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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Il ghiaccio è rotto, e siamo tutti contenti, ma la prima vittoria della Openjobmetis regala un sorriso a metà, un urlo quasi strozzato nella gola dei tifosi. “Conta solo vincere”, dicevamo in sede di presentazione e quindi l’obiettivo numero uno è raggiunto con 7 punti di margine, né tanti né pochi in proiezione futura (102-95). Il modo in cui, però, Varese ha incamerato i due punti non consente voli pindarici.
    La squadra di Mandole è scappata in avanti due, tre, quattro volte con break importanti e momenti brillanti in attacco, ma come era accaduto nelle partite precedenti, i blackout sono stati altrettanto potenti. L’ultimo poi, fa riflettere: Varese è passata da +15 a +2 (da 95-80 a 97-95) in 2′ di gioco facendo saltare le ultime coronarie rimaste sane tra il pubblico. E lo ha fatto commettendo una serie di errori e di scelte da mani nei capelli: dalla rimessa in attacco dopo timeout (regalando 10” al cronometro) alla decisione di tenere in panchina Librizzi togliendo così il miglior trattatore di palla della squadra.
    Roba da matti, che Mandole ha spiegato in sala stampa senza – onestamente – convincerci con la sua versione. Roba che poteva costare carissima in una partita dove di esperimenti, per forza di cose, se n’erano già fatti molti. Fuori Mannion, nemmeno a referto (valigia pronta, a questo punto?) e per questo Harris convocato così come Gray mentre la vittima del turnover è stato Brown. Azzardo, senza dubbio, anche se alla lunga ha pagato perché il riccioluto americano ha lavorato bene a rimbalzo e azzannato in difesa, segnando 14 punti. Piuttosto, è da dimenticare l’esordio di Jaron Johnson anche se la sua prova è perdonabile dopo appena due allenamenti.
    Bisogna anche dire che Varese per la prima volta ha vinto la lotta a rimbalzo, 34-31, senza lasciare alcuna carambola in attacco a Pistoia nel secondo tempo dopo le 8 della prima metà. Se sarà un’inversione di tendenza lo vedremo in altri momenti: incassiamo la notizia positiva affiancandola alla prova di Fall che (pur con un solo punto) è stata molto migliore di quella di Akobundu. Disastroso, impalpabile e forse in questo momento sulla lista “nera”, specie se arriverà davvero Spencer.
    Chiusura dedicata al migliore in campo, Davide Alviti: 29 punti, mano bollente dall’arco (6/10) e tanto lavoro in generale. Con Librizzi è stata l’ancora di salvezza di Varese in una partita-salvezza, e settimana prossima proverà a ripetersi contro la sua ex squadra, Trieste. Che di ex varesini ne ha a bizzeffe, dentro e fuori dal campo. Bene arrivarci con due punti in tasca.
    PALLA A DUE – Il prepartita racconta, da solo, il momento tremendo di Varese. Mannion non è a neppure a referto – cosa fatta Milano? – e si siede solo all’ultimo accanto alla panchina. Il turnover punisce a sorpresa Gabe Brown: dentro Harris e Gray che va in quintetto accanto all’acclamato Jaron Johnson. Dopo una vita, il conto del pubblico si ferma sotto quota 4mila, compreso un drappello dalla Toscana. Coach Calabria è al suo posto in panchina ma – dopo le recenti polemiche – a dirigere la squadra è il vice, Della Rosa.
    LA PARTITA
    Q1 – L’avvio è terribile: Varese non segna e lascia praterie a Pistoia che in una manciata di minuti si ritrova avanti 2-11 tra il gelo di Masnago. Mandole chiama presto timeout e la scossa arriva: Librizzi arma la mano, segna 6 punti (tripla e liberi) e dà il là a una rimonta che poi prosegue perché la difesa lavora e Alviti si scatena da fuori. La OJM ribalta il punteggio fino al 26-18 del 10′.
