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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Colbey Ross è pronto a tornare in Italia. Ma molto difficilmente a Varese: sarà con ogni probabilità Tortona la destinazione dell’Mvp della stagione 2022-‘23 con la maglia dell’Openjobmetis.
    La mossa del club prealpino era pronta da qualche giorno: la società di Toto Bulgheroni avrebbe rilevato quasi per intero i 6 mesi residui di contratto, attraverso un extra sforzo guidato da Luis Scola e affiancato da numerosi “maggiorenti” della famiglia biancorossa a partire da Rosario Rasizza. E lo stesso Ross aveva espresso interesse per il ritorno sotto le Prealpi, dove aveva quintuplicato (da 85mila a 400mila dollari) il suo valore di mercato grazie alla magica annata scorsa. Ma nelle ultime ore sarebbe scattato il blitz della Bertram Yachts, inizialmente in cerca di un rinforzo sul perimetro nello spot di guardia, ma costretta a cambiare obiettivo dopo l’infortunio muscolare occorso venerdì 15 dicembre al suo play titolare Chris Dowe.
    E allora ecco l’interesse per Ross, unico regista di valore nella situazione giusta (non utilizzato dal Buducnost, dove ieri - domenica 17 dicembre - ha collezionato il terzo NE consecutivo): il creativo regista del Colorado non sembrava l’uomo giusto per un allenatore votato al control-game come Marco Ramondino. Pure in bilico dopo la sconfitta di domenica 17 dicembre a Cremona, la quinta consecutiva per i piemontesi. Ma alla fine si è deciso di proseguire con il tecnico irpino e di stringere per Ross: sul piatto ci sarebbe una proposta inarrivabile per chiunque. Ossia quella di rilevare dal Buducnost l’intero contratto in essere del play del 1998 fino al 30 giugno 2025, compresa la seconda annualità da 420mila dollari che era inizialmente l’oggetto del contendere sull’asse tra Varese e il Montenegro.
    Potere del denaro, e delle relative ambizioni – Tortona gioca la Basketball Champions League e nelle ultime due stagioni ha disputato due semifinali scudetto, una finale e una semifinale di Coppa Italia - a dispetto dei sogni dei tifosi biancorossi. E dunque, a meno di clamorose sorprese, l’OJM dovrà cercare altrove il suo uomo-salvezza.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    ll catalogo delle follie, per noi boomer della pallacanestro, per noi farisei del sistema, per noi groupie del control game, è stato aggiornato anche oggi. La mano scrivente è quella di Hanlan, tu quoque, che invece di collegare il suo timer agonistico al cronometro della partita decide di assecondare il “pace” gradito ai piani alti e di schiantarsi tre volte contro la difesa meneghina negli ultimi due minuti. Hines e compagni - che consci di poter davvero perdere a Masnago, nell’ultimo quarto hanno edificato le barricate dietro - alzano allora il ditone, dicono di no e il derby finisce lì.
    Si può buttare la croce addosso a un giocatore che è stata l’ancora di salvezza della sciagurata stagione sin qui? Non solo non si può, nemmeno si deve. Soprattutto perché Hanlan sarà ancora una pedina fondamentale della Varese che ha iniziato oggi il suo cammino di rinascita, alla ricerca di una difficile salvezza da raggiungere senza lasciare prigionieri sul campo.
    Il primo oggi era in tribuna, in attesa di nuova destinazione. Un pittore del basket, l’ha definito qualcuno, azzeccandoci: al suo posto è arrivato un banalissimo ma volitivo writer, che al tocco di pennello sulla tela preferisce le secchiate di vernice sui vagoni dei treni. A noi e al 100% dei giornalisti varesini (una congrega di complottisti, mangia americani, leccaculo del potere, gente brutta, che non va letta, alla forca…) e chissà a quali caterve di tifosi insani di mente che hanno dalla loro l'unica colpa di vivere con gli occhi ben aperti e la mente libera, la sua apparizione è parsa più gradita di quella di Cindy Crawford (facciamo i boomer fino in fondo) a un appuntamento al buio.
    Spencer è tecnicamente grezzo: oggi si è lanciato in un paio di tocchi da chi i pianoforti non li può suonare, ma solo spostare, e in più ha perso 4 palloni di cui almeno un paio abbastanza dolorosi. Eppure la sua sola presenza ha completamente cambiato la difesa biancorossa, non per caso facente segnare nel derby il record stagionale di minor numero di punti subiti. Atteggiamento, reattività sui cambi, show invece che pascolate in mezzo all’area, aiuti, soprattutto fisico usato come si deve (per esempio sui blocchi o su tagliafuori energici, che contano quasi più delle carambole prese effettivamente in mano).
    Le buone azioni sono contagiose? Ebbene sì, perché con l’ombrello finalmente aperto dietro, anche gli esterni hanno fatto il loro dovere in difesa, guadagnandoci - e non è cosa così facile da scrivere - anche nel cambio Librizzi-Moretti: l’ex Pesaro, quando tornerà dal maledetto infortunio, dovrà pensare seriamente ad alzare i giri del suo motore posteriore se non vorrà disfare il tanto che produce dall’altra parte della luna.
