Jump to content

VareseFansBasketNews

  • simon89
    La Openjobmetis spezza la serie negativa di quattro sconfitte e torna a respirare in classifica dopo un successo limpido e per larghi tratti convincente ai danni di Sassari (90-79). Una partita comandata da cima a fondo dai biancorossi che riescono nell’intento di “allungare i periodi positivi”, anche se il solito blackout fa correre brividi di paura nella schiena dei tifosi varesini. Stavolta però perdere non era contemplato, e dopo la flessione arrivata a cavallo dell’ultimo intervallo (da +21 a +4), ecco un nuovo lampo positivo con cui la squadra di Bialaszewski ha portato a termine l’opera.
    Bravi i biancorossi a infilzare un Banco di Sardegna in difficoltà: Varese è piaciuta a lungo per intensità, precisione e per una certa concretezza data anche da una difesa migliore e da un attacco meno monocorde. La OJM ha infatti scelto di attaccare di più il ferro e pazienza se il tiro pesante è stato comunque predominante: con spazi migliori la mano degli esterni si è scaldata e il 47% finale ne è la dimostrazione. Specie con un’avversaria che al contrario ha sbagliato troppo dall’arco, anche nel momento cruciale del match.
    In difesa invece si sono visti meno cambi sistematici (quelli che avevano “ammazzato” Varese in altre occasioni) anche se Bialaszewski ha spiegato che si è andati in quella direzione non per una nuova idea di gioco ma piuttosto per il basket impostato da Sassari che fa minore uso di pick’n’roll di altre squadre. E vabbè. Ora il coach di Buffalo – che ha puntellato la panchina con questo successo – dovrà lavorare su un altro aspetto, l’attacco al pressing. Se la OJM ha rischiato la frittata lo deve ai troppi errori arrivati quando Bucchi ha scelto di aggredire i portatori di palla. Merce rara in casa Varese che ha gettato al vento troppi palloni anche in modo banale, come era accaduto anche con Tbilisi.
    A livello personale, ottime le prove di Moretti – ha giocato da leader – e McDermott che ha sì mostrato una flessione ma ha iniziato e chiuso molto bene. Lo stesso Cauley-Stein ha mostrato passi avanti mentre Woldetensae ha brillato a livello di intensità. E Shahid, l’uomo meno efficace, ha trovato almeno una tripla decisiva per respingere i sardi.
    PALLA A DUE
    Di nuovo tanta gente a Masnago dove si sfiora quota 4.500 nonostante le difficoltà e le sconfitte incontrate dalla Openjobmetis. Sul campo coach Bialaszewski ritrova Ulaneo per far rifiatare Cauley-Stein, pivot del consueto quintetto biancorosso. Sassari è senza Diop e attende il suo sostituto Taylor: i lunghi sono McKinnie e Gombauld. Tra i presenti a bordo campo anche il ministro Giancarlo Giorgetti, a colloquio con Luis Scola nel prepartita.
    LA PARTITA
    Q1 – Tanto attacco e poca difesa nella prima fase di gara in cui Moretti lavora bene da assistman. Chi sbaglia per primo paga dazio e infatti quando Sassari sbaglia un paio di azioni subisce il break biancorosso. Bene Cauley-Stein e McDermott ma anche Brown al tiro. Il buon momento non si placa e Varese allunga il vantaggio sino al 28-17 della prima pausa che arriva su tripla frontale di McDermott.
    Q2 – Nel secondo quarto Varese brilla di nuovo mantenendo alte le percentuali dall’arco e risultando migliore in difesa. Colpiscono Librizzi (tripla) e Cauley-Stein, Sassari si ritrova doppiata prima di avere un sussulto da Whittaker. Il pivot biancorosso infila anche dall’arco, frontalmente, e quando va a rifiatare c’è un Ulaneo reattivo nel lavoro sporco. Un piccolo momento di flessione permette alla Dinamo di risalire ma gli ultimi possessi sono ancora biancorossi: 52-40.
