Jump to content

VareseFansBasketNews

  • simon89
    L’Openjobmetis chiude col sorriso il suo sofferto 2024/25, cancellando i rimpianti del passato recente più brillante con una gagliarda prova corale. Hurrà casalingo contro la Trieste dei mille ex per terminare col botto il cammino a Masnago: una vittoria che vale doppio, perché ottenuta contro un’avversaria da playoff e con motivazioni di classifica (ancorché senza Michele Ruzzier). E contro una brigata di ex freschi e freschissimi, ma senza alcun effetto amarcord nelle gambe e nella testa di una Varese frizzantissima a dispetto della salvezza in tasca. Tanti sorrisi e tante emozioni generate dai biancorossi attuali e non dagli ex: che differenza lunare rispetto alla notte del disastro contro Brescia per il ritorno di Giancarlo Ferrero.
    Stavolta gli applausi sono tutti per i giocatori di oggi, guidati da un Matteo Librizzi vagamente “Pozzecchiano” in alcune giocate d’istinto del secondo tempo giocato da protagonista quando Mitrou-Long (protagonista del primo) si è rovinato con i falli (4 al 22’ e il tecnico fatale a 3’18” dalla fine). E abbracciato alla fine da Matt Brase, che lo lasciò ragazzo e lo ritrova uomo: l’addio fuori tempo massimo di luglio 2023 non ha intaccato l’affetto di Varese per il coach dell’Arizona, che a fine gara si è mischiato ai tifosi a bordo campo per “battere cinque” ai giocatori dell’OJM (ma sul ritorno a Trieste per il 2025/26 ci sono molti dubbi: la priorità sarà ancora e sempre per la NBA). Molto solido anche Davide Alviti, ex vincente insieme al vice biancorosso Marco Legovich, ma soprattutto un tonante Akobundu-Ehiogu che la cura Kastritis ha trasformato in baluardo (8 rimbalzi e 5 stoppate). E dopo lo 0/8 al tiro a metà gara, i 20 punti nella ripresa di Jaylen Hands mettono il punto esclamativo a una gara che Varese ha vinto con una difesa capace di tenere a stecchetto le stelle avversarie Ross e Valentine.
    Sorrisi per l’oggi e promesse per il domani, ripartendo dal nucleo italiano – ancora molto bene Assui in difesa – e soprattutto da Ioannis Kastritis, l’uomo che ha trasformato la “banda del buco” difensiva delle prime 19 gare in un fortino resiliente e resistente? Intanto la vittoria su Trieste legittima a tutto tondo lo scampato pericolo, e per come era la situazione a febbraio non è poco. Ora toccherà alla società cercare di blindare i pezzi chiave (se il prezzo sarà quello giusto): la Varese dell’ultimo terzo di stagione ha il piglio e l’identità giuste per trasformare nuovamente Masnago in un fortino, la continuità la garantisce il ruolo cardine di coach Kastritis. Vedremo quanti dei giocatori usciti tra gli applausi stasera, domenica 4 maggio, faranno parte del progetto 2025/26: il massimo possibile sarebbe 6, ma la differenza la faranno i dettagli economici.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    La serie di sconfitte consecutive più lunga nella storia della Pallacanestro Varese.
    La sconfitta casalinga con più punti (-41) subiti di sempre nella storia della Pallacanestro Varese.
    La quinta e la sesta sconfitta con più punti (118) subiti di sempre nella storia della Pallacanestro Varese.
    La terza e la settima (novità di oggi, poi complimenti a una Virtus spietata e assetata di sangue, imbattibile e fragorosa…) sconfitta con gli scarti più pesanti (-41 e -37) di sempre nella storia della Pallacanestro Varese.
    Il peggior inizio di campionato di sempre (8 sconfitte in 10 giornate) nella storia della Pallacanestro Varese.
    Fino a più di metà della stagione, la squadra peggiore di sempre.... di tutta la storia della Serie A per rimbalzi offensivi (17,8) lasciati a partita agli avversari.
    E, a oggi, ma mancano ancora due partite, il campionato con meno vittorie di sempre della storia della Pallacanestro Varese dopo quello del 2007/2008.
    Questa è stata la Openjobmetis 2024/2025.
    Chiunque ami il bianco e il rosso che si accarezzano su una canotta faccia splendere un grande sorriso sulle propria gote questa sera: a diventare certa - grazie Scafati, grazie Pistoia - è stata la salvezza più complicata, impervia, sfuggente e sudata in 80 anni.
    Una salvezza che non può, però, e soprattutto non deve, cancellare quanto sopra. Ovvero una serie di fondi toccati che il cuore del tifoso dimenticherà, come normale e giusto che sia, presto, ma che chi ha in mano i destini di questa società farebbe bene a mettere in un cassetto facile da riaprire.
    Per studiare. Per non ripetere e ripetersi.
    Perché no, non è quella intrapresa negli ultimi due anni la strada tecnica per permettere a un vaso di terracotta come Varese di sopravvivere in un mondo cestistico di vasi di ferro. 
