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VareseFansBasketNews

  • simon89
    L’euforia è durata il tempo di un permesso premio, di una cena di Natale, di un fuoco di paglia. Di un derby con Milano. Spento quell’incendio, caldissimo ma breve, ecco di nuovo il gelido inverno sulla Openjobmetis che esce con le ossa triturate dal PalaBigi di Reggio Emilia (98-70) al termine di un’altra prova tra il deludente, il pessimo, l’imbarazzante.
    Lasciamo per un attimo da parte il fatto che si sia perso: quello può capitare con le avversarie scarse, figuriamoci con quelle forti quale è questa Unahotels. Ancora una volta è necessario disquisire del modo in cui si è perso: Varese, una squadra in lotta per non retrocedere, anche in Emilia si permette di rientrare dall’intervallo senza nerbo, senza concentrazione, senza fame. Risultato: dopo 2′ della ripresa si sarebbe potuta omologare la sconfitta, perché la formazione di Priftis ha letteralmente travolto quella di Mandole.
    Una squadra che, forse, sta cercando di battere qualche primato: mai avevamo visto un giocatore (Gray a Cremona) tirare tre volte senza prendere il ferro, mai avevamo visto un quintetto (Varese a Reggio) fallire per due volte una rimessa da fondo campo. Un evento eccezionale come quelle comete che – si dice – portano sfortuna. Una situazione talmente brutta da lasciare stupiti, prima che arrabbiati.
    Ma fosse solo quello… La OJM perde ogni duello diretto, consente addirittura a Reggio di fare quel gioco di corsa che dovrebbe essere tipico dei biancorossi lombardi, viene travolta dall’attacco di casa in maniera tanto efficace quanto scolastica. Una catena semplice e perfetta: controllo dei rimbalzi, ritmo nell’attacco, precisione e rapidità nei passaggi, palla sotto o sul perimetro o in mezzo all’area per 2 o 3 punti facili. Varese e il suo allenatore (quello che voleva la “squadra più aggressiva d’Europa”: sì, buonanotte…), a guardia del canestro, non ci hanno capito nulla, in costante ritardo sulle rotazioni, a concedere mis-match ingiocabili contro i potenti lunghi di casa.
    E anche a difesa schierata gli esterni reggiani (Winston e Barford) hanno fatto a pezzi gli Sykes, gli Hands, i Librizzi. A proposito di Sykes, uno dei troppi a contendersi la palma di peggiore in campo, c’è pure la possibilità che abbia un problema muscolare: Mandole ha spiegato che non si sa ancora se si tratti solo di un fastidio o di qualcosa di serio, ma intanto nella settimana che porta al match con Napoli c’è un’altra gatta da pelare. Napoli che, per inciso, ha battuto Scafati e si è mossa da quota zero: insomma, nella lotta per non retrocedere c’è anche la Gevi tutt’altro che arresa. Una lotta in cui la Varese di Mandole è dentro con due piedi.
    PALLA A DUE
    Nulla da segnalare sul fronte prealpino: tutti a disposizione per Mandole che sceglie ancora Akobundu pivot titolare tenendo di rincorsa Tyus. Priftis non ha l’infortunato Jamar Smith ma può contare sull’ultimo arrivato Kenneth Faried, storia importante in NBA alle spalle, che si aggiunge a un pacchetto lunghi di valore. Qualche decina di tifosi ospiti al PalaBigi; arrivano anche gli ultras ma in silenzio e senza striscioni.
    LA PARTITA
    Q1 – Una tripla di Hands apre i giochi ma resterà un caso isolato, per lui e per la squadra. Piuttosto, nella OJM piace il piglio di Kao e piace anche Gray nonostante la mira dall’arco fuori bersaglio come tutta quella della squadra. Reggio approfitta degli errori ospiti dall’arco e scappa con Gombauld e Winston, però nel finale una tripla di Assui (dopo 11 errori di squadra…) e un canestro di Alviti riportano la OJM a contatto (22-17).
    Q2 – L’avvio del secondo periodo propone la Unahotels in controllo nei primi minuti, poi però Varese ritrova le geometrie d’attacco e di conseguenza anche tiri più aperti dall’arco. Doppietta pesante Alviti-Librizzi per il -1, poi 4 punti emiliani e ancora OJM a segno fino al sorpasso (34-35) realizzato con la tripla di Gray. Il momento migliore però si interrompe, perché Reggio torna a chiudersi in difesa e soprattutto a trovare i punti delle guardie: Barford e Winston riallungano il parziale, con Sykes che trova i primi 2 punti a 1” dal 20′: 48-41.
    Q3 – Il rientro in campo è un incubo a occhi aperti. Pronti-via, Reggio piazza un parziale di 11-2 (solo una schiacciata di Kao) mentre la Openjobmetis butta nell’umido due rimesse consecutive in difesa. Reggio aggiusta la mano, colpisce a ripetizione anche quando il pugile lombardo è tramortito e riverso sulle corde. Winston, Barford ma anche Cheatam scherzano, segnano, viaggiano a ritmi altissimi e solo un paio di azioni firmate Johnson e Alviti riportano gli ospiti a un distacco appena più accettabile. I 28 punti subiti in 20′ spingono all’inferno la OJM, 76-62.
