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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Ci sono post-partita dove è difficile trovare la lucidità e le parole per commentare il match. È il caso di questo Varese-Trento, seconda sconfitta interna consecutiva (84-85) e terza complessiva per una Openjobmetis che dopo quattro giornate di campionato è già lì sul fondo della classifica con due punticini colti quasi per miracolo con Pistoia. “Ma miglioreremo” dice serafico Tom Bialaszewski in sala stampa sottolineando la difficoltà del calendario. Su questo non ha torto, ma quando la tua squadra mette alle corde Tortona e Trento sino all’ultimo giro di lancette e poi lascia per strada la vittoria, il problema c’è ed è pure rilevante.
    Specie se poco prima, l’azione decisiva è un garbuglio di rara bruttezza. Riannodiamo il nastro: la Openjobmetis avanti di un punto sbaglia tre volte il tiro della possibile vittoria e viene trafitta da un canestro di Hubb a 10”5 dalla fine. Ci sarebbero stati due falli da spendere senza essere in bonus, ma su questa scelta la discussione è irrisolvibile (si poteva spendere fallo dando però rimessa in attacco con ancora parecchi secondi per il tiro).
    Bialaszewski chiama timeout ma al rientro in campo è tutto sbagliato. Trento difende (tra lo stupore del coach varesino: “Ci hanno messo molta pressione”), Hanlan la passa a Cauley-Stein a 12 metri dal canestro (un 2,13 usato lontanissimo dal ferro), poi tocca a McDermott provare in solitaria una penetrazione contenuta dai difensori. A quel punto l’unica possibilità è forzare un tiro da 3 che puntualmente non va a buon fine.
    La frittata, quindi, è servita un’altra volta in una serata che mette in luce una volta di più quanto sia corta la coperta biancorossa, al di là di errori tattici (panchina) e tecnici (giocatori). Dalla panchina infatti è solo Woldetensae a rendersi utile, e se consideriamo i pochi minuti di rottura concessi a Librizzi, capiamo che sul banco degli imputati ci finisce Shahid. Il suo impatto con la Serie A continua a essere ampiamente deficitario (0 punti, 0/3 al tiro, 0 di valutazione, -9 di plus minus) anche perché con lui in campo la squadra smette di girare in attacco.
    Quando Hanlan – che pure play non è di mestiere – va a rifiatare, la luce in attacco o si spegne o resta flebilmente accesa per qualche prodezza isolata. Era accaduto pure a Cipro, non solo in LBA, è risuccesso contro la Dolomiti Energia quando Varese ha dilapidato 12 punti di vantaggio a inizio secondo quarto. Certo, la partita non si perde in quel frangente ma è chiaro che se Trento avesse dovuto lavorare più a fondo nella rimonta sarebbe arrivata alla fine con meno benzina e meno certezze. Tanto più che i bianconeri negli scorsi impegni avevano palesato proprio la tenuta negli ultimi 10′ di gioco.
    Un delitto, quindi, sprecare queste due partite interne anche perché il ciclo di ferro non è concluso: domenica ci sarà il viaggio a Venezia (imbattuta), poi arriverà una Sassari che dopo l’avvio disastroso si sta ricomponendo. Insomma, preoccuparsi per questa situazione non è più reato, ben sapendo che siamo appena a metà ottobre. Vediamo se sulla tolda di comando ci sarà almeno una strigliata.
    PALLA A DUE
    Le magliette biancorosse celebrative per i 10 anni di sponsorizzazione Openjobmetis riempiono un palazzetto pieno zeppo, con la società che può annunciare il “sold out”. Tanti gli applausi iniziali per Paolo Galbiati che ricambia l’affetto. Sul campo il coach trentino non ha (come previsto) il play Baldwin e si affida al giovane Ellis in regia con Forray di supporto dalla panca. Bialaszewski è senza Ulaneo e deve usare Brown da vice Cauley-Stein quando il pivot va a rifiatare. Per il resto non ci sono variazioni. Commosso minuto di silenzio a ricordare Nino Cescutti, pilastro di una delle prime Ignis vincenti.
    LA PARTITA
    Q1 – Varese pimpante nel primo giro di cronometro: Brown rafforza il suo buon momento ma in generale è tutta la OJM a trovare il canestro (escluso Moretti). L’ingresso di Forray ridà fiato a Trento ma la seconda ondata biancorossa, con McDermott e Wolde, spinge il vantaggio sino al +12 a ridosso di una sirena che suona sul 28-17.
    Q2 – Come a Cipro (là era il terzo quarto), Varese ci mette pochi minuti a perdere tutto il margine. Parziale trentino di 15-3 (solo una tripla di Brown) in meno di 5′, timeout Bialaszewski ma ormai il vantaggio è svanito. Si prosegue spalla a spalla con la Dolomiti che si mette anche al comando, però Varese al momento buono ritrova Moretti: due minuti di show dell’azzurro e riposo sul 44-42.
    Q3 – I biancorossi (ancora bene Moretti) riallungano un po’ nel punteggio senza tuttavia guadagnare un margine di sicurezza nonostante un effimero +8. Alviti e Hubb riaccendono i mortai da lontano e con l’avvicinarsi della terza sirena si chiude di nuovo il divario: l’intervallino arriva sul 67-66 per un tiro libero (su 2) segnato da Cauley-Stein a 4” dalla pausa.
