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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Luis Scola tiene uno spiraglio aperto per Leonardo Okeke dopo l’improvvisa sospensione decisa venerdì scorso per motivi legati alla sfera privata del giocatore. In una videoconferenza stampa convocata dall’Argentina, il “General” ha risposto alle domande sulla situazione del giovane pivot biancorosso che comunque, in questo momento, non può partecipare alle attività della squadra.
    «Leo sta passando una situazione personale complicata. Noi lo abbiamo sospeso fino a che questa cosa sarà risolta: in ballo c’è una questione legale-giudiziaria per un fatto non accaduto a Varese o legato alla squadra. Una volta che sarà chiarita la situazione, prenderemo le nostre decisioni». Interpellato su un eventuale confronto con l’Olimpia, proprietaria del giocatore, Scola spiega: «Le nostre società sono in una situazione simile: non sappiamo con chiarezza quello che è accaduto, non possiamo discuterne in pubblico anche se ascoltiamo quello che ci viene riferito e non è un fatto avvenuto sotto il nostro “ombrello”. Non so ancora cosa farà Milano: dico che il rapporto tra noi e Leo non è chiuso e non lo sarà nelle prossime settimane: per questo abbiamo aggiunto due giocatori alla squadra (Fall e Del Cadia ndr) per la preparazione».
    MANNION: “FELICE SIA RIMASTO”
    Dopo aver fatto il punto della situazione sull’argomento caldo, quello di Okeke, Scola ha toccato anche una serie di altre questioni a partire dalla costruzione della squadra e dalla conferma del giocatore simbolo dell’Openjobmetis, Nico Mannion. «Il fatto che Nico rimanga è un motivo di grande soddisfazione, ma eravamo molto fiduciosi che potesse rimanere. Ero tranquillo a giugno e lo sono stato lungo tutta l’estate. Poi sarei stato felice se avesse trovato posto in NBA perché portare giocatori a un livello superiore è una eventualità che fa parte del nostro progetto, però ciò non è accaduto e sono contento che Nico sia ancora con noi».
    “ALVITI ADATTO A NOI. MCDERMOTT? L’AVREI TENUTO”
    El General ha dato un giudizio globalmente positivo alla squadra che parteciperà alla Serie A 2024-25. «Sono contento perché penso che nel complesso Varese sia migliorata considerando le varie aree. Non parlo di un singolo ruolo (la domanda era relativa al settore pivot ndr) ma del totale della formazione: abbiamo preso giocatori adatti alla pallacanestro che abbiamo scelto, abbiamo tenuto una parte del roster dello scorso anno. In questo senso invito tutti a pensare ai nostri giovani come a dei giocatori professionisti al 100% perché Librizzi, Virginio o Assui io li considero tali. È arrivato Davide Alviti che volevamo da tempo e che tra gli italiani è uno di quelli che è più adatto al nostro sistema».
    L’ex Milano e Trento va a sostituire un giocatore che Scola avrebbe tenuto, Sean McDermott: «Dispiace per lui non sia rimasto. Eravamo tutti contenti del suo rendimento ma anche il suo addio fa parte di quel processo che sta attraversando la Pallacanestro Varese e che non sempre consente di trattenere i giocatori che si mettono in luce».
    VITTORELLI, RASIZZA, BONFIGLIO: SOCIETA’ PIU’ FORTE
    Il rinnovo dello sponsor Openjobmetis è un altro avvenimento estivo che Scola mette – come logico – nel file delle cose buone. «Ero molto fiducioso anche se non era scontata la conferma dello sponsor. Ancora una volta ringrazio con forza Marco Vittorelli e Rosario Rasizza per come hanno sostenuto la società: sono main sponsor da 11 anni, un rapporto incredibile».
    L’altra figura nuova, emersa con forza, è quella del finanziere Stefano Bonfiglio entrato nel capitale societario attraverso la “PV Ignis srl”: «Credo che sia la conferma di come, rispetto a 2-3 anni fa, la Pallacanestro Varese sia considerata come un club che sta facendo bene le cose. Persone come Bonfiglio non portano solo tifo e risorse economiche dirette ma anche valore aggiunto: basti pensare che è stato il tramite all’arrivo del Gruppo Itelyum, sponsor nuovo rispetto a prima». E nel filo delle novità Scola parla anche della foresteria «Che ci è costata tanto in termini di lavoro per sistemarla e farla funzionare ma che ci sta dando fin da subito risultati, sia per l’utilità di una struttura simile per il settore giovanile sia per la possibilità di essere “commercializzabile”».
    Prima di chiudere Scola ha spiegato di come Tom Bialaszewski sia tuttora sotto contratto con il club («Siamo in contatto con i suoi procuratori ma finora non è stata trovata una soluzione») e del fatto che Giancarlo Ferrero sarà accolto con tutti gli onori quando tornerà a Masnago da avversario («Volentieri da parte mia: ne parleremo con gli uffici perché non so quel che si è fatto in passato con ex giocatori così importanti»). Infine il CEO biancorosso ha voluto ribadire che la rinuncia alla Fiba Europe Cup non è dovuta a costi troppo alti: «La coppa è un costo ma è anche una parte importante del nostro progetto per la Pallacanestro Varese, quindi la società avrebbe messo in conto le spese come lo ha fatto lo scorso anno. La verità è che io stesso ho chiamato in Fiba e mi è stato risposto, come abbiamo già spiegato, che la posizione in campionato non era sufficiente per ammetterci alla competizione».