    IL FINALE
    I dieci minuti finali potrebbero anche essere evitati ma il regolamento non lo consente. Allora Reggio ne approfitta per consegnare i regali di Natale ai suoi lunghi, pescati con regolarità sotto il ferro perché la difesa ospite crolla al secondo passaggio dei reggiani. Johnson fa la guerra contro i mulini a vento, segnando qualche punto, Hands a partita finita aggiusta il tabellino (non fatevi ingannare!) mentre Librizzi, anch’egli sotto la sufficienza, finisce i falli a disposizione prima della fine. Termina 97-80, altro che Buon Natale. Sembra di più un Venerdì Santo.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Avete presente quei “rimbalzi” che avvengono in borsa quando un titolo prima crolla e poi, il giorno dopo, schizza alle stelle? Ecco, a Masnago è avvenuta la stessa cosa: al termine di una settimana di passione, difficoltà, polemiche e paure la Openjobmetis cancella il disastro di Cremona e si regala un’incredibile vittoria nel derby con Milano, 94-92.
    Una cosa impensabile, un “miracolo di Natale” ancor più grande di quello compiuto contro la Virtus: dopo anni di sconfitte contro avversarie d’Eurolega questa Varese piazza un 2 su 2 che è oro colato in una classifica per il resto paurosa ma che questa sera è un pochino meno brutta. E non c’è solo il risultato da sottolineare: c’è il merito per come è arrivato visto che la squadra di Mandole ha comandato da primo all’ultimo minuto (salvo che sul 9-10), c’è l’apporto di tutti i giocatori alla causa, c’è la risposta di un pubblico che – come speravamo – ha lasciato fuori le critiche e si è messo al servizio della squadra. Perché battere l’Olimpia è una possibilità troppo bella per essere sprecata, sciolta nelle polemiche e nelle ripicche.
    A voler cercare il pelo nell’uovo, ci sarebbe quel problemuccio cardiaco per i 4.700 tifosi che a 14” dalla fine si sono visti rimettere in discussione un successo già in tasca a causa di un paio di dabbenaggini di Librizzi e Gray (entrambi ottimi nel corso della gara): una tripla senza senso del play e un blocco irregolare dell’ala hanno dato a Milano i possessi del sorpasso-beffa ma questa volta Nico Mannion è riuscito laddove aveva fallito nelle prime giornate, far vincere la Openjobmetis. L’ex ha sbagliato un’entrata e forzato la tripla del possibile +2 a 4” dalla fine nel tentativo di scacco matto, e così dopo l’1/2 di Hands in lunetta all’Armani rimasto solo il tiro della disperazione di Bolmaro, ampiamente fuori bersaglio.
    Ma come ha fatto Varese a vincere il derby? Tornando su quei ritmi alti che erano mancati nelle ultime partite, e non è un caso se la OJM abbia imbucato 94 punti a una difesa temuta come quella di Messina (fischiato, ma generoso nei complimenti a fine gara). I tre esterni (Sykes, Hands, Librizzi) hanno garantito maggiore corsa pur tra limiti ed errori, Gray e l’MVP Johnson hanno colpito, difeso, retto gli urti mentre l’esperienza di Tyus stavolta si è fatta sentire. E allungare con Assui le rotazioni è stata un’altra scelta intelligente specie per puntellare la difesa che ha fatto il suo dovere, anche nella lotta a rimbalzo.
    Questa reattività e attenzione generale hanno costretto l’Olimpia a spremere i suoi VIP (LeDay, Brooks, Shields su tutti) a meno di 48 ore dal match di Barcellona perché il secondo quintetto di Messina ha mostrato passaggi a vuoto preoccupanti. E alla lunga anche una corazzata come Milano ha accusato il colpo, la fatica di continuare a galoppare, arrivando meno lucida nel finale quando alcuni errori hanno garantito a Varese il minimissimo vantaggio, sufficiente per far festa.
    PALLA A DUE
    Clima teso ma tutto sommato vivibile prima della palla a due a Masnago dove la Openjobmetis è comunque sostenuta dai suoi tifosi. Alla presentazioni arrivano applausi per un ex, Caruso, e un misto di applausi e fischi per Mannion. Piuttosto è al nome di Mandole che il pubblico si accende e “regala” la prima contestazione al tecnico argentino. Il quale rimette Kao in quintetto con Tyus dalla panchina. Messina fa riposare due grandi protagonisti del momento, Causeur e Mirotic, affiancando Gillespie a LeDay.
    LA PARTITA
    Q1 – Due lampi di Hands e una schiacciata di Johnson aprono l’incontro con un 7-0 varesino cui Messina reagisce chiamando timeout e strigliando i suoi. Milano inizia allora a camminare e si riporta subito in scia (unico sorpasso con Mannion: 9-10) anche se l’ingresso di Alviti e Tyus è determinante per lo scatto che dà all’OJM il 21-15 del 10′.
    Q2 – Varese valica il +10 di vantaggio, trova Gray reattivo con 6 punti in un amen ma allo stesso tempo rischia di sprecare lo scatto facendosi infilzare due volte da Flaccadori. Non è però tempo di cedere: Messina chiama la zona per infastidire l’attacco biancorosso che però replica con le triple di Gray e Librizzi. E Sykes, cresciuto pian piano nel corso del quarto, inventa la magia del 54-43 sulla sirena.
    Q3 – L’Olimpia rosicchia qualcosa in apertura di ripresa ma Sykes interrompe il miniparziale ospite, aiutato dai compagni che lavorano bene a rimbalzo. Strappo tutto made in USA con i canestri del play, di Gray e di Hands che dilatano la fuga (+14) ma il timeout di Messina risveglia i suoi: 0-9 di parziale e vantaggio che si assottiglia a fisarmonica con gli ospiti (Shields, LeDay, sprazzi dei piccoli) capaci di tornare a -5. Ancora Sykes comanda le operazioni sulla sirena: assist a Tyus, canestro dalla media e 72-65.
