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VareseFansBasketNews

  • simon89
    «Cerchiamo una combo-guard» aveva detto senza problemi Ioannis Kastritis lunedì pomeriggio, durante la conferenza stampa di presentazione a Masnago. Ma, probabilmente, l’avevano già trovata: la Openjobmetis ha infatti ingaggiato Elijah Mitrou-Long, play-guardia di 28 anni, nato in Canada (a Mississauga, alle porte di Toronto) ma di origini e soprattutto di passaporto greci.
    Una mossa che porta senza dubbio la firma del nuovo allenatore della Pallacanestro Varese. Mitrou-Long (fratello di Naz, visto a Brescia nel 2021-22, oggi all’Olympiacos) ha infatti già giocato per il tecnico ellenico all’Aris Salonicco nella stagione 2022-23 raggiungendo i playoff in campionato.
    Alto 1,85, formatosi nei college americani (Texas e Nevada Las Vegas), Elijah Mitrou-Long ha sfruttato il passaporto greco per giocare soprattutto in quell’area. Paok per cominciare, poi Patrasso, Aris e Peristeri cui ha aggiunto “sortite” a Sofia, in Canada e in Israele visto che in questa stagione stava giocando nell’Hapoel Holon (quarto in classifica) dove viaggiava a 12,1 punti e 4 assist di media con il 36,1% da 3 in 27′ di impiego.
    Con i gialloviola israeliani ha disputato anche la Basketball Champions League terminata però con l’eliminazione nei play-in che davano accesso alla seconda fase. Nella competizione europea le cifre di Long hanno ricalcato quelle di campionato tranne per una percentuale minore al tiro pesante.
    La Pallacanestro Varese ufficializzerà probabilmente in giornata un’operazione che va considerata fatta ed è possibile che il nuovo giocatore si possa unire alla squadra in tempi brevi. Ma è evidente che, entrato Mitrou-Long qualcun’altro dovrà lasciare la comitiva. Il nome in bilico pare sempre più quello di Keifer Sykes che oltre a dover ritrovare la forma percepisce uno stipendio assai rilevante (ma se venisse tagliato bisognerebbe trovare una formula per transare il contratto). Poi c’è Desonta Bradford in scadenza e anche su di lui andranno fatti dei ragionamenti, anche se toccherà a Kastritis vagliare per bene la situazione.
    Di certo l’arrivo di Mitrou-Long è possibile dal punto di vista regolamentare. Il passaporto greco del 28enne nato a Mississauga evita di dover chiedere un visto lavorativo (è infatti cittadino comunitario), cosa non più possibile per la Openjobmetis che ha esaurito questo genere di manovre di mercato.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    A settant’anni dalla prima volta, un allenatore greco siederà sulla panchina della Pallacanestro Varese. Ioannis Kastritis, 42 anni, ha accettato la proposta formulata dalla società biancorossa e sarà quindi il coach incaricato a tirare fuori dai guai una Openjobmetis in piena lotta per non retrocedere.
    Kastritis è il secondo tecnico ellenico a sedersi sulla panchina di Varese: per trovare un precedente dobbiamo tornare addirittura a metà degli anni Cinquanta quando Faidon Matthaiou passò dal giocare ad allenare per qualche tempo la allora Storm, ultima squadra prima dell’era Ignis.
    Ma che tipo di allenatore è Ioannis Kastritis? Per tracciarne il profilo abbiamo interpellato un paio di fonti (anonime, per ragioni professionali) che hanno una buona conoscenza del mondo cestistico ellenico. Un primo tratto distintivo è quello dell’esperienza: il nuovo coach biancorosso, pur essendo ancora giovane, ha già maturato una lunga storia in panchina sia – soprattutto – in patria sia all’Hapoel Tel Aviv. Appartenendo, tra l’altro, a una “scuola tecnica” che in questo momento vanta tre esponenti in Eurolega (Bartzokas, Spanoulis e Sfairopoulos).