    Spencer è il primo, agognato, puntello agli errori di una squadra costruita malissimo. Ora ne serve un altro, lo sa anche piazzale Gramsci che le sta provando tutte per riprendersi Colbey Ross dopo aver tentato addirittura con Mannion. Se non sarà lui, sarà un altro: il bisogno di un giocatore in grado di giocare con continuità i giochi a due è pressante quanto lo era quello di porre fine alla molle era di WCS. Lo ha detto, ironia della sorte, anche una delle migliori partite di Vinnie Shahid, uno che a differenza del centro tagliato mette tutto se stesso nell’agone. 
    Il suo problema? Essere una guardia nel corpo di un playmaker. Vinnie gioca per se stesso, non ce la fa a giocare davvero per gli altri. 
    Fabio Gandini

  • banksanity6
    Scontro proibitivo quello andato in scena al Lino Oldrini tra la OJM e la corazzata meneghina seppur falcidiata dalle assenze ma con Shields e Hines risultati determinati e determinanti per il risultato finale. Varese può consolarsi con una prestazione incoraggiante sotto l’aspetto dell’impegno e dell’atteggiamento ma rimane a secco di punti e ora si ritrova sul fondo della classifica, cosa che con ogni probabilità sarebbe stata scongiurata se queste qualità, mostrate nel derby con Milano, fossero state messe anche nelle partite contro avversari più abbordabili. L’innesto di Spencer ha regalato sicuramente energia e presenza difensiva; che questa scintilla serva a alimentare un fuoco indispensabile per uscire da una posizione in classifica davvero preoccupante. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Shahid 6 : partenza in quintetto con buon piglio. In difesa cerca sempre di dare il suo apporto. Offensivamente non male inizialmente per poi perdersi con la solita confusione e skills tecniche che, se ce ne fosse bisogno, dimostrano che questo al momento, non è il suo livello. PASTICCIOTTO
    Ulaneo 6,5 : Scott dimostra di valere il ruolo che gli è stato dato dalla società regalando ai suoi compagni e ai tifosi sempre prestazioni con voglia e presenza sotto canestro nonostante questa volta,si debba confrontare con giocatori col pedigree da star. Riuscisse a convertire con continuità i liberi sarebbe davvero un ottimo cambio. GREGARIONE
    Spencer 7 : forse una rondine non farà primavera ma senza dubbio l’iniezione di fiducia che ha dato l’arrivo di Skylar a tutti i suoi compagni è la nota più positiva di ieri. Riesce ad essere un fattore sotto il suo tabellone se non stoppando almeno contestando diversi tiri, si applica nel tagliafuori e se non prende lui i rimbalzi sono i suoi compagni a beneficiarne e quando può, il pallone lo inchioda con veemenza nel cesto, insomma si respira un “profumo” nuovo... ARROGANCE
    Woldetensae 7 : anche Tomas sembra rigenerato dall’ingresso di un centro magari meno romanzato ma sicuramente più funzionale al gioco della sua Varese. Si spende in modo egregio in difesa e seppur perdurando la crisi col tiro da fuori trova miglior fortuna in penetrazione. VOGLIOSO
    Zhao N.E.
    Librizzi 7 : finalmente rivediamo la dinamicità di libro che torna a mordere su tutti gli esterni della Armani con decisione e determinazione. Oltre a questo aggiunge 2 triple che fanno esplodere Masnago. WELCOME HOME
    Virginio N.E.
    Hanlan 6,5 : partita sontuosa fino a 2 minuti dalla fine dove si carica eccessivamente di responsabilità volendo vincere la partita da solo. Peccato che Hines non è di questo parere e lo respinge più volte con perdite e la sua valutazione deve essere rivista al ribasso. SOLISTA CON STECCA
    McDermtt 6,5 : rientra prima del previsto dall’infortunio alla mano destra ma mette in campo voglia di difendere anche su avversari più stazzati e lo fa con buoni risultati. Al tiro pesante non risulta molto preciso ma dopo un periodo di inattività è comprensibile. Resta il fatto che è mancato come l’ossigeno a questa squadra. O2
    Brown 7,5 : seconda partita in cui Gabe mostra di avere i razzi nei garretti. Doppia doppia con 11 punti e 12 rimbalzi ma che assume un valore ben maggiore rispetto alla coppa perché questa volta gli avversari sono di caratura molto superiore rispetto agli olandesi di mercoledì. Un centro dinamico e il ritorno di McD sicuramente gli hanno giovato. ESPLOSIVO

  • simon89
    Cambia tanto, quasi tutto ma non quel che più conta: il risultato finale. La Openjobmetis perde di nuovo e lo fa nel derby con Milano, partita dal pronostico teoricamente chiuso ma che è sempre doloroso lasciare alla controparte. Varese perde e viene agganciata da Treviso che, invece, strappa un altro successo con Trento e inguaia ancora di più la squadra di Bialaszewski nella zona torrida della classifica. Il punteggio però racconta tanto: 70-74, alla fine, per l’Olimpia, perché come diciamo in apertura la Varese di oggi è totalmente diversa da quella pallidissima vista con Cremona, a Brindisi e perfino in coppa con Leiden.
