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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Corretto, scarabocchiato, anche migliorato, però il copione seguito dalla Openjobmetis è sempre quello. Lo stesso di Brescia, lo stesso usato con Tortona, lo stesso anche di Trento: biancorossi vivaci, magari non perfetti ma comunque da corsa per 20′, poi intervallo e rientro in campo con i freni tirati, la paura in faccia e le idee confuse. Altro che “three is a magic number”: il 3 per Varese sembra una cifra avvelenata. Terza partita, terza sconfitta, terza volta che la squadra di Mandole crolla nel terzo periodo, terza partita con l’attacco avversario in tripla cifra (106-100).
    Non ci fosse l’urgenza di vincere qualche partita, il match contro la Dolomiti Energia di Paolo Galbiati (rimpianto ex), sarebbe anche una “buona sconfitta”, nel senso che la prestazione di Varese sull’arco dei 40′ è stata comunque migliore delle precedenti. Lo dice il divario finale e lo confermano le cifre “di destra” (meglio alle voci assist e palle perse/recuperate, solita fatica a rimbalzo ma meno marcata del solito…). Il problema però è che lo zero in classifica rimane e continua a mettere paura in chiave futura a una squadra che non riesce a vivere una serata positiva con tutto il collettivo.
    Se fino a qui era stato Mannion a esaltarsi in attacco, stavolta tocca a Hands sfoderare una partita “da Real Madrid”, con 34 punti, ennesimo losing effort vestito di biancorosso. Jaylen non è l’unico a meritarsi una menzione (Kao, tra pregi e difetti, e Alviti sicuramente positivi) ma, appunto, anche stavolta ci sono diverse “stecche”. E se uno di quelli che non funziona è Mannion, per la banda Mandole tutto è più complicato.
    Anche perché ormai sembra che le avversarie aspettino la Openjobmetis al varco: quando si rientra dagli spogliatoi, e quindi quando i coach rivali hanno tempo di disegnare meglio gli accorgimenti in difesa e di dare una sistemata al lavoro sotto i tabelloni, Varese inizia ad annaspare. Il parziale contro l’Aquila dice 29-14: dilapidati 8 punti di vantaggio con una serie di forzature, di errori, di palle perse da mettersi le mani nei capelli.
    Anche perché poi lo strascico di questo passaggio a vuoto si riflette nell’ultima parte di gara: vero, stavolta i biancorossi una reazione l’hanno avuta ma solo dopo aver toccato il -14 trentino. E fuori casa girare il vento diventa ancora più complicato. Che fare quindi? Lavorare, di sicuro, perché come detto qualcosa di meglio si è visto ma evidentemente non basta. Servirebbe mettere mano a una rosa dove, ancora, Brown si è spento presto mentre Kao sotto canestro è troppo solo. Cose che sappiamo da un mese e mezzo, ma che per il momento restano tali.
    PALLA A DUE
    Mandole ha la squadra al completo e schiera il quintetto ormai consueto: Gray dentro e l’ex Alviti a uscire dalla panchina. Galbiati un po’ a sorpresa tiene fuori Ford dai primi cinque e inserisce Cale per braccare Mannion fin dal primo palleggio. Unico assente Zukauskas (previsto), tra Kao e Mawugbe è derby usa-nigeriano sotto i tabelloni.
    LA PARTITA
    Q1 – Avvio frizzante di Varese in cui Gabe Brown sembra quello dei giorni buoni (7 punti e una certa attenzione al gioco) mentre Hands e Kao paiono pronti alla battaglia. Trento si ritrova sotto e allora mette Ford, subito caldo, ma non abbastanza per riacciuffare i biancorossi, avanti 25-27 dopo un quarto scoppiettante.
    Q2 – Tocca a Gray (due triple) allungare il divario per la squadra di Mandole che poi però perde Nico Mannion per un colpo alla caviglia subito da Cale. Il Mamba rientrerà poco dopo, con Varese ancora in testa, e darà un contributo nel parziale che porta verso l’intervallo in cui i biancorossi colpiscono duro con Alviti ed Hands. C’è il massimo vantaggio (+11) prima di una tripla di Ford che vale il 50-58 di metà gara.
    Q3 – Varese prova a esorcizzare il recente passato segnando con Akobundu e Mannion in avvio di ripresa ma poco dopo riemergono antichi mali che neppure il timeout di Mandole riesce a scacciare. Nico perde due palloni sanguinosi, Harris non azzecca un assalto al ferro che sia uno e anche Hands ora ha le polveri bagnate. La rimonta trentina non è come quella della Bertram ma alla fine si compie anche grazie al bonus di Varese che permette ai bianconeri di fare bottino dalla lunetta (dove invece Gray spreca). E sullo slancio Trento allunga prima della sirena sul 79-72.