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Varese gioca la carta Abdel Fall per tappare la falla aperta dal caso Okeke.
    Il 33enne pivot senegalese di cittadinanza italiana, formatosi nelle giovanili della Stella Azzurra Roma, si presenterà al raduno del 12 agosto a Masnago con l’obiettivo di convincere Herman Mandole. Accordo raggiunto tra l’OJM e il centro classe 1991: contratto annuale già pattuito, ma con escape al 31 agosto in favore della società biancorossa. Un periodo di prova per consentire al coach argentino di fare la conoscenza con un veterano dell’A2 come “Aka”. Figlio dell’ex ambasciatore del Senegal in servizio a Roma, il nativo di Dakar è cresciuto in Italia, dove ha messo a frutto il suo atletismo nel mondo del basket. Fall è un “centrino” da 202 centimetri per 98 chilogrammi che rispecchia con esattezza le atout fisico-atletiche del modello del pivot del Moreyball. Ossia corre, salta e schiaccia, sia pur tutto da valutare al cambio della serie A, assaggiata soltanto per uno spicchio nel 2017/18 a Brescia (2,6 punti e 1,8 rimbalzi in 12 gare). A 33 anni Fall è un veterano ben rodato in A2, ma tutto da scoprire tra i professionisti. Ad oggi però è il migliore tra i (pochissimi) free agent offerti sul mercato italiano dei centri.
    Le tre settimane di tempo per convincere coach Mandole doneranno a Varese la possibilità di verificare anche situazioni alternative. Tra queste non c’è - e non ci sarà - il ritorno in biancorosso di Guglielmo Caruso: per l’EA7 il lungo napoletano è incedibile essendo il sesto italiano (su sei obbligatori a referto) del suo roster per il campionato. Poco importa che nella gerarchia dei pivot di Ettore Messina sia potenzialmente il quarto dietro Nebo, il nuovo arrivato McCormack e Diop. Milano ha reiteratamente detto no da settimane a qualsiasi richiesta di prestito (a partire da Brescia). E visto che di mezzo c’è un contratto pluriennale (un anno garantito più opzione per altri due) e parecchi danari (se Willy resterà all’EA7 fino al 2028 incasserà altri 880mila euro netti), l’Olimpia non ha intenzione di liberarlo, né agenzia e atleta hanno interesse a effettuare bracci di ferro. Nè al momento è considerata l’ipotesi di sostituire Okeke con un americano, passando al format 6+6: tra luxury tax e un contratto in più uscirebbero almeno 100mila euro, e ne sfumerebbero suppergiù altrettanti nella classifica del premio italiani Under 26. Totale generale: per ora si prende tempo con la stampella Fall, se non dovesse bastare si valuterà più avanti anche in funzione dei riscontri del campo.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Ancora insieme, con lo stesso marchio. Per l’undicesimo anno consecutivo (diventano 14 contando anche il precedente accordo con la “sola” Metis) Openjobmetis spa sarà lo sponsor principale della Pallacanestro Varese nel campionato di Serie A.
    Un accordo non scontato, visto il recente passaggio dell’azienda di Gallarate nelle mani della multinazionale francese Groupe Crit, ma auspicato visto che Rosario Rasizza e Marco Vittorelli (i due “uomini forti” di OJM inseriti da tempo nel mondo del basket) hanno mantenuto le proprie posizioni dirigenziali – ad e presidente – nell’impresa di lavoro somministrato.
    Il via libera all’accordo è arrivato nel corso dell’insediamento del nuovo CdA di Openjobmetis tenutosi lunedì sera; oggi la coferma è arrivata nel corso di un incontro a Gallarate alla presenza di Toto Bulgheroni e Paolo Perego, presidente e vice di Pallacanestro Varese. «Nel corso del CdA abbiamo espressamente chiesto e ottenuto il mandato per garantire la sponsorizzazione – ha sottolineato Rasizza – dopo aver illustrato nei dettagli qual è l’attività della Pallacanestro Varese e la sua importanza sportiva». Un’altra “chiave” di convinzione è stata la presenza di numerose aziende di lavoro somministrato tra gli sponsor (principali o secondari) di squadre che disputano la Serie A.
    Sulle divise biancorosse sarà probabilmente utilizzata la scritta “Openjobmetis by Crit”, una gentilezza (non richiesta) verso la multinazionale transalpina, quotata alla Borsa di Parigi. Nel corso dell’incontro le parti in causa hanno preferito non rivelare l’ammontare dell’apporto economico limitandosi a parlare di “continuità” con il recente passato. Openjobmetis però farà anche da “traino” per le aziende che intendono utilizzare i nuovi skybox del palazzetto che saranno disponibili dall’inizio del campionato (sui 7 previsti, 6 sono già stati affittati).
