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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Noi che abitiamo all’ombra del Sacro Monte, almeno ogni tanto, dovremmo ripensarci, anche per dare una sana mano di lucido all’orgoglio inevitabilmente ingiallito dal tempo: in quegli anni, e non c’è bisogno nemmeno di ricordare quali, Pallacanestro Varese ha avuto sugli appassionati di palla al cesto dello Stivale, ovunque ubicati, un potere di fascinazione in grado di segnare un netto confine tra il prima e il dopo.
    Meneghin&company - con le loro vittorie, con il loro dominio sull’Italia e sull’Europa dei canestri - sono stati per un’intera generazione una sorta di Beatles in canotta e braghe corte, conquistando cuori e ispirando professioni di fede mai rinnegate, anzi conservate in un indelebile stigma fino ai giorni nostri. Ignis era "la" parola magica, una "key word" che prima di risaltare nelle cronache dei trionfi del campo aveva bussato alle case degli appassionati grazie agli elettrodomestici, tra i marchi attori sul palco del boom economico.
    Frigoriferi e campioni: era l’idea geniale di Giovanni Borghi.
    Il cumenda sarebbe allora raggiante nel sentir oggi parlare Stefano Bonfiglio, l’uomo d’affari che da meno di una settimana è diventato proprietario dell'11% di Pallacanestro Varese, aderendo all’avventura marchiata Luis Scola e aprendo sempre di più i confini della società biancorossa: «Sì, sono entrato in Pallacanestro Varese per passione» ha detto in esclusiva ai “microfoni” di VareseNoi.it.
    Lo abbiamo incontrato oggi, martedì 2 luglio, al Pero Sporting Club, centro sportivo all’avanguardia e casa del Club Milano, realtà calcistica nata nel 2017 militante nel campionato di serie D. Bonfiglio ha infatti investito anche qui, conquistato dal grande lavoro fatto dal club meneghino con i giovani (oltre 1200 i tesserati), toccato con mano in virtù delle esperienze calcistiche - da avversario - di uno dei suoi figli. Ad accoglierlo (leggi QUI), in un pomeriggio afoso, le istituzioni cittadine e i vertici della società locale, grati di avere come compagno di viaggio un protagonista della finanza mondiale (leggi QUI l’inchiesta fatta da VareseNoi qualche giorno fa).
    Sorridente, disponibile, empatico, quando lo avviciniamo e gli confessiamo che siamo venuti da Varese per parlare di Pallacanestro Varese si illumina letteralmente: è questa - oltre alle parole che stiamo per riportarvi - la risposta più chiara a chi per giorni si è chiesto cosa ci azzeccasse un personaggio che guida un fondo di investimenti a nove zeri con i canestri di Masnago…
    «Sono tifoso biancorosso fin da bambino - confessa subito - Leggevo il nome Ignis sulla Gazzetta, a connubio di grandi trionfi, e lo ritrovavo sul frigorifero di casa, in un’associazione che presto mi ha fatto dire “sì, è questa la mia squadra”. Per anni ho sofferto e poi gioito guardando le grandi partite e le grandi vittorie, soprattutto in Coppa dei Campioni. E pensi che io sono di Milano…».
    Supporter varesino nonostante il destino lo avesse fatto nascere nel luogo di elezione delle altrettanto rinomate Scarpette Rosse milanesi? Non avete ancora letto tutto: «Non è finita: mia madre era di Cantù, quindi la famiglia era un derby lombardo al completo. Ma io non volevo sentir ragione: per me esisteva solo Varese».
    Qualche decennio dopo, il fuoco arde ancora. Ed è questo ardore a spiegare il qui e ora: «Sono rimasto sempre appassionato (anche, in generale, di basket ndr: Bonfiglio ha frequentato negli Usa una delle università più rinomate dal punto di vista cestistico, Georgetown, e racconta di essersi laureato insieme a una delle leggende di quell’ateneo e della NBA di tutti i tempi, ovvero Patrick Ewing) e così, quando due anni fa sono tornato in Italia dopo 40 anni passati all’esterno, il mio caro amico Marco Vittorelli, ex presidente di Pallacanestro Varese, ha esaudito un mio sogno: quello di ritornare al Lino Oldrini…».
