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VareseFansBasketNews

  • simon89
    L’Openjobmetis è partita per Minorca senza Nico Mannion. Il capitano biancorosso non ha seguito il gruppo nel viaggio verso la Spagna che impegnerà la truppa di Herman Mandole nel triangolare “Estrella Damm”. Il Red Mamba è rimasto in città per completare la fase di recupero dal problema alla schiena che ha accusato a fine agosto, e lo aveva già costretto a saltare le sfide contro Milano e Trento (al momento in campo solo l’8 settembre a Sondrio contro Cremona). La scelta è legata ovviamente al carattere amichevole delle partite di preparazione: il problema alla schiena di Mannion è fastidioso e condizionante per il regime degli allenamenti. Qualora si trattasse di partite di campionato con in palio i 2 punti, verosimile che il play azzurro avrebbe stretto i denti. Ma in questo caso si tratta di una decisione precauzionale, evitando al giocatore del 2001 gli affanni del doppio viaggio di andata e ritorno in aereo, e consentendogli di proseguire nelle terapie che gli permetteranno di essere al 100 per cento per il debutto in campionato di domenica 29 settembre contro Brescia.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Battuta da Trento con 110 punti sul groppone, sconfitta da Cremona di misura ma solo per le prodezze finali di Jaylen Hands a limitare un distacco che altrimenti poteva essere in doppia cifra. Non è certo l’avvio di precampionato che ci si attendeva dalla Openjobmetis che da qui in avanti deve lavorare a fondo per arrivare alla palla a due con Brescia (domenica 29 settembre) con l’ambizione di poter competere per la vittoria.
    Per farlo, coach Mandole dovrà lavorare a 360 gradi sui suoi uomini (nel solco di quel miglioramento personale perseguito dalla società) e sui meccanismi di squadra tanto in attacco quanto in difesa. Vediamo quindi di “isolare” tre situazioni (non sono le uniche ma è inutile aggiungere carne al fuoco…) che andranno migliorate alle quali aggiungiamo una nota positiva per provare a guardare avanti con un po’ di fiducia.
    REPARTO LUNGHI, ALLARME FALL(I)
    Il caso-Okeke ha cambiato le carte in tavola alla vigilia del raduno e, come noto, Varese ha dovuto tornare rapidamente sul mercato italiano per completare la squadra con una delle poche (l’unica?) mossa possibile. Chiamare l’esperto Abdel Fall ad affiancare l’acerbo Kao Akobundu-Ehiogu. Se però il Fall visto a Sondrio sarà quello “definitivo”, la OJM non può dormire sonni tranquilli: quando ha dovuto giocare con continuità per i problemi di falli di Kao, il pivot di riserva ha commesso quattro penalità nel giro di pochi minuti. Falli, tra l’altro, evidentissimi contro avversari non certo mostruosi: spinta a rimbalzo in attacco, trattenuta evidente e due “difese mani addosso” che ogni arbitro avrebbe fischiato. La coppia Fall-Kao ha dieci falli da spendere totali in 40′, dietro c’è il vuoto (Mandole è andato per due scampoli con il quintetto senza pivot: risultati fallimentari) e non ce lo si può permettere.
    PIÙ BLACK CHE BROWN 
    Dopo aver tuonato al termine della partita contro Trento, coach Mandole è stato più diplomatico nel parlare dopo il KO con Cremona. E a domanda precisa su Gabe Brown, il tecnico argentino ha spiegato come «Lui è un giocatore che tira con il 40% da 3: vuol dire che su 10 tiri da lontano ne segnerà 4. Però non sappiamo quando questo avverrà e stavolta non è accaduto (lo score dice 0/5 anche con conclusioni ampiamente fuori bersaglio ndr). Se ha un tiro aperto lo deve prendere. Però mi è piaciuto l’atteggiamento in difesa e a rimbalzo». Contento Herman contenti tutti, ma l’impressione è che Brown sia stato il peggiore in campo insieme a Gray anche per lo scarso impatto in retroguardia. La voglia, stavolta, si è vista ma i risultati no e in diverse circostanze il 44 si è fatto impallinare dagli avversari, in particolare da Nikolic che ha vinto ampiamente il duello diretto.