    IL FINALE
    Ancora una volta, il tempo di risalire ci sarebbe ma Varese un po’ non lo sfrutta e un po’ non ci crede. Soliti giochi di prestigio di Ford e Lamb, Cale aggiunge pepe e punti e così l’Aquila tocca il +14 e sembra chiudere i conti. La squadra di Galbiati però si rialza presto: Alviti scuote i suoi e rosicchia qualcosa tanto che si entra nell’ultimo minuto ancora con una partita aperta. Trento addirittura regala una rimessa e Varese si porta sino al -3, però poi Ford non trema in lunetta, Nico lascia un libero sul ferro e l’ultimo fallo del Mamba, sanzionato antisportivo, mette fine alle speranze (106-100).
    Damiano Franzetti
     
     

  • banksanity6
    Esordio casalingo per la OJM amaro. Amaro perché per prima cosa, la tanto proclamata difesa aggressiva non si vede e anche perché la verve offensiva si spegne improvvisamente dopo un bel primo tempo. La chiave dell’incontro è proprio una difesa bucata sistematicamente dalle ottime iniziative dei piemontesi e da un male che ad oggi pare incurabile: i rimbalzi offensivi concessi e le seconde e terze opportunità date a una squadra solida e competitiva come Tortona che difficilmente ti perdona. L’attacco è sorretto in modo evidente da un one man show che è Mannion che però non può e non deve vincere le partite da solo e fino a quando questa squadra non sarà tale, aggiungere 2 punti alla classifica sarà davvero un’impresa. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Akobundu Ehiogu 5,5: nel primo tempo riesce a spiccare il volo e a rendersi pericoloso in attacco. Ma a differenza di Brescia, sono i falli a metterlo fuori gara, commettendo il quarto a inizio terzo tempo. Da li Tortona recupera, sorpassa e non si gira più indietro. Il confronto con Kamagate rimane comunque abbastanza impari a favore del francese. NOVELLO
    Harris 5,5: è uno di quelli che si sbatte e ci mette più voglia ma spesso finisce per strafare. Tanti attacchi al ferro ma quando arriva alla conclusione sembra che gli manchino le forze. Dietro è uno dei meno peggio. MOTORINO
    Alviti 3: dopo i primi secondi da incubo, che sembravano la tragica continuazione della prestazione di Brescia, Davide trova fiducia e il fondo della retina innalzando a buoni livelli la sua prestazione anche dal punto di vista difensivo. Poi, improvvisamente, una reazione del tutto sconsiderata scaturita con un gancio destro che porta alla giusta espulsione del numero 2 biancorosso. MONZON
    Mannion 7: altra prestazione monstre del play della nazionale italiana ma che è ancora una volta una dimostrazione delle sue qualità offensive soprattutto quando si mette in proprio. Se vogliamo trovare un difetto, nonostante i 7 assist, sembra essere ancora slegato dai suoi compagni e in difesa non ha ancora aggiunto quella intensità promessa a inizio anno. SOLISTA
    Gray 5: regala qualche fiammata che fanno sperare che quello visto domenica scorsa fosse solo un brutto sogno. Nel primo tempo è così, nella ripresa ripiomba nel baratro e seppur messo sulle tracce degli spiritati esterni della Bertram, non c’è una volta che riesca a fermarli. LUCI E OMBRE
    Librizzi 6: buon impatto di Matteo che sbriga il ruolo di “inviato speciale” sulle tracce dello scatenato Kuhse. Non se la cava male ma quello che si guadagna in retroguardia si perde poi come fantasia e realizzazione sull’altro lato del campo. STOPPER
    Virginio N.E.
    Assui N.E.
    Fall 5,5: resta in campo nel momento peggiore della sua squadra ma non è lui che permette il tracollo di Varese. Cerca di fare il suo tant’è che con molti meno minuti raccoglie gli stessi rimbalzi di Kao. Però è evidente quanto fatichi ad adattarsi al livello della serie A. IMPEGNATO
    Brown 4,5: è la brutta copia del giocatore dell’anno scorso. Al tiro è ondivago per non dire che prende tiri in condizioni sconsigliabili. In difesa, sui tagli avversari, non c’è una volta che non si perde l’uomo, come se stesse pensando a tutt’altro. AMNESICO
    Hands 6: riempie il tabellino ma, forse per emulare il suo capitano, tende a giocare per conto suo esagerando con il mantenere il pallone in mano e spesso non trova ritmo al tiro, infatti le sue percentuali sono glaciali. Bene la propensione a rimbalzo ma ci si aspetta da lui ben altro in particolare quando è in campo con Nico. “VENEZIANO”

  • simon89
    Perseverare è diabolico. Sette giorni dopo il tonfo di Brescia, la Openjobmetis si ripete sul campo amico lasciando passare Tortona (95-105) a causa degli stessi errori, delle stesse mancanze, degli stessi problemi mostrati con la Germani ed emersi anche in precampionato. Difesa troppo spesso assente, tracollo a rimbalzo, scarsa unità d’intenti nei momenti critici, gioco d’attacco affidato più all’estro dei singoli che al costrutto collettivo.