    Succede esattamente il 15 gennaio 2023, Varese-Napoli 106-79: «Lì ho conosciuto Luis Scola e abbiamo fatto amicizia, trovando diversi punti in comune. Tra questi il fatto che mia moglie sia argentina e che guidi una onlus che lavora con persone costrette sulla sedia a rotelle, un’attività che mi sta molto a cuore e sta molto a cuore anche a Scola stesso. Ma non solo: nel progetto di Luis ho visto una grande passione per lo sport e per i suoi valori, così come una grande attenzione ai giovani».
    Quel giorno di inizio 2023 il piano che collega Stefano Bonfiglio al basket varesino si è quindi inclinato ancora di più: «Lo scorso anno ho fatto sì che una nostra società (nostra, cioè del fondo Stirling Square Capital Partners, di cui è socio fondatore ndr), la Itelyum, arrivasse a sponsorizzare l’arena di Masnago (e l’avventura in coppa ndr): di Itelyum sono stato anche presidente e ho chiesto al suo amministratore delegato uno sforzo per sponsorizzare la mia squadra del cuore. Col tempo è poi nata una relazione a molti livelli, con Scola e Vittorelli, molto piacevole e interessante, grazie alla quale ho ritrovato l’amore autentico che avevo da bambino: così ho chiesto di poter partecipare a un progetto di sviluppo alla prima opportunità che si fosse presentata».
    L’opportunità è arrivata ed è diventata PV Ignis, nome non scelto a caso («ho suggerito di riportare, magari come seconda o terza maglia, il giallo e il blu…» suggerisce sorridendo l’investitore), ora dietro in percentuale solo a Scola e a Varese Sport & Entertaiment nella compagine proprietaria varesina. E Bonfiglio su questo nuovo capitolo della sua vita ha le idee chiare, senza paura di esporle: «Sono entrato in società con l’idea di farla crescere: mi piacerebbe rivedere Varese fra le prime tre squadre in Italia e farla ritornare ad avere un certo passo anche in Europa. Io voglio aiutarla, per amore e perché ho trovato modo di collaborare con persone che hanno i miei stessi valori».
    Appuntamento all’Itelyum Arena allora: «Se mi vedrete al palazzetto? Certamente…».
    Fabio Gandini

  • simon89
    Prova il colpo nel “sommerso”, la Pallacanestro Varese, che all’alba di oggi – martedì 2 luglio – ha annunciato l’ingaggio di Jordan Harris, guardia di 1,94 prelevato dal campionato belga.
    Non un nome che accende le fantasie, quello di Harris, nato a Donalsonville in Georgia nell’ottobre del ’97 e cresciuto in casa, al college, proprio con i Bulldogs di Georgia University. Nel suo bagaglio ci sono finora un campionato disputato con gli scozzesi dei Glasgow Rocks (ottime performance ma nel campionato britannico: 17.6 punti, 5.1 rimbalzi, 3.5 assist 2 palle rubate), mezza stagione in Polonia al Gdynia (6,1 punti, 3,4 rimbalzi in 20′ di utilizzo) e quindi il Belgio.
    Dopo aver lasciato la lega polacca infatti, Harris si è accasato ai Kangoeroes di Mechelen (nelle Fiandre) per poi passare, nell’estate 2023, al Brussels Basketball sempre nella BNXT League, il campionato che raduna squadre belghe e olandesi. Con la formazione della capitale il neo biancorosso ha messo a referto 11,9 punti conditi da 5,1 rimbalzi, 2 palle rubate e 2,1 assist in poco meno di 24′ a partita.
    Stagione senza dubbio positiva (36% da 3 punti) ma tutta da confermare al “cambio” della Serie A che è certamente un campionato di maggior spessore della BNXT. L’impressione è che la scelta sia ricaduta su un giocatore in grado di essere incisivo anche in difesa, dove è accreditato di buoni “colpi”, nell’ottica di quel rafforzamento in retroguardia predicato nei giorni scorsi dai GM Horowitz e Sogolow. La speranza è, però, che non si perda qualità in attacco dove Harris non sembra un innesto particolarmente rilevante, ma è chiaro che sarà (come sempre) il campo a dare il verdetto più chiaro.
    Il nuovo acquisto - presumibilmente sarà la guardia dalla panchina dietro a Gray – permette di mantenere un certo spazio di manovra, dal punto di vista finanziario, sugli altri ruoli (come noto, Varese ha allocato un budget importante per Nico Mannion che attualmente resta il play titolare: la scadenza del 30 giugno è passata senza che nessuno abbia rilevato il suo contratto ma la sua permanenza non è ancora certa). Possibile, anzi a questo punto scontato, che si cerchino due ali con tanti punti nelle mani visto che anche per il centro si stava valutando una soluzione low-cost con caratteristiche ben definite (atletico, stoppatore, abile a giocare sopra al ferro).