    MANNION-HANDS, PROVE DI INTESA
    In questo capitolo ci sono dei difetti ma anche un risvolto positivo. Il ritorno in campo di Nico Mannion è stato fondamentale ma allo stesso tempo ha alterato i mini-equilibri che si erano creati in sua assenza. Sono variati i minutaggi ma soprattutto i compiti degli esterni: Jaylen Hands in particolare è apparso ingabbiato per oltre mezz’ora, sospeso tra il trattamento palla e il ruolo di bomber. Con Nico al rientro la Openjobmetis ha corso poco in transizione e a difesa schierata la squadra ha diminuito esplosività e fantasia mentre Hands – con addosso il più stazzato Jones – si è perso in tanti palleggi e pochi spazi per il tiro. Negli ultimi minuti – complice anche la necessità di rimonta – si è visto invece il potenziale della coppia di esterni: palla che corre rapida da Nico a Jaylen, caricamento e sgancio del tiro, retina bruciata a più riprese. Da tenere presente.
    IL LIBRO CHE MANCAVA
    Chiudiamo una pagina fosca con una nota positiva. Non solo a Sondrio, ma già a Milano e a Livigno, uno dei giocatori più in palla è stato senza dubbio Matteo Librizzi. Reduce dall’intervento alla spalla ed alla rieducazione, “Libro” è apparso in grande forma fisica e mentale ma anche tecnica: sta tirando bene dall’arco, ha subìto falli convertiti dalla lunetta, è tornato a mordere in difesa. In un reparto play-guardie che conta i due top player della squadra, sta provando a emergere: con la Vanoli ha avuto ottimo impatto, poi è rimasto a lungo in panchina, ma è una risorsa cui attingere fin da oggi.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Resta ancora a zero il conto delle vittorie estive della Openjobmetis. La squadra di Mandole non si sblocca neppure a Sondrio contro Cremona, ma il risultato finale (80-84) è probabilmente l’ultimo dei problemi. Se infatti il divario è minimo lo si deve a una sfuriata conclusiva di Jaylen Hands che negli ultimi 5’ ha segnato 14 punti trascinando i biancorossi dal -12 al -2 e sbagliando purtroppo il tiro del pareggio: senza la sua serie di prodezze balistiche il passivo sarebbe stato più netto e forse più giusto per la squadra di Cavina.
    Troppe le cose storte, in questo momento per Varese, tanto da dare l’imbarazzo della scelta al momento di stilare l’elenco. All’appello sono mancati in maniera pressoché totale Gray e Alviti – il primo travolto da Lacey in difesa, il secondo ancora non addentro al gioco collettivo – mentre Brown è stato probabilmente il peggiore sui due lati del campo, nonostante qualche parola buona di Mandole verso di lui. Lo stesso Harris, volenteroso, non ha impressionato mentre sotto canestro la gara con la Vanoli ha confermato i timori della vigilia con i lunghi biancorossi carichi di falli e poco incisivi in attacco. E se Akobundu ha comunque messo insieme una gara decorosa, Fall è apparso davvero lontano dal poter reggere il Serie A.
    E la difesa? Gli 84 punti subiti sono un dato “normale” per questa squadra al netto – però – di una minore qualità dell’attacco cremonese rispetto a quelli di Milano o Trento. Mannion e compagni in alcune circostanze hanno dato l’impressione di aver compiuto qualche passo avanti a livello di intensità e volontà e lo stesso coach stavolta è apparso meno preoccupato nei gesti e nelle parole. Però in retroguardia sono mancate continuità (inguardabile il secondo periodo) così come i meccanismi: esemplare il canestro decisivo subito da Lacey a difesa schierata, quando è bastato mezzo blocco a far saltare la copertura del canestro.
    La squadra intanto ha ritrovato Mannion ma è apparsa ancora imbrigliata: il Red Mamba ha alternato qualche giocata sopraffina a ritmi non ancora adeguati (e qualche protesta di troppo). Il suo innesto – importantissimo in prospettiva – ha un po’ rimescolato le carte e rallentato l’attacco collettivo tanto che lo stesso Hands – eroico nel finale – ha faticato a trovare collocazione per tanti minuti. Non a caso, quando è riuscito a correre tanto e palleggiare poco, ha dato il meglio di sé.
