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Domanda.

Secondo voi, un ministro degli esteri sfiduciato membro di un esecutivo in carica solo per la normale amministrazione può mettersi a riconoscere uno stato autoproclamatosi autonomo senza consultare, così per dire, il parlamento?

Nell'Italia di Baffino....sì.

baffino è lo stesso che ha fatto bombardare la serbia, in compagnia degli americani, con l'appoggio di fini e berlusconi. questa scelta mi pare consequenziale. il vero problema è che, oltre a trovarsi nel contesto che hai perfettamente inquadrato, questo tipo di decisioni può essere preso solo con il voto dell'aula, non per volontà dell'esecutivo.

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.......................

su una cosa sono d'accordo con te: affogherei la binetti nella prima pozzanghera disponibile, ed il fatto che si schieri per la parte che voterò io mi fa incazzare.

poi ripeto, il mondo cattolico ha casini mastella tabacci come ottimi e coerenti punti di riferimento...

:frantics::frantics::frantics: ........quindi anche .........grazie davide ?? :hyper::blink::frantics:

Edited by ROOSTERS99
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devo ancora capire come, un regime che si dichiarava militarista, sia stato in grado di portare un esercito che era stato capace di vincere una guerra contro una potenza come l'impero asburgico al disastro della seconda guerra mondiale... :thumbdown[1]:

Non che fu una vittoria così limpida e frutto di una organizzazione perfetta ......

Dopo la ritirata post Caporetto abbiamo vinto la guerra con la battaglia di Vittorio Veneto, cioè in pieno territorio italiano e l'Impero Asburgico chiese l'armistizio a causa della situazione sul fronte francese non per gravi sconfitte da parte italiana. Avessimo dovuto conquistare Vienna staremmo ancora combattendo ...

Già in occasione della prima guerra mondiale l'Italia dimostrò un grande attaccamento agli slogan, una disorganizzazione militare ed una incapacità evidente di molti alti ufficiali.

Ma la carne da cannone contava ancora ed in quello eravamo all'altezza degli altri.

Nella seconda guerra mondiale l'aspetto tecnologico e organizzativo aumentò di importanza ed uscì ancor più netta la nostra inadeguateza come "sistema militare".

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ILSOLE24ORE.COM > Norme e Tributi ARCHIVIO

Le multe accelerano: +16% in un anno

di Gianni Trovati

commenti - | | 25 FEBBRAIO 2008

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Due cifre, per dare l'idea: nel 2006 (ultimi consuntivi disponibili) i Comuni hanno accertato multe per quasi 1,5 miliardi (1.449 milioni, per essere precisi): in pratica, ogni titolare di una patente attiva in Italia si vede recapitare in un anno un conto medio di 40,6 euro. Aggiungendo le contravvenzioni elevate da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza (237 milioni in tutto), il conto si alza a 47,3 euro.

Rispetto al 2005, fotografato dall'indagine condotta l'anno scorso dal Sole-24 Ore (e confermata alla cifra qualche mese dopo dalla rilevazione Istat), l'aumento degli introiti che i Comuni raccolgono per strada è del 16 per cento. In cinque anni non è certo eccessivo parlare di impennata: +76,3 per cento. E volendo superare i tempi lunghi di elaborazione dei bilanci, e intuire la tendenza a oggi, è fin troppo facile prevedere ulteriori aumenti, alimentati dal moltiplicarsi degli occhi elettronici sui semafori e ai varchi delle zone a traffico limitato oppure dai parcheggi che si colorano di strisce blu.

Risultato: la campagna elettorale si infiamma sull'abolizione dell'Ici per la prima casa, ma per i Comuni (o almeno per la metà abbondante di essi che stacca multe con più o meno vigore) la strada vale assai più dell'imposta sulle abitazioni,dimagrita dall'ultima Finanziaria. L'analisi è stata condotta assumendo come riferimento gli introiti accertati da ogni Comune. Così concepito, l'indicatore individua il livello di entrate su cui il Comune conta all'interno del proprio bilancio. A differenza di quanto avviene con le imposte, ovviamente, le sanzioni non colpiscono solo i residenti, ma il rapporto con la popolazione è indispensabile per misurare le somme accumulate sulla base della dimensione del Comune. Al di là dei tecnicismi, insomma, l'indicatore misura l'intensità dell'attività sanzionatoria di Polizia Municipale, autovelox e telecamere.

E quest'anno la vetta è occupata da Firenze, che con un aumento del 7% rispetto a quanto accertato nel consuntivo 2005 (frutto anche dell'ingrossamento delle fila nell'esercito degli autovelox, avvenuto proprio nel 2006) porta a 117,1 euro per abitante il conto finale. «Va detto – spiega Tea Albini, assessore al Bilancio a Palazzo Vecchio – che ogni giorno raddoppiamo la popolazione, e la maggioranza delle multe riguardano i non residenti». Le multe partono soprattutto dalle telecamere ai varchi dell'ampia ztl e dai Foto Red installati ai semafori: «Che – ricorda Albini – hanno ridotto drasticamente i tanti incidenti legati al passaggio con il rosso». Anche nel 2007 e nel 2008, dunque, il livello resterà alto, alimentato dalle molte campagne condotte dal Comune per la sicurezza stradale: è di pochi giorni fa il bilancio dell'ultima, condotta dalla Polizia Municipale sull'uso di cinture di sicurezzae seggiolini per i bambini: 3.400 verifiche e 906 infrazioni. Tutto sommato gli automobilisti fiorentini si sono rivelati nell'occasione più disciplinati della media.