    IL FINALE
    Un paio di canestri di Hands, ondivago in attacco, tengono avanti la OJM in avvio di ultimo quarto quando Milano prova a forzare il rientro. Tyus risponde presente ma poi finisce la benzina: due errori “di fatica” e Kao costretto a tornare. Proprio lui avrà un guizzo determinante quando il cronometro corre verso lo zero: rimbalzo, schiacciata e libero aggiuntivo a segno. Nino Johnson c’è sempre ma ci sono anche LeDay e Brooks per Milano che continua a rosicchiare punti; si entra nell’uiltimo minuto con Varese a +5 e con Brooks che poco dopo non sbaglia da 3. Masnago si infuria quando Johnson viene abbattuto mentre vola a canestro: fallo normale e non antisportivo (ma ci poteva stare) con Nino che mette i liberi del +4. Poi un errore di Mannion mette nelle mani di Varese la palla della sicurezza ma Librizzi, incredibilmente, forza un tiro inutile al posto di tenere palla e Brooks centra la tripla del -1. C’è di peggio: timeout e al rientro fallo in attacco di Gray sulla rimessa. Mannion ha la palla del cappotto ma tira forzato con 4” da giocare e sbaglia. Fallo su Hands, un solo libero a segno ma è abbastanza, 94-92.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Terza vittoria in campionato per Varese e 2 di queste sono avvenute contro i 2 colossi del campionato italiano. Un grande paradosso per la OpenJob 2024 2025 che ha per assurdo faticato per non dire deluso spesso e volentieri con squadre del suo livello per poi compiere 2 espluà che in pochi credevano possibili. Sicuramente uno Sykes più in palla e un Tyus più tonico hanno agevolato l’impresa e una Milano a tratti distratta e poco cinica ha permesso alla formazione prealpina di comandare per tutto l’incontro ma con il solito brivido nel finale , dove una gestione poco oculata poteva costare la beffa. Ma questa volta gli dei del basket hanno voluto premiare i padroni di casa nonostante delle chiamate arbitrali che hanno rasentato il ridicolo (fallo antisportivo su Johnson non concesso e fallo in attacco su rimessa di Varese a 14 secondi dalla sirena) . Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Akobundu-Ehiogu 6 : partita complicata anche se soffre meno del solito l’impatto con i centri avversari. Fondamentale nel finale un rimbalzo in attacco convertito in canestro più fallo. REATTIVO
    Alviti 6,5 : ingresso in partita con gli effetti speciali; poi perde di pericolosità offensiva ma in difesa, alternandosi con Gray, tiene botta anche con avversari ben più fisicati mettendoci mestiere e voglia. SPIELBERG
    Gray 7,5 : nel Giorno del suo compleanno finalmente sfodera una prestazione super convincente su entrambi i lati del campo. Pochi tiri ma scelti bene e ottima attitudine difensiva, tenendo con grande efficacia i pericoli principali della compagine meneghina. STOPPER
    Tyus 7 : la condizione fisica pian piano cresce e anche il suo impatto sugli equilibri della partita. I 10 rimbalzi e le 3 stoppate stanno ad indicare che può alzare il volume alla voce intimidazione e poi l’esperienza aiuta per tutto il resto. Ci vorrà ancora del tempo ma forse Alex ha imboccato la strada giusta. RISORTO
    Sykes 7 : il play di Chicago nel primo tempo sembra ricalcare le orme dell’incontro contro Cremona. Poche iniziative, passaggi banali, pochi assalti al ferro. Ma allo scadere del secondo quarto mette una bomba importantissima anche per farlo sbloccare nella ripresa dove sembra avere tutto un altro piglio e finalmente prende in mano la squadra e la conduce ad una vittoria meritatissima. DIESEL
    Librizzi 6,5 : è sempre l’uomo che riesce a dare il cambio di ritmo e ad alzare l’asticella dell’intensità difensiva. Anche oggi mostra una prova positiva “macchiata” da una scelta sconsiderata a pochi secondi dalla fine e cioè quella di prendersi una bomba dall’angolo invece di gestire il possesso, mossa che rischia di compromettere la vittoria finale. AFFRETTATO
    Virginio N.E.
    Reghenzani N.E.
    Assui 6,5 : dopo l’apparizione con Bologna viene ributtato nella mischia da coach Mandole e la sua presenza si fa subito notare. Visto come poi sono andate a finire le 2 partite difficilmente ce ne priveremmo nei match successivi. AMULETO
    Fall N.E.
    Hands 6,5 : c’è la speranza che finalmente si sia deciso di concedere meno palleggi al numero 50 biancorosso e più opportunità di colpire sugli scarichi o ottenendo vantaggio sul proprio marcatore. La serata non è di quelle che si possono definire magiche ma mette punti pesanti rendendosi utile a rimbalzo e anche con qualche passaggio illuminante. RICOLLOCATO
    Johnson 8 : questa sera è senza alcun dubbio il migliore in campo, vuoi per determinazione, vuoi per concretezza, vuoi per il coraggio di attaccare o difendere indistintamente avversari dal pedigree importante e di uscirne spesso e volentieri vincitore. Questo è lo spirito che d’ora in avanti Varese deve mantenere se vuole tirarsi fuori dalla zona pericolosa e Nino la può guidare. ESEMPIO

  • simon89
    Nel momento più difficile dell’anno sportivo, Luis Scola torna a parlare in prima persona della situazione della Pallacanestro Varese; il “General” lo fa al termine dell’allenamento del venerdì al Campus, nel momento solitamente dedicato all’incontro tra l’allenatore e la stampa. E lo fa con un lungo intervento – circa un quarto d’ora – dedicato a fare il punto su diversi aspetti, sportivi e non.