    Morale? C’è da lavorare tanto, tantissimo e speriamo che basti perché – va detto – Cremona è tra le squadre considerate di fascia bassa in campionato e comunque ha tuttora i suoi grattacapi (Owens su tutti: male l’ex). Varese nel prossimo weekend avrà l’atteso appuntamento di Minorca con i padroni di casa e con lo spauracchio Real Madrid: passi avanti sono assolutamente necessari perché la “versione Valtellina” della squadra è ampiamente preoccupante.
    LA PARTITA
    Q1 – Mannion in campo fin dalla palla a due, unico italiano del quintetto perché Mandole preferisce Gray ad Alviti. Varese ci mette quasi 3’ per il primo canestro (tripla di Hands) ma appare più reattiva in difesa. Il primo highlight è una doppia stoppata di Kao ma dopo 4’ il punteggio resta sul 3-2. Mannion risveglia l’ambiente: schiacciata in contropiede, tripla e assist per l’inchiodata di Kao. Librizzi firma il +8 (13-5) ma in pochi minuti Lacey e compagni ricuciono il divario (17-17).
    Q2 – Le squadre si alternano al comando: Lacey dà il vantaggio a Cremona prima delle repliche di Librizzi (3/3 in lunetta) e Mannion (tripla: 23-19). Poi tocca a Davis segnare 5 punti e a Mannion aggiungere due liberi. Mandole vara un quintetto senza lunghi e zeppo di ali ma l’azzardo non paga e Nikolic segna il +4 che diventa -6 sul timeout biancorosso. Finalmente si vede Brown (2+1) in attacco ma il suo canestro resta isolato e la Vanoli tocca anche il +7 con Eboua che segna su rimbalzo d’attacco preso in testa a Gray. Gli arbitri poi annullano un canestro a Varese con Poser che toglie la palla da sotto il ferro e prima della sirena Jones fissa il 38-47.
    Q3 – Gray segna i primi 3 punti della sua serata su scarico di Kao ma anche in questo caso è una rondine che non fa primavera. Anzi: Jones, Nikolic e Lacey spingono la Vanoli fino al +10 del 24’ con Varese che in attacco non produce nulla di fluido. E quando anche arriva un canestro ben costruito, dalla parte opposta Cremona non fa fatica a replicare. In questa fase il più positivo è Harris, volitivo, mentre Fall si fa notare per due falli talmente evidenti da non sembrare veri. Mannion e Alviti trovano al 28’ le triple del -2. La quarta penalità a Fall costringe Mandole al quintetto senza pivot (anche Kao fuori con 4 falli) e Cremona tiene il vantaggio (63-66, annullata schiacciata a Nikolic sulla sirena con Brown a farfalle).
    IL FINALE –  L’avvio del quarto periodo è da incubo: Varese non segna, Nikolic sì, Brown tira l’ennesimo ortaggio verso il ferro, Owens schiaccia. In 2’15” è 7-0 di parziale Vanoli. Break che poco dopo si assesta sull’11-2 dopo due errori di Hands. Con 5’ da giocare Mandole spende il secondo timeout con 12 lunghezze da recuperare e stavolta Hands si accende: canestro in contropiede, tripla e palla rubata con fallo subito e altra bomba in transizione dopo un 1/2 di Kao in lunetta. A 3’ dalla fine la OJM torna a -3. Jaylen purtroppo sbaglia il tiro del pareggio a differenza di Zampini che fa +6. Gli arbitri negano 2 liberi  Mannion e ancora il giovane play cremonese imbuca in entrata. Varese va ancora da Hands: due triple pazzesche per il -2 ma dopo il timeout decisivo Lacey segna in entrata e chiude la partita, 80-84.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Varese dura 25 minuti nel primo test ufficiale contro Trento. Il match inaugurale della Valtellina Summer League a Livigno mostra una OJM pimpante fino a quando dura la benzina nelle gambe della squadra di Herman Mandole. Ancora senza Nico Mannion, a riposo precauzionale per una lombalgia, i biancorossi conducono per un tempo giocando due quarti scintillanti da 57 punti, con un ottimo Librizzi e 11 punti in 14’ di Kaodirichi Akobundu-Ehiogu (a secco nella ripresa). Poi quando cala il ritmo e le percentuali dall’arco sono meno incisive (4/18 da 3 nel secondo tempo dopo l’8/14 dei primi due quarti), i biancorossi perdono contatto alla distanza dopo il 65 pari di metà terza frazione.