Comincia a indietreggiare invece il Comune di Caserta, dove il primato registrato dodici mesi fa aveva provocato polemiche incandescenti.

Nel 2006 (il dato è stato fornito direttamente dal Comune, perché il consuntivo non è ancora presente nell'anagrafica del Viminale) il conto è sceso del 20%, ma continuano le contestazioni per le vecchie multe (un nuovo arrivo di cartelle nelle prime settimane di quest'anno ha riacceso le dispute) e deve ancora risolversi il nodo della gestione dei parcheggi (si veda l'articolo qui sotto).Caserta occupa il secondo gradino del podio anche quando si misura la «operosità» della Polizia Municipale, con quasi 80mila euro di accertato per ogni vigile urbano (il rapporto è riferito a quelli stabili in organico). Il primato in questo settore spetta a Foggia, ma si spiega più con l'esiguità delle forze in campo (solo 19 addetti, contro i 186 di Ravenna e i 156 di Reggio Emilia, che sono grandi come la città pugliese) che con la ricchezza dell'accertato (meno di 12 euro per abitante).

Tra le grandi città, Roma batte ancora una volta Milano sia per valori assoluti sia per l'ammontare pro capite delle multe, anche se la forbice tra le due città si riduce. La Capitale è anche l'epicentro del fenomeno delle cartelle «mute», a rischio nullità perché prive dell'indicazione del responsabile del procedimento e sanate da un intervento in extremis nella legge di conversione del Dl milleproroghe. Le multe milanesi, comunque, crescono più di quelle romane (+30% contro il +12% della Capitale) e i 180 varchi dell'Ecopass avviato a inizio anno promettono di incrementare ulteriormente il bottino. La corsa, invece, è già iniziata a Crotone (+217%, partendo però da livelli bassissimi) e a Verona (+131%), alimentata soprattutto dalle Ztl.

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Veltroni annuncia ufficialmente il capolista per il Partito Democratico alla Camera nella circoscrizione Lazio 1, che include la citta’ di Roma: Marianna Madia. Chi? Marianna Madia, ho detto. E chi e’? Domanda difficile; perche’ Marianna Madia, in pratica, non e’, apparentemente, nessuno. Nella sua disperata rincorsa dell’antipolitica, Veltroni, dopo aver imbarcato Di Pietro, cerca di contrastare il risentimento contro ‘i soliti noti’ candidando una ragazza qualunque, ventisettenne, sconosciuta: alla quale non potremo cosi’ contestare di scaldare gli scranni del parlamento da una vita; fuori i Ciriaco De Mita, dentro le Marianna Madia. Perche’ avere una storia, in Italia, significa essere compromessi, quale che sia la propria storia. Il Partito Democratico e’ il partito del cambiamento, dei giovani, delle donne: allora ecco una giovane donna senza una storia, for a change. La strategia, fin troppo ovvia: la qualita’, come dimostrano le presidenziali americane, e’ molto piu’ difficile da comunicare della novita’.

Peccato pero’ che Marianna Madia Veltroni non l’abbia trovata in fila al supermercato: no, Marianna Madia e’ la figlia di Stefano Madia, attore (“Caro papa’”, “Il miele del diavolo”) prestato alla politica, consigliere comunale a Roma con una lista civica per Veltroni, fino alla morte, nel Dicembre del 2004. Insomma Marianna Madia e’ l’orfana di un amico di Veltroni. Non sorprende che il buon Walter si sia sentito in dovere di prendersi cura della figlia dell’amico morto - quando poi c'e' di mezzo il cinema... Tutto questo, se avete la pazienza di un political junkie, potete trovarlo su internet. Dove potete anche scoprire che la bella Marianna lavora alla Presidenza del Consiglio: apparentemente alla segreteria tecnica dell’Osservatorio per la piccola e media impresa, con un contratto di consulenza – quelli che si usano per le assunzioni politiche; in realta’ mi dicono che la Dr.ssa Madia lavori alla segreteria di Enrico Letta – cui e’ legata anche attraverso l’Arel, l’Agenzia Ricerche E Legislazione, fondata da Nino Andreatta, che adesso e’, appunto, nell'orbita di Letta – ed e’ proprio grazie a questa non meglio precisata collaborazione con l’Arel che i media potranno presentarla come ‘giovane economista’. Sul web potrete anche scoprire che Marianna Madia collabora con Minoli a Rai Educational, conducendo, all’una di notte, una trasmissione su questioni ecologiche ed energetiche, eCubo.

Quello che non troverete da nessuna altra parte e’ questo: Marianna Madia non e’ solo giovane, donna, figlia di un amico morto di Veltroni, e collaboratrice di Enrico Letta (a proposito: dalle parti di Letta fanno sapere che la Madia non sara’ un loro candidato: ci tengono a dire che e’ in quota Veltroni); Marianna Madia e’ anche la ex del figlio del Presidente della Repubblica: sembra infatti che la storia tra la ventisettenne Marianna e Giulio Napolitano, quarantenne professore di diritto pubblico all’Universita’ della Tuscia, sia finita.

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Corriere.it

«Il prefetto Serra nelle liste del Pd» -L'annuncio di Veltroni: «È un uomo con cui ho rapporti

di grande stima e lealtà»

Walter Veltroni (Emblema)

ROMA - Il prefetto Achille Serra sarà candidato nelle liste del Pd. Lo annuncia il segretario dei Democratici, Walter Veltroni, ai microfoni di "Radio Anch'io". Veltroni spiega che non è ancora deciso, però, dove Serra sarà candidato, «dobbiamo deciderlo insieme». «È un uomo con il quale ho lavorato in questi anni - ha spiegato Veltroni - con cui ho rapporti di grande stima e lealtà. Sono stato molto contento che ha accettato questa proposta, è parte dello sforzo per il rinnovamento delle liste», ha aggiunto il leader del Pd.