    IL FINALE
    La OJM riprova a mettersi a condurre e tocca di nuovo il +8 con McDermott, salvo essere trafitta dall’arco dal tiratore meno atteso, Biligha. L’altro guizzo buono è di Cauley-Stein che finta, si gira e schiaccia di potenza: il pivot pare svegliarsi dal torpore ma poco dopo perde un pallone (al posto di schiacciare di nuovo) e dal possibile +7 Varese si ritrova solo a +2. A quel punto, va detto, la OJM mette in piedi 2-3 difese di livello che vengono battute sui 24” da Ellis e Alviti quando avrebbero meritato miglior fortuna.

    C’è tempo anche per due decisioni arbitrali contestate: annullata una schiacciata a Trento sui 24” (apparsa buona) ma soprattutto negato un fallo antisportivo di Alviti che dà una mannaiata a McDermott dopo essere stato battuto. Tutto il palazzetto vede il replay sullo schermo, pare un fischio ovvio (Alviti mirava il pallone, ma la violenza del colpo e la situazione erano da “fallo grave”) e invece i tre in grigio scelgono altrimenti. Un possesso in più avrebbe fatto tutta la differenza. E invece Varese non riesce a sbloccare l’84-83 a proprio favore nonostante due rimbalzi d’attacco, Hubb non sbaglia il piazzato e l’ultima azione fa deragliare il treno guidato (male) da Bialaszewski.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Seconda sconfitta consecutiva tra le mura amiche per una OJM che non riesce a festeggiare i 10 anni di sponsorizzazione della società interinale di Gallarate che griffa le sue maglie. Sconfitta che brucia anche maggiormente di quella con Tortona, avvenuta questa volta di un solo punto, avendo condotto per praticamente tutto l’incontro e avendo avuto l’ultima azione per poterla vincere. Ultima azione gestita nel peggior modo possibile con un time out che invece di disegnare un gioco per attaccare il ferro (sul cronometro c’erano 10 secondi abbondanti) partorisce un tiro sbilenco e forzato dall’angolo di McDermott che a malapena sfiora il ferro decretando una battuta d'arresto che fa malissimo. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Shahid 4,5 : sempre più evidente la difficoltà della point guard di Minneapolis che non trova il ritmo per se e nemmeno per i suoi compagni; con lui in campo la squadra perde pericolosità in attacco e in difesa non riesce mai a essere determinante. TASSA
    Cauley-Stein 6 : rinfrancato dall’arrivo a Varese della sua famiglia sembra metterci più convinzione e decisione nel difendere il ferro e nel recuperare i rimbalzi. Però va ancora a corrente alternata, eloquente quello scarico e conseguente palla persa nel secondo tempo a pochi metri dal canestro e senza nessuno avanti a se. Ci saremmo aspettati una inchiodata che spaccasse tutto ma non è stato così. MISTERO
    Woldetensae 6 : qualche bomba gli esce per pura sfortuna e la percentuale alla fine penalizza lui e i suoi compagni. Insieme a McDermott l’unico che cerca di attaccare in profondità e oggi lo fa meglio del solito. INSIDER
    Moretti 6,5 : primo tempo in cui litiga costantemente col canestro fino all’ultimo minuto in cui segna 5 punti consecutivi. Dopo essersi liberato mentalmente sale di tono nella ripresa ma non basta per portarla a casa. Forse sarebbe dovuto essere una delle opzioni per l’ultima azione ed invece non ha nemmeno toccato la palla in quella occasione. SNOBBATO
    Librizzi 6 : sale ma di poco l’utilizzo di Libro che non sembra demeritare la fiducia, ma nonostante ciò rimane in campo solamente 5 minuti. SOTTOSTIMATO
    Virginio N.E.
    Hanlan 5,5 : dopo I 16 assist della coppa sembra che l’attaccante principe di Varese voglia prediligere il mettere in ritmo i compagni rispetto al mettere punti a referto nel suo tabellino. Ma questa volta l’altruismo non paga e le sue polveri bagnate alla fine sono determinanti. DERESPONSABILIZZATO
    McDermtt 6,5 : al termine della gara sarà il miglior marcatore dei suoi anche se con percentuali rivedibili. Certo in assenza di altri lui non si tira mai indietro (vedasi l’ultima conclusione) e insieme ai punti fa sempre tante cose utili. TUTTOFARE
    Assui N’Guessan N.E.
    Brown 6,5 : anche questa sera fa vedere che ha la stoffa per diventare un pilastro di questa squadra. Certo deve migliorare alcune letture, in particolare nella gestione della palla in contropiede ma è uno di quelli che sta dimostrando di avere voglia e intensità. SARTORIALE

  • simon89
    Varese timbra il cartellino a Cipro nell’esordio in FIBA Europe Cup. L’Itelyum passa, stasera, mercoledì 18 ottobre, con sicurezza sul campo del Keravnos Nicosia, imponendo sin dall’avvio un approccio efficace per indirizzare il match sui binari giusti.
    Vittoria dal valore relativo considerando il livello non certo irresistibile degli avversari; ma se la competizione internazionale doveva servire ad aumentare fiducia ed autostima del gruppo, e a mettere a punto i meccanismi – in particolare quelli offensivi – di una squadra ancora in formato cantiere, allora si può parlare di missione compiuta.
    La truppa di Bialaszewski chiude il match sul più 20 di metà gara, poi amministra con relativa sicurezza mandando a referto anche il 17enne Elisèe Assui nel minuto finale (all’appello manca solo Davide Moretti, davvero fuori fase sia al tiro che in fase di costruzione).