    La buona notizia è che il Red Mamba dovrebbe tornare in campo a breve, molto probabilmente già domenica 8 settembre a Sondrio in occasione del test contro la Vanoli Cremona. Per l’OJM le prime indicazioni sono chiare: se la squadra difende e corre, l’atletismo diffuso degli esterni mostra un attacco atomico simile a quello degli Immarcabili di Matt Brase. Appena scende un pizzico il livello di energia e intensità, i limiti di taglia fisica in tutti i ruoli si fanno notare in maniera evidente. Ora col ritorno di Mannion si allungheranno le rotazioni, domenica contro Cremona sarà un test ancora più probante per capire il peso specifico dell’OJM al completo.
    Openjobmetis Varese-Dolomiti Energia Trento 87-110 (31-26; 57-52; 68-77)
    VARESE: Akobundu-Ehiogu 11, Harris 15, Alviti 7, Villa, Gray 14, Librizzi 12, Prato, Virginio, Assui 3, Fall 5, Brown 8, Hands 12. All. Mandole.
    TRENTO: Ellis 13, Cale 11, Ford 22, Pecchia 10, Niang 15, Forray 14, Mawungwe 5, Lamb 11, Bayehe 9, Hassan. All. Galbiati.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Il rapporto di lavoro tra Leonardo Okeke e la Pallacanestro Varese termina qui. Lo ha annunciato la società biancorossa con uno stringatissimo comunicato nel quale è stata confermata l’indicazione ipotizzata nell’ultimo periodo. Nessuna retromarcia quindi, dopo la sospensione del 2 agosto scorso: il pivot – che era in prestito biennale da Milano – non verrà reintegrato e non farà più parte del mondo biancorosso.
    Pallacanestro Varese comunica di aver raggiunto un accordo con Leonardo Okeke per la risoluzione consensuale del contratto che lo legava al club biancorosso per la stagione 2024-25».
    Sulla vicenda che ha coinvolto Okeke da allora, la società ha mantenuto il massimo riserbo ma dopo un’iniziale apertura di Scola nei giorni successivi alla sospensione (era il 6 agosto quando il General disse: “Prenderemo una decisione quando chiarirà le cose”) le indicazioni erano andate sempre più verso l’interruzione del legame.
    Sulla decisione finale ha pesato quindi l’incertezza che ancora c’è sulla vicenda ma anche le possibilità di malumori interni all’ambiente biancorosso. Su Okeke infatti in molti avevano speso tempo e impegno, sia per aiutare e velocizzare la riabilitazione da un punto di vista fisico, sia per stargli accanto negli allenamenti e nella parte tecnica. L’accaduto e la sospensione da parte della società hanno probabilmente tolto la fiducia che lo staff riponeva in Leonardo e la stessa cosa vale per Luis Scola che si era speso in prima persona per riportare il centrone di origini nigeriane (ma italiano a tutti gli effetti ed eleggibile per la maglia azzurra) ai livelli che si ipotizzavano prima del grave infortunio patito nella primavera del 2023 in Spagna.
    Dal punto di vista sportivo, la Openjobmetis è corsa ai ripari ingaggiando l’esperto Abdel Fall che è stato tacitamente riconfermato alla mezzanotte del 31 agosto, come previsto dal contratto firmato poco dopo la sospensione di Okeke. Con Fall – che in quel momento era l’unico giocatore di passaporto italiano disponibile di un certo valore – Varese può proseguire con la formula del 5+5 (cinque contratti stranieri e cinque italiani) che consente una serie di vantaggi dal punto di vista finanziario, ovvero l’esenzione al pagamento della Luxury Tax (obbligatoria per chi schiera sei stranieri) e la partecipazione ai premi di Legabasket sull’utilizzo dei giocatori italiani.
