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VareseFansBasketNews

  • banksanity6
    Una delle più belle e convincenti prestazioni dell’anno della OJM che però ha il grosso difetto di non aggiungere nessun punto alla classifica. Sarebbe stata una grandissima boccata d’ossigeno considerando anche le sconfitte di Pesaro e Brindisi. Di fronte c’era una corazzata che non a caso è in testa alla classifica e che ha fatto valere il suo strapotere fisico in particolare a rimbalzo d’attacco dove, con i secondi e terzi tiri si è costruita quel tesoretto di punti che le hanno permesso di portarla a casa. Ma veniamo alle valutazioni:
    Gilmore 5: prestazione che si fa notare solo per confermare i 5 falli dell'esordio a Casale. Non incide e non si rende utile a rimbalzo dove dovrebbe poter dire la sua. TRASLUCIDO
    Mannion 9: prestazione da fantascienza per Nico con l'unico neo di non portare alla vittoria i suoi. Segna in tutti i modi, soprattutto da fuori, riuscendo a battere chiunque Magro gli opponga e si parla di specialisti difensivi di alto livello. Su di lui 2 mancati fischi clamorosi (contatto di Bilan in transizione con conseguente palla persa e mannaiata sul tiro da 3 a 2 secondi dalla fine che avrebbe potuto regalare il pareggio col libero supplementare) che fanno tutta la differenza del mondo. INDEMONIATO
    Spencer 7: la battaglia sotto le plance è contro quel califfo di Bilan. Cerca di limitarlo ma il croato quando viene chiuso per la conclusione riesce spesso a sfornare assist al bacio. Ma Skylar combatte come un leone e non sfigura. Sfiorata la doppia doppia. LOTTATORE
    Woldetensae N. E.
    Zhao N. E.
    Moretti 5,5: dei 3 esterni è quello che la serata più difficile. Fatica a trovare la vita del canestro forse perché più concentrato a tenere le scorribande delle guardie bresciane. Capitale l'errore con palla persa che poteva valere il vantaggio di Varese a poco dalla fine. SCORDATO
    Virginio N. E.
    Mc Dermott 7: da capitano vero non indietreggia mai di un centimetro. In marcatura il solito mastino, in attacco pochi tiri ma selezionati alla perfezione. BALUARDO
    Besson 6,5: prestazione lineare quella del francese, anche se con il tiro pesante non è molto preciso. Buono l'apporto difensivo, in regia fatica a trovare il passaggio smarcante. EGOISTE
    Okeke 5,5: costretto a fare minuti veri anche per l'assenza di Ulaneo ci mette volontà e fisico ma la condizione non c'è ancora. PREMATURO
    Brown 6,5: primo quarto in cui sembra essere in preda ad un delirio di onnipotenza. Peccato che poi si raffreddi e non riesca più a colpire in attacco se non per una poderosa inchiodata. UNA RONDINE...

  • simon89
    Bersaglio mancato, di poco, di pochissimo. In volata. La Openjobmetis non riesce a muovere la classifica nonostante una prova, finalmente, maiuscola anche contro una squadra in forma, solida e… prima in classifica. Brescia passa a Masnago dopo due ore di una battaglia in cui i biancorossi si sono arresi solo al suono della sirena, trascinati dal loro fuoriclasse – un Nico Mannion da 37 punti – ma battuti da una Germani implacabile in lunetta e totalmente dominante a rimbalzo.
    Proprio sotto canestro, alla fine, si decide la contesa: i 19 rimbalzi d’attacco concessi alla Germani sono un’enormità (Varese ne ha colti 22 in tutto, a 48), e proprio su quei secondi e terzi tiri la squadra di Magro ha trovato il grimaldello per guadagnare i punticini con cui prendere in testa la volata finale e completare l’opera. Nonostante una Openjobmetis aggrappata con le unghie e con i denti al punteggio, agli avversari, alla speranza.
    Stavolta, almeno, si è vista una Varese differente (in meglio). Il cammino intravisto a Tortona e mostrato mercoledì con il Bahcesehir è proseguito anche contro un’avversaria molto più lunga e strutturata: la squadra ha lavorato meglio in difesa, ha ben costruito (non sempre ma spesso) tiri sul perimetro ad alta percentuale, cesellato la presenza in area dove però, quando la OJM ha messo piede, ha trovato ottime percentuali (15/23 da 2). Certo, la scelta principale è stata il tiro pesante (ben 34 tentativi ma pure il 44% di realizzazione) ma del resto sfidare Bilan e compagnia cantante dentro al pitturato era un rischio troppo grosso.
    Detto questo, si poteva ovviamente fare meglio magari trovando contromisure al pivottone-centroboa croato (che oltre a segnare ha distribuito benissimo la palla: 11 assist) ed evitare le sbavature, come quella palla persa da Moretti su un’azione di potenziale controsorpasso. E poi, lo ripetiamo, i rimbalzi con Spencer lasciato troppo solo nel triplo ruolo di marcatore su Bilan, raddoppiatore sui penetratori e unico rimbalzista vero. L’assenza di Ulaneo si è fatta sentire (Okeke al momento non può contribuire…) così come l’inconsistenza di Gilmore che non ha dato alcun contributo in questo senso. Facendo dubitare della scelta.