    Un menu che stavolta prevede un’aggiunta chiave, l’uscita per quattro falli di Kao Akobundu-Ehiogu è risultato il punto di svolta della serata. Fino a quel momento infatti, Varese stava comandando magari a strappi ma con un margine consistente, +11, su una Tortona comunque pronta all’agguato. Da quel fischio però è cambiato tutto: la Bertram ha messo a segno un parziale di 0-22 (da 69-58 a 69-80) che ha completamente ribaltato la storia della partita, con i biancorossi incapaci di dare e darsi una scossa, invischiati in forzature, palle perse, errori banali.
    Di più: Mandole ha dovuto rinunciare ad Alviti, uno dei migliori, al 28′, per espulsione. Nella lotta sottocanestro l’ala si è “presa” con Gorham e gli arbitri (dopo controllo TV) hanno sanzionato con la massima punizione l’aggancio con il braccio di Davide ai danni dell’avversario, che ha reagito ma è stato placcato da Vital (per Gorham quindi fallo antisportivo).
    Le due situazioni hanno quindi certificato il crollo della Openjobmetis che, sulla carta, avrebbe avuto il tempo di recuperare un divario non definitivo (-9 al 30′). Ma sarebbero servite durezza mentale e organizzazione al posto della carica a testa bassa che Mannion e soci hanno provato a imbastire, facendosi però impallinare ad ogni azione dall’attacco di Tortona. Che dopo l’intervallo ha dominato a rimbalzo offensivo (i piemontesi ne hanno presi 21 contro gli 8 biancorossi) creando da lì i presupposti per una goleada.
    Arrivata, puntualmente, fino a quota 105 contro una Varese che ha avuto 32 punti da Mannion, il quale però è stato battuto di continuo da Kushe. Male tutti gli altri, pur con distinguo: in una serata di sussulti da Alviti e Gray, Gabe Brown continua con il suo percorso negativo sui due lati del campo. Qualche domanda bisognerebbe iniziare a porsela, anche in tolda di comando.
    PALLA A DUE – C’è un applauso gigante a 10′ dalla palla a due e non riguarda il basket: a centro campo arriva Tete Martinenghi mentre sui maxischermi scorrono le immagini della finale d’oro di Parigi. Tra il pubblico c’è anche Paolo Galbiati, a punteggio pieno con la sua Trento.
    In campo nessun problema di formazione per Mandole che sceglie gli stessi 5 di Brescia (Gray dentro, Alviti fuori nell’unico vero ballottaggio). De Raffaele ha panchina lunghissima e recupera anche Gorham, assente fino a oggi. L’ex Strautins è in quintetto da ala piccola.
    LA PARTITA
    Q1 – I primi 2-3 minuti della Openjobmetis sono irreali: la squadra corre, tira, segna e dà spettacolo scappando sul 10-0. Tortona allora dà un giro di vite e piazza il controparziale (0-8) per poi issarsi al comando quando i quintetti di De Raffaele variano tenendo altissima la qualità. Alviti mostra la precisione attesa dall’arco: bello il botta e risposta con Baldasso. L’ex romano fa doppietta per il 28-29, poi Hands pasticcia sull’ultimo possesso.
    Q2 – La mano calda di Alviti propizia il buon avvio di secondo periodo: l’ala, insieme a Gray e a un’alzata di Mannion per Kao, confeziona il break biancorosso che permette alla OJM di prendere il comando delle operazioni. L’anima del Derthona è Vital: sono i suoi punti a tenere i piemontesi in scia anche dopo un assist-stella cometa di Mannion per Harris, è ancora lui allo scadere a siglare una gran tripla per il 60-51.
    Q3 – Tutto e il contrario di tutto: Varese trova ancora la via del canestro e con Hands (errore, rimbalzo, appoggio) sigla il +11, 69-58, dopo 3′. Sull’altro fronte però arriva un fallo di Akobundu: è veniale ma è anche il quarto e quel fischio devasta la Openjobmetis che da quel momento vivrà 6′ di blackout totale. Tortona, esperta e lesta, capisce il momento e piazza un parziale di 22-0 quasi incredibile “condito” anche dall’espulsione di Alviti dopo lo scontro con Gorham. Tra palle perse, forzature e liberi sul ferro bisogna attendere l’ultimo minuto del quarto per schiodare quota 69 (liberi di Hands): alla terza sirena il tabellone dice 73-82.