    Chiaramente affiancare Fall – che ha alle spalle pochissima Serie A – a un esordiente come Kao Akobundu è l’ennesima scommessa messa sul “tavolo verde del campionato” dalla Pallacanestro Varese: una mossa che non era prevista proprio perché Okeke – ora e soprattutto in prospettiva con il passare delle settimane – era considerato a ragione il perfetto alter ego di Kao per caratteristiche tecnico-fisiche e per “passaporto”. Ma per forza di cose il progetto iniziale è sfumato: vedremo durante l’anno se l’assetto sotto i tabelloni rimarrà tale o se si opterà per qualche correttivo.
    Damiano Franzetti 

  • simon89
    C’è Abdel Fall e non Leonardo Okeke nel roster di inizio stagione dell’Openjobmetis versione 2024/25. Il dato è tratto sulla permanenza del 33enne pivot di origine senegalese ma formazione italiana, e praticamente lo è anche sulla volontà di terminare il rapporto col cestista classe 2003 (oggi il primo incontro con i nuovi agenti). Nonostante lo stesso ruolo, le due posizioni non sono legate a filo doppio.
    CONFERMA AUTOMATICA
    La conferma di Fall diventerà automatica sabato, visto che Varese avrebbe deciso di non utilizzare l’escape a proprio favore nell’accordo stipulato quattro settimane fa: così facendo il contratto del pivot ex Latina e Casale Monferrato sarà garantito per l’intera durata della stagione. Fall si è guadagnato la conferma mostrando professionalità, disponibilità, dedizione e impegno negli allenamenti svolti dal raduno del 12 agosto. Sarà poi il campo, a partire dalle prime amichevoli - sabato in arrivo lo scrimmage a porte chiuse con Milano, poi il 5 settembre a Livigno test ufficiale con Trento - a dare riscontri sull’effettiva tenuta della coppia di pivot formata da Akobundu-Ehiogu e dal 33enne veterano dell’A2, che in oltre 10 anni di carriera ha all’attivo appena 12 presenze in serie A a Brescia. Se nell’annata scorsa Varese era partita con un’incognita ancora maggiore come cambio del pivot come Scott Ulaneo, i 27,6 minuti di media di Skylar Spencer erano una garanzia sotto le plance (e l’anglo-romano ha comunque dimostrato di reggere l’urto con la serie A, guadagnandosi infatti la chiamata da Scafati).
    LA SCOMMESSA
    Per l’OJM la scommessa è doppia, visto che il titolare è il promettente ma acerbo “Kao”. Ma, come ha spiegato Luis Scola nel suo intervento pubblico post-caso Okeke, sul mercato non ci sono alternative e l’opzione del passaggio al 6+6 è esclusa (salvo necessità ineludibili in corso d’opera). Ovviamente l’auspicio è che la coppia di pivot biancorossi possa reggere l’urto, altrimenti si dovrà intervenire. Ma la potenziale falla aperta all’interno di un reparto comunque da verificare anche con Okeke (che nei piani inziali avrebbe dovuto dividersi il minutaggio con Akobundu-Ehiogu) fa intuire la delicatezza della decisione presa sul conto del centro del 2003.
    VERSO IL DIVORZIO DA OKEKE
    Settimane di valutazioni a tutto tondo, non solo tecniche, parrebbero aver indirizzato il club verso il divorzio dall’ex azzurro della Sperimentale. Sebbene la vicenda privata che ha portato alla sospensione non paia destinata ad avere strascichi di natura legale, c’erano troppe variabili - dalle valutazioni sull’affidabilità in caso di rientro nei ranghi, a quei richiami al codice etico nel comunicato del 3 agosto - che non si potevano ignorare nel nome della necessità sportiva. La somma delle riflessioni effettuate nelle ultime settimane, comprensive delle indagini interne che hanno valutato la situazione nell’interezza dei mesi precedenti e non solo nel caso di specie, pare aver definitivamente indirizzato l’OM verso la chiusura del rapporto. Che pur in versione scrittura privata, e non ancora depositato per il tesseramento 2024/25, dovrà essere transato con un accordo fra le parti, probabilmente coinvolgendo anche Milano e la parte del contratto successiva al 30 giugno 2025.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    C’è un solo motivo possibile per cui 700/800 varesini possono accettare di stringersi – anche tra sconosciuti – in un luogo relativamente stretto, con oltre 30 gradi, una umidità totale, il tutto per un’ora e mezza. Un motivo colorato di biancorosso che risponde al nome di Pallacanestro Varese. 