    In attacco Varese è stata sostenuta da un Mannion clamoroso, perché i 37 punti messi a segno sono stati frutto di scelte quasi sempre ottime, di mano fatata e di capacità di sfidare senza paura anche le scelte tattiche di Magro. Il play è stato braccato da Petrucelli, Christon, Cournooh ma ha triturato tutti (pagando – ma è logico – dazio in retroguardia) tenendo in vita un paziente che altrimenti sarebbe morto prima. Resta anche qualche dubbio su una direzione arbitrale non cattiva in generale ma che è “mancata” in qualche circostanza, su tutte un fallo su Besson lanciato a canestro (immortalato perfettamente dalla foto del nostro Simone Raso) e su un contatto dubbissimo Mannion-Bilan nel finale. Che al posto di due liberi al play si è trasformato in una palla persa risultata poi decisiva.
    Incassata la sconfitta, sia ora il momento di farne tesoro: mercoledì si va a Istanbul, domenica arriva Napoli: prima o poi bisognerà raccogliere il seminato prima che lo facciano quelle dietro. Vedremo se con la GeVi degli ex sarà la volta buona, vedremo se il Bosforo si colorerà di biancorosso.
    PALLA A DUE
    Una sorpresa, non buona, alla consegna dei referti: nella Openjobmetis non c’è Scott Ulaneo a causa di un colpo alla testa subìto nell’allenamento del venerdì per il quale il pivot resta a riposo. Dietro Spencer quindi spazio a Okeke. Quintetto solito, per il resto, con Mannion subito preso in consegna da Petrucelli, il difensore più insidioso a disposizione di Magro. La Germani è accompagnata a Masnago da un folto numero di tifosi: settore ospite pieno e totale che – grazie anche alla gabbia – sale praticamente al massimo, 4.802.
    LA PARTITA
    Q1 – L’uscita dai blocchi di Varese è spaventosa (in positivo) e se al posto di Brescia ci fosse una squadra più tenera avrebbe probabilmente segnato l’intera partita. La Openjobmetis segna i primi quattro tiri da 3, scappa 14-5 e costringe subito Magro al timeout. Al rientro 5 punti di Della Valle ricuciono lo strappo ma Brown infila la quarta bomba personale. Due perse di Mannion e due assist di Bilan a Burnell riattaccano Brescia alle spalle dei padroni di casa ma il sorpasso non riesce perché il canestro di Cournooh è dopo la sirena: 22-21.
    Q2 – Si riparte con Varese che resta avanti per qualche minuto (tripla di Besson) ma poi rallenta in attacco, dove segna quasi solo con i liberi di Mannion. La Germani ne approfitta con il solito Bilan e arriva al pareggio con un contropiede di Petrucelli. In campo anche Okeke a dar fiato a Spencer. La OJM però replica subito con 5′ spaziali di Nico Mannion che segna in entrata, dall’arco e dalla media toccando 20 punti all’intervallo: Moretti sigla il +6 in contropiede ma sulla sirena Christon fa 48-44 da centro area. Brescia in tutto questo perde Gabriel, portato in ospedale per controlli dopo uno sfondamento subito da Gilmore.
    Q3 – Tocca a Semaj Christon alzare il volume di fuoco bresciano: i suoi canestri e una tripla di Della Valle vanificano i canestri pesanti di McDermott e Moretti e valgono il sorpasso e il successivo +3 bresciano a poco più di 4′ dalla terza sirena. Bialaszewski chiama subito timeout ma in questo frangente si conferma troppo pesante la superiorità bresciana a rimbalzo. La Germani tocca anche il +8 – massimo vantaggio – ma una tripla clamorosa di Mannion sulla sirena riduce il distacco (67-72).
    IL FINALE
    È ancora lunghissima, anche se il tempo inizia a correre inesorabile con Brescia che non cede il vantaggio. Besson e McDermott spingono Varese in un elastico tra i 2 e i 5 punti che però non finisce mai per impattare il punteggio. Bialaszewski perde Gilmore per falli e torna a pregare Spencer che segna con una acrobazia inusuale. Il pallone buono lo avrebbe Moretti che prende un rimbalzo sul -1 ma sbaglia il passaggio in area e sul ribaltamento Massinburg mette una bomba pesantissima. Subito dopo gli arbitri ingoiano il fischietto su un contatto Mannion-Bilan (che chiude con zero falli) e a quel punto tutto sembra compiuto però la Openjobmetis sfrutta il più possibile il fallo sistematico allungando il finale a dismisura. Il copione è: canestro (o liberi) di Mannion, fallo e liberi segnati da Brescia. Si va avanti così fino al 92-95 con Nico che carica l’ultimo tiro da 20 metri e incoccia il primo ferro. Peccato, davvero.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Sarà una “vittoria di Pirro” come già la bolla qualcuno? Magari sì, magari no: intanto è una vittoria e per questa Varese non è un risultato scontato. E poi, l’81-80 ottenuto ai danni dei turchi del Bahcesehir College dà un minimissimo vantaggio ai biancorossi in vista del match di ritorno a Istanbul (mercoledì 3 aprile) ma anche un po’ di certezze in più dopo le ultime, brutte, prestazioni in campionato.