    Il CEO biancorosso è apparso sicuramente preoccupato per la classifica della Openjobmetis (penultima, con due vittorie e otto sconfitte: domenica c’è Milano), ha espresso comprensione per la delusione dei tifosi ma a patto che questa non sfoci in minacce (come quelle esposte su alcuni striscioni nei giorni scorsi), insulti o proteste violente.
    «I risultati non sono buoni e la squadra non sta giocando bene: chiaramente siamo preoccupati ma anche occupati a cercare di come possiamo sistemare la situazione. Pensiamo però anche che siamo a un terzo della stagione, manca ancora tantissimo: possiamo cambiare in senso positivo e lavoriamo per migliorare».
    I TIFOSI? CHI CI VUOLE STARE VICINO È BENVENUTO
    Le contestazioni di questi giorni (in particolare degli ultras) non sono passate inosservate ma devono – spiega Scola – restare dentro un limite di civiltà, senza trascendere. «Siamo consapevoli che qui a Varese c’è tanta passione e questa è una cosa buona; poi so che quando le cose vanno bene c’è tanta positività, quando vanno male sono avvertite più negative rispetto ad altri posti. Accettiamo tutti i punti di vista, tutti i pensieri e le opinioni, qualcuna la condividiamo anche, ma devono esserci dei limiti su violenza, minacce e mancanze di rispetto. Se si passa questo limite si va fuori dai principi della Pallacanestro Varese dentro i quali, io credo, resti la più vasta maggioranza dei tifosi varesini».
    Sulla possibilità che una parte del pubblico diserti la partita, Scola risponde: «Non c’è nessun problema, nel caso facciamo venire qualche squadra di minibasket che sarà contenta di venire a sostenerci. La situazione è difficile, ci sta che i tifosi siano dispiaciuti: a loro diciamo che chi ha la voglia di stringere i denti e lottare con noi è benvenuto. Chi invece non vuole venire perché la squadra sta andando male e il momento è negativo, nessun problema, è una decisione che ci sta. Noi cerchiamo di fare meglio e di risalire. Non credo che le contestazioni di questa settimana rappresentino la maggioranza della tifoseria varesina anche se penso che la maggior parte dei tifosi non è contenta della squadra e su questo hanno ragione. Nemmeno noi siamo contenti dei risultati».
    NON È LA PRIMA VOLTA
    Il “General” ricorda che la Pallacanestro Varese non si trova per la prima volta in difficoltà negli anni recenti. «Siamo stati anche peggio a partir dal primo anno in cui non avevo fatto io la squadra ed eravamo con un record di 3-12 alla fine dell’andata. O l’anno della sanzione in cui ci siamo trovati a giocare la partita decisiva con Scafati senza Jaron Johnson. Non sarà nemmeno l’ultimo momento di difficoltà ma cerchiamo di lavorare, per sistemare le cose che vanno male e cercando di vincere le partite che è la cosa più importante».
    SPONSOR E SOCIETA’ VICINI 
    «Questo progetto è fatto per la città, perché crediamo in Varese e nei tifosi. Se le persone non sono contente di come sta giocando la squadra ci sta: tutti quelli con cui ho parlato sono vicini, ci supportano. Chiaramente non sono contenti dei risultati e del gioco ma tutti ci sono accanto e nonostante le cose brutte che sono accadute in settimana vogliono continuare a lavorare per sistemare la situazione».
    ASSURDO PENSARE CHE SI VOGLIA RETROCEDERE
    «Dire che noi vogliamo retrocedere è una cosa talmente assurda che mi imbarazzo a doverlo spiegare: sarebbe come dire che la Coca Cola non vuole vendere le sue bottiglie o che il McDonald’s non vuole vendere il cibo». Questo è forse l’aspetto che più di tutti indispone il dirigente biancorosso: «Sono qui per fare un progetto di pallacanestro: se le cose stessero così avrei tranquillamente potuto retrocedere il primo anno con una squadra fatta da altri. Se volessi retrocedere perché fare diversi cambiamenti l’anno scorso, oppure passare ai sei stranieri quest’anno? Quale sarebbe il vantaggio di scendere in A2? Sono cose senza senso, ridicole».
    ATTACCHI ASSURDI VERSO GLI SKYBOX
    Un altro aspetto che fa arrabbiare Scola è la critica verso gli skybox diventati – per alcuni – una sorta di capro espiatorio verso i mali della squadra. «Anche qui è una cosa ridicola: gli skybox sono pagati dalla Regione, in un impianto del Comune per un progetto approvato quando io ero un giocatore. Non sono certo costruiti con soldi destinati alla prima squadra, anzi: affittandoli la società sta avendo dei grossi benefici a 360 gradi» intendendo i ricavi extra portati dalla presenza di questi spazi.