    Massimo bottino stagionale i 95 punti frutto di un eccellente 17/34 da 3; merito dei 26 assist, ben 16 dei quali firmati da capitan Hanlan che a rotazione ha ispirato tutti. In particolare un pimpantissimo Shahid (9/12 al tiro), ma anche l’energico Brown (7/14 e 7 rimbalzi). E nelle pieghe della partita si vede un Cauley-Stein più coinvolto in attacco e più aggressivo in tutte le fasi del gioco (6/8 da 2 più 9 rimbalzi e 2 stoppate): non è un “partitone”, ma la presenza sotto i due canestri (dando la tara all’avversario) è quantomeno adeguata.
    Partenza tonica Itelyum con Cauley-Stein molto coinvolto in attacco (gli esiti sono rivedibili, ma almeno ci si prova…) e la coppia McDermott-Brown incisiva dall’arco (5-13 al 4’). Varese protegge l’area e costruisce gioco con discreta fluidità, trovando verve dalla panchina con Woldtensae e Shahid. Prima fuga sul 15-29 del 12’, poi le rotazioni limitate tolgono un pizzico di impeto con il lungo Taylor che fa legna dentro l’area sul riposo di Cauley-Stein (29-37 al 16’).
    Nel finale del secondo quarto però l’Itelyum riaccende la macchina delle triple: Hanlan ispira tutti con le sue incursioni, ed arma le mani calde di Vinnie Shahid, che con uno sprazzo di 11 punti in 180 secondi fa decollare il vantaggio ospite verso proporzioni rassicuranti (31-51 al 20’).
    Dopo l’intervallo lungo però Varese fatica a rimettersi in moto: troppe perse banali nel tentativo (velleitario…) di coinvolgere Cauley-Stein favoriscono le ripartenze del Keravnos, che piazza un 15-3 iniziale costringendo coach Bialaszewski al time-out sul 46-54 del 23’. I canali interni per l’ex Sacramento vengono riattivati nel momento giusto; 5 in fila per l’ex NBA, una buona serie di chiusure difensive e due triple di Brown e Virginio per rimettere il vantaggio in sicurezza (50-65 al 28’).
    E sull’ultimo sussulto cipriota, è ancora Hanlan ad offrire un paio di “dolcetti” da scartare per Brown e Shahid (64-78 al 36’ dopo il meno 9 del Keravnos). Nel finale c’è gloria per tutti: la Varese versione Itelyum mostra qualche spunto apprezzabile, certo l’intensità non certo graffiante dei ciprioti ha aiutato. Quanto? Ora con Trento e Goettingen si farà sul serio...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Alcuni dei ritornelli che più si sentono e si leggono in questi giorni attorno alla Pallacanestro Varese sono quelli che riguardano la partecipazione alla Fiba Europe Cup, torneo che per la Itelyum scatta mercoledì 18 alle 18,30 (ora italiana) sul campo dei ciprioti del Keravnos. «A cosa serve?». «Inutile spremere i titolari». «Devono lavorare in palestra per il campionato». «Le trasferte sono faticose». «I ricavi non coprono i costi».
    Ecco, fatto l’elenco delle lamentazioni ci prendiamo per una volta un spazio per dire la nostra. La coppa, per Varese, deve essere una opportunità: nessuno mette in dubbio che partecipare a una competizione europea comporti qualche rischio, ma le critiche e le preoccupazioni paiono esagerate soprattutto per un torneo che ha un calendario non così fitto e avversarie non così impegnative. E così facendo si rischia pure di creare un alibi alla squadra.
    Cominciamo con il dire che ogni giocatore al mondo preferisce giocare (appunto) una partita che non passare del tempo ad allenarsi. E che molti stranieri – anche quelli ingaggiati quest’anno – vedono con favore la vetrina internazionale e scelgono la propria destinazione anche per questo motivo. Le partite vere poi, sono ugualmente allenanti; magari in maniera diversa dal lavoro tradizionale di palestra, ma rappresentano un modo per fare gruppo, per mettere in pratica schemi e decisioni, per tenere alta la tensione e l’attenzione che inevitabilmente può calare chiudendosi al Campus per una settimana intera.
    Si dirà: «Eh ma ci sono i voli, i viaggi, i trasferimenti». Signori: il primo girone prevede tre partite in trasferta e altrettante in casa (e bontà del sorteggio, quelle a Masnago saranno consecutive: se Varese non farà errori potrà staccare il pass affidandosi al fattore campo). Per il resto si andrà in Germania, a Cipro e in Georgia in quella che logisticamente è l’unica gara davvero complicata. Se atleti nel fiore della forma fisica e dell’età soffrissero tre – dicasi tre – viaggi aerei nell’arco di sei settimane probabilmente dovrebbero cambiare mestiere. 
    E ancora, il lato tecnico. Sulla carta la Fiba Europe Cup potrebbe essere terra di conquista almeno nelle prime fasi, e se i giocatori di Bialaszewski (anche e soprattutto le seconde linee) dovessero rivelarsi inadeguati ci sarebbe da interrogarsi sulla loro qualità. Inoltre ogni squadra sportiva trae vantaggio dai risultati positivi: le vittorie a ogni livello danno fiducia e allora perché non provare a fare strada e a coalizzare un po’ di entusiasmo intorno a questa avventura? E se andasse male? Beh, ci ripetiamo, qualche giocatore rischierebbe il posto e comunque in caso di eliminazione non sarebbe il caso di farne una tragedia.