    Q3 – Gli arbitri “lavorati” da Bucchi per tutto il tempo, fanno arrabbiare il pubblico di casa per qualche decisione avversa. Varese però non si lamenta più di tanto perché nella serie di triple si esaltano Hanlan e Moretti e il margine cresce ancora. Si vede anche Brown e il margine arriva addirittura a +21, poi però è Cappelletti a guidare Sassari che piazza un parziale importante dopo il 25′ (Varese segna appena tre liberi con Moretti) e accorcia alla mezz’ora sul 71-62.
    IL FINALE
    Il peggio deve ancora venire: nella prima metà dell’ultimo quarto la gestione palla di Varese va in tilt contro il pressing avversario. Si vedono palle perse tanto banali quanto dolorose perché il Banco punisce ogni errore. E quando Charalampopoulos, ottimo, esce a colpire da 3 il margine biancorossè ridotto al lumicino (71-67 con oltre 8′ da giocare). Sassari però non capitalizza qualche altro scampolo negativo di Varese che si scrolla di dosso le paure con le triple di Brown e Shahid. Ritrovato il +10 la OJM lo tiene con i denti e con qualche lampo di classe di Moretti e di McDermott: sarà quest’ultimo a trovare i punti della sicurezza, anche se il minibreak ospite (0-5) nell’ultimo minuto lascia “solo” 11 di margine alla fine, 90-79. Ma stavolta va benissimo così.
    Damiano Franzetti
     

  • banksanity6
    Sono 2 punti d’oro quelli che Varese riesce a conquistare dopo 4 battute d’arresto consecutive, approfittando di una Sassari in crisi profonda. La partita viene condotta sempre dai padroni di casa che raggiungono anche il +21. Un preoccupante e già visto blackout tra il terzo e quarto quarto però fa risalire i sardi fino al -4. Varese ritrova lucidità e riesce a riallungare e a portarsi alla fine con un margine di sicurezza tranquillo e fa tirare un sospiro di sollievo ai quasi 5000 paganti di Masnago . Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Shahid 6: ci si tuffa nel campionato italiano e Vinnie torna ad essere un giocatore normale, che non riesce a incidere in maniera continuativa. Ha il pregio di mettere una bomba in un momento fondamentale e di provare a essere sempre propositivo anche se con risultati alterni. ONDIVAGO
    Cauley-Stein 7: buona prestazione del lungo ex Sacramento che fa registrare una doppia doppia con 14 punti e 11 rimbalzi. Ma forse la notizia migliore è il suo atteggiamento. Certo in alcune occasioni difensive non è attento a proteggere il ferro ma aumentano i minuti in cui sembra davvero sul pezzo. BEAUTIFUL MIND
    Ulaneo 6: finalmente rientra anche il secondo lungo della OJM e negli 11 minuti di impiego si fa apprezzare per presenza e voglia di fare e i risultati non sono male. REDIVIVO
    Woldetensae 5: molto partecipe sui social e dalla panca, nell’incitare i suoi compagni e questo è un pregio. Ma in campo molto male il ball handling, con passaggi imprecisi e prevedibili anche se le percentuali al tiro e i rimbalzi potrebbero far pensare ad una prestazione più che dignitosa. CASINARO
    Moretti 8: se Varese in classifica ha 4 punti lo si deve in gran parte a Davide che anche stasera, nel momento clou, sale in cattedra e realizza canestri pesantissimi, senza contare che è il giocatore che riesce con più continuità a mettere in condizione i suoi compagni di andare a canestro; anche questa sera 9 assist per lui. MANDRAKE
    Librizzi 6,5: Libro sembra essere in risalita nel borsino di coach Bialaszewski e come sempre i minuti che si sta guadagnando sono frutto di impegno, abnegazione e qualche buono spunto. REATTIVO
    Virginio N.E.
    Hanlan 6: classica partenza al fulmicotone che però tende a scendere come resa più la gara va verso la fine. A lungo andare scendono in modo preoccupante le percentuali da fuori e quando attacca il ferro, raramente riesce a realizzare. Tecnicamente è un giocatore sicuramente valido, qualche dubbio resta dal punto di vista caratteriale. DESAPARECIDO
    McDermott 6,5: è il top scorer di serata e di questo bisogna dargliene atto. Ma sul piatto della bilancia dobbiamo anche mettere conduzioni di contropiede buttati alle ortiche o entrate ad attaccare in ferro abbastanza scellerate. Forse certe giocate poco equilibrate sono causate da richieste dello staff per andare a sopperire a mancanze di altri componenti del roster. Sarebbe opportuno se Sean ripulisse il suo gioco da alcune forzature per tornare ad avere un impatto più concreto. CONTAMINATO
    Assui N.E.
