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nel caso specifico più che Tatanka ringrazierei gli autotrasportatori che hanno tagliato i rifornimenti alle industrie per una settimana...

Sì, come se la protesta degli autotrasportatori fosse contro l' industria italiana........

E comunque, ben più profonda e tatankika è la causa caro Leasir.

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E' pace fatta tra il Fisco e Valentino Rossi. Il campione di motociclismo pagherà circa 35 milioni di euro circa per gli anni 2001-2006, di cui 19 milioni per gli anni 2001-2004 ai quali si aggiungeranno le somme relative al biennio 2005-2006.

Grazie al procedimento di accertamento con adesione le sanzioni, che di conseguenza sono state emesse nella misura minima, sono state pari a 4,8 milioni di euro, cioè un quarto del minimo.

PAGAMENTI - L'accertamento con adesione che vede protagonista il pluricampione del mondo di motociclismo è il maggiore per quanto riguarda le «persone fisiche». Per gli anni 2001-2004 Rossi verserá la somma complessiva di 18,9 milioni di euro di cui: 13,71 milioni di maggiore imposta, 4,18 di sanzioni e 1,35 di interessi. Il pagamento sarà diviso in 12 rate trimestrali di 1,57 milioni, a partire dal prossimo 19 febbraio, aumentate degli interessi di rateazione.

tutto fino all'ultimo centesimo, più 5 milioni di tirata d'orecchie.

mi dichiaro pienamente soddisfatto.

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tutto fino all'ultimo centesimo, più 5 milioni di tirata d'orecchie.

mi dichiaro pienamente soddisfatto.

E certo licenziamento per i suoi amministratori/consulenti.

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Sì, come se la protesta degli autotrasportatori fosse contro l' industria italiana........

Se i metalmeccanici bloccano il casello di Gallarate aumentano del 70% il mio tempo di rientro a casa la sera, eppure il loro sciopero non è contro di me.

Allo stesso modo, se gli autotrasportatori non consegnano le merci alle industrie, le fabbriche devono fermarsi e perdono un tot percento di produzione su base mensile, anche se la protesta dei camionisti non è rivolta nei loro confronti.

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E certo licenziamento per i suoi amministratori/consulenti.

ringrazieranno tatanka per il sussidio di disoccupazione.

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Se i metalmeccanici bloccano il casello di Gallarate aumentano del 70% il mio tempo di rientro a casa la sera, eppure il loro sciopero non è contro di me.

Allo stesso modo, se gli autotrasportatori non consegnano le merci alle industrie, le fabbriche devono fermarsi e perdono un tot percento di produzione su base mensile, anche se la protesta dei camionisti non è rivolta nei loro confronti.

Ho capito, ma se pensi che il calo sia dovuto SOLO a quella protesta, sei parecchio fuori strada.........

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Ho capito, ma se pensi che il calo sia dovuto SOLO a quella protesta, sei parecchio fuori strada.........

ritengo che il calo abnorme sia dovuto alla protesta, mentre per il trend negativo si può ringraziare Tatanka (e tanti altri che l'hanno preceduto).

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Ho capito, ma se pensi che il calo sia dovuto SOLO a quella protesta, sei parecchio fuori strada.........

Più che fuori strada, sei SUV.

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L'esponente leghista: «Si schierano con la Casta. Nessun problema se si votasse il 6»

«Voto il 13? E' per dare pensioni a tutti»

Calderoli: se si vota quel giorno maturano il diritto al vitalizio anche i parlamentari alla prima legislatura

Il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli (Lapresse)

MILANO - L'«election day» per evitare inutili esborsi? Tutt'altro. Accorpare le elezioni politiche con le amministrative e scegliere per questo di indire i «comizi elettorali» il 13 di aprile non risponde ad una logica di contenimento dei costi, per evitare una doppia chiamata alle urne nel giro di poche settimane. Bensì all'esigenza di garantire anche ai parlamentari alla loro prima legislatura il diritto di accedere al vitalizio previsto per deputati e senatori. Ne è convinto il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, secondo cui «quando il governo deve schierarsi dalla parte del cittadino o della "Casta" a parole dice di essere con il cittadino ma nei fatti sta sempre con la "Casta"».