    Inesperienza, sottovalutazione delle difficoltà del campionato italiano, scelte pessime sul mercato perpetrate lungo tutto il campionato, idee messe davanti alle persone, proclami fatti senza avere il materiale cestistico e umano per renderli pratica, testardaggine tecnica abbandonata solo a un passo da un fondo irrecuperabile, solo con l'abiura totale - perché quello è stato, se non ve ne siete accorti - che ha “partorito” Kastritis (il quale non è tenuto all’impossibile con un roster del genere... E stasera si è visto).
    "Scola vattene", ha gridato e scritto qualcuno, con il belare di qualche pecora pescata sui social a fargli da eco, in un disagiato coro di stolti mariti che desiderano ardentemente attentare alle proprie virtù solo per far dispiacere alle rispettive mogli. Contenti loro...
    Meno signori, molto meno: sarebbe bastato e basterebbe uno “Scola pensaci”.
    Perché il futuro è sempre un libro bianco e pieno di speranza.
    Fabio Gandini

  • simon89
    C’è modo e modo di festeggiare una salvezza, arrivata anche per la matematica (con Scafati KO con Treviso), alla terz’ultima giornata dopo aver visto in più occasioni le fiamme dell’inferno. La Openjobmetis, probabilmente, ha scelto il modo peggiore: farsi cioè sculacciare dalla Virtus in quella che rimane una delle classicissime della Serie A del basket italiano. Alla Segafredo Arena il tabellone finale è impietoso, 104-67, e il quarantello non arriva giusto perché Jaylen Hands infila una tripla dall’angolo a una manciata di secondi dalla fine. Ma il divario resta oceanico e stride anche con un approccio alla partita positivo da parte di Varese.
    Dopo un quarto d’ora positivo però, i biancorossi vengono stritolati dalle Vu Nere e non riescono più a reggere i ritmi imposti dagli uomini di Ivanovic, oggi più che mai concentrati su un finale di stagione che deve ancora assegnare il primato in classifica e soprattutto vivere un tabellone playoff che Bologna vuole prendere di petto.
    Intendiamoci: i padroni di casa in questo momento appaiono ingiocabili, almeno per avversarie del livello della OJM. L’eliminazione dall’Eurolega ha permesso di sfoltire la rosa e aumentare ai massimi la concentrazione sul campionato: la difesa di alto livello, la precisione al tiro, la capacità di girare palla con incisività sono tutte armi che la Virtus ha messo in mostra rendendo inefficaci le difese varesine. E in questo contesto la sconfitta è comprensibile. Però, con 18 palle perse (alcune delle quali per troppa superficialità) e tanti errori anche non forzati, il crollo è stato fragoroso e ha rasentato la figuraccia.
    Ora al traguardo mancano due sole partite, in casa con Trieste e in trasferta a Venezia. Incassare almeno un’altra vittoria renderebbe più meritata la salvezza, finora arrivata soprattutto per demeriti altrui (a proposito: complimenti a Pistoia, ancora viva e vincente al Taliercio…). L’obiettivo è quello, anche se le parole di Kastritis (che invitava ai suoi a giocare come se il match di Bologna valesse in chiave playoff) per la prima volta sono state disattese. Vedremo se almeno il congedo da Masnago sarà più piacevole.
    PALLA A DUE
    Senza Alex Tyus, tornato in Israele, torna a referto Justin Gray in quota USA per Varese ma la sua presenza in campo durerà meno di 20”. Il quintetto di Kastritis però è il solito degli ultimi tempi, con la cavalleria Assui-Alviti in ala. Ivanovic affida ad Hackett la regia e tiene inizialmente seduto Shengelia dando spazio a Polonara, unico ex di turno. Prima del match, oltre al partecipato minuto di silenzio per Papa Francesco, arriva anche la notizia più importante: Scafati ha perso con Treviso (87-92) e Varese è salva senza giocare.
    LA PARTITA
    Q1 – Avvio con tanti errori e pochissimi canestri. Una canestro di Hands e la prima tripla di Alviti valgono il 5-1 iniziale per Varese mentre la Virtus litiga costantemente con il canestro. Da metà quarto in poi le cose migliorano per entrambe: Mitrou Long – uscito in avvio per un colpo, poi medicato – inventa un paio di prodezze che tengono la OJM avanti alla prima pausa, 13-17.
    Q2 – La riscossa della Segafredo è immediata: subito break di 14-0 che il timeout di Kastritis non riesce a stoppare con Belinelli e Shengelia esperti protagonisti. Poi una tripla in corsa di Alviti sui 24” ridesta l’attacco di Varese che grazie al suo fromboliere riaggancia anche la parità sul 28-28 a metà periodo. A quel punto però la Virtus affina la precisione delle sue bocche da fuoco e scappa di nuovo: tre triple in un minuto stroncano di nuovo i biancorossi, con Polonara nuovo padrone della partita. E con Morgan che a fil di sirena segna dall’arco nonostante una difesa Super-Attack di Bradford, 45-30.
    Q3 – L’intervallo non cambia le carte in tavola perché anche Clyburn decide di mettere un’impronta decisa sul match. Altro 9-2 bianconero in avvio di periodo e altra discesa al piano di sotto della OJM che si aggrappa al più giovane, Assui, per muovere il punteggio. Ma è poca roba di fronte alla marea bolognese dove in tanti arrivano presto in doppia cifra. Varese invece al 30′ è ancora senza tiri liberi tentati, anche perché attacca davvero poco il canestro; gli arbitri però ignorano una trattenuta di Cordinier su Hands (che aveva rubato palla) parsa solare e da sanzionare. Un episodio che, comunque, non incide e l’80-50 della mezz’ora è ampiamente indicativo.