    L’approccio, la volontà e pure la difesa messi in campo contro Milano sono stati decisamente diversi e migliori di tutte le precedenti uscite, segno che anche la squadra e il suo allenatore hanno (finalmente?) capito che non si poteva andare avanti con certe prove deprimenti a livello di gioco e di atteggiamento. E così è uscito un derby intenso, senza grandi bottini ma con un equilibrio notevole, una partita nella quale la Openjobmetis ha avuto anche le sue belle possibilità, alcune sfruttate e altre no.
    Ed è un peccato che proprio nel momento cruciale i biancorossi di casa si siano inceppati, anche sbagliando un paio di tiri aperti nell’ultima situazione di vantaggio. Intendiamoci: la difesa di Milano è salita indubbiamente di tono nel quarto periodo (appena 13 punti concessi), arroccata attorno al totem Kyle Hines alla prima presenza in Serie A quest’anno (finora ha giocato solo in Eurolega). E così, quando è arrivata la resa dei conti, sono uscite quelle carenze che stanno caratterizzando la stagione varesina: scelte poco lucide in regia, forzature eccessive di Hanlan – fino a lì eccellente – mancanza di “giocate sicure” anche in uscita dai timeout. E l’Olimpia, per quanto incerottata (assente pure Ettore Messina!), non si è fatta sfuggire l’occasione come invece era successo con altre squadre della parte bassa dell classifica.
    Nel complesso, buono l’esordio di Skylar Spencer sotto canestro al posto di Cauley-Stein (il dibattito è già aperto tra i difensori di Trill e i suoi detrattori a oltranza) e positiva anche la partita di Sean McDermott che ha forzato i tempi del rientro dopo la frattura alla mano ed è stato subito utile.  Relegando in tribuna Young. Il migliore è stato probabilmente Brown per l’enorme apporto a rimbalzo (12) e in generale la Openjobmetis è sembrata molto più attenta in difesa. Sarà un caso, ma il quintetto di Bialaszewski (fischiato pesantemente prima della gara) ha cambiato molto meno in difesa rispetto ad altre volte e di conseguenza ridotto i canestri facili concessi agli avversari. Con alcuni uomini – Librizzi e Woldetensae su tutti – sempre incollati agli attaccanti di Milano.
    Un assetto che speriamo di rivedere a partire dalla partita di Pesaro dove sono in palio due punti di enorme importanza per la rincorsa salvezza. Sperando che l’exploit (mancato) stavolta serva a riaccendere i motori e non sia il classico fuoco di paglia, il sorriso di circostanza davanti ai flash. Perché signori, Varese è sempre a forte rischio retrocessione e non può essere una serata decente a cambiare il destino.
    PALLA A DUE
    Tante notizie al momento di leggere le formazioni. Varese dà il benvenuto a Spencer al posto di Cauley-Stein e ripresenta in campo McDermott con Young in tribuna. Milano è senza Ettore Messina, indisposto, sostituito da Mario Fioretti: prima in LBA quest’anno per Hines (che aveva giocato solo in Eurolega) a causa dell’assenza di Voigtmann, ma anche per Baron che ha recuperato dall’infortunio al gomito. Alla presentazione, applausi per l’ex Caruso, fischi potenti all’indirizzo di Bialaszewski: una rarità che un allenatore di casa, a Varese venga accolto così.
    LA PARTITA
    Q1 – Il primo quarto è all’insegna dell’equilibrio, un po’ perché Gabe Brown è una variabile difficile da leggere per la difesa milanese (8 punti), un po’ perché l’Olimpia spreca qualcosa dalle parti del ferro dove Spencer ha un buon impatto. Il primo grattacapo di Bialaszewski sono i due falli di McDermott ma anche con il giro di cambi la OJM è attaccata alla partita tanto che alla sirena è avanti di un soffio, 19-18.
    Q2 – L’Olimpia però riparta forte: difesa decisamente più stretta, dominio a rimbalzo d’attacco con un quintettone che prevede Caruso da 4 e Hines pivot. Lo strappo è forte, Varese scivola sotto di 11 (20-31) anche dopo il timeout di Biala. Poi però Hanlan ritrova coraggio e precisione: qualche sua buona giocata ridà colore alla OJM che poi trova due triple in fila di Brown e Librizzi. Il parziale è di 12-0 e riporta avanti Varese che poi ritrova una nuova parità, 39-39, a 1” dalla sirena con tripla di un buon Shahid.
    Q3 – Varese è più agile ed esce forte dai blocchi piazzando un 6-0 di parziale che costringe Fioretti a stoppare subito il gioco. Mossa azzeccata perché l’Olimpia chiude subito il divario, incassa una tripla di Librizzi ma ha uno Shields scintillante che la porta di nuovo avanti. McDermott trova i primi punti della serata: si va avanti sul copione di “Openjobmetis contro Shields” fino a che Shahid innesca McDermott per la tripla sulla sirena che vale il 57-56.