    IL FINALE
    Il tempo per provare a rincorrere ci sarebbe anche, la testa e la tattica invece no. A risultato ancora da scrivere si capisce che Varese non crede più in un recupero e anche quando i biancorossi imbroccano un’azione lasciano praterie per Tortona, abile a colpire ad ogni attacco. Kushe è magistrale (e guadagna anche applausi da Masnago), Kamagate prende il sopravvento su Kao in modo evidente e così i rimbalzi offensivi danno alla Bertram anche quei palloni in più per mettere in sicurezza il risultato. Non ci sono sussulti, nemmeno quando Varese avrebbe i possessi del -7 (sprecati senza costrutto) e il gong suona sul 95-105, altra scorpacciata di punti per gli avversari di turno.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Il precampionato non dice bugie. Una squadra che perde 5 partite su 6 ha indubbiamente dei problemi, e a poco serve inserire la propria stella se quei problemi non sono in attacco, ma dall’altra parte del campo e nei fondamentali difensivi. La Openjobmetis inizia il campionato prendendo una scoppola notevole, 118-96, sul campo di Brescia cui non sembra vero poter alimentare le proprie bocche da fuoco con metri di spazio e avversari che – dopo aver ripiegato nella propria metà campo – o non sanno dove andare o si oppongono con le mani basse ai tiratori della Germani.
    Al PalaLeonessa i padroni di casa mandano tre uomini oltre quota 25 punti segnati con percentuali da fiaba (Bilan, Della Valla, Rivers) e per blindare il risultato dominano a rimbalzo prendendone 17 più dei biancorossi, 16 in attacco. Ancora: Varese chiude con la “bellezza” di una sola palla recuperata in 40′, per dire dell’intensità…, a fronte di 13 perse. Perché se in attacco non hai una struttura, prima o poi anche i tuoi frombolieri vanno fuori giri. Alla lunga è successo anche a Mannion (31 punti, comunque il migliore) e ad Hands, lasciati soli dallo sciagurato terzetto di ali Gray-Brown-Alviti.
    Il fatto è che tutte queste cose (difesa leggera, problemi a rimbalzo, inedia offensiva del reparto ali “rotta” solo da qualche prodezza isolata. E a questo aggiungiamo l’inconistenza di Fall) sono le stesse problematiche viste da inizio settembre a sabato scorso, l’arco di tempo delle amichevoli. Varese a Brescia ha retto mezza partita grazie alle mani ispirate dei piccoli (Mannion, Hands ma anche Harris) e ai balzi del lungo, perché Akobundu-Ehiogu ha sofferto tantissimo Bilan ma almeno ha ridato qualcosa in fase d’attacco. A mancare – lo ripetiamo – è tutto il reparto centrale: 7 punti e 4 rimbalzi in tutto per le tre ali in un totale di 59′ giocati. Difficile fare peggio, anche perché queste mancanze hanno costretto gli altri a forzare, finendo inevitabilmente per eccedere.
    Il brutto è che la sconfitta di Varese arriva al termine di una prima giornata di campionato in cui di sorprese se ne sono viste a iosa. Treviso e Trieste vincenti su Venezia e Milano, Scafati corsara a Sassari, pure Trapani a un soffio dal battere la Virtus. Insomma: di pronostici ribaltati se ne sono visti, ma la Openjobmetis non è neppure andata vicina a iscriversi al gruppo. Anzi: una volta perso contatto è crollata, e questo non è certo il modo migliore per iniziare il cammino tricolore.
    PALLA A DUE
    C’è un muro di tifosi biancorossi nel settore dedicato agli ospiti, per sostenere la Openjobmetis nella “prima” stagionale. Prima del via coro, striscione e ovazioni per Giancarlo Ferrero che ringrazia per l’amore ricevuto da quella che è stata (e di fatto è ancora) la sua città.
    Il primo quintetto di Mandole è con il ritrovato Mannion in tandem con Hands; Gray titolare ai danni di Alviti, poi Brown e Akobundu che si trova subito di fronte il temutissimo Bilan. Della Valle c’è ed è subito in campo.
    LA PARTITA
    Q1 – Varese regge bene il ritmo dei primi minuti e resta avanti per qualche scambio con due cesti a testa di Kao e Mannion. Poi un paio di errori evitabili e due perse di Nico aprono un parziale di 9-0 per la Germani nel quale Della Valle è mattatore. Il timeout di Mandole precede una fiammata di Harris che segna 6 punti (tripla, canestro e libero) e ricuce parte del divario: al 10′ è 29-24.
    Q2 – La seconda frazione non si discosta dalla prima: Varese non ingrana del tutto da lontano e sceglie di andare al ferro con Mannion ed Hands tornando sino al -3. Brescia però non cede mai il vantaggio: Bilan e soci sfruttano la superiorità netta a rimbalzo sotto il tabellone ospite, poi Rivers ha un momento di fuoco e spinge i suoi a +10. Finale di quarto con la OJM che reagisce: di Hands i 5 punti che valgono il 57-52 di metà gara.
    Q3 – Il tempo di valutare la possibilità di alzare le percentuali dall’arco (al 20′ Varese ha il 29%) e di vedere il -3 di Kao, poi le speranza biancorosse vanno a farsi benedire. Nei 10′ successivi all’intervallo – vecchio vizio! – Brescia segna 36 punti trovando praterie davanti al canestro ospite (con Harris dimenticato in panca per 6′). Ne approfittano i soliti tre (Della Valle, Bilan, Rivers: quest’ultimo sopraffino dall’arco) con il contorno in maglia blu che dà comunque un contributo. La OJM invece muove il punteggio solo con forzature e prodezze isolate – di solito di Mannion – ma la terza sirena è implacabile, 93-75.