    Con le sue squadre precedenti ha avuto modo di affrontare in diverse occasioni le competizioni europee e ha inoltre accresciuto il proprio status entrando a far parte del settore squadre nazionali della Grecia, di cui guida attualmente la formazione under 19. Un profilo quindi molto diverso sotto l’aspetto dell’esperienza rispetto agli allenatori chiamato da Scola&Co nell’ultimo triennio (Brase, Bialaszewski, Mandole), con il plus di aver condotto a lungo anche l’Aris Salonicco, certamente una piazza calda e appassionata («Resistere quattro anni sulla panchina dell’Aris significa avere qualcosa dentro» è una frase che ci è stata detta).
    Dal punto di vista tecnico-tattico i nostri “contatti” parlano di un allenatore preparato anche a gestire la fase difensiva, quella che fino a oggi ha lasciato più a desiderare in casa Openjobmetis. Uno lo definisce “strutturato”, termine che rende l’idea, l’altro spiega che Kastritis è coach piuttosto attento alla difesa, anche in possesso di una buona dose di regole da applicare in campo. Anche qui un cambio di rotta significativo rispetto al recente passato: i due gm, Zach Sogolow e Max Horowitz avevano preannunciato questo tipo di “apertura” e in questo caso sono stati di parola al momento della scelta. Ora toccherà al campo.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    La Pallacanestro Varese ha scelto Ioannis Kastritis per raccogliere l’eredità di Herman Mandole. Il 42enne tecnico greco nativo di Patrasso guiderà l’OJM verso la missione salvezza. Accordo raggiunto con l’allenatore esonerato 2 settimane fa dall’Aris Salonicco, dove stava lavorando dal 2021 guidando il club ellenico in campionato e in Eurocup. Kastritis arriverà in città già staser: domani condurrà il suo primo allenamento.
    GIA’ NEI MONITOR
    Dopo la fumata nera in extremis con Roel Moors, il club biancorosso ha optato per un allenatore che stava già seguendo anche in passato, ed ha convinto al colloquio nel casting effettuato da Zach Sogolow e Maksim Horowitz. All’attivo di Kastritis ci sono anche esperienze con le Nazionali giovanili greche e un anno e mezzo in Israele all’Hapoel Tel Aviv.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La Pallacanestro Varese apre le porte a “nuove idee”, dopo la separazione con Herman Mandole. I due gm americani, Zach Sogolow e Max Horowitz, chiamati a fare il punto della situazione il giorno dopo l’addio al tecnico argentino spiegano le linee guida con cui si stanno muovendo durante il casting per il sostituto.
    Un nome che ancora non c’è ma che si vorrebbe trovare al più presto, così da poter tornare in palestra giovedì – giorno di ripresa degli allenamenti – con una guida certa per la squadra. La dirigenza infatti considera queste settimane senza partite ufficiali “un mini pre-campionato”, un periodo in cui assorbire metodi e idee del nuovo tecnico e prendere la rincorsa fisica e tecnica per l’ultimo terzo del campionato.
    «Ci piacerebbe trovare un profilo che sia complementare alle nostre idee, quindi che non stravolga ma che però possa portare una visione comunque differente, anche novità nel modo di lavorare e di organizzare i tempi . Non siamo chiusi in questo senso e crediamo che, una volta scelto il nome che allenerà la squadra, potremo sederci e valutare le opinioni di tutti. Se per raggiungere gli obiettivi questa persona ci convincerà dei suoi metodi, perché no: l’importante è appunto arrivare a ottenere risultati».
    Nelle intenzioni della dirigenza il nuovo coach dovrà anche essere leader: «Ci interessa costruire una partnership con questa figura, quindi offriamo un contratto a più lungo termine rispetto a questa stagione ma vogliamo anche avere una guida importante. Il tema della leadership è necessario: anche nella ricerca di nuovi giocatori guarderemo a questo aspetto ma l’esempio dovrà arrivare prima di tutto dalla panchina».