    IL FINALE
    Tocca quindi all’EA7 mettere un paio di volte la testa avanti ma una Varese cocciuta non ci sta pur in un quarto nel quale si segna sempre meno. L’ultimo show di Hanlan arriva a metà periodo: tripla, rimbalzo difensivo, corsa e fallo subito con tanto di liberi a segno per il 66-64. Ma questo è il classico punto di svolta, purtroppo negativo: Milano infatti trema per un paio di azioni, concede alla OJM due palloni per un allungo che sarebbe cruciale ma i padroni di casa si fanno sfuggire l’occasione. Non ce ne sarà una seconda: altri sei punti di Shields valgono il +4 esterno. C’è un’altra fiammata, di Spencer, che segna ma fallisce il libero aggiuntivo: Milano non ammazza la partita (Melli sbaglia un tiro comodo) ma Hanlan si butta due volte a testa bassa in attacco. Prima sbaglia, poi trova la stoppata di Hines e così Tonut in lunetta chiude i conti rendendo inutile l’ultimo tap in di McDermott: 70-74.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Messico-Varese sola andata: nella giornata in cui i Mastini hanno presentato il primo messicano (Hector Majul) della propria storia, la Openjobmetis ha dato il benvenuto ufficiale a Skylar Spencer, appena transitato proprio dal grande Paese centramericano e tornato in Italia per provare a scuotere una squadra in crisi nera di gioco e di risultati.
    29 anni, la scorsa stagione a Trieste sotto la guida dell’attuale vice di Bialaszewski, Marco Legovich, Spencer garantisce di poter portare fin da subito sul parquet di Masnago alcune qualità che gli sono riconosciute. Energia, maggiore durezza di gioco, capacità di correre il campo e di chiudere in difesa.
    «Conosco il tipo di basket che vuole giocare la squadra e si sposa con le mie caratteristiche – garantisce il pivot, 2,06 d’altezza – e alcune di queste si possono anche mettere subito in pratica senza essere particolarmente dentro ai meccanismi di squadra. Poi con il passare del tempo mi inserirò meglio nel contesto e nel gruppo.
    Mercoledì sera Spencer era a bordo campo a osservare la Itelyum affondare anche contro gli olandesi del Leiden. «Ma non sono preoccupato – spiega – Credo che la squadra abbia giocato una partita decente, poi ci siamo fatti rimontare e abbiamo commesso qualche errore nel finale che ha permesso a Leiden di vincere. Penso però di poter aiutare a evitare qualcuno di questi errori: qualche chiusura in difesa, qualche rimbalzo in più possono fare la differenza tra un successo e una sconfitta».
    “Radio Campus” parla di una maggiore intensità nei due allenamenti successivi al KO di coppa, Skylar rivela invece di un summit interno allo spogliatoio: «Ho visto comunque un buon gruppo: i ragazzi hanno fatto una riunione interna e in questi due giorni ho visto tanta energia in allenamento: sono convinto che se continueremo ad allenarci così potremo cambiare il trend. Per quanto mi riguarda, so per esperienza che a chi arriva durante l’anno viene proprio chiesto di cambiare le cose a partire appunto dall’energia messa in campo».
    A proposito del ritorno in LBA, Spencer spiega che non è avvenuto per una “chiamata” da parte di Legovich ma che sicuramente la presenza del tecnico triestino è un elemento per lui positivo. «Sono contento per prima cosa di tornare in Italia, un campionato che conosco e che mi è piaciuto disputare lo scorso anno. E anche la conoscenza con Marco mi aiuterà perché lui conosce le mie caratteristiche ed è una persona che mi permetterà di inserirmi meglio in questa squadra».
    Spencer avrà il numero 7 sulla maglia e dovrebbe esordire domenica 17 nel derby con Milano prendendo il posto di Willie Cauley-Stein, che per il momento rimane a pieno titolo in squadra fino a che non si aprirà la possibilità di una cessione. Anche se Luis Scola, mercoledì sera, ha parlato della possibilità di scegliere di volta in volta i giocatori da mandare in campo, affidando questo compito all’allenatore. Che è ancora Tom Bialaszewski, blindato dal “General” con una mossa che ha ricordato quanto accaduto proprio a Milano settimana scorsa con Ettore Messina.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Altro giro, altra delusione. Si potrebbe studiare la costanza nei risultati pessimi della Pallacanestro Varese che anche in versione europea riesce a farsi mangiare in casa dallo ZZ Leiden, squadra corta con qualche buona individualità che era considerata l’ultimo carro del girone N. E alla Itelyum, davanti ai propri tifosi (1.850, non pochi) non è servito neppure avere un vantaggio arrivato a +12: quando c’è stato da segnare i canestri pesanti, i biancorossi sono spariti mentre i tulipani hanno riacceso i motori. In modalità “panico” la squadra di Bialaszewski (sostanzialmente confermato da Scola prima del match) ha sbagliato quasi tutto, convogliando l’attacco sulle spalle del solo Hanlan che però a un certo punto ha finito benzina ed idee, costretto a far il boia e l’impiccato.
    Poi anche il diavolo ci ha messo lo zampino con la tripla infilata da Van Bree al 24° secondo con 57” sul cronometro. Un tiro difficilissimo che però ha deciso l’incontro anche se poi Young allo scadere ha avuto il tiro da 3 del pareggio per il rotto della cuffia. Ma gli eroismi non abitano certo qui: palla che gira sul ferro ed esce a sancire il KO.