ACHILLE SERRA? AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH! :thumbdown[1]:

Ma stiamo parlando di Achille Serra, quello che non sbaglia mai nonostante ci siano sempre casini a Roma, quello che, nel famoso derby sospeso dove uno Stadio ha creduto ai beceripuzzoniultras piuttosto che a lui, ha fatto orgogliosamente evacuare l'Olimpico senza feriti, quello che durante Roma-Manchester dell'anno scorso la polizia è stata attaccata , quello che "in caso di abusi andrà fino in fondo"???

Oppure è quello che «Se fosse vero che un giornalista si è introdotto domenica, allo stadio Olimpico, con un bastone per verificare il sistema di sicurezza, si assumerà le proprie responsabilità mentre le forze dell´ordine valuteranno se ipotizzare una denuncia o un provvedimento Daspo» mentre lui invece non se le assume per la clamorosa falla?

PER FAVORE PIETA'!

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BJ, fonte ??

La partenza è stata http://www.comunitazione.it/leggi.asp?id_a...d=212&mac=2 (con foto x i più curiosi) ma la biografia è di http://nullo.ilcannocchiale.it/post/1798882.html.

Peraltro avevo già sentito più o meno le stesse cose in un commento del direttore di Radio24, inoltre essendo capolista sarà sicuramente eletta (dagli amici di Tatanka) dove potrà “Portare tutta la mia straordinaria inesperienza” cit. :thumbdown[1]:

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La partenza è stata http://www.comunitazione.it/leggi.asp?id_a...d=212&mac=2 (con foto x i più curiosi) ma la biografia è di http://nullo.ilcannocchiale.it/post/1798882.html.

Peraltro avevo già sentito più o meno le stesse cose in un commento del direttore di Radio24, inoltre essendo capolista sarà sicuramente eletta (dagli amici di Tatanka) dove potrà “Portare tutta la mia straordinaria inesperienza” cit. :no:

Thanks !

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Sarà un caso? Nel giorno in cui Veltroni annuncia il Prefetto Achille Serra candidato alle liste del Pd, si svolge una maxi-retata.. non di rom (clandestini) che vivono nelle baraccopoli ma bensì di ultras, ovviamente legati a Forza Nuova e ad ambienti di estrema destra per le bandiere trovate in casa (chissà se vanno a casa di mio nonno..).. Tra i capi d'accusa, spicca addirittura la loro presunta partecipazione agli scontri campani per l'emergenza rifiuti! :angel::no: Addirittura accuse per un presunto assalto a un campo rom (ma finalmente qualcuno che fa qualcosa per questo problema per la città di Roma..Altro che Achille Serra dei miei coglioni)

Edited by Guinness
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Ci siamo Guinness, siamo al "Redde rationem".

Posto che nel mondo ultras ci siano delle persone che rifiutano a priori l'illegalità...beh mi spiace per loro.

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Scusate ma Serra non si era già candidato in passato per FI? :no:

Non mi risulta, ma non mi stupirei ... dove aveva lavorato prima di andare a Roma?!

Comincia per M e finisce per O, fa rima con una parte anatomica particolarmente cara a Spiff ed Emaz e di solito è abbinata a MERDA!!!! :angel:

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Non mi risulta, ma non mi stupirei ... dove aveva lavorato prima di andare a Roma?!

Comincia per M e finisce per O, fa rima con una parte anatomica particolarmente cara a Spiff ed Emaz e di solito è abbinata a MERDA!!!! :doh[1]:

Spiff, Emaz e Les......

....... LES, DOVE SEI FINITO ?? :P

Edited by ROOSTERS99
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Non mi risulta, ma non mi stupirei ... dove aveva lavorato prima di andare a Roma?!

"Achille Serra

Eletto alla Camera dei deputati nelle liste di Forza Italia nella XIII legislatura"

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DiPietro moralista: Idv zeppa di inquisiti e condannati

Luca Rocca - Non sono pochi i seguaci di Antonio Di Pietro su cui pendono inchieste, richieste di condanne, sentenze avverse e tante, troppe, ombre. Lo stesso «Tonino nazionale» è indagato dalla Procura di Roma - con la tesoriera del partito, l’onorevole Silvana Mura - per truffa aggravata, appropriazione indebita e falso in un procedimento che cerca di fare luce sulla gestione delle risorse finanziare dell’Italia dei Valori. L’ex Pm è «sotto processo» anche all’ordine degli avvocati di Bergamo perché quando lasciò la magistratura per fare il legale, prima difese il suo miglior amico accusato della morte della moglie a Montenero di Bisaccia, eppoi si costituì parte civile nello stesso procedimento. Tradendo due volte: l’amico e il cliente.