    La squadra di Bialaszewski ha ritrovato solidità in difesa, soprattutto dal 15′ in poi: scivolata anche a -11 nel primo terzo di partita, la Itelyum ha evitato di sprofondare, ha reagito e ha messo in atto anche – finalmente – soluzioni diverse a partire dal quel “famoso” raddoppio in post basso che ha permesso di limitare il temutissimo Cavanaugh. L’ala forte ospite ha segnato, sì, 15 punti, ma la staffetta Brown-McDermott gli ha bagnato le polveri anche grazie agli aiuti dei lunghi. Altro punto, quello legato ai pivot, decisivo per stare a galla prima (Spencer 10 punti nel primo tempo, Ulaneo lottatore nel finale) e per non affondare in area contro la stazza ma anche la rapidità del colosso Boutsiele (13 rimbalzi e 10 punti ma appena 2 punti nella ripresa).
    Il sacrificio di ali e lunghi è stato ripagato, perché il Bahcesehir ha perso alcune di quelle certezze che lo avevano fatto scappare nel punteggio nel primo quarto d’ora, e perché poi i duelli sugli esterni sono stati generalmente favorevoli ai biancorossi. Vero che Bouteille è stato il miglior marcatore della serata (23) ma è anche vero che il francese ha inciso poco nella ripresa salvo imbucare la tripla dell’ultimo vantaggio. I “tre tenori” dell’attacco Itelyum (Mannion, Moretti, Besson) hanno però prodotto 48 punti, nonostante qualche imprecisione, e alla lunga hanno sfiancato le difese – non irresistibili – messe in atto da Radonijc.
    Il tecnico montenegrino è stato “graziato” a più riprese da un arbitraggio apparso tutt’altro che casalingo (e ci mordiamo la lingua e le dita per non scivolare su termini ben più pesanti), incapace di sanzionare le reiterate proteste turche per qualsiasi cosa e talvolta anche miope nel giudicare contatti e sanzioni (assurdo un canestro annullato a Mannion nel secondo periodo: ha tirato con l’avversario addosso e il trio ha dichiarato che il fallo è avvenuto prima della conclusione… ma è solo un esempio). Insomma una direzione che non lascia tranquilli in vista del ritorno e che – udite udite – ha suscitato anche l’ironia di Bialaszewski che ha detto: «Ho lavorato per anni in NBA e questa sera i loro lunghi sono stati tutelati più delle superstar della Lega».
    Sulla sirena, in casa Varese, non è mancato un po’ di rammarico: il punticino di vantaggio poteva essere più ampio senza quella lunga serie di tiri liberi falliti (15 su 25 con Ulaneo a 1/6), senza qualche tripla imprecisa e magari con una miglior chiusura. L’ultimo pallone affidato a Mannion è finito sul ferro, e forse si poteva scegliere un’altra soluzione (Moretti?) visto che il Mamba dall’arco ha cileccato quasi sempre. Pazienza però, si guardi avanti: passare a Istanbul è molto difficile, ma intanto toccherà anche a loro uno sforzo supplementare per regalarsi la finale. Che sarà contro Chemnitz visto che i tedeschi hanno travolto (+25) Bilbao sul campo dei baschi.
    PALLA A DUE
    Davide Moretti è regolarmente a referto dopo una decina di giorni lontano dal campo per l’infortunio all’occhio sinistro. La guardia è addirittura in quintetto segno che il problema è passato del tutto. Per il resto non ci sono novità anche perché Okeke e Gilmore non possono giocare in coppa. Fischi piuttosto netti verso Tom Bialaszewski alla presentazione delle squadre. Il Bahcesehir si schiera con cinque stranieri: Scrubb è regolarmente in campo, Kell dalla panchina. Bella cornice di pubblico con 3.800 spettatori e le prime “avvisaglie” del Giovani Leggende in tribuna.
    LA PARTITA
    Q1 – Dopo le classiche schermaglie iniziali è il Bahcesehir a prendersi il vantaggio, anche perché Varese dall’arco non trova grande gloria. In attacco il miglior biancorosso è – inatteso – Spencer: i raddoppi sui piccoli gli aprono l’area e i compagni sono bravi a servirlo. Prima Bouteille e poi, negli ultimi minuti del quarto, Cavanaugh scavano il primo break per i turchi che chiudono 19-26 alla pausa.
    Q2 – Il buon momento degli ospiti prosegue dopo l’intervallo, tanto da toccare il +11 (25-36) su una tripla del preciso Baygul, tiratore dalla panchina. Il pubblico biancorosso allora si risveglia così come la difesa di casa: archiviato un pessimo tentativo di zona la squadra di Bialaszewski migliora dietro e taglia il campo con azioni più veloci. McDermott, Besson, Moretti si fanno notare e la Itelyum colma presto il distacco nonostante qualche fischio dubbio e arbitri che lascino protestare i turchi. Il Bahcesehir risale in parità ma due errori di Boutsiele ai liberi e la triplona finale di Mannion valgono il +3 a metà gara, 48-45.