    Brown 7: Gabe sembra trovare sempre più la sua dimensione ogni partita che passa; ora il suo tiro dall’arco entra con buona continuità e sembra che l’energia di Masnago lo carichi per migliorare sempre. Questa crescita esponenziale è sicuramente una delle notizie più positive per la Varese 2023 2024 e forse anche per quelle che verranno. SCOPERTA

  • simon89
    Non sarà stato uno spettacolo cestistico da esteti, ma a Masnago la serata non è stata certo noiosa. La Itelyum torna alla vittoria in Fiba Europe Cup battendo di 26 punti i georgiani di Tbilisi (109-83) ma anche un match dal divario così elevato val la pena di essere raccontato per la serie di alti, altissimi, bassi e bassissimi attraversati dalla formazione di Bialaszewski, pur con una serie di alibi per spiegare i momenti “no”.
    Iniziamo a dire che la vittoria non è mai stata in dubbio perché il 15-2 iniziale è stato sufficiente a indirizzare i due punti verso le tasche biancorosse. Nel primo tempo il dominio della Itelyum è stato debordante e i 71 punti messi a segno in 20′ con il 60% da 3 e il 79% da 2. Cifre mostruose, brava Varese, ma TSU in totale bambola prolungata. Nel mentre un accenno di rissa causava i primi tre falli tecnici di una partita che ha visto un totale di 7 “sanzioni gravi” distribuite da un arbitraggio che a tratti ha rasentato il ridicolo.
    I tre in grigio (tra l’altro fischietti di Turchia, Spagna e Serbia: terre di basket) si sono fatti prendere in giro per tutta la partita da Jintcharadze a cui hanno abbonato un paio di antisportivi, togliendone pure uno con prova TV. In un clima a tratti surreale, vuoi per il punteggio vuoi per certi comportamenti, vuoi per un pubblico che a un certo punto ha perso la pazienza, a farne le spese è stato Cauley-Stein espulso per somma di tecnici nell’intervallo.
    Senza il pivottone (che aveva iniziato bene) e in un clima a tratti da far-west, Varese si è disunita e ha attraversato un terzo periodo da tregenda, con 31 punti sul groppone metà dei quali arrivati da soluzioni facili da parte dei georgiani, bravi a sfruttare i soliti isolamenti in post basso. Prima di arrivare allo psicodramma (da +39 a +18) poi, la Itelyum è riuscita a raddrizzarsi anche appoggiandosi ai giovani Librizzi e Assui oltre che a Shahid e a un Wolde punto nell’orgoglio dopo gli screzi con Jintcharadze. Alla fine il +26 mette la giusta luce tra le due squadre anche in vista di una partita di ritorno che potrebbe risultare decisiva per il passaggio del turno.
    Varese incassa dunque una vittoria (a differenza dei bonifici dall’Australia ancora… in viaggio) che potrebbe dare un minimo di morale in vista della partita di domenica, in casa con Sassari. Un vero crocevia per il campionato, che non va assolutamente fallito.
    PALLA A DUE
    Oltre 1.700 spettatori a Masnago con buona rappresentanza degli studenti impegnati nella Varese School Cup organizzata da Il Basket Siamo Noi. In campo la formazione di Bialaszewski è la solita e anche l’organico è lo stesso nel senso che Ulaneo resta fuori dal referto, speriamo per l’ultima volta. Il TSU si presenta senza il playmaker americano Boykin che non aveva sfigurato nelle prime partite.
    LA PARTITA
    Q1 – L’unico vantaggio ospite arriva sullo 0-2 di Jintcharadze, poi Varese piazza subito un 15-0 in cui tutti trovano gloria. Moretti è il primo a scaldarsi ma i compagni lo seguono anche perché il TSU sbaglia di tutto in attacco. Buona la presenza di Cauley-Stein nelle due aree. Il primo tempo è già una sentenza, 37-18, anche se animata da un accenno di zuffa tra Jintcharadze e Librizzi con Cauley-Stein che interviene e prende tecnico al pari di due georgiani.