    All’appuntamento non ha partecipato Luis Scola, il proprietario della Pallacanestro Varese, attualmente in Argentina. Il General ha però voluto inviare un messaggio di saluto e di ringraziamento dalla sua terra natale: «Siamo estremamente felici del rinnovo della sponsorizzazione e sarà un onore per noi portare sulle magli questo marchio. Il rinnovo ci rende orgogliosi perché non era scontato e significa che Pallacanestro Varese è stata riconosciuta come un valido mezzo per comunicare in Italia e all’estero».
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Il video e le parole apparse sui canali social della Pallacanestro Varese non sono un indizio ma una prova: Gabe Brown è a tutti gli effetti confermato per la prossima stagione della squadra biancorossa.
    L’ala del Michigan, 24 anni, sta per concludere la sua esperienza alla Summer League della NBA nelle quali finora non ha praticamente lasciato alcuna traccia e tornerà regolarmente a Varese (il contratto è quello stilato nell’estate 2023) a metà agosto per unirsi al gruppo che sarà affidato a coach Herman Mandole.
    Brown, in accordo con il club del CEO Luis Scola, sta partecipando ai tornei estivi NBA con la maglia dei Miami Heat, ma (prima dell’ultima partita) ha messo solo due volte piede in campo con appena tre punti a segno in meno di 24′ t0tali di impiego. Poca roba, per quegli standard, ma almeno Varese può aggiungere ufficialmente anche il suo volto al proprio “album delle figurine 2024-25”. Salvo – ma vale per tutti – clamorose e inattese richieste che andranno accompagnate da voluminosa valigetta piena di soldi nel caso qualche squadra desiderasse ingaggiare il numero 44 per cui non sono previste clausole d’uscita dall’accordo.
    Abbiamo nominato, poco sopra, Herman Mandole che ha completato il corso per ottenere il patentino valido per allenare in Serie A e sostenuto il relativo esame. In questi casi la comunicazione ufficiale su ammissione o bocciature viene inviata 10-15 giorni dopo la conclusione delle “operazioni”, quindi né lui né la società hanno ancora risposte ufficiali. Ma da quanto trapela da ambienti federali, non ci dovrebbero essere problemi di sorta, per cui Mandole è in procinto di ricevere il via libera per sedere in panchina da capo allenatore.
    Incassato il ritorno di Brown, manca a oggi una sola “certezza al 100%” sul roster della squadra, ovvero Nico Mannion. Come noto però, i termini europei sono scaduti e quelli NBA restano fissati a fine luglio: non si registrano comunque offerte per il playmaker che giorno dopo giorno appare sempre più destinato a restare biancorosso.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Tempo di bilanci e analisi in casa Pallacanestro Varese. I biancorossi hanno chiuso la campagna acquisti con largo anticipo rispetto alle ultime due passate stagioni, muovendosi con decisione ed idee chiare sul mercato, facendo ben sperare i tifosi biancorossi in vista della nuova stagione.
    Un mercato che, come dicevamo, ad oggi è chiuso ma che per considerarsi definitivamente tale, dovrà attendere ancora un paio di settimane, per la definizione anche delle ultime due situazioni in bilico, ovvero quelle di Mannion e Brown, oggi comunque molto vicini a restare a Varese.
    Proprio da queste due situazioni parte la nostra intervista con il Responsabile Scouting della Pallacanestro Varese, Matteo Jemoli.
    Qual è la situazione Mannion ad oggi?
    “Una situazione d’attesa. Aspettiamo la sua decisione, Nico ha l’uscita dal contratto per l’NBA valida fino alla fine del mese e non ci resta che attendere. Ovviamente speriamo che rimanga però ad oggi non possiamo fare altro che aspettare”.
    Nell’eventualità che Mannion dovesse uscire dal contratto, è pronto un piano B?
    “La squadra è stata pensata e costruita con Nico parte del roster e non vediamo l’ora che ci dica che rimarrà con noi anche la prossima stagione. E’ chiaro, poi, che nella nostra testa abbiamo pronto anche un piano B nel malaugurato caso in cui Mannion invece esca dal contratto”.
    Un altro giocatore che non ha ancora la certezza di essere parte del roster biancorosso nella prossima stagione è Brown, impegnato in Summer League con Miami. Diciamo però che l’inizio della competizione da parte sua non è stato certo il massimo…
    “Si, è vero. Stiamo guardando le sue partite, Zach e Max (Sogolow e Horowitz, ndr) sono a Las Vegas, lo incontreranno di persona e ci parleranno per capire le sue intenzioni, però confidiamo possa essere dei nostri non appena finita la Summer League”.
    Andando sulla squadra che è stata costruita, a differenza degli ultimi due anni vi siete mossi con grande celerità. Una scelta dettata solo dalle opportunità di mercato o una linea programmata?