«SCELTA NON CASUALE» - «La scelta della data del 13 aprile per il voto in alternativa a quella del 6 di aprile può apparire casuale ma non lo è affatto - sottolinea il coordinatore delle segreterie del Carroccio -. Votando il 6 aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando invece come stabilito dal Consiglio dei ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione». E questo per effetto di un gioco di interpretazioni delle norme e della prassi. Sulla carta il diritto a maturare la pensione scatta quando viene superata almeno la metà della durata di una legislatura: in questo caso i parlamentari che decadono possono, se lo vogliono, versare di tasca propria i contributi relativi alla parte di legislatura non effettuata e avere così diritto ad incassare il vitalizio a partire dal compimento dei 65 anni. Ma in realtà questa norma potrebbe essere aggirata.

GIOCO DI INTERPRETAZIONI - Il requisito dei «due-anni-sei-mesi-e-un giorno» - fa notare Calderoli - «ha un'interpretazione rigida soltanto per quanto riguarda il Senato, dove pure si adotta una norma interpretativa per cui quando è stata superata la metà dell'anno questo viene considerato come un anno intero. Per i senatori la dead-line sarebbe stata dunque il 15 giugno. Alla Camera, mi dicono, a causa dell'interpretazione che viene data la pensione matura invece dopo due anni e un giorno». Di qui la disputa sulle date. L'attuale legislatura è iniziata il 28 aprile del 2006 e quindi i due anni e un giorno maturerebbero il 29 aprile. Ma votando il 6 di aprile questo rischio sarebbe scongiurato perché per legge la prima seduta del nuovo Parlamento deve essere convocata entro venti giorni dal voto, e quindi entro il 26 aprile. Facendo slittare di una settimana le elezioni, e ipotizzando l'indizione della prima seduta dal 29 aprile in avanti, il diritto sarebbe invece raggiunto. Il Consiglio dei ministri, sarà un caso, ha stabilito che la prima riunione del prossimo Parlamento avrà luogo appunto il 29 aprile.

LA LEGGE E L'INGANNO - Si tratta di un'interpretazione, è vero, ma secondo Calderoli è proprio questo l'orientamento che starebbero pensando di seguire all'ufficio di presidenza di Montecitorio. La pensione dei deputati sarebbe dunque salva. E i senatori? «A quel punto - fa notare Calderoli - si porrebbe il problema di uniformare i due rami del Parlamento, per non creare differenze, ed è quindi plausibile che la stessa interpretazione venga estesa al Senato». Di qui il sospetto che la scelta della data del voto sia tutt'altro che casuale e, in ogni caso, non legata a volontà di risparmio. «Parlano di voler fare l'election day per ridurre i costi della politica - commenta Calderoli -. Ben altri però saranno i costi di queste pensioni, non solo in meri termini quantitativi, ma anche per il messaggio dato al Paese, perchè questo è il tipico esempio di come fatta la legge viene subito trovato l'inganno».

A Calderoli risponde:

Calderoli: bene election day, taglia i costi

"In un momento di difficoltà per le famiglie italiane, con il loro potere d'acquisto dimezzato, sarebbe veramente un controsenso gettare centinaia di milioni per tenere due diverse tornate di votazioni" dichiara Roberto Calderoli, coordinatore nazionale della Lega Nord e vice presidente del Senato. "Un simile dispendio non sarebbe compreso dal popolo e a questo si aggiungerebbe, in alcune realtà, uno stop delle scuole per tre fine settimana e il disagio per alcuni elettori di dover andare a votare per ben tre volte nell'arco di poco tempo"

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Ma il centrodx è contrario all'election day e pare che il centrosx sia disposto ad accettare di votare in due date diverse....però è da stamattina presto che non sento un Gr.... :ermm:

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Tat, non per difendere l' indifendibile, ma il casino piantato dal Calde ha evitato che una interpretazione forzata dei regolamenti, portasse davvero a dare la pensione a Caruso......... :yahoo[1]:

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Pare - fonte Radio24 - che per votare il rifinanziamento della missione in Libano i verdi abbiano chiesto un cospicuo investimento (milioni e milioni di euro) da spendere nella gestione dei rifiuti libanesi.