    Q2 – Ancora Alviti, scatenato, trascina la Openjobmetis al massimo vantaggio (34-20) davanti a un pubblico che finalmente si spella le mani e sostiene la squadra per l’impegno. Ma è troppo presto: la seconda metà del periodo è di nuovo da tregenda tanto che Pistoia prende la rincorsa con Saccaggi e Della Rosa a ispirare una rimonta che sfocia in un sorpasso prima della sirena, 47-50. E in tribuna tornano i brividi e i dubbi.
    Q3 – Giocato nel secondo periodo il “jolly alla rovescia”, stavolta il terzo quarto sorride a Varese che inizia con un 7-0 di parziale con prima tripla di Hands. L’Estra risponde qua e là, resta attaccata fino a metà tempo poi subisce di nuovo l’uragano Alviti, 14 punti in 6‘ di impego. Sul tabellone si apre una voragine, 76-59, anche se le ultime due azioni di Pistoia (0-5 in mezzo a due dabbenaggini di casa) non lasciano presagire una chiusura facile.
    IL FINALE – E invece la OJM stavolta sembra davvero poter navigare con un po’ di tranquillità sino al termine del viaggio. Pur senza Kao (stracciato da Brajkovic e seduto con 4 falli) e pur con il quinto fallo di Johnson, la squadra di Mandole viaggia sicura fino al minuto 38′ con Gray ed Harris bravi a volare a canestro e con Fall attento a rimbalzo. A 2’10” dalla fine i liberi di Alviti scrivono 95-80. Finita? Macché: Varese sbaglia tutto, Mandole va in bambola con scelte autolesioniste, Harris deraglia in palleggio e Pistoia non sbaglia più. Christon punta il canestro in velocità, Silins colpisce dall’arco mentre Hands balbetta in lunetta (2-4). Della Rosa segna addirittura il -2 in entrata (97-95), poi un antisportivo su Fall lanciato a schiacciare (1-2 ai liberi) e due personali di Hands scacciano le paure. Che si dissolvono solo sulla schiacciata di Jaylen per il 102-95.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Nico Mannion si allena con l’Openjobmetis in attesa degli eventi. Ma il prezzo ancora non è giusto per il passaggio da Varese a Milano del Red Mamba. Tra domanda e offerta c’è una distanza piuttosto ampia: c’è margine per colmarla? A fronte della richiesta dell’Olimpia, ad oggi il play del 2001 non è in partenza; se mai lo sarà dipende da una serie di fattori. Vediamo di capirli.
    RITORNO AL CAMPUS
    Il capitano biancorosso era regolarmente presente all’allenamento di riattivazione dell’OJM svoltosi ieri mattina al Campus. È la miglior dimostrazione di quanto fosse fuori strada il “complottismo malpensante” di coloro che hanno fatto 1+1 unendo le sirene di Milano alla sua assenza di sabato scorso contro Trapani. Un cauto ritorno al lavoro, svolgendone parte con la caviglia sempre dolorante, confermando che – fino a diversi accordi – Mannion resta un elemento del roster di coach Mandole, e si lavora per schierarlo domenica nel delicato impegno casalingo contro Pistoia. Allo stesso tempo proseguono le interlocuzioni con l’Olimpia, laddove però l’impasse sembra al momento molto complicato da sbrogliare.
    LA TRATTATIVA E LE CONDIZIONI
    La posizione di Varese è chiara: Mannion è il nostro capitano e la nostra stella, sarà cedibile solo se l’offerta sarà vantaggiosa per noi. E al momento la proposta dell’EA7 sembra molto lontana dalla cifra (attorno ai 600mila euro più i piu i 40mila della luxury tax per il 6+6) valutata da Luis Scola come congrua per lasciar partire il giocatore simbolo dell’OJM. La forbice tra le parti è larghissima - circa due terzi in meno della richiesta biancorossa - al punto che Milano avrebbe iniziato a valutare anche altri profili stranieri in alternativa a Mannion (d’altra parte la prima richiesta per il Red Mamba, inizialmente rifiutata dai biancorossi, risale a lunedì scorso). Esclusa qualsiasi ipotesi di contropartita tecnica, dato che Caruso è incedibile dopo l’infortunio di Diop e Bortolani non è stato valutato dal club biancorosso. Al momento Varese è irremovibile sulla sua richiesta: Mannion è cedibile solo per (tantissimi) danari.