    LA LINEA DI COMANDO
    Infine Scola ha toccato l’argomento allenatore (che è rimasto al suo posto) facendo un ripasso di come funziona la struttura della società: «Anzitutto non prendiamo decisioni perché c’è un pensiero popolare, dobbiamo fare scelte che aiutino la Pallacanestro Varese a vincere le partite considerando tutto il quadro. Qui l’allenatore decide come si gioca, il management decide sull’allenatore, io che sono l’amministratore delegato decido sui manager e il CdA decide su di me. Da quando sono qui abbiamo avuto sei allenatori che hanno adottato metodi e sistemi completamente diversi l’uno dall’altro: fino a quando l’allenatore piace al management non lo si cambia, mentre io devo valutare il team dei manager. Se penso che non sono all’altezza prenderò anche io certe decisioni. Ricordiamoci che ci sono anche tante scelte da fare oltre a quanto succede la domenica in campo e ogni mossa che dobbiamo fare va valutata nel suo insieme. Un nuovo giocatore significa non solo pagare lo stipendio, ma anche uscire dal contratto di un uomo da sostituire: questo porta ad avere due case, due macchine, due stipendi oltre a un biglietto aereo, un tesseramento, una tassa in più. Vorremmo fare meno cambi possibile ma se serve interveniamo. E siamo intervenuti».
    Damiano Franzetti

  • simon89
    «Altro che occasione per riprendere ossigeno economico: l’A2 attuale ha costi praticamente analoghi alla A, e vincerla è durissima». Parola del g.m. di una delle big del primo campionato dilettantistico che fanno capire perché Varese farà di tutto per evitare la A2. Altro che retrocedere apposta per spendere meno, come adombra qualche “malpensante” sui social. Il modello 2024/25 della A2, per le 6-7 squadre che puntano a vincerla, prevede budget dai 4 ai 4,5 milioni di euro, con monti stipendi netti da che superano il milione, dunque anche superiori - si arriva tra 1,2 e 1,3 - a quello attuale di Varese.
    NUOVE NORME
    Con la riforma del lavoro sportivo, ovvero tasse e contributi, non è più tempo di fiscalità agevolata rispetto alla serie A. E il mercato è durissimo, perché con la regola degli 8 italiani e solo 2 stranieri ci sono prezzi folli (contratti superiori ai 200mila dollari per i migliori USA, e dai 120 ai 150mila euro per gli italiani di vertice). E spendere tanto non dà garanzie di vincere: lo sa bene Cantù, intrappolato da quatttro anni. «Meglio fare extrabudget per salvarsi piuttosto che finire in questo inferno» aggiunge il nostro “Cicerone” nel mondo del dilettantismo. L’eventuale retrocessione in A2 avrebbe inoltre una serie di conseguenze pratiche: dallo svincolo automatico dei contratti professionistici in essere (anche i prospetti nostrani Librizzi ed Assui), salvo clausole, alla minore attrattività per il reclutamento giovanile.
    ATTRATTIVITA’ E INCASSI
    C’è poi la ricaduta economica: chi garantisce che tutti gli investitori attratti da Scola e dal suo progetto aziendale sarebbero disposti a seguirlo al piano di sotto? E la questione incassi, con l’appeal inferiore della categoria dilettantistica? Vero che Masnago era quasi sempre piena nell’anno della Cimberio di Pillastrini immediatamente tornata in A nel 2008/09, ma c’era ben altra politica di prezzi di biglietti ed abbonamenti... C’è poi l’aspetto delle strategie tecniche: in un mercato dominato dagli italiani, le logiche americane dell’attuale management sarebbero poco compatibili, anche lo stesso Mike Arcieri a Trieste ha dovuto riadattare il sistema di gioco guidato dal connazionale Jamion Christian per vincere il campionato 2023/24.
    SOLO GUAI
    Insomma retrocedere nella categoria inferiore sarebbe penalizzante sotto il profilo tecnico, economico ed organizzativo per una Varese che rischierebbe un passo indietro di almeno 3-4 anni nello sviluppo del progetto. Ecco perché si è deciso che si farà di tutto per evitare il passo indietro sul campo; non è detto che ci si riuscirà per via degli errori commessi finora. Ma nulla è più lontano dalla realtà rispetto all’ipotesi di una retrocessione programmata. Scendere di categoria non sarebbe la morte del basket in città, ma causerebbe una frenata bruschissima dei progetti di rilancio.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    Sessanta punti segnati in 40 minuti, ovvero la morte del Moreyball come bandiera concettuale da sventolare davanti a un’oggettività che oggi dice praticamente questo (lo riassumiamo va…): Varese è una squadra imbarazzante anche in attacco.
    Ennesima prova difensiva zeppa di errori. L’intensità va e viene, ma soprattutto va, gli errori di concetto si sprecano, come se non ci fossero alle spalle quattro mesi pieni di allenamenti, come se i giocatori si fossero conosciuti stasera al campetto e avessero deciso di fare una partitella insieme. Il resto lo fanno le “regole” scritte dalla religione che il team biancorosso è costretto dall’alto a professare da 3 anni a questa parte: zero zona, pochi adeguamenti, scarsa fisicità.
    Giocatori poveri di talento e per giunta usati male. Dei palleggi fuori luogo di Hands ormai son pieni i cahier de doléances di tifosi e critica: dovrebbe esser lì solo a tirare, invece pastura il pallone in un rapporto d’amore non ricambiato. Ma avremmo qualcosa da dire anche di Kao, uno dei giocatori più poveri di tecnica che siano mai passati da questi (ex) gloriosi lidi (pensate che qualcuno in società quest’estate si rammaricava di non avergli fatto firmare un pluriennale…). Una sola cosa sa fare: giocare ad altezze non umane. Bene: il nostro non vede un pallone alto, non uno. 