    Q2 – La sinfonia biancorossa, alternata alla catastrofe cestistica georgiana, procede spedita nella seconda parte del match: Varese non sbaglia quasi mai al tiro (23-34 totali), doppia quota 50 al 15′, brucia quota 60 e conclude sul 71-33 con tanti applausi dei giovani tifosi presenti. A periodo finito e subito dopo il suo terzo fallo, arriva però il secondo tecnico a Cauley-Stein che fa scattare immediatamente l’espulsione del pivot americano.
    Q3 – Il rientro è tremendo: in mezzo quarto Tbilisi fa segnare un parziale di 18-6 sfruttando la vena dei vari Tsintsadze e Vujovic con Varese a tratti incapace di passarsi la palla. L’assenza di “Trill” in area toglie anche certezze a rimbalzo e qualche brivido inizia a correre sulla schiena dei tifosi di Varese anche se sul finire del quarto arriva una scossa. La danno gli arbitri che sorvolano sulle porcate di Jintcharadze: Wolde si infuria e reagisce sul campo ritrovando energia per sé e per i compagni che chiudono 88-64 la frazione. In campo anche Assui che non sfigura in difesa mettendo chili in area.
    IL FINALE
    A schemi saltati e senza la reale possibilità di ribaltare il risultato, l’ultimo quarto è piuttosto garibaldino e Varese rimette a posto le cose vincendo (di poco) il tempino e trovando buone giocate da McDermott e Brown. Il tempo di vedere Librizzi uscire per falli prima di Jintcharadze (beccato a ripetizione dal pubblico) e di applaudire 3 o 4 giocate eccellenti di Shahid che si prende la scena e trascina la Itelyum al 109-83.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Gruzzoletto o scherzetto? Il comunicato della Pelligra Italia Holding inviato lunedì sera dagli investitori australiani interessati a entrare nella Pallacanestro Varese non ha sbloccato la situazione e, anzi, potrebbe averla affossata definitivamente.
    L’assemblea dei soci biancorossi, che si è tenuta questa mattina (martedì 31) come previsto, ha preso atto che il denaro promesso dal gruppo Pelligra non è stato versato entro la data odierna al di là dei proclami. Una condizione ritenuta necessaria e non derogabile per il prosieguo della trattativa: la data del 31 ottobre infatti era quella in cui doveva arrivare una prima tranche da un milione di euro che avrebbe permesso di conferire agli australiani una prima parte di quote.
    E ai soci biancorossi non è bastato leggere nel comunicato la promessa di completare le operazioni entro il 31 dicembre (che è la data prevista per ricevere la seconda tranche, anch’essa da un milione). E così l’assemblea a cui hanno preso parte i tre soci (Luis Scola, Alberto Castelli per il consorzio “Varese nel Cuore” e Umberto Argieri per “Il basket siamo noi”) e i consiglieri di amministrazione della Pallacanestro Varese (Toto Bulgheroni, Gianpaolo Perego e Mario Vernazza) hanno registrato il mancato arrivo dei soldi e si sono presi qualche giorno per decidere la strategia futura.
    Non è ancora un “no” definitivo a Pelligra anche perché potrebbero almeno arrivare i 150mila euro previsti sotto forma di sponsorizzazione (se fosse una bufala anche quella, la sbarra si abbasserebbe del tutto). Ma se anche i rapporti dovessero riallacciarsi su questo fronte, l’iter dovrà ripartire con una nuova road map (anche perché quella sfumata oggi era stata concordata e controfirmata dalla due parti) e la cosa non è certamente piaciuta a tutto l’ambiente biancorosso. Indispettito anche dall’uscita non concordata del comunicato di ieri sera.