    E IL GIOCATORE?
    Lo stato dell’arte dei rapporti fra Varese e Milano fa registrare uno stallo nella trattativa. Ma in tutto questo, qual è il parere di Mannion? Da una parte c’è l’amore per una città (ieri è stato visto a pranzo al ristorante dell’Esselunga di via Gasparotto, che gli ha restituito il piacere di giocare a basket come piace a lui dopo due anni e mezzo complicati. Dall’altra la comprensibilissima attrazione che l’Eurolega e la possibilità di giocare per lo Scudetto può avere nei confronti di un giocatore di 23 anni. Naturale ritenere che le attenzioni dedicategli da Ettore Messina possano avere grande fascino per il play azzurro, soprattutto alla luce della falsa partenza di una OJM che nel tentativo di costruire la squadra attorno a lui lo ha attorniato con una una ossatura troppo fragile.
    La trattativa economica tra Milano e Varese pare al momento ad un punto morto; toccherà a Mannion decidere se restare anche obtorto collo all’OJM per risollevare la squadra che lo ha rilanciato. Oppure spingere sul fronte biancorosso per agevolare un accordo tra le parti che gli permetta di coronare il sogno Eurolega con 8 mesi d’anticipo sulla scadenza del contratto con i biancorossi.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    È il ritorno di Jaron Johnson la prima mossa di Varese per uscire dalle secche della zona retrocessione. La 32enne ala che nel 2022/23 aveva totalizzato 15,3 punti e 5,2 rimbalzi nelle file degli “Immarcabili” di Matt Brase è ai dettagli per vestire nuovamente la maglia dell’OJM.
    JJ, “USATO SICURO”
    Il giocatore del 1992 in uscita dai tedeschi del Chemnitz – domenica 20 ottobre non a referto nel match contro l’Alba Berlino dopo i 15,0 punti e 2,7 rimbalzi delle prime tre gare – sarebbe un “usato sicuro” dal punto di vista umano per una squadra bisognosa di esperienza e leadership. Un’altra ala perimetrale, pur con doti da attaccante dal palleggio diverse dai tiratori puri Alviti, Gray e Brown, per una squadra che cercava aiuto in difesa e a rimbalzo? Ma il treccioluto “JJ” è un giocatore di grande energia, che a dispetto della statura da esterno nell’anno degli Immarcabili sapeva garantire vigore ed energia a tutto campo, rimbalzi compresi. La trattativa in chiusura potrebbe far scattare l’operazione visto in tempi rapidi, e portare l’ala del 1992 in città per giocare già domenica contro Pistoia.
    L’AFFAIRE MANNION
    E l’affaire Mannion? Stamattina, lunedì 21 ottobre, il Red Mamba è al Campus provando a riprendere gli allenamenti con il gruppo dopo l’infortunio di domenica 13 a Trento (totalmente infondata la voce di un “malanno immaginario” per non giocare sabato contro Trapani). Ma la trattativa con Milano prosegue serrata, anche se tra domanda e offerta c’è ancora distanza per definire il buyout dell’eventuale cessione del play del 2001.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Nico Mannion e Olimpia Milano, questo matrimonio si ha da fare? Tocca a Varese decidere se sacrificare la sua stella e il capitano per raddrizzare una squadra costruita sulla carta attorno al Red Mamba, ma rivelatasi disfunzionale nei primi due mesi della stagione regolare. Ma sembrano concrete le possibilità di un accordo economico tra le parti per perfezionare la cessione. L’EA7 ha sondato qualche giorno fa la disponibilità dell’azzurro – ieri, sabato 19 ottobre, ai box per i postumi dell’infortunio alla caviglia sinistra riportato a Trento - a trasferirsi alla corte di Ettore Messina; la prima risposta dell’OJM è stata negativa, ma al momento le valutazioni sono in corso.