    Quindi perché non prendere questa Fiba Europe Cup come una opportunità di fare bene? Ci ricordiamo l’entusiasmo suscitato con le finali di Chalon, o con la semifinale con il Wurzburg (senza l’infortunio di Archie nei primi minuti di Gara1 forse Varese si sarebbe potuta giocare qualche carta anche quella volta)? Pensare che per il passato di Varese questa competizione sia poco attrattiva è un atteggiamento che una società a secco di vittorie da 24 anni non si può più permettere. Quindi forza biancorossi, a partire da Cipro: c’è una partita da vincere e un primo passo da compiere.
    PRE-PARTITA: ULANEO OUT
    Il Keravnos è campione cipriota ma sulla carta la Itelyum affronta da favorita la trasferta nel cuore del Mediterraneo. Si gioca a Nicosia (la sede del club è nel sobborgo di Strovolos) e l’avversario più conosciuto è… il coach, ovvero Michalis Kakiouzis che fu ottimo giocatore anche per la Grecia e campione d’Italia con Siena. I biancorossi dovranno fare a meno di Scott Ulaneo che si è fatto male nel match di domenica scorsa: vedremo se Bialaszewski sceglierà di dare maggiore spazio a chi ha giocato meno (o niente) nel match contro Tortona e quali soluzioni adotterà sotto canestro.
    Chiaro che l’Itelyum deve puntare alla vittoria senza seconde opzioni: il calendario del girone (le successive tre gare saranno in casa) dà ad Hanlan e compagni l’occasione di superare di slancio il primo turno se batterà il Keravnos e difenderà il fattore campo. Starà ai giocatori e allo staff tecnico (né gli uni né gli altri sono stati finora del tutto convincenti) dimostrare che Varese è più forte e merita di andare avanti.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Il Derthona Basket comincia ad avere i contorni della “bestia nera” per la Openjobmetis. Come lo scorso anno, nel confronto diretto a Masnago, i piemontesi strappano i due punti al termine di una volata e di una partita praticamente sempre rimasta in equilibrio (78-80). Una corsa sparigliata dalla tripla di Kyle Weems a 6” dalla fine dopo che – erano trascorsi 15” effettivi – era stato Oliver Hanlan a rimettere il risultato in parità e l’esito in discussione. Ma gli dei del basket che erano stati benevoli con il canadese (miglior biancorosso in campo) lo hanno poi punito poco dopo: Hanlan ha infatti conquistato tre liberi a 1” dalla sirena per una dabbenaggine di Obasohan ma il suo primo tentativo è uscito sbilenco dalle mani. Il secondo è andato a segno ma a quel punto i miracoli erano terminati e sull’errore volontario del terzo tiro sono svanite le speranze.
    Un peccato e, probabilmente, una occasione persa: Tortona ha ancora l’aria di un cantiere aperto ed è sembrata alla portata di una Openjobmetis a sua volta “in divenire”, spinta però da un pubblico numeroso e bollente. E invece i biancorossi non sono riusciti a dare al match quella spintarella in più per portare a casa il risultato, fermandosi nei momenti migliori (dopo il +7 del terzo periodo è arrivato un momento di blackout offensivo), trovando sempre qualche uomo sotto tono rispetto alle attese e concedendo troppo a rimbalzo.
    Ancora una volta, gli avversari hanno banchettato con i “secondi tiri” raccogliendo ben 11 palloni sotto il canestro biancorosso dove, anche stavolta, Willie Cauley-Stein è apparso lontano dalle speranze dei tifosi di casa (e i 9 rimbalzi non bastano a giustificare una prova sbiadita). Ma la fatica a rimbalzo e quella, forse ancora più grave, in fase difensiva soprattutto nella prima metà di gara non può essere solo ascritta all’ex pivot dei Kings: anche oggi (seppure in modo minore rispetto a Bologna) Varese ha patito gli accoppiamenti in retroguardia tra lunghi e piccoli, concedendo troppi canestri facili a Radosevic, Thomas o Weems (che per altro è stato eccellente per meriti propri lungo tutti i 40′).
    La sconfitta onorevole con Tortona conferma che la OJM di Bialaszewski ha tanti difetti ma è superiore almeno a quella “vertematiana” vista a Bologna. Certo il calendario è assassino e domenica prossima Trento (di nuovo alla Itelyum Arena) sarà un altro cliente molto ostico. La soluzione è sempre quella: lavorare tanto, per allungare i momenti buoni e nascondere il più possibile i difetti. Mercoledì ci sarà anche l’esordio in Fiba Europe a Cipro dove “Biala” potrebbe allungare le rotazioni, oggi ridotte al lumicino. Vincere in coppa sarebbe utile per ridare un po’ di serenità e prendere la rincorsa verso la Dolomiti. Perché quel “2” in classifica va smosso al più presto.
    PALLA A DUE
    Varese scende in campo con la annunciata ma inedita maglia rosa dedicata alla prevenzione e alla cura del tumore al seno. Se la divisa è diversa, il quintetto è quello di sempre, con Moretti e Hanlan a scambiarsi il ruolo nelle due posizioni di guardia e Cauley-Stein a fare da guglia in area. Ramondino, che le voci danno in bilico, inizia completamente straniero i cui estremi sono Dowe e Radosevic. L’ex Strautins parte dalla panchina.