    In caso di rottura quindi la società si ritroverebbe a dover ripensare l’intero assetto: la volontà chiara è di far affiancare un socio forte a Luis Scola per dare ulteriore solidità al club. Non si esclude che “el General” abbia nel frattempo iniziato a esplorare altre strade come avvenuto per la denominazione del palazzetto e l’abbinamento di coppa, due questioni che erano state inizialmente “dedicate” ai Pelligra e che invece hanno preso una strada differente, quella di Itelyum. Tra pochi giorni o tra poche ore, la rotta sarà tracciata: la volontà unanime dell’assemblea è quella di ridurre al minimo la situazione di empasse.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    La Pallacanestro Varese valuta le mosse future dopo la mossa di ieri, lunedì 30 ottobre, della Pelligra Holding Italia. Come previsto dopo l’annuncio dell’investitore australiano, che confermava la volontà di sponsorizzare il club biancorosso e proseguire l’iter per l’ingresso nel capitale, posticipando però al 31 dicembre il completamento dell’operazione a fronte del versamento di 2 milioni di euro, l’assemblea dei soci indetta per questa mattina, martedì 31 ottobre, non ha deliberato l’aumento di capitale previsto dal contratto stipulato tra le parti.
    Niente milione dall’Australia uguale niente aumento di capitale: il comunicato del gruppo Pelligra ribadiva la volontà di tener fede agli impegni sottoscritti, ma con tempistiche differenti rispetto a quelle concordate. E la Pallacanestro Varese, che aveva predisposto tutto per il primo versamento da un milione - il secondo entro il 31 dicembre avrebbe ratificato l’ingresso in società del nuovo socio dall’Oceania - con tanto di convocazione dell’assemblea dal notaio, riflette sul da farsi a fronte di una proroga unilaterale e non concordata.
    Il mal di pancia è concreto, inutile negarlo: il comunicato di ieri sera non è stato concordato tra le parti, e sebbene le parole confermino la volontà del Pelligra Group di proseguire il cammino, in assenza di fatti il club di Toto Bulgheroni si riserva le opportune valutazioni a 360 gradi. Il primo step, probabilmente dirimente per l’esito della vicenda, sarà la sponsorizzazione da 150mila euro più IVA (poco più di 180mila totali): il versamento è atteso dal 10 luglio, il comunicato di ieri ne anticipa il pagamento imminente («L’erogazione del corrispettivo avverrà nelle prossime ore, compatibilmente con le tempistiche bancarie internazionali»).
    Tempi tecnici che però, per dare concretezza a promesse che si ripetono da mesi, non potranno andare oltre venerdì 3 novembre, al più tardi l’inizio della prossima settimana. Se il corrispettivo più imminente non sarà accreditato sui conti della società, sarà il caso di iniziare a preoccuparsi davvero.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L’Openjobmetis sprofonda nuovamente sotto il peso della sua insostenibile leggerezza sul campo della capolista Venezia. Quinto hurrà consecutivo per la Reyer, pur priva di Parks e con Simms infortunato nel secondo quarto, contro una Varese in evidente affanno dentro l’area contro la capolista. Palese l’inadeguatezza fisica: 62% contro 38% da 2, 40-28 a rimbalzo e 59-22 i punti dalla panchina i dati salienti di una partita nella quale la squadra di Bialaszewski ha saputo replicare al primo scossone (rimonta dal meno 17 del 14’ al meno 3 del 25’) nell’unico sprazzo difensivo accettabile. Ma l’unica arma a disposizione dell’OJM erano, sono e restano le triple: si rimonta dall’arco con un tonico Moretti, ma quando calano le percentuali (1/7 e 10 punti nel terzo quarto) il delicato meccanismo va in frantumi. E la Reyer dilaga con i lunghi di scorta Brooks e Tessitori, propiziando un clamoroso 27-5 in 7 minuti di dominio orogranata: la difesa di Varese si taglia come un grissino come il famoso spot degli anni ‘80, tra mis-match che fanno tenerezza con i piccoli, e un Willie Cauley-Stein mai in partita. Che dire che non si sia già detto, e che fare se nelle prossime 24 ore non arriverà il bonifico del Pelligra Group per mettere mano ad una squadra che al di là delle 4 sconfitte in fila sembra sempre più chiaramente non in grado di giocare il sistema richiesto da Luis Scola?