BROGLI ELETTORALI

Tra gli uomini più vicini a Di Pietro nei guai c’è Paride Martella, esponente dell’Idv e consulente personale al ministero: arrestato nell’inchiesta sulla società «Acqualatina» che gestisce il servizio idrico nella provincia pontina. Al secondo nome si arriva tramite un vecchio compagno di strada dell’ex Pm, fuoriuscito polemicamente, Elio Veltri. A Radio Radicale Veltri ha raccontato un episodio definito «sconcertante»: «Quando Di Pietro venne ad Amantea fece uno o due comizi con il sindaco che allora era inquisito per concussione e che, mi pare, fu pure arrestato. E ora che è consigliere regionale è indagato per associazione mafiosa». Il sindaco è Franco La Rupa. Va detto che non è mai finito dentro, ma nel 2005 è stato indagato dalla Procura di Paola per presunti brogli elettorali e illeciti nell’utilizzo di fondi della legge 488, mentre l’estate scorsa lo ritroviamo coinvolto nell’operazione «Omnia», indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il Pm s’è battuto per l’arresto, il gip si è opposto. Tre mesi fa hanno nuovamente contestato l’associazione mafiosa a La Rupa nell’inchiesta «Nepetia» per collusioni con la ’ndrangheta perché ai tempi in cui da sindaco di Amantea saliva sul palco con Di Pietro, La Rupa avrebbe favorito la cosca Gentile. In Liguria due consiglieri su tre hanno avuto problemi giudiziari e quando s’è trattato di svolgere il congresso provinciale, le fazioni in lotta se le sono date di santa ragione. Gustavo Garifo, capogruppo provinciale dell’Idv di Genova, lo hanno ammanettato a ottobre per aver lucrato sugli incassi delle multe. Andrea Proto, consigliere comunale, reo confesso, ha incassato una condanna a un anno e nove mesi per aver raccolto la firma di un morto. Quanto a Giuliana Carlino, consigliere comunale Idv, indagata per averne falsificato migliaia di firme, Di Pietro si è scagliato contro l’ipocrisia della legge e nonostante fosse «iscritta» l’ha candidata alle comunali. Dopo il voto venne prosciolta.

CORRUZIONE AGGRAVATA

Per corruzione aggravata è entrato in carcere il segretario Idv di Santa Maria Capua Vetere, Gaetano Vatiero, che secondo i magistrati favoriva alcune Spa in cambio di quote societarie. E che dire di Mario Buscaino, già sindaco di Trapani, nel luglio del 1998 accusato di concorso in associazione mafiosa per voto di scambio. Il filone è quello dello smaltimento dei rifiuti che secondo gli inquirenti era totalmente controllato dai boss Virga e Santapaola. Tre anni dopo beccò 10 mesi di reclusione per infrazioni di carattere amministrativo sul funzionamento di due discariche. Sette anni dopo, fuori dall’Idv, Buscaino corse con la Margherita ma inciampò in un’altra storia di mafia a appalti.

PERCENTUALI SULLE PAGHE

Così Fabio Giambrone, coordinatore siciliano del partito dell’Idv, pretese il ritiro della candidatura dell’ex collega di partito: ma di fronte alla conferma della fiducia a Buscaino da parte dell’Ulivo, l’Idv non protestò più di tanto. Tra i dipietristi c’è anche chi è accusato di aver preteso dai propri collaboratori una percentuale delle loro retribuzioni. È il caso di Maurizio Feraudo, consigliere regionale calabrese, indagato per concussione (per anni avrebbe preteso la corresponsione di un tot sullo stipendio da un suo autista) e truffa, causa domande di rimborso su missioni mai compiute. Feraudo è stato contestato perché, come componente della commissione regionale antimafia, ha espresso solidarietà a Pietro Giamborino, inquisito nell’operazione antimafia «Rima». A Foggia, invece, l'ex assessore ai Lavori pubblici e coordinatore provinciale del partito, Orazio Schiavone, è stato condannato a un mese e dieci giorni per esercizio abusivo della professione. Un altro ex assessore dell’Idv, questa volta a Pescara, e rimasto coinvolto nell’inchiesta «Green Connection» sulla gestione del verde pubblico: è Rudy D'Amico, accusato di associazione a delinquere, abuso d'ufficio, tentata turbativa d’asta e tentata corruzione. E ancora. Vincenzo Iannuzzi, ex sindaco di Lungro (Cosenza), condannato nel 1992 per «falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale» e riabilitato dal tribunale di sorveglianza di Catanzaro qualche anno dopo: Di Pietro l’ha premiato candidandolo al Senato.

MAFIA E ’NDRANGHETA

Stando ai boatos, prossimo transfuga dall’Udeur all’Idv è Ennio Giuseppe Morrone, che sul sito dell’Italia dei Valori veniva trattato così: «Dal 3-9-03 è indagato dalla Dda di Catanzaro nell’inchiesta sulla penetrazione della 'ndrangheta nei lavori della Salerno-Reggio Calabria (...)». Tra i candidati a palazzo Madama, Di Pietro ha puntato su Giuseppe Soriero a cui il foglio calabrese «Il Dibattito» ha dedicato spazio per l’imbarazzata testimonianza al processo di Palmi sulle infiltrazioni mafiose al porto di Gioia Tauro. L’importante esponente Idv si sarebbe rifiutato di fare il nome del mafioso suggeritogli da un imprenditore per evitare ritorsioni.

DOUBLE FACE SULLA P2

L’avvocato europarlamentare Udeur, dato in transito per l’Idv, Armando Veneto, ha smentito seccamente il passaggio in curiosa coincidenza con le reminiscenze dell’ex coordinatore Idv di Catanzaro, Franco Romano, che a Radio Radicale ha ricordato la sua orazione funebre alle esequie del boss Piromalli, orazione ripresa da Marco Pannella per attaccare Di Pietro. E se l’Idv, ufficialmente afferma di «ripudiare la P2 e similari associazioni che tendono a sostituire il potere legale con un potere senza consenso democratico», proprio nell’Idv si materializza un ex piduista. È Pino Aleffi, tessera 762 della loggia di Licio Gelli, candidato in Sardegna. C’è poi Giuseppe Astore, deputato e coordinatore regionale in Molise, coinvolto nel 1989 nell’inchiesta sull’Erim (Ente risorse idriche molisane) poi uscito dal processo.

