve la quale con Marotta ( Ex D.G. della Samp...) abbia forzato il giocatore a questa scelta...che in soldoni equivale a: 1. Cassano Ingaggio più alto alla Juve 2. Juve cartellino gratuito o quasi del giocatore... Come dire "Lo stile Juve non muore mai..."
Franz#12 Posted October 30, 2010 Posted October 30, 2010 Campionato Primavera Varese 2 Inter 1 Zitti, orecchie basse e tutti a casa. Ma temo che ora Moratti inizi a protestare...
Silver Surfer Posted October 30, 2010 Posted October 30, 2010 Sembra che dietro la litigata tra Cassano e garrone (Presidente Samp) ci sia la Juve la quale con Marotta ( Ex D.G. della Samp...) abbia forzato il giocatore a questa scelta...che in soldoni equivale a:1. Cassano Ingaggio più alto alla Juve 2. Juve cartellino gratuito o quasi del giocatore... Come dire "Lo stile Juve non muore mai..." :lol: Ma non davi credito solo e soltanto alle sentenze ufficiali...? Comunque: sbaglio, oppure Cassano non aveva già in estate rifiutato la Juve?
Silver Surfer Posted October 30, 2010 Posted October 30, 2010 (edited) Campionato PrimaveraVarese 2 Inter 1 Zitti, orecchie basse e tutti a casa. Ma temo che ora Moratti inizi a protestare... Sembra che fosse presente Moggi alla partita. Moratti ha chiesto di invalidare il tutto. Con gli indagati del calcio può interloquire SOLO lui... :lol: ...ogni riferimento all'Affaire Preziosi-Moratti è assolutamente voluto... Edited October 30, 2010 by Silver Surfer
Mangusta Posted October 30, 2010 Posted October 30, 2010 Campionato PrimaveraVarese 2 Inter 1 Zitti, orecchie basse e tutti a casa. Ma temo che ora Moratti inizi a protestare... Per quel che mi riguarda FINO ALLA FINE FORZA VARESE...sun cuntent...
Mangusta Posted October 30, 2010 Posted October 30, 2010 Sdrammatiziamo...andate su You Tube e cercate "Checco zalone i juventini" abbiate pazienza ma non sono capace di mettere i link qua dentro...e rideteci sopra coraggio!!!
Mangusta Posted October 30, 2010 Posted October 30, 2010 Ma non davi credito solo e soltanto alle sentenze ufficiali...? Si...ma seguo l'onda del forum e poi parlar male degli giuventini tira sempre su il morale...
tricky Posted October 31, 2010 Posted October 31, 2010 Sembra che dietro la litigata tra Cassano e garrone (Presidente Samp) ci sia la Juve la quale con Marotta ( Ex D.G. della Samp...) abbia forzato il giocatore a questa scelta...che in soldoni equivale a:1. Cassano Ingaggio più alto alla Juve 2. Juve cartellino gratuito o quasi del giocatore... Come dire "Lo stile Juve non muore mai..." Occhio a sparare sentenze... pare che Fantantonio sia molto più vicino all'Inter che a altri. ha un solo problema. Il passaporto è italiano quindi all'inter si chiedono: "Questa volta cosa falsifichiamo?"
ROOSTERS99 Posted October 31, 2010 Posted October 31, 2010 Occhio a sparare sentenze... pare che Fantantonio sia molto più vicino all'Inter che a altri. ha un solo problema. Il passaporto è italiano quindi all'inter si chiedono: "Questa volta cosa falsifichiamo?" Anche perché Oriali é sempre a libro paga.....
Mangusta Posted October 31, 2010 Posted October 31, 2010 Occhio a sparare sentenze... pare che Fantantonio sia molto più vicino all'Inter che a altri. ha un solo problema. Il passaporto è italiano quindi all'inter si chiedono: "Questa volta cosa falsifichiamo?" La notizia che dice dello zampino juve la dava "Il Corriere della sera" mica bau bau micio micio...allora stì giornalisti sono seri o pagliacci ? in ogni caso spero vivamente che cassano NON venga all'Inter per Rooster, no no Oriali da ieri non è più dipendente dell'Inter ufficialmente (e me ne dispiace...)
Ponchiaz Posted November 1, 2010 Posted November 1, 2010 Ma dai "Una vita da mediocre" e' stato defenestrato? Cos'e' i frigna hanno deciso di dare l'ufficio "Anagrafe ed atti vari" in outsourcing?
ROOSTERS99 Posted November 1, 2010 Posted November 1, 2010 Ma dai "Una vita da mediocre" e' stato defenestrato? Cos'e' i frigna hanno deciso di dare l'ufficio "Anagrafe ed atti vari" in outsourcing? ........
Ponchiaz Posted November 3, 2010 Posted November 3, 2010 Uella Mangu, che pettinatina che vi han dato in Inghilterra...riga in mezzo o riga da parte?
ROOSTERS99 Posted November 3, 2010 Posted November 3, 2010 (edited) aiaiaiaiaiaiaiaiaiiiii !!! Senza il profeta (he stasea torna a S. Siro...) , son cazzi !! Bale FAVOLOSO !!!! che giocatore !! (Per Franz : visto solo stamattina il tuo sms....sorry !!) Edited November 3, 2010 by ROOSTERS99
Franz#12 Posted November 3, 2010 Posted November 3, 2010 Uh.... e c'era gente che sul 4-0 a San Siro sfotteva via sms... Peccato che non sia a eliminazione diretta C'MON YOU SPURS
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