    “E’ un lavoro che abbiamo portato avanti da tanti mesi. Era tutto l’anno che seguivamo certi giocatori che erano le nostre prime scelte e che siamo riusciti a portare a casa, mentre altri sono state occasioni che siamo stati bravi a cogliere. Rispetto anche solo all’anno scorso, dove abbiamo preso tardi l’allenatore ed i GM sono arrivati a metà estate, è ovvio che prendere decisioni fosse più difficile, mentre quest’anno alcuni tasselli e punti fermi nel roster, ad esempio il discorso italiani che era già delineato, ci ha dato la possibilità di muoverci con anticipo”.
    Guardando agli stranieri, avete scelto di puntare su giocatori che già conoscono il basket europeo, chi più chi meno. Perché questa scelta?
    “Non è stata una scelta imposta, della serie che non potevamo guardare gente che non avesse mai giocato in Europa. Erano tutti profili che durante l’anno abbiamo seguito durante il nostro usuale lavoro di scouting, ci piacevano, avevano un costo per noi giusto e siamo riusciti a prenderli. Abbiamo deciso di puntare su giocatori che avessero un pò più di esperienza europea pensando possa essere un plus, però, ripeto, non siamo partiti con l’idea di scartare chi non avesse mai giocato in Europa”.
    Nella scelta dei giocatori, la linea seguita è parsa molto chiara fin da principio cercando giocatori con maggior attitudine difensiva…
    “Sì, assolutamente. Cercavamo giocatori con questa caratteristica, ovviamente poi ci vuole sempre un equilibrio nelle cose. Abbiamo cercato di guadagnare qualcosa dal punto di vista difensivo, senza andare a snaturarci in attacco, cercando giocatori che potessero avere una giusta complementarietà tra queste caratteristiche”.
    Guardando proprio all’attacco, sembra chiaro che Harris e Gray avranno una maggior distribuzione di punti a differenza di Nico e Hands che invece appaiono come i due scorer designati?
    “Esattamente, l’idea è questa. Abbiamo cercato di costruire un gruppo che possa distribuire bene i punti in tanti suoi interpreti, con due scorer principali come Mannion ed Hands, con l’idea di gioco che rimarrà la stessa degi ultimi anni. Abbiamo cercato di costruire un reparto ali con giocatori bravi a segnare sugli scarichi ed efficaci a rimbalzo per correre in transizione e lunghi che siano bravi a rollare e attaccare il ferro, a cui abbiamo aggiunto dei giocatori, come può essere ad esempio Hands, capaci anche di portare palla ed impostare l’azione”.
    Com’è nata e come si è sviluppata la trattativa per uno dei colpi più importanti del vostro mercato, ovvero Davide Alviti?
    “E’ stata una trattativa importante per un giocatore importante. E’ ovvio che lui avesse richieste ed interessamenti anche da altre squadre, alcune che hanno fatto le coppe altre i playoff ma noi siamo stati bravi sia a livello di tempismo che di argomenti della trattativa. Abbiamo toccato le corde giuste per convincerlo a sposare il nostro progetto per quello che, crediamo, possa essere un giocatore davvero funzionale al nostro modo di fare basket. Davide non è solo un ottimo tiratore da oltre l’arco, ma è anche un giocatore versatile che ci saprà dare tante soluzioni in attacco ed in difesa”.
    Guardando al reparto lunghi, invece, avete scelto di fare una doppia grande scommessa con Akobundu-Ehiogu, che l’anno scorso è stato fermo metà stagione per la rottura del polso, e di Okeke che comunque non gioca da due anni. Perché questa scelta?
    “Cercavamo giocatori con le giuste caratteristiche per il nostro gioco: interpreti in grado di rollare e volare al ferro ma che ci potessero dare anche struttura sotto canestro e copertura del pitturato. “Kao” ha completamente recuperato dall’infortunio al polso, mentre Okeke ha terminato la scorsa stagione giocando dei minuti, sta lavorando molto bene e crediamo possa essere pronto per l’inizio della stagione dandoci una grande mano. Siamo convinti della scelta fatta ed abbiamo fiducia in loro due”.
    Alessandro Burin
     

  • simon89
    A meno di due giorni dall’improvviso blitz che ha portato in biancorosso un giocatore italiano di vaglia, quale è Davide Alviti, la Pallacanestro Varese aggiunge alla sua rosa 2024-25 anche il pivot. Nella notte tra lunedì 8 e martedì 9 è andata a buon termine la trattativa con Kaodirichi Akobundu-Ehiogu, 24enne nigeriano di formazione cestistica americana.
    Il nome di “Kao” – ci abitueremo a chiamarlo con il nome completo, abbiate pazienza… – girava già da qualche giorno intorno alla società del presidente Bulgheroni, perché le sue caratteristiche sembrano adatte al sistema di gioco scelto da Luis Scola per la squadra. Il pivot nato a Lagos è infatti un giocatore con spiccate caratteristiche atletiche: saltatore, stoppatore, abile a schiacciare a canestro palloni spediti anche ben sopra al ferro, oltre alla norma. Kao è infatti alto ma non altissimo (2,05), però sa decollare a quote notevoli grazie anche a una corporatura che non ne fa certo un colosso d’area (addirittura meno di 90 chili!) ma che lo aiuta nel vincere la forza di gravità.