    IL FINALE
    Con quasi 100 punti sul groppone dopo mezz’ora c’è poco da fare: sarebbe almeno gradito un graffio, un ruggito, un lampo. Invece niente: Bilan si prende il lusso di un passaggio no-look, Cournooh scippa palla, Della Valle continua a fare canestri tanto che Varese tocca il limite del trentello (118-88). Nel finale il disastro è appena migliorato, e fa specie che Assui in 1’10” faccia molto più di Gray in tutta la partita. Una fotografia impietosa verso chi dovrebbe essere spinda dorsale della squadra e invece è stato croce senza delizia.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    «Ogni critica è lecita, personalmente però ritengo che quel titolo non risponda alla realtà perché la mia leadership non avviene in quella maniera. Ricordo che nel mio primo anno la critica riguardava il fatto che non si capiva chi era al comando, ora siamo passati all’altro estremo». Luis Scola risponde così al titolo di Prealpina sulla sua gestione in modalità “Marchese del Grillo”.
    Scola è contento dell’estate della Pallacanestro Varese e non preoccupato per il campionato alle porte. L’a.d. biancorosso fa il punto della situazione di società e squadra a preludio della presentazione del gruppo biancorosso ai tifosi nella piovosa ma piacevole serata del Caffè Broletto. «L’estate è andata molto bene, e sono contento per una lunga serie di motivi - spiega il General -. Molto bene la campagna abbonamenti, l’inaugurazione della foresteria, la serie B e una serie di iniziative importanti che abbiamo creato per i tifosi. Cose che al tifoso interessano, ma non così tanto, perché la partita della domenica è la cosa più importante. Per noi però questi aspetti sono la chiave per la crescita futura».
    L’a.d. biancorosso non è proccupato per la stagione al via: «Non sono preoccupato e non ho paura, neppure quando eravamo ultimi ne avevo – afferma Scola – Con un po’ di fortuna sono convinto che la squadra farà bene».
    Si parla tanto di impianto e struttura: il General confida che l’Itelyum Arena sia pronta all’uso in versione 3.0 per l’esordio del 6 ottobre («Ma sarà difficile per gli Skybox ipotizziamo di inaugurarli la seconda partita del 19 ottobre contro Trapani»). I nuovi spazi genereranno ricavi importanti: «Per ora ne abbiamo venduti 5, confidiamo di esaurirli a breve, e genereranno introiti non solo dalla biglietteria». E Scola anticipa l’eliminazione della “gabbia” per i tifosi ospiti: «Un abbellimento con uno spazio aperto a disposizione dei tifosi nostri e avversari, attendiamo il sì definitivo degli organi preposti ma ci piacerebbe che già dall’esordio si possa eliminare la vetrata».
    E mentre il primo lotto dei lavori a Masnago è in fase di completamento (si cerca un gestore per l’area ristorante, il museo e gli altri spazi), si ragiona sul secondo lotto che deve ancora trovare le coperture finanziarie: «Valuteremo prima di tutto la disponibilità delle istituzioni, tra Regione e Comune, o cercheremo investitori privati. Non potendo operare durante la stagione, abbiamo un anno di tempo per ragionarci, ma completare il secondo lotto ci sta molto a cuore: efficientamento energetico ed acustico e i 600 posti in più in Curva Nord per noi sono strategici». Lavori in corso anche sul fronte parcheggi, trattando con una società “ad hoc” e il Comune per migliorare gestione e fruibilità dei posti auto nei giorni delle partite. Positivi anche i riscontri delle “Experiences” riservate a tifosi e aziende, tra pre e post partita ed eventi che portano i giocatori nelle aziende: «Oggi è una cosa che fa la differenza per noi, c’è molto interesse per questo tipo di iniziative», conferma Scola, che anticipa la volontà di portare sotto il tetto biancorosso le realtà collegate di Handicap Sport e Pallacanestro Varse Women ora a Gavirate («Ci lavoreremo per l’anno prossimo, sono progetti in corso»).
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Ogni volta è una rivoluzione, voluta od obbligata poco importa, alla ricerca di quelle certezze sfumate nella stagione precedente, d’una competitività perlomeno onorevole ancorché imparagonabile a quella di una storia gloriosa, sepolta nella notte dei tempi. Azzerate le ambizioni che s’addicono ai club potenti, restano le speranze di imbatterci in una squadra capace di reggere con dignità ai tanti e ardui confronti da battaglia. Non ce lo nascondiamo, gli interrogativi pullulano tremendi tra le aspettative di una “nuova” Openjobmetis, tutta da scoprire nei suoi effettivi valori, peraltro senza indicazioni congrue di un suo rendimento potenziale che, solitamente, prefigura un precampionato fitto di appuntamenti probanti.