    Per quanto riguarda il bacino dove pescare, Sogolow e Horowitz confermano l’ampio raggio («abbiamo iniziato subito a sondare tutto il mercato») ma i “favori del pronostico” rimangono per profili internazionali «che abbiano maturato esperienza, magari in Italia ma soprattutto in Europa». Il nuovo coach sarà determinante anche per le scelte sulla squadra: «Prima di muoverci sui giocatori avremo un confronto con lui, inizieremo ad allenarci e solo allora metteremo mano alla rosa. La nostra intenzione è proprio quella di agire anche in questa direzione».
    Tra le possibili innovazioni c’è anche quella di aumentare i carichi di lavoro quotidiani come avevamo richiesto in QUESTO articolo: «A seconda dei giorni, i nostri giocatori restano a disposizione circa quattro ore al giorno. Oggi l’allenamento ha certe suddivisioni tra parte collettiva e parte personale ma se il nuovo coach vorrà variare il programma lo potrà fare».
    MANDOLE: “NON SE LA SENTIVA DI PROSEGUIRE”
    Tornando indietro di 24 ore, Sogolow e Horowitz hanno anche spiegato quel che è avvenuto con Herman Mandole. «Domenica, dopo la partita, non era ancora in discussione perché siamo abituati a decidere a freddo. Nei colloqui di lunedì però Herman ci ha detto di non essere più in grado di proseguire e da parte nostra siamo stati concordi: era inutile andare avanti con un allenatore che spiega di non poter continuare in questa situazione. Se non fosse stato lui a dircelo lo avremmo sostituito comunque? Non lo sappiamo perché Herman ha anticipato la decisione, anche se capivamo che andava trovata una strada».
    Nel dettaglio non sono stati definiti i termini monetari dell’uscita di scena e neppure si esclude del tutto che Mandole possa svolgere qualche altra mansione dietro le quinte. «Ma in questo momento la cosa più urgente è trovare un sostituto: per altro avremo tempo di sistemare le cose».
    “LA COLPA È NOSTRA”
    All’inizio e al termine del proprio intervento i due gm si sono presi – va riconosciuto – parte delle colpe di questo momento nero. «Da parte nostra alziamo la mano e diciamo di avere sbagliato. Siamo delusi e dispiaciuti perché le decisioni che abbiamo preso fino a ora non hanno portato i risultati sperati. Sono arrivate anche le contestazioni dei tifosi: non è facile giocare in un ambiente che protesta ma la gente non ha colpe. Paga il biglietto per vedere vincere la squadra, per vederla lottare e questo non è accaduto. La colpa è nostra».
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Una guida sicura che possa dare la sua impronta ad una Openjobmetis imballata. Che si è separata “al buio”, ossia senza sostituto già pronto, da Herman Mandole. Per il momento si va ad esclusione dopo il giro di orizzonti iniziale per verificare cosa offre l’elenco degli allenatori disponibili.
    PISTA INTERNA ESCLUSA
    Escludiamo intanto la soluzione interna Marco Legovich: allo staff è stato comunicato l’addio di Herman Mandole, senza che al tecnico triestino venisse proposto di “salire di grado”. Eventualmente riprenderà gli allenamenti giovedì se non sarà ancora arrivato il nuovo coach, ma certamente non sarà head coach il 2 marzo a Trapani.
    GLI ITALIANI
    E gli italiani? A oggi gli allenatori liberi (impossibile per regolamento ingaggiare un esonerato) sono solo Maurizio Buscaglia e Meo Sacchetti. Ma al momento né l’uno né l’altro sembrano essere stati presi in considerazione dal club biancorosso. Si proseguirà dunque sul filone straniero, con la possibilità di utilizzare anche il visto per un tecnico extracomunitario: come spiegammo la settimana scorsa su queste colonne, Herman Mandole ha visto per ricongiungimento familiare, con la moglie Elunej che ha passaporto italiano.
    I REQUISITI REGOLAMENTARI
    Dunque l’OJM può ingaggiare un tecnico senza vincoli di cittadinanza utilizzando lo slot annuale concesso dalla FIP. Ma il sostituto di Mandole dovrà rispondere ai requisiti regolamentari indicati dal regolamento CNA, sensibilmente ristrettisi negli ultimi anni (anche per via dei molti profili “particolari” che il club biancorosso ha cercato di inserire nello staff, vedi il video coordinator americano valutato e poi non ingaggiato nell’estate 2024).