    E nemmeno con Tyus cambia la solfa: non chiediamo di fargli vedere una palla in post (chi la invocasse nello staff tecnico rischierebbe il licenziamento in tronco…), ma fatto è che il nuovo giocatore è completamente inattivo in attacco. Non un gioco in movimento che lo coinvolga viene finalizzato, non uno scarico fatto bene per il dunker spot si vede, nemmeno i blocchi gli vengono fatti fare (Varese, signori, fa gli slip…). 
    E ancora…
    Cinque timeout chiamati nel corso della “tragedia” salvezza (chiamarla sfida ci pare ingeneroso per la Vanoli, squadra umile ma vera…) di Cremona, e un ruolino in uscita che farebbe impallidire anche un allenatore del CSI: quattro palle perse e un tiraccio. I giocatori non ascoltano, o non sono capaci, o non capiscono, o giocano contro. Ma cosa aspettarsi da una squadra che non riesce a imporsi contro chicchessia, che si adegua al gioco di tutti, che è vittima sacrificale di qualunque filosofia contraria oltre che della propria?
    E no: oggi, in questo sprofondo, pure quella realtà di fatto che nelle dichiarazioni varesine è così abusata da essere diventata una scusa può reggere. Scriviamo del budget. Perché Cremona, il budget, lo ha più basso di Varese. 
    Eppure ha capito il pericolo, ha lottato, ha vinto. 
    Contro una squadra vuota, impalpabile, ancora più senz’anima che scarsa.
    Se il campionato di Serie A finisse oggi, la Pallacanestro Varese sarebbe retrocessa in Serie A2. E non ci sarebbe nulla di sbagliato: con Napoli, la Openjobmetis è la peggiore del lotto. 
    Dopo un match come quello del PalaRadi (e avremmo potuto continuare per righe a descrivere le malefatte biancorosse…), dopo uno scontro così importante nemmeno giocato, con una classifica che fa tremare, frutto di solo due vittorie su 10 partite, in qualunque parte del mondo e in qualunque società del mondo l’allenatore verrebbe messo automaticamente in discussione. Senza se e senza ma. 
    Ma Varese, da tre anni, non è più una società "normale". 
    Scommettiamo che a Masnago e dintorni non accadrà nulla, nemmeno stavolta? E poi, pensiamoci bene: che senso avrebbe cambiare Herman Mandole per mettere in panchina un altro professionista di una qualunque parte del mondo e legargli le mani - come accaduto a Brase, a Bialaszewski e ora all’argentino - obbligandolo a fare il proprio lavoro senza poter stravolgere (nemmeno davanti ai fatti concludenti) una filosofia di gioco che qui viene intesa non per quello che è - una possibilità per certi versi nemmeno malvagia - ma come un dogma?
    Ne abbiamo passati tanti negli ultimi 30 anni di momenti così sotto al Sacro Monte, non facciamo finta di niente. Ma stavolta è diverso: qui o si prende un allenatore a cui viene data carta bianca, oppure non cambia nulla. 
    Negli ultimi giorni abbiamo letto diverse volte tra i commenti dei tifosi una frase che suonava più o meno così: “Il credito di Luis Scola sta finendo”. E ogni volta che abbiamo ragionato sul suo significato ci è venuto da ridere… Ma quale credito? Lo capiamo o no che qui si parla di pallacanestro? Lo capiamo che tutto l’ambiente sarà sempre in enorme ed eterno debito nei confronti di chiunque spenda il proprio tempo e il proprio denaro per quella che per tutti noi non è altro che una semplice passione?
    Fuori da questa logica possessiva e distorta, però, il concetto da sottolineare è uno solo: questa situazione ha un primo ed inequivocabile responsabile. E si chiama proprio Luis Scola.
    Due anni di risultati ampiamente sotto le aspettative. Due sessioni di mercato completamente sbagliate. Dirigenti a digiuno di pallacanestro europea e italiana messi lì a commettere un errore dietro l’altro. Allenatori senza potere mandati allo sbaraglio, pensando che basti un’idea per affrontare la realtà, pensando di giocare in Burundi forse, e non Italia e in un campionato difficile.
    Dove invece serve esperienza. E rispetto delle regole del gioco. E non squadre costruite monche solo per andar dietro a un credo che, a conti fatti, sta diventando più importante di Varese stessa. 
    Questo è gravissimo.
    La macchina sta andando in un fosso: non è arrivato il momento di sterzare?
    L’immagine mediatica che abbiamo oggi di Luis Scola, invece, è di un Generale silenzioso. 
    E avulso dalla realtà.
    Fabio Gandini

  • simon89
    E così anche l’ultimo, sottile diaframma che divideva la Openjobmetis dalla zona retrocessione è caduto. Peggio, è crollato sotto i colpi della dinamite che ha scavato un solco di 18 punti tra Cremona e Varese a favore della Vanoli (78-60) che ha interpretato questo scontro salvezza del PalaRadi nel modo giusto travolgendo una formazione biancorossa umiliante, per se stessa e per i suoi tifosi, per come è stata in campo.
    Basta un dato: 21-8 nel terzo periodo, laddove la gara poteva prendere una piega da una parte o dall’altra, perché i primi 20′ (tutt’altro che da accademia del basket) erano trascorsi comunque in equilibrio. E invece, uscendo dagli spogliatoi, la Openjobmetis ha messo in scena una danza degli orrori da meritare il divario accumulato nei 10′ successivi. Un crollo verticale, l’ennesimo di questa disgraziata stagione, che ha spalancato la porta del trionfo alla Vanoli sospinta da un Corey Davis capace di segnare 23 punti con 7/11 dall’arco.