COME LADY MASTELLA

Per l’ex tesoriere dell’Udeur passato con l’Idv, Tancredi Cimmino, nel 1998 fu chiesto prima il suo arresto e poi il rinvio a giudizio per associazione camorristica, falso e peculato per appoggi elettorali del boss Carmine Alfieri. L’arresto fu negato, poi prosciolto. Aldo Michele Radice, portavoce Idv in Basilicata, consigliere del ministro Di Pietro, è invece alla sbarra dal 2006. Il Pm ha chiesto 9 mesi per una storia simile a quella di lady Mastella: la raccomandazione di un manager sanitario. Poco prima della presentazione delle liste 2006, Di Pietro fu costretto a rinunciare alla candidatura di Alberto Soldini, contestato presidente della Sambenedettese calcio: gli ultrà gli tirarono addosso pietre e sputi. La black list continua con Sergio Scicchitano, avvocato personale dell’ex Pm, e dal 20 luglio 2006 membro del Cda dell’Anas con Di Pietro ministro delle Infrastrutture. Candidato nel 2001 al Senato e capolista, nel 2005, alle regionali del Lazio, Scicchitano è il liquidatore giudiziale della Federconsorzi, il cui crac coinvolse 15mila risparmiatori. Sul sito di Tonino i fan accusano Scicchitano di non aver eseguito, in almeno due casi, sentenze passate in giudicato che risarcivano in parte i piccoli risparmiatori. A dirla tutta, nel 2002, Scicchitano viene anche nominato dal comune di Roma delegato per la tutela dei consumatori. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, non la prende bene: «La nomina di Scicchitano è illegale, rappresenta il pagamento di un debito politico da parte di Veltroni all’Idv per il suo appoggio politico». Voto di scambio, per dirla coi Pm di Napoli.

Gian Marco Chiocci

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20 settembre 2007

Il mio atto d'accusa al sistema Coop, cifre alla mano

di Bernardo Caprotti *

Caro direttore,

lo confesso. Sono imbarazzato, anzi, intimidito. Non sono un uomo pubblico e non ricordo di aver mai scritto su un giornale. Però la gentilezza con la quale me lo si è richiesto, mi ha indotto a cimentarmi. Buona occasione – oltre che per ringraziare pubblicamente – per pubblicamente rispondere all'ultima insolenza del presidente di Ancc, Associazione nazionale cooperative consumatori, Aldo Soldi, che ha appena dichiarato a un giornale che la questione Esselunga appartiene al folklore. Come se noi di Esselunga ogni mattina ci alzassimo, per poi passare la giornata a ballare la tarantella, o ci unissimo alla sagra delle "colombe della pace", tema per tanti anni carissimo alle feste dell'Unità di tutta Italia. Vediamo allora, cifre alla mano, il nostro e l'altrui folklore del 2006. Osserviamo cioè i dati di bilancio delle cinque grandi cooperative (Unicoop Firenze, Coop Adriatica, Coop Estense, Unicoop Tirreno, Coop Liguria) di cui trattiamo nel volume «Falce e Carrello» che sarà presentato domani alla stampa.

I dati, aggregati, li raffrontiamo ai dati 2006 di Esselunga (si veda la tabella). È facile constatare che noi abbiamo prodotto, con 132 negozi e la metà degli addetti, un risultato del 47% superiore a quello della Coop (del 367% superiore se escludiamo il frutto finanziario dell'anomalo "prestito sociale") e abbiamo "contribuito" con le nostre imposte per più del doppio di tutti questi messi assieme.

Qualità, livello di servizio ed eleganza a parte – tutti fattori opinabili – a quale livello di prezzo si verifica quanto sopra? Di prezzo per il consumatore, voglio dire. È vero almeno che costoro sono dei benefattori?

Oltre a quanto già affermato lo scorso anno a mezzo stampa e in parte riportato nel volume cui ho accennato, presento qui due casi proprio recenti, attuali.

Nell'imminenza dell'evento, abbiamo verificato cosa fa Coop Estense, la cooperativa modenese presieduta da Mario Zucchelli, a Ferrara, splendida e ricca città ove questa Coop è dominante a tal punto da avervi escluso persino l'ipermercato della sorella Conad (Conad è anch'essa parte di Legacoop).

Abbiamo raffrontato Ipercoop di Ferrara con Ipercoop Grand'Emilia di Modena e poi con la piccola Esselunga di via Morane a Modena e con l'Esselunga di via Ripamonti a Milano. Lo abbiamo fatto attraverso una nota società specializzata in rilevamento prezzi su circa 3.100 prodotti uguali e quindi direttamente confrontabili.

Gli indici di prezzo risultanti mostrano Esselunga di Modena a 100, Esselunga di via Ripamonti a Milano a 101, Ipercoop di Modena a 102 e Ipercoop Ferrara a 110. Abbiamo poi fatto, noi, fisicamente 4 grosse spese di 150 articoli, acquistando gli stessi prodotti nei 4 punti vendita citati (si tratta degli articoli più comuni e centrali degli assortimenti, da Barilla a Nestlè, da Lavazza a Coca-Cola). Ne esce che soci e consumatori di Ferrara (da Ipercoop Il Castello di Ferrara, Coop Estense) pagano il 10% in più dei modenesi che fanno la spesa a Grand'Emilia di Modena, medesima cooperativa.

Vorrei permettermi di fare osservare a un lettore poco attento – certo una rarità per questo foglio – che il 10% su un fatturato come il nostro, 10.000 miliardi di vecchie lire, fa la bella differenza di 1.000 miliardi. Tutti i dati degli indici prezzo e delle nostre "spese" sono ovviamente a disposizione.