    Non c’è caldo, non c’è scomodità che tengano: il Centro Campus si è riempito mezz’ora prima della palla a due tra le due squadre formate tra i giocatori della Openjobmetis, alla prima uscita pubblica della stagione. Con la Itelyum Arena “fuori gioco” per i lavori in corso, il campo 1 di Via Pirandello ha provato invano a contenere tutto l’affetto della gente per la sua squadra di basket. Che sul parquet si è data da fare per guadagnarsi i complimenti, con le mani che per qualche istante hanno volentieri lasciato i ventagli (una buona idea di merchandising: che ne dite?) per applaudire Mannion e compagni.
    Nico, neo-capitano, si è sentito in dovere di salutare tutti prima dell’inizio insieme a coach Herman Mandole che ha spiegato: «Questa sera la cosa più importante era quella di far sentire ai ragazzi l’affetto, l’amore, la gioia della gente». Missione compiuta a giudicare da come Jaylen Hands guardava gli spalti a fine partitella, o dalla disponibilità di Justin Gray nella maratona di selfie all’uscita del Campus.
    Poi, sì: si è anche giocato a pallacanestro tra la squadra rossa guidata da Mandole e quella bianca affidata a Marco Legovich sulla distanza dei quattro tempi da 8′ ciascuno. 101-84 il finale a favore dei Reds, che in quintetto avevano Mannion, Assui, Virginio, Brown e Akobundu-Ehiogu (dall’altra parte: Hands, Harris, Gray, Alviti, Fall). Divario allargato strada facendo (55-50 a metà gara) e divenuto incolmabile solo nell’ultimo periodo.
    E se Mannion si limitato a gestire dalla cabina di regia, con un paio di triple e qualche incursione, il migliore in campo è stato senza dubbio un ispiratissimo Gabe Brown che ha iniziato la serata con qualche avvicinamento al ferro ma poi ha regalato una prestazione balistica clamorosa dall’arco dei tre punti.
    Inutile – lo avevamo già detto in sede di presentazione – dare un giudizio assoluto ai singoli e alla squadra che andrà vista contro avversari veri di pari livello, anche se una piccola parentesi si può riservare per l’atletismo di “Kao”. Il pivot, più di altri, andrà tarato sugli avversari ma vederlo decollare verticalmente mette davvero dei brividi. Quel che non si è praticamente visto è stata la difesa, ma è vero che con la squadra divisa in due (le riserve sono i giocatori aggregati o i giovanissimi) è quasi impossibile darsi una quadratura in retroguardia. Ci saranno altre occasioni.
    «A settembre andremo a Minorca per giocare con il Real Madrid: mi sono scritto con Facundo Campazzo e Gabriel Deck e ho detto loro che noi proveremo a vincere ogni partita» dice Mandole nel dopo gara riferendosi all’amichevole di lusso che si disputerà nelle Baleari. I due giocatori argentini, tra le stelle dei Blancos, in nazionale sono alle dipendenze del coach di Varese (vice del c.t. Pablo Prigioni) che non vuole sfigurare neppure contro una delle più forti corazzate dell’Eurolega. «Si gioca cinque contro cinque per volta e la nostra intenzione è di provarci sempre» ribadisce Mandole. E se con il Real magari non funzionerà, sarà ugualmente utile scolpire queste parole per tutta la stagione.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Nico Mannion è il nuovo capitano dell’Openjobmetis. Nomina sul campo da parte di coach Herman Mandole, comunicata a tutto il gruppo nel corso dell’allenamento di oggi, martedì 13 agosto, per il suo “fratellino” (parole usate nella conferenza stampa della scorsa settimana).