    Intanto è trapelato un certo fastidio, nell’ambiente della società, riguardo alle frasi di addio scritte sui social da Davide Moretti dopo che la Pallacanestro Varese aveva utilizzato le consuete – e gentili – formule per la separazione, e dopo che anche Max Horowitz aveva usato parole al miele per salutare l’azzurro, acquistato da Venezia. In sostanza non è piaciuto quel riferimento ai “matrimoni che si fanno in due” pronunciato da Moretti. Secondo il proprio punto di vista, la Pallacanestro Varese ha infatti “onorato le nozze” visto che avrebbe tenuto il giocatore al quale aveva fatto firmare un contratto biennale lo scorso anno. È stato invece Moretti a esercitare la clausola di uscita e quindi a interrompere l’accordo (in modo assolutamente legittimo, sia chiaro) in corso e per questo i termini utilizzati hanno infastidito l’entourage biancorosso. Che, comunque, non si esporrà ufficialmente in alcun modo sulla vicenda.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Quanto pesa il “pacchetto” italiani nella Pallacanestro Varese?
    Domanda lecita e più che dovuta in questo momento del mercato biancorosso. Dopo gli addi di Moretti e Woldetensae nel weekend, con quest’ultimo diretto alla GeVi Napoli dell’amico Giovanni De Nicolao, la composizione dei 5 azzurri che vestiranno la maglia biancorossa l’anno prossimo è ormai arrivata ad un bivio.
    Ad oggi, infatti, sotto contratto ci sono Mannion (che merita un capitolo a parte e che per peso tecnico, tattico e soprattutto economico va considerato come uno straniero se non addirittura due), Librizzi che però rischia di dover stare fermo ai box fino a novembre per recuperare completamente dall’operazione alla spalla sinistra; Assui, al primo contratto da professionista e che nelle idee della società andrà a sostituire Woldetensae; Leonardo Okeke, pronto a prendere il posto di Scott Ulaneo pur con tutti i dubbi del caso sulla sua tenuta fisica e mentale; Niccolò Virginio, nominato più volte dai GM Sogolow e Horowitz nell’incontro informale con la stampa di settimana scorsa e ad oggi a tutti gli effetti parte del roster biancorosso e Edoardo Bottelli che dovrebbe andare a sostituire proprio Librizzi a livello di rotazioni fino al rientro del numero 13.
    Un reparto italiani quindi molto giovane ed utile in questo senso per i premi formazione di fine anno della FIP, ma altrettanto poco esperto e pronto per poter affrontare il prossimo campionato di LBA. Inutile nascondersi dietro a un dito: Assui ed Okeke rappresentano due vere e proprie scommesse per Varese che, soprattutto sul lungo italiano, si va a giocare una fiches pesantissima nell’economia della propria stagione con la speranza che davvero sia quel giocatore che finora ha dimostrato di essere solo a Sassari l’anno scorso.
    Per il resto parliamo di un pacchetto azzurri che vede Librizzi tutto da valutare al rientro dall’infortunio, Bottelli aggregato ma molto più impegnato con la B Interregionale e Virginio che, dopo essere stato mandato in A2 alla Juvi Cremona con scarsi risultati, non può di certo essere considerato nuovamente elemento utile al processo di sviluppo biancorosso.
    Si capisce bene come la situazione non sia assolutamente semplice e come, con l’addio eventuale di Mannion, (oggi più lontano che vicino) diventerebbe tragica perché cercare almeno un paio di italiani pronti e forti sul mercato (merce rara e notoriamente molto costosa) a metà luglio, sarebbe impresa davvero titanica.
    E non è una situazione da sottovalutare perchè il peso del pacchetto italiani, a maggior ragione quando si ragiona nella logica di un roster composto dal 5+5, è molto elevato: non è un caso se l’anno degli Immarcabili una mossa astuta e che poi pagò dividendi, fu confermare in toto il blocco azzurro composto da De Nicolao, Woldetensae, Librizzi, Virginio, Ferrero e Caruso. E’ vero, i primi 4 venivano dall’onda lunga della cura Rojiakkers che era stato in grado di rivitalizzarli in maniera unica, mentre Caruso fu indispensabile soprattutto nei primi mesi della stagione dove ricoprì egregiamente il ruolo di titolare lasciando ad Owens il tempo di ambientarsi e Ferrero, beh dobbiamo parlarne? Elementi che si dimostrarono fondamentali in uscita dalla panchina e che portarono quel senso di appartenenza e di conoscenza del contesto indispensabile poi durante la stagione.