    IL FINALE
    Il primo tiro libero arriva per il fallo tecnico a Pajola dopo una palla praticamente persa da Mitrou Long. Varese ha qualche sprazzo da Librizzi ma la Virtus non fa sconti, tocca il +40 alimentando Diouf e Akele sotto canestro. Alviti saluta con il quinto fallo, una situazione che ne ha condizionato la serata; Hands riporta i suoi sotto i 40 di scarto che, però, si ripresentano nel finale. Di nuovo Jaylen trova l’ultimo tiro da 3 e fissa il 104-67 di una serata che ricorderemo solo per il risultato di Scafati-Treviso, non certo per quanto offerto dai biancorossi.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Varese saluta – e ringrazia – Alex Tyus. Il pivot veterano dei campionati europei lascia la Openjobmetis per tornare in quel Maccabi Tel Aviv nel quale ha vissuto il momento più alto della sua carriera, l’Eurolega vinta a Milano esattamente 10 anni fa.
    La trattativa tra lo storico club israeliano e gli uffici biancorossi è accelerata nella giornata di martedì fino a trovare una conclusione rapida che porterà Tyus lontano dall’Italia fin da subito, senza attendere la salvezza aritmetica dell’Openjobmetis che, pure, è vicinissima.
    Il Maccabi era infatti alla ricerca di un giocatore con passaporto israeliano in vista dei playoff nazionali della Ligat Ah-Al nei quali i gialloblu hanno guadagnato la prima testa di serie. Una “griglia” delicata perché all’orizzonte si profila uno scontro totale contro i ricchi concittadini dell’Hapoel che puntano a loro volta all’ingresso in Eurolega.
    L’addio di Tyus è un’operazione importante dal punto di vista finanziario per il club diretto da Luis Scola: lo stipendio del pivot è alto (non ci sono cifre ufficiali ma si parla di circa 19mila dollari netti al mese) e risparmiare due mensilità con annesse tasse e contributi consente ai biancorossi di mettere da parte un gruzzolo importante. Al quale va aggiunto il buyout pagato dal Maccabi: anche in questo caso i dati non sono diffusi ma la cifra dovrebbe essere superiore ai 20mila euro: l’operazione per Varese ha quindi un valore totale che si avvicina ai 100mila euro.
    Soldi cui andranno anche aggiunti quelli risparmiati sul contratto di Jaron Johnson (anche questo non certo leggero) che è stato rescisso nei giorni scorsi senza una comunicazione ufficiale (il club fa sapere che la risoluzione è stata fatta in Legabasket ma va perfezionata quella del contratto tra le parti). In questo caso le cifre sono molto più modeste ma non irrilevanti e contribuiscono a dare qualche spazio di manovra in più per i conti societari.
    Tyus è stato invece ringraziato dal club di piazzale Gramsci con le parole seguenti:
    «Pallacanestro Varese, assecondando la volontà del giocatore di intraprendere una nuova esperienza professionale in un’altra squadra, comunica che nella giornata di oggi è stato trovato un accordo per la risoluzione consensuale del contratto con Alex Tyus.
    Il club biancorosso intende ringraziare Alex per l’impegno, la professionalità ed il contributo dimostrato durante la sua permanenza con la nostra maglia, augurandogli il meglio per il prosieguo della sua carriera».
    Professionalità e impegno, in effetti non sono mancati. Certo, Tyus è lontano dal giocatore che fu protagonista per diversi anni in Europa e probabilmente non ha reso come si sperava in casa biancorossa. La sua presenza però è risultata utile nel raggiungimento della salvezza anche perché Sir Alex non ha mai avanzato pretese dal punto di vista dei palloni da giocare e si è piuttosto messo al servizio delle necessità della squadra, prima con Mandole e poi con Kastritis. La sua esperienza varesina si chiude quindi dopo 20 partite con 5,2 punti di media in 19,1 minuti di impiego conditi da 6,2 rimbalzi.
    La partenza di Tyus lascia quindi a Kao Akbondu Ehiogu e ad Aka Fall i 40′ sotto canestro, anche se probabilmente in queste ultime tre partite anche Grant Anticevich avrà qualche scampolo da “numero 5” aprendo di conseguenza spazi in ala forte a Ethan Esposito. Resta invariato l’assetto con sei stranieri perché tornerà a referto Justin Gray, la cui ultima apparizione sul parquet risale al 2 marzo a Trapani a causa dell’infortunio muscolare al polpaccio.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Due settimane dopo, le urla sono di tutt’altro tenore. Nella maledetta sera del Cremonazo, dal ventre di Masnago (gli uffici, la zona spogliatoi…) arrivavano ruggiti di rabbia, di spavento, di nervoso. Stavolta il volume delle voci è ancora alto ma il tono è completamente differente: sono grida di gioia, di sollievo. Di festeggiamento perché l’89-84 con cui la Openjobmetis piega Sassari porta – finalmente – la Pallacanestro Varese ad accarezzare la salvezza.