    IL PERNO MANNION
    Diventa così azzardata una valutazione, seppur a spanne, di questa formazione alla guida di Herman Mandole, argentino come Luis Scola di cui è fedele scudiero per cultura cestistica cui si ispira il gioco, affidato a interpreti per lo più nuovi ma, evidentemente, con le caratteristiche ad uso e consumo del collettivo. Che ruota attorno a Mannion, fuoriclasse imperiale, come gli si riconosce in busta paga quale lusso per le possibilità finanziarie relative a un monte ingaggi contenuto, quindi sacrificabile in altre scelte per dire di un reparto lunghi non proprio attrezzatissimo se diamo retta ai primi giudizi ancorché preventivi. Il timore di un organico squilibrato nei suoi valori esiste nonostante le istruzioni della scorsa stagione pur con uno Spencer non malaccio. Certa, invece, è l’attrazione fatale per Mannion di cui la folla di Masnago va pazza, gratificata pure dal suo manifesto piacere nell’indossare una canotta tanto cara ai tifosi e a sé potendo esprimersi come vuole e in libertà, senza alcun assillo d’errore. Mannion piace e si compiace, diverte e si diverte da leader trascinante qual è della squadra, a volte al suo servizio, da dipendente a tempo determinato. In campo si va per vincere ma se si perde tra folate spettacolari ed emozionanti scrosciano ugualmente gli applausi di una tifoseria realista e generosa.
    LA FILOSOFIA
    La filosofia della Pall. Varese è nota: leggerezza mentale e tiro disinvolto, corsa vertiginosa e audacia nella speranza di un intento appagabile d’avventura, sostenibile da elementi che posseggono loro valori come ne promettono un gagliardo fromboliere qual è Hands, l’atteso Brown e compagni, fors’anche contati ma attendibili. Come, peraltro, erano McDermott e soci, fuoriusciti dopo una sola stagione nonostante dichiarazioni d’amore. Già, qui vengono e se ne vanno e nemmeno tornano, l’elenco è noto: solo questione di denari?
    MONARCA ASSOLUTO
    Non casca foglia che Scola non voglia quale monarca assoluto dal quale sarebbe auspicabile un po’ più di riguardo per le componenti varesine a cominciare dai tifosi cui è negata la vicinanza quotidiana con la squadra da ingrate porte chiuse. Per il suo modo di gestire, almeno, in apparenza, viene in mente il marchese del Grillo: «io sò io e voi non siete un ca…».
    Certo è che bisogna essergli grati per il suo impegno da “salvatore della patria” (peraltro non sua) nell’assicurare importanti risorse finanziarie, necessarie ai fini della continuità di Varese nel grande basket. Quale sarà l’esito di questa stagione? Coach Mandole s’è già fatto notare per i suoi reboanti proclami evocando una difesa aggressiva ai massimi storici e inneggiando alla conquista dei play off: resta da capire se sia realistica la propria attribuzione competitiva o se il tecnico l’abbia sparata grossa per “scaldare” le attese. Dimora di lusso, squadra poverella, non sia giammai. Un patrimonio grandioso resta la tifoseria il cui attaccamento vale come una cambiale in bianco nell’amare la squadra senza richieste, pretese né pressioni, dibattendo poi, appassionatamente, davanti a una pizza. E se si vince, è meglio.
    Giancarlo Pigionatti

  • simon89
    Si chiude con un’altra sconfitta il precampionato per la Openjobmetis. La squadra di Mandole, ancora priva (ma era previsto) di Nico Mannion, perde (98-90) anche lo scrimmage disputato al PalaBigi di Reggio Emilia in sostituzione della semifinale del torneo di Lecco che era prevista contro la stessa Unahotels.
    Hands e compagni hanno pagato a caro prezzo il secondo periodo di gioco quando sono precipitati sino a -21 (il divario all’intervallo); da lì in avanti i biancorossi sono risaliti sino a tornare in singola cifra di svantaggio ma senza riuscire a colmare l’intero distacco. La rincorsa si è infatti chiusa a -8. La buona notizia arriva dalla prova di Gabe Brown che fino a oggi era stato piuttosto altalenante e che invece ha segnato 34 punti, record estivo biancorosso; buono anche l’apporto di Alviti mentre Hands si è  fermato a soli 5 punti.
    Quello appena terminato è quindi uno degli avvicinamenti al campionato meno brillanti, in termini di risultato, della storia recente biancorossa. La Openjobmetis ha battuto solo Minorca, uscendo invece sconfitta dai confronti con le altre squadre di Serie A (scrimmage con Milano e Reggio, amichevoli ufficiali con Trento e Cremona). Paradossalmente la partita migliore è stata quella più difficile, la sfida di sabato scorso al Real Madrid, quando i biancorossi sono caduti sul filo di lana dopo una gara coraggiosa ed entusiasmante.