    LA PARTITA
    Q1 – Varese frizzante in avvio di partita con due giocatori su tutti, almeno in attacco: Brown segna 3 volte dall’arco punendo difese troppo poco reattive mentre Hanlan mette in campo uno show offensivo (9 punti) che lascia di sasso Weems. I problemi sono dall’altra parte del parquet dove Tortona arriva a segnare facilmente da sotto a ogni tentativo, crucifiggendo le difficoltà di Cauley-Stein a difesa del ferro. E quando Tortona sbaglia, c’è sempre un rimbalzo d’attacco (ben 5) a favorire i piemontesi che alla pausa comandano 23-24.
    Q2 – Anche con Trill in panca la difesa varesina concede troppo in area, ma dopo essere andata a -6 la Openjobmetis reagisce e nel giro di qualche minuto trova il contro sorpasso con tripla di Hanlan, appoggio di Cauley-Stein e 5 punti di McDermott. Sullo slancio si vede anche qualche giocata da applausi come la schiacciata di Brown ma poi Varese si inchioda a quota 40 sprecando le due azioni successive ai timeout di Bialaszewski. Hanlan perde palla a 5” dalla fine del quarto e Obasohan, il migliore dei Leoni, punisce con il 40-41 a fil di sirena.
    Q3 – L’avvio di ripresa è ottimo in casa OJM perché Cauley-Stein è più incisivo sugli scarichi e perché McDermott spara dall’angolo la tripla del +7 al 22′ che però resterà il massimo vantaggio della gara. Hanlan commette due falli consecutivi (il secondo a gioco fermo) e deve sedersi con tre penalità: senza il canadese l’attacco varesino si inceppa e così Daum dopo diversi errori torna a fare canestro. Poi è Weems a dare un’altra spinta a Tortona che doppia la boa del 30′ avanti di 3 (58-61) dopo l’annullamento di un cesto a Ulaneo (infrazione di 24”).
    IL FINALE
    Si ricomincia spalla a spalla con qualche colpo buono di Shahid, una tripla di Brown e i due liberi di McDermott per il 67-65 del 34′ che però sarà l’ultimo vantaggio interno. Un paio di passaggi a vuoto dei padroni di casa permettono a Tortona di costruire un break piccolo ma significativo. Il divario resta per alcune azioni tra i 4 e i 5 punti fino a che Moretti ritrova la mira dall’arco per il -2. Tortona potrebbe chiuderla, non lo fa e viene punita da Hanlan che a 21” dalla fine e dopo un’azione non proprio cristallina di Varese trova la bomba del 77 pari. Timeout Ramondino, palla a Dowe che rischia l’infrazione ma poi spinge la sfera a Weems che – presto sul previsto – non ci pensa due volte e piazza una tripla tagliagambe. Altro timeout, Hanlan pare incartarsi ma beffa Obasohan guadagnando tre liberi: il primo del canadese però è sbagliato e il secondo serve solo a fissare il 78-80 finale. Amaro.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Seconda partita casalinga per Varese in questo campionato e prima sconfitta tra le mura amiche. Alla fine resta l’amaro in bocca perché questa era un’occasione ghiotta per fare uno sgambetto ad una big che allo stato attuale sta facendo molta fatica. Ma la classe di Weems, insieme all’errore di Hanlan dalla lunetta, sono state determinanti per assegnare i 2 punti ai piemontesi. Qualche dubbio cresce anche dal punto di vista del manico; in difesa i biancorossi non hanno continuità nell’aggredire e prima di catturare un rimbalzo si concedono molteplici occasioni, in attacco sembra mancare fluidità e circolazione di palla. Si fatica a intravedere una linea guida che possa portare versi lidi più tranquilli, manca una scossa. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Shahid 5: parte forte con una bella penetrazione che fa sperare in una serata buona per Winnie. Poi quasi sempre, in entrata viene rimandato al mittente, da fuori non ne mette una. Chiude con un -14 di +/- che certifica una prestazione insufficiente. ILLUSORIO
    Cauley-Stein 4: prestazione che definire irritante è poco. Non ci si ricorda un tagliafuori, una palla contesa con grinta, una lotta a rimbalzo. Solo un ciondolare da un lato all’altro del campo senza uno scopo preciso. METAVERSO
    Ulaneo 5,5: nella sua prima apparizione sul campo sembra che invece di un pallone debba trattare una saponetta. Poi piano piano riesce a fare cose discrete o per lo meno ci mette voglia. VOLENTEROSO
    Woldetensae 5,5: Tomas sembra la sua brutta copia, anche se forse non solo per suo demerito. Viene utilizzato col contagocce e probabilmente questa cosa lo sfiducia, non riuscendo a lasciare una traccia significativa nell’incontro anche se in difesa prova a dare un segnale.  UOMO OMBRA
    Moretti 5: se contro Pistoia era stato l’eroe di serata, contro Tortona trova una serata no dal punto di vista balistico e questo si ripercuote sulla prestazione a tutto tondo. SVUOTATO
    Librizzi N.E.
    Virginio N.E.
    Hanlan 7: voto che sarebbe anche più alto se nel concitatissimo finale non avesse sbagliato un libero che avrebbe significato overtime. E’ l’uomo su cui la squadra si aggrappa e non ci si può permettere di panchinarlo. Significativo quando coach Biala lo richiama in panchina nel terzo quarto per il suo terzo fallo con i varesini che non segnano per diversi minuti. FARO
    McDermott 6,5: anche per Sean questa sera le polveri sono bagnate dalla lunga distanza. Ma l’americano dell’Indiana è molto di più che un tiratore da 3. Sa sempre rendersi utile con o senza palla e nelle tante sfaccettature del gioco potendo sempre uscire a testa alta perchè dà sempre tutto. ORGOGLIO
    Assui N.E.