Lo so, sembra una barzelletta.

Ma potrebbe non esserlo.

Qualcuno ne sa di più?

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Pare - fonte Radio24 - che per votare il rifinanziamento della missione in Libano i verdi abbiano chiesto un cospicuo investimento (milioni e milioni di euro) da spendere nella gestione dei rifiuti libanesi.

Lo so, sembra una barzelletta.

Ma potrebbe non esserlo.

Qualcuno ne sa di più?

di più, no.

però, ieri, sentivo parlare di trentamilionidieuro per i rifiuti di beirut... :cry::console:

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A Calderoli risponde:

Calderoli: bene election day, taglia i costi

"In un momento di difficoltà per le famiglie italiane, con il loro potere d'acquisto dimezzato, sarebbe veramente un controsenso gettare centinaia di milioni per tenere due diverse tornate di votazioni" dichiara Roberto Calderoli, coordinatore nazionale della Lega Nord e vice presidente del Senato. "Un simile dispendio non sarebbe compreso dal popolo e a questo si aggiungerebbe, in alcune realtà, uno stop delle scuole per tre fine settimana e il disagio per alcuni elettori di dover andare a votare per ben tre volte nell'arco di poco tempo"

sempre non per difendere l'indifendibile, ma qual è il problema? ormai il 13 è stato fissato, tanto vale votare tutto insieme. il punto è: è indispensabile votare le politiche il 13? no. si poteva far prima. vogliamo fare l'election day? facciamolo: costa meno, ma non è la ragione per la scelta del 13.

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Fatemi capire, anneghiamo tra i rifiuti a casa nostra e sganciamo 30 ml per i rifiuti libanesi? :console:

Domanda che vorrei tanto porgere DI PERSONA all' EX ministro Pecoraro......... :cry:

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Si potrebbe costruire un termovalorizzatore a Beirut per mandare i rifiuti italiani :g[1]::o:rolleyes:

partite da questo concetto: i rifiuti sono una risorsa, non un costo.

Si potrebbe mandare i napoletani a Beirut .

:mellow:

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VERSO LE URNE

«Fuori de Magistris». E Tonino accettò

Il Pd: tre posti ai radicali. Bonino tentata

Veltroni a Di Pietro: molti non ti volevano, ho deciso io. Bindi, Parisi e Polito contrari. De Mita sarà escluso all'ultimo momento per evitare che passi alla Rosa Bianca

ROMA — Quando si è presentato al loft per siglare l'accordo con il Pd, Antonio Di Pietro era pronto a fare un'altra concessione al Partito Democratico. Tra le sue carte c'era un bozzetto con il simbolo dell'Italia dei Valori e la scritta «per Veltroni». Ma non vi è stato bisogno nemmeno di fare quel passo. Il leader del Pd aveva già deciso per l'accordo. E ai suoi l'aveva spiegata così: «Innanzitutto dobbiamo evitare che Di Pietro vada con la Rosa Bianca, e anche nel caso in cui andasse da solo ricordiamoci che potrebbe attirare tutti i voti dei girotondini e dei sostenitori di Grillo e questo ci porterebbe via consensi». Ragionamento non tanto campato in aria perché tra i molti bozzetti che l'ex magistrato aveva fatto preparare ve ne era anche uno in cui figurava un'elegante rosa bianca. Le condizioni poste da Veltroni a Di Pietro sono state tre.