Ciò che ci ha indirizzato al secondo caso è il guaio che il mondo intero si trova ad affrontare: il raddoppio, in pochi mesi, del prezzo del latte e quello dei "grains", delle granaglie, che alla borsa di Chicago son più che raddoppiate dal gennaio scorso. Un guaio mondiale, devastante, che andrebbe onestamente illustrato al pubblico italiano, invece di fargli – per non dir di peggio – la solita iniezione di morfina. In questa circostanza, Coop annuncia il blocco dei prezzi dei suoi prodotti a marchio privato, sino al 31 dicembre.

"Da domani la Coop congela i prezzi" titola a piena pagina un grande quotidiano "sostenitore", dando così una notizia distorta. E creando un gran subbuglio nel mondo commerciale e della stampa, e allarme in molte teste, da Governatori di Regione all'ultimo cliente.

Il problema c'è, enorme. Ma Coop non può bloccare i prezzi, per la semplice ragione che è impossibile.

In realtà blocca, come sbandierato sul "Corriere della Sera" del 7 settembre 2007 dal suo altissimo esponente Vincenzo Tassinari, i suoi prodotti a marchio, una percentuale minoritaria del suo assortimento, e temporaneamente. Allora siamo andati a verificare pasta, farina, latte. Vi annoio con la pasta, articolo ora all'attenzione di tutti. Premetto che Esselunga vende da tempo la sua pasta a marchio a 39 centesimi (in Toscana a 38) per confezione da 500 grammi, e lì continua a stare nonostante i forti aumenti all'origine.

Qual è il prezzo della pasta Coop, col suo propagandato blocco? (si veda la tabella). Coop blocca? Forse dovrebbe scendere, o meglio essere scesa da quel dì. Come da tempo a Firenze e come in Liguria solo dopo la nostra apertura di La Spezia (2006). Al riguardo viene proprio ora diffusa dalla più autorevole associazione di consumatori del Paese la sua ricerca annuale che indica Esselunga come la catena più economica: indice dei prezzi uguale a 100. Ipercoop a 105 e supermercati Coop a 110.

Chiedo scusa, so che è noioso. Ma il nostro mestiere è ben diverso da quello del finanziere o del creatore di moda. È un mestiere fatto di queste noiosissime quisquilie, anzi, ben più piccole del prezzo di una pasta a marchio.

"Le détail est une question de détail", dicono i francesi, e la cura di tanti faticosi, piccoli dettagli fa la differenza: l'eccellenza o la panzana con la quale imbonire tanta brava gente. Con buona pace di tutti coloro che sentono il bisogno di schierarsi; perché di stare in mezzo, sulle proprie gambe e con la propria testa, non hanno la capacità.

Quanto ho qui cercato di esporre è un piccolo anticipo di ciò che racconta il volume che sarà presentato domani. Esso denuncia un modus operandi che, assieme al "modus propagandi", è, a mio modo di vedere, pericoloso. Disastroso per il mercato, è ovvio, ma pericoloso per il Paese. Per quanto riguarda il business, da anni, almeno quindici, osservo questo pachiderma e mi interrogo sul suo futuro. Si regge su impensabili protezioni, privilegi fiscali inauditi e sul polmone finanziario inesauribile del prestito sociale.

E se qualche puntello, con una vera liberalizzazione-normalizzazione dell'Italia, venisse meno? Chi si farebbe carico del pachiderma? Il contribuente, come da decenni accade per l'Alitalia? O se invece, nel solito salvataggio, cadesse nelle mani di un operatore veramente grande, agile, performante? Come faremmo noi di Esselunga a tener testa a una tale concorrenza?

Ecco che forse le ragioni di quanto faremo domani possono essere più chiare. Non è un attacco – come certamente sarà definito da costoro – assolutamente, è una legittima difesa. Da una situazione intollerabile, distorta, pericolosa.

Avremmo potuto tacere? Sopportare ancora? No. Perché è da cinquant'anni, da quando siamo nati, che subiamo, nel nostro operare quotidiano, prevaricazioni, prepotenze e ingiustizie (si veda in proposito il saggio di Emanuela Scarpellini «La spesa è uguale per tutti», edizioni Marsilio, 2007). Come se non bastasse, Soldi ci ha attaccato incessantemente, appena giunto al vertice di un sodalizio comunque prestigioso: Ancc. E non cessa di stupire che alla testa di un organismo presieduto un tempo da uomini del calibro di Ivano Barberini venga tollerato ancora questo signore, che usi di mondo non ha.

Spero di non aver troppo abusato della pazienza dei lettori e chiudo con un grande grazie a questo autorevole giornale per l'ospitalità che mi ha oggi offerto.