    Brown 7,5: a differenza di molti suoi compagni Gabe questa sera è quasi infallibile. Oltre all’ispirazione al tiro è forse il giocatore che mette più intensità difensiva e infatti è anche quello che viene saltato con maggior difficoltà dagli avversari. TRIPLE MACHINE

  • simon89
    Nella sala stampa del “Madison di piazzale Azzarita”, i giornalisti che seguono abitualmente la Virtus fanno i conti, statistiche alla mano, sui primati relativi a numero di giocatori andati a segno (12 su 12) e di valutazione complessiva, arrivata in casa bianconera a quota 160. Discorsi da parte loro legittimi, ovviamente, ma che danno la misura della oceanica sconfitta rimediata a Bologna da una Openjobmetis incapace anche solo di fare il solletico ai padroni di casa (115-84).
    Bologna, lo sanno tutti, è una corazzata che può dire la sua in Eurolega ma forse in casa Varese non si sono accorti che l’altra grande (Milano) è caduta, poche ore prima, malamente a Napoli contro un’avversaria onestissima ma certo meno attrezzata dell’Olimpia. Come dire: almeno un tentativo si poteva fare contro la Virtus (priva di Shengelia) e invece la OJM dopo un buon avvio è stata letteralmente spazzata via. Solo nel terzo periodo, grazie soprattutto ad Hanlan, si è vista una reazione presto però derubricata da “vento” a “brezza leggera”. E i minuti successivi sono stati addirittura peggiori con il punteggio precipitato a un terrificante -31 conclusivo.
    E pur con tutti gli alibi del caso, è inaccettabile arrivare a una imbarcata di tali proporzioni nata anche da scelte di gioco assai rivedibili. Su tutte quel cambio sistematico sui blocchi che al posto di puntellare la difesa l’ha fatta implodere, con i palloni puntualmente arrivati in area a Mickey e a Dunston autori di 25 punti. E quando poi Varese ha provato a tamponare, ecco le triple di un Belinelli eterno (23) ma pure di Pajola a sventagliare le linee biancorosse, completamente allo sbando.
    Il tutto con un Bialaszewski che si è tenuto nel taschino quattro dei cinque timeout a disposizione. Probabilmente non sarebbe cambiato radicalmente l’andamento della gara, ma è significativo che sul fronte opposto Banchi abbia fatto ricorso ai minuti di sospensione a ogni mini-break (ce ne sono stati pochissimi) dell’Openjobmetis. Magari, richiamando i giocatori in panchina, si sarebbe potuto svegliare dal torpore un Cauley-Stein deleterio, prima ancora che impalpabile, autore di una collezione di errori da mezzo metro che non gli fanno onore.
    A dare una scossa ci hanno pensato soprattutto Hanlan e Shahid, il primo offrendo una prova coraggiosa nonostante una difesa ricca di fisicità anche tra gli esterni (22 punti, 5/9 da 3); il secondo autore di una prova ben più convincente dopo l’esordio incolore con Pistoia. Ma due contro dodici non è una partita e così la Virtus non ha mai davvero avuto problemi. Quelli che Varese proverà a dare a Tortona che fino a oggi non è ancora decollata: tra sette giorni si torna a Masnago, servirà una prova d’orgoglio per cancellare un -31 indigesto a chi ha Varese nel cuore.
    PALLA A DUE
    Caldo tropicale nel vecchio ma sempre spettacolare Madison di piazza Azzarita, pieno ma non pienissimo per una grande classica del basket italiano giunta alla 171a puntata. Bialaszewski si presenta con quello che è il quintetto base ormai cristallizzato, con Moretti e 4 USA. Sul fronte opposto Banchi tiene a riposo Shengelia con qualche acciacco e schiera tra gli altri i due grandi ex Polonara e Dunston. Azzurro in quintetto, americano di rincorsa ma efficace al momento di entrare.
    LA PARTITA
    Q1 – Una tripla immediata di McDermott spariglia le carte ed è il canestro che di fatto tiene avanti Varese per quasi mezzo periodo. Peccato che l’ala commetta subito due falli e debba immediatamente lasciare il campo. Dopo il 12-13 di Moretti però si spegne la luce sui due lati del campo e un parziale di 14-0 spinge la partita verso un primo parziale già tinto di bianconero, 33-22.
    Q2 – Al rientro la musica non cambia; la OJM trova qualcosa dalle parti di Shahid (coraggioso e preciso) e di Hanlan ma ha una voragine in difesa e viene tradita da un Cauley-Stein che sbaglia anche gli appoggi da sotto canestro. Al contrario, dalla parte opposta, sono proprio i lunghi come Dunston e Mickey a fare lievitare il punteggio: troppo facile contro certi scellerati cambi difensivi varesini. Uno sparo di McDermott serve solo a tenere il distacco sotto i 20 alla seconda fermata, 58-39.
    Q3 – Una riscossa, per quanto moderata, Varese riesce a imbastirla nel terzo periodo. Non subito perché al rientro è subito 5-0 bianconero a far capire che il vento non è cambiato. Però Hanlan affina la mira, Shahid lo segue, Moretti trova qualche giocata delle sue e con qualche bel colpo degli esterni Varese risale sino al -12. A Banchi però basta poco: time-out e turbo riacceso con Belinelli e soci capaci di tenersi a distanza di sicurezza (81-67 al 30′).