    Che dire. La prima cosa è che se Varese perde in casa anche con Leiden, è difficile pensare che Luis Scola abbia ragione quando dice di non essere preoccupato. Anche stavolta non si è visto quasi nulla del basket predicato dalla dirigenza, salvo forse qualche folata di Brown, per lunghi tratti il migliore in campo. Quando poi i meccanismi hanno girato – qualche minuto qui, qualche minuto là – la Itelyum ha anche concesso qualche strappo discreto al punteggio, però non è mai stata in grado di piazzare quel canestro in più “della sicurezza”, tenendosi sempre il Leiden alle spalle pronto a colpire. Fino a che ha colpito per davvero.
    Nella prima partita senza Moretti, Bialaszewski ha impiegato Shahid e Librizzi in regia ma i risultati non sono stati esaltanti: il piccolo USA ha sì centrato qualche iniziativa personale ma ha anche compiuto una serie di palle perse imbarazzanti, il giovane varesino ha fatto il possibile prima di finire nel mirino arbitrale. C’era inoltre attesa per la prova di Cauley-Stein, con il suo sostituto Spencer seduto dietro la panchina e ancora una volta l’ex NBA è stato illeggibile nelle sue cose. Un discreto primo tempo, qualche lampo come la tripla nell’ultimo periodo e una stoppata importante sulla penultima azione, il tutto però corredato da difese molli, rimbalzi scivolati dalle mani, pericolosità bassissima in attacco.
    Ora all’orizzonte c’è la partita con Milano, e speriamo davvero non sia solo un allenamento per un’Olimpia che al netto dei propri problemi e del viaggio a Barcellona in Eurolega ha tutto per triturare una Varese vuota, moscia, senza capo né coda. E da questa sera, sull’orlo dell’addio anche in Europa.
    PALLA A DUE
    James Young sorpassa Tomas Woldetensae nelle gerarchie ed entra in quintetto base insieme a Shahid, scelto giocoforza per sostituire l’infortunato Moretti. Squadre corte con Leiden che ruoterà appena sette effettivi. Dietro alla panchina il nuovo arrivato Spencer che rileverà Cauley-Stein.
    LA PARTITA
    L’approccio di Varese è buono soprattutto dalle parti di Brown, tornato preciso al tiro pesante. Il primo break è suo ma quando Bialaszewski opta per un profondo giro di cambi, il Leiden torna subito a contatto e addirittura sorpassa con Jones prima della sirena (18-19).
    Le seconde linee biancorosse continuano a essere un buco nero e così Biala deve fare rientrare Hanlan e WCS: la squadra si scuote e piazza un 20-7 di parziale tra il 15′ e il 20′ con cui si prende un vantaggio finalmente solido (45-39).
    Nel terzo periodo torna protagonista Hanlan: triple, penetrazioni, uno contro uno ed è lui a dare a Varese il massimo vantaggio, 60-48. Poi però nel tira e molla gli ospiti rosicchiano qualcosa sino al 66-58 della terza sirena.
    IL FINALE
    Varese sale a quota 69 ma resterà inchiodata lì per lunghissimi minuti: il tempo per lo ZZ di costruire un parziale di 11-0 con Jones protagonista anche grazie a compagni che si buttano senza paura a rimbalzo sotto il canestro della Itelyum. A Masnago iniziano a materializzarsi i fantasmi perché anche Van Bree e Gross colpiscono mentre Varese avanza con grande fatica. Una tripla fuori dagli schemi di Cauley-Stein sembra un segnale positivo e invece è uno degli ultimi squilli: Leiden fa le cose facili, mangia tutto il margine e infine imbuca con Van Bree dall’angolo la più pazzesca delle triple (+5). Hanlan guadagna e segna due liberi, poi Cauley-Stein stoppa Van Bree a 14” dal termine. L’ultimo pallone va a Young, libero davanti alla panchina ospite: tripla ben presa ma giro beffardo sul cerchio e palla fuori. Festeggiano i dieci olandesi, tutti gli altri hanno le mani nei capelli.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    «In questo momento non sono preoccupato, sono occupato: ad aiutare i miei giocatori e il mio allenatore». Bialaszewski? «Non lo cambiamo. Scelta tecnica. Abbiamo fiducia». «Cosa ci manca? «Giocare con ritmo e velocità».
    Parla Luis Scola. All’improvviso, come è capitato anche in passato, a squarciare gli abituali silenzio e riservatezza. El General, l'amministratore delegato di Pallacanestro Varese, ha convocato la stampa varesina prima di Varese-Leiden di Fiba Europe Cup, rendendosi disponibile per le domande dei cronisti. 
    Le risposte, però, non tradiscono lo stile Luis.