    A dispetto dei suoi 23 anni, il Red Mamba è stato scelto dal nuovo allenatore argentino per ribadire il suo ruolo da leader, non solo in campo ma anche in spogliatoio, di una Varese costruita attorno all’MVP italiano del campionato 2023/24. Un segnale forte di fiducia nei confronti di un giocatore che ha scelto di vestire ancora la maglia biancorossa per la stagione 2024/25, a dispetto di alternative più lucrose all’estero. Una dimostrazione di stima, e allo stesso tempo una responsabilizzazione ulteriore per un giocatore al quale l’OJM chiede un ulteriore salto di qualità – vedi il riferimento di Mandole alla sua crescita difensiva – per fargli spiccare il volo verso le auspicate mete tra NBA o Eurolega.
    Intanto per quest’anno se lo godrà l’OJM e i suoi tifosi, con la fascia virtuale da capitano al braccio a renderlo il giocatore simbolo della squadra.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Qualcosa è cambiato a Masnago? 
    Lo si vuole nel verbo - pesato, convinto, ripetuto - lo si attende nei fatti, lo si "legge" nelle persone.
    Il caldo di agosto è più meno lo stesso di un anno fa, ma a sedere davanti ai giornalisti non c’è più un “pulcino bagnato”, metà alieno e metà allenatore, a un passo forse troppo grande per lui: c’è un professionista che pare davvero fermamente convinto e consapevole del luogo in cui è, del compito che è chiamato a rivestire, della strada da percorrere e della meta cui ambire.
    La timidezza di B., i sorrisi di M. L’inglese spedito e irraggiungibile di B., l’italiano che sa di mate di M. Le risposte di B., le affermazioni di M. I colpi parati di B., quelli dati di M.
    Non si vorrebbe far confronti, ma dopo una stagione come quella scorsa è un po’ impossibile non farli. Ed è altrettanto impossibile non notare in questo primo passo ufficiale il ricorrere di una parolina magica che per due anni sotto al Sacro Monte è stata un tabù - e come tale scansato da amministratori delegati, g.m., allenatori, magazzinieri e ballerine - mentre oggi è diventata talmente importante da essere praticamente un biglietto da visita.
    Difesa. Difesa. Difesa. Siamo passati dal - parafrasando - «Varese gioca così e chissenefrega degli altri» a frasi appena udite del tipo: «Per costruire la squadra di quest’anno abbiamo pensato di più alla parte difensiva» 
    Sulla carta è gaudium magnum: benvenuti al Mandole I.
    La nuova era tecnica biancorossa è iniziata in Sala Gualco nei meandri del Lino Oldrini, presenti i microfoni non ancora andati in vacanza e diversi componenti della famiglia della Pallacanestro Varese, quasi a voler prendere per mano con grande partecipazione l’esordio di questo ragazzo di 40 anni chiamato a dare stabilità a una barca che da anni non conosce - per una ragione o per l’altra - il mare placido di una baia.
    Tra gli astanti anche Marco Legovich, il suo associated coach, per dirla alla stelle e strisce, qualcosa di molto di più di un vice. A lui coach Herman dedica uno dei passaggi più significativi della sua conferenza stampa inaugurale: «Io ho scelto di lavorare con “Lego”? No, il contrario: è lui che ha scelto me. Aveva diverse offerte, ha deciso di rimanere qui. Conosco il ragazzo, conosco l’allenatore: posso dire di essere tranquillo con lui al mio fianco».
    E allora sembra una missione studiata per bene quella intrapresa da questa coppia che è una delle più giovani mai avute in panchina nella storia di questo club. A trasparire è la determinazione di voler imparare dalle disgrazie tecniche degli ultimi due anni e di non voler lasciare nulla al caso. Anzi di più: di voler e di saper alzare la voce persino davanti al… Sistema.
    Due coaching staff completamente diversi, stesso risultato: Varese tra le peggiori squadre difensive della serie A, sia per le statistiche normali che per quelle avanzate. Non ci voleva e non ci vuole quindi un genio a capire che gli allenatori sono c’entrati poco con un problema rinvenibile invece a monte, nella scelta dei giocatori in primis e nell’ortodossia senza repliche della filosofia seguita.