    Può accadere un bis del caso Olivier Hanlan, quando nel febbraio scorso Varese respinse la prima richiesta del CSKA Mosca, salvo poi lasciarlo partire di fronte alla volontà dei giocatore e ad un cospicuo rilancio dei russi? I segnali che le parti stiano trattando sul buyout – in estate l’Eurolega Escape di Mannion ammontava a 115mila euro per un club italiano, ora in corso d’opera la cifra sarebbe decisamente più rilevante – fanno pensare che le possibilità di partenza del capitano biancorosso siano concrete. La contropartita sarebbe economica e non tecnica: col buyout ricevuto, l’OJM passerebbe al format con 6 stranieri (uno in più dei 5 attualmente in organico), cercando un play americano che rimpiazzi il Red Mamba e un’ala atletica che puntelli il settore difesa e rimbalzi.
    Giuseppe Sciascia

  • banksanity6
    Non può piovere per sempre, diceva Brandon Lee nel film “Il corvo”. Frase che a Varese sembrano voler smentire. Ormai il copione delle partite della OJM è più scontato della trama di una puntata de “La signora in giallo”. Primo tempo scoppiettante e chiuso in vantaggio. Ripresa orribile, con black out continui che consentono all’avversario di turno di produrre parziali che determinano sempre la sconfitta per la compagine prealpina. Sia chiaro, Trapani è una squadra solidissima, costruita con logica, ottimi interpreti e con un grande budget e che alla fine ha vinto meritatamente, ma i problemi di Varese sono sempre li stessi, elencati da coach Mandole quasi tutti i santi giorni. Rimedi? Evidentemente, non basta lavorare in palestra, ma una riflessione seria e approfondita sulla costruzione del roster a questo punto è d’obbligo . Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Akobundu Ehiogu 4,5: si libra in alto tanto elegante quanto inutile. Uno dei problemi atavici di Varese sono i rimbalzi, il tuo centro titolare non può chiudere con 1 sola carambola a referto, e i falli… FARFALLONE
    Harris 4,5: dopo la pessima prestazione di Trento anche a Masnago non fa di meglio. Sul primo passo ci starebbe anche ma poi rovina sempre tutto con conclusioni che da sotto non prendono nemmeno il ferro. L’impegno c’è le qualità no. INADEGUATO
    Alviti 7: Davide ha anche questa sera un approccio più che positivo e forse viene colpevolmente dimenticato in panca qualche minuto di troppo. Buone percentuali al tiro e nessuna paura di mettere il fisico anche con avversari più grossi. Dopo un inizio obbiettivamente difficile sembra aver trovato voglia e fiducia. SOLIDO
    Mannion N.E.
    Gray 6: non è in serata al tiro e lo capisce anche lui, infatti si prende solo tiri che non poteva rifiutare. In compenso riesce a mettere intensità nella metà campo difensiva e qui fa intravedere le sue qualità anche se solo parzialmente. APPLICATO
    Librizzi 8: parte in quintetto e questa cosa deve caricarlo positivamente perché Libro fa forse la sua partita più bella e consistente della carriera in serie A. Ma quello che salta agli occhi, più degli ottimi numeri in tutte le voci statistiche, è l’atteggiamento e l’aggressività difensiva. Tante “prime donne” dovrebbero guardarsi in loop la sua prestazione e riflettere. ESEMPIO
    Virginio N.E.
    Assui N.E.