    Dopo un’esibizione del genere si aspettano notizie dal General, Luis Scola, perché è impossibile far passare per una sconfitta normale la disfatta di Cremona. Coach Mandole ha – almeno per il momento – allontanato l’amaro calice delle dimissioni spiegando di «dover prima parlare con la società, con Luis e con Toto, perché non sono una persona che prende decisioni a caldo». Il tecnico è apparso dimesso nell’intervento in sala stampa salvo adirarsi nel momento in cui gli è stata posta una domanda in modo molto diretto, contestando la sua frase «Soprattutto nel secondo tempo non abbiamo capito l’importanza della partita».
    Che fare, a questo punto? Come abbiamo già detto altre volte, l’unica carta che pare rimasta in mano a Scola è il cambio tecnico, anche perché il rendimento degli americani è stato particolarmente scadente, con Sykes che ha chiuso addirittura a quota zero e Tyus apparso ancora molto indietro di condizione. Gray, liberato dalla concorrenza di Brown, ha fatto forse peggio al pari di Hands, deleterio anche in attacco e non solo in difesa. Di solito anche questi sono segnali di sfiducia interna.
    Un quadro comunque sconfortante, umiliante, dal quale bisogna scappare al più presto. Gli stessi tifosi presenti hanno fatto sentire il proprio scoramento, in maniera molto civile (striscioni ritirati, cori autoironici, uscita anticipata). Impossibile dar loro torto.
    PALLA A DUE
    Su un campo tutt’altro che caldo va in scena la sfida salvezza tra Cremona e Varese, seguita al PalaRadi da qualche decina di tifosi, molti meno rispetto alla passata stagione. Mandole rimette Akobundu-Ehiogu in quintetto base facendo partire Tyus di rincorsa e tenendo invariato il resto del quintetto. Nuovo assetto per Cremona che negli ultimi tempi ha innestato Dreznjak e Willis lasciando partire Eboua. In quintetto l’ex trentino Conti per provare a braccare Sykes.
    LA PARTITA
    Q1 – Varese inizia in modo incoraggiante la partita, costruisce buoni tiri – pur con troppi errori – e con le triple di Johnson e Gray dagli angoli si prende il primo vantaggio, 8-2, dopo circa 4′. Da quel momento in poi però (e pure con Dreznjak con due falli) seguono circa 5′ di totale vuoto offensivo, con tiri sbagliati da lontano e vicino. La Vanoli ringrazia, sorpassa e chiude avanti con una tripla di Jones (17-14) dopo un canestro di Varese nato da rarissimo assist di Tyus in post basso.
    Q2 – Il gioco biancorosso continua a non decollare. O meglio: nei secondi 10′ arrivano un paio di fiammate e proprio in quelle circostanze la Openjobmetis si mette brevemente a comandare, ma per il resto è ancora tanta fatica. Il primo flash è propiziato da Librizzi (tripla e penetrazione inframezzate da due liberi di Tyus). Il secondo arriva verso la fine del periodo con tripla di Alviti, rubata di Tyus e canestro di Hands, ma quest’ultimo è tra i meno brillanti, ancora una volta. Poi, nell’ultimo minuto, nuovo sorpasso Vanoli per il 35-32.
    Q3 – Il rientro in campo è qualcosa di difficilmente commentabile. Varese segna i primi punti dopo 4′ dopo essere finita sotto oltre la doppia cifra, sbagliando tutto lo sbagliabile. Il primo timeout di Mandole scorre via senza scossoni (anzi, con l’ennesimo errore al rientro dalla mini-pausa) e Cremona, una volta presa l’inerzia, non si ferma più sospinta dalle prodezze di Corey Davis. Quando la sirena suona di nuovo il tabellone è una sentenza: 58-40.
    IL FINALE
    Una tripla di Hands apre l’ultimo periodo ma la OJM, pur giocando un po’ meglio e mettendo maggiore energia sul parquet, non riesce mai a dare continuità a qualche sprazzo positivo. Così Willis, pur pasticciando, tiene avanti i suoi che hanno in Davis l’MVP e in Nikolic una valida alternativa. Librizzi e Alviti combinano qualcosa così come Kao, lasciato a lungo in campo a questo punto, ma Cremona non trema mai. Gli Arditi tolgono gli striscioni e se ne vanno cantando “Facciamo schifo….”, gli altri tifosi sopportano a malapena la situazione. E a 40” dalla sirena arriva l’ultimo timeout di Mandole dal quale la squadra rientra perdendo palla. La fotografia esemplare della serata (78-60).
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    L’Openjobmetis crolla nella sfida salvezza di Cremona (78-60), e sprofonda a pieno titolo in zona retrocessione. La sconfitta netta sul campo di una Vanoli che festeggia la prima vittoria casalinga stagionale, agganciando a quota 4 i biancorossi, certifica che la Varese 2.0 è nettamente peggio della versione 1.0 con Nico Mannion.