    Non ad abbracciarla del tutto per il momento, perché la matematica tiene ancora aperto un minimo dubbio, però stavolta la squadra di Kastritis sfrutta il match-ball proposto dal calendario e lo fa con pieno merito. Non lo diciamo solo a sensazione o solo guardando l’andamento della partita (biancorossi sempre in vantaggio dal 9-8 del 5′). Lo diciamo perché Librizzi e compagni costruiscono una partita dalle percentuali sontuose: 65,2% al tiro da 2, 47,2% da 3 punti e 100% ai liberi.
    Numeri clamorosi ai quali si aggiunge la quasi inedita vittoria a rimbalzo ma pure una difesa a tratti davvero incisiva, aggressiva, decisiva. Puro stile Kastritis, insomma, e non è un caso se alla fine tutto il pubblico riservi al coach greco l’ovazione: lui si schernisce ma quando il vicepresidente Perego lo riporta in mezzo al campo, sotto alla curva e a completare il giro d’onore, il matrimonio tra Varese e il suo tecnico è consumato del tutto.
    E pensare che questa prestazione sarebbe potuta non bastare, perché dall’altra parte della barricata la Dinamo ha dimostrato sul campo quel che significa “Non mollare mai”. Sotto anche di 14 nel primo tempo, la squadra di Bulleri si è risollevata nella ripresa grazie alla spinta di Weber e Bibbins: respinta più volte è arrivata sino al -3 palla in mano a mezzo minuto dalla fine. Ma stavolta la beffa sarebbe stata ulteriormente ingiusta e a scacciare ogni dubbio è stato Jaylen Hands, l’uomo cui Varese ha puntato forte per sistemare le cose. La guardia americana ha quindi chiuso la gara con un morbido jumper a 15” dalla fine completando una prova da 27 punti e 8 assist che dà la misura della sua importanza.
    Ma la stessa cosa si deve dire di Davide Alviti, sempre presente con le sue triple nei momenti più delicati del match. All’elenco va aggiunto Matteo Librizzi, autore di un primo tempo poderoso (al contrario di Mitrou Long) e poi rallentato dai falli. Insomma: non ci si salva da soli e l’elenco dei giocatori sufficienti – lo trovate nelle pagelle – è lungo. Anche in questo Kastritis è stato determinante, a costo di fare da parafulmine nel caso Nino Johnson: compattare la squadra sia sul lato tecnico sia su quello mentale è stata la mossa decisiva. Varese ce l’ha fatta, e come dice Toto Bulgheroni negli spogliatoi, «a questo punto ci siamo meritati questo risultato». Ma lo fa quasi sottovoce, lasciando agli altri – pochi metri più in là – le urla di gioia.
    PALLA A DUE – L’esperimento con Anticevich in quintetto è già esaurito. Kastritis torna con l’assetto precedente, ovvero Assui-Alviti in ala. Anche perché Bulleri deve rinunciare sia a Thomas (che era in dubbio) sia ad Halilovic: il giovane Vincini è pivot titolare e non sfigura. Tanto pubblico a Masnago (anche diversi giovanissimi atleti impegnati nei tornei pasquali), nessun accenno alla contestazione avvenuta con Cremona.
    LA PARTITA
    Q1 – Il brutto avvio di Mitrou Long si riflette sul gioco di tutta la squadra che nelle battute iniziali finisce sotto 5-8. L’innesto di Librizzi cambia però le cose: due triple del capitano seguito con la stessa arma da Bradford, Assui e infine Alviti danno a Varese la spinta giusta per andare in vantaggio: la OJM tocca il +8 e chiude 23-17 la prima frazione mostrando una difesa molto incisiva e solida.
    Q2 – Curiosamente anche il secondo parziale termina con lo stesso punteggio, 23-17, e la Openjobmetis è ancora brava ad affidarsi di volta in volta ai giocatori più pronti. Tra loro non c’è Mitrou Long, un solo canestro in contropiede in mezzo a mille errori, anche goffi, al tiro e in costruzione. Meglio Librizzi mentre anche Hands e Alviti cominciano a carburare e mentre il trio Assui-Kao-Tyus dà sostanza in retroguardia. A metà gara è 46-34 con Cappelletti che infastidisce ma non abbatte la difesa biancorossa.
    Q3 – L’avvio di terzo periodo sembra quello della tradizione: Varese diesel e avversari – Fobbs nello specifico – che colpiscono in velocità. Tocca ad Alviti dare la prima scossa, poi Mitrou Long dimostra di aver fatto suonare la sveglia e per qualche minuto regala spessore. Il play risponde alla coppia Weber-Bibbins che nella ripresa sarà decisiva per Sassari: ospiti per un momento tornati a -3 ma poi vengono ricacciati indietro da Hands e soci (64-55) nonostante un gigantesco regalo arbitrale sull’ultima azione.