    Qualcosa che già l’anno scorso si era andato a perdere, pur però trovando un giocatore dal tasso tecnico elevato come Moretti e la scommessa vinta Ulaneo sul mercato e ripartendo sempre da Woldetensae e Librizzi quali elementi di valore su cui poter contare, anche se poi la stagione in campo avrebbe detto altro ed infatti gli effetti si sono visti.
    Pensare di costruire la squadra, quindi, con una panchina ed un parco italiani ancor più ricco d’incognite quest’anno, pare strategia davvero pericolosa che punta tutto su una sola voce, quella di Nico Mannion, al primo di luglio, diventato croce e delizia del mercato varesino: averlo a Varese è praticamente una polizza assicurativa sulla salvezza che però pesa quasi metà del budget complessivo per fare la squadra e che sta condizionando tutto il mercato, compreso quello degli stranieri che diventa fondamentale per il corso della stagione biancorossa con un quintetto d’italiani, ad oggi, molto più ricco di dubbi che di certezze.
    Alessandro Burin
     

  • simon89
    Sean McDermott saluta Varese e si trasferisce in Turchia. Accordo in chiusura fra l’ala dell’Indiana e il Pinar Karsiyaka, formazione partecipante alla prossima Basketball Champions League.
    Una mezza sorpresa per il club prealpino, che fino all’ultimo sperava di riuscire a trattenere il capitano dell’ultimo terzo della stagione 2023/24. Il club turco ha convinto la 26enne ala con una proposta economica più che doppia rispetto alla seconda annualità del contratto 1+1 siglato da Varese 12 mesi fa.
    Potere d’acquisto molto più elevato, oltre alla possibilità di giocare la prima coppa FIBA, rispetto alla permanenza in biancorosso. McDermott aveva detto no il mese scorso ad una proposta da 300mila dollari dell’Unics Kazan, discutendo a lungo la possibilità di un rinnovo con l’OJM. Primo tentativo a vuoto con un ritocco relativo del salario prefissato per il 2024/25; il secondo sembrava poter convincere McDermott, ma c’è stato un incaglio sull’entità del buyout prefissato per l’eventuale escape del nuovo 1+1. I 70mila dollari di clausola rescissoria stabiliti 12 mesi fa sembravano una cifra troppo vincolante per il tiratore ex Memphis Grizzlies. E invece il Pinar Karsiyaka se ne farà carico senza troppi affanni: dopo i 30mila euro versati da Venezia per Davide Moretti, Varese realizza un altro buyout. E almeno non esce a mani totalmente vuote dalla situazione, anche se avrebbe evidentemente preferito un finale diverso. Ma come dicono gli americani, “business is business”: le lire turche saranno anche svalutatissime, ma i dollari – specie quando sono più del doppio rispetto ai 95mila del contratto originario di Varese – sono buoni in tutti gli angoli del mondo...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Max Horowitz e Zach Sogolow compaiono insieme, come sempre quando è previsto un loro intervento, al palasport di Masnago in un momento caldo dell’estate della Pallacanestro Varese. In questi giorni scadono alcune clausole sul contratto dei giocatori, è di oggi il primo acquisto ufficiale mentre la campagna abbonamenti prosegue e la coppa, al contrario, svanisce. Partiamo proprio da quest’ultima notizia con un’avvertenza: non assegniamo i “virgolettati” all’uno e all’altro anche perché spesso hanno risposto insieme alla stessa domanda. In buon italiano, e questo va sottolineato come una nota positiva.
    NIENTE EUROPA – Dopo la semifinale della passata stagione, la Itelyum non disputerà la Fiba Europe Cup 2024-25. Non per scelta societaria ma perché non ci sono stati spiragli nel regolamento: chi arriva nell’ultimo terzo di classifica in patria, non può partecipare. «Per noi la coppa è importante: ha un costo ma la consideriamo un investimento ma abbiamo contattato più volte Fiba Europe e abbiamo capito che non ci sono i margini per l’iscrizione. Siamo delusi ma non abbiamo scelta».
    “HOT LINE NICO” – La mancanza di coppa influirà sulla permanenza di Nico Mannion a Varese? Boh, verrebbe da dire o, meglio, non è probabilmente così importante (anche perché non parliamo di Eurolega): «Con Nico abbiamo avuto diversi colloqui, anche stamattina. Lui è coinvolto in quello che facciamo, chiede quali sono le mosse della squadra. Ora noi lo lasceremo tranquillo per le partite della Nazionale. Dopo di che aspettiamo se ci saranno offerte o altre decisioni».