    STOJANOVIC E IL PATENTINO MANCANTE
    Varese avrebbe gradito esplorare la fattibilità della pista Ognjen Stojanovic, 44enne coach serbo che dal 2014 lavora nello staff dei Denver Nuggets (fu il “suggeritore” della scelta di Nikola Jokic). Ma per poter ottenere il patentino da allenatore di serie A ci sono vincoli rigidi, a partire dall’obbligo di un ruolo da head coach negli ultimi 5 anni, che ha fatto tramontare l’ipotesi. L’area di ricerca è comunque quella del sottobosco NBA, dalla quale sono arrivati un paio di jolly positivi come Johan Roijakkers e Matt Brase. Uno agli antipodi dell’altro: il tecnico olandese prototipo del “sergente di ferro” fu il primo coach preso in corsa dall’OJM a gennaio 2022 dopo l’esonero di Vertemati. Ma essendo antitetico della filosofia player-friendly saltò dopo 4 mesi per il caso Reyes.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Herman Mandole non è più l’allenatore della Pallacanestro Varese. La decisione è stata comunicata in via ufficiale dal club biancorosso intorno alle 18,30 di lunedì 10 febbraio, esattamente 24 ore dopo l’ennesimo tracollo della Openjobmetis in campionato.
    Si tratta di una risoluzione consensuale tra le due parti: probabile quindi che Mandole abbia fatto un passo indietro in cambio di un “trattamento di fine rapporto” da parte della società che già dal primo pomeriggio era al lavoro per cambiare direzione, come potete leggere qui sotto.
    Mandole lascia quindi Varese dopo tre stagioni: le prime due da assistente (di Brase e di Bialaszewski), quella in corso da capo allenatore. Un’esperienza deficitaria sul piano del gioco e dei risultati: l’Openjobmetis è in piena bagarre salvezza con 6 vittorie e 13 sconfitte e appena due punti di vantaggio sulla zona retrocessione. A “svoltare” in negativo la partita di Pistoia, persa largamente dopo aver sprecato 16 punti di vantaggio: da allora la squadra ha patito tre batoste clamorose (pur con avversarie di alto livello) smettendo di lottare.

    Ora si attende di capire quale sarà la scelta per la nuova guida tecnica: c’è tempo – teoricamente – fino a giovedì quando i giocatori torneranno a lavorare al Centro Campus. Ma non è escluso che anche a livello di squadra venga apportato qualche intervento, pur con le limitazioni determinate dai tanti tesseramenti già utilizzati (tra cui tutti quelli che richiedono un visto per gli extracomunitari).
    DI SEGUITO LA SITUAZIONE NEL POMERIGGIO
    La quarta sconfitta – netta – consecutiva potrebbe davvero costare il posto a Herman Mandole. L’allenatore argentino fino a oggi era stato saldamente al comando, mai messo in discussione da Luis Scola e dalla Pallacanestro Varese ma l’ennesimo rovescio (contro Trento) e il senso di impotenza e di scollamento mostrati dalla Openjobmetis avrebbero fatto cambiare il vento.
    Segnali ufficiali non ce ne sono, ma i rumors che provengono da Masnago parlano di movimenti in corso per trovare una soluzione. E se si deciderà di cambiare, lo si farà nel giro di un giorno o due: la squadra tornerà in palestra giovedì per via della pausa già ampiamente prevista visto che la prossima partita sarà a inizio marzo (a Trapani).
    Se davvero si andasse in direzione dell’esonero, sono due gli scenari possibili: il primo interno, con Marco Legovich che potrebbe “scalare” di un gradino e divenire capo allenatore. Soluzione questa a basso costo (ricordiamo che il club ha già a libro paga Tom Bialaszewski…) e a “tempo zero” perché il tecnico triestino conosce ambiente, giocatori e meccanismi.