    Q3 – Due triple immediate dei turchi rimettono davanti gli ospiti nelle prime battute, ma la sensazione è che stavolta la Itelyum non li farà scappare. E così è, perché Brown e Moretti trovano gloria dall’arco rispondendo ai canestri pesanti di Bouteille e Kell. Stessa sorte per Besson, non sempre preciso ma stavolta chirurgico. Bialaszewski deve però fare i conti con i problemi di falli di ali e pivot e nell’ultimo tratto del periodo paga anche qualche passaggio a vuoto dell’attacco che consente al Bahcesehir di chiudere a +4, 66-70.
    IL FINALE
    Il divario sale a 6 punti nelle prime battute dell’ultimo periodo ma la Itelyum trova un protagonista inatteso in Ulaneo. Il pivot sbaglia malamente due liberi ma poi lotta con un leone a rimbalzo sui due lati del campo, costringe Boutsiele a fare fatica in area ed è anche bravo a raddoppiare su Cavanaugh. Infine, dopo la tripla del pareggio di Besson, segna anche in contropiede. Moretti allunga addirittura a +4, però Trey Kell veste i classici panni dell’ex e impatta con un canestro e due liberi. Mannion fa 79-77 fallendo il libero aggiuntivo e Bouteille porta a 23 i suoi punti con triplone centrale: la Itelyum torna da Nico che imbuca i liberi del definitivo 81-80. Non è finita perché su una rimessa contestata gli arbitri concedono l’ennesimo omaggio ai turchi ma l’instant replay li costringe alla retromarcia. Possesso Varese per gli ultimi 20”, ci riprova Mannion in solitaria ma sbaglia l’ultimo assalto, e il tap in di McDermott è dopo la sirena: peccato.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    Buttare via una partita dal 50% da 3 con 18 palle perse e con errori difensivi certosini, messi lì con puntualità elvetica ogni volta che la speranza di rimontare si faceva troppo concreta? Fatto
    Un replay infinito di cose già viste e riviste in cui Varese e i suoi tifosi sono ormai imprigionati, immagini che si ripetono senza tempo, senza scia, senza sorprese: ogni volta che la Openjobmetis arriva a uno/due canestri dalla parità, subisce un uno contro uno avversario convolato al ferro, in un’evenienza ineluttabile, come se fosse una sentenza di ultimo grado.
    E allora -33 o -7 cambia nulla. Cambia nulla durare 40 minuti oppure solo 20. Cambia nulla avere delle giustificazioni, come oggi, o non averle. 
    Perché sono passate 24 giornate, è stata rivoluzionata mezza squadra, è arrivato un futuro campione, un centro teoricamente come si deve (che ormai tuttavia scompare sempre di più nella sua solitudine) ed è stato preso pure un altro correttivo, seppur assai tardivo… eppure Varese in fondo è rimasta sempre uguale...
    Tenera, sbarazzina, eterea, allergica alla durezza, innamorata della sua diversità. E così è il suo allenatore, nonostante sia il conducente di una plancia sulla quale tanti bottoni hanno recato il monito “vietato toccare”: da lui non uno “scatto in avanti”, non un’uscita dalle righe, non un qualcosa di diverso dal copione, non un’alzata di scudi che gridi al mondo e ai suoi giocatori in primis “io non voglio retrocedere”.
    Chi è in grado di far presente - oggi - a coloro che vanno in campo il peso e l’importanza di quello che si sta facendo, di una classifica sempre più deficitaria, del rischio che porta con sé il ripetersi degli errori? Ce lo chiediamo preoccupati e forse rassegnati al fatto che questa squadra non guarirà più. 
    Ma la panchina rimane solo una degli artefici di tale caduta verso gli inferi, per noi nemmeno la prima: c’è un sistema, c’è una filosofia, c’è un modo di vedere le cose sul campo che a conti fatti non si sono dimostrati adeguati.
    “Qui Varese, G-League, quand’è la prossima?”: lo scrivemmo un girone fa, a denunciare il pericolo di una mollezza cultural-cestistica troppo aliena ai nostri costumi, alle esigenze di questo campionato, a ciò che serve per sopravvivere in queste lande quando non tutto fila liscio come l’anno scorso, penalizzazione a parte. 
    Siamo stati delle Cassandre.
    Va ammesso: oggi come oggi non siamo sicuri che Varese si salvi da sola... Speriamo che l’aiuti Pesaro…
     Fabio Gandini

  • simon89
    Le altre vincono partite complicate, fuori previsione, Varese no, mai. E la Openjobmetis, sconfitta anche a Casale Monferrato contro Tortona torna a vivere l’incubo-retrocessione. Abbiamo detto le stesse cose settimana scorsa a Reggio Emilia, le ripetiamo oggi dal PalaFerraris, certo dopo una prestazione migliore (90-83, squadra in partita fino alla fine) ma ancora una volta bacata da errori, imprecisioni, sbavature che alla fine si pagano.