    ITALIANI, LISTA LUNGA – Le tempistiche sul mercato interno, apparse diverse rispetto ad altre squadre, non preoccupano i due gm: «Come abbiamo le liste dei nomi stranieri abbiamo anche quelle degli italiani e negli ultimi giorni abbiamo sostenuto colloqui con almeno dieci giocatori e con i loro rappresentanti».
    Non sarà – spiegano – un mercato “anagrafico”: «Abbiamo già in squadra Mannion, Assui, Librizzi, Okeke e Virginio che tra l’altro sono tutti giovani. Quindi i nuovi acquisti non devono per forza essere under 26 o under 23 (le due fasce che permettono di ricevere premi in denaro ndr): sceglieremo in base alle necessità». Perso Moretti per Venezia, la porta non è chiusa per Tomas Woldetensae («Lo abbiamo sulla lista, dobbiamo parlare con lui e con l’agente») mentre Jeff Brooks interessa ma sembra, per ora, lontano («Ci piace, è un ottimo giocatore, ma ha molto mercato e molti estimatori»).
    BORN IN THE USA – Altri due nomi caldi sono quelli di Sean McDermott e Gabe Brown per i quali si attendono movimenti. «La loro situazione è interconnessa a tutte le altre che abbiamo aperte: abbiamo degli obiettivi di squadra e ragioneremo in quel senso. Di certo i canali con loro e i procuratori sono continuamente aperti».
    TRE OBIETTIVI – A proposito di queste tre “mete” che società e staff tecnico vogliono perseguire, i due gm spiegano: «Vogliamo mantenere lo stesso alto livello in attacco della squadra dell’anno scorso, migliorare il lato della difesa (questa indicazione tornerà diverse volte nel discorso di Horowitz e Sogolow ndr) e cercare di dare continuità al roster. Questo perché giocando un basket diverso dalle altre squadre, crediamo sia meglio non ricominciare da capo ogni estate».
    ECCO GRAY – Proprio l’ambito difensivo è quello che ha spinto verso l’ingaggio di Justin Gray annunciato poche ore fa. «Crediamo che Justin sia un giocatore molto forte in fase difensiva e ci possa aiutare proprio proprio nel migliorare sotto questo aspetto. In attacco è soprattutto un tiratore ma può anche correre il campo come del resto facevano le nostre ali in passato. Titolare o riserva? Non ragioniamo in questi termini: ognuno deve guadagnarsi i minuti in campo: giocherà chi se lo merita».
    ABBONAMENTI APERTI (ONLINE) FINO A SETTEMBRE – La questione abbonamenti e le critiche ricevute per alcune scelte (parterre scontati, aumento netto dei costi per gli under 18, sparizione della fascia under 30) è stata spiegata solo oggi da Sogolow e Horowitz. Che hanno ammesso il ritardo (per quel che conta) spiegando come «anche queste critiche sono importanti per migliorare».
    «La nostra scelta, sul parterre, è quella di avvicinare quante più persone possibili al campo: per questo abbiamo abbassato alcuni prezzi. Sappiamo che alcune fasce d’età non sono più nell’elenco ma abbiamo previsto durante l’anno una serie di iniziative – dai mini-abbonamenti, ai biglietti di gruppo e altro ancora – per dare a tutti l’opportunità di seguire la squadra. Anche perché sappiamo bene quanta sia la passione intorno alla squadra». A margine è stato quindi comunicato che, online, resterà aperta la possibilità di abbonarsi lungo tutta l’estate.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Varese inaugura la casella degli acquisti con la firma di Justin Gray. Confermata l’anticipazione pubblicata questa mattina, giovedì 27 giugno, sulle colonne di Prealpina: il 29enne esterno nativo delle Isole Vergini è stato ingaggiato dal club biancorosso.
    Contratto biennale garantito per l’ala piccola di lunga esperienza europea che il team prealpino ha scelto per le sue qualità di uomo squadra e collante difensivo. In attacco è un’ala piccola fatta e finita, tiratore efficace sugli scarichi, in particolare dagli angoli (47 per cento nei corner 3s, chiave fondamentale nel sistema offensivo di Varese) mentre in retroguardia può marcare più ruoli, aspetto che lo rende calzante alla strategia dei cambi sistematici prevista dal Moreyball.