    Fall 7: chiamato ad un lavoro ben superiore a quello previsto causa i troppi falli di Kao. Questa volta, oltre a segnare i primi punti del suo campionato, si esprime su buoni livelli. Dietro cattura 7 rimbalzi e piazza 2 stoppate oltre a un impegno che non è mai mancato. COINVOLTO
    Brown 8: grande invenzione google translate. Evidentemente Gabe deve aver inserito nell’applicazione la parola “taglio” e il risultato di quella traduzione gli dà una evidente sveglia anche se soffre in difesa contro il corpaccione di Alibegovic. RISORTO
    Hands 5: doveva essere il faro di questa partita, a maggior ragione vista l’assenza di Mannion. E’ stato si decisivo, ma per la sconfitta dei suoi. Tanti, troppi palleggi che fermano la già precaria, per non dire assente, circolazione di palla dei padroni di casa. Tutto questo si traduce poi in forzature che determinano il risultato. KILLER DELLA “PATRIA”

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI - Quando nemmeno un cuore smisurato basta, quando i giocatori in campo e gli allenatori in panchina danno inutilmente tutto quello che hanno, i nodi vengono ancora più al pettine in un’ennesima conferma cruda e crudele. E oggi se ne è evidenziato uno in più… Brown sente l’odore del sangue e tira fuori una prestazione elettrizzante, poi guardi i rimbalzi… A questo punto basterà la paura di finire giù dove non batte il sole?
    Macchina fotocopiatrice in azione. Ma stavolta fa più male, per due ragioni. 
    La prima: difficile chiedere di più a questa squadra. Nemo ad impossibilia tenetur, dicevano i latini (Nessuno è tenuto all’impossibile. Traduzione disponibile anche in spagnolo e in inglese, all’occorrenza…).
    La seconda: è stata la cruda, crudele, inequivocabile, ennesima conferma degli errori commessi dalla dirigenza (da Luis Scola in giù) in sede di costruzione estiva della squadra. Errori che per il secondo anno di fila hanno portato a una sottovalutazione clamorosa del campionato italiano. Errori di presunzione, commessi pesando che un’idea potesse essere più importante degli interpreti che vanno a metterla in pratica e della stessa realtà. 
    Grattacapo bonus della triste sera del Lino Oldrini: senza Mannion si è visto - se ce lo concedete, poi il risultato è stato lo stesso delle quattro precedenti puntate… - più equilibrio. E questo è grave. Anzi gravissimo. 
    Solo infatti chi ancora insiste a piazzarsi le fette di salame sugli occhi (sarà un nuovo metodo per fare andar via le rughe?) oggi potrà accampare l’assenza del Red Mamba nell’elenco delle scuse. La miglior prova in carriera di Matteo Librizzi, ha invece dimostrato che l’assortimento tra il nativo di Siena e Jaylen Hands è una questione in più che questa società dovrà risolvere per non cascare in A2. Talento più talento non sempre funziona come somma: Mannion è un trattatore di palla, Hands (oggi 9 assist) è un trattatore di palla, in attacco si elidono (e oggi, con un tiratore in più sugli scarichi, il gioco è anzi stato molto più fluido e meno attaccato alle prodezze personali); Mannion non ha ancora difeso un’azione da quando è a Varese, Hands non è un mastino: la sola presenza oggi dell’ dell’enfant du pays ha dato, almeno fin quando i rimbalzi non hanno emesso il loro prevedibile conto, una parvenza di utile aggressività.
    Insomma: mettere i due insieme è stata un’altra mossa di mercato che oggi rischia di finire sulla graticola E il memento per il futuro dovrà essere quello di nasconderla, questa coppia che scoppia.
    I rimbalzi, scrivevamo. Oggi Gabe Brown ha sentito l’odore del sangue, il suo, quello di un giocatore vicino al taglio e per le prestazioni, e per l’atteggiamento apatico e svogliato finora dimostrato. E allora ha tirato fuori una prova offensivamente elettrizzante, vogliosa, sostanziosa. Poi vai a guardare il dato dei rimbalzi a tabellino e capisci tutto: 3 i suoi, 1 di Kao in 17 minuti, 7 di un Fall che è andato ben oltre il lecito delle sue possibilità, con anche alcune giocate (vedi la stoppata su Alibegovic) da Libro Cuore. Il totale, però, è lì da vedere: 33 a 50. 
    Sono 17 tiri in più degli avversari, anche oggi. Sono 109 punti, anche stavolta. Ma come si fa ad andare avanti così? Ah già, è il calendario che è stato cattivo finora, non è la fotocopiatrice che funziona alla perfezione… 
    Qui Masnago: non vince il cuore, nemmeno se all’unisono, allenatori compresi; e non vince la filosofia, che avrebbe bisogno tra l’altro di 15 giocatori-maratoneti per essere portata avanti (i cali del secondo tempo sono anche atletici, visto il continuo su e giù per il campo…). 