    Si paga, per esempio, la cocciutaggine di attaccare l’area piemontese presidiata da un Kamagate in spolvero, una situazione che costa gran parte delle 18 palle perse biancorosse, che costa la pagella drammatica di Besson e sporca quella di Mannion, impegnato nel tentativo infruttuoso di servire i lunghi. Lunghi – Spencer e Ulaneo – che colano a picco tra errori imbarazzanti e buchi in copertura, tanto che la Bertram va spesso e volentieri al ferro al contrario degli ospiti. Eppure la Openjobmetis ha ritrovato il tiro pesante (addirittura il 50%) e su quello ha costruito i tentativi di recupero: ce ne sono stati diversi durante il match anche se poi McDermott e soci non sono mai riusciti a pareggiare.
    Anche perché, dalla parte opposta, la vecchia volpe De Raffaele ha stoppato le inerzie biancorosse con sapienza: stop and go, e al rientro riecco uno-due canestri tortonesi (e una spruzzata di zona) a riallargare il divario quel tanto che basta. Il contrario di casa Bialaszewski, dove il time-out è vissuto come un’onta, una vergogna, una cosa da non nominare e da non fare: Varese subisce il parziale e non ferma mai il gioco. Salvo – ecco il colpo da maestro – chiamare timeout a 40” dalla fine (il secondo della ripresa: il terzo resterà in tasca al Biala), a partita di fatto conclusa.
    L’ennesima scelta di un allenatore che, forse, non ha del tutto compreso la portata del disastro cui stiamo andando incontro. Lo dimostra anche la passività con cui sono accettati certi fischi arbitrali contrari, che farebbero imbestialire Ghandi e che qui non suscitano nemmeno una protestina. Lo dimostra pure una clamorosa sostituzione sbagliata nel secondo quarto con uno staff chilometrico che toglie Mannion al posto di Besson, salvo rendersi conto dell’inghippo quando ormai la chiamata è fatta.
    Ovviamente nel dopo partita la risposta dell’allenatore varesino è solo a mezza domanda sul tema timeout: e Biala ripete che bisogna vincere per evitare la retrocessione a tutti i costi. Una ricetta che a Brindisi, a Treviso, a Pesaro e a Cremona hanno imparato per bene e che invece dalle parti di Masnago non riesce mai. Con un calendario sempre più corto, con partite sempre più decisive, con avversarie sempre più affamate.
    PALLA A DUE
    C’è un muro biancorosso alle spalle della panchina di Tom Bialaszewski al palasport di Casale Monferrato. Tra i 400 e i 500 i tifosi arrivati da Varese per sostenere un’Openjobmetis in difficoltà su un campo molto difficile. Senza Moretti e Librizzi, tocca a Besson occupare lo spot di guardia nel quintetto base mentre il nuovo arrivato Gilmore parte dalla panchina. De Raffaele mette subito in campo i due ex, Ross e Strautins, con Kamagate a presidiare i tabelloni.
    LA PARTITA
    Q1 – Varese parte benino con un paio di spunti di Brown, nonostante un inusuale 0-2 di Mannion ai liberi. Ross dalla parte opposta fa decollare Kamagate prima del sorpasso firmato con una tripla da Severini. Colbey però commette presto il secondo fallo su Mannion e si siede in panchina. La OJM non ne approfitta: qualche palla persa di troppo (5 nel periodo) e la fatica di Spencer in attacco causano un break dei Leoni che vanno a +6 e ci rimangono sino alla sirena (21-15) anche per due clamorosi errori da sotto di Ulaneo.
    Q2 – I tifosi biancorossi si illudono nelle prime battute del secondo periodo, perché una tripla sui 24” di McDermott riporta Varese a contatto, così come uno sprazzo di Woldetensae (7 punti consecutivi). Proprio Tomas però sbaglia il tiro del sorpasso e, persa una buona occasione, la OJM si fa infilzare dopo timeout di De Raffaele: Weems e Baldasso in poche azioni scavano un solco che si attesta intorno ai 10 punti, con Mannion e Besson in difficoltà e Spencer che si schianta di continuo in attacco. Per fortuna Kamagate non infierisce dalla lunetta (0-4) ma a metà gara è 41-31.
    Q3 – I 10′ dopo l’intervallo sono belli da vedere per uno spettatore neutrale: piovono triple dalle due parti con Varese che va presto in bonus ma si riporta sotto nel punteggio con una sfuriata dall’arco di Brown e Mannion. Sul 50-47 arriva un timeout provvidenziale di De Raffaele che ridà fiato (e un po’ di difesa a zona) a Tortona dopo l’errore di Nico sul tiro del possibile pareggio. Poi nel finale è proprio il Red Mamba a perdersi due volte Dowe sui blocchi: arrivano due triple che vanificano le prodezze precedenti dall’arco di Gilmore (2-2 dall’arco) e McDermott (68-59).