    Pare però più probabile che la società stia guardando al mercato allenatori a più ampio raggio, e considerando le scelte precedenti fatte da Scola questo può significare sondaggi sul panorama internazionale come avvenne nel gennaio 2022 quando arrivò Johan Roijakkers.
    Dopo la partita con Trento – lo diciamo per cronaca, non è per forza fatto significativo – Mandole ha atteso a lungo prima di presentarsi in sala stampa tanto da sollevare qualche dubbio tra i presenti (anche dal lato società…) sul fatto che sarebbe davvero intervenuto. Poi però il coach argentino è arrivato accompagnato dagli assistenti Legovich e Renzetti, anche se la sua disamina è apparsa piuttosto scollata dalla realtà (non per la prima volta, ma transeat…). Ora vedremo se quelle saranno state le sue ultime parole in biancorosso o meno.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    I fischi a Mandole all’inizio, nonostante la “pietà” di “the Voice” Federico Pisanti di annunciare il suo nome - “en passant” e senza la solita enfasi - all’incipit (e non alla fine) della presentazione.
    I fischi a Mandole al termine, al suo passaggio nel cul de sac che conduce agli spogliatoi, conditi da insulti, ferocia animalesca e deliri, proprio sotto i nostri occhi. La parola più dolce? “Dimettiti”.
    Fin qui, niente di nuovo: in fondo è un anno che la Varese del basket si schiera contro i suoi allenatori, una domenica sì e l’altra pure. Quello che è stato un unicum dei momenti più duri in ottant’anni di storia è diventato una regola, un pezzo di una nuova normalità che però fa rima con assurdità. 
    (Bialaszewski e Mandole, cambia nulla: due uomini mandati allo sbaraglio e fatti a pezzi allo stesso modo. Se le responsabilità sono TUTTE dell’allenatore, perché si continua a non procedere proprio come l’anno scorso? Sarà che non è così?)
    Il bestiario di Masnago oggi però ha fatto segnare un bollettino molto più lungo del “dagli a Mandole”, arricchendo di altri episodi da censura la luna di fiele di una società e di una squadra mai così staccate dal loro pubblico a memoria nostra. Mentre Trento in campo faceva il suo dovere contro la Opnjobmetis, nell’ordine succedeva anche questo: un’accesa discussione/litigio tra Scola e un tifoso seduto nello spicchio di fianco alla curva, con botta e risposta al vetriolo; screzi tra tifosi vicino alla curva sud, con intervento degli steward per placare gli animi; paganti che hanno preso la via di casa ben prima della sirena finale, sempre più numerosi; Curva Nord che toglie gli striscioni e li “ammaina”, in un silenzio inquietante; altri fischi sonori - al 40’ - a piovere su tutto e tutti, fischi che portano molto più lontano di una “normale” sconfitta di 13 contro la capolista.
    Due settimane fa - horribilis in fundo - gli insulti a Toto Bulgheroni (leggi QUI), 81 anni di età, una vita spesa per la Pallacanestro Varese, nessuna vera voce in capitolo nel "qui e ora" di stampo americano-argentino: solo tanto amore, soldi messi alla bisogna pur senza averne il dovere delle quote e un volto perennemente riconoscibile e messo sia nella buona che nella cattiva sorte.
    È tutti contro tutti, ormai: non c’è cosa più fastidiosa, esecrabile, triste e preoccupante in un luogo che ha incarnato la felicità applicata alla pallacanestro. E non c’è allarme forse più grande, sempre che lo si voglia leggere come tale, al di là del botteghino che continua a sorridere, per El General e sodali tecnici (tecnici, lo ripetiamo: stiamo sempre e solo parlando di gioco e di campo… Sono queste le cose che non funzionano, da due anni, sono queste le cose che si criticano…) tutti.
    Ora tre settimane per invertire la rotta e non finire in un baratro che si chiama A2.
    La società, se riuscirà, andrà sul mercato, con tutti i vincoli del caso (0 visti) e del periodo. In discussione praticamente qualsiasi giocatore, a cominciare da un Sykes al quale piazzale Gramsci ha già fatto suonare l’ultimatum: a giudicare dalla prestazione trotterellante di oggi, pare non sia servito granché...