    I due falli consecutivi dell’unico pivot biancorosso (blocco irregolare e contatto su Tessitori) spediscono in panchina dopo 96 secondi l’ex Sacramento. E il gap atletico diventa ancor più pesante del previsto: mani calde per Venezia sul 14-5 del 4’, ma anche il quintetto senza pivot dell’OJM trova spazi dall’arco per provare la replica (17-13 al 5’). Porte spalancate in difesa ma almeno le mani sono calde in attacco con Moretti già in doppia cifre che tiene le distanze (24-21 al 7’). Ma appena la Reyer avvicina il baricentro a canestro, la retroguardia biancorossa è di cartavelina: gli 1 contro 1 spalle a canestro di Wiltjer e Simms non trovano opposizione e Venezia rilancia la fuga (35-23 al 10’) col 77% da 2 al primo intervallo. Sulla povera Varese piovono triple, con Brown e O’Connell che macinano da sotto e da fuori; Reyer anche a più 17, poi però entra in partita Cauley-Stein, e l’OJM riaccende la macchina delle triple con Woldetensae e Shahid (51-45 al 17’).
    Ospiti in partita sul 58-52 di metà gara grazie al 9/16 da 3, nonostante il gap a rimbalzo (12-21) e il 68% da 2 concesso ai padroni di casa; la pausa lunga aumenta un poco il vigore difensivo, e nonostante il terzo fallo del suo pivot ex Sacramento al 24’, si riavvicina sul 65-62 a metà terza frazione. Ma basta una sbandata sui due lati del campo, con percentuali meno brillanti da 3 e qualche giro a vuoto in difesa, per favorire la nuova fuga dell’Umana. Quarto da 10 punti con 1/7 da 3 per Varese, che non segna negli ultimi 5’ e incassa il 14-0 che spacca defintivamente la gara (79-62 al 30’). Rottura prolungata OJM con Venezia a dilagare contro gli spaesati biancorossi (87-64 al 32’); il solito Moretti rompe il digiuno dopo 7 minuti senza canestri dal campo, ma la Reyer spara a raffica da 3 e tocca il massimo vantaggio sul 92-67 del 35’. Alla fine tre triple “a babbo morto” di McDermott rendono meno pesante il passivo, ma il meno 14 è poco indicativo del gap visto sul campo tra la prima della classe e una squadra che, a meno di correttivi, è seriamente indiziata a lottare per non retrocedere.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Non sparate sul pianista. Sul banco degli imputati per la crisi di gioco e risultati di una Varese egualmente sconfitta in casa sia in versione Openjobmetis che Itelyum, è finito anche il coach Tom Bialaszewksi. Che non sta garantendo un valore aggiunto, anche alla luce dei fisiologici adeguamenti legati alla prima esperienza da capo allenatore dopo una lunghissima carriera NBA da video coordinator ed esperto di scouting degli avversari.
    Ma nel contesto di un sistema che limita fortemente la discrezionalità dell’allenatore, nelle scelte tecnico-tattiche e nella gestione delle rotazioni, “coach B” non è non il primo, né tantomeno l’unico, responsabile della situazione.
    IL BUG NELL’ALGORITMO
    – Un costruttore di gioco, tre esterni intercambiabili con capacità di tirare da 3 punti ed attaccare il canestro, un pivot veloce e dinamico che protegga l’area in difesa e finalizzi gli scarichi in attacco. Il basket dell’algoritmo, per quello che è stato spiegato, si riassume così: era la perfetta fotografia della Varese 22/23. Se la Varese 23/24 voleva ricalcarne le stesse logiche di costruzione dell’organico, si è andati parecchio fuori tema. Manca un esterno che salta l’uomo, cosa che toglie una delle due dimensioni dell’attacco (tirare da sotto o da 3; qui solo da 3).
    Ma non ci sono neppure 3 esterni intercambiabili tra lo spot 2 e lo spot 4: anche lo scorso anno la difesa prevedeva cambi su tutti i blocchi, però con l’atletismo di Brown, Reyes e Johnson non c’erano le attuali voragini a centroarea e a rimbalzo. Quindi, per giocare secondo le logiche degli “analytics” mancano gambe in attacco e corpi in difesa.