    Che inizia con due premesse: «Nessun nome» riferendosi al mercato, anche se fa capire presto che certe chimere (Mannion, Ross) rimarranno tali, e poi dice la sua sulla “dittatura dell’algoritmo” come da alcuni definita: «Non esiste alcun algoritmo. In nessuna parte del mondo e nemmeno qui c’è un robot che ci dice cosa fare. Siamo persone che lavoriamo tanto per prendere le decisioni giuste e giocare a pallacanestro. Usiamo semplicemente le statistiche avanzate per valutare determinate decisioni. Parlare di algoritmo è una mancanza di rispetto verso chi lavora ogni giorno in questa società».
    Sull’allenatore: «Non lo cambiamo, è una scelta tecnica e crediamo sia la migliore soluzione». Secco.
    Sulla squadra: «Quella che mette in mostra non è la nostra pallacanestro, che dovrebbe essere simile a quella dello scorso anno. Però voglio dire una cosa: anche lo scorso anno ci sono state tante discussioni sul nostro modo di giocare, su Owens, su Ross, etc… Poi abbiamo iniziato a vincere e tutto si è calmato. Non è vero, comunque, che questa squadra non impara nulla».
    Cambiare sistema se le cose dovessero mettersi troppo male? «Noi vogliamo vincere, non perdere. Noi usiamo un certo sistema perché pensiamo sia vincente: il nostro non è fondamentalismo. E per dire che uno stile di gioco non sia vincente, beh prima va messo in pratica: noi stiamo perdendo perché non lo mettiamo in pratica.
    Cosa manca a livello di giocatori? «Pensiamo che il nuovo centro possa aiutarci, con rimbalzi e gioco in pick and roll. Sappiate che non arriverà nessun giocatore magico: ce ne sono qui e negli Usa, ma guadagnano 300-400-500 mila euro e chiaramente non sono disponibili per la nostra realtà. Non sono possibili per noi ad oggi».
    Scola dice anche che «Spencer è un’aggiunta, così come Young, poi starà al coach scegliere, potendo anche sfruttare la flessibilità delle regole Fiba. Quelli che ci sono oggi sono tutti giocatori utilizzabili». Come a dire: con Cauley-Stein non abbiamo ancora deciso come chiudere, ma è ovvio che Varese non si potrà permettere un turnover degli stranieri alla Milano…
    Reparto esterni: manca qualcuno? «Mancano ritmo e velocità. E mancano i giocatori infortunati».
    Sul Gruppo Pelligra: «Hanno ribadito di voler entrare in società, ma non hanno rispettato la scadenza, al contrario della sponsorizzazione. Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane. Piano B? Certo, andremo avanti anche senza i Pelligra, cerchiamo sempre altri partner che possano condividere il nostro progetto sportivo e i suoi valori. Il problema, se non andasse in porto con gli australiani, sarebbe l’aver perso un anno e mezzo. Alla gente va anche chiarito che il loro apporto non verrebbe usato per la squadra: “l’equity”, salvo rari casi, non si usa per il mercato».
    Su Okeke: «Sta molto bene, migliora ogni giorno, ci vorrà ancora tempo, non solo per l’infortunio, ma per ritrovare la fiducia, il ritmo di gioco etc… Lui comunque sta andando bene. I tempi del rientro non li voglio dire: gli infortuni sono dinamici, le date di rientro non vanno date». 
    Sulla classifica: «Io sono tranquillo, credo che abbiamo una buona squadra di pallacanestro e giocatori di buon potenziale e che questa stagione si metterà per il meglio. Non sono preoccupato ma occupato, per capire come aiutare il coach e i giocatori a giocare il meglio. Poi come tutto il resto del mondo non mi piace vedere la classifica attuale…».
    Fabio Gandini

  • simon89
    Dal promontorio della paura cade l’Openjobmetis e lo fa in maniera tanto assurda da sembrare incredibile. Varese perde anche a Brindisi in un vero e proprio scontro salvezza (86-81) e precipita definitivamente nel marasma della lotta salvezza. Penultima per adesso a quota 6 ma con soli due punti su Treviso e sulla stessa Happy Casa, entrambe ora molto più fiduciose mentre all’orizzonte per la squadra di Bialaszewski c’è l’impegno improbo con Milano.
    Già, Bialaszewski: non paga di un approccio pessimo in coppa solo mercoledì sera, la Openjobmetis si ripete anche a Brindisi con un primo periodo ai limiti della censura. Non aver trovato il modo di scuotere i giocatori, di evitare quei minuti inguardabili, di scendere in campo con un altro piglio: tutto va ascritto all’ineffabile coach di Buffalo. Che poi dovrà pure affidarsi ai dettami analitici del gioco voluto dalla società, ma che a livello mentale-psicologico-motivazionale non può fare il capo allenatore. Non qui almeno: se qualcuno lo vuole se lo prenda. Ed è incredibile che sia ancora al suo posto.
    Detto questo, c’è da raccontare anche come Varese si riuscita a gettare alle ortiche un’inerzia del match faticosamente recuperata. Avete mai visto una squadra a +5 palla in mano con 2”5 dalla terza sirena chiudere il quarto a +2? Ecco, la Openjobmetis ci è riuscita sbagliando una rimessa (un grandissimo classico) e concedendo un contropiede con fallo su tiro da 3. Lì la partita ovviamente è cambiata: Brindisi è tornata in campo al galoppo, piena di volontà e si è mangiata in quattro e quattr’otto una Varese che al di là dei guizzi di Hanlan ha davvero fatto troppo poco.