    IL FINALE
    Il tema dei fischietti tornerà d’attualità in alcuni momenti del quarto periodo, in particolare sul quinto fallo di Librizzi e quarto di Alviti (in rapida successione) che lasciano parecchie perplessità. Il punteggio, intanto, procede a elastico: Bibbins riporta i suoi fino al -5, Hands replica da par suo segnando o alimentando il braccio di Alviti per una Varese di nuovo a +10. Quando arrivano gli ultimi 4′ però subentra un po’ di paura: qualche errore, qualche tiro rifiutato e Sassari che fiuta l’occasione. Mitrou Long, tornato in deficit, combina un altro guaio (palla persa e antisportivo, stavolta senza dubbi) poco dopo un canestro in giravolta di Assui. Hands non trema in lunetta ma a un certo punto Sassari è a -3 e palla in mano a 33” dalla fine. Fobbs però sfonda su Mitrou Long e poco dopo Hands gestisce alla perfezione il possesso. Morbido canestro in sospensione, timeout di Bulleri e ferro che respinge la tripla (ben costruita) di Veronesi: il rimbalzo di Alviti spazza ogni timore, per Varese è una Pasqua di festa sotto canestro.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Vittoria importantissima per Varese che ipoteca una salvezza che dopo la debacle contro Cremona sembrava una chimera. La OJM scende in campo con il giusto piglio e rimane al comando delle operazioni praticamente tutto l'incontro con un finale thrilling che sembrava la fotocopia della sconfitta con Cremona. Per fortuna un Hands sempre più bomber di Varese ha le qualità e gli attributi per chiuderla con un canestro nei secondi finali che portano la vittoria e l'esplosione di entusiasmo del pubblico presente a Masnago. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Akobundu Ehiogu 7: rispetto al giocatore visto solo qualche partita fa sembra la sua bella controfigura. Presentissimo sui cambi lontano da canestro oscura la valle sugli attacchi al ferro dei sardi. POLIPO
    Alviti 7.5: si conferma ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che è il collante e l'anima di questa squadra. Se Varese salverà la categoria anche quest' anno sicuramente buona parte del merito è di Dado che con la miglior stagione della sua carriera ha sempre sorretto la baracca. COLONNA
    Mitru Long 6: primo tempo censurabile poi nella ripresa cerca e trova fiducia riuscendo ad incidere, oltre che nella metà campo difensiva anche in attacco mettendo canestri ad alto coefficiente di difficoltà. FENICE
    Bradford 6.5: anche la guardia americana trova una discreta serata dove viene battezzato dai sardi e lui li punisce con freddezza. ICEMAN
    Tyus 7: si divide equamente il minutaggio con Kao e si merita tutti i minuti che Kastritis gli concede. Solo 2 punti a referto ma rimbalzi, stoppate e intimidazione  nel pitturato. Sicuramente la migliore delle ultime uscite per Alex. RESUSCITATO
    Anticevich 5: gioca scampoli di partita e nonostante gli vengano costruiti 2 buoni tiri non trova la via del canestro. SPAESATO
    Librizzi 7: delirio di onnipotenza del capitano che nel primo tempo realizza 4 bombe su 4 tentativi e viene fatto sedere solo per preservarlo dopo il suo secondo fallo. Nella ripresa cala ma sarebbe stato quasi impossibile mantenere quel rendimento. CONDOTTIERO
    Reghenzani N.E.
    Esposito N.E.
    Assui 7: partita da giocatore consumato, poi vai a guardare l'anagrafe e scopri che è un 2006. Difende su tutti con grinta e attenzione non comuni e in attacco dà sempre l'impressione di poter essere pericoloso. PIÈ VELOCI
    Fall N.E.
    Hands 8: si conferma il principale terminale offensivo di Varese e in un finale che stava per riproporre un copione già visto riesce a chiudere la partita con un canestro dal mid range tutt'altro che semplice. FINISSEUR

  • simon89
    Pacato, sorridente, gentile, si apre in un sorriso quando scopre la saletta dedicata alla registrazione dei podcast. «This is my favourite!» esclama quando vede accendersi la scritta luminosa “On Air” al di sopra della porta. Jaylen Hands è il primo giocatore della Pallacanestro Varese a visitare “Materia”, la nuova redazione di VareseNews, per un’intervista che non è ancora un consuntivo di fine stagione, perché il numero 50 biancorosso ha ancora una missione da portare a termine: la salvezza matematica della Openjobmetis.
    La guardia 26enne, nata a San Diego, è l’uomo di riferimento per l’attacco della squadra di Ioannis Kastritis come lo era nella versione diretta da Herman Mandole. Un ruolo che lo ha portato a segnare oltre 19 punti a partita, secondo nella classifica marcatori di LBA dietro Rob Gray (che nel frattempo è andato in Turchia) e che probabilmente lo farà diventare il giocatore più prolifico del campionato in termini assoluti. E d’altra parte fin dal college (UCLA) il suo ruolo è stato quello di “punta” offensiva delle sue squadre, una situazione che lo ha fatto arrivare sino a essere scelto nel draft NBA del 2019, quello di Zion Williamson e Ja Morant.
    Jaylen, questa è la sua prima stagione in Italia dopo aver giocato in Serbia, Germania, Belgio, Grecia e Spagna. Come giudica il livello della nostra Serie A? «Ho un’ottima opinione del campionato italiano: il livello è alto e lo considero al pari con la Spagna. Mi piace anche come sia gestita l’organizzazione in generale: dal modo in cui si lavora in palestra fino ai canali social delle squadre e del torneo. Sono contento di aver scelto di giocare qui quest’anno».