    Chiaramente, le amichevoli non fanno punti validi per la classifica, e la squadra orfana di Mannion (in campo solo a Sondrio con Cremona) può essere giudicata solo fino a un certo punto, ma il cammino biancorosso autorizza un po’ di preoccupazione in vista di un campionato che si preannuncia difficile. Martedì il Red Mamba dovrebbe tornare stabilmente in gruppo: a Mandole e al suo staff il compito di inserirlo il più rapidamente possibile così da arrivare più pronti alla partita con Brescia.
    «Non è stata la partita che avremmo voluto – ha detto Herman Mandole dopo il match – Ci sta che la squadra fosse un po’ stanca dopo una periodo di trasferta tra la Spagna e Gressoney ma la Serie A è un campionato troppo difficile per permettere di trascorre un periodo, o cinque minuti con certe difficoltà. Avevamo anche qualche giocatore un po’ ammalato: ora è tempo di riposare per poi tornare in palestra e preparare la prossima partita di domenica, che sarà già valida per il campionato».
    Damiano Franzetti

  • simon89
    L’Openjobmetis sfiora l’impresa, questa sera, sabato 14 settembre, contro il Real Madrid. Stop in volata per la squadra di Mandole nel match conclusivo del torneo “Estrella Damm” di Menorca.
    La miglior prestazione precampionato biancorossa anche senza Nico Mannion è frustrata negli ultimi 60 secondi dal mix di classe e fisicità delle stelle dei campioni di Spagna. Una prova balistica stellare di Jaylen Hands (3/5 da 2, 7/19 da 3), nel finale senza più benzina né alternative visto il quinto fallo di Harris al 35’, e l’energia interna di Kaodirichi Akobundu-Ehiogu (fatale il suo quinto fallo a 67 secondi dal termine), mostrano una OJM finalmente solida in difesa e sotto i cristalli anche in una serata non brillante dal perimetro (16/50 da 3). Ma Varese fa il pieno di fiducia per la prestazione sostanziosa in retroguardia (nota di merito anche per Justin Gray) che le permette di reggere l’urto per 40 minuti contro una squadra di vertice in Eurolega.
    Affanni difensivi solo in avvio contro le giocate interne di Hezonja (6-12 al 4’), poi inizia lo show di Hands (già a quota 19 a metà gara) ad esaltare una retroguardia OJM finalmente energica e dura. Il basket garibaldino esalta i biancorossi e toglie efficacia all’azione del Real: costante il vantaggio di Varese, che lavora bene a protezione dell’area e costruisce buone ripartenze. E lascia addirittura sul ferro qualche occasione di troppo dall’arco (10/29 da 3 a metà gara) che avrebbe potuto ampliare ulteriormente la sua fuga.
    Nonostante i 3 falli commessi da Harris al 15’ e Akobundu-Ehiogu al 17’, l’OJM mantiene il comando alla pausa lunga con altri due dardi di Brown ed Hands (43-36 al 20’).
    Nel terzo quarto torna “Kao” e Varese riaccende la macchina delle triple fino al 51-43 del 23’; il quarto fallo del pivot titolare a 6’19” dall’ultima pausa frena l’inerzia favorevole ai prealpini, il Real ricuce a meno 1, una fiammata di Harris tiene le distanze ma il tecnico per proteste costa la paletta numero 4 allo statunitense.
    Rotazioni forzate sul perimetro e primo sorpasso madrileno sul 56-55 del 29’, ma la tripla dall’angolo di Gray firma il vantaggio OJM alla terza sirena. Battaglia vera con il Real che alza i giri in difesa, ma nulla può di fronte allo show balistico di Hands, letteralmente torrido con una scarica di 12 punti in 4’ che rilanciano Varese sul 72-64 del 37’. Una fiammata di Hezonja riapre il match sul 77-76 del 38’, Hands allunga ma il quinto di Kao apre una falla sfruttata da Tavares per il sorpasso (79-80 a meno 47”). Pasticcio sulla rimessa con una infrazione di 5 secondi OJM, e Musa chiude da 7 metri dopo un rimbalzo offensivo di Tavares.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Nella serata delle fiammate, Varese non si scotta e porta a casa la prima vittoria della propria estate. Nel confortevole Pavellò Menorca, baluardo contro il vento che soffia fastidioso e strappa alle spiagge i tanti turisti che ancora girano per l’isola, la Openjobmetis manca di continuità ma trova ugualmente le accelerazioni giuste per battere i padroni di casa dell’Hestia (74-81) e prepararsi così alla sfida impossibile di sabato sera con il Real Madrid.
    Fiammate, dicevamo, collettive e personali: rispetto a Sondrio la Openjobmetis ha messo in mostra momenti confortanti in difesa, sprazzi graffianti in attacco ma anche tratti in cui ha visto svanire nel giro di pochi possessi i vantaggi acquisiti. Uno, soprattutto, il fondamentale che ha gambizzato i tentativi di fuga biancorossi: i rimbalzi offensivi concessi da Alviti e compagni. Un aspetto che coach Mandole ha immediatamente sottolineato nel dopogara (17 quelli concessi), e non è un caso se nell’ultimo periodo, in cui la OJM è stata più attenta, i break sono stati consolidati.