    IL FINALE
    Non c’è però neppure il tempo di coltivare una speranza. I tifosi di Varese si augurano almeno il coltello tra i denti, la prova di assaltare il fortino o decidete voi quale figura retorica adatta alla situazione. Invece niente, i ferri del PalaDozza tornano a respingere i tentativi da lontano della OJM, spesso arrivati senza costruzione, mentre Belinelli e Pajola fanno a gara di tiro a segno dalla parte opposta, supportati dai vari Cordinier e Mickey con Polonara sempre pronto a correre. Bialaszewski alza bandiera bianca (ma senza mai issare il Jolly Roger), fa rifiatare i titolari e offre il fianco all’ultima raffica Virtus. Quella che porta in carrozza al trentello abbondante, 115-84.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    Una squadra rodata, che ha mantenuto almeno in parte l’ossatura tecnica e soprattutto l’allenatore di un’annata vincente (seppur in A2), forse tra le più umili del lotto, ma in realtà dotata di un paio di elementi pescati sul mercato non così malvagi (il “nanetto” Moore, sicuramente, e il centro Ogbedie). 
    Questa è Pistoia, e tanto è bastato a farci vivere un mercoledì sera a tratti psico-drammatico, pauroso di quella paura che deriva dall’insoddisfazione, pessimista che Leopardi levati e da anziani che guardano il cantiere che si estende sotto i loro rugosi occhi ed esclamano: «…eh… Le case non le fanno più su come una volta…».
    Calma.
    Calma, perché i problemi ci sono e non sono pochi. Calma, perché questa Varese non è ancora una squadra, ma se riuscirà a diventarlo - insistiamo - potrà non essere così banale. 
    Il primo, autentico errore, sarebbe quello di fare paragoni con la Openjobmetis di Matt Brase, come i vecchietti di cui sopra. Se assomigliarvi è l’obiettivo, siamo lontanissimi dal raggiungerlo e, a prima vista, mancano pure gli interpreti per riuscire a recitare lo stesso film.
    Se, invece, a nostro giudizio molto più correttamente, si accetterà di costruire uno spettacolo diverso ma che punti a essere comunque foriero di buoni risultati, allora serve tempo. E pure un pizzico di fiducia.
    Oggi Varese è un’adolescente brufolosa che si guarda allo specchio e non si piace, non si conosce, non si vuole. Fuori di metafora, oggi Varese ha quattro punte di un diamante che però non si è ancora cristallizzato: ha Cauley-Stein, prima molle come un fico (forse è questo il vero bug del suo sistema operativo…), poi arioso quando arriva il diktat di Bialaszewski di giocare il pick and roll e i biancorossi iniziano a farlo in maniera quasi bulimica; Hanlan, una guardia costretta a fare il playmaker per mancanza di alternative, necessità che ne sporca la classe da bomber puro; McDermott, stavolta non da copertina dopo le scorpacciate del pre-campionato, ma giocatore totale che della copertina - in fondo - non ha nemmeno bisogno; Moretti, tre quarti a lottare con i falli e con un gioco che non fluisce, non lo cerca, non lo arma, poi uomo solo al comando e match winner.
    Piangere oggi per aver rischiato di perdere contro una neopromossa in casa - non tenendo peraltro nemmeno conto che 4 elementi del roster erano all’esordio assoluto in Europa se non si conta la Coppa e cinque all’esordio assoluto nel massimo campionato italiano - pare stupido davanti alla possibilità di cogliere invece una sfida che potrebbe essere intrigante.
    I problemi sono altri, piuttosto. 
    Tredici rimbalzi offensivi lasciati agli avversari. Su questi Pistoia ha costruito il suo quasi ratto a Masnago. Brown, che pure ha giocato più che discretamente rispetto alle partite di settembre, non ha ancora lo spessore né la dimensione per aiutare Cauley-Stein: chi le prende allora le carambole, chi protegge la nostra area?
    La difesa. Visto che non si giocherà, molto probabilmente, solo per segnare un punto in più degli avversari, occorre mettersi il cuore in pace: quest’anno bisogna difendere. La macchia nera di questa prima recita non sta nel fatto di aver fatto fatica contro una neo-promossa, ma nel fatto di aver subito sotto le plance una quantità di canestri evitabili, una sporta di alto-basso fotocopia e di giochi a due da una contendente che non aveva nemmeno uno dei suoi lunghi simbolo e titolari.
    E infine: Bialaszewski pare già aver battezzato la sua panchina. Woldentensae a parte, 14 minuti Shahid, 8 Ulaneo, 6 Librizzi, zero gli altri…
    La Varese 2023/2024 non è corta: è cortissima. E giocherà due competizioni.
    Questo, solo questo, oggi, non ci lascia dormire sonni tranquilli.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Tutto è bene quel che finisce bene, viene da dire, quando a Masnago suona la sirena del 40′ tra Varese e Pistoia. Il punteggio dice 83-82 Openjobmetis e si scatena la festa, ma l’esordio della squadra di Bialaszewski è tutt’altro che da sogno. Serve uno sforzo mentale e fisico extra ai biancorossi che vanno all’inferno a lungo (e lo sono ancora a inizio ultimo periodo) prima di risalire e vincere una partita che sembrava ampiamente andata a farsi benedire.
    E invece la OJM è riuscita a riprendere per i capelli la contesa, grazie a qualche prodezza abbinata ad alcuni scivoloni degli ospiti che per 35′ erano stati inappuntabili ed eccellenti, sospinti dall’entusiasmo tipico delle neopromosse d’assalto. Poi, al momento di chiuderla, sono iniziati gli errori dei toscani che hanno balbettato ai liberi e al tiro: Varese al contrario ha fiutato la possibilità di fare l’impresa (tale è, visto come si erano messe le cose) e ha trovato in Davide Moretti l’uomo decisivo.