    I VALORI NON NEGOZIABILI
    Per Luis Scola, il basket dell’algoritmo vale come le tavole della legge di Mosè. Può essere discutibile, ma alla prova dei fatti l’OJM 2022/23 gli ha dato ragione. Il lato B dell’OJM 2023/24 dimostra però che il sistema funziona se costruisci una squadra con giocatori adatti a metterlo in pratica. E il campo ha evidenziato che la Varese attuale non la è: se il sistema è “valore non negoziabile”, servirà intervenire sul roster per correggere gli squilibri più evidenti (in primis un esterno con garretti esplosivi, magari anche un italiano che allunghi la panchina). Poi, eventualmente, si potrà valutare anche l’operato di Bialaszewski.
    IL PESO DEL COACH
    Quanto pesa effettivamente il coach in un sistema che prevede rotazioni prestabilite a tavolino, e strategie di gioco predeterminate? Il margine per incidere è limitato, non scordando due differenze fondamentali tra Brase e Bialaszewski. L’ex vice di D’Antoni aveva partecipato fattivamente alla costruzione del roster, portandosi in dote due “pretoriani” come Markel Brown e Jaron Johnson. E aveva sperimentato in prima persona l’algoritmo nei tre anni da head coach dei Rio Grande Valley Vipers. Mentre “Coach B”, alla prima esperienza da head coach, ha ereditato una squadra fatta da altri a mercato concluso. Un gruppo talentuoso e ben assortito come l’OJM 22/23 può anche fare a meno delle regole e affidarsi all’estro dei singoli; quest’anno invece ce ne sarebbe gran bisogno per nascondere i limiti di una squadra in difficoltà. Alla quale non manca la volontà, vista la disponibilità ad allenarsi di più espressa dopo la sconfitta con Goettingen. Ma per aiutarla, ed aiutare il suo tecnico, serve almeno un rinforzo che eviti a Varese di vivere e morire sulle percentuali da 3 punti.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Altro che “ancora di salvezza”. Altro che occasione da cogliere. Altro che “fortino di Masnago”. La Itelyum Varese cade anche in coppa, perde per la terza volta consecutiva sul parquet di casa, regala un’altra serata da mal di stomaco ai suoi tifosi, offre una prestazione a tratti deprimente. E a poco serve a Bialaszewski dire “non sono contento” in conferenza stampa quando gli si chiede se è preoccupato dall’andazzo. Contento e preoccupato sono due cose diverse (anche in inglese) e forse è il caso che pure lui inizi a preoccuparsi di quanto avviene davanti ai suoi occhi.
    Il Gottingen passa a Masnago 79-91 facendo le cose più semplici: blocchi portati bene, precisione da lontano, capacità di sfruttare i (troppi ed ennesimi) mis-match concessi da una difesa varesina che solo nei minuti finali prova a funzionare come Dio comanderebbe. Cercando cioè di azzannare, di chiudere, di raddoppiare. Troppo tardi ovviamente: nel massimo sforzo la Itelyum risale dal -17 al -7 ma in questi casi servirebbe la perfezione per compiere la rimonta, parola distantissima da questa squadra.
    Che ha evidenti buchi in organico ma che anche a livello di guida tecnica fa perdere la pazienza. Nel momento migliore, per dire, Bialaszewski toglie McDermott che dopo mezz’ora disastrosa aveva trovato ritmo in attacco. Risultato? Nuovo down, parziale tedesco e buonanotte al secchio. Il coach di Buffalo riesce anche nell’impresa di chiamare timeout a 2” dalla fine per disegnare l’ultima rimessa come se recuperare 2 punti nella disfatta (impresa per altro fallita) servisse davvero a qualcosa. Erano altre le scelte da fare, in altri momenti.
    Varese perde anche perché i suoi tiratori mettono insieme una prova balistica da dopolavoro: la Itelyum tira 6 su 38 dall’arco, meno del 16% che è già una percentuale migliore di quelle fatte registrare nei singoli parziali (9,1% al 10′, 11,8% al 20′, 11,5% al 30′). Guai però a cambiare idea, ad andare più spesso in area dove Cauley-Stein al netto di qualche errore tremendo, questa volta riesce a dominare per davvero (18 punti e 20 rimbalzi). Senza uno straccio di passaggio alzato con precisione: le schiacciate arrivano solo da palloni “bassi” perché nessuno è in grado di attivarlo sopra al ferro.