    Vincerà la paura di finire giù dove non batte il sole?
    Fabio Gandini

  • simon89
    Come la mosca che sbatte contro il vetro. Una, due, tre, quattro volte senza riuscire a capire che, facendo sempre la stessa cosa, non uscirà dalla finestra. La Openjobmetis è questa: volenterosa, anche caparbia ma costante nel ripetere tutti gli stessi errori visti nelle precedenti recite sul palcoscenico della Serie A.
    Elenchiamoli. Solito scatto nella prima parte di gara, anche gradevole e incoraggiante, solito trentello inutile di uno degli attaccanti di Mandole (stasera Brown), consueto break che riporta a galla gli avversari (stavolta più nel secondo periodo che nel terzo), ennesimo black out condito da azioni “uno contro tutti”, totale dominio concesso a rimbalzo (50-33: 20 in attacco per Trapani). E dulcis in fundo (dulcis per gli altri) ecco la tripla cifra sul punteggio finale: sulla ruota di Varese stavolta esce il 109. In casa, a vanificare i 100 segnati.
    Priva di Nico Mannion, la squadra di Mandole ha trovato un sostituto validissimo nel Red Mamba in Matteo Librizzi, 18 punti e 8 assist oltre al fosforo in attacco (merce rara in questo gruppo) e al ringhio in difesa. Lui e un ritrovato Gabe Brown (31 punti: le voci di mercato lo hanno risvegliato) sono stati i fari di una squadra che ha fatto sognare prima e sperare poi, visto che anche nell’ultimo periodo la OJM ha trovato il controsorpasso arrivando a +8. Ma poi Trapani – con una batteria di qualità altissima, va detto – ha piazzato il controbreak e quando il ferro “sud” ha respinto (anche un po’ di scarogna) i tiri di Librizzi ed Hands il finale per gli “Squali” è andato in discesa.
    E ora? Mandole ha confermato la necessità di puntellare la Openjobmetis con qualcuno in grado di dare sostanza a rimbalzo e in difesa: si attendono notizie in settimana visto che domenica prossima si gioca di nuovo a Masnago per affrontare Pistoia. Un match che sa di ultima spiaggia, di spalle al muro, di tutte quelle robe lì che sembrano retorica e che invece sono la cruda realtà.
    PALLA A DUE
    Come temuto, Varese deve affrontare la quarta partita della propria stagione senza il proprio leader, Nico Mannion, fermo per distorsione alla caviglia. Al suo posto in quintetto c’è Matteo Librizzi con il compito di azzannare in difesa contro gli esterni avversari (Robinson-Rossato il binomio di partenza). Repesa ritrova Langston Galloway all’esordio stagionale e – in un palazzetto pieno e caldo – trova supporto dagli oltre 300 tifosi siciliani presenti. Boato però tutto varesino quando Bob Morse viene premiato da Toto Bulgheroni a centro campo.
    LA PARTITA
    Q1 – Librizzi ripaga subito la fiducia concessa da Mandole con 4 punti ma è Gabe Brown il grande protagonista del primo quarto. Punto dalle critiche il 44 deborda segnando 16 punti con triple (4/4) e tanta attenzione. Il secondo fallo di Kao preoccupa tutti, però Fall entra con energia e regge il campo anche con una stoppatona. Il problema sono i centimetri di Pleiss, che guadagna liberi e ne converte diversi: la prima sirena dice 33-24.
    Q2 – Nei secondi 10′ Varese mette in mostra tutti i suoi pregi (prima) e tutti i suoi difetti (dopo). Librizzi e Alviti colpiscono da 3 (l’ala anche con gioco da 4 punti), Hands, fin qui a zero, ricama canestri in entrata e la OJM spinge fino al massimo vantaggio, sul 46-28. Repesa, volpone, si prende un tecnico (sacrosanto) ma da quel momenti gli arbitri concederanno di più in difesa a Trapani che trova un Petrucelli eccellente. L’oriundo stoppa Hands, segna da 3 e trascina i suoi sino al -5 nel giro di 4′. Il divario è questo anche a metà gara dopo i canestri di Librizzi e Horton (57-52).