    Gray è giocatore di esperienza che darà energia dalla panchina e stabilità in spogliatoio a un gruppo costruito con l’abituale filosofia della squadra si sviluppo. Nella stagione passata ha prodotto 9,1 punti e 3,3 rimbalzi di media in 20,2 minuti e il 44 per cento da 3 nelle file dei tedeschi del Brose Bamberg.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Due “scatole”, dentro alle quali di nomi se ne trovano pochi, sebbene quei pochi siano di per sé stessi una traccia per arrivare a intendere alcune mete ben precise.
    E poi due nomi autentici, stavolta scritti nero su bianco: il primo, arcinoto, è quello di Luis Scola, dominus acclarato di Pallacanestro Varese; il secondo, Stefano Bonfiglio, porta invece a un importante uomo di affari italiano e a una società di private equity di rilievo internazionale.
    Questa è PV Ignis, la nuova realtà che in queste ore - proprio mentre stiamo scrivendo - sta sedendo con gli altri soci di Pallacanestro Varese al tavolo di un notaio cittadino per rendere formale la propria entrata nel novero dei proprietari biancorossi. VareseNoi, pur senza risalire all’identità, era stata la prima - settimana scorsa - a dare l’anteprima del futuro matrimonio (leggi QUI).
    I lasciapassare sono arrivati da giorni, non ultimo quello dell’assemblea del consorzio Varese nel Cuore che si è riunita ieri sera a Masnago. 
    PV Ignis accede alle quote del club di piazzale Gramsci tramite un aumento di capitale per una cifra che dovrebbe aggirarsi intorno ai 500 mila euro. Per quale quantità di quote? Quelle diffuse ieri sera da altra stampa cittadina non sono completamente esatte e, per avere la certezza, si dovrà attendere l’iscrizione nel libro dei soci che avverrà presumibilmente a breve termine. Il prospetto proprietario, tuttavia, dovrebbe essere il seguente: Varese Sport&Enterteinment, avendo a sua volta sottoscritto l’aumento di capitale per la stessa cifra di PV Ignis, rimane al 45% e diventa socio di maggioranza; Luis Scola Group Srl, società che l’amministratore delegato argentino ha costituito per la sua avventura italiana, scende al 33%; scende anche Varese nel Cuore, la cui quota odierna dovrebbe essere del 7,7%; sale il trust dei tifosi, Il Basket Siamo Noi, dall’1 al 3%. Per una mera questione aritmetica rimane l’11,3%.
    Subito due osservazioni. La prima, giusto per non confondersi mai: VSE “è” Luis Scola, che ne detiene la maggioranza, seguito in ordine di “grandezza” di partecipazione (la “fotografia” è del 9 maggio scorso) da 4TE Ventures SL, legata all’imprenditore argentino trapiantato in Spagna Jon Fatelevich, da Zachary e Katherine Sogolow (gm biancorosso e consorte), dal vicepresidente di Pallacanestro Varese Paolo Perego, dall’argentino Julio Salomon Harari e dall’uruguayano Francisco Arechavaleta, rispettivamente fondatore e direttore finanziario della società Astra Investment Partners.
    Insomma: El General rimane il controllore indiscusso dei destini prealpini.
    La seconda: no, Pallacanestro Varese non è diventata improvvisamente più ricca di un milione di euro (500 mila più 500 mila). Chi un minimo si intende di diritto commerciale e finanza sa che un aumento di capitale non equivale automaticamente a un aumento delle disponibilità finanziarie. Sono tanti i fattori da considerare e non in questa sede.
    La notizia della compagine societaria allargata è però ottima, perché la società biancorossa - questo sì - ha ora delle spalle ancora più stazzate di quelle già rese più forti dalla novità VSE, destinate a sopportare il peso della gestione e a ripianare eventuali perdite. E il fatto che continua a sorprendere (in fondo, però, si trattava di uno dei “sogni da realizzare” quando si è appreso della decisione di Scola, svestiti i panni del campione, di occuparsi di basket a Varese) è constatare come una società completamente varesina per 70 e passa anni si sia ormai trasformata in un “contenitore” senza confini.
    PV Ignis, costituita ufficialmente il 7 giugno scorso, lo conferma. Capitale sociale: 50 mila euro; Scopo sociale: l’assunzione di partecipazioni in società a scopo di investimento, compresa - si legge nello statuto - la possibilità di compiere operazioni di varia natura (commerciale, immobiliare, industriale e finanziaria) per raggiungere tale scopo; Amministratore unico: Matteo Sterchele, commercialista varesino dello studio Luisetti & Sterchele. 