    Questione allenatore. La sensazione della vigilia di Openjobmetis-Dolomiti Energia è che un altro -30/-40 non sarebbe stato tollerato e che Herman Mandole - questa volta - non l’avrebbe scampata. Con un -13 cosa accadrà? Si faranno ragionamenti non solo tecnici, ma anche economici (due allenatori esonerati a libro paga sono accettabili per Scola?), sperando che cocciutaggine, testardaggine e orgoglio argentino-americano restino fuori dalla porta delle riunioni.
    Perché lo scriviamo noi, che forse siamo tra tutti i giornalisti e tutti i tifosi della Terra dei Sette Laghi quelli che più giustificano il coach della Pampa per una miriade di ragioni, tra cui quella più importante, ovvero che i risultati negativi partono da molto più in alto dell’allenatore (e due anni in tal senso sono una prova provata che solo i testardi non vogliono ammettere...): rimettere un uomo e un professionista davanti a questo stillicidio, davanti ai forconi puntati di un intero ambiente, davanti a umiliazioni che non conoscono tregua né misura, sarebbe un’assurdità.
    Sarebbe un'irresponsabile e pericolosa cattiveria, anzi. Contro di lui e per tutti.
    Fabio Gandini
     

  • simon89
    Tutto come previsto. I miracoli sono merce rara e a Varese sono già accaduti quest’anno in un paio di occasioni: impensabile ripetersi contro una Trento prima in classifica troppo solida per poter essere abbattuta, ma anche solo impensierita, da questa Varese. Brutta e deludente proprio come ci si attendeva, appena un po’ migliore di quella del tutto disastrata scesa in campo con Brescia e Milano ma tant’è, il discorso non cambia.
    Basta una accelerazione, alla Dolomiti Energia, per separarsi dalla Openjobmetis: sul finire del secondo quarto (come a Milano) gli ospiti si scrollano di dosso i biancorossi – fino a quel momento alterni ma accettabili – e poi li tengono a distanza fino al 40’ (finisce 79-92) senza doversi mai spaventare.
    Chi si spaventa, una volta di più, siamo invece noi, e “noi” è inteso tutto il pubblico varesino, la gente che per questa maglia soffre, paga il biglietto, spende del tempo e ormai ci rimette anche un bel po’ di salute. Si spaventa chi capisce il momento, chi sa che al di sotto c’è il baratro. Chi mai si sognerebbe di dire che «la squadra ha lottato e deve continuare a lavorare»? Parole completamente avulse dalla realtà che però provengono dalla bocca di chi, da diversi mesi dovrebbe trovare le soluzioni allo spettacolo imbarazzante che da un mese si vede sul parquet: Herman Mandole. Che commenta la partita come se nulla fosse invece che parlare con il terrore negli occhi come farebbe chiunque, in questa condizione.
    Invece no: il dopo partita sembra quello di una serata qualsiasi, come se prenderne 13 (o 20, o 40) in casa fosse una cosa normale. È incredibile, ma paradossalmente si preoccupa molto di più l’allenatore avversario (Paolo Galbiati, commosso nel parlare della sua ex squadra) della situazione dell’Openjobmetis rispetto all’attuale titolare della panchina. Che non fa retromarce (non c’erano dubbi) né si scusa (non c’erano dubbi) dicendosi tutt’al più dispiaciuto per il pubblico. Che non lo ha risparmiato.
    E se alla vigilia i proclami di lotta e di difesa sono stati i soliti, in campo c’è stato davvero poco da salvare. Tyus stato è di gran lunga il migliore mettendo così a nudo lo squilibrio di ogni quintetto con all’interno Kao ma il veterano è stato il solo straniero a salvarsi. Gli altri vanno dal male al malissimo e questo non è accettabile: Sykes passeggia, Hands e Johnson sbagliano tutto lo sbagliabile e a tutti pare che verso l’allenatore ci sia sempre minor fiducia dentro alla squadra. Ma Mandole nega. E Scola – che ha lasciato la sua postazione a 6′ dalla fine, pur restando al palazzetto – preferisce non esporsi a fine partita come dovrebbe fare un graduato responsabile di questa squadra. Figuriamoci un Generale.