    Ecco: forse in società prima di guardare alle “statistiche avanzate” dovrebbero fermarsi a quelle semplici. Anche stavolta il dato degli assist è deprimente, appena 8; il tiro da 3 dice 35%, i recuperi sono fermi a 3. Basterebbero questi tre numeri a far capire che in questa squadra non funziona un tubo. Eppure Bialaszewski avrà – forse – ancora qualche possibilità. Dalla prossima partita dovrebbe esserci Skylar Spencer sotto i tabelloni al posto di Cauley-Stein, stasera tra i pochi a salvarsi. Ma è davvero difficile pensare che un lungo onesto, anche se più mobile e reattivo di quello attuale, possa cambiare la vita a una formazione che fino a oggi ha camminato sull’orlo del baratro. E che da questa sera, nel baratro ci è finita.
    PALLA A DUE
    C’è ancora, come previsto, Willie Cauley-Stein nel quintetto base biancorosso che è lo stesso schierato da quando non c’è McDermott, ovvero con Woldetensae nel ruolo di ala piccola partente. Si rivede Librizzi che tornerà a calcare il campo. Il pivot americano di Varese si trova di fronte JaJuan Johnson, altro giocatore a rischio taglio; per coach Sakota quintetto tutto straniero con l’azzurro Bayehe usato di rincorsa. Unico ex di turno, Scott Ulaneo.
    LA PARTITA
    Q1 – Il botta e risposta dei primissimi istanti (benino Cauley-Stein)si placa subito, nel senso che una squadra (Brindisi) continua a fare canestro mentre l’altra (Varese) si arena presto a quota 11 e viene doppiata dai padroni di casa sospinti da Morris e Lazewski sino al 27-12!. La difesa biancorossa è oscena e consente di tutto ai salentini, almeno fino all’8′: negli ultimi giri di orologio la Openjobmetis si scuote e con una tripla di Brown torna a -7, 27-20.
    Q2 – La squadra di Bialaszewski non riesce però a chiudere subito il “buco” e quindi nei secondi 10′ le due rivali fanno il classico elastico con margini che variano tra il -6 e il -10. Le seconde linee biancorosse fanno meglio dei titolari: Librizzi, Ulaneo e Young si fanno vedere ma il tiro da lontano è una piaga. E così nel finale, dopo due liberi di Cauley-Stein per il -4, Varese fallisce con Brown la palla del -1 e apre il fianco alla Happy Casa che riallunga prima dell’intervallo, 40-32.
    Q3 – Dopo la pausa Varese trova finalmente il proprio capitano: Hanlan si accende e va in modalità “one man show” riportando la Openjobmetis vicina ai padroni di casa, costretti a far sedere Bayehe con 4 falli. Il primo assalto per pareggiare va male (passi di Hanlan su passaggio orrendo di Moretti), il secondo però va bene con Cauley-Stein che sigla il 52-52. Brindisi sbanda e Hanlan ne approfitta: 2-3 giocate celestiali valgono il 54-59 con i salentini che a 2”5 dalla fine perdono ancora palla. Varese ha una rimessa che segnerà la propria fine: lancio troppo lungo, palla che sbatte sul ferro e che alimenta un contropiede di Sneed fermato con fallo stupido (anche se minimo) di Hanlan. Tre liberi dell’americano valgono il 57-59 e cambiano direzione alla partita.
    IL FINALE
    Brindisi infatti è carica a molla, Varese è un pugile suonato. A cavallo dell’intervallo arriva un parziale di 10-0 per la Happy Casa che ricaccia indietro i lombardi. La ripartenza è affidata a Shahid che si deve far perdonare una palla persa inguardabile ma da quel momento la squadra di Sakota non lascerà più il vantaggio perché le mani dei padroni di casa tornano caldissime da 3. Segnano Morris, Jackson, Lazewski e quando Varese sbanda non basta un antisportivo su Moretti (1-2 ai liberi, poi persa di Cauley-Stein…) a farla ripartire. Bialaszewski prova almeno una mossa tattica, il quintetto piccolo, che per un paio di azioni funziona ma a 1′ dalla fine la difesa dimentica Lazewski su una rimessa in attacco di Brindisi. Canestro semplicissimo e il sipario si chiude (86-81).
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Ecco la firma per Skylar Spencer. Il centro statunitense, che già da inizio settimana stava discutendo con l’Openjobmetis, ha siglato nella notte tra mercoledì e giovedì il contratto che lo legherà a Varese fino al termine della stagione 2023/24. Il 29enne pivot nativo della California ha un pédigrèe molto meno prestigioso rispetto a Willie Cauley-Stein, ma negli intenti della dirigenza biancorossa dovrà essere più funzionale alla causa – prima di tutto difensiva – di una squadra bisognosa di uno stopper anziché di un “falso nueve” (definizione di Trinchieri).