    Quattro i soci: il primo è Scola, con una simbolica quota dell’1%. Il secondo è il succitato Stefano Bonfiglio, che, come anticipato, è un nome di una certa importanza nella finanza. Si tratta del fondatore e socio amministratore del fondo Stirling Square Capital Partners, società di private equity con sede a Londra e investimenti in tutta Europa, fondata nel 2002.
    Su di lui una pagina Wikipedia fornisce anche altre informazioni: 60 anni, studi, master e MBA negli Stati Uniti, esperienza in diversi trust, sposato con la figlia di un noto uomo d’affari… argentino, Rolando Gonzalez-Bunster. 
    Bonfiglio detiene il 49,5% di PV Ignis, ovvero la maggioranza.
    Il resto delle quote porta alle scatole citate all’inizio, quindi ad alcune sorprese che riconducono questa storia al Varesotto e a personaggi da tempo fondamentali nella galassia del basket varesino. 
    Il 24,75% di PV Ignis è infatti detenuto da Network Jobs Srl, società costituita a marzo 2024. Dice qualcosa il suffisso “Jobs”?
    Andiamo avanti. Amministratore unico è, in questo caso, Cristian Robustellini, ai più noto come sindaco (neo confermato) di Cadrezzate con Osmate, ai meno - ma i più attenti alle notizie riguardanti Pallacanestro Varese non saranno sorpresi… - come socio fondatore di Orgoglio Varese, ovvero del progetto di sostegno allo sport varesino creato 5 anni fa per volere di Rosario Rasizza, ad di Openjobmetis, che ogni anno un contributo più o meno cospicuo lo ha dato anche a Pallacanestro Varese.
    E qui sta lo “scoop”, o pseudo tale: tra i protagonisti di PV Ignis ci sarebbe anche il Cavaliere di Gallarate, insieme all’ex presidente di Pallacanestro Varese Marco Vittorelli. L’indiscrezione è confermata da diverse parti, ma una certezza, a meno di ammissione pubblica, non ci sarà mai. Perché?
    Perché sia il capitale di Network Jobs (al 100%), sia la parte restante del capitale di PV Ignis (un altro 24,75%) risultano nelle mani di Aletti Fiduciaria Spa, una società fiduciaria controllata da Banca Aletti (fondata dal padre di Francesco Aletti Montano, il “mecenate” del borgo di Mustonate) che, a sua volta, fa parte del Gruppo Banco BPM, la banca nata dalla fusione tra Banco Popolare e BPM.
    Ma che cos’è una società fiduciaria? E perché, tra i soci di PV Ignis, Bonfiglio, Scola e Networking Jobs risultano come “proprietari” e Aletti Fiduciaria come possedente il diritto di “intestazione fiduciaria”? Una società fiduciaria è un’impresa che assume l'impegno di amministrare i beni per conto terzi, la rappresentanza di titolari di azioni o obbligazioni o l'organizzazione contabile di aziende appartenenti a terzi. Questo significa - in parole povere e senza divagare in meandri molto lontani dal mondo sportivo - che le partecipazioni detenute dalle fiduciarie in società come PV Ignis non sono ad essa afferenti, quanto invece a soci occulti che non sono tenuti a dichiararsi: la fiduciaria appare al posto loro e opera secondo il loro volere.
    Ciò vuol dire che dentro PV Ignis possono esserci anche tanti altri personaggi rispetto a quelli citati, tutti diventati “anonimi” finanziatori di Pallacanestro Varese.
    Si converrà che è questa la vera e bella nuova per il popolo varesino amante del basket: il resto è un vecchio gioco che ci appassionava da bambini e - lo ammettiamo - forse un po’ anche da grandi, “l’Indovina Chi”.
    Fabio Gandini
     

  • simon89
    Varese ha individuato il suo pivot titolare. Trattativa avanzatissima tra il club biancorosso ed Ejiofor Onu, 25enne lungo di 211 centimetri per 104 chilogrammi che risponde alle caratteristiche tecniche, fisiche, atletiche - e soprattutto economiche - ricercate dal club biancorosso. Un Tariq Owens 2.0 per un’OJM decisa a scommettere su un giocatore affamato, emergente (e low cost) da abbinare a Leonardo Okeke? Questo è l’auspicio dell’area tecnica prealpina nel puntare sul lungo del 1999 (EJ il nome abbreviato col quale è noto nel mondo del basket).