* Presidente di Esselunga

Bell'intervento

3 luglio 2002 Esselunga, a corto di diritti LUCA FAZIO MILANO

Esselunga, a corto di diritti Nei supermercati anche il permesso per fare pipì diventa uno strumento di potere. I dipendenti della catena più rampante del Nord Italia si organizzano contro l'autoritarismo dei nuovi «capetti» La pipì è un piccolo dramma per le cassiere dell'Esselunga. In quel momento il dispositivo che risponde alla logica del «qui comando io» si manifesta in tutta la sua perfidia: perché il «superiore» allora può decidere di umiliare o graziare la «sua» dipendente. Non va in bagno, aspettando anche un'ora, chi non rispetta i tempi, chi non fa gruppo, chi sciopera, chi avvicina il sindacato, chi non teme le punizioni, chi non è disponibile a lavorare la domenica. E' successo anche a donne incinte di cinque mesi, ogni lavoratrice ha una storia sulla pipì: quella che ha pianto, quella che è svenuta, quando è arrivata l'ambulanza... Sarebbe interessante chiedere ai «capetti» quali sono gli inconfessabili motivi che li spingono a far eseguire certi ordini, come far pesare le banane faccia al muro, «ma parlare di quello che succede è vietato, impongono il silenzio a tutti». Se potessero, forse direbbero che è la paura, perché anche i capi «in carriera» possono cadere in disgrazia, e magari finire nel turno che termina alle 23 e riattacca alle 3 e mezzo del mattino. Ma tutti i dipendenti (o quasi) obbediscono alla consegna del silenzio. Ma è davvero l'inferno Esselunga? Chi ha voglia di raccontare prima esita perchè non trova le parole, poi fruga tra i ricordi e si lancia in una narrazione difficile da interrompere. Massimo Brunetti è stato licenziato (con altri due colleghi) per aver rilasciato una intervista collettiva al sito Internet della Casa della Cultura di Milano. Esselunga ha querelato i tre lavoratori per una frase ritenuta diffamante chiedendo a ognuno 700 mila euro di risarcimento, altrettanti ne ha chiesti alla Casa della Cultura. Le interviste sono sparite dal sito e l'istituzione culturale milanese sembra molto intimorita dagli avvocati della famiglia Caprotti, padrona di un impero economico a conduzione familiare da 3,5 miliardi di euro l'anno. La vicenda di Brunetti è esemplare perché mette a nudo alcuni meccanismi che spiegano «la sofferenza» di chi lavora in Esselunga, azienda leader della grande distribuzione anche nel perseguire un duplice obiettivo: rendere impossibile l'attività sindacale e annientare con ogni mezzo la personalità dei dipendenti. Brunetti ha esordito ai magazzini di Limito di Pioltello come socio lavoratore della cooperativa Sgi, lavorava 7 giorni su 7 dalle 21 alle 6 del mattino, «l'orario è questo, altrimenti la porta è quella». Fa causa e riesce a farsi assumere dimostrando che i soci lavoratori della sua cooperativa in realtà dipendono da Esselunga. Il clamore di quella vertenza scuote anche una trentina di lavoratori filippini della Comincoop. Ma per loro finisce male. Esselunga caccia Comincoop, la quale riapre con altro nome cacciando gli infedeli che hanno osato alzare la testa contro il colosso. Brunetti paga la sua insubordinazione e finisce in cassa. «Luogo di tortura», dicono tutti: «ti sfinisce e ti isola psicologicamente». Qualche lavoratore ha provato a farsi rispettare. Nel supermercato di piazza Ovidio hanno fatto causa per «violazione della privacy» perché l'azienda obbliga a portare il cartellino con il cognome. In realtà, il problema, confermano diverse cassiere, è il cliente maschio: «Molte volte sono stata importunata perché attraverso il cartellino i clienti risalivano al telefono e all'indirizzo». All'Esselunga di viale Piave, zona centro, dove ogni tanto Caprotti senior scende a fare la spesa, un lavoratore studente ha fatto lo sciopero della fame: «Quando andava a sostenere un'esame, l'azienda tratteneva i soldi sulla busta paga per assenza ingiustificata» (tre assenze, un licenziamento). Un'altra volta, quando l'orario di chiusura serale è slittato dalle 21 alle 22, un cassiere ha inventato «l'ultima ora di sciopero del lunedì», raccogliendo l'adesione delle donne. Casi isolati (e qualcuno l'ha pagata cara) che il sindacato non è mai riuscito a sfruttare per fare breccia in una delle aziende più ostili. «Una marea di gente è assunta con contratti precari e l'azienda organizza il lavoro in modo tale da rendere difficile il contatto stesso tra lavoratori, in più mette in atto un sistema di sorveglianza che rende impossibile l'azione sindacale», spiega Giovanni Gazzo, segretario generale UilTucs di Milano, che sta lavorando - da pochi giorni «unitariamente» - per affrontare Esselunga. Rosaria Cirincione, dopo 19 anni di cassa in viale Piave, ci ha provato, ma è rimasta sola. I colleghi la evitano, alcuni sono stati ripresi per aver parlato con lei, quella che vuole introdurre il sindacato: uno dei tanti soldatini filoaziendali, per farle capire che non è cosa gradita, le ha chiesto se lei sarebbe contenta di avere delle prostitute sotto casa...Da dove cominciare per descrivere un «incubo»? Da una vicenda personale: «La capo cassa mi ha negato il permesso per andare a trovare all'ospedale mia nonna che era stata coinvolta in un serio incidente stradale, dopo qualche tempo ho anche ricevuto una lettera di richiamo perché quel giorno ho dimenticato di passare la fìdaty card». Cirincione è un fiume in piena, blocchiamola alla voce «cassa automatica». La tortura. «C'è gente che piange quando viene assegnata alla cassa automatica», un marchingegno inventato perché il cliente non deve sforzarsi (a fine nastro ci sono due buche con i sacchetti dentro cui le cassiere devono anche riporre la spesa). «E' un'operazione in più che affatica la schiena e richiede una concentrazione che non si può sostenere per diverse ore, in più bisogna stare attente a mettere la spesa come piace al cliente: spesso si lamenta perché non lo facciamo come lo farebbe lui, senza contare il fatto che con questo sistema aumentano la code e le lamentele» (una lamentela, una lettera di richiamo). Inutile dire che rimangono lettera morta gli inviti dei medici che prescrivono «limitazioni di cassa». La tortura spesso si risolve con l'autolicenziamento (il turn over è altissimo). Sandra Azzari se n'è andata, «mi rivolgevo spesso al sindacato, ho ricevuto diverse lettere disciplinari... a un certo punto ho chiesto la buonauscita e me l'hanno data volentieri». Lavorava all'Esselunga di Quaregna (Biella). Era angosciata dal controllo dei tempi: «Erano in grado di rilevare i tempi di attesa tra un'operazione e l'altra, il fatto è che il cliente a volte perde tempo e io venivo giudicata anche per il ritardo provocato dal cliente, piuttosto male, mi davano dell'handicappata». Gianna B. è ancora in cassa all'Esselunga di Bergamo, dopo due anni di Cgil ha deciso di lasciar perdere, era il 1991: «Eravamo poco seguite e i colleghi erano ostili». Adesso sorride ricordando gli scioperi con punizione: «Chi scioperava per il contratto finiva in cucina a lavare pentole e pulire prezzemolo». Due settimane fa, hanno proiettato un video per coinvolgere i dipendenti nell'operazione devi coccolare il cliente. Trùccati poco poi guardalo negli occhi e sorridi, «lo coccolerei pure se non dovessi lavorare 10 ore al giorno...». Gianna B. non sopporta le nuove leve: «La direzione vorrebbe trasformare Esselunga in una boutique e sta addestrando molti giovani capetti esaltati, ti trattano male e non sanno nemmeno da dove cominciare». Lei invece ha superato anche la prova dell'amore. «La regola è che tra colleghi non ci si può innamorare. Se si accorgono di una relazione tra scaffalisti o cassieri, li cambiano di reparto o di negozio. Ma è peggio se è un capo a innamorarsi di una cassiera, allora spostano solo lui e cercano di insabbiare la faccenda». Il marito di Gianna? Se n'è andato da solo...