    Su quel ruolo Varese ha scelto di giocare una scommessa su due tavoli, quasi a voler “spalmare” il rischio. Da un lato infatti ci sarà Akobundu che accanto alle doti di cui sopra porta con sé anche una carriera non ancora solida (NCAA con minutaggi ridotti, esordio senior in Germania con infortunio personale e retrocessione della sua Tubingen), dall’altro Leonardo Okeke che è certamente giocatore dal potenziale gigantesco ma che va rivalutato dal punto di vista fisico dopo il grave incidente dell’aprile 2023. E che non può essere giudicato per le comparsate nel finale della scorsa stagione.
    Ma “chi non risica non rosica”, e la Openjobmetis ha scelto di sbilanciarsi così anche per via dei costi ridotti della “operazione Kao” (Okeke è addirittura a libro paga di Milano) che nelle intenzioni potrebbe ripercorrere le orme di Tariq Owens. Quest’ultimo godeva di una considerazione superiore (era già nel giro NBA) ma aveva caratteristiche simili sul campo e la voglia di ripartire dopo un infortunio ancora più grave rispetto al nigeriano. Owens, una volta tornato a regime (da gennaio) si rivelò perfetto per la squadra di Brase e l’idea del club è che Kao faccia lo stesso nel gruppo affidato a Herman Mandole.
    Gruppo che, a questo punto, è quasi completo visto che manca un solo tassello, quello della guardia titolare per cui, tra l’altro, dovrebbe essere stanziato un gruzzolo discreto visti i risparmi per i vari Gray, Harris e appunto Kao. Il tutto considerando Nico Mannion nel ruolo di playmamker titolare e di stella della squadra e di Gabe Brown nel reparto ali: a oggi sia l’azzurro sia il giovane americano sembrano vicini alla riconferma anche se per entrambi resta qualche rischio (Brown andrà alla Summer League, tra l’altro). La costruzione della squadra però segue sia le loro caratteristiche sia l’ambizione di fare bene, specie se la guardia che ancora manca dovesse avere le qualità di un Hanlan: insomma, pare che il roster sia vicino alla chiusura. Se così fosse, aumenterebbe la possibilità di centrare i tre obiettivi delineati dal duo Sogolow-Horowitz: stessa pericolosità in attacco dell’anno scorso, miglioramento in fase difensiva, mantenimento di uno zoccolo duro di giocatori. Intanto benvenuto Kao.
    Damiano Franzetti
     
     

  • simon89
    Parco ali completato, centro quasi in firma (salvo che non tiri troppo la corda), guardia probabilmente in arrivo prima ancora della Summer League: e se Varese chiudesse la quadra del proprio roster prossimo venturo già alla seconda settimana di luglio?
    L’evenienza è tutt’altro che vaga. E no, non ci siamo dimenticati del playmaker: il fatto è che oggi Nico Mannion è molto ma molto più vicino a Varese che l’esatto contrario.
    NBA? Sì, ma quella vera
    Per fare il punto sul mercato biancorosso si deve necessariamente partire dalla situazione che più tiene con il fiato sospeso i supporter prealpini. Scaduta nove giorni fa, e non esercitata, la clausola d’uscita verso squadre europee, il Red Mamba al momento rientra a pieno titolo tra gli effettivi del roster che verrà guidato da coach Herman Mandole. Il 30 giugno 2024 è stato uno spartiacque vero nella liason tra il campione in erba e il club che il prossimo anno compirà 80 anni, e non solo perché ora chi dovesse ambire ai suo servigi dovrà trattare direttamente con Pallacanestro Varese e non semplicemente pagare i 200 mila dollari di buonuscita scritti sul contratto: nessuno lo scrive, ma appare abbastanza chiaro (e confermato da alcune fonti) che da qui in poi la società non sarà più disposta a sedersi al tavolo con chicchessia, consapevole dell’importanza del giocatore per i destini prossimi e venturi della squadra e, ancor di più, dell’enorme problema di incastri che la partenza di Mannion creerebbe a questo punto dell’estate.
    Italiani che possano sostituire il talento che l’anno scorso cambiò un’intera stagione a Masnago non ce ne sono più. Così come non sono più disponibili (per questo Alviti è un colpo: ma ci arriveremo…) atleti di formazione che possano valere il quintetto o le prime rotazioni dalla panchina. Varese lo sa. E lo avrebbe fatto capire a chiare lettere anche al procuratore del regista.
    Quindi: il matrimonio andrà avanti al 100%? No, la precauzione invita ancora a contenersi. Se, in virtù dei ragionamenti sopracitati, è infatti da considerare remotissima l’ipotesi che all'improvviso arrivi qualcuno disposto a offrire una contropartita economica che faccia cambiare idea a Pallacanestro Varese (di soldi ce ne vorrebbero tanti), la suggestione NBA rimane, ancorché difficile, a tutt’oggi viva, non fosse altro perché l’approdo oltre oceano resta un sogno non nascosto di Nico.