La prima era stata già accettata: fare gruppo parlamentare comune nella prossima legislatura. La seconda anche. Veltroni ha chiesto al leader dell'Italia dei Valori di poter metter bocca sulle sue candidature. Ed è accaduto così che ancor prima dell'incontro al loft il nome di de Magistris, inserito tra le candidature possibili di Idv, venisse cancellato con una bella croce sopra. Terza condizione: poiché il Pd dovrà procedere a un certo rinnovamento, Di Pietro deve promettere che non metterà in lista i parlamentari del Partito Democratico fatti fuori, che non saranno pochi. Alla fine, per esempio, non verrà candidato l'ottantenne Ciriaco De Mita ma per bocciarlo si aspetta l'ultimo momento utile, onde evitare che passi armi, bagagli e voti irpini alla Rosa Bianca. Intesa siglata, dunque. Del resto anche il ministro delle Infrastrutture un suo interesse lo aveva: i sondaggi lo davano oscillante tra il 3,5 e il 4,5 per cento. Insomma, Di Pietro non aveva la matematica certezza di passare il quorum necessario a chi non si apparenta. Veltroni, nel colloquio con il leader dell'Italia dei Valori, è stato franco: «Guarda che una parte del Pd non ti voleva, ma siccome ogni decisione è stata delegata a me io ho stabilito di stringere questo accordo ». Accordo che non piace ad Arturo Parisi («è uno sbaglio»), a Rosy Bindi, a tanti prodiani, a una parte degli ex ppi, ma anche a un personaggio come il senatore Antonio Polito, che dice: «Sono contrario». Ma così è.

Quello con Di Pietro è l'unico accordo che Veltroni ha intenzione di siglare. Ai radicali contropropone la vecchia offerta: tre posti nella lista del Pd, a Emma Bonino, Marco Cappato e a uno dei deputati uscenti. La maggior parte del gruppo parlamentare radicale non è insensibile a questa profferta e dicono che anche Bonino sia lusingata. Ma, come sempre avviene in quel partito, non si muove foglia che Pannella non voglia. E il carismatico leader non vuole. Almeno finora, perché Veltroni, Goffredo Bettini e Dario Franceschini non disperano in questi giorni di rendere più malleabile Pannella. Con i socialisti, invece, è guerra aperta. Non vogliono qualche strapuntino? Pazienza, si presentino da soli. «Tra l'altro vedrete che prima o poi qualche socialista verrà», è il convincimento di Veltroni. Ma Enrico Boselli ha intenzione di vendere cara la pelle: «Allearsi con il manettaro Di Pietro e non con noi riformisti? Il Pd vuole cancellarci». E i socialisti meditano già le possibili contromosse: «Ricordate — osserva Roberto Villetti — che questa primavera ci sono anche le amministrative e se noi decidessimo di andare da soli, il Pd perderebbe diverse giunte...».

Maria Teresa Meli

14 febbraio 2008

Posted (edited)

Ieri ho visto due minuti di Porta a Porta, 1 di Matrix e 5 di Chiambretti.

Veltroni in TV è abile. Il direttore de "Il Giornale" ha una voce assurda.

Da Mentana c'erano Maroni e Pecoraro Scanio. Ottimo spot per il centrodx.

Da Chiambretti c'era Zanardi. Potendo voto lui.

Edited by tatanka
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tat io potendo termovalorizzerei tutti e salirei al potere con una dittatura

Va che son serio

Secondo me l'Italia è l'unico paese che per andar bene dev'essere governato da una dittatura

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tat io potendo termovalorizzerei tutti e salirei al potere con una dittatura

Va che son serio

Secondo me l'Italia è l'unico paese che per andar bene dev'essere governato da una dittatura

La dittatura l'abbiamo già provata. Tira fuori un'idea diversa.

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La dittatura l'abbiamo già provata. Tira fuori un'idea diversa.

Vedi non mi hai preso seriamente

non stavo mica scherzando

le cose son due o si fa tabula rasa di tutti i politici, si abbassan gli stipendi a 2.500 euro mensili e si mette gente giovane con idee valide e voglia oppure la solfa è e rimarrà la solita perchè gira e rigira....Quand la merda la monta in scagn,o la spusa o la fa dagn.

la seconda soluzione sarebbe una dittatura, una persona forte al comando che gestisce tutto

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Vedi non mi hai preso seriamente

non stavo mica scherzando

le cose son due o si fa tabula rasa di tutti i politici, si abbassan gli stipendi a 2.500 euro mensili e si mette gente giovane con idee valide e voglia oppure la solfa è e rimarrà la solita perchè gira e rigira....Quand la merda la monta in scagn,o la spusa o la fa dagn.

la seconda soluzione sarebbe una dittatura, una persona forte al comando che gestisce tutto

...adesso non esageriamo.

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