    Il play azzurro, fino a quel punto in difficoltà, ha dato la scossa a sé e alla squadra sublimando il momento di grazia all’inizio dell’ultimo minuto: tripla del pareggio, palla rubata in difesa, fallo subito e tiro libero che ha sparigliato le carte. Da lì in poi non si è più segnato, con Pistoia che ha prima perso palla e poi (dopo l’ennesima scelta sciagurata di Hanlan) ha sbagliato il tiro decisivo costruito con intelligenza – palla sotto a Ogbeide marcato da un piccolo per le rotazioni – ma nelle mani meno delicate del quintetto.
    Nel sacco biancorosso quindi, finiscono i primi due punti della stagione, vitali se guardiamo al calendario tremendo che attende i Bialaszewskis nel primo mese di gioco. Il coach varesino avrà un bel da fare per sistemare le tante cose che non hanno funzionato. Dai rimbalzi (29-40, 13 offensivi di Pistoia, la conferma della fatica nel tagliafuori) ai blackout offensivi arrivati quando Varese ha smesso di attaccare il ferro rifugiandosi alle triple (a quel punto prevedibili) o alle azioni in solitaria cha quasi sempre non finiscono bene.
    Detto di Moretti, fa piacere trovare Gabe Brown tra le chiavi positive della serata pur con i prevedibili alti e bassi, mentre Cauley-Stein ha confermato di poter essere devastante nonostante – come ad Antalya – abbia trascorso mezza partita quasi senza ricevere palla in area. Poi è stata un’altra musica ma servirà un modo per attivarlo anche a inizio gara. La trance agonistica di Moretti non ha comunque risolto le perplessità in regia, anche perché Shahid – 1 punto e meno 11 di plus/minus – continua a essere oggetto misterioso. Lo perdoneremo se si rivelerà un califfo domenica pomeriggio a Bologna, ma a occhio non ci scommetteremmo.
    PALLA A DUE
    Il primo quintetto base di Bialaszewski ricalca fedelemente quello schierato nelle ultime amichevoli e in coppa, con Moretti in regia e quattro USA, con Shahid di rincorsa. Pistoia è senza Varnado e si affida a uno starting five tutto straniero con la verve di Moore e Willis sul perimetro. Due segnalazioni d’obbligo. Il lato Ovest, interessato dai lavori in corso, è perfettamente agibile come promesso e questo è un ottimo risultato. La viabilità invece è in tilt prima della palla a due con molti tifosi in coda a causa di un orario infelice.
    LA PARTITA
    Q1 – Primo quarto scoppiettante con l’Estra che mette il naso avanti prima di subire il miglior momento di Varese, con Brown tonico e Hanlan ficcante. Una tripla di Cauley-Stein manda in fuga l’OJM ma un gioco da 4 punti di Moore (fallo di Moretti) rivitalizza i toscani che rientrano e sorpassano. Nel finale tripla di McDermott e 2+1 di Hanlan ma è solo +1, 27-26.
    Q2 – I primi minuti del periodo sono da incubo per Varese: squadra ferma e 0-12 di parziale ospite propiziato anche da un paio di colpi di fortuna ma soprattutto da una determinazione che alla OJM manca del tutto. Wolde rompe il digiuno in entrata ma da quel momento in poi la squadra di Brienza può comandare toccando anche il +10 in un paio di occasioni. Hanlan prova a smuovere ma nella foga prende anche un tecnico, infine un tap in di Cauley-Stein permette almeno di andare al riposo sul -5 (44-49).
    Q3 – Il rientro sul parquet non regala aggiornamenti positivi, tanto che Pistoia tocca il massimo vantaggio sul 46-60 continuando ad affettare la scarna difesa di Bialaszewski. La buona notizia è che Cauley-Stein viene finalmente servito in area e inizia a fatturare punti a ripetizione, ma in retroguardia i cambi di marcatura lo portano fuori e così Ogbeide segna con continuità. McDermott è un altro che prova a scuotersi però il distacco resta lì, intorno ai 10 punti, e solo un bel canestro di Moretti lo fissa alla mezz’ora sul 62-73.
    IL FINALE
    Pistoia assapora il bottino prelibato ma inizia a disunirsi e a sbagliare qualcosa. Non subito, però Varese ha la sensazione di poter recuperare nonostante sprechi quattro palloni per risalire a -5. A fare esplodere Masnago è una tripla di Brown che rompe l’impasse e dà nuovo entusiasmo ai biancorossi mentre i toscani iniziano a lasciare sul ferro i tiri liberi, a forzare le triple e via dicendo. L’ultimo sussulto è del solito Moore (tripla dopo il momentaneo -2 di Varese) ma un blocco irregolare su McDermott è l’ennesimo invito a provarci. E quando Moore fa 1 su 2 in lunetta lasciando solo 3 lunghezze ai suoi, ecco il triplone di Moretti per l’82-82. Il play è spiritato, ruba palla, prende fallo e fa un libero (su due), poi con Cauley-Stein forza un’altra persa di Moore. Hanlan sbaglia il colpo del KO e allora l’Estra ha un pallone d’oro: palla dentro a Ogbeide raddoppiato sì ma dai piccoli e tiretto respinto dal ferro per la festa di Masnago.
    Damiano Franzetti

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