    IL FINALE
    Quel che manca – e mancherà – alla OJM è il ritorno definitivo in partita: le due squadre sembrano legate dall’elastico, con Varese che trova punti dall’arco con Brown, torna a -6 ma poi viene trafitta dalla potenza fisica di Obasohan e cade ancora a 10 lunghezze. Poi è McDermott a guidare la squadra al nuovo -3: altro timeout di De Raffaele e altro parzialino casalingo, anche con direzione arbitrale che lascia un certo amaro in bocca per l’impunità dei contatti su Mannion. Tant’è: Varese ci prova ma la Bertram trova sempre qualcosa di utile dai suoi effettivi con Weems che, come all’andata, infila dall’angolo una tripla difficile per il nuovo +7 che di fatto chiude i conti. Nonostante l’ultimo, beffardo e inutile timeout chiamato da Bialaszewski a “buoi scappati”: finisce 90-83, e i 500 in trasferta girano auto, pullman e furgoni con – di nuovo – tanta delusione nel baule.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Le consuete visite mediche hanno dato il responso positivo e quindi da oggi, giovedì 21 marzo, Michael Gilmore è un nuovo giocatore della Openjobmetis. Che l’ala americana (classe ’95, 208 di altezza) fosse ormai prossimo all’ingaggio è noto da ieri, ora la conclusione della parte “medica” del suo primo giorno in città ha sciolto ogni dubbio.
    Incassato il sì del giocatore e dello staff medico, ora la palla passa agli uffici della Pallacanestro Varese che sono al lavoro per tesserare il neo-biancorosso entro le 12 di venerdì mattina, orario ultimo per consentire ai nuovi acquisti di scendere in campo nel turno successivo di campionato. Gilmore, che è nato a Jacksonville in Florida, ha passaporto belga grazie alla madre e quindi non ha bisogno del visto necessario per i giocatori extracomunitari: ciò riduce di molto le tempistiche burocratiche.
    Il suo esordio dovrebbe quindi avvenire domenica 24 marzo a Casale Monferrato, dove la Openjobmetis affronterà la Bertram Tortona dell’ex Colbey Ross, squadra in piena corsa per un posto ai playoff (palla a due alle 17; arbitri Baldini, Galasso, Marziali).
    Michael, che è un’ala forte dotata di discreto atletismo e di un tiro da fuori piuttosto affidabile, è nipote – figlio del fratello – di quell’Artis Gilmore che fu giocatore leggendario tra gli anni Settanta e Ottanta, prima nella ABA (la lega concorrente alla NBA: vinse un titolo con i Kentucky Colonels) e poi in NBA con Chicago e San Antonio. Concluse la carriera in Italia con un campionato disputato in maglia Fortitudo.
    Sulle orme dello zio, il neo giocatore dell’Openjobmetis ha giocato la NCAA con Virginia Commonwealth (VCU) ed è diventato professionista in Europa: esordio in Germania (Hagen), poi Belgio (Ostenda: vittoria in coppa e campionato), Svezia (Lulea) e quest’anno Grecia visto che proviene dal PAOK Salonicco. Nel mezzo anche un paio di esperienze in G-League con le squadre di sviluppo di Milwaukee e Toronto (da quest’ultima proviene anche Gabe Brown).
    «Siamo certi che il suo arrivo porti abilità, stazza ed atletismo – le parole di Zach Sogolow, uno dei due manager americani che affiancano Scola in società – Qualità che possono dare una spinta immediata alla nostra squadra. Michael ha esperienza nel basket internazionale, ha un tiro di alto livello e capacità a rimbalzo, ma metterà a disposizione della squadra il desiderio di competere e lottare». Nel comunicato si fa riferimento a un contratto pluriennale senza entrare nei particolari: dovrebbe trattarsi di un accordo che consentirà a Varese di schierare Gilmore anche nel prossimo campionato, con qualche probabile clausola d’uscita a giugno.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    L’Openjobmetis è pronta a chiudere l’operazione Michael Gilmore per rinforzare il settore interno con un’ala forte di statura e dinamicità. Accordo quasi raggiunto con il 29enne giocatore statunitense con passaporto belga, nipote dell’ex stella NBA Artis (pivot degli anni ‘70 e ‘80 visto anche in Italia a fine carriera alla Fortitudo Bologna). Il giocatore del 1995 lascerà il Paok Salonicco, dove stava viaggiando a 5,6 punti e 4,8 rimbalzi di media, per accasarsi alla corte di Tom Bialaszewski e garantire una rotazione in più nel reparto ali per non dipendere eccessivamente dalle lune di Gabe Brown.
    Sarà dunque Gilmore, già seguito durante la pausa per la Coppa Italia salvo poi concentrarsi sull’affaire Hanlan, il sostituto di James Young che occuperà nuovamente il quinto slot straniero in casa OJM dopo le ultime 5 partite con un americano in meno (non sarà però tesserabile per la FIBA Europe Cup dati i termini chiusi lo scorso 4 marzo). L’ala forte di 208 centimetri per 100 chili ha doti prevalentemente frontali, come da necessità tecniche del Moreyball, ma sa far valere la sua statura a rimbalzo. Gilmore arriverà per il rush finale salvezza della stagione 2023/24: dato il passaporto comunitario senza bisogno di visto potrebbe arrivare già in tempo per la trasferta di domenica sul campo di Tortona. Ma si tratta di un innesto già in ottica futura: il giocatore visto anche in Belgio, Germania e Svezia ha siglato un accordo valido anche per la stagione 2024/25 (pur con opzioni di uscita).