    Anche in coppa quindi, la vita si complica: visto il divario finale a questo punto bisogna battere Tbilisi (giovedì prossimo) magari anche con largo scarto per evitare brutte sorprese in Georgia. Ma in generale questo è un problema secondario: il principale è una squadra incapace di vincere anche in casa ma pure di mettere in campo un basket lineare, continuo, redditizio. Insomma, noi non siamo solo scontenti, siamo anche preoccupati. Speriamo che pure in società qualcuno lo capisca al posto che giocare a nascondino.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    Manca sempre un centesimo per fare un euro qui a Masnago. E continuiamo seriamente a ritenere che quel centesimo sia innanzitutto la panchina. 
    Perché, tra alti e bassi, il quintetto cresce: uguale a sette giorni fa non è solo il risultato, stasera, ma anche la voglia di cancellare almeno le apatie del recente passato. Per amor del cielo, niente di ancora davvero convincente, di completamente efficace, soprattutto di continuo.
    Pillole sparse e paradossi.
    Dodici tiri da 3 nel primo quarto, ma sfidiamo chiunque a sostenere che fossero dei brutti tiri. Dieci nel secondo, ma questa volta sono altrettante forzature. In difesa la voglia di graffiare c’è, così come l’intensità: talvolta però ci si distrae e il destino - come contro Tortona - punisce sempre. Cauley-Stein è tutto in un frame: stoppata siderale nella sua metà campo difensiva e lancio del contropiede concluso da una tripla di Woldetensae; applausi; passano 10 secondi e Grazulis gli soffia tre rimbalzi sotto il naso, con l'ex NBA più fermo di un fotogramma.
    E ancora… Nel primo e nel terzo quarto intravedi un flusso difesa-attacco e nell’ultimo si parte aggredendo finalmente il ferro: nel secondo, invece, tutti fermi a pascolare lungo i 6,75 metri. Hanlan colpisce e si nasconde, Moretti si sveglia dopo 18 minuti di nulla, McDermott è sempre vivo e produttivo, ma ci mette un tempo a capire che deve coprire meglio la linea di fondo. Brown continua a migliorare, ma l’inesperienza lo porta anche ad abbassare troppo la testa, con troppo testosterone e poco giudizio.
    Eppure, uno più uno più uno più uno più uno fa un 5 che oggi è andato a fare la doccia con la promessa di un piatto di minestra più che meritato, perché ha cercato di andare oltre i suoi limiti attuali e forse strutturali. 
    E merita forse ancora un po’ di credito, viste le ultime due prestazioni.
    Il problema è che poi ti guardi indietro e vedi il nulla. Dalla panchina oggi Bialaszewski recupera 20 minuti di un Woldetensae non perfetto ma almeno pulsante, mentre perde 16 primi di uno Shahid incapace - a parte un guizzo difensivo - di incidere nella forma e nella sostanza (0 di valutazione, -9 di plus/minus). Altro che palestrina... Il resto? Librizzi 5 minuti da “trilione” (ma il suo recupero difensivo ce lo ricordiamo) e Virginio n.e. (e pensate che c’è chi si incazza, e ti insulta, perché ti permetti di pensare e di scrivere che Nicolò meriterebbe la chance di fare esperienza a un livello appena più basso, in prestito, come se affermarlo fosse una calunnia, un'ingiuria, un vituperio e non una grande apertura di credito verso di lui e verso il suo futuro… Strano il mondo).
    La Varese di quest’anno gioca sempre in 6 e in 6 farà due competizioni. La Varese di quest’anno - ed è accaduto pure stasera - arriverà a ogni finale punto a punto con la lingua di fuori e la vista annebbiata. La Varese di quest’anno non ha tra i rincalzi un solo elemento che permetta di cambiare il passo, né un solo cambio che valga davvero chi va a sostituire.
    Amen. Perché se non è evidente a tutti, rimane solo da pregare.
     Fabio Gandini

×
×
  • Create New...