    Come invece giudica la vita quotidiana in Italia? Quali aspetti le piacciono e quali no? Lei arriva da San Diego: cosa le manca di casa?
    «Ci sono molti posti piacevoli da visitare: Varese, certamente, mi piace come città ma poi nei giorni liberi ho visto Milano, la Svizzera, il lago di Como oppure nella pausa di febbraio sono volato in Marocco con la mia fidanzata che era venuta a trovarmi. Posti che altrimenti, dagli USA, sono difficili da raggiungere. In settimana invece non ho una vita movimentata: mi alleno, cucino un po’, guardo Netflix e faccio i puzzle anche se sono da tre mesi sullo stesso. Qui comunque è bello vivere: ho trovato locali piacevoli per cenare ma anche strade su cui guidare a lungo. Per quanto riguarda San Diego, ovviamente mi manca la famiglia, qualche ristorante che amo e… il meteo perché da noi fa caldo anche tra dicembre e gennaio. Ora qui dovrebbe arrivare il bel tempo» (lo dice guardando il playground esterno a Materia dove avremmo voluto realizzare l’intervista se non avesse continuato a piovere… ndr)
    Al college lei era accostato a Russell Westbrook tanto da ricevere il nomignolo “Baby Westbrook”. Un soprannome che le piace, in cui si identifica oppure una similitudine che può rivelarsi un peso?
    «Direi che è una cosa piacevole anche se non l’ho mai del tutto “interiorizzato” perché ovviamente Westbrook è stato l’MVP della NBA. Lo prendo come un complimento naturalmente ma a dire il vero non ci penso in modo particolare».
    Lei venne scelto al Draft NBA del 2019. Come visse quel momento unico nella carriera di un giocatore?
    «Avevo disputato una buona stagione al college ma non sapevo se mi avrebbero chiamato quindi non andai alla cerimonia anche se il mio agente mi disse che c’era la possibilità di una scelta al secondo giro. Allora quella sera feci un pisolino, poi andai a prendermi un bel gelato di Cold Stone e quando tornai ricevetti la telefonata del mio agente. “Sei mai stato a Brooklyn?” mi domandò. “No perché?”. “Che importa… andrai a Brooklyn!”. Abbiamo festeggiato con tutta la famiglia: fu davvero fantastico».
    Lei purtroppo non hai mai giocato in NBA: è un obiettivo ancora vivo oppure ha deciso di concentrarsi sulla carriera europea?
    «Io e la mia famiglia pensiamo che l’obiettivo sia quello di giocare al livello più alto possibile. Quindi, certo, la NBA resta un obiettivo ma allo stesso tempo non è tutto, non è un’ossessione».
    Fino a oggi lei ha cambiato squadra ogni estate. È stata una sua scelta precisa oppure questo è dipeso dalle dinamiche del mercato? E quanta possibilità c’è di rivederla a Varese l’anno prossimo?
    «Il fatto che io abbia cambiato spesso maglia dipende soprattutto dalle dinamiche europee. Qui la maggior parte delle squadre offre un anno di contratto e quindi poi tutto deve essere ridefinito. Poi per noi americani contano anche diversi altri fattori: siamo lontani da casa quindi il posto in cui giochiamo deve soddisfare le nostre esigenze sia per quanto riguarda la vita quotidiana, sia per lo stipendio, il livello di competizione, il fatto che piaccia ai nostri familiari. Per quanto riguarda me e Varese credo che per prima cosa ci si debba concentrare sulle partite che ci mancano da qui alla fine del campionato in cui dobbiamo cercare di ottenere il massimo. Poi vedremo cosa succederà».
    Restiamo a Varese: come avete affrontato il cambio di allenatore? Era inevitabile? E cosa è cambiato tra Mandole e Kastritis?
    «Quando si cambia l’allenatore si va ovviamente incontro a due filosofie differenti: credo che in questi casi il compito di noi giocatori sia quello di presentarsi in palestra e dare il meglio di noi stessi. Quindi, da questo punto di vista, non mi interessa molto di come cambino le dinamiche: il mio obiettivo è quello di farmi trovare pronto. Detto questo, sono contento del lavoro che sta svolgendo coach Kastritis perché ha migliorato il nostro gioco soprattutto in difesa, ma mi trovavo bene anche con Herman e gli auguro un buon futuro per la sua carriera nel basket».
    Contro Scafati ha realizzato 42 punti, il record per la LBA di questa’anno. Cosa si prova in quei momenti? A cosa ha pensato? C’è stato un complimento che le ha fatto piacere particolare?
    «Beh, c’era la soddisfazione per aver segnato tanto ma anche perché in quella partita siamo riusciti a ribaltare la differenza canestri vincendo con 13 punti di vantaggio, una situazione importante per la classifica. E poi mi hanno regalato il pallone della gara e me lo porterò a casa negli USA come ricordo quest’estate. Tra i complimenti ricevuti, forse i più belli sono stati quelli di Luis Scola».
    Lei conosceva già Luis prima di venire a Varese? Che rapporto ha con lui?