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    Dovrebbe essere, a giudizio di chi scrive, normale, quasi doveroso, guardare avanti, quando un traguardo - la salvezza - diventa sempre più probabile in virtù del vantaggio accumulato (+6, anzi +8 dalla penultima) e quello immediatamente superiore dista invece “solo” 4 punti.
    Niente di male, allora, scrivere alla vigilia che Reggio-Varese sarebbe stata una delle ultime chiamate playoff. Niente di male, allo stesso modo, annotare che per l’ennesima volta la squadra biancorossa ha dimostrato di non valere per nulla la post-season. 
    E quando si discute dell'argomento, sarebbe meglio, per onestà, non tirare più fuori le gare perse di pochi punti nel girone di andata. Meglio, molto meglio, concentrarsi sull’ennesima sconfitta contro una delle prime in classifica. Anzi, meglio ancora focalizzarsi sulle scoppole, quella di oggi è stata la quinta dell’anno in Serie A, perché rivelano in maniera molto più veritiera il perché la Openjobmetis non abbia cittadinanza ai piani alti.
    Reggio aggredisce Varese: c’era da aspettarselo dopo il -23 dell’andata. E Varese si fa mangiare. Reggio va con il doppio lungo (Atkins+Black), senza nemmeno abusare in post: basta l’energia. E Varese sta a vedere, perché di lungo ne ha appena uno, perché da due mesi è senza un quattro di riserva e perché Brown, dopo tante prestazioni positive, ne buca completamente una.
    Reggio ruota 10 giocatori, Varese - dopo la grana dell'infortunio di Moretti - rimane in 7. Reggio difende dal primo al quarantesimo minuto: Varese, dopo tre partite giudiziose dietro, torna a scomparire, a lasciarsi molestare, a soccombere senza più respirare… Come sempre accaduto quando dall’altra parte del campo ha trovato intensità, fisicità e una dose di atletismo oltre la soglia che è abilitata a tollerare.
    Morale? Un passo in avanti non significa volare: la Openjobmetis resta sulla terra, con l’unico compito residuo in campionato - a meno di un filotto per il momento poco verosimile - di mettere in ghiaccio la salvezza. 
    Morale 2? Non si può aspirare ai playoff senza un miglioramento ulteriore del roster, senza il famoso “quinto straniero” che Varese sta regalando da una sfilza di domenica. Poi va anche scritto che una società che ha chiuso l’ultimo bilancio con una perdita di esercizio di oltre un milione ha tutto il diritto di non prenderlo questo quinto straniero, di mettere al sicuro la propria strada e il proprio futuro senza ragionare per compensazione (come vorrebbero i tifosi con i 250 mila dollari del buyout di Hanlan), di badare al risultato del parquet ma sempre con un occhio attento ai conti.
    Un consiglio però: non dia per scontato nulla. Né la certa e totale comprensione dei supporter, se chi prende certe - giuste, importanti, anche dolorose - decisioni resta per lo più confinato in una torre silenziosa, né la conquista di quella coppa che sta diventando la grande favola stagionale: non sarà facile arrivare ad alzarla con le rotazioni così ridotte.
    Per il resto meglio così, dai: il mare a maggio è veramente bello, costa meno ed è meno affollato. Lo sanno bene i tifosi biancorossi: negli ultimi undici anni ci sono andati 10 volte proprio in quel mese.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Ci eravamo tanto illusi. I risultati recenti e una certa, miglior intensità in difesa vista con squadre al proprio livello (Nymburk e Brindisi) avevano riacceso le speranze di una Openjobmetis migliore – se non vincente – anche in test più difficili. E invece a Reggio Emilia, contro una Unahotels dotata di talento e fisicità che in casa non fa sconti, è andato in scena un nuovo sprofondo biancorosso. Meno 33, il drammatico divario finale (113-80), altro referto horror da aggiungere a una collezione avviata a Bologna e proseguita a Brescia e Milano solo per citare le cadute libere più profonde.
    Contro Reggio Emilia, l’impatto di Varese dura sì e no mezza partita: il tempo di prendere una prima sculacciata nel quarto iniziale, di risalire quasi all’altezza degli ospiti e poi, dopo l’intervallo lungo, ecco il nuovo disastro. Un pugile che inizia a prenderle, reagisce con qualche sberletta, ma alla lunga viene gonfiato come una zampogna. Perché i padroni di casa – giustamente – non alzano mai il piede dall’acceleratore sfruttando una serata fantasmagorica di Galloway (38 punti) ma anche le opportunità colte dagli altri uomini di Priftis che in casa sono davvero implacabili. E non solo con la difesa di Varese, spenta da un certo punto in avanti.
    Scusanti? Qualcuna la squadra ce l’ha, ma sono troppo poche (o meglio, la differenza è troppa) per alimentare rimpianti. Bialaszewski ha perso infatti Davide Moretti nel secondo quarto per un colpo all’occhio che gli ha causato una emorragia congiuntivale all’occhio sinistro: il Moro (che si era appena sbloccato con il primo canestro) è tornato in panchina applaudito dal pubblico di casa ma non è stato in grado di rimettersi a giocare. Le rotazioni si sono così fatalmente ridotte, con Mannion e Besson chiamati agli straordinari e – Nico in particolare – braccati dai pari ruolo più fisici di Priftis.