    PUNTELLARE LA DIFESA
    Il cambio Spencer per WCS è la prima mossa stabilita in funzione delle risultanze degli “analytics”, le statistiche avanzate che rappresentano la chiave di interpretazione e lettura dello scibile cestistico biancorosso. A dispetto di numeri individuali non disprezzabili (9,7 punti e 8,4 rimbalzi), Cauley-Stein non è il giocatore capace di riempire il serbatoio del contropiede biancorosso che l’OJM sognava dopo averlo ingaggiato come colpo finale del mercato. Varese non è solo ultima nei punti subiti (92,4 di media), ma è in fondo a troppe classifiche di rendimento difensiva (ultima nei recuperi, penultima nella percentuale da 2). Non è solo responsabilità di WCS, vista la scarsa fisicità diffusa in tutti i ruoli, e la modesta pressione sulla palla (o capacità di contenere le penetrazioni) degli esterni. Che Cauley-Stein non fosse più quello di Sacramento o Dallas lo si vedeva ad occhio nudo paragonando la sua silhouette attuale a quella del 2020: almeno 10 chili in meno di tono muscolare, e il dinamismo paragonato da Alessandro Mamoli a quello di Victor Wembanyamba “disperso” insieme a quei muscoli. Ma per nascondere i limiti difensivi di guardie ed ali, Varese ha bisogno d’altro.
    L’UOMO GIUSTO ?
    Da qui la scelta di Spencer, “attenzionato” da settimane affondando il colpo nei giorni scorsi anche grazie ai buoni uffici di Marco Legovich. Ossia colui che lo aveva allenato nel 2022/23 a Trieste, ricavandone un contributo “onesto” (8,2 punti più 7,9 rimbalzi e 1,0 stoppate) in una squadra a trazione posteriore come l’attuale OJM. Al centro del 1994 non verranno chiesti punti, o comunque dovrà sudarseli tra balzi, corse e rimbalzi offensivi come Tariq Owens. Ma soprattutto blocchi e presenza difensiva, mettendo il corpo sulle penetrazioni: con qualche canestro facile concesso in meno e qualche rimbalzo in più, Varese potrà aumentare il ritmo e tornare a spingere in contropiede. Per gli analytics, più sale la “pace” e più trovi tiri facili. Per chi guarda il basket, più questa squadra corre e più chances ha di nascondere i suoi limiti strutturali di playmaking e fisicità.
    BASTERÀ ?
    Il centro statunitense ha chiuso solo 5 giorni fa la sua avventura in Messico, dove aveva firmato un “contrattone” ad agosto, producendo 5,8 punti e 5,4 rimbalzi con i Libertadores de Queretaro (eliminati 2-4 nelle semifinali playoff dagli Astros de Jalisco). La firma del contratto consente l’avviamento delle pratiche del visto necessario per il tesseramento: improbabile che si riesca a tesserarlo in tempo per la sfida di mercoledì prossimo in FIBA Cup contro Leiden (termine le 18 di lunedì). Spencer debutterà dunque nel derby del 17 dicembre contro Milano: basterà per puntellare la difesa e far svoltare l’OJM, insieme all’auspicabile ritorno a fine dicembre di Sean McDermott? Col nuovo pivot, l’OJM ha “speso” il sesto di 7 visti disponibili per gli extracomunitari. Per la burocrazia, avrà almeno ancora una cartuccia da sparare, in caso di necessità.
    CAULEY-STEIN IN CAMPO CON LE VALIGIE PRONTE
    L’ufficialità di Sklyar Spencer ritarda, dov’è l’arcano? Nel differimento della mossa di mercato, che imporrà all’OJM di giocare domenica a Brindisi (e magari anche mercoledì prossimo contro Leiden) ancora con Willie Cauley-Stein come centro titolare. E quindi si attende ad annunciare, anche se ormai è il segreto di Pulcinella...Questione di sensibilità nei confronti del pivot del Kentucky, col quale per ora nessuno ha affrontato l’argomento, sebbene le frequenze di “radio-mercato” veicolavano la notizia già da lunedì. All’atto pratico, Varese giocherà una partita delicatissima per le sue prospettive salvezza con un giocatore al quale ha preparato le valigie da mettere sul pianerottolo. Al momento pare impensabile, a meno di una ricollocazione in altro club, una risoluzione consensuale con un giocatore che solo un mese e mezzo fa aveva portato sotto le Prealpi moglie e tre figliolette. In ogni caso l’OJM chiederà a “WCS” l’ultimo sforzo - o il penultimo, considerando la tappa con Leiden – confidando in una professionalità che, a dispetto dell’atteggiamento in campo, è stata sempre ottimale. Oggi la squadra si allenerà al completo, compresi Ulaneo e Matteo Librizzi, in vista della partenza per domani verso la Puglia. Dove comunque, a meno di tracolli clamorosi, non pare essere snodo decisivo per la posizione di Tom Bialaszewski. Il cambio di pivot serve anche per aiutare il coach di Buffalo, che avrà diritto alla prova d’appello con un lungo più “algoritmico” di “WCS”. Perchè a scanso di equivoci, e al di là dei limiti caratteriali di “coach B”, il problema è tutto lì: anche se dovesse cambiare il direttore d’orchestra, lo spartito resterà immutabile per decisione dall’alto...
    Giuseppe Sciascia

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