    «Lo conoscevo perché ricordo Scola giocatore soprattutto con la maglia di Houston. Mi ricordo proprio la sua figura: alto, con la fascia in testa, i capelli un po’ lunghi e… quel tiro da fuori con cui faceva canestro spesso. Oggi con lui ho un buon rapporto ma penso che valga un po’ per tutti dentro alla squadra: è una persona molto coinvolta, molto pratica, che ha dato vita a un progetto importante e che ha accanto anche la famiglia. Mi piace molto quello che sta facendo per Varese».
    Questa domanda è un po’ delicata: è vero che lei e Jaron Johnson avete litigato, probabilmente a Pistoia?
    «Con me? No, posso solo dire che Jaron è un ottimo giocatore».
    Per concludere, in attesa delle ultime partite, che bilancio fa della sua annata a Varese?
    «È stato un anno difficile perché sono cambiate un sacco di persone all’interno della squadra dall’inizio a oggi. Però apprezzo molto chi è rimasto accanto a me: apprezzo ogni allenatore, ogni giocatore, ogni membro dello staff che fa parte del nostro programma perché sento che tutti stanno dando il massimo. E allo stesso tempo voglio ringraziare i tifosi che ogni domenica ci sostengono con passione: è bello vedere come tutti a Varese cercano di promuovere la Pallacanestro».
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Meritata, meritatissima, e pazienza se per qualche momento anche questa volta ai tifosi sono tremati i polsi. La Openjobmetis torna a vincere, lo fa in trasferta e centra un successo in uno scontro diretto per la salvezza, prendendosi pure il lusso di un vantaggio in doppia cifra. Un riscatto notevole, quello arrivato sul campo di Napoli, dopo l’ennesima settimana durissima dalle parti del Campus.
    A Fuorigrotta il punteggio finale dice 87-97 e spiega diverse cose.

    La prima: coach Kastritis e il suo gruppo attuale hanno raccolto in una volta tutto quello che hanno seminato nelle ultime settimane.

    La seconda: se con Cremona l’attacco si era inceppato, a Napoli la fase offensiva è tornata a girare ad alti regimi, magari con qualche prodezza a togliere le castagne dal fuoco ma anche quelle fanno parte del gioco.

    La terza: con questo successo abbinato a quello ottenuto a Masnago, il doppio confronto ora pende per 2-0 dalla parte biancorossa. Probabile che, alla fine, questo dato non serva ma intanto Varese se lo è messo in tasca.
    Insomma un sabato sera finalmente da leccarsi i baffi, anche perché Scafati ha perso nettamente in casa contro Reggio Emilia: ciò significa che nelle ultime quattro giornate i campani dovrebbero vincere tre partite in più di Librizzi e compagni. Ovvero: la salvezza torna ad avvicinarsi nonostante la tragica sconfitta con Cremona che ora può finalmente essere archiviata.
    Parlavamo di semina, non a caso: contro una Napoli meno precisa di altre avversarie, la difesa aggressiva dei biancorossi viene ripagata da recuperi e tiri sporcati in pieno stile Kastritis. E la mano del coach greco si vede anche nel rendimento di Kao, che non è l’MVP per via del rendimento offensivo dei compagni ma che dà lezioni di “chiusura dell’area”, e pazienza se Napoli tira con oltre il 50% da 3 punti, perché quando si avvicina a canestro trova difficoltà a farsi spazio.
    Parlando d’attacco invece, i 29 di Hands sono scintillanti anche se l’americano – eccellente rifinitore – spreca troppo in fase di costruzione (7 perse). Chi invece abbina bene entrambe le fasi sono Librizzi e Mitrou Long: se i tre esterni producono così tanto, per la difesa avversaria è difficile prendere le misure. E infine va sottolineato un ultimo dato: la OJM vince anche a rimbalzo, cosa ancora più rara di un successo esterno. Se anche questo numero va a posto, perdere diventa davvero difficile. E contro Sassari Varese può davvero chiudere ogni discorso per evitare la retrocessione, a patto di non perdere la concentrazione.
    PALLA A DUE
    Ioannis Kastritis regala una sorpresa in avvio inserendo Anticevich in quintetto base anche se l’esperimento durerà poco. A fargli posto è Assui con Alviti che torna in posizione di ala piccola. Valli mette qualità nel quintetto con un trio di esterni formato da Pangos, Green e Pullen; i tre ex (De Nicolao, il rientrante Woldetensae ed Egbunu) sono nella seconda unità.
    LA PARTITA
    Q1 – Varese si presenta con due canestri cui replica subito Pullen. Il match di Anticevich finisce dopo 3′ con due falli consecutivi su Zubcic ma Assui è nato pronto e dà subito un buon contributo. Napoli non sbaglia mai al tiro ma concede divrse palle perse che aprono il contropiede della OJM, abile a sfruttare la situazione. Kastritis alterna i pivot con Kao meglio di Tyus, poi il finale di quarto è firmato da Hands: tripla da 9 metri e schiacciata rovesciata in contropiede per il 20-26.