    Il quale però non pare disposto a varcare il mare per fare panchina al minimo salariale, o per giocare cinque minuti, o - ancor meno - per accettare un contratto che non sia garantito. E nessuno, finora, ha bussato alla sua porta con qualcosa di meglio.
    In soldoni? A oggi sarebbe “Nico out” solo per una NBA vera e con congruo buyout già prefissato nelle carte predisposte a dicembre 2023. In caso contrario il secondo anno del Red Mamba sarà realtà.
    Ripiego? Tutt'altro
    L’intero discorso si può desumere anche per fatti concludenti. L’accelerata data al mercato negli ultimi dieci giorni, dopo i silenzi di giugno, ben fa comprendere come Varese stia costruendo il puzzle tenendo pienamente conto del suo fuoriclasse. Dopo le prese di Justin Gray e di Jordan Harris, ieri è arrivata infatti quella di Davide Alviti. 
    L’ala classe 1996 completa con il botto il parco tricolore, all’apice di una trattativa condotta in “tuta mimetica” sulla falsariga di quella che un anno fa portò Davide Moretti sotto al Sacro Monte. Chi ha scritto che Varese sarebbe stata un ripiego per il giocatore ex (tra gli altri) di Trieste e Milano - che Trento ha lasciato per strada (esercitando una clausola d’uscita) per far spazio al giovane senegalese Niang e a Daulton Hommes - non ha scritto il vero: sulle sue tracce prima si è mossa la Virtus Bologna, e Alviti ha comprensibilmente atteso che si aprisse l’irrinunciabile porta della seconda squadra italiana, quindi, insieme ai biancorossi, è comparsa Brescia, salvo rilancio (tardivo) della stesse vu-nere una volta perso Bruno Mascolo. In questo contesto, in una negoziazione durata tre/quattro settimane, Sogolow, Horowitz e Jemoli sono riusciti a battere la concorrenza, strappando il sì (non così scontato) di un elemento con status da coppe europee.
    Con Alviti (nel 2023/2024 10,9 punti con quasi il 40% da 3 in circa 22 minuti di media in campionato) il settore ali è fatto è finito: saranno in tre "e mezzo" - lui, Gray, Gabe Brown e Harris per qualche minuto da atipico - a giocarsi gli ottanta minuti disponibili nei ruoli di 3 e 4, con la scelta di chi spendere in quintetto base che andrà ad appannaggio dello staff tecnico. A oggi Varese conta di avere, almeno sulla carta, tre titolari. 
    Per la verità anche Brown avrebbe un’uscita NBA ancora valida, ma lo scenario che lo vede nella Lega parrebbe ancora più fantasioso di quello con protagonista Mannion: il nativo del Michigan ha svolto alcuni camp a metà del mese di giugno, con l’obiettivo di mettersi in mostra, ma non dovrebbe partecipare alla Summer League di Las Vegas (errata corrige: il giocatore è stato inserito nel roster dei Miami Heat proprio nella mattinata di oggi (il pomeriggio in Italia) in extremis, a pezzo già uscito).
    Il centro, la guardia, i giovani
    Capitolo centro. Con Leo Okeke pronto ad aggregarsi ai futuri compagni il giorno del ritiro, la scelta del titolare è già stata fatta e il profilo risponde al nome riportato da Prealpina, ovvero a quello di Kaodirichi Akobundu-Ehiogu, nigeriano classe 1999, 205 cm di altezza, stoppatore di “professione” e salterino, negli ultimi dodici mesi in forza ai Tigers Tubingen, in Germania.
    La firma, però, al momento in cui scriviamo non è ancora stata apposta sul contratto, lato giocatore: Varese attenderà ancora oggi e domani, poi - in caso di fumata nera - virerà su piani b, non disposta ad aspettare oltre.
    Capitolo guardia. Indiscrezioni riportano di una trattativa ben avviata che potrebbe concludersi nei prossimi giorni. Come annotato a inizio articolo, quindi, il colpo potrebbe essere piazzato ancor prima dell’inizio della Summer League di Las Vegas (12 luglio), alla quale i due gm americani comunque parteciperanno. L’obiettivo? Un giocatore con tanti punti nelle mani, per cercare di riformare un duo sparagnino stile Mannion-Hanlan, ammirato solo per poco tra dicembre 2023 e febbraio 2024.
    Gli italiani. Con Mannion e Alviti siamo a sei, non a cinque: nel novero vanno infatti contati i due citati, Okeke, Librizzi, Assui e Nicolo Virginio, con cui per ora rimane in vigore il contratto che lo lega ai biancorossi per un’altra stagione. Ed Edoardo Bottelli? L’accordo con lui non è ancora stato trovato: prima di intavolare la discussione, il giovane ha voluto terminare gli esami di maturità. In settimana si definirà il tutto, le strade delle due volontà sembrano destinate a incontrarsi.