21 febbraio 2008 Esselunga, la commessa non può andare in bagno

Un altro vergognoso episodio di vessazione nei supermercati di Bernardo Caprotti A Milano, in viale Papiniano, una donna costretta al lavoro, senza potersi alzare E Berlusconi vorrebbe candidare Caprotti al Senato, un chiaro esempio di «rinnovamento» di Luigina Venturelli / Milano sull'Unità 21/2/2008

ABUSO L’umiliazione, l’imbarazzo, e il coraggio della denuncia. È successo a una commessa dell’Esselunga: costretta alla cassa per ore senza il permesso di assentarsi due minuti per andare in bagno, si è trattenuta finchè ha potuto. Poi le colleghe l’hanno vista alzarsi in piedi con le lacrime agli occhi e il grembiule bagnato. L’episodio risale al 2 febbraio scorso. La dipendente della filiale milanese di viale Papiniano - una donna italo-peruviana di 44 anni, madre di due figli - ha chiesto di essere sostituita per recarsi alla toilette: era in servizio da quasi tre ore, l’azienda sapeva che soffre di cistite, eppure nessuno è arrivato a sostituirla. «Più passavano i minuti e più stavo male» ha raccontato. La sua richiesta è stata ripetutamente ignorata dai responsabili del supermercato, anche dopo l’intervento dei rappresentanti sindacali. Un’ora dopo era ancora lì, ha cominciato a piangere e si è fatta la pipì addosso. «Capisco che può sembrare incredibile, ma possiamo lasciare la cassa solo se arriva il cambio» ha spiegato una collega. Un’incredibile storia di diritti negati - non a caso ambientata in un’azienda definita dai sindacati «leader per le difficili condizioni in cui fa lavorare i dipendenti» - dal seguito ancora più incredibile: la donna ha chiesto di poter tornare a casa per cambiarsi, ma è stata costretta a rimanere in cassa per altre quattro ore fino alla fine del turno, in una condizione emotiva umiliante e con forti dolori causati dall’aver trattenuto a lungo l’esigenza fisiologica. Tanto da recarsi poi al pronto soccorso, dove le hanno prescritto una cura e le hanno dato 15 giorni di malattia per l’emoragia e le piccole lesioni interne causate dal suo problema renale aggravato dall’attesa per andare ai servizi. Ora la cassiera attende impaurita di tornare al lavoro: «Sono terrorizzata, so che mi faranno pagare duramente quel che è successo». Ma ha denunciato il fatto alle organizzazioni sindacali, e sta valutando la possibilità d’intentare una causa legale davanti alla magistratura del lavoro. Al quartier generale Esselunga fanno finta di nulla: «Non ci risulta niente del genere, non vorremmo che dietro questa storia ci fossero manipolazioni del sindacato». Nessuna sorpresa per i sindacati di categoria, che l’anno scorso hanno promosso una campagna di denuncia sui diritti negati ai lavoratori della grande distribuzione, a cominciare proprio da Esselunga. «L’azienda ha sempre negato l’esistenza di questi problemi» sottolinea Sergio Fassina della Filcams Cgil. «Ci troviamo di fronte ad abuso intollerabile». Tanto più all’interno di un gruppo «il cui proprietario scrive libri per insegnare come devono girare le relazioni sindacali».

28 feb 21:24 Milano: cassiera aggredita nel supermercato

MILANO - La cassiera dell'Esselunga di via Papignano e' stata aggredita da uno sconosciuto mentre faceva una pausa negli spogliatoi del supermercato. L'uomo l'ha sorpresa alle spalle le ha chiuso la bocca con la mano e, poi, le ha fatto sbattere violentemente la testa contro il muro. La donna e' stata trovata poco dopo, priva di sensi, dal direttore del supermercato, che ha subito chiamato il 118. Accertamenti sono comunque in corso al fine di individuare l'aggressore. (Agr)

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