    E poi stavolta è drammaticamente emersa la mancanza di quel quinto straniero che la società non ha rimpiazzato, perché a Reggio è totalmente mancato Gabe Brown. Con il suo unico “quattro adattato” completamente fuori dai giochi (1/7 al tiro, -4 di valutazione) Varese non ha potuto trovare alternative e così la lotta a rimbalzo, che sulla carta poteva essere abbordabile, è stata stravinta dai padroni di casa. Che hanno anche sfruttato la fatica della OJM nel chiudere gli spazi (Spencer ha fatto qualcosa ma è troppo solo) per completare una serata con il 60% al tiro complessivo.
    Varese a questo punto deve tornare a interrogarsi sulle proprie mancanze: se a Milano erano stati 35′ di garbage time, al PalaBigi sono stati 20′ ma con un esito ancora più nefasto dal punto di vista del risultato. E all’orizzonte c’è una prova altrettanto complicata, a Casale Monferrato contro la Bertram che è tanto in corsa per i playoff quanto lo è la Unahotels. La settimana senza coppa dovrà servire anzitutto a recuperare Moretti (lunedì sarà visitato dall’oculista) e poi a valutare il da farsi, perché – lo ricordiamo – la salvezza non è ancora in tasca. Altro che playoff, invocati forse per speranza da giocatori e dirigenti nei giorni scorsi ma obiettivamente irraggiungibili, mettiamocelo in testa.
    PALLA A DUE
    Le tre vittorie in una settimana hanno rinsaldato le speranze dei tifosi varesini rispetto al cammino della Openjobmetis e per questo sono in tanti al PalaBigi con il loro spicchio pieno come un uovo. Nessun problema specifico per gli allenatori: Bialaszewski usa il solito quintetto a trazione posteriore italiana (Mannion e Moretti con Besson dalla panchina) mentre anche Priftis veste d’azzurro con Vitali e Chillo.
    LA PARTITA
    Q1 – L’avvio di Varese è vivace: un paio di triple mettono davanti McDermott e compagni che guadagnano fino a 4 lunghezze nelle prime battute (6-10). Una ventata che si interrompe su un trepunti sbagliato da Mannion, liberissimo: Priftis cambia il quintetto, imbottisce l’area e la Unahotels confeziona un parzialone di 15-1 in cui la OJM non riesce più, per nessun motivo, a fare canestro. Una tripla di Smith completa la fuga sulla sirena, 26-15.
    Q2 – I problemi lombardi proseguono nelle prime battute del periodo ma a interrompere la carestia ci pensa il tiro pesante. Varese ritrova la mira da 3 con McDermott che poi trova imitatori in Besson e Moretti, ma Davide sarà costretto a uscire per un brutto colpo all’occhio patito a rimbalzo. Reggio sente lo strappo, Priftis si rifugia due volte in timeout ma la OJM arriva in scia, due volte a -4, anche se McDermott sbaglia il tiro del -1. Il trio in grigio omaggia Reggio in un paio di occasioni (clamoroso “doppio” non fischiato su un canestro di Atkins), Biala si mette anche a zona ma è Galloway con un paio di magie a ridare vantaggio ai suoi. Sulla sirena tocca a McDermott segnare il tap in del 51-44.
    Q3 – Lo spicchi di tifosi dai Sette Laghi spera di rivedere lo stesso equilibrio dopo la pausa ma le aspettative vengono prontamente rimosse. Una tripla dall’angolo di Mannion è un bicchiere nel deserto perché sul lato opposto Galloway (da fuori e in avvicinamento) e Faye (dominio in area) tornano a scavare un solco netto che a metà periodo dà a Reggio il +15 che presto diventa +19. Minibreak di Mannion per gli ospiti ed è ancora Nico con quattro tiri liberi (uno per tecnico alla panchina reggiana, tre per un fallo su un tentativo da lontano) a evitare guai peggiori. Ma Varese non migliora come certifica l’81-66 della mezz’ora. Ma il peggio deve ancora venire.
    IL FINALE
    L’ultimo quarto è un crollo verticale: da una parte c’è Galloway che imbuca la bellezza di 11 punti in bello stile prima di uscire per la standing ovation. Dall’altra una Varese che festeggia sporadicamente qualche punto (Besson l’ultimo ad arrendersi, Wolde a segno per la statistica) ma viene bucata a ogni affondo dei padroni di casa, pure in campo con le seconde linee. Quando anche Vitali ritrova la mano dei giorni migliori, il crollo è definitivo: l’unico passaggio rilevante è un canestro di Okeke rimesso in campo da Biala come a Milano, quando può evitare problemi fisici. Il pubblico di casa ribolle di passione per Galloway, e la passione – letta in senso quaresimale – è anche la cifra dei supporters ospiti ancora una volta delusi sulla strada verso casa (113-80).
    Damiano Franzetti
     

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