    E se Mannion dovesse volare via? Beh, nessun rattoppo in extremis sul fronte tricolore, anche perché impossibile: gli italiani rimarrebbero quelli indicati qualche riga fa. L’enorme disponibilità finanziaria che si verrebbe a creare verrebbe allora dirottata su un play straniero e, quindi, inevitabilmente, anche sulla formula del 6+6, salvo che l’addio avvenga prima di firmare la guardia titolare (in quel caso sarebbe ancora possibile ricorrere al 5+5, scalando evidentemente Harris, oggi cambio, in quintetto).
    Fabio Gandini

  • simon89
    Si sblocca in entrata il mercato della Pallacanestro Varese anche per la quota italiana. Dopo aver perso Moretti e con Woldetensae che ha scelto Napoli come nuova avventura, ai piedi del Sacro Monte arriva un Azzurro di caratura: Davide Alviti.
    Un colpo a sorpresa – anche per il comunicato arrivato nel pomeriggio di domenica 7 luglio – per la società biancorossa, che si assicura le prestazioni di uno dei migliori italiani in circolazione.
    Classe 1996, nato ad Alatri e cresciuto all’Eurobasket Roma, arriva da Trento dopo due stagioni all’Olimpia Milano. A Varese avrà un ruolo di rilievo, in attesa che si completi il roster e che arrivi la fondamentale risposta di Nico Mannion.
    Pallacanestro Varese annuncia l’avvenuto ingaggio di Davide Alviti che indosserà la canotta biancorossa a partire dalla prossima stagione sportiva. Alviti è un’ala di riconosciuto valore che ha alle spalle oltre 130 presenze in LBA disputate con le maglie di Roma, Treviso, Trieste, Milano e Trento, squadra in cui ha militato lo scorso anno raggiungendo Final Eight di Coppa Italia e playoff.
    Matteo Jemoli, Assistente General Manager Pallacanestro Varese: «Siamo molto contenti della firma di Davide. Per caratteristiche tecniche e per il suo modo di stare in campo sarà senza dubbio un’aggiunta importante nel nostro roster. Oltre al tiro da 3 punti e al suo dinamismo, sarà sicuramente utile in molti aspetti del gioco e crediamo sia un ottimo fit per il nostro sistema. Gli diamo il benvenuto e non vediamo l’ora di accoglierlo a Varese».
    La carriera di Davide Alviti
    Cresciuto nelle giovanili di Eurobasket, fa il suo esordio in Serie A con la maglia della Virtus Roma il 16 marzo 2014 nella sfida persa dai suoi contro l’Olimpia Milano. Nella stagione 2015-2016 va a giocare in A2; prima Mantova, poi Tortona e Imola, formazione dove sfodera un’ottima stagione da 12.3 punti e 5.7 rimbalzi di media a partita. Tra il 2018 ed il 2020 è a Treviso: il primo anno conquista la promozione in Serie A giocando da protagonista; il secondo aiuta i suoi a mantenere la massima serie con ottime percentuali, soprattutto da 3 (44.2%). Nonostante questo, nel 2020-2021 si trasferisce a Trieste. Agli ordini di coach Dalmasson (assistito dal “nostro” Marco Legovich), Davide si rende protagonista di una stagione da favola che gli vale la chiamata da Milano nel 2021-2022. In maglia Olimpia rimane due anni vincendo due Scudetti ed una Coppa Italia e facendo il suo esordio in Eurolega. Terminata l’esperienza milanese, lo scorso anno, veste la maglia di Trento, chiudendo la stagione a 10.4 punti (40% da 3) e 3.3 rimbalzi di media a gara.
    Alviti ha vestito anche la canotta di Italbasket in 8 occasioni, partecipando alle partite di qualificazione agli Europei del 2022.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Noi che abitiamo all’ombra del Sacro Monte, almeno ogni tanto, dovremmo ripensarci, anche per dare una sana mano di lucido all’orgoglio inevitabilmente ingiallito dal tempo: in quegli anni, e non c’è bisogno nemmeno di ricordare quali, Pallacanestro Varese ha avuto sugli appassionati di palla al cesto dello Stivale, ovunque ubicati, un potere di fascinazione in grado di segnare un netto confine tra il prima e il dopo.
    Meneghin&company - con le loro vittorie, con il loro dominio sull’Italia e sull’Europa dei canestri - sono stati per un’intera generazione una sorta di Beatles in canotta e braghe corte, conquistando cuori e ispirando professioni di fede mai rinnegate, anzi conservate in un indelebile stigma fino ai giorni nostri. Ignis era "la" parola magica, una "key word" che prima di risaltare nelle cronache dei trionfi del campo aveva bussato alle case degli appassionati grazie agli elettrodomestici, tra i marchi attori sul palco del boom economico.
    Frigoriferi e campioni: era l’idea geniale di Giovanni Borghi.
    Il cumenda sarebbe allora raggiante nel sentir oggi parlare Stefano Bonfiglio, l’uomo d’affari che da meno di una settimana è diventato proprietario dell'11% di Pallacanestro Varese, aderendo all’avventura marchiata Luis Scola e aprendo sempre di più i confini della società biancorossa: «Sì, sono entrato in Pallacanestro Varese per passione» ha detto in esclusiva ai “microfoni” di VareseNoi.it.