    Q3 – Librizzi e Brown, sempre loro, tengono a distanza i granata rialzando le percentuali biancorosse dall’arco: Varese tocca di nuovo il +9 ma c’è sempre un senso di fragilità in questi vantaggi. Lo sa anche Trapani che fa l’elastico e rientra, con Mandole che perde di nuovo Kao (poco incisivo) per quattro falli. Gray “lucra” qualche punto (rimbalzo d’attacco, 2/3 in lunetta) ma sull’ultima azione del periodo Pleiss ha spazio dall’arco e imbuca il primo vantaggio ospite, 78-79.
    IL FINALE
    Una schiacciata di Fall ridà a Varese coraggio e vantaggio e così nei primi minuti dell’ultimo quarto sono ancora i biancorossi a mettersi avanti con Alviti che firma il +6 dopo un errore marchiano e un pallone rimesso in gioco da Gray a rimbalzo. Repesa però si mette nelle mani giuste, quelle di Robinson, che spara i colpi del riaggancio: tocca a Hands, negativo, e Jaylen al primo affondo imbuca la tripla che fa ben sperare. Ma sarà una prodezza isolata: il ferro gli nega il bis e ricaccia fuori anche un tiro di Librizzi, Trapani non sbaglia quasi mai e quando lo fa trova con Horton i rimbalzi offensivi subito convertiti in due punti. E negli ultimi 2′ Trapani scava il solco definitivo, 100-109.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Quella di sabato 19 ottobre (anticipo della 4a di campionato, palla a due alle 20,30) sarà l’ultima partita della attuale versione della Openjobmetis? Possibile, anzi probabile soprattutto se i biancorossi dovessero perdere per la quarta volta consecutiva, il che sulla carta non è così impossibile vista l’avversaria di turno. La ricca neopromossa Trapani che punta altissimo e che ha iniziato il campionato con due vittorie e su tre gare e un ko risicatissimo con la Virtus.
    Il cattivo avvio di stagione della squadra di Mandole ha fatto suonare diversi campanelli d’allarme dalle parti di Masnago: da giorni si parla di una Varese vigile sul mercato ed è lo stesso coach biancorosso a “rompere il silenzio” sull’argomento nel consueto incontro con la stampa che precede il match di campionato. «Abbiamo provato a costruire la squadra perché possa essere migliore in difesa rispetto a prima – spiega il coach argentino – ma questo non sta avvenendo, quindi possiamo pensare di inserire un giocatore che dia soluzioni in questo senso. Non è la nostra filosofia cambiare, ma tutti vogliamo il meglio per la squadra. E se la cosa migliore è cambiare qualcosa, lo faremo senza problemi».
    Se però di questi temi se ne occupa direttamente il management (l’indicazione va verso il reparto ali-lunghi: si guarda anche ai tagli NBA), Mandole deve prima di tutto fare i conti con la salute complessiva dei suoi. A partire dal giocatore principale, Nico Mannion, che anche venerdì ha lavorato a parte dopo l’infortunio a caviglia-piede patito nel secondo periodo del match contro Trento. «Non sappiamo ancora se giocherà – parla ancora Mandole – Dottori e fisioterapisti stanno lavorando ogni giorno, tutto il giorno. Io mi aspetto che giochi ma se non potrà recuperare saremo pronti a scendere in campo anche senza di lui».
    Le soluzioni sono quelle già adottate in precampionato: Mandole può scegliere un assetto più piccolo – Librizzi al posto di Nico accanto ad Hands impiegato da secondo portatore di palla e da tiratore – oppure a uno più fisico con Hands in posizione “uno” ed Harris in quintetto, magari ad aggredire subito uno dei punti di forza di Trapani, la guardia JD Notae (protagonista assoluto della promozione). O sull’ex reggiano Galloway che dovrebbe esordire a Masnago dopo aver saltato le prime partite per infortunio.