    Il miglior attacco del campionato prima delle aggiunte di Sykes e Tyus perde completamente la peculiarità identitaria del ritmo e della corsa. A dispetto delle “desiderata” espresse nella conferenza stampa pre-gara di Herman Mandole, l’OJM gioca una partita al piccolo trotto che produce un fatturato difensivo assolutamente insufficiente. A referto 60 punti, minimo storico dell’era Scola, col 30% da 2 e il 32% da 3, producendo soli 57 tiri dal campo (segno di un ritmo lontanissimo da quello indicato dal Moreyball) e una assoluta incapacità di produrre vantaggi – se si eccettua Librizzi – che si riverbera in un “titic-titoc” senza costrutto sul perimetro.
    Numeri di disarmante pochezza con un Sykes modello ectoplasma (0/7 dal campo) e Hands irritante nella palleggiomania senza costrutto: nel cambio tra inesperti e leggeri e veterani di lungo corso, si è persa la dinamicità tra due giocatori che oggi come oggi sono lontani parenti rispetto a quelli che erano in Eurolega e in NBA tre anni fa. Solo qualche guizzo di Librizzi non basta a salvare una Varese capace di esprimere disarmante pochezza: complicato anche capire dove mettere le mani di fronte ad una prestazione così piatta a livello di emotività e intensità.
    A oggi i 3 cambi del roster hanno peggiorato gli errori estivi, vista la condizione dei due rimpiazzi di Mannion bisognerebbe chiudersi in palestra per un mese e lavorare a “ritmi-Caja” per tirarli a lucido. Con un nuovo coach? Ma cosa cambierebbe se ritmi di allenamento e tattiche di gioco sono predeterminate dal sistema, che però – con il ritmo da dei nuovi – non è più applicabile con questo personale tecnico?
    È il punto più basso dell’era Scola, che l’anno scorso pescò il jolly Mannion, ma ora è dura ribaltare una squadra senza neppure più la sua identità di base... Intanto però incombe il campionato, a partire dal derby di domenica contro Milano e la prima da ex a Masnago del Red Mamba. Il ceffone di Cremona produrrà una reazione? L’auspicio è quello, altrimenti reagirà il pubblico...
    LA PARTITA
    Il primo tempo è modello derby della paura nel calcio: reti inviolate e inutili fraseggi a centrocampo, con l’effimero 2-8 iniziale che viene subto cancellato dalla prima serie di triple a vuoto (14-10 all’8’). Eppure la difesa almeno regge, e qualche guizzo balistico di Alviti riporta al comando l’OJM nel finale del secondo quarto (29-31 al 18’). Ma è un fuoco di paglia con Cremona che vira al comando in un match contrassegnato dagli errori (35-32 al 20’). E piazza il colpo del K.O. con un esplosivo 21-3 nei primi 8’ di un terzo quarto che per Varese è un campionario di orrori allo stato puro. Più perse (5) che punti (3), senza spingere sull’acceleratore e rifugiandosi in uno stucchevole tiro al bersaglio dall’arco. Così la Vanoli vola via grazie alle triple di Davis, dal 15-0 iniziale (50-32 al 25’) al massimo vantaggio sul 56-35 del 28’. Poco può il solo Librizzi trovando qualche guizzo personale e qualche scarico per Alviti in una OJM totalmente impotente sul piano offensivo. Varese scivola in piena zona rossa, ma al di là della classifica preoccupa quel che si è visto in campo: se la prima Mandole Band non difendeva e poteva vincere solo con una serata magica dell’attacco, la versione attuale ha un potenziale offensivo modestissimo e non può vincere solo con la difesa. Servirà ben altro per evitare l’A2...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La rescissione del contratto che legava la Pallacanestro Varese a Gabe Brown è divenuta ufficiale, confermando così la notizia di ieri che voleva l’ala del Michigan diretto a Trapani. Un addio che mette praticamente fine alla Openjobmetis 2023-24: Brown e Mannion erano gli unici due giocatori (per altro in quintetto base) rimasti, eccezion fatta per quelli nati e cresciuti a Varese e nel giro di un mese hanno entrambi lasciato la squadra nonostante fossero inizialmente in quintetto base.
    La rifondazione è quindi completa, ma non va nascosto un pizzico di rammarico per questo divorzio. Che Gabe Brown non abbia reso, in questa prima parte di stagione, come ci si attendeva è evidente: al secondo anno in Italia in molti si aspettavano che il numero 44 potesse giocare in maniera più continua visto che nella passata stagione alternò grandi prove a partite scialbe.
    Invece Brown sotto questo aspetto non è apparso diverso, tarpandosi le ali da solo. O almeno in parte. Perché è parso evidente fin da subito che non ci fosse un particolare feeling tra lui e coach Herman Mandole. Fin dalla prima amichevole di Livigno, pur senza nominarlo, il tecnico argentino aveva tuonato verso “chi non difende non può giocare”. E, a campionato iniziato, fece un certo scalpore l’esclusione di Brown dal match con Pistoia, pochi giorni dopo una prestazione da 31 punti contro Trapani (gli venne preferito Harris con gli stranieri in sovrannumero).
    Proprio quegli Shark che ora danno una seconda possibilità italiana a Brown, il quale troverà un “allenatore molto più allenante” come Jasmin Repesa, burbero di vecchia scuola. E forse, sotto la guida del tecnico croato, si capirà con maggiore precisione quale sarà il destino sportivo di Gabe: diventerà un rimpianto per Varese o si confermerà giocatore senza futuro importante in Italia? Dovessimo giocare un euro, lo metteremmo sulla prima ipotesi, anche perché l’ala ha comunque solo 24 anni. E il contratto triennale (di cui Varese si è liberata) aveva proprio lo scopo di far crescere Brown nel medio periodo.
    Damiano Franzetti

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