    Ecco: Mandole e Legovich sembrano - quanto e come lo dirà solo il campo e i risultati che produrrà - aver voluto finalmente fare i conti con tutto questo, sembrano aver quasi stretto il patto di spezzare certe “catene” per non rimanere vittime di incongruenze che sono state palesi a tutti. E problematiche.
    Un patto suggellato nel nome della grande “D”.
    «La squadra mi piace tantissimo, il front office ha fatto un grande lavoro - dice il nuovo condottiero dopo i saluti di rito e dopo aver tributato onore al grande connazionale che lo ha preceduto negli stessi gradi, ovvero Ruben Magnano - Quest’anno abbiamo pensato più alla parte difensiva e scelto i giocatori in funzione di essa: penso che i nuovi acquisti siano tutti dei bravi difensori, lo dimostra quanto hanno fatto nelle stagioni passate. Sono contento della loro presenza: se davvero ci aiuteranno a difendere bene, allora anche in attacco andremo bene».
    In una frase, l'ultima, si capovolge totalmente il senso di due anni di basket varesino. 
    Mentre ci diamo i pizzicotti per sincerarci di aver capito bene, arriva un’altra conferma. Sentite cosa dice Mandole su Mannion: «Il ruolo di Nico - con cui c’è un rapporto speciale, mi ha detto che per lui sono come un fratello - sarà più difensivo. Sappiamo benissimo cosa può dare in attacco, ora deve migliorare in difesa. Anche lui lo vuole, sa di averne bisogno, perché è un ragazzo molto intelligente che ama la pallacanestro».
    E ancora: «È vero, il 4 non è stato cambiato e in passato abbiamo avuto problemi in difesa in post basso in quella posizione. Ma io credo che sia innanzitutto necessario mettere a posto tutte le altre situazioni difensive e il controllo dei rimbalzi: sarebbe già un grande risultato. Poi cercheremo di mettere una pezza anche a questa cosa».
    La chiacchierata continua per diversi minuti, tanti gli argomenti toccati.  Okeke, per esempio: «La vicenda ci preoccupa, ma come ha detto Luis abbiamo bisogno di tempo per capire cosa sia successo veramente e cosa accadrà. Adesso Leo è sospeso». 
    Poi gli obiettivi: «Se difenderemo bene, se attaccheremo bene e saremo una vera squadra, entreremo tra le migliori. Tutti vorremmo i playoff, è un grande obiettivo». E l’assenza delle coppe: «Programmeremo diversamente le nostre settimane per allenarci al meglio. Ma per me la coppa è importante, così come lo deve essere sempre per una società come Varese: nel futuro mi aspetto di tornarci».
    Su “Kao”, ovvero sul nuovo centro Kaodirichi Akobundu-Ehiogu: «Ha un livello di atletismo che non è di questa Serie A (nel senso che è superiore ndr)… I suoi compagni sono tutti contenti della sua presenza: Mannion mi ha detto che con lui farà 10 assist a partita… Certo non è il centro classico lento e pesante, ma in generale dei miei giocatori mi piace vedere quello che hanno, non quello che non hanno. Al resto ci penseremo».
    Sul gioco, per smentire per l’ennesima volta la vulgata del “tiriamo solo da 3”, ovvero il misunderstanding più comune per chi si approccia al “Moreyball”: «Varese non vuole tirare da 3 punti, Varese vuole andare al ferro. Se mi dici che abbiamo fatto 100 layup e 5 tiri da 3 io non posso che essere contento. La prima cosa è andare al ferro, la seconda è prendersi dei tiri, anche da fuori, con spazio, senza il difensore davanti».
    Su ciò che ha imparato dai suoi predecessori: «Io penso di essere aperto di testa e quindi di aver imparato da tutti. Da Julio Lamas, da Federico Renzetti (l’altro argentino che completerà il coaching staff ndr), da Brase, da Legovich…».
    E su Assui, infine: «Per me è importantissimo per tre ragioni: è bravo, è di Varese, può fare la serie A. Non pensassi questo, mai gli avrei chiesto di rimanere: non ho bisogno solo di un corpo in più per gli allenamenti…In lui credo, ci ho parlato con il cuore, conosco la sua famiglia e per me la decisione che ha preso è stata la migliore possibile per il suo presente e per il suo futuro».
    Fabio Gandini

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