    Rimbalzi, si badi bene, che non hanno i pivot tra i colpevoli ma piuttosto ali e guardie, incapaci di prendere il tempo agli avversari (aggressivi) e deficitari sul tagliafuori. Un peccato perché a difesa schierata Varese ha spesso fatto il suo dovere, soprattutto con Harris e Librizzi aggressivi sulla palla e Akobundu pronto a levarsi in volo a stoppare gli avversari proiettati a canestro. Bravo Kao, anche nella gestione dei falli: alla fine sarà uno dei migliori con 7 punti, 9 rimbalzi e 6 stoppate.
    Torniamo alle fiammate, questa volta individuali: in assenza di Mannion, Jaylen Hands era chiamato a un ruolo da leader e lo ha fatto… a partire dal 20’ in avanti. Opaco il primo tempo, decisamente brillante il secondo con Hands (meglio a convertire gli scarichi che non a costruire gioco) che alla fine ha chiuso a quota 21 con 4/7 dall’arco. Fiammate sono arrivate anche da Davide Alviti, a segno solo da 3 punti ma con percentuali solide (67%) e – quando sembrava fuori tempo massimo – pure da Gabe Brown. L’ala del Michigan si è svegliata nell’ultimo quarto dopo mezz’ora decisamente insufficiente, scaricando nel canestro avversario i tiri che hanno segnato l’ultimo scatto, quello che ha consegnato il successo a Varese. Una OJM che ha ancora un mucchio di lavoro da fare ma che per lo meno ritrova un sorriso davanti a una manciata di tifosi, tra varesini che vivono a Minorca e altri che sono decollati per stare vicino alla squadra. Sabato sera ci si regalerà il Real Madrid, sperando in un bella figura.
    LA PARTITA
    Q1 -Due schiacciate Kao e Brown e una tripla di Gray valgono il primo vantaggio, con qualche buona difesa e qualche rimbalzo concesso al lunghissimo Arteaga. Alviti e Fall sono i primi subentri mentre Harris da 3 segna il 10-11 del 5’. Un triplone di Dez sui 24” dà il +4 all’Hestia ma Alviti replica dall’arco. Varese però balbetta dalla lunetta, perde qualche pallone e soprattutto smette di fare canestro finendo sotto nel primo parziale per 21-16 con il tap in di Lukovic a chiudere il periodo sul 21-16.
    Q2 – Varese non si sblocca a inizio secondo quarto (errori di Librizzi e Gray), poi però la doppietta Gray-Alviti dall’arco risvegliano l’attacco mentre la difesa tiene Minorca a secco. Sorpasso e timeout di Zamora ma ancora Alviti da 3 e Libro in entrata danno il +4 alla OJM. Vantaggio vanificato dai soliti rimbalzi offensivi concessi da ali ed esterni di casa.
    Il timeout di Mandole serve a poco: Varese regala l’impossibile (assurdo canestro sbagliato da Fall, palla persa a metà campo di Harris) e torna a rincorrere pur con gli USA in campo. Hands imbrocca un gioco da tre punti per il 31-32 mentre Harris infila da 3 in transizione. Ivanov ricuce, poi segna Brown mentre ad Hands non riesce la tripla finale: +3 (34-37).
    Q3 – Hands torna in campo con la mano calda (due triple) ma i soliti rimbalzi d’attacco premiano l’Hestia. Finalmente Brown segna da 3, Gray prende un colpo al braccio, Hands alza per Kao e segna i liberi del 42-50, massimo vantaggio ma ancora una volta la fiammata si esaurisce. Ivanov, spiritato, segna ancora sui 24” e l’Hestia torna a contatto.
    Lampi di Hands e Harris a ridare metri di margine alla OJM che poi regge in retroguardia ma rallenta di nuovo in fase offensiva senza riuscire a dare un altro colpo al punteggio. Fall stavolta si fa notare a protezione dell’area così come Harris. Il +11 arriva con Alviti a quota 4 triple però Alderete e Figuerars rosicchiano subito e riportano Minorca a -5 (58-63).
    IL FINALE
    Harris sbaglia, Alderete no e la partita è ancora aperta con Brown che manda una tripla corta di un metro. Il sorpasso è del solito Ivanov per un parziale che arriva a 14-0. Lo interrompe Librizzi dall’angolo, poi ancora da Brown che impatta a 69 e poi sorpassa tirando in faccia a Lukovic.
    Di nuovo Harris riporta a +5 la OJM con Zamora che va di timeout; la difesa di Varese regge ma Harris fallisce il riallungo e Falk punisce dall’arco per il -3 cui però replica subito Hands. A 1’ dalla fine Brown torna a colpire dall’angolo, Kao stoppa  Arteaga e la OJM trova lo scatto decisivo. Varese congela il pallone (fin troppo: infrazione di 24”) ma porta a casa il primo successo dell’estate, 74-81.
    Damiano Franzetti

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