    Lo abbiamo incontrato oggi, martedì 2 luglio, al Pero Sporting Club, centro sportivo all’avanguardia e casa del Club Milano, realtà calcistica nata nel 2017 militante nel campionato di serie D. Bonfiglio ha infatti investito anche qui, conquistato dal grande lavoro fatto dal club meneghino con i giovani (oltre 1200 i tesserati), toccato con mano in virtù delle esperienze calcistiche - da avversario - di uno dei suoi figli. Ad accoglierlo (leggi QUI), in un pomeriggio afoso, le istituzioni cittadine e i vertici della società locale, grati di avere come compagno di viaggio un protagonista della finanza mondiale (leggi QUI l’inchiesta fatta da VareseNoi qualche giorno fa).
    Sorridente, disponibile, empatico, quando lo avviciniamo e gli confessiamo che siamo venuti da Varese per parlare di Pallacanestro Varese si illumina letteralmente: è questa - oltre alle parole che stiamo per riportarvi - la risposta più chiara a chi per giorni si è chiesto cosa ci azzeccasse un personaggio che guida un fondo di investimenti a nove zeri con i canestri di Masnago…
    «Sono tifoso biancorosso fin da bambino - confessa subito - Leggevo il nome Ignis sulla Gazzetta, a connubio di grandi trionfi, e lo ritrovavo sul frigorifero di casa, in un’associazione che presto mi ha fatto dire “sì, è questa la mia squadra”. Per anni ho sofferto e poi gioito guardando le grandi partite e le grandi vittorie, soprattutto in Coppa dei Campioni. E pensi che io sono di Milano…».
    Supporter varesino nonostante il destino lo avesse fatto nascere nel luogo di elezione delle altrettanto rinomate Scarpette Rosse milanesi? Non avete ancora letto tutto: «Non è finita: mia madre era di Cantù, quindi la famiglia era un derby lombardo al completo. Ma io non volevo sentir ragione: per me esisteva solo Varese».
    Qualche decennio dopo, il fuoco arde ancora. Ed è questo ardore a spiegare il qui e ora: «Sono rimasto sempre appassionato (anche, in generale, di basket ndr: Bonfiglio ha frequentato negli Usa una delle università più rinomate dal punto di vista cestistico, Georgetown, e racconta di essersi laureato insieme a una delle leggende di quell’ateneo e della NBA di tutti i tempi, ovvero Patrick Ewing) e così, quando due anni fa sono tornato in Italia dopo 40 anni passati all’esterno, il mio caro amico Marco Vittorelli, ex presidente di Pallacanestro Varese, ha esaudito un mio sogno: quello di ritornare al Lino Oldrini…».
    Succede esattamente il 15 gennaio 2023, Varese-Napoli 106-79: «Lì ho conosciuto Luis Scola e abbiamo fatto amicizia, trovando diversi punti in comune. Tra questi il fatto che mia moglie sia argentina e che guidi una onlus che lavora con persone costrette sulla sedia a rotelle, un’attività che mi sta molto a cuore e sta molto a cuore anche a Scola stesso. Ma non solo: nel progetto di Luis ho visto una grande passione per lo sport e per i suoi valori, così come una grande attenzione ai giovani».
    Quel giorno di inizio 2023 il piano che collega Stefano Bonfiglio al basket varesino si è quindi inclinato ancora di più: «Lo scorso anno ho fatto sì che una nostra società (nostra, cioè del fondo Stirling Square Capital Partners, di cui è socio fondatore ndr), la Itelyum, arrivasse a sponsorizzare l’arena di Masnago (e l’avventura in coppa ndr): di Itelyum sono stato anche presidente e ho chiesto al suo amministratore delegato uno sforzo per sponsorizzare la mia squadra del cuore. Col tempo è poi nata una relazione a molti livelli, con Scola e Vittorelli, molto piacevole e interessante, grazie alla quale ho ritrovato l’amore autentico che avevo da bambino: così ho chiesto di poter partecipare a un progetto di sviluppo alla prima opportunità che si fosse presentata».
    L’opportunità è arrivata ed è diventata PV Ignis, nome non scelto a caso («ho suggerito di riportare, magari come seconda o terza maglia, il giallo e il blu…» suggerisce sorridendo l’investitore), ora dietro in percentuale solo a Scola e a Varese Sport & Entertaiment nella compagine proprietaria varesina. E Bonfiglio su questo nuovo capitolo della sua vita ha le idee chiare, senza paura di esporle: «Sono entrato in società con l’idea di farla crescere: mi piacerebbe rivedere Varese fra le prime tre squadre in Italia e farla ritornare ad avere un certo passo anche in Europa. Io voglio aiutarla, per amore e perché ho trovato modo di collaborare con persone che hanno i miei stessi valori».
    Appuntamento all’Itelyum Arena allora: «Se mi vedrete al palazzetto? Certamente…».
    Fabio Gandini

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