    Q2 – Napoli resta vicina nelle prime battute del secondo periodo, poi però Varese prende il volo. Kao stoppa tutto e blinda l’area, Librizzi carica le triple e anche Mitrou Long trova più gloria che pernacchie. Nel momento migliore la OJM tocca il +15 anche se i campani limano subito il distacco senza tuttavia riuscire a ricucire per davvero. Hands dopo aver rifiatato, stoppa subito la reazione campana, poi arrivano un gioco da tre punti di Mitrou e una schiacciata di Kao. Un +12 cui replica sulla sirena il solito Pullen cui Alviti concede troppo spazio: 41-50.
    Q3 – Al rientro in campo Varese deve evitare di bruciare il margine di vantaggio e ci riesce perché trova punti da tante mani diverse: segnano Assui, Hands e Mitrou Long e così Napoli si trova sotto di 16. De Nicolao cerca la rubata su Hands toccandogli la palla, l’americano la riprende nella sua metà campo, il play veneto protesta e si becca il tecnico che, sommato a un antisportivo precedente, significa espulsione. Ma come spesso avviene, al posto di capitalizzare, la OJM ha una flessione: Wolde e Green riavvicinano Napoli colpita però da Librizzi, Hands e Tyus. Dopo il massimo vantaggio (+17) arriva la sirena sul 62-75.
    IL FINALE
    I primi 2′ trascorrono veloci senza particolari sussulti, poi Hands si fa fregare due volte palla e regala un misto di parolacce e paure ai tifosi biancorossi. Napoli si fa viva intorno ai 10 punti di distacco però la OJM mette un argine con il solito Librizzi, imprendibile, e con Hands che da 3 è una sentenza. Ci prova Green ma stavolta anche Bradford si rende utile dall’arco, poi due slalom vincenti di Mitrou e Hands consolidano il margine mentre i biancoazzurri sprecano due palle recuperate con passaggi lunghi e gettati al vento. Perderla, a questo punto, diventa impossibile: un passaggio di Alviti intercettato regala a Napoli l’ultimo sussulto ma non basta. La sirena suona sull’87-97 e vuol dire un gran pezzo di salvezza.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    In un momento così, con un finale così, prima del commento deve arrivare la cronaca.
    Che racconta di come questa Varese-Cremona non si sia conclusa al 40’ (anzi al 45’), ma abbia avuto un epilogo quasi inevitabile nel ventre turbato del Lino Oldrini, pregno di una tensione che ha incontrato pochi argini nel suo deflusso. 
    Chi c’era ci racconta di un uomo solo che consuma le suole delle scarpe facendo avanti e indietro per i corridoi, devastato dal risultato e da come è maturato, dall’abisso in classifica che ora si apre sotto la sua società, dagli insulti appena ricevuti, dall’aver visto uno dei propri figli - che quegli insulti li ha uditi perfettamente - uscire in lacrime dal campo. 
    Alla sua prima partita da professionista.
    E chi c’era racconta di urla provenienti dagli spogliatoi, percepite da tutti i giornalisti presenti  in loco per la conferenza stampa, tali da spingere uno dei gm a correre fuori dalla sala stampa per cercare di capire cosa stesse succedendo.
    E racconta di un poliziotto che si infila di corsa nel tunnel, e di un tifo organizzato che preme alle porte, chiedendo un confronto che poi ottiene, in una tensione che le parole cercano almeno di contenere. 
    State con noi o contro di noi?
    È il fondo. Un altro fondo, un altro tumulto di San Martino dopo quello avvenuto nella domenica della “caccia a Mandole”, nell’ultima recita argentina prima delle dimissioni. Cosa succederà ora?
    La verità è che ora non c’è più tempo. Aprile, nel basket giocato, è il mese in cui le parole non contano più, al pari delle decisioni tardive, dei cambi di direzione, delle speranze.
    Aprile è il mese in cui contano i fatti, in cui le azioni sono l’unico elemento che finisce nello script che sceneggia il film.
    E allora il tiro sbagliato da Elijah Mitrou-Long a 35” dal termine - sul +4 (che poco prima - a 53” dalla sirena - era un +7), goffamente eseguito (era peraltro facilissimo da realizzare…) senza nemmeno considerare la possibilità di tenere il possesso e lasciar così trascorrere i secondi, “ammazzando” in tal modo e con la complicità del cronometro le velleitarie chance di rimonta Vanoli - è il simbolo di tutto ciò che ci ha portato al qui e ora, ovvero alla “vista” sul desolante panorama della retrocessione.
    Quest’errore, questa decisione tecnica che va in sprezzo anche di un minimo di buonsenso applicato alla pallacanestro, è il riassunto di una stagione, di tutti gli errori commessi, di tutte le stranezze fatte passare per normalità, di tutte le domeniche trascorse da cicala invece che da formica, di tutti i cambi di roster che hanno reso questa squadra un ibrido tecnico che ora prova a lottare, ma che non sa quasi più vincere.
    Perché non lo ha mai davvero saputo.
    Perché è nata sbagliata e sbagliata morirà, cadendo nel burrone o trovando (e ce lo auguriamo con tutto il nostro cuore) il modo di scrivere un finale che in questo momento tuttavia non giureremmo esista nella mente del dio del basket, visti certi segnali.
    Fabio Gandini

×
×
  • Create New...