    Di certo la squadra siciliana, diretta dalla vecchia volpe Jasmin Repesa (squalificato, ma sarà in panchina dopo aver pagato la multa), è cliente assai difficile. Accanto ai giocatori già nominati c’è una pattuglia italiana che comprende l’azzurro Petrucelli, Amar Alibegovic ma anche Stefano Gentile e Riccardo Rossato; in regia gli “Squali” hanno l’americano Robinson (una quarantina di presenze in NBA con varie maglie) mentre il ghanese Yeboah è un ottimo equilibratore tra i reparti. Sotto i tabelloni infine c’è Tibor Pleiss, tedescone di 35 anni con due Euroleghe sulla mensola del salotto, conquistate con l’Efes e tanti altri trofei vinti tra Colonia, Bamberg e Valencia. Altro esame tosto per il biancorosso volante Kao Akobundu-Ehiogu.
    Intanto a Masnago è di nuovo attesa una cornice importante, ben oltre quota 4mila spettatori. Ci sarà una discreta rappresentanza di tifosi siciliani ma ovviamente il popolo biancorosso cercherà di fare la voce grossa per aiutare la Openjobmetis a rompere il ghiaccio. Non saranno disponibili i nuovi skybox – il maltempo di questi giorni ha fatto slittare l’inaugurazione – ma onestamente l’argomento non ci affascina: una settimana in più o in meno poco conta, se pensiamo che il secondo anello da quel lato è atteso da trent’anni…
    Damiano Franzetti

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    Una fotocopia della partita di domenica scorsa, oggi a Trento: vale la pena rileggerla solo per ribadire la banalità dell’oggettività.
    Quello che passa per Varese, adesso, non è altro che un tempo sospeso in attesa che qualcuno o qualcosa cambi una stagione e una squadra che così non è altro che sbagliata, impossibile, destinata a fallire.
    Verrebbe voglia di non giudicare nulla e nessuno, nel frattempo. Né l’abnegazione e il cuore degli allenatori che fanno di tutto per trovare una quadra che non può riuscire e che rischiano di fare la fine del reietto B., che ha pagato con il “morte morte morte” del colosseo di Masnago colpe ben lontane dall’essere sue. Né i giocatori che in campo provano a dare quello che hanno dentro, né i loro lampi di talento (i punti di Hands, le stoppate di Kao…) che qui e là emergono, né - in fondo - l’inutile sforzo fatto anche oggi per non perdere (vedi il disperato colpo di coda negli ultimi minuti del match).
    Perché il tempo sospeso è anche il tempo delle illusioni. Le illusioni che anche oggi sono durate metà partita, venti minuti che il pessimismo cosmico di cui ora siamo invasi ci fanno rileggere così: la Dolomiti Energia, così come la Bertram, ha semplicemente scherzato… Perché in fondo è anche divertente, per un po’, seguire il ritmo biancorosso, giocare a segnare un canestro in più, come al campetto, come tra gli amici…
    E del resto chi glielo faceva fare alla squadra di Galbiati di difendere per 40 minuti se ne bastano 10 per distruggere il castello di sabbia varesino?
    Il tempo sospeso è una storia che muore a mezz’aria. E così Mannion e compagni: è bastato che la gara si mettesse sui piani della fisicità per morire a rimbalzo, lasciare buchi in difesa, non trovare più tiri puliti, apprezzare l’insostenibilità di Fall, l’inutilità di Brown, la leggerezza di Kao e tutto ciò che di Varese è mancanza colpevole. Mancanza grave. 
    E fare l’elenco di quanto accaduto in quel 21-6 di parziale che ancora una volta ha ribaltato la frittata e con essa la Openjobmetis è persino inutile: questa squadra è così evidentemente imperfetta che le disgrazie se le chiama da sole.
    Ancora una volta buongiorno, notte.
    Fabio Gandini

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