    Leve lunghe e snellissime, atletismo, energia... e un pizzico di tiro frontale: Onu è un giocatore uscito dal sommerso delle università americane, con 4 anni di militanza a Shawnee State, ateneo facente parte del circuito NAIA (che coinvolge i piccoli college, livello di gioco inferiore a quello della Division I della NCAA). Ma il mix di qualità fisiche e tecniche l’ha fatto entrare nel sottobosco NBA attraverso il carrozzone delle Summer Leagues e della lega di sviluppo G-League. Nella quale, nella sua prima esperienza da professionista, nella stagione 2021/22 è stato compagno di quello che sarà molto probabilmente il suo futuro capitano Sean McDermott con la maglia dei Memphis Hustle. Dopo due anni in G-League senza trovare grandi spazi (4,7 punti, 2,8 rimbalzi e 1,8 stoppate di media), Onu ha messo da parte i sogni NBA e varcato per la prima volta l’Atlantico.
    Il centro del 1999 si è accasato in Germania al Brose Bamberg, non più grande potenza della Bundesliga come ai tempi di Andrea Trinchieri: alla prima esperienza europea, ha prodotto 8,3 punti col 73% da 2 e il 67% ai liberi, più 3,8 rimbalzi e 1,2 stoppate in 17,7 minuti, giocando da sesto uomo in una squadra che ha chiuso al dodicesimo posto.
    Le parti sono molto vicine: se non ci saranno intoppi, potrebbe essere Onu il primo annuncio del mercato biancorosso, ancor prima del rinnovo (acquisito) di capitan McDermott.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Varese e Sean McDermott, questo matrimonio si ha da (ri)fare? Intesa vicinissima tra il club biancorosso e l’ala dell’Indiana per un nuovo accordo al rialzo che garantisca la conferma del capitano.
    Come spiegato sulla Prealpina qualche giorno fa, il club aveva formulato una nuova offerta all’ex Memphis Grizzlies: un salario più alto, adeguato al valore di un giocatore da 13,9 punti e 4,4 rimbalzi al suo primo anno in Europa, in cambio dell’eliminazione della clausola d’uscita per le coppe. Il secondo tentativo, dopo quello senza esito di metà maggio, sarebbe in procinto di andare a segno: radio-mercato sottolinea come le parti siano “molto, molto vicine”.
    Parafrasando Vujadin Boskov, contratto c’è quando giocatore firma e dunque senza il nero su bianco non si può essere tranquilli al 100%. Ma dopo anni di partenze pesanti di idoli dei tifosi che per mesi si battevano il pugno sul petto a Masnago, poi promettevano eterno amore a maggio e infine monetizzavano - legittimamente - altrove a giugno o luglio, ci sono tutti i crismi per un happy ending del bis sotto le Prealpi del capitano della Varese 3.0. E sarebbe un bel messaggio a 360 gradi: all’ambiente e la città, a partire dai quasi 1.000 abbonati “alla cieca” a metà giugno. E al mercato, trattenendo un giocatore che si era messo in luce al suo primo anno in Europa e sembrava potesse avere proposte importanti altrove. Chiaro che l’entry-level del buyout da 70mila dollari per le coppe internazionali, previsto dal suo accordo precedente (o meglio: ancora in essere, fino alla firma del nuovo), ha giocato in favore di Varese. Ma avrebbe giocato anche il gradimento della famiglia, con la moglie e la figlioletta di 2 anni ambientatisi alla perfezione in terra prealpina.
    McDermott sarebbe dunque la prima certezza straniera per la squadra in divenire, che in attesa dell’addio ufficiale di Davide Moretti (il biennale a Venezia è ormai definito) inizia a costruire la sua ossatura in termini di incastri dei passaporti. L’idea è cercare un’ala forte italiana sondando a tutto campo oltre ad Ethan Esposito e Jeff Brooks: esplorata senza approfondimenti l’idea Erik Lombardi (in firma a Pesaro in A2). Ma oltre al pivot titolare atleta e saltatore in modalità “colletto blu”, si amplia la ricerca sul fronte straniero, cercando una guardia con trattamento di palla, gambe e taglia fisica, e un cambio degli esterni con atletismo e tiro dall’arco.
    Con McDermott (quasi) nel puzzle, se dovesse restare anche Mannion (e la coppia Ntikilina-Lundberg al Partizan Belgrado riduce il suo appeal per i serbi) il mercato straniero potrà partire.
    Giuseppe Sciascia

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