    PALLA A DUE
    Il tentativo di risparmiare Mandole dai fischi – chiamarlo prima, e non dopo i giocatori – fallisce perché il tecnico viene preso di mira dal momento in cui mette piede sul parquet. A livello di squadre è Bradford l’escluso mentre Sykes parte dalla panchina con Librizzi che resta titolare. Trento recupera Zukauskas (ma ha perso Baheye) e si affida a uno starting five con Ellis a menare le danze e Mawugbe sotto i cristalli. Applausi per l’ex Paolo Galbiati.
    LA PARTITA
    Q1 – L’avvio della serata sembra il seguito delle partite recenti: Trento ci mette un amen a salire a +10 perché a ogni attacco segna, al primo o al secondo tentativo. Mandole stavolta ferma subito il gioco ma per qualche attimo sembra non arrivino reazioni. Invece i soliti Librizzi e Alviti suonano la carica, c’è anche Gray a segnare dall’arco e sull’unica tripla di Hands la OJM sorpassa. Peccato per un errore di Tyus e per il pareggio, 25-25, alla pausa.
    Q2 – Pur tornando sotto nel punteggio, quelli a cavallo del primo intervallo sono i migliori minuti dell’ultimo mese per la Openjobmetis che ha in Alviti il leader dell’attacco (spettacolare tripla del -6), a mascherare le assenze della pattuglia americana dove il solo Tyus garantisce rendimento. Trento per un po’ fatica ad attaccare ma poi, quando Ford detta legge e Zukauskas raddrizza la mira dall’arco, si scava il solito solco senza che i biancorossi trovino contromosse. A fine periodo il conto dice 13-27 (38-52 il totale) per gli ospiti con Hands e Johnson che non ne imbroccano mezza.
    Q3 – Una minima reazione nei modi, al rientro dagli spogliatoi, non corrisponde a risultati palpabili sul tabellone per la Openjobmetis che inizia una lunga e vana rincorsa senza particolare ferocia. Librizzi fatica a segnare ma alimenta bene un Tyus lucido e preciso, poi finalmente si vede Nino Johnson che dopo gli zero punti dei primi 20′ ne infila 7 consecutivi. Lo sforzo riporta Varese a -10 ma due giocate di Ford e qualche sbavatura biancorossa rimettono subito il distacco su piani più pesanti. Alla terza sirena è 57-74, partita virtualmente finita.
    IL FINALE
    L’elastico prosegue nel quarto conclusivo: Galbiati ruota i suoi (ma sono tutti giocatori che valgono minuti importanti), Mandole pure ma le poche risposte positive sono quelle dei soliti Alviti e Tyus imbeccato da Librizzi. Per il pivot anche 18 rimbalzi, ma Varese perde ugualmente anche in questa statistica. Nel finale minimo riavvicinamento mentre gli ultras se ne vanno e con loro tanti altri tifosi normali, stufi di questa situazione. Poi, alla sirena del 79-92, ecco un boato di disapprovazione bissato da quello sull’uscita dal campo di Mandole. Chissà se Scola, dal suo ufficio, li ha sentiti.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Cambiano gli avversari e il fattore campo, ma non il risultato. Disco rosso per la quarta settimana consecutiva in casa Openjobmetis, che alza bandiera bianca contro la capolista Trento e vira all’ultima boa della pausa di Coppa Italia e Nazionali trasmettendo una preoccupante sensazione di inadeguatezza ai 4.385 spettatori di un’Itelyum Arena sospesa tra apatia e rassegnazione.
    Chi ha la forza di restare fino al 40’ – mezza Masnago sfolla prima, compresi Scola e la Curva Nord – riserva fischi neppure troppo virulenti. D’altra parte Varese ha sposato la causa della Heart Night per la prevenzione delle malattie cardiovascolari: emozioni di fatto non ne arrivano con l’effimero sorpasso del 9’ – unico vantaggio dopo 10 quarti – che svanisce tra errori di concetto e di misura (9/32 da 3 e 13 perse).
    Follia è ripetere sempre le stesse azioni, aspettandosi risultati diversi: l’aforisma di Einstein è il paradigma di una OJM che dà anche la sensazione di provarci, con tutti i suoi limiti e i suoi problemi. Ma non ha gambe, energia, qualità e orgoglio per giocare il basket scintillante capace di esaltare una Dolomiti Energia capace di nascondere l’assenza del pivot di riserva Bayehe con un assetto dinamico che schianta l’ultima resistenza varesina nel terzo quarto.
    Il trittico Brescia, Milano e Trento statuisce la condizione psicofisica disastrosa di una squadra che può solo sperare – sperare, sia chiaro – che le tre settimane di pausa (prossimo impegno il 2 marzo a Trapani) servano a garantire a Keifer Sykes una condizione accettabile. E a trovare un’alternativa ad Alex Tyus, unico da salvare per piglio e orgoglio a dispetto dei 37 anni (senza più visti però sarà durissima nello “stagno” dei cittadini UE). Non si cambierà allenatore, che ha la “colpa” di guidare una squadra mal assortita in estate e peggio corretta in corsa, ma peggio di così Hands (1/12 al tiro, area nascosta da marcatori più stazzati) e Sykes (5 tiri in 19’ ancora inespressivi) non possono fare. O almeno così si spera: a questo siamo ridotti...
    IL MATCH
    Applausi per l’ex Paolo Galbiati e fischi (non pesanti, ma costanti) per Herman Mandole alla presentazione. E costante è anche l’handicap iniziale di una OJM che non regge nessuno in difesa e non prende più vantaggi in attacco (6-16 al 4’). Film già visto? Stavolta no, almeno nella seconda metà del primo quarto: Librizzi e Alviti trovano bottino per scuotere Varese, Tyus dà sostanza a centroarea, Sykes garantisce un minimo di spinta, e il 10-0 tutto corsa e triple è il primo vantaggio (25-23 al 9’) dopo 10 quarti a inseguire dalla metà del terzo al 25 gennaio a Pistoia.
    Ma la squadra di Mandole produce se corre, altrimenti vive di sole triple; e quando risuona il clangore del ferro, l’inerzia torna nelle mani dell’Aquila. Varese segna 3 punti in 5’ e gli ospiti prendono il controllo (28-37 al 14’). No punti da sotto uguale Trento in fuga colpendo contro i “5 nani” biancorossi (69% da 2 concesso a metà gara): l’OJM sbanda paurosamente con i suoi big Sykes, Hands e Johnson, e Trento martella col chirurgico Zukauskas (33-47 al 18’). Il 38-52 a metà gara, con 8 rimbalzi in più per gli ospiti e il 69% da 2 contro il 52%, è inevitabile conseguenza del divario qualitativo a dispetto del fatto che Varese dia la sensazione di averci provato.
    Dopo la pausa lunga lo sprazzo di sostanza difensiva da Tyus trova seguito con i primi punti di Johnson dopo 24’. Sette in fila di Nino e l’OJM ci prova (51-61 al 25’), ma legge nel modo peggiore la partita quando Trento abbassa il quintetto: attacco fuori fase e difesa “traforata” da sotto e da fuori per il 57-74 del 29’. Il resto è corollario con un terzo di Masnago che sfolla in largo anticipo, compresa la Curva Nord che si svuota a meno 3’: ben venga la pausa, unica speranza per raddrizzare una squadra la cui unica risorsa attuale è il piccolo gruzzolo di vantaggio sulla zona retrocessione. Ma come già detto il 19 gennaio dopo Pistoia, il 25 dopo Brescia e il 2 febbraio contro Milano, l’OJM attuale non può battere nessuno. Buon lavoro durante lo stop: ce ne sarà assoluto bisogno per mostrare un piglio diverso dopo il mese peggiore del Terzo Millennio, statistiche alla mano.
